DONNA CERCA DONNA

12 agosto 2018 ore 12:05 segnala
Un giorno, un paio di anni fa, leggendo una rivista mi è caduto l’occhio su un annuncio che ha attirato la mia attenzione, e che diceva testualmente: “Donna cerca donna sottomessa per momenti piacevoli”. Mi chiamo Francesca, ho 35 anni, sposata e uno stile di vita piuttosto borghese. Non sono lesbica e nemmeno trasgressiva, ma certo annoiata da una routine piena di doveri e solo brutti imprevisti. Così, obbedendo ad un impulso subitaneo, decido di prendere contatto con questa persona. Lei mi fissa rapidamente e in maniera sbrigativa un appuntamento. Mi reco là in tassì che poi congedo e scopro che è per strada, in periferia, in un posto isolato., e aspetto, guardandomi in giro e sempre più nervosa. La paura mi fa tremare le gambe, ma assurdamente già mi fa bagnare. E se fosse un trucco, un rapimento, uno stupro? Non mi riconosco più. Perché tutto questo, nonostante tutto, mi eccita? Quando ancor più mi assale il panico, e quasi decido di andarmene, anche se non so dove, non so come, ecco che spunta una vettura di lusso che si ferma davanti a me perché io vi salga. Al suo interno, tutto arredato in cuoio, un autista in livrea mi invita ad aprire una busta che si trova sul sedile posteriore, accanto a me, insieme a un collare per cani. Dentro la busta trovo un biglietto con degli ordini: dovevo togliermi la biancheria ma tenere addosso il resto dell’abbigliamento. E per completare il quadro, indossare il pesante collare nero borchiato. Contorcendomi, bene o male, sul sedile dell’auto e cercando di non mostre troppe nudità all’autista, che sicuramente mi sta spiando, eseguo gli ordini. E sento il turbamento sconosciuto ma persistente impadronirsi sempre più di me. Mi sento come fossi una bambola senza più volontà, con un corpo non più mio che reagisce e si eccita mio malgrado. Quando infine la vettura si inoltra in un parco in fondo al quale intravedo una villa lussuosa, la curiosità e l’ansia salgono a mille. Si placa un po’ il timore ma cresce l’aspettativa. Davanti all’imponente ingresso ci fermiamo.L’autista scende, mi apre lo sportello e poi, con riguardo ma decisamente, mi aggancia un guinzaglio all’anello infilato nel collare, e mi invita a scendere con un piccolo strattone. Poi consegna il guinzaglio ad una delle due giovani donne in attesa, davanti al pesante portone di ferro battuto. Entrambe a piedi nudi, vestite con una tunica verde smeraldo con altissimi spacchi laterali e fermata in vita da una catena d’oro. Mi accompagnano dentro la casa, mi fanno accomodare in una stanza dove l’unico mobile è una sedia. Poi una di loro mi si avvicina e mi passa la mano sotto la gonna, per poi sbottonare i primi tre bottoni della mia camicetta. Al passaggio, la sua mano mi accarezza leggermente un seno ma senza indugiare. Dopo questo “controllo” destinato a verificare se ho eseguito gli ordini ricevuti, mi conduce in un ufficio. Il tutto senza una parola, solo con leggeri strattoni al guinzaglio.
