Emozioni di un Clown...

18 maggio 2016 ore 14:56 segnala


Quanto Amore c'è nell'aria.
Un regalo infinitamente prezioso.

Questa mattina mi sono svegliata con il volto bagnato da un filo di lacrime. L’emozione ha deciso di prendersi tutta me stessa e non abbandonarmi per un po’.
E'stata per me una giornata inaspettatamente, meravigliosamente e candidamente pura.
Ore 14 iniziano i preparativi, una spugnetta e tanto colore, quello che ne viene fuori stavolta è un fiore. Momento panico quando ho pensato di aver perso il camice (sarebbe stato ASSOLUTAMENTE DA ME!), persi 15 anni di vita per cercarlo, trovarlo, infilare IL vestito, le scarpe e volare in ospedale. Soffermiamoci sul vestito: un abito a trapezio bianco con collo alla scolaretta anni ’50, a grossi pois turchesi, maniche a sbuffo e cintura in vita. Sembra fatto apposta per essere la mia divisa da clown, tant’è che una nasina rossa mi chiede se l’ho messo insieme appositamente per l’occasione. E invece no. Trovato tra i vestiti di mia mamma di 30 anni fa. 30 anni fa.. facciamo due conti.. io ho 30 anni, il vestito anche, e infatti scopro che lo comprò poco prima di partorire. Questo sarà il mio VESTITO di battaglia per le domeniche pomeriggio!
Incontri di facce. Incontri di vite. Incontri di nasi rossi. Ogni volta c’è qualche “nuovo” vecchio clown, ed è sempre un piacere conoscere queste persone, che sono passate dove sono passata io ma prima di me, che mi prendono a braccetto e mi accompagnano in quest’avventura, come amiche di sempre, come amici di tempi lontani. E così è anche stavolta. Due nuove amiche da inserire nella lista “happy red-nose family”.
Niente ortopedia, niente chirurgia, spavaldi e forti dietro i nostri nasini alle ore 15 come di consueto ci accingiamo a varcare la soglia di pediatria est. Pediatria Est. Al corso mi hanno detto che reparto è, ho un lapsus. Il corridoio è colorato, ci sono immagini di cartoni sorridenti ovunque. Sosta al bagno, igienizzante e disinfettante, mascherina con naso e bocca felice e via. Ora ricordo. E qui il tempo si ferma, sono quasi certa di essere entrata nel film Patch Adams, in una scena esatta: quella in cui il dottore felice entra in una stanza d’ospedale piena di piccole creature che brillano di luce propria, attaccate a macchinari che diventano cavalli e tori cavalcati dal medico del sorriso. In ogni stanza c’è un solo bimbo, con mamma e/o papà. Siamo in Oncologia, alcuni bambini, tutti sotto i 6 anni, attendono le cure tranquilli in braccio alle mamme che raccontano loro delle storie. Altri piangono e i genitori preferiscono mantenere le distanze, pensando di proteggerli. Per un istante ritorna uno dei miei flash-back, mi vedo in un lettino d’ospedale con le sbarre, di quelli per i bimbi piccoli. E le poche cose che ricordo sono pennarelli, tempere, dei ragazzi che ci raccontano delle storie e la casa delle bambole. Perché la mia mamma pensava che se qualcosa mi avesse distratta, sarebbe stato più facile per i dottori curarmi, e sarei stata meno traumatizzata. E ha funzionato. Tornata alla realtà avrei tanto voluto dire a quel papà che un sorriso può cambiare il ricordo di suo figlio. Ma non è compito mio. Mi rattristo un poco, con educazione salutiamo e ci dirigiamo verso un’altra stanza.
