Emozionarsi con i Social.

21 ottobre 2018 ore 12:52 segnala
Praticamente la vastità di quel che ce ne frega di tutto quello che sbandierate su Facebook.
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La quantità di informazioni sulla vostra vita postate su Facebook è direttamente proporzionale alla grandezza del "checcefrega" di leggerle.
Ora, senza entrare nel merito della privacy e della bellezza di tenere per sé le emozioni della vita, quelle importanti, senza classificarle con precisissimi hashtag tra cui l’immancabile #likeforlike, vorrei però riassumere che cosa mi scatena davvero la soluzione finale:


1. Le coppie felici. Che se siete sempre lì a farvi i selfie, come siete social. Mi ricordate quand’è che trombate? Se convivete, che bisogno c’è di taggarvi nei post in cui vi dite che vi amate? Non basta parlare?
“Giovanna la Pazza si sente innamorata – con Filippo Il Bello”. Ma me lo auguro proprio che non trombiate e che stiate solo a ritoccarvi il make up per farvi il selfie dell’anno, perché figuriamoci se mai faceste dei figli. Le coppie che ti fanno proprio la telecronaca. Si vedono all’aperitivo. “Bevendo vino con Tizio Caio presso -“, che almeno mi dici dove sei così ti evito. Poi a cena, sempre con Tizio Caio. Selfie pseudo artistico e dopo cena con “in vena di fare festa con Tizio Caio presso”. E hashtag a reo. Perché gli hashtag sono il vero nodo, per me che sono linguista. Cioè, semioticamente parlando, anzi, semiologicamente, direi, l’uso dell’hashtag è l’offesa vera. È la mercificazione del vostro amore, che ora ha una bella etichetta e lo troviamo meglio quando fanno i saldi.

2. Le gravidanze. Oh, che meraviglia. Uno dei momenti di più intimo e devastante cambiamento del corpo documentato minuto per minuto come se fosse la gravidanza di un panda sciancato e Facebook fosse il sito del WWF. Gente che ritenevo anche intelligente, eh. “Sbrigati a uscire”, “Ti aspettiamo”, “Oggi che piedi gonfi”. Sant’Ilario, vengo a picchiarti con l’autobiografia della Franzoni.
3. I compleanni dei nonni. Ora ma per quale porco motivo tuo nonno, che sa a stento a cosa serva un computer, deve finire su Facebook? Auguri nonno! Ma alza il telefono e vai a casa a portargli la torta a ‘sto pover’uomo. La foto poi rigorosamente scattata dall’alto, per cui la nonna o il nonno sembrano già morti da qualche ora. #90annienonsentirli #augurinonna #family
4. Le sorprese dei fidanzati. Giusto perché per policy interna non posso bestemmiare nei post, altrimenti questo tema stimolerebbe il mio record personale di invocazioni mariane. Il tuo fidanzato ti fa una sorpresa e invece che godertela e di pensare a quanto sei fortunata ad essere amata anche se sei deficiente– niente, un bel post su Facebook. Che nella maggior parte dei casi, poi, è una gentilezza patetica, tipo la rosa del pachistano della sera prima vicino a una tazzina di caffè, ma è il pensiero che conta. “Quanto sono fortunata – con Un Povero Cristo”; “Feeling blessed – with” (che la versione inglese è quella un po’ più radical chic). “Le cose che ti scaldano il cuore. Ti amo vita mia”, che la virgola del vocativo si è persa assieme alla vostra dignità.
5. Le cene fuori con i fidanzati. Ma concentrati e mangia leggero, che poi gliela devi dare come si deve, se ci lascia 80 carte a testa! Non ti distrarre con le tue arie da food blogger che il massimo dell’alta cucina che bazzichi sono i sofficini del discount. Come se non lo sapessimo, poi, lasci traccia su Facebook di qualsiasi respiro che fai!
6. Le giornate al lavoro. “Anche oggi si fatica – presso”. E i commenti che seguono, no, quelli che “Dai, che tra un po’ si va in ferie”. “-45 alle ferie”. Mi si brucia una pagina de Il Capitale tutte le volte che accendi lo smartphone.
7. Le foto dei vostri figli bruttissimi. Mentre invece sono abbastanza concorde con certe madri che hanno figli oggettivamente splendidi e sanno sempre commentare i loro post con intelligenza e ironia (ne ho una sola tra gli amici, fate vobis), le altre?! C’hai dei bambini di una bruttezza che sembrano incrociati con il comò di casa di nonna. Basta, pietà.
8. Le foto dei vostri figli bruttissimi che fanno cose banali, fotografati in pose scoordinate e immortalati in foto mosse.
9. Le vostre riflessioni sul nulla eterno e sulle umane disgrazie, su quanto siete guerrieri senza che nessuno lo capisca. Avete solo preso un po’ di pioggia, suvvia. La prossima volta uscite con l’ombrello.
10. I lutti. L’ho già detto che per policy interna non posso bestemmiare? Ma che cavolo postate che v’è morto un parente, mamma mia come mi sto trattenendo le madonne. E quanto mi manchi, e la vita ora è diversa. No, ma spiegatemi il discorso. Una volta che sta su Facebook la prova ontologica di Kant ha finalmente senso? E chi commenta? Un abbraccio. Sii forte. E chi tagga il morto? Tizio Morto ci mancherai? No, vabbè.

