HUCCA PATHACCA TRAC PATHATRAC ... Oops un piccolo errore!

10 luglio 2018 ore 20:03 segnala

e bravi ... avete indovinato, io sono proprio una fata….fata di primo livello, diplomata con il massimo dei voti all’Accademia della Magia, esperta in incantesimi, trucchi, magie.
Ammetto però che non sempre tutti gli incantesimi mi riescono, ed è per questo che mi chiamano ... FATA PASTICCINA (nome che proprio non mi piace).
In fondo neanche voi sapete fare sempre tutto vero ...?
Questa volta però l’ho combinata davvero grossa ... adesso vi racconto tutto,aprite bene le orecchie!
Io vivevo alla corte del RE, in un bellissimo Castello nella Valle Padana in mezzo ad un bosco ombroso e popolato da fiori variopinti e animali straordinari.
Uauuuuu! Direte voi. Be’,sì, è un bel posto, ma piuttosto noioso, non succedeva mai niente, tutti gli abitanti della Corte non sapevano mai cosa fare, non ridevano, non giocavano,... non gli interessava più nemmeno la mia magia, così me ne sono andata e vagando triste e sola ho scoperto la vostra foresta incantata CHATTA.IT!
Che meraviglia! Questo sì che era un Bosco Magico!
Sono tornata subito alla corte del RE, ho riunito tutti nel salone delle Feste e ho raccontato ogni cosa.
Poi ho deciso che potevamo avere anche noi una foresta così e, in mezzo all’entusiasmo generale, ho pronunciato le parole magiche: HUCCA PATHACCA TRAC PATHATRAC :strega
AHI, AHI, AHI ... che guaio ... devo aver commesso un piccolissimo errorino ... può capitare a tutti e allora ho avuto la mia magnifica foresta, ma ogni abitante della corte era divenuto un albero ... anche il RE e tutta la sua famiglia!
Aiutatemiiiiii! Buuuuuuaaaaaa! Come sono disperataaaaaaa!
Rivoglio i miei noiosi amici, ho provato a ripetere la formula magica all’incontrario ma niente ...
Tutti gli alberi sono rimasti alberi e i miei amici sparitiiiiii!!!
Per fortuna ho incontrato la mia amica GINEVRA che mi ha detto che solo voi potete aiutarmi.
Come? ... suggerendomi altre paroline magiche sperando che funzionino più delle mie e allora AL LAVORO!!!
Scrivetemi tante paroline magiche ed io proverò ad usare quelle per far ritornare con me tutti gli abitanti della corte del RE.
Ciao un bacio a tutti da Fata Pasticcina.

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« immagine » e bravi ... avete indovinato, io sono proprio una fata….fata di primo livello, diplomata con il massimo dei voti all’Accademia della Magia, esperta in incantesimi, trucchi, magie. Ammetto però che non sempre tutti gli incantesimi mi riescono, ed è per questo che mi chiamano ... FATA ...
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Tanto non ci sta bene mai niente …

18 giugno 2018 ore 20:31 segnala

Ho come questa impressione, che le donne si lamentino spesso e, anche quando riescono a raggiungere un risultato, non sono mai soddisfatte appieno.
Sempre alla ricerca della nota storta o della sfumatura che fa storcere il naso.
Perfezionismo? Eterna insoddisfazione dovuta a millenni di castrazione socio-economica-culturale? Boh.
Mi rendo conto che a volte capita anche a me.
Tutto questo mi è venuto in mente leggendo un pezzo sulla nuova rivista femminile F.
L’articolo così titolava: “Uomini oggetto: ma perché anche voi vendete il vostro corpo?”.
Domanda da un milione di dollari che si pone la giornalista che ha scritto il pezzo, il dibattito sempre acceso e attuale è quello della parità tra sessi che è per lo più presunta piuttosto che effettiva.
Che sia un mondo maschilista ormai lo sappiamo e ci facciamo i conti da secoli e secoli, certo stiamo facendo passi da gigante in quanto a emancipazione e par condicio.
Però, c’è sempre (sempre) un però, sembra che questa parità la stiamo ottenendo un po’ al contrario se vogliamo.
Cioè non siamo noi che ci eleviamo agli standard maschili, ma sono loro che si “abbassano” ai nostri.
Ruoli a cui la solita società for men only ci ha relegato: seminude in ogni dove, anche solo per pubblicizzare i filetti di merluzzo o il silicone sigillante.
Ma adesso ecco che arriva lo stuolo dei sirenetti scosciati, unti e bisunti di oli sbrilluccicosi per mettere in evidenza muscoli guizzanti e addominali a prova di rullo compressore, che ci ammiccano languidi in pose plastiche su calendari e riviste.

