attraverso Robin Williams e la depressione

16 agosto 2014 ore 21:14 segnala
E' stato il volto del cinema americano per famiglie, eppure l'uomo dietro a quel volto ha deciso di uscire di scena da solo, una sera solitaria di agosto in una grande casa vuota in California. Lasciando una compagna e tre figli, lasciando cadere il suo volto pubblico sorridente e positivo per mostrarci, solo per un attimo, l'attimo finale, qualcosa di oscuro che lo ha divorato dall'interno.

Io non ho mai apprezzato più di tanto i suoi film di successo, che ho visto da piccola e a cui poi ho ripensato quando ero più grande e meno ingenua: troppo buonisti, troppo educazionali per la mia sensibilità di adesso. Finti. Ma posso relazionarmi a lui oltre al semplice ricordo, perché anche io ho conosciuto la malattia che lo ha finito e voglio provare a descriverla.

Per capire "perché" lo abbia fatto, bisogna cercare di immaginare il posto buio in cui si trovava.

Essere depressi non è semplice malessere, è essere immersi in emozioni negative.
Immersi, costantemente, in una stanchezza che affligge il cervello e il corpo.
Mentre il peso che hai dentro ti porta sempre più a fondo, la vita da laggiù ti appare sempre più lontana, dato che il dolore che ottunde ogni emozione.

Pensate come può essere vivere odiando se stessi o le proprie condizioni di vita, sentendosi giù tutto il tempo, senza riuscire ad avere pensieri diversi da questi.

Quando niente ti appare importante ti impedisci di fare anche quello che vorresti, bloccato dall'idea che comunque falliresti, o che non ti darebbe alcun sollievo.

Stati improvvisi di rabbia o prostrazione ti sorprendono senza motivo, ingigantiscono il ricordo di un litigio o di cose perdute che non torneranno mai. Ti scuotono e se ne vanno come sono venuti, lasciando un vuoto riarso.

La depressione ti trascina in un luogo buio, dove ti svuota e cerca di romperti.

Si può guarire, ma le crepe che lascia saranno sempre lì perché tu possa contemplarle. Così nitide che quando le guarderai penserai che sono verità, impresse come cicatrici: che i pensieri che avevi erano la realtà, che il tuo vero io lo hai lasciato laggiù in fondo al buio, e che adesso stai indossando una maschera.

Robin Williams questa maschera l'ha forgiata così bene che è stata il suo volto da attore. Come ho scritto all'inizio, lui è stato il volto del cinema americano per famiglie. Io trovo emblematico che quel volto fosse una maschera da attore, e che nascondesse un luogo buio di difficoltà e dolore. E adesso lo sento un po' più vicino, come quando da piccola mi divertiva con i suoi personaggi impossibili.

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« immagine » E' stato il volto del cinema americano per famiglie, eppure l'uomo dietro a quel volto ha deciso di uscire di scena da solo, una sera solitaria di agosto in una grande casa vuota in California. Lasciando una compagna e tre figli, lasciando cadere il suo volto pubblico sorridente e posi...
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16/08/2014 21:14:42
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Commenti

  1. Alcest1974 01 settembre 2014 ore 15:25
    G. aveva già provato più di una volta a togliersi la vita.G. soffriva di un male oscuro.Glielo leggevi negli occhi.In più, stavano per fargli una grande carognata. Alle spalle. E gli avrebbero tolto il sogno di una vita. Ma lui lo scoprì prima. Così,in un mattino di gennaio ( era il 1996 ),salì su una sedia e si lanciò nella tromba delle scale. Riuscendo laddove aveva fallito altre volte,anni prima. E io quel giorno lo ricordo ancora come fosse ieri...
  2. Vessels 27 ottobre 2014 ore 12:27
    Già....

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