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Praticamente la vastità di quel che ce ne frega di tutto quello che sbandierate su Facebook. « immagine » La quantità di informazioni sulla vostra vita postate su Facebook è direttamente proporzionale alla grandezza del "checcefrega" di leggerle. Ora, senza entrare nel merito della privacy e...
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Darla è bello! 8motivi per cui tenertela stretta è immorale*

19 ottobre 2018 ore 13:53 segnala
*da un suggerimento spassionato di @Maxi8787:


Care giovani donne che vi addentrate sempre di più verso il lato oscuro del sesso, il lato delle fighe di legno, fermatevi un secondo a leggere e riflettere.
Siete davvero sicure che tenervela stretta tra le gambe, in un perizoma di Tezenis, sia la scelta giusta da fare? A questo punto tanto varrebbe tenervi i mutandoni della nonna, se nessuno sarà mai in grado di strapparvele di dosso. O forse sbaglio? No, non sbaglio. Fare sesso con quello che vi piace non vi renderà certo delle ragazze facili: vi renderà semplicemente delle ragazze normalmente sessualmente attive. Ecco a voi serviti quindi 8 motivi validissimi per darla, se questa introduzione non fosse bastata. Perché darla è bello!


#1 – Mens sana in corpore sano. Partiamo con un concetto basilare: vi ricordate quale fu il motivo dell’invenzione dei vibratori?

#2 – Avrete un nuovo aneddoto da raccontare alle vostre amiche, che di volta in volta acquisirà dettagli sempre più assurdi, tali da renderlo leggendario e sempre interessante per i 50 anni a venire. E poi, magari, anche voi ci tirerete su un blog.

#3 – Alla fine dell’estate avrete sviluppato un occhio clinico tale da sgamare subito l’imbottitura dei boxer nei cartelloni di Beckham o Cristiano Ronaldo.

#4 – Più farete sesso e più sarete di buonumore, più sarete di buonumore e più sarete attraenti, più sarete attraenti e più avrete l’imbarazzo della scelta tra servi della gleba e maschi alpha, così fino a tornare al punto 2.

#5 – Tu gli piaci, lui ti piace. Lui ti ha offerto l’aperitivo, la cena, il cocktail al bar. A questo punto lasciarlo andare a casa a bocca asciutta è immorale. E poi, lo dicono anche i Rammstein…

#6 – Meglio un like su Instagram oggi o un orgasmo vero domani?

#7 – Non ce l’hai di sapone, non si consuma. Se va bene, bene, se va male, ulteriore argomento a favore del punto 2.

#8 – E non ce l’hai nemmeno d’oro: tale e quale alla tua ce l’hanno altri 3 miliardi e mezzo di donne sparse per il mondo. Il fatto che lui ti abbia scelta tra così tante non è forse un motivo più che valido per lasciarti andare? Metti che domani ti svegli sotto a un cipresso…

.................
Se poi volete visitare il sito che ha ispirato questo post andate qui e dite che vi mando io:
http://www.protagonistadelmiotempo.it/
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*da un suggerimento spassionato di @Maxi8787: « immagine » Care giovani donne che vi addentrate sempre di più verso il lato oscuro del sesso, il lato delle fighe di legno, fermatevi un secondo a leggere e riflettere. Siete davvero sicure che tenervela stretta tra le gambe, in un perizoma di...
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Mamma separata si riscatta e diventa milionaria.