Uno stuolo di smutandati insomma, pronti a soddisfare il voyeurismo declinato al femminile.
Rivincita o ulteriore sconfitta? A sentir la giornalista di F******** è un’ulteriore sconfitta perché quello a cui dovremmo ambire non è una nudità collettiva ma l’essere tutelate e considerate tanto quanto un uomo in ambito lavorativo, politico, sociale in generale.
Fin qui sono pienamente d’accordo.
Lo sono un po’ meno quando la redattrice conclude dicendo che a noi donne l’uomo atletico e discinto non piace, ma amiamo solo il cervellone cesso.
Qui vorrei dire la mia.
Partiamo dal presupposto che è limitante mettere etichette al prossimo e classificare secondo estetica: bello = cretino, uomo con occhiali e pancia = intellettuale di acuto ingegno.
É no! Commettiamo lo stesso errore dei nostri “colleghi” maschi.
Donne, suvvia, non facciamo le ipocrite, non fingiamo di storcere i nasini di fronte a un bell’uomo con attributi fisici palesi!
Ma lo sapete quanti cessi, con occhiali e panciona, sono più scemi delle zanzare che si fanno fregare dal Raid?

Io sono la prima che preferisce centomila volte un esemplare non propriamente bello. Se mi chiedete cosa cerco in un uomo vi dirò che deve essere brillante, intelligente, acuto, mi deve coinvolgere, deve essere ironico e autoironico, positivo, propositivo, deve amare gli animali, ecc. ecc.
Come aspetto fisico lo preferisco di fascino, fascino che per me è da ricercare nei dettagli, quindi un sorriso particolare, mani affusolate e curate, il suo modo di camminare, la postura, uno sguardo luminoso, la fossetta sul mento, insomma i dettagli.
Evito la noiosa retorica che implica che io vi dica che per gettare le basi di un vero rapporto, un amore duraturo e solido, si va ben oltre bicipiti e muscoli sparsi. Mi sembra scontato.
Ma tra un muscoloso scemo e un panzone scemo ... scemo per scemo mi dirigo verso il muscoloso.

Perché, parliamoci chiaro, io vedo un panorama maschile (ma pure femminile) sempre più sconcertante.
Immaturi, inconcludenti, bugiardi, incostanti e incoerenti, capricciosi e intolleranti.
Quello che noto di più poi, una delle cose che mi fa fuggire per prima, è una sorta di atteggiamento estetico svogliato.
Uomini trasandati al limite dell’effetto barbone, sciatti e tristi e sì, anche scarsamente profumati, che ti fanno passare proprio la voglia di relazionarti.
Almeno il palestrato è un vanesio, quindi si lava ed è già qualcosa.

Detto ciò . . . rimango single che è la scelta vincente!

Selfie Stick # il selfie delle sfigate.

23 maggio 2018 ore 20:36 segnala
Dal Blog:
NONSOLOBRIVIDI® di 1BRIVIDO per sua benevola concessione.
:ok
______________________________________________________________________________________
sei un cesso e nessuno ti caga? ... hai talmente sfiga che ti danno il 2dipicche ancora prima di conoscerti!?



