Jarrett il genio.

17 luglio 2019 ore 20:04 segnala


Bologna, teatro Comunale 1969

Quella sera era in corso un festival del jazz. Jarrett si presentò in trio con Gus Nemeth al contrabbasso e Bob Ventrello alla batteria.
Piccolo e magro com’è, entrò in scena con aria timida ed esitante. Suonò molto bene per circa tre quarti d’ora, riscuotendo applausi crescenti che un po’ alla volta gli diedero sicurezza e disinvoltura. Ma a un certo punto, quando attaccò My Back Pages, accadde qualcosa di imponderabile. Il pianista propose due o tre ritornelli di variazioni e poi, invece di concludere, ne improvvisò un altro, poi un altro ancora e così via, con una tecnica impeccabile e con una dilatazione impressionante del vigore espressivo. La sensazione di assistere alla nascita di una nuova stella si impadronì del pubblico, che alla fine scattò in piedi e gli tributò un’ovazione interminabile.
Arrigo Polillo
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« immagine » Bologna, teatro Comunale 1969 Quella sera era in corso un festival del jazz. Jarrett si presentò in trio con Gus Nemeth al contrabbasso e Bob Ventrello alla batteria. Piccolo e magro com’è, entrò in scena con aria timida ed esitante. Suonò molto bene per circa tre quarti d’ora, ris...
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Lady Day

16 luglio 2019 ore 17:52 segnala



Billie
Negra? Non si vede?
Puttana? Sì, ho fatto anche quello
E bevo anche come quattro uomini
Non mi fai paura, ho suonato in posti peggiori di
questo
In un bar di cow boys nel sud dove mi sputano
addosso
In una città dove il giorno stesso avevano lanciato un
nero
A New Orleans dove un diavolo alla moda
Ogni sera mi regalava fiori di droga
E a Chicago mi innamorai di un trombettista sifilitico
E all'uscita del night mi hanno spaccato la bocca
Sotto la pioggia da una stazione all'altra
Lady sings the blues

Negra? Sì, ci sono abituata
Cantante? Canto come una gabbia di uccelli
Noti grave e alte, e tutto il repertorio
Posso svolazzare come quelle belle cantanti dei film
E poi posso piantati una ballata nel cuore
Vuoi Strange Fruit? Vuoi Midnight Train?
Posso cantartela anche da ubriaca
O con un coltello nella schiena
O piena di whisky e altro, perché sono una santa
E il mio altare è nel fumo di questo palco
Dove Lady sings the blues

Negra? Negra e bellissima amico
Cantante? Non so fare altro
Puttana? Beh Sì ho fatto anche quello
E bevo come quattro uomini
Non toccarmi o ti graffio quella bella bianca faccia
Posate il bicchiere, aprite quella poco che avete di
cuore
State zitti e ascoltate io canto
Come se fosse l'ultima volta
Fate silenzio, bastardi e inchinatevi
Lady sings the blues

E quando tornerete a casa dite
Ho sentito cantare un angelo
Con le ali di marmo e raso
Puzzava di whisky era negra puttana e malata
Dite il mio nome a tutti, non mi dimenticate
Sono la regina di un reame di stracci
Sono la voce nera piena di luce
Sono la lady che canta il blues
Ah, dimenticavo... e mi chiamo Billie
Billie Holiday
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« immagine » Billie Negra? Non si vede? Puttana? Sì, ho fatto anche quello E bevo anche come quattro uomini Non mi fai paura, ho suonato in posti peggiori di questo In un bar di cow boys nel sud dove mi sputano addosso In una città dove il giorno stesso avevano lanciato un nero A New Orleans dov...
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Cinquantasei capodogli per Mingus

15 luglio 2019 ore 21:32 segnala


Una fredda mattina di gennaio prima dell’alba, nel villaggio sacro di Rishikesh nell’India settentrionale, ho sparso le ceneri di Charles Mingus nel Gange, come lui mi aveva chiesto, immergendomi con esse nel fiume gelato secondo l’usanza indù, certa, come lui, che l’aria pungente sotto la scura catena dell’Himalaya fosse propizia alla vita dello spirito e alla reincarnazione. Mentre mi incamminavo verso la mia casa di una sola stanza sul Gange, tremando e grondante sulla sabbia, immaginai di appendere un giorno sopra l’ingresso un piccolo cartello con il suo nome, le sue date, e il titolo di un suo brano «Tonight at Noon». Era un’espressione nel gergo dei musicisti che evocava il sovvertimento temporale durante i concerti, il capovolgimento delle ore di lavoro, l’inversione nell’ordine delle cose. Forse, pensavo, era quella la nuova vita che lui aveva già immaginato. Procedendo lungo la spiaggia ricordai una cosa che lui mi aveva detto una volta a proposito di Charlie Parker: «Sai, stavo pensando alla morte di Bird...» Eravamo seduti l’uno accanto all’altro nel patio della nostra ultima casa in Messico, e ci scaldavamo al sole. «Quando Bird morì, ci fu quel fragore di tuono. Fu una morte allegra la sua. L’ho vissuta bene, come se servisse a qualcosa, come se Bird fosse morto per ritrovarsi con tanti altri...» Rise. «I bebopper probabilmente! Vedi, la musica di Bird era molto intuitiva», continuò. «Aveva un che di sacro. Non so se veniva dal diavolo o dagli angeli, ma la sua musica era quasi sovrumana. Una volta stavamo parlando del buddismo, lui sapeva tutto al riguardo... mi stava raccontando dello yoga e di Budda, e all’improvviso vedemmo il proprietario del club alzare la mano; allora Bird disse: “Be’, è ora di andare. Finiremo la discussione sul palco.”» Charles tacque perso nei ricordi. «Disse proprio così: “Finiremo la discussione sul palco”», ripetè. «Sai, l’ho sempre saputo che anche lui come me era superstizioso riguardo la musica.» Due settimane prima, in un nuvoloso pomeriggio di gennaio, cinquantasei capodogli attraversarono le acque basse della costa di Baja nel Nord-ovest del Messico, si abbatterono sulla spiaggia come una mostruosa mareggiata e morirono. Lo stesso pomeriggio, parecchie centinaia di chilometri a est, in un piccolo villaggio chiamato Cuernavaca, morì mio marito, Charles Mingus. Aveva cinquantasei anni. Il giorno dopo Mingus e i capodogli vennero bruciati: Mingus in un crematorio alla periferia di Città del Messico, i capodogli in pire funerarie sulla spiaggia. Sarebbe piaciuta a Mingus questa coincidenza. Dopotutto, lui credeva nei presagi, e avrebbe certamente ricordato il tuono misterioso esploso nel cielo senza nubi il giorno in cui Charlie Parker morì. L’aveva raccontata più volte quella storia: quel pomeriggio del 12 marzo 1955, mentre camminava con il suo contrabbasso lungo la Quinta Avenue diretto a un turno di registrazione, Bird era morto; guardando in alto il sole sfavillante, aveva sentito rimbombare il cielo...
Sue Graham Mingus, Tonight at Noon - Un’indimenticabile storia d’amore e di jazz
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« immagine » Una fredda mattina di gennaio prima dell’alba, nel villaggio sacro di Rishikesh nell’India settentrionale, ho sparso le ceneri di Charles Mingus nel Gange, come lui mi aveva chiesto, immergendomi con esse nel fiume gelato secondo l’usanza indù, certa, come lui, che l’aria pungente so...
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