25 agosto 2018 ore 20:00 segnala
Rossana, 45 anni, originaria di Roma, è una donna che ce l’ha fatta. Una mamma che si è riscattata da un matrimonio fallito e da un lavoro mal retribuito raggiungendo molto più che l’indipendenza economica: è riuscita a migliorare il suo tenore di vita fino a diventare milionaria. Oggi lavora poche ore al giorno da casa percependo uno stipendio mensile che oscilla tra i 4.700€ e i 10.000€.

Non volevo dipendere da nessuno

La svolta di Rossana è stato il Trading Online, un’attività davvero remunerativa di cui si sente parlare poco. È grazie a quest’attività che la vita di Rossana ha avuto l’impennata che tutti aspettano. Alla fine del 2016 il suo conto segnava una cifra di 535.000€.
“Alla fine del 2014 la mia vita era ben diversa. Lavoravo come segretaria in una piccola azienda e guadagnavo davvero troppo poco per portare avanti da sola la mia famiglia. Sono separata con due figli, Lorenzo di 11 anni e Mattia di 16. Faticavo a far fronte a tutte le spese, a occuparmi della casa la sera e mi sentivo frustrata perché nonostante i miei sforzi avevo sempre pochi soldi e poco tempo. Volevo essere una mamma più presente e garantire ai miei figli un futuro migliore, senza dipendere da nessuno”.

Ecco come ho iniziato la mia nuova vita

“Durante le vacanze di Natale 2017 navigando su Internet mi sono imbattuta in un annuncio che promuoveva un’attività nel settore finanziario promettendo bei guadagni. Mi sono incuriosita, ma al tempo stesso pensavo di esserne tagliata fuori poiché non sapevo quasi nulla di questo settore. L’annuncio spiegava che per accedere al mondo del trading online non servivano competenze pregresse perché per diventare degli ottimi trader era sufficiente la pratica, il corso online e la guida. Insomma mi sarebbero stati forniti tutti gli strumenti per imparare, oltre che il supporto di un esperto 24 ore su 24. Volevo saperne di più, così ho compilato il modulo online gratis, proprio come quello a lato di questa pagina, per avere maggiori informazioni. Quando mi hanno chiamato li ho tartassati di domande per avere chiara la situazione, inoltre ho fatto presente che non avevo soldi da investire. Il trader con cui ho parlato mi ha detto che potevo usufruire del bonus di ingresso per iniziare”.

Prendete seriamente il trading e otterrete risultati concreti
“Ragazzi non è un gioco, il trading online è da prendere seriamente se si vogliono ottenere dei risultati concreti. Per questo consiglio di richiedere la guida che svela piccoli trucchi sul trading online ed è completamente gratuita!”


In un’ora avevo guadagnato una cifra superiore al mio stipendio
mensile

“Ho scaricato subito la guida gratuita e ho iniziato la mia breve formazione, facendo pratica anche con la piattaforma demo. Il mio trader referente inoltre è stato sempre disponibile, dandomi i migliori consigli. Dopo pochi giorni mi sentivo pronta, così un sabato mattina mi sono messa comoda sul divano e ho iniziato. Dopo le prime cinque operazioni il mio conto sulla piattaforma segnava 1.347€ in più. Non era passata nemmeno un’ora e avevo guadagnato una cifra superiore al mio stipendio mensile. Ero stupefatta e contentissima. Ho continuato a far pratica e, seguendo i consigli della guida e del mio trader, sono diventata sempre più brava. Alla fine del mese avevo totalizzato 9.876€ dedicandomi a questa attività solo 2 o 3 ore il sabato mattina. Sarei stata una stupida a non continuare. Dopo tre mesi ho lasciato il mio posto da segretaria e ho intrapreso questa soddisfacente carriera”.



Oggi sono felice perché ho realizzato i miei sogni e quelli dei miei figli

Rossana oggi vive una vita agiata, senza conti e spese in sospeso, ma soprattutto certa di dare ai suoi figli tutto quel che si meritano
“Ho cambiato radicalmente vita grazie a questa attività. Mi sento professionalmente appagata e, non avrei mai pensato di dirlo, ricca. Inoltre lavoro da casa per una media di 15 ore alla settimana. Questo mi consente di essere molto presente nella vita dei miei figli. Ho messo da parte i soldi per l’università di Mattia e anche di Lorenzo, se vorrà andarci. Siamo finalmente felici perché respiriamo un’aria di sicurezza economica e tranquillità”.