NIENTE PAURA, DA OGGI CON IL SELFIE STICK SEMBRERA' CHE HAI UNA CAROVANA DI AMICI, CORTEGGIATORI e/o AMANTI.



questa bizzarra selfie-mano disegnata dagli artisti Justin Crowe e Aric Snee farà in modo che non dovrai più fare un altro selfie solitario!
certo, sarai ancora sola, ma il tuo selfie sembrerà che l'abbia fatto il tuo amichetto solo per te!
in verità, il progetto è una meravigliosa critica sociale su "il crescente fenomeno del selfie stick, e il costante, mordace bisogno di convalida narcisistica di internet".



la descrizione di Crowe è spietata; "non solo risolve il problema dei selfie solitari, ma ancora meglio non parla, non ha pretese e non ha emozioni di alcun tipo".
puoi persino creare account falsi e usare il dito per apprezzare tutte le tue immagini; non sei tu, è la mano!
'Selfie arm' è realizzato in fibra di vetro, è leggero e portatile e, fortunatamente, solo un prototipo.



ed ecco le risposte di Crowe alle domande del magazine Bored Panda sul suo lavoro!
"c'è una latente depressione nell'atto di farsi un selfie – una cosa che alla fine ti fa sentire più solo", ha detto Justin Crowe a Bored Panda.
"il braccio di Selfie è un cerotto sarcastico per risolvere quello stato di solitudine, che però compromette anche l'intera premessa speranza di socializzare dopo l’azione del selfie".



queste idee hanno dato vita al braccio del selfie, un piccolo attrezzo per una grande autostima!

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Dal Blog NONSOLOBRIVIDI® di 1BRIVIDO per sua benevola concessione.:ok sei un cesso e nessuno ti caga? ... hai talmente sfiga che ti danno il 2dipicche ancora prima di conoscerti!? « immagine » NIENTE PAURA, DA OGGI CON IL SELFIE STICK SEMBRERA' CHE HAI UNA CAROVANA DI AMICI, CORTEGGIATORI e/o...
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Dildo Selfie Stick.

07 maggio 2018 ore 20:25 segnala

Chi di voi non vorrebbe un vibratore che fa anche i selfie?

Il video di presentazione che sta girando è chiaramente finto, ma il prodotto sarebbe geniale, perché unisce due attività di cui non possiamo fare a meno: la masturbazione e i selfie
Diciamolo subito: è tutto finto. Il sito di riferimento è vuoto, non compaiono nomi dei creatori, il canale di YouTube è stato creato apposta.
Però un plauso a chi ha avuto l’idea di girare questo video e pensare a questo prodotto: il dildo selfie stick. Ossia un bastone per selfie applicato a un vibratore.
Il prodotto sarebbe perfetto, perché unisce due attività di cui a quanto pare non possiamo fare a meno: la masturbazione e i selfie. Peccato che le foto, per via della vibrazione, verrebbero tutte mosse.
:hoho:hoho:hoho

Qualcuno ha inventato un Dildo Selfie Stick per catturare il perfetto orgasmo.
(tradotto da un articolo sulla rivista inglese Woman's World magazine)


Per tutte noi, ragazze/i dei social media e dei selfie, non c'è niente di meglio dell'evoluzione.
Quel momento prezioso in cui una nuova app, una nuova tendenza o una storia virale mostra sul tuo feed di notizie, può essere paragonato solo a cose nella tua vita che in realtà contano, come una laurea o qualcosa del genere.


Quando sono stati inventati i bastoncini per selfie, corriamo tutti verso il nostro negozio online preferito per ottenerne uno. Instagram divenne rapidamente il portatore di una competizione di chi ha preso il selfie più inventivo con quel nuovo stick che offriva opzioni illimitate. E poi qualcuno probabilmente pensò: "perché limitare noi stessi? Perché un bastone non può offrirci gioia fisica oltre a quella virale? "



Trovato da Pedestrian, siamo qui per diventare un messaggero delle notizie, il Dildo Selfie Stick è stato creato! Come spiegato nel video qui sotto, questo gadget è stato inventato per aiutare a catturare il perfetto 'O-viso', perché naturalmente vorresti scattare una foto di te stesso quando si raggiunge il climax. Possiamo pensare a molti altri motivi per usare questo Dildo Selfie Stick ma non possiamo nemmeno ignorare i pericoli di avere un gadget che può aiutarti a sfruttare ancora di più la tua privacy e diventare un narcisista ancora più grande. Usalo con cautela.


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« immagine » Chi di voi non vorrebbe un vibratore che fa anche i selfie? Il video di presentazione che sta girando è chiaramente finto, ma il prodotto sarebbe geniale, perché unisce due attività di cui non possiamo fare a meno: la masturbazione e i selfie Diciamolo subito: è tutto finto. http://di...
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Casi in cui non si dovrebbe indossare il perizoma.