Questa volta la stanza è abbondantemente ammobiliata. Quello che mi attira soprattutto di questa stanza sono le tende che ricoprono interamente le pareti. La mente di una donna è strana, dovrei essere preoccupata forse per la mia stessa vita, e invece mi soffermo sull’arredamento. Certo per nascondere e sopportare la tensione che va via via aumentando a dismisura facendomi sentire completamente indifesa, e potrei impazzire se solo pensassi di essere capitata in mano di gente sconsiderata. Nessuno sa dove sono, potrebbe capitarmi di tutto. Mi lasciano cadere su una poltrona. Subito dopo entra una signora alta e bionda, dall’aria severa. E’ bellissima, ma di una bellezza fredda, dura, algida. Si siede di fronte a me, mi scruta a fondo guardandomi negli occhi ma anche nell’anima, e mi chiede senza preamboli se sono pronta a subire tutte le sue fantasie. Molto intimidita, rispondo naturalmente di sì. All’inizio devo subire un vero interrogatorio sulla mia sessualità. A quanti anni ho avuto le prime mestruazioni, e i primi peli sul pube. Se mi guardavo spesso in bagno per veder crescere i miei seni. A quanti anni ero stata deflorata? 16. Avevo già fatto l’amore con una donna? In questo caso, no. Avevo già praticato la sodomia? No. La fellatio? Si. Mi masturbo spesso? Si, più per noia che per piacere. Mi hanno mai legata, o frustata? No, naturalmente. Rapidamente tutta la mia vita sessuale si srotola in quella stanza sotto un fuoco di fila di domande alle quali rispondo con la massima franchezza. Poi, l’interrogatorio termina bruscamente. Lei mi ordina di alzarmi e di mettermi a torso nudo. Mi slaccio la camicetta e la tolgo posandola sulla spalliera della poltrona. “Accarezzati le punte dei seni”, mi ordina senza abbandonarmi con lo sguardo, “Sono erette?”.Le rispondo di si. Allora quella femmina bionda si alza e viene a piazzarsi dietro di me. Poi mi abbassa la lampo della gonna, che scivola lungo le gambe fino a cascare per terra. Mi ritrovo completamente nuda. Le sue mani si impadroniscono dei miei seni ed iniziano a impastarli, facendo rotolare i capezzoli tra le dita, a volte torcendoli forte, mentre un certo calore mi nasce dolcemente dal bassoventre. Lei se ne deve accorgere, perché immediatamente cessa le sue carezze e mi ordina di masturbarmi davanti a lei. Devo allargare le cosce e piegare le ginocchia. E ancora una volta mi ritrovo ad obbedire in silenzio. Subito, due delle mie dita passano sul clitoride, mi ritrovo fradicia e sento che già l’orgasmo si avvicina a grandi passi. Ma lei mi blocca la mano dicendomi che, giustamente, è un suo diritto quello di impedirmi di godere. Poi si risiede sulla poltrona e mi ordina di avvicinarmi a lei.“Allarga le gambe”, mi dice con un tono di voce calmo ma che non ammette repliche. Mi posa le mani sulle anche, poi la destra scende all’incrocio delle cosce. Subito emetto un grido di dolore. Mi ha fatto penetrare in un colpo solo quattro dita nella vagina!“Hai l’aria di essere sensibile, davanti”, constata lei ironicamente prima di ritirare la mano per farmi girare. Questa volta mi allarga le natiche con le mani e con un solo dito mi accarezza il solco prima di penetrare nell’ano senza difficoltà, fino in fondo. Dopo questo nuovo esame mi conduce in un’altra stanza. Un vestibolo dove lei mi mette una fascia sugli occhi prima di scortarmi in un’altra stanza, ancora diversa, dove non posso vedere nulla. Questa grande casa non ha fine e credo che prima di andarmene la visiterò tutta.“Mettiti in ginocchio”, mi ordina seccamente.Sempre obbediente, eseguo, mentre sento che si sta spogliando a sua volta perché odo i suoi abiti cadere a terra uno ad uno. Poi si avvicina a me e mi prende la testa con le mani per dirigerla verso il suo sesso. “Lecca”, dice, “e fammi godere rapidamente. Altrimenti sarai punita.”.La mia lingua si fa prontamente a spatola e si posa immediatamente sulle sue labbra, che lecco a lungo meglio che posso. Non l’ho mai fatto prima e mi stupisco di sentire un sapore diverso dal mio, di quando mi lecco le dita. Poi mi concentro sul clitoride. Lo sento gonfiarsi via via, ma lei non gode ancora. Ed è quello che mi rimprovera subito con severità.