Tutti hanno la possibilità di farcela

“Oggi sono una trader esperta e, sulla base della mia esperienza, dico che tutti hanno la possibilità di farcela. Io non avevo niente, né capitale da investire né esperienza e ce l’ho fatta. Tutto quello che serve a chi desidera guadagnare è un computer connesso al web. Una volta richiesto l'accesso, dedicate un paio di giorni per prendere dimestichezza con la piattaforma e far pratica, ascoltando anche i consigli degli esperti. Inoltre grazie al costante aggiornamento dei grafici che segnano l’andamento del mercato potrete riconoscere immediatamente i momenti proficui per avviare le operazioni che vi frutteranno bei guadagni. Diventare ricchi richiede determinazione e costanza, impegnatevi e ce la farete”.

HUCCA PATHACCA TRAC PATHATRAC ... Oops un piccolo errore!

10 luglio 2018 ore 20:03 segnala

e bravi ... avete indovinato, io sono proprio una fata….fata di primo livello, diplomata con il massimo dei voti all’Accademia della Magia, esperta in incantesimi, trucchi, magie.
Ammetto però che non sempre tutti gli incantesimi mi riescono, ed è per questo che mi chiamano ... FATA PASTICCINA (nome che proprio non mi piace).
In fondo neanche voi sapete fare sempre tutto vero ...?
Questa volta però l’ho combinata davvero grossa ... adesso vi racconto tutto,aprite bene le orecchie!
Io vivevo alla corte del RE, in un bellissimo Castello nella Valle Padana in mezzo ad un bosco ombroso e popolato da fiori variopinti e animali straordinari.
Uauuuuu! Direte voi. Be’,sì, è un bel posto, ma piuttosto noioso, non succedeva mai niente, tutti gli abitanti della Corte non sapevano mai cosa fare, non ridevano, non giocavano,... non gli interessava più nemmeno la mia magia, così me ne sono andata e vagando triste e sola ho scoperto la vostra foresta incantata CHATTA.IT!
Che meraviglia! Questo sì che era un Bosco Magico!
Sono tornata subito alla corte del RE, ho riunito tutti nel salone delle Feste e ho raccontato ogni cosa.
Poi ho deciso che potevamo avere anche noi una foresta così e, in mezzo all’entusiasmo generale, ho pronunciato le parole magiche: HUCCA PATHACCA TRAC PATHATRAC :strega
AHI, AHI, AHI ... che guaio ... devo aver commesso un piccolissimo errorino ... può capitare a tutti e allora ho avuto la mia magnifica foresta, ma ogni abitante della corte era divenuto un albero ... anche il RE e tutta la sua famiglia!
Aiutatemiiiiii! Buuuuuuaaaaaa! Come sono disperataaaaaaa!
Rivoglio i miei noiosi amici, ho provato a ripetere la formula magica all’incontrario ma niente ...
Tutti gli alberi sono rimasti alberi e i miei amici sparitiiiiii!!!
Per fortuna ho incontrato la mia amica GINEVRA che mi ha detto che solo voi potete aiutarmi.
Come? ... suggerendomi altre paroline magiche sperando che funzionino più delle mie e allora AL LAVORO!!!
Scrivetemi tante paroline magiche ed io proverò ad usare quelle per far ritornare con me tutti gli abitanti della corte del RE.
Ciao un bacio a tutti da Fata Pasticcina.

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« immagine » e bravi ... avete indovinato, io sono proprio una fata….fata di primo livello, diplomata con il massimo dei voti all’Accademia della Magia, esperta in incantesimi, trucchi, magie. Ammetto però che non sempre tutti gli incantesimi mi riescono, ed è per questo che mi chiamano ... FATA ...
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Tanto non ci sta bene mai niente …

