Rep. VI. Il Mito Della Razza.

01 dicembre 2018 ore 00:00 segnala
Nelle stanze c'è quell'odore invernale, che non percepirei se non mi corresse quest'ansia nel sangue, così simile alla pressione. Che mi fa girare un po' la testa e mi gonfia esageratamente il quore, a flutti alterni ma persistenti. Quell'odore un pò aspro, di legno degli infissi, di lucido, di ghiaccio. Questione di tempo, come salvezza, l'annullamento di sè e come tutto ciò assomiglia all'inaridire della vita comune, a opinioni di nessun conto, verso le mollezze peggiori. I miei brandelli li consumo in occasioni simili.
Il giorno seguente seguirà.
Secondo me, primo me, terzo me. Mi fa meno paura guardare il lasticato del chiostro di Sera, potrei rimanere a fissarlo per interi minuti senza esitazione, solamente qualche spasimo come rischio. Può capitarmi di sfiorare quella sensazione in momenti troppo opportuni, come quando nevica tanto, o negli istanti in cui il campanile batte i quarti d'ora in perfetta sintonia, in perfetta sincronia, con le luci intermittenti di variopinti abeti e slitte. Quando guardo un tocco di technoviolenza con gli occhi socchiusi e le membra distese. E conto i millimetri di crescita dei demoni sotto cute, in affannosa ricerca di un vicolo umido, dove deporre la prole, prima che mi addormenti. Così sporadiche ormai, le mie disperazioni. Avvinto da pietà dolciastre e immorali, una bidimensione come paravento, privo dei miei vezzi preferiti, dei miei vocaboli preferiti. Ricapitolando tutto, a maleficio di nessuno. Mentre guardo l'acqua scaldarsi e poi bollire nel grazioso samovàr arabescato, comprato per pochi soldi dalla deliziosa vecchina ucraina. Scrivo haiku e citazioni sulle sigarette ("un pensiero su tre va alla mia tomba", e gli altri due?), li osservo dissolversi in cerchi di fumo, congiungersi al motore degli eventi, evaporanti ed acri. Attraverso l'aria del terrazzo e il luccicore febbrile dei lampioni congelati. Sottili benevolenze quelle che vorrei versare al sublime silenzio che mi inghiotte. Minuscole buone fortune. Giusto il tempo di infilare il cappotto e notare come le espressioni consunte dei passanti mi sembrino carezzevoli, i loro profili cagneschi contro le vetrine simili a rilievi tenui di chissà quale epoca.
Mi osservo ridiventare sentimentale, senza osare fiatare per paura del terrore. Di che cosa è composto il materiale di un giorno soltanto? Stanotte andremo a messa piove poco e siamo un pò più buoni probabilmente di gesti improvvisi simili a cavallette e specchi nei presepi fanno il mare la notte è una scelta diversa domani poi qualche regalo da scartare da indossare sembra proprio quello che non dovrebbe sembrare, oh no, affatto portaci a casa o il quore ci si spezza, la gola gonfia il cielo, si fa scuro per la tenerezza e poi comincio a correre, anche se sono due anni che non corro, tra le persone, come quando, così. Tanto per capire che la scelta della vita non è solo un azzardo ostinato e incoscente o la grazia esile di un inerte.

Lascio cadere un fazzoletto dal ponte.
Respiro con una felicità molto triste.


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nelle stanze c'è quell'odore invernale, che non percepirei se non mi corresse quest'ansia nel sangue. così simile alla pressione. che mi fa girare un po' la testa. e mi gonfia esageratamente il quore. a flutti alterni. ma persistenti. quell'odore un pò aspro, di legno degli infissi. di lucido. di...
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01/12/2018 00:00:33
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Commenti

  1. scolpireilvento 01 dicembre 2018 ore 01:11
    c'è molto qui, leggere parole simili dentro il blog di chatta mi stona in qualche modo, è come se avessi preferito leggerle dentro un libro, in un'antica biblioteca o scritte sopra chissà quale sperduto muro, o nell'altitudine di qualche parete rocciosa, chissà; forse è solo un inconscio snobismo da torre d'avorio il mio, un riflesso della solitudine come una rifugio che è nello stesso tempo anche una gabbia, alla fine la bellezza la puoi trovare ovunque, quando meno te lo aspetti, sì, è stato bello

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