“Non vali nulla. Tu non sai far godere una donna. Fermati e alzati per subire la punizione che meriti”.Mi guida verso l’altro cantone della stanza e mi fa stendere su un tavolo prima di legarmi i polsi alle caviglie di ciascun piede. Poi mi costringe ad alzare le gambe e ad allargarle tirando sulle corde che le serrano. Così facendo mi sento con il culo, le cosce e il sesso completamente esposti e indifesi. Gli occhi sempre bendati, attendo con trepidazione quello che sta per seguire, quando sento all’improvviso un colpo sferzante sul seno, subito seguito da un secondo, poi da un terzo. Lancio urla che nessuno pare sentire. Dopo una serie che mi sembra interminabile, e che già mi rende prossima al pianto, la sento di nuovo parlare con voce molto dura.“Questo non è che l’inizio della tua sofferenza. Adesso ti frusto sul sesso”.Ansimante, con già le lacrime agli occhi, la supplico di non farlo. Cerco di chiudere le gambe per proteggermi, tiro così forte le corde la scorticarmi la pelle, ma le corde non cedono, le mie cosce rimangono spalancate e le mie preghiere non servono a dissuaderla. E la striscia di cuoio della frusta si abbatte rapidamente di nuovo, questa volta sul mio sesso aperto e già gonfio, più sensibile che mai, strappandomi un grido che scatena una risata beffarda della mia carnefice. “Puoi gridare quanto vuoi, mia cara, ma nessuno ti salverà da questo supplizio. Ti garantisco che da questa dimora non ti sentirà nessuno, e se anche fosse, sono tutti servi fedeli a me”.Ricevo ancora 30 colpi supplementari, tanti da sentirmi solo una poltiglia infiammata e gonfia tra le gambe. Poi mi slega e mi ordina di mettermi a quattro zampe. Sollevata che infine il dolore sia cessato, ottempero prontamente al suo ordine senza dire niente, quando la sua voce si eleva un’altra volta.“Adesso ti penetro dove nessuno è mai penetrato”.La mia angoscia cresce bruscamente all'idea di essere sodomizzata per la prima volta. Ma al presente mi sento completamente dominata dalla personalità di questa donna tanto decisa e sicura di sé.
Non saprei né potrei negarle nulla. Credo che si stia montando un aggeggio tra le cosce e lo fissa con le cinghie. Deve essere un grosso dildo, grande quanto il doppio di un cazzo normale, per grossezza e lunghezza, da quello che percepisco mentre ne sento l’estremità puntarmi tra le natiche. Poi di colpo, senza nessuna preparazione, lo infila profondamente in me, facendomi emettere un nuovo grido di dolore. Dopo qualche va e vieni, si ritira bruscamente e mi lascia riprendere fiato per qualche minuto. Ansimante, con gli occhi sempre bendati dalla fascia ormai intrisa di lacrime, comincio a cedere a un intenso godimento fatto di dolore, paura e felicità. Poi mi fa alzare, e dopo qualche passo mi aiuta a sdraiarmi su quello che dev’essere un divano. Le sue mani iniziano a corrermi sul corpo, si impadroniscono del mio seno. Mi allargano le cosce e mi accarezzano il sesso, senza un attimo di sosta. I capezzoli e il sesso sono turgidi e lascio che il godimento si impadronisca completamente di me. Non resistendo oltre, mi azzardo. “Signora, posso venire? La prego, non resisto più”. Allora finalmente lei mi dà il suo assenso.Immediatamente esplodo in un orgasmo che dura un tempo che mi pare interminabile, mentre lei mi accarezza amorevolmente i capelli. “Vedi che puoi godere anche sotto le dita di una donna?!”, mi mormora con dolcezza, “ Per oggi è sufficiente. Puoi fare la doccia, rivestirti e andartene. Ti richiamerò quando avrò bisogno di te”. Fuori ad attendermi c’era la macchina di lusso che mi aveva portata li. Molto più tardi, rientrando a casa, nemmeno mi rendevo molto bene conto di quanto fosse successo. Tutto si era svolto in modo così strano e bizzarro che avevo l’impressione di averlo sognato. Ma invece era tutto reale. E la prova ne erano il dolore al seno, il sesso in fiamme e l’ano ancora dilatato che continuava a bruciare. Da allora sono tornata altre volte alla villa, da quella forte signora bionda. Non spesso, meno di quante avrei voluto, ma ogni volta che lei me l’ha chiesto. E spero di farlo ancora. Le sono veramente sottomessa. E questo mi piace.
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Un giorno, un paio di anni fa, leggendo una rivista mi è caduto l’occhio su un annuncio che ha attirato la mia attenzione, e che diceva testualmente: “Donna cerca donna sottomessa per momenti piacevoli”. Mi chiamo Francesca, ho 35 anni, sposata e uno stile di vita piuttosto borghese. Non sono...
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12/08/2018 12:05:37
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