28 aprile 2018 ore 19:59 segnala

La maggior parte delle donne usano il perizoma per eliminare la vista della linea delle mutandine sotto i pantaloni o la gonna.
Attenzione però perché il cotone del filo, con cui è fatto il perizoma, molto spesso può trasportare i batteri dal retto nella vagina e quindi può causare infezioni.
Considerate se conviene usare questo capo intimo di fronte a questi fattori di rischio:
Nessun rischio quando la biancheria intima è di cotone, invece materiali sintetici come il nylon bloccano l’umidità e non fanno respirare la pelle.
Il cotone permette la circolazione dell'aria intorno alla vagina e aiuta la pelle a respirare e a mantenere l'acidità vaginale al giusto tono tenendo alla larga gli arrossamenti e le infezioni.


Abituarsi ad Indossare abiti comodi per tutto il giorno, gli abiti troppo stretti ostacolano la circolazione dell’aria e favoriscono la sudorazione sudore stimolando lo sviluppo di batteri che spezzano l'equilibrio della salute della vostra patata.
Indossando una gonna corta quando ci si siede la si alza e allora sarebbe meglio avere un bikini addosso invece che l'intimo perché nei luoghi pubblici si possono raccogliere i virus in ogni posto.


Se sei incinta sei più incline alle infezioni, in gravidanza il sistema immunitario e indebolito e quindi si aumentano le probabilità d'infezioni vaginali.
Meglio evitare la doccia, un bagno è più igienico e salutare.
Pulizia giornaliera con sapone neutro aiuta a ridurre le infezioni vaginali e il PH neutro della pelle.
Durante il ciclo l'assorbente, se non viene cambiato in breve tempo, aumenta il rischio di proliferazione batterica. L'eventuale aumento del numero di batteri è una cattiva notizia per la vescica e la vagina.
Non utilizzare gel doccia o deodorante, questi prodotti non sono raccomandati in quanto possono compromettere la vostra immunità sconvolgendo la naturale acidità della pelle.



Due su cinque donne sotto i 60anni di età hanno problemi con il flusso della vescica, dovuto ad attività sportiva o trattenendo le urine.
Se un qualche goccia delle urine rimane mutandine, può causare forte irritazione della pelle.
È necessario fare molta attenzione quando si vuole acquistare un nuovo bikini, nel provare i capi indossati da molte altre donne che possono essere veicolo di spiacevoli infezioni rischiando di procurarsi batteri che causano malattie e/o infezioni.

..................
TRADOTTO, PENOSAMENTE, CON IL TRASLATE DELLO ZIO GOOGLE DA UN POST INGLESE.
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« immagine » La maggior parte delle donne usano il perizoma per eliminare la vista della linea delle mutandine sotto i pantaloni o la gonna. Attenzione però perché il cotone del filo, con cui è fatto il perizoma, molto spesso può trasportare i batteri dal retto nella vagina e quindi può causare i...
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Tu denunceresti quella mano sul sedere?

