Oggi mi sposo...

15 maggio 2011 ore 09:06 segnala
Oggi mi sposo, col mio vestito bianco, e il bouquet rosso e le scarpe trasparenti.
Ho sempre desiderato scarpe trasparenti: sono fiera dei miei piedi e delle unghie smaltate di rosso. Le scarpe trasparenti sono il massimo dell’eleganza per me, offrono agli altri lo spettacolo dei miei piedi tuttavia contenendoli e riparandoli, e preservandone la linea affusolata. Anche il tacco è trasparente: sono scarpe da favola. E non è un vezzo, non è un’ingenuità.
Non sapete che sollievo poter abbassare lo sguardo e vedere ogni dito del piede, e le dita messe una affianco all’altra, addossate l’una all’altra con compostezza, e considerare l’unghia arrotondata e sapientemente verniciata, e la pelle levigata. Sarà bello attraversare la navata mandando avanti le mie scarpe trasparenti, sarà bello incedere con qualche certezza perfettamente calzata.
Sono scarpe su misura, superfluo dirlo; sono un dono raro e un pezzo unico, sono mie e sono perfette.
Queste scarpe sono il regalo più gradito, e non potevo non indossarle, proprio oggi, oggi che mi sposo. Ma nessuno lo sa che incederò con calzari trasparenti, che fenderò su tacchi trasparenti la folla di amici e parenti disposta ai lati del tappeto che conduce all’altare. Neanche il mio sposo lo sa, figuriamoci il prete. Ma nessuno avrà nulla da obiettare: non appena mi vedranno felice e radiosa (per via delle scarpe) nessuno penserà alle scarpe né le guarderà, e tutti saranno felici per me, per questa sposa di bianco vestita, per questa sposa col cuore in mano.
Il bouquet rosso sangue è il mio cuore pulsante, chissà se lo sanno: camminerò col cuore in mano, senza stringerlo troppo perché anche il cuore deve respirare, e arrivata in fondo al tappeto lo deporrò sull’altare: lì calerà il silenzio, e lì capiranno che sono sposa, lo capiranno prima ancora di tutte le liturgie, prima ancora di una sola parola amplificata.
Confesso di non sopportare l’uso del microfono in chiesa. E’una fissazione dei preti far arrivare la loro voce ovunque, allora usano microfoni amplificati al massimo perché nessun orecchio di nessun fedele resti vergine, come se la parola fosse un suono o fosse nel suono, come se la parola fosse fatta di sillabe e onde. I preti ci tengono all’amplificazione, invece di concedere ai fedeli il beneficio del silenzio, invece di far parlare il gesto, un bel gesto pulito e potente, che è così emblematico così memorabile, perché la parola è soprattutto nel gesto, e il gesto è fatto di sguardo, di direzione e intensità, è fatto di tocco e assenza di tocco, ed è fatto anche di cecità: vedere ad occhi chiusi.
Un prete dovrebbe farlo, un prete dovrebbe insegnarlo: deprivazione sensoriale. Invece no: tutto è amplificato, con la tecnica, tutto è passivo e alieno, con quelle parole ad altissimo volume che ammutoliscono la parola.
Oggi mi sposo, ed è questo che conta. Combatterò le onde moleste dell’amplificazione disattivando i miei recettori fisici, e attivando quelli spirituali. Deporrò il mio bouquet di cuore sull’altare, deporrò con lui tutta la mia tristezza e la mia pochezza, tutta la mia vulnerabilità e miseria, deporrò con lui il mio orgoglio e la mia indegnità. Deporrò il bouquet sì, ma terrò le scarpette. Non per vezzo non per voluttà. Ma per necessità d’amore, per questo destino di purezza.
Oggi mi sposo, e sono pronta. Sono pronta a farmi spirito, spirito silente, spirito diafano e trasparente. Oh Signore, mio Signore, quanti passi devo fare fino al tuo focolare? Oh Signore, mio Signore, quanti passi devo fare per toccare il tuo altare?
Ma il Signore, che sa e che conosce il valore del silenzio, sapientemente tace. Tace, come è giusto che sia, in un momento tanto solenne, per me che son pronta a farmi spirito e sposa; tace, il Signore, come è giusto che sia, e ad occhi chiusi se ne sta: deprivato e veggente.
Allora consulto i miei piedi: mi soffermo su ogni dito, ogni dito ha un’espressione differente, ogni dito ha una sua identità, ogni dito è separato ma unito agli altri, ogni dito è fiero e laccato di rosso.
Rosso è il mio colore preferito. Rosso come l’amore, rosso come il pudore. Rosso come una goccia di sangue che affiora sul dito per puntura di spillo o di spina: è un rosso vivo, un rosso su bianco, un rosso lampo-di-memoria, un rosso che non t’aspetti, sul bianco del dito sul bianco del vestito, da sposa, di sposa che sono.
Oggi mi sposo, con un dito punto tra i fiori del bouquet, un dito rosso come i fiori del bouquet, ma nessuno lo vedrà, con tutto quel rosso che avrò tra le mani, con tutto quel sorriso di sposa che avrò sulle labbra, con tutta quella luce che li renderà beati e storditi, ciechi e felici, per quel che ne sanno.
Consulto i miei piedi, e i miei piedi mi dicono “vai”, mi dicono “è ora, è il tuo momento”, e le scarpe si mettono in moto, mi guidano, ed io mi lascio guidare, dalle mie scarpe soltanto, perché sono sola su questo tappeto, senza il braccio di mio padre senza il volto di mia madre, e sarò sola pure all’altare, sola come sempre; ed io vado vado, ad occhi chiusi, guidata dalle mie scarpe trasparenti come il mio spirito, lo spirito che sono, e i miei piedi lo sanno le mie scarpe lo sanno, e passo dopo passo (quanti sono non so, quanti sono non importa) mi porteranno all’altare.
E sull’altare deporrò un bouquet, un bouquet rosso cuore, un bouquet di fiori più il mio dito ferito. Tejah
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15/05/2011 09:06:40
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Intermittenze

10 maggio 2011 ore 10:56 segnala
Lei sorrideva anche poco prima della fine, ed era un sorriso rivolto a tutti e nessuno, un sorriso che non si indirizzava da nessuna parte perché lei era già in nessun luogo, e forse la sensazione che ne ricavava era così leggera e la rendeva così leggera da non farla posare da nessuna parte. Come una farfalla mai stanca che vola ad occhi chiusi, e volando dapprima sente l’aria e tutte le sue qualità e percepisce la luce e il buio, l’alto e il basso, e poi non sente più nulla perché è finalmente un essere indefinito indefinibile, non guardabile, non separabile, non raggiungibile. Eppure è tutto, eppure è.

Quando sarai morta avrai un odore migliore di adesso.
Ok, mi fido di te, mi fido del tuo naso, del tuo fiuto, mi fido così tanto di te da non aver più paura della morte. In effetti la mia paura della morte non era tanto paura della fine, quanto paura dei cattivi odori. Bene, posso morire tranquilla ora. Grazie.
Non ringraziarmi. Sai, tra amici…
Che bella l’amicizia.
Già, è un organismo che tende a espandersi.
E dove arriva?
Non ha confini: l’amicizia cresce pagina dopo pagina, è fatta di mille bocche e di mille sorrisi.
Lascia stