Emozionarsi con i Social.

21 ottobre 2018 ore 12:52 segnala
Praticamente la vastità di quel che ce ne frega di tutto quello che sbandierate su Facebook.
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La quantità di informazioni sulla vostra vita postate su Facebook è direttamente proporzionale alla grandezza del "checcefrega" di leggerle.
Ora, senza entrare nel merito della privacy e della bellezza di tenere per sé le emozioni della vita, quelle importanti, senza classificarle con precisissimi hashtag tra cui l’immancabile #likeforlike, vorrei però riassumere che cosa mi scatena davvero la soluzione finale:


1. Le coppie felici. Che se siete sempre lì a farvi i selfie, come siete social. Mi ricordate quand’è che trombate? Se convivete, che bisogno c’è di taggarvi nei post in cui vi dite che vi amate? Non basta parlare?
“Giovanna la Pazza si sente innamorata – con Filippo Il Bello”. Ma me lo auguro proprio che non trombiate e che stiate solo a ritoccarvi il make up per farvi il selfie dell’anno, perché figuriamoci se mai faceste dei figli. Le coppie che ti fanno proprio la telecronaca. Si vedono all’aperitivo. “Bevendo vino con Tizio Caio presso -“, che almeno mi dici dove sei così ti evito. Poi a cena, sempre con Tizio Caio. Selfie pseudo artistico e dopo cena con “in vena di fare festa con Tizio Caio presso”. E hashtag a reo. Perché gli hashtag sono il vero nodo, per me che sono linguista. Cioè, semioticamente parlando, anzi, semiologicamente, direi, l’uso dell’hashtag è l’offesa vera. È la mercificazione del vostro amore, che ora ha una bella etichetta e lo troviamo meglio quando fanno i saldi.

2. Le gravidanze. Oh, che meraviglia. Uno dei momenti di più intimo e devastante cambiamento del corpo documentato minuto per minuto come se fosse la gravidanza di un panda sciancato e Facebook fosse il sito del WWF. Gente che ritenevo anche intelligente, eh. “Sbrigati a uscire”, “Ti aspettiamo”, “Oggi che piedi gonfi”. Sant’Ilario, vengo a picchiarti con l’autobiografia della Franzoni.
3. I compleanni dei nonni. Ora ma per quale porco motivo tuo nonno, che sa a stento a cosa serva un computer, deve finire su Facebook? Auguri nonno! Ma alza il telefono e vai a casa a portargli la torta a ‘sto pover’uomo. La foto poi rigorosamente scattata dall’alto, per cui la nonna o il nonno sembrano già morti da qualche ora. #90annienonsentirli #augurinonna #family
4. Le sorprese dei fidanzati. Giusto perché per policy interna non posso bestemmiare nei post, altrimenti questo tema stimolerebbe il mio record personale di invocazioni mariane. Il tuo fidanzato ti fa una sorpresa e invece che godertela e di pensare a quanto sei fortunata ad essere amata anche se sei deficiente– niente, un bel post su Facebook. Che nella maggior parte dei casi, poi, è una gentilezza patetica, tipo la rosa del pachistano della sera prima vicino a una tazzina di caffè, ma è il pensiero che conta. “Quanto sono fortunata – con Un Povero Cristo”; “Feeling blessed – with” (che la versione inglese è quella un po’ più radical chic). “Le cose che ti scaldano il cuore. Ti amo vita mia”, che la virgola del vocativo si è persa assieme alla vostra dignità.
5. Le cene fuori con i fidanzati. Ma concentrati e mangia leggero, che poi gliela devi dare come si deve, se ci lascia 80 carte a testa! Non ti distrarre con le tue arie da food blogger che il massimo dell’alta cucina che bazzichi sono i sofficini del discount. Come se non lo sapessimo, poi, lasci traccia su Facebook di qualsiasi respiro che fai!
6. Le giornate al lavoro. “Anche oggi si fatica – presso”. E i commenti che seguono, no, quelli che “Dai, che tra un po’ si va in ferie”. “-45 alle ferie”. Mi si brucia una pagina de Il Capitale tutte le volte che accendi lo smartphone.
7. Le foto dei vostri figli bruttissimi. Mentre invece sono abbastanza concorde con certe madri che hanno figli oggettivamente splendidi e sanno sempre commentare i loro post con intelligenza e ironia (ne ho una sola tra gli amici, fate vobis), le altre?! C’hai dei bambini di una bruttezza che sembrano incrociati con il comò di casa di nonna. Basta, pietà.
8. Le foto dei vostri figli bruttissimi che fanno cose banali, fotografati in pose scoordinate e immortalati in foto mosse.
9. Le vostre riflessioni sul nulla eterno e sulle umane disgrazie, su quanto siete guerrieri senza che nessuno lo capisca. Avete solo preso un po’ di pioggia, suvvia. La prossima volta uscite con l’ombrello.
10. I lutti. L’ho già detto che per policy interna non posso bestemmiare? Ma che cavolo postate che v’è morto un parente, mamma mia come mi sto trattenendo le madonne. E quanto mi manchi, e la vita ora è diversa. No, ma spiegatemi il discorso. Una volta che sta su Facebook la prova ontologica di Kant ha finalmente senso? E chi commenta? Un abbraccio. Sii forte. E chi tagga il morto? Tizio Morto ci mancherai? No, vabbè.

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Praticamente la vastità di quel che ce ne frega di tutto quello che sbandierate su Facebook. « immagine » La quantità di informazioni sulla vostra vita postate su Facebook è direttamente proporzionale alla grandezza del "checcefrega" di leggerle. Ora, senza entrare nel merito della privacy e...
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21/10/2018 12:52:38
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Commenti

  1. FrancescoMI1970 21 ottobre 2018 ore 14:51
    hai ragione in ogni punto..ormai tanti fanno tutto per i social ma si stanno perdendo il pezzo importante della vita....fare le cose senza essere per forza compiaciuti dagli altri, ma farle solo perche' si sente di farle...;)
  2. VirPaucisVerbo 02 novembre 2018 ore 12:02
    Fantastico post! 92 minuti di applausi!

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