E io credo di non aver mai visto niente di più bello. L’Amore è nell’aria. Il dolore c’è, palpabile e pesante ad ogni battito di ciglia, ma l’Amore di tutte queste persone è qualcosa che va oltre. E mi ritrovo in un limbo senza tempo a fronteggiare questi sorrisi e queste smorfiette, tra un palloncino-cagnolino disinfettato e una parola con la mia Lilo e gli altri amici, fino a quando il mio cuore si ferma. Me l’avevano detto che sarebbe successo. Ci sarebbe stato un bambino che mi avrebbe preso un pezzetto di cuore da tenere con sé. Solo non pensavo sarebbe successo così presto. Mi affaccio al vetro e vedo questa creatura meravigliosa in braccio alla sua mamma, oltre la copertura di isolamento, timidissimo, una testina perfettamente modellata e due occhi espressivi come pochi occhi mi è capitato di incontrare in tutta la vita. E basta un suo sorriso e il mio cuore è in estasi, si frantuma e ha uno shock, e va in fibrillazione e si disintegra, e io non ci capisco più nulla. Sono affascinata da quanta gioia, speranza e amore c’è in questa stanza, guardo la mamma e il papà che ci ringraziano con lo sguardo, in cui si legge quel velo di tristezza dettato da un amore incontrollabile. E lo capisco, la gioia più grande, il regalo più prezioso, una delle emozioni più profonde che abbia mai provato è nata dal sorriso di questo piccolo angelo. Ascolto una canzone dei Lamb, e credo sia stata scritta per lui. Perché merita di vedere cosa c’è oltre quella protezione, di sorridere agli altri bambini e di sorridere alla vita. Perché non c’è vittoria migliore di un bambino che sorride alla vita che gli ha tirato un brutto scherzo come questo.
Il gruppo si riunisce, un altro reparto ci attende. Palloncini, scherzi e battute fanno da padrone in pediatria ovest. Sono tutti bambini piccoli, solo un paio superano i 10 anni di età, per cui via con le bolle di sapone al bambino indiano, il trucco dei fazzoletti con la principessa Bloom e gli scherzi a Fifone per distogliere la sua attenzione da un videogioco. Ma la mia mente è rimasta verso est.
Ancora poco sazi di sorrisi, ci dividiamo, per affrontare gli ultimi due reparti, PS e rianimazione. Il pronto soccorso l’ho già visto, così mi offro per accompagnare la capoturno e l’altra mia compagna in rianimazione. Ed è un altro colpo al cuore. Quattro bambini, di cui due bloccati a letto incastrati come pedine di tetris in tubi, tubicini e aghi attaccati a respiratori e altri macchinari. Guardo la mia compagna d’avventura fare qualche bolla di sapone per una di questi due bimbi, che accenna sorrisi e ride di gusto con gli occhi, che è il massimo che si può permettere, e sento che ci intrappola nella sua culla di gioia. E’ ora di andare, ci allontaniamo e sentiamo che la piccola inizia a piangere e arriva l’infermiera, allunghiamo il passo un poco tristi consapevoli di quanto abbiamo portato in così poco tempo, ma soprattutto di quanto queste piccole creature indifese ci hanno regalato.
Corsa all’ultimo reparto, dall’altra parte dell’ospedale ci aspetta Biancaneve, l’unica ospite del reparto di Maxillo. E qui non è il cuore che perde un colpo, ma la mia vena pagliacciosa che finalmente si sblocca e riesco a fare una magia dall’inizio alla fine Grazie Biancaneve, che in fondo, anche se dicevi di no, un po’ di magia con te ce l’hai e mi hai fatto un incantesimo.
Il tempo ricomincia a scorrere, sono passate 3 ore dalla foto di inizio pomeriggio. Pit-stop al bar, baci e saluti ai miei amici fantasticissimamente comici che hanno condiviso quest’esperienza estasiante con me.
Dopo qualche ora mi ritrovo sul divano di casa, sola, al buio con la tv accesa ma che non guardo, perché tutto torna nella mia mente come passaggi di un libro che poco a poco inizio a sfogliare, e mentre mi avvicino alla fine la commozione prende il sopravvento e le lacrime fluiscono sulle guance per raggiungersi sotto il mento. Sono partita pensando a cosa avrei potuto fare per far felice, per un istante, un bambino. Quello che non sapevo è che da questa giornata sarei tornata con un regalo infinitamente prezioso: l’amore incondizionato verso l’altro.