18 giugno 2018 ore 20:31 segnala

Ho come questa impressione, che le donne si lamentino spesso e, anche quando riescono a raggiungere un risultato, non sono mai soddisfatte appieno.
Sempre alla ricerca della nota storta o della sfumatura che fa storcere il naso.
Perfezionismo? Eterna insoddisfazione dovuta a millenni di castrazione socio-economica-culturale? Boh.
Mi rendo conto che a volte capita anche a me.
Tutto questo mi è venuto in mente leggendo un pezzo sulla nuova rivista femminile F.
L’articolo così titolava: “Uomini oggetto: ma perché anche voi vendete il vostro corpo?”.
Domanda da un milione di dollari che si pone la giornalista che ha scritto il pezzo, il dibattito sempre acceso e attuale è quello della parità tra sessi che è per lo più presunta piuttosto che effettiva.
Che sia un mondo maschilista ormai lo sappiamo e ci facciamo i conti da secoli e secoli, certo stiamo facendo passi da gigante in quanto a emancipazione e par condicio.
Però, c’è sempre (sempre) un però, sembra che questa parità la stiamo ottenendo un po’ al contrario se vogliamo.
Cioè non siamo noi che ci eleviamo agli standard maschili, ma sono loro che si “abbassano” ai nostri.
Ruoli a cui la solita società for men only ci ha relegato: seminude in ogni dove, anche solo per pubblicizzare i filetti di merluzzo o il silicone sigillante.
Ma adesso ecco che arriva lo stuolo dei sirenetti scosciati, unti e bisunti di oli sbrilluccicosi per mettere in evidenza muscoli guizzanti e addominali a prova di rullo compressore, che ci ammiccano languidi in pose plastiche su calendari e riviste.

Uno stuolo di smutandati insomma, pronti a soddisfare il voyeurismo declinato al femminile.
Rivincita o ulteriore sconfitta? A sentir la giornalista di F******** è un’ulteriore sconfitta perché quello a cui dovremmo ambire non è una nudità collettiva ma l’essere tutelate e considerate tanto quanto un uomo in ambito lavorativo, politico, sociale in generale.
Fin qui sono pienamente d’accordo.
Lo sono un po’ meno quando la redattrice conclude dicendo che a noi donne l’uomo atletico e discinto non piace, ma amiamo solo il cervellone cesso.
Qui vorrei dire la mia.
Partiamo dal presupposto che è limitante mettere etichette al prossimo e classificare secondo estetica: bello = cretino, uomo con occhiali e pancia = intellettuale di acuto ingegno.
É no! Commettiamo lo stesso errore dei nostri “colleghi” maschi.
Donne, suvvia, non facciamo le ipocrite, non fingiamo di storcere i nasini di fronte a un bell’uomo con attributi fisici palesi!
Ma lo sapete quanti cessi, con occhiali e panciona, sono più scemi delle zanzare che si fanno fregare dal Raid?

Io sono la prima che preferisce centomila volte un esemplare non propriamente bello. Se mi chiedete cosa cerco in un uomo vi dirò che deve essere brillante, intelligente, acuto, mi deve coinvolgere, deve essere ironico e autoironico, positivo, propositivo, deve amare gli animali, ecc. ecc.
Come aspetto fisico lo preferisco di fascino, fascino che per me è da ricercare nei dettagli, quindi un sorriso particolare, mani affusolate e curate, il suo modo di camminare, la postura, uno sguardo luminoso, la fossetta sul mento, insomma i dettagli.
Evito la noiosa retorica che implica che io vi dica che per gettare le basi di un vero rapporto, un amore duraturo e solido, si va ben oltre bicipiti e muscoli sparsi. Mi sembra scontato.
Ma tra un muscoloso scemo e un panzone scemo ... scemo per scemo mi dirigo verso il muscoloso.

Perché, parliamoci chiaro, io vedo un panorama maschile (ma pure femminile) sempre più sconcertante.
Immaturi, inconcludenti, bugiardi, incostanti e incoerenti, capricciosi e intolleranti.
Quello che noto di più poi, una delle cose che mi fa fuggire per prima, è una sorta di atteggiamento estetico svogliato.
Uomini trasandati al limite dell’effetto barbone, sciatti e tristi e sì, anche scarsamente profumati, che ti fanno passare proprio la voglia di relazionarti.
Almeno il palestrato è un vanesio, quindi si lava ed è già qualcosa.

Detto ciò . . . rimango single che è la scelta vincente!

Selfie Stick # il selfie delle sfigate.

23 maggio 2018 ore 20:36 segnala
Dal Blog:
NONSOLOBRIVIDI® di 1BRIVIDO per sua benevola concessione.
:ok
______________________________________________________________________________________
sei un cesso e nessuno ti caga? ... hai talmente sfiga che ti danno il 2dipicche ancora prima di conoscerti!?



