Out of this world

29 novembre 2014 ore 04:24 segnala


Sono rimasta senza amici vicini. Hanno inseguito la loro vita all'estero: Francia, Inghilterra, America e addirittura Australia. Il che ha qualcosa di ironico nei miei confronti, che sono impossibilitata a muovermi per lunghe tratte e stare molto lontana da casa.

Certo si fa di tutto per compensare la solitudine: lunghe chiacchierate via Skype previ funambolismi di fuso orario, si scambiano pensieri con sconosciuti via forum o tumblr tematici, si accede ad una chat.

Il tutto confinato in internet, dalla comodità della mia camera, da dietro un computer, da dove posso essere giudicata per quello che esprimo e non per come sono. Tutto più semplice e alle mie condizioni. Ogni volta che esco, la presenza imposta o lo sguardo di questo o quello sconosciuto mi avviliscono, o mi irritano, o mi fanno diventare matta e insofferente: perché non posso inquadrare le persone in una finestra, da chiudere con un clic non appena una frase o un atteggiamento guastano l'atmosfera?
La rete ha questo vantaggio.

Fino a poco tempo fa ero convinta che la rete avesse soltanto vantaggi.
Poi, alcune conoscenze, quasi anonime, sono diventate persone care. Peggio ancora, quelle che lo sarebbero diventate, se non fossero state risucchiate di nuovo in questo mare di facce e frasi disincarnate, senza lasciare una sola traccia.
Ogni persona un microcosmo, attraverso lo schermo arrivano ispirazioni artistiche, o di vita, di modi di pensare così lontani dal mio... volti di persone uniche e così tanto, così tanto interessanti...
Ma confinate dietro il monitor: anche loro distanti, in Inghilterra, America, Norvegia... la rete è un'illusione di vicinanza, e questa illusione può dissolversi in un attimo.

A volte qualcuno è così particolare e diverso che fa quasi male essere relegata in questo ruolo di timida spettatrice. La vita lascia segni di frustate a qualcuno, ad altri carezze amorevoli che levigano il viso e lo rendono di porcellana: bellissimo. E parlando con loro si infrange l'illusione invidiosa che siano persone vacue o poco dotate artisticamente, come per compensare in qualche modo i tratti positivi regalati dal destino. Non è così. Ci sono ragazzi e ragazze fantastici, che rendono la propria vita un capolavoro. E a volte mi brucia il desiderio di farne in qualche modo parte.

Mi spronano al divenire, a modellare con fatica l'argilla indurita di cui sono fatta, imparando a curare di più me stessa, a minimizzare problemi, a gettarmi in qualcosa in cui non sono portata... Sono sforzi vani, motivati solo da una folle, folle voglia di essere una persona diversa, di entrare in un mondo che non è il mio. Di bruciare le mie ali in un sole che rimarrà per sempre troppo distante.
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29/11/2014 04:24:31
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Commenti

  1. andipa 29 novembre 2014 ore 18:36
    Brava.
    Non è facile scrivere delle proprie emozioni...per nulla.
    Tu ci riesci con così tanta, pare, cosi tanta facilità che dopo viene da chiedersi: ma dove la trova tanta melanconia??
    Brava...altro guasterebbe il senso.
  2. Matt.ssx 01 dicembre 2014 ore 00:42
    Giunge un momento nel quale tutto ti nausea,perchè irragiungibile e,quindi,inservibile. L'avvio di un collegamento virtuale è come la messa in moto di un' auto: ti serve lo spunto per partire; dopo devi prendere la velocità e gettarti nella vita reale per sfruttare ciò che la rete ti ha dato. Il problema è che si confonde la necessità col vizio e,imperante quest'ultimo nell'anima umana, si finisce per sprecare la propria vita dietro un'illusione. Senti me,uno che ha sufficiente esperienza in questo mondo:liberati. Libera te stessa nell'infinito della vita quotidiana,perchè questo spazio,quel click al quale ti riferisci, è molto più stretto di ciò che appare e comprime i tuoi sogni fino a scioglierli in un oceano di indifferenza...ciao

    Matt
  3. loOL1ONC1STAOol 10 dicembre 2014 ore 15:36
    u.uy
  4. 1979mark 30 dicembre 2014 ore 16:39
    pensavo di essere l'unico al mondo,prima di leggere in un blog parole che ho pensato per lungo tempo...
  5. Alcest1974 09 gennaio 2015 ore 15:14
    anche uscendo da casa,quanta "lontananza".Anche in persone vicine.C'è una sorta di incomunicabilità.Anche quando accomunate e vicine,le persone sfuggono.E poi si "cercano" come Anime,altrove.Ma sempre nella paura o nell'impossibilità(logistica o caratteriale)di trovarsi davvero.O,forse,magari quando si incontrano le Anima l'incontro è più "veritiero"?Ma anche nella vita quotidiana,oltre le luci c'è tanta illusione.E gente che potrebbe cercarci e vedere quando vuole(spesso in città piccole,mica New York),trova invece mille modi per non doverti vedere per mesi,se non anni..
  6. matta.idea 11 gennaio 2015 ore 14:41
    Bellissimo post.. Anch io in tanti anni di chat, usata perché dopo tanta solitudine non avevo tempo/ modo di cercare nuove amicizie in reale, è convinta di usare la chat solo come simpatico gioco mi sono trovata ad affezionarmi, a levarmi a persone soltanto in base a cosa scrivevano o a come si approcciava o a me, e addirittura a litigare con altre perché magari leggevo loro offese verso nick a me cari, dimenticandomi una cosa importante, primo, magari anch esse giocavano simulando un litigio, secondo, anche se magari parlavano seriamente ogni persona si comporta verso un'altra a seconda di come da questo vene trattato e dovevo smetterla di pensare ad ogni nick con cui mi rapportavo come se io fossi la sua prima, è unica amica, e dovevo essere un po' più distaccata.. Risolto questo sono andata meglio
  7. comeunachiesalaica 19 gennaio 2015 ore 09:17
    .........alziamo gli occhi al Cielo,....quasi distratti......e nella Natura di quella Immensità troviamo tante risposte......che non ci convincono, cara, perchè non vogliamo essere convinti.......
  8. scrittosullacqua 18 febbraio 2015 ore 18:11
    Il Web è come il mondo delle idee, ed è stupendo perdersi nella contemplazione, nell'infinità di spunti che esso offre.
    Però volenti o nolenti oltre che di mente siamo dotati di corpo.
    Questione di trovare il giusto equilibrio perché se uno dei due termini prevale sull'altro viviamo una vita mutilata.
    Il We è un mezzo formidabile, ma appunto è un mezzo, non può diventare il fine.
  9. Perplexe 17 marzo 2015 ore 11:27
    A volte però non è neanche la distanza il vero problema. Il problema spesso è solo dentro di noi. Se davvero volessimo si potrebbe benissimo andare in Norvegia, in Spagna o in Inghilterra. Che siano duemila, duecento, venti o due chilometri, è uguale. E' la voglia che manca. La voglia di ricevere e dare dolore. Ma non se ne può fare a meno. Siamo fatti così. Siamo un fascio di nervi e muscoli. Non possiamo fare altro che sentire. Provare. Esperire.
  10. LuceOscura2015 23 settembre 2015 ore 00:56
    A quanto pare tu sei più ottimista di me... A me, ormai, la vista della gente mi disturba.. Tanto chi mai può capire un'altra persona come si sente? Qualche persona online ogni tanto l'ho conosciuta.. Gente con cui credevo di aver costruito un bel legame che, puntualmente, per volontà loro, si è dissolto.. Ed è tutto così triste se ci penso...

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