14 aprile 2018 ore 21:19 segnala

Quale meccanismo ho fatto crescere nella mia mente che ha reso quei gesti un’abitudine che ora riesco a tollerare?
Perché non ho più la fiducia necessaria nel credere che un mio atto cambierebbe qualcosa?
Il 90% delle molestie che avviene sui mezzi di trasporto non si denuncia e per questo motivo la Met Police di Londra ha lanciato una campagna di sensibilizzazione con un video che è diventato in poco tempo virale e che ha suscitato moltissimi commenti sul web.
La sequenza delle immagini proposte è una vera e propria escalation in cui i gesti e gli atteggiamenti di uno sconosciuto vanno costruendo a poco a poco la molestia ai danni di una donna che si trova a percorre il suo quotidiano tragitto in metro: si comincia con degli sguardi insistenti che l’uomo lancia alla donna dalla banchina, poi in metro la sua presenza si fa più incombente, tanto da fare in modo che la donna riesca a percepire il suo respiro a pochi centimetri dal suo orecchio, fino a quando la distanza tra i due è talmente ridotta da consentirgli di sfiorarle i fianchi e toccarle il sedere con insistenza, prima con la mano e poi con altro. Lei prova a cambiare posto ma lui la segue.
A quel punto il filmato mostra la rassegnazione e l’impotenza sul volto di lei che spaventata altro non può fare se non scappare via alla prima fermata utile.
Ad ogni sequenza la voce di sottofondo chiede “would you report it?”, ovvero, “tu lo denunceresti?” Ho 31 anni anni ed a questa domanda ho già dovuto rispondere diverse volte e questo video, nel suo toccante realismo, suscita in me sensazioni più vicine all’ironia che alla partecipazione di una donna colpita da molestie. Solo rivedendolo più volte riesco a farmi coinvolgere.
Tu denunceresti?
Sì, l’ho fatto, ma soltanto una volta.
Avevo 15 anni e nella tranquillissima, educatissima Avellino, un pomeriggio d’estate, un baldo giovine pensò bene di sorprendermi scagliandosi contro il mio seno per poi continuare a camminare in tutta tranquillità. Io restai basita, immobile, quasi paralizzata per alcuni minuti.
Quando lo raccontai a casa mio padre mi disse che avrei dovuto denunciare il fatto, perché ero una cittadina con il dovere di segnalare una violazione della legge. Io mi sentivo stupida, impotente, ma ci andai e i Carabinieri annotarono la mia denuncia contro ignoti, della quale, ovviamente, non ho mai saputo più nulla. Esistono dieci, cento, mille motivazioni diverse per le quali tutti gli episodi che mi sono capitati in seguito sono caduti nell’oblio. Non che mi siano mancate le occasioni.
A Roma, a Milano, in vetture super affollate, più di una volta ho sentito mani viscide cercarmi nella calca, ho avuto la sensazione che alcuni corpi fossero immotivatamente troppo stretti al mio, ho avvertito quello stesso respiro richiamato nel video troppo vicino al mio orecchio.
Non è mai stato un semplice disagio, è sempre stato qualcosa in più. Perché non ho più avuto la forza, il coraggio, l’onestà di gridare, di denunciare, di cercare in qualunque modo di ribellarmi a quella violenza strisciante che si celava tra la folla in tutta la sua vigliaccheria?
Quale meccanismo ho fatto crescere nella mia mente che ha reso quei gesti un’abitudine che ora riesco a tollerare?
Perché non ho più la fiducia necessaria nel credere che un mio atto cambierebbe qualcosa?
Che cittadina sono diventata così incapace di affidare i miei disagi alla giustizia? Ma la mente umana riesce sempre a sorprendere, ad addolcire una pillola troppo amara da mandar giù, a creare una protezione che trasforma e smorza le realtà troppo difficili da accettare.
Compresa la nostra viltà, la nostra pavidità. Qualche volta sono arrivata a chiedermi se quello che sentivo era soltanto frutto della mia mente. Se ero io stessa a suggestionarmi troppo.
Così ho cominciato ad evitare alcune corse troppo affollate, ho cominciato ad utilizzare la borsa e tutto ciò che avessi con me come uno scudo per difendermi dagli altri.
Ho cercato sempre di percorrere strade trafficate, di stare dalla parte dell’autista sull’autobus, di evitare di incrociare gli sguardi di chiunque.
Ho cominciato a correre, a scappare dalle situazioni che prendevano una brutta piega. Ho preferito il silenzio perché sapevo che non avrei trovato il coraggio di denunciare l’ennesima mano, l’ennesimo commento sussurrato, l’ennesimo sberleffo alla mia dignità.
Sono onesta. Questo video non mi ha cambiato la vita, non mi ha trasformata di punto in bianco in una paladina della legge, in una eroina senza macchia e senza paura. Però mi ha restituito quelle domande che avevo spinto nell’angolo cieco della mia mente, che avevo volutamente soffocato perché in contrasto con la mia morale, con l’immagine che io stessa avevo di me.
Domande che meritano una risposta senza zucchero aggiunto.