NIENTE PAURA, DA OGGI CON IL SELFIE STICK SEMBRERA' CHE HAI UNA CAROVANA DI AMICI, CORTEGGIATORI e/o AMANTI.



questa bizzarra selfie-mano disegnata dagli artisti Justin Crowe e Aric Snee farà in modo che non dovrai più fare un altro selfie solitario!
certo, sarai ancora sola, ma il tuo selfie sembrerà che l'abbia fatto il tuo amichetto solo per te!
in verità, il progetto è una meravigliosa critica sociale su "il crescente fenomeno del selfie stick, e il costante, mordace bisogno di convalida narcisistica di internet".



la descrizione di Crowe è spietata; "non solo risolve il problema dei selfie solitari, ma ancora meglio non parla, non ha pretese e non ha emozioni di alcun tipo".
puoi persino creare account falsi e usare il dito per apprezzare tutte le tue immagini; non sei tu, è la mano!
'Selfie arm' è realizzato in fibra di vetro, è leggero e portatile e, fortunatamente, solo un prototipo.



ed ecco le risposte di Crowe alle domande del magazine Bored Panda sul suo lavoro!
"c'è una latente depressione nell'atto di farsi un selfie – una cosa che alla fine ti fa sentire più solo", ha detto Justin Crowe a Bored Panda.
"il braccio di Selfie è un cerotto sarcastico per risolvere quello stato di solitudine, che però compromette anche l'intera premessa speranza di socializzare dopo l’azione del selfie".



queste idee hanno dato vita al braccio del selfie, un piccolo attrezzo per una grande autostima!

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Dal Blog NONSOLOBRIVIDI® di 1BRIVIDO per sua benevola concessione.:ok sei un cesso e nessuno ti caga? ... hai talmente sfiga che ti danno il 2dipicche ancora prima di conoscerti!? « immagine » NIENTE PAURA, DA OGGI CON IL SELFIE STICK SEMBRERA' CHE HAI UNA CAROVANA DI AMICI, CORTEGGIATORI e/o...
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Dildo Selfie Stick.

07 maggio 2018 ore 20:25 segnala

Chi di voi non vorrebbe un vibratore che fa anche i selfie?

Il video di presentazione che sta girando è chiaramente finto, ma il prodotto sarebbe geniale, perché unisce due attività di cui non possiamo fare a meno: la masturbazione e i selfie
Diciamolo subito: è tutto finto. Il sito di riferimento è vuoto, non compaiono nomi dei creatori, il canale di YouTube è stato creato apposta.
Però un plauso a chi ha avuto l’idea di girare questo video e pensare a questo prodotto: il dildo selfie stick. Ossia un bastone per selfie applicato a un vibratore.
Il prodotto sarebbe perfetto, perché unisce due attività di cui a quanto pare non possiamo fare a meno: la masturbazione e i selfie. Peccato che le foto, per via della vibrazione, verrebbero tutte mosse.
:hoho:hoho:hoho

Qualcuno ha inventato un Dildo Selfie Stick per catturare il perfetto orgasmo.
(tradotto da un articolo sulla rivista inglese Woman's World magazine)


Per tutte noi, ragazze/i dei social media e dei selfie, non c'è niente di meglio dell'evoluzione.
Quel momento prezioso in cui una nuova app, una nuova tendenza o una storia virale mostra sul tuo feed di notizie, può essere paragonato solo a cose nella tua vita che in realtà contano, come una laurea o qualcosa del genere.


Quando sono stati inventati i bastoncini per selfie, corriamo tutti verso il nostro negozio online preferito per ottenerne uno. Instagram divenne rapidamente il portatore di una competizione di chi ha preso il selfie più inventivo con quel nuovo stick che offriva opzioni illimitate. E poi qualcuno probabilmente pensò: "perché limitare noi stessi? Perché un bastone non può offrirci gioia fisica oltre a quella virale? "



Trovato da Pedestrian, siamo qui per diventare un messaggero delle notizie, il Dildo Selfie Stick è stato creato! Come spiegato nel video qui sotto, questo gadget è stato inventato per aiutare a catturare il perfetto 'O-viso', perché naturalmente vorresti scattare una foto di te stesso quando si raggiunge il climax. Possiamo pensare a molti altri motivi per usare questo Dildo Selfie Stick ma non possiamo nemmeno ignorare i pericoli di avere un gadget che può aiutarti a sfruttare ancora di più la tua privacy e diventare un narcisista ancora più grande. Usalo con cautela.


