E ci voleva l'ISTAT per capire che siamo nella merda?

14 novembre 2018 ore 15:57 segnala
Non ci voleva l'ISTAT, che ha scoperto l'acqua calda affermando che è impossibile per il Paese il raggiungimento dei livelli di crescita del PIL previsti dal governo giallonero, per farci capire che il salvimaio, attraverso il ventriloquo di Palazzo Chigi, in materia di economia dà i numeri. A caso. Un po' per malafede, molto per incompetenza o incoscienza. Sua e dei suoi elettori adepti, sostenitori a prescindere. Il punto non è tanto lo sforamento dei conti pubblici e dei parametri europei, quanto l'efficacia economica e politica di questi ultimi. Lo abbiamo ribadito in questa rubrica negli anni e in tutte le salse, lo abbiamo detto quando al governo c'era Renzi, lo diciamo adesso: un decennio di ricette di austerità propinate sulla base di parametri economici stabiliti pare un po' a caso (così raccontano le cronache) in una notte alcolica in una cittadina olandese oltre un quarto di secolo fa, quando peraltro le condizioni economiche del continente e del pianeta erano completamente diverse, si era in piena espansione e la globalizzazione era di là da venire, ha miseramente fallito il suo obiettivo. Almeno quello ufficiale, il miglioramento dei conti pubblici e per verificare questa affermazione basta rivisitare i numeri del debito pubblico, della disoccupazione, del potere di acquisto e quant'altro, quali erano prima della crisi del 2008 e quali sono oggi, dopo l'austerità e le ricette della troika. E d'altra parte non ci vuole Keynes per capire che politiche di austerità in tempi di (feroce) recessione economica sono un suicidio. La finanziaria, così come è stata pensata dal governo, sforerà quindi qualsiasi conto, parametro e previsione possibile. Questo, di per sè, sarebbe un bene, se portasse effettivamente alla scossa evocata da Di Maio, se conducesse all'inversione di rotta e alla crescita del Paese. Il problema, in questo contesto, è il merito del DEF, che prevede sussidi e provvedimenti assistenziali, laddove in Italia, il Paese dei ponti che crollano, delle strade groviera, degli acquedotti scolapasta, delle scuole che cadono a pezzi, sarebbe utile, necessario, un piano imponente di lavori e investimenti pubblici che, quello sì, porterebbe a una forte espansione. Il guaio è che a disubbidire all'UE e alla troika ci siamo ritrovati personaggi dello spessore di Salvini e Di Maio. Non se ne esce.

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Non ci voleva l'ISTAT, che ha scoperto l'acqua calda affermando che è impossibile per il Paese il raggiungimento dei livelli di crescita del PIL previsti dal governo giallonero, per farci capire che il salvimaio, attraverso il ventriloquo di Palazzo Chigi, in materia di economia dà i numeri. A...
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14/11/2018 15:57:06
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Commenti

  1. leggendolamano 14 novembre 2018 ore 18:34
    penso che l'unica vera ricetta sia ripartire con investimenti infrastrutturali e manutentivi, altro che assistenzialismo, rimbocchiamoci le mani e lavoriamo. qui siamo disastrati come in un dopo guerra.
  2. ste.lladelmattino 16 novembre 2018 ore 15:34
    leggendolamano
    Penso ci vorra' molto tempo per rimetterci in piedi...soprattutto per come vanno le cose da parecchio tempo!

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