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« immagine » Quale meccanismo ho fatto crescere nella mia mente che ha reso quei gesti un’abitudine che ora riesco a tollerare? Perché non ho più la fiducia necessaria nel credere che un mio atto cambierebbe qualcosa? Il 90% delle molestie che avviene sui mezzi di trasporto non si denuncia e per...
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Pasquale Dichicco, consulente Immobiliare.

01 aprile 2018 ore 12:02 segnala

Numero iscrizione al ruolo: 7586
Pasquale Dichicco
CONSULENTE IMMOBILIARE, iscrizione al ruolo mediatori n°7586. REA MI-2312298. VUOI REALIZZARE IL MASSIMO DALLA TUA COMPRAVENDITA NEL MINOR TEMPO E CON IL MINIMO DISTURBO? NON ESITARE A CHIAMARMI!!
Svolgo con entusiasmo quest'attività dal 1996 già riscuotendo notevoli consensi. Aiutare i clienti a realizzare i propri sogni è ciò che ogni giorno mi da maggiore motivazione.
Se stai cercando o vendendo casa, vieni a trovarmi nel nostro centro uffici di Milano, corso Eritrea 262.......troveremo insieme ciò che maggiormente ti soddisfa!

Too Many Cooks (Troppi Cuochi).

15 marzo 2018 ore 18:23 segnala
Una serie TV che è tra la parodia, lo splatter e il nonsense, è diventata virale e sta facendo impazzire gli USA.

Too Many Cooks è un video di un genere strano, che potremmo situare in un territorio che sta tra la parodia, la nostalgia degli anni Ottanta, il surrealismo, lo splatter e il “weird”, ovvero il bizzarro.
Un po’ Mel Brooks, un po’ Luis Buñuel un po’ di Tarantino e un po’ di David Lynch. L’IMDb — Internet Movie Database — lo definisce «a humorous innovative, original, inventive, trend-setting, progressive, groundbreaking, trailblazing, revolutionary; parody of the 1980’s sitcoms», ma probabilmente è anche di più.
Si tratta di un video di undici minuti e undici secondi che è stato trasmesso, ogni giorno alle quattro del mattino, per circa una settimana consecutiva a partire dal 27 ottobre scorso da e, dopo essere stato pubblicato da un utente su YouTube, è diventato virale, è stato visto da circa due milioni di persone in poche ore ed è stato commentato, spiegato, interpretato dalla maggior parte delle testate statunitensi che si occupano di cultura, dal New Yorker al Washington Post, dal Guardian a Vox, da Buzzfeed a Vulture, da The Gawker a Slate.
Un consiglio, prima di andare avanti guardatelo:

La prima volta che l’ho visto io è al minuto 2.24, seduto sulle scale, dietro i personaggi che si preparano per la foto di gruppo, ma magari appare anche prima.
Siamo alla prima foto di gruppo del finto cast della finta sitcom che sembra, per ora, essere il centro di questo video parodia al gusto “Tanta nostalgia degli anni Ottanta”.
Dopo quell’istantanea il video cambia.
Prima riparte la sigla, ma in tondo, poi di colpo sembra diventare una parodia di T. J. Hooker e Super Vicky — due serie che se siete stati bambini tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli Ottanta avete ben presente — poi è il momento del cameo di Lars Von Trier travestito da torta (ripeto, se non l’avete visto fermatevi e guardatelo, altrimenti mi prendete per pazzo) e l’inizio di un pezzettino del video che diventa animato.
Lì ricompare lui, questa volta in versione animata, poi dopo pochi istanti, inizia il massacro.


Il Lui di cui sto parlando (e che a questo punto saprete quasi tutti chi è) inizia a fare a pezzi il cast del telefilm, insegue una ragazza (scena fantastica, dal minuto 5), la ammazza, conficca il machete nella testa di un tizio, fa saltare il capo ad altri, ne affoga una e ne strozza un paio, fino all’apoteosi dello splatter-horror nonsense, quando cucina pezzi degli attori. È un delirio pulp, con la violenza posticcia di un Quentin Tarantino e la presenza costante dell’inquietudine di un David Lynch.

C’è ancora tempo per una virata al fantascientifico trash, e poi, verso il minuto 9 il video va in cortocircuito e capitombola fino al finale in cui il gatto Smarf si trascina sviscerato sul pavimento nel tentativo di schiacciare il più classico dei bottoni rossi e far finire la follia, ma no fa altro che resettare tutto, e far ripartire il loop, garantito dal finale “To be continued”.