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« immagine » Chi di voi non vorrebbe un vibratore che fa anche i selfie? Il video di presentazione che sta girando è chiaramente finto, ma il prodotto sarebbe geniale, perché unisce due attività di cui non possiamo fare a meno: la masturbazione e i selfie Diciamolo subito: è tutto finto. http://di...
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Casi in cui non si dovrebbe indossare il perizoma.

28 aprile 2018 ore 19:59 segnala

La maggior parte delle donne usano il perizoma per eliminare la vista della linea delle mutandine sotto i pantaloni o la gonna.
Attenzione però perché il cotone del filo, con cui è fatto il perizoma, molto spesso può trasportare i batteri dal retto nella vagina e quindi può causare infezioni.
Considerate se conviene usare questo capo intimo di fronte a questi fattori di rischio:
Nessun rischio quando la biancheria intima è di cotone, invece materiali sintetici come il nylon bloccano l’umidità e non fanno respirare la pelle.
Il cotone permette la circolazione dell'aria intorno alla vagina e aiuta la pelle a respirare e a mantenere l'acidità vaginale al giusto tono tenendo alla larga gli arrossamenti e le infezioni.


Abituarsi ad Indossare abiti comodi per tutto il giorno, gli abiti troppo stretti ostacolano la circolazione dell’aria e favoriscono la sudorazione sudore stimolando lo sviluppo di batteri che spezzano l'equilibrio della salute della vostra patata.
Indossando una gonna corta quando ci si siede la si alza e allora sarebbe meglio avere un bikini addosso invece che l'intimo perché nei luoghi pubblici si possono raccogliere i virus in ogni posto.


Se sei incinta sei più incline alle infezioni, in gravidanza il sistema immunitario e indebolito e quindi si aumentano le probabilità d'infezioni vaginali.
Meglio evitare la doccia, un bagno è più igienico e salutare.
Pulizia giornaliera con sapone neutro aiuta a ridurre le infezioni vaginali e il PH neutro della pelle.
Durante il ciclo l'assorbente, se non viene cambiato in breve tempo, aumenta il rischio di proliferazione batterica. L'eventuale aumento del numero di batteri è una cattiva notizia per la vescica e la vagina.
Non utilizzare gel doccia o deodorante, questi prodotti non sono raccomandati in quanto possono compromettere la vostra immunità sconvolgendo la naturale acidità della pelle.



Due su cinque donne sotto i 60anni di età hanno problemi con il flusso della vescica, dovuto ad attività sportiva o trattenendo le urine.
Se un qualche goccia delle urine rimane mutandine, può causare forte irritazione della pelle.
È necessario fare molta attenzione quando si vuole acquistare un nuovo bikini, nel provare i capi indossati da molte altre donne che possono essere veicolo di spiacevoli infezioni rischiando di procurarsi batteri che causano malattie e/o infezioni.

..................
TRADOTTO, PENOSAMENTE, CON IL TRASLATE DELLO ZIO GOOGLE DA UN POST INGLESE.
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« immagine » La maggior parte delle donne usano il perizoma per eliminare la vista della linea delle mutandine sotto i pantaloni o la gonna. Attenzione però perché il cotone del filo, con cui è fatto il perizoma, molto spesso può trasportare i batteri dal retto nella vagina e quindi può causare i...
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Tu denunceresti quella mano sul sedere?