SOTTO I CAMICI, SIAMO COMICI. E QUALCHE VOLTA CI EMOZIONIAMO.
Grazie ai miei compagni d’avventura, come sempre siete eccezionali e indispensabili!
GaiaRicci





per la me di oggi , è uno dei piu' bei blog mai letti :cuore

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18/05/2016 14:56:02
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Commenti

  1. antioco1 18 maggio 2016 ore 15:31
    capa e un post da rileggere molto spesso viva i Nasi Rossi saf Ale
  2. klardiluna 18 maggio 2016 ore 21:15
    Decisamente il post più bello ...in assoluto!! %-)

    Grazie gigia :cuore ... per averlo condiviso con noi :rosa :bacio
  3. sunrise.65 19 maggio 2016 ore 10:47
    @antioco1 , :bacio
    si molto spesso anche perchè , a prescindere dal mio percorso intrapreso, fa' sempre bene al cuore leggere queste belle testimonianze.
  4. Hamsho 19 maggio 2016 ore 10:47
    In corsia
    si strappa un sorriso (almeno ci si prova)
    e si porta via
    un mondo di sofferenza (questo è sicuro).
    Ciao
  5. sunrise.65 19 maggio 2016 ore 10:48
    @klardiluna

    E' un blog di respiri profondi, gioia di vivere ed entusiasmo.
    grazie a te per averlo letto gigia bella :bacio :cuore
  6. sunrise.65 19 maggio 2016 ore 10:54
    @Hamsho
    grazie !
    I Dottor Sorriso (la fondazione di cui faccio parte), ma in assoluto tutte le fondazioni/associazioni che operano, cercano di sdrammatizzare le pratiche sanitarie, cambiano segno alle paure, permettono al bambino di esprimere e gestire l’ansia generata dal ricovero in ospedale.
    Non è facile farli sorridere, ma se ci riesci è un dono immenso.
    ciao.
  7. Hamsho 19 maggio 2016 ore 11:08
    Conosco e so quanta tristezza c'è
    nell'ardua prova di cogliere
    un sorriso.
  8. sunrise.65 19 maggio 2016 ore 11:14
    @Hamsho
    No non tristezza, ardua si ma arrendersi mai.
  9. Hamsho 19 maggio 2016 ore 11:18
    "Dopo qualche ora mi ritrovo sul divano di casa, sola, al buio con la tv accesa ma che non guardo, perché tutto torna nella mia mente come passaggi di un libro che poco a poco inizio a sfogliare, e mentre mi avvicino alla fine la commozione prende il sopravvento e le lacrime fluiscono sulle guance per raggiungersi sotto il mento".
    Il mio riferimento alla tristezza è riferito a questo.
  10. sunrise.65 19 maggio 2016 ore 11:30
    @Hamsho per te denota tristezza questo passaggio..? se puoi rileggila fino in fondo vedrai , potresti ricrederti. :-)
  11. Hamsho 19 maggio 2016 ore 11:40
    "Dopo qualche ora ecc... ecc..."
    Credo che la scrittrice
    si riferisce a quanta sofferenza vede in quei bimbi.
    E' solo il mio punto di vista.
    Ciao
  12. sunrise.65 19 maggio 2016 ore 11:53
    @Hamsho
    si punti di vista differenti, giustamente per il nostro vissuto od emotività, io colgo tanta emozione fino a commuoverla per il premio ricevuto.
    Ci stà che fai tue le loro sofferenze, ma ti aiutano a sentirti sempre accanto a loro e nell'essere accettati o prendere una porta in faccia se non ne hanno voglia. In questi casi ci sta' tutto Hamso. ma proprio tutto.
    grazie per i tuoi punti di vista. ciao
  13. carmenlina 29 settembre 2016 ore 16:08
    non ci sono parole per descrivere questo meraviglioso post io lo sapevo che leggendolo i miei occhi si riempivano di lacrime... grazie a tutti i dottor sorriso
    che riescono con illoro amore a strappare un sorriso a chi da solo non ci riesce piu...:bacio :cuore

    Non è facile farli sorridere, ma se ci riesci è un dono immenso.
    e io aggiungo e un dono che Dio mette nel cuore di chi veramente dona con amore :bacio
  14. sunrise.65 30 settembre 2016 ore 10:27
    @carmenlina :bacio ognuno dona , alcuni non lo sanno ancora , in merito a questo blog ti ho scritto in posto piccola un bacio

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