Ma che cos’è davvero Too Many Cooks? È veramente un video prodotto ingenuamente per finire proiettato alle quattro del mattino in uno slot di un network via cavo, casualmente finito su YouTube e altrettanto casualmente diventato una specie di ossessione per gli americani?
La risposta secondo me è sia sì che no. Perché Too Many Cooks è una trappola, un nonsense che genera senso dal suo non averne, un cortocircuito provocato. Per usare una frase presa a prestito da un fumetto di Ratigher che ho appena letto e che, forse, ho sovrainterpretato, direi che «This is not a video. This is a silver bullet for your middle class brain».
È un proiettile d’argento destinato ai nostri cervelli borghesi, è un André Breton elevato alla Luis Buñuel che nello stesso tempo non vuol dire nulla, ma può voler dire tutto.
È il postmoderno del postmoderno. È geniale.


Riassumo le tappe del mio rapporto con Too Many Cooks, e di come ne ho discusso con una mia collega, ieri notte, mentre eravamo indecise se farne un post subito o aspettare stamattina.
Se non altro per dormirci sopra e capire se è una cazzata o è una genialata.
Ho l’impressione che possano essere utili per capire che diavolo di oggetto è e come dobbiamo prenderlo.
Allora: la prima volta che lo vedi pensi sia una cazzata. Poi vedi che tutti ne parlano e pensi che, se tutti ne parlano allora qualcosa vorrà pur dire.
Poi trovi un pezzo del New Yorker che ne parla e ti vien da dire: «Ah, è come la pensavo io.


Vuol dire tutto e non vuol dire niente».
Poi pensi che, se scrivi esattamente quello che scrive il New Yorker i lettori credono che tu non ci abbia capito una mazza e che ti appoggi a qualcuno che ne sa di più. A quel punto cerchi sul serio di interpretarlo, ti viene in mente quando leggevi gli esperimenti surrealisti, quando ti stava molto simpatico André Breton. Ti ritorna in mente il Fascino discreto della borghesia e un altro paio di film di Buñuel, il situazionismo, pensi di aver capito tutto ipotizzando un meta-McGuffin, pensi a Infinite Jest di Davod Foster Wallace, parti in un circolo vizioso di associazioni libere fino a quando ti fermi.


Sì, ti fermi. Perché ti accorgi che quella cosa sta succedendo anche a te, che quel cortocircuito sta funzionando anche con te. Pensi che l’ansia catalogatrice di dover dare un’etichetta anche al nulla, quella specie di ossessione per la spiegazione che deve esserci a tutto, sempre, e che è tipica della nostra società ha fregato anche te, che invece pensavi snobisticamente di esserne esente. Perché in fondo, pensi, Too Many Cooks non vuol dire nulla, e che tutti i tuoi retropensieri sono gli schizzi di sangue sul muro di un cervello borghese colpito da quella pallottola d’argento.

È-una-trappola! Mi scrive in chat la mia amica, verso mezzanotte, quando io sono ancora immersa nel mio personale bagno di sangue che cola copioso dal mio cervello borghese, trafitto e spatasciato dal famoso proiettile d’argento, nel tentativo di trovare spiegazioni. Ha ragione. Too Many Cooks è una trappola, ma di quelle che hanno la genialità e il paradosso di una bomba che si autodisinnesca innescandosi.

Hello Kitty l'assorbente di tendenza fra le teenagers.

10 marzo 2018 ore 19:00 segnala


Penso che siano comparsi da una vita in tutti i supermercati gli assorbenti di Hello Kitty, la ormai famosissima gattina che ha conquistato mezzo mondo.
Però solo oggi li ho presi in considerazione perchè, avendo in famiglia una new entry in fatto di "ciclo", sono stata incaricata di comprarli.
La nipotina (13anni) si è tanto raccomandata: - Ti prego zia, solo quelli! -
La scelta è tra le confezioni viola, rosse e rosa, dagli assorbenti ai proteggi slip. Gli assorbenti ... pare che siano all'interno molto colorati!
Idea sicuramente simpatica per le giovani ragazze che si apprestano all'uso degli assorbenti e che non si sentono ancora donne, e naturalmente perfetta per chi ama Hello Kitty!