14 aprile 2018 ore 21:19 segnala

Quale meccanismo ho fatto crescere nella mia mente che ha reso quei gesti un’abitudine che ora riesco a tollerare?
Perché non ho più la fiducia necessaria nel credere che un mio atto cambierebbe qualcosa?
Il 90% delle molestie che avviene sui mezzi di trasporto non si denuncia e per questo motivo la Met Police di Londra ha lanciato una campagna di sensibilizzazione con un video che è diventato in poco tempo virale e che ha suscitato moltissimi commenti sul web.
La sequenza delle immagini proposte è una vera e propria escalation in cui i gesti e gli atteggiamenti di uno sconosciuto vanno costruendo a poco a poco la molestia ai danni di una donna che si trova a percorre il suo quotidiano tragitto in metro: si comincia con degli sguardi insistenti che l’uomo lancia alla donna dalla banchina, poi in metro la sua presenza si fa più incombente, tanto da fare in modo che la donna riesca a percepire il suo respiro a pochi centimetri dal suo orecchio, fino a quando la distanza tra i due è talmente ridotta da consentirgli di sfiorarle i fianchi e toccarle il sedere con insistenza, prima con la mano e poi con altro. Lei prova a cambiare posto ma lui la segue.
A quel punto il filmato mostra la rassegnazione e l’impotenza sul volto di lei che spaventata altro non può fare se non scappare via alla prima fermata utile.
Ad ogni sequenza la voce di sottofondo chiede “would you report it?”, ovvero, “tu lo denunceresti?” Ho 31 anni anni ed a questa domanda ho già dovuto rispondere diverse volte e questo video, nel suo toccante realismo, suscita in me sensazioni più vicine all’ironia che alla partecipazione di una donna colpita da molestie. Solo rivedendolo più volte riesco a farmi coinvolgere.
Tu denunceresti?
Sì, l’ho fatto, ma soltanto una volta.
Avevo 15 anni e nella tranquillissima, educatissima Avellino, un pomeriggio d’estate, un baldo giovine pensò bene di sorprendermi scagliandosi contro il mio seno per poi continuare a camminare in tutta tranquillità. Io restai basita, immobile, quasi paralizzata per alcuni minuti.
Quando lo raccontai a casa mio padre mi disse che avrei dovuto denunciare il fatto, perché ero una cittadina con il dovere di segnalare una violazione della legge. Io mi sentivo stupida, impotente, ma ci andai e i Carabinieri annotarono la mia denuncia contro ignoti, della quale, ovviamente, non ho mai saputo più nulla. Esistono dieci, cento, mille motivazioni diverse per le quali tutti gli episodi che mi sono capitati in seguito sono caduti nell’oblio. Non che mi siano mancate le occasioni.
A Roma, a Milano, in vetture super affollate, più di una volta ho sentito mani viscide cercarmi nella calca, ho avuto la sensazione che alcuni corpi fossero immotivatamente troppo stretti al mio, ho avvertito quello stesso respiro richiamato nel video troppo vicino al mio orecchio.
Non è mai stato un semplice disagio, è sempre stato qualcosa in più. Perché non ho più avuto la forza, il coraggio, l’onestà di gridare, di denunciare, di cercare in qualunque modo di ribellarmi a quella violenza strisciante che si celava tra la folla in tutta la sua vigliaccheria?
Quale meccanismo ho fatto crescere nella mia mente che ha reso quei gesti un’abitudine che ora riesco a tollerare?
Perché non ho più la fiducia necessaria nel credere che un mio atto cambierebbe qualcosa?
Che cittadina sono diventata così incapace di affidare i miei disagi alla giustizia? Ma la mente umana riesce sempre a sorprendere, ad addolcire una pillola troppo amara da mandar giù, a creare una protezione che trasforma e smorza le realtà troppo difficili da accettare.
Compresa la nostra viltà, la nostra pavidità. Qualche volta sono arrivata a chiedermi se quello che sentivo era soltanto frutto della mia mente. Se ero io stessa a suggestionarmi troppo.
Così ho cominciato ad evitare alcune corse troppo affollate, ho cominciato ad utilizzare la borsa e tutto ciò che avessi con me come uno scudo per difendermi dagli altri.
Ho cercato sempre di percorrere strade trafficate, di stare dalla parte dell’autista sull’autobus, di evitare di incrociare gli sguardi di chiunque.
Ho cominciato a correre, a scappare dalle situazioni che prendevano una brutta piega. Ho preferito il silenzio perché sapevo che non avrei trovato il coraggio di denunciare l’ennesima mano, l’ennesimo commento sussurrato, l’ennesimo sberleffo alla mia dignità.
Sono onesta. Questo video non mi ha cambiato la vita, non mi ha trasformata di punto in bianco in una paladina della legge, in una eroina senza macchia e senza paura. Però mi ha restituito quelle domande che avevo spinto nell’angolo cieco della mia mente, che avevo volutamente soffocato perché in contrasto con la mia morale, con l’immagine che io stessa avevo di me.
Domande che meritano una risposta senza zucchero aggiunto.


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« immagine » Quale meccanismo ho fatto crescere nella mia mente che ha reso quei gesti un’abitudine che ora riesco a tollerare? Perché non ho più la fiducia necessaria nel credere che un mio atto cambierebbe qualcosa? Il 90% delle molestie che avviene sui mezzi di trasporto non si denuncia e per...
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14/04/2018 21:19:52
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Pasquale Dichicco, consulente Immobiliare.

01 aprile 2018 ore 12:02 segnala

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Pasquale Dichicco
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