:::::::::::::::::::::::::::

E' stata la prima volta che li vedevo e, a dir la verità, mi sono messa un po' a ridere quando li ho visti lì sullo scaffale.
Strano, ho detto, io non ho mai pensato di comprarli, ma ora mi sono incuriosita vedendoli in bella mostra.



Spesso gli oggetti di marchi che vanno alla grande sono meno funzionali di altri, quindi assorbenti Hello Kitty si o no?
Oltre all'immagine, c'è qualcosa di più?
E poi, saranno davvero come nella foto? Un giorno di questi mi deciderò a provarli anch'io e poi, statene certi, vi farò sapere.
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« immagine » Penso che siano comparsi da una vita in tutti i supermercati gli assorbenti di Hello Kitty, la ormai famosissima gattina che ha conquistato mezzo mondo. Però solo oggi li ho presi in considerazione perchè, avendo in famiglia una new entry in fatto di "ciclo", sono stata incaricata di...
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Significato e differenza di outing e coming out.

25 febbraio 2018 ore 12:52 segnala


L’italiano, come tutte le lingue è sempre in evoluzione e si arricchisce con termini in prestito da lingue straniere, che entrano a far parte del vocabolario comune. Queste nuove parole devono però essere usate correttamente rispettando il loro significato originale, senza stravolgimenti. Oggi vi spiegherò il significato di due parole mutuate dalla lingua inglese: Outing e coming out, spesso usate per identificare lo stesso concetto, ma che hanno due significati propri e ben distinti. Cosa significano queste due parole che ormai sentiamo spesso e che magari ci siamo ritrovati ad usare? Ecco il loro significato e come usarle contestualmente e correttamente.



Prima di tutto chiariamo che le due parole si riferiscono al momento in cui viene reso noto l'orientamento sessuale di una persona fino a quel momento considerata eterosessuale.
I due termini, però, non sono intercambiabili perché fanno riferimento a due situazioni ben diverse. Quindi vediamo di capire una volta per tutte quando utilizzare la parola coming out e quando outing.



L’espressione “coming out” deriva dall’inglese e significa letteralmente “uscir fuori“: in italiano potremmo tranquillamente tradurlo con “dichiararsi”, uscire allo scoperto volontariamente in poche parole. Infatti è proprio di questo che si tratta perché il coming out è un atto volontario di dichiarazione del proprio orientamento sessuale.
Negli ultimi periodi abbiamo assistito a molti coming out di personaggi famosi che hanno dichiarato di essere omosessuali, tramite la stampa, video postati da loro stessi, e dichiarazioni spontanee sui social. Qualche esempio? Celebri coming out sono stati quelli di Tiziano Ferro, Ricky Martin, George Micheal, giusto per citare qualche nome famoso, ma sono in tanti ad aver deciso consapevolmente di mostrarsi al mondo così come sono, con coraggio e grande senso di libertà. Chiarito questo, dobbiamo però dire che il termine coming out è stato spesso confuso con la parola outing. Sentiamo, infatti spesso, l’espressione fare outing, ma cosa significa veramente?




Passiamo quindi a spiegare l’espressione outing: il termine deriva dall’inglese e viene usato quando una persona è “outed” , cioè viene scoperta, esposta! Questa espressione perciò si differenzia dal coming out perché è utilizzata per rivelare l’inclinazione sessuale di una persona senza il suo consenso! La differenza è abissale: nel caso del coming out la dichiarazione di omosessualità è volontaria e dipende solo dalla persona, mentre per l’outing si tratta di rendere noto l’orientamento sessuale di terzi che si trovano quindi a subire una rivelazione senza il loro benestare! L’outing è spesso associato a un’accezione negativa, ad una situazione spiacevole che viola la privacy di una persona.
Come potete notare le due espressioni sono davvero molto diverse e devono essere usate in modo corretto. Ora che ne conoscete il significato potete iniziare ad utilizzarle nel modo giusto, ciao ciao! :bye
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25/02/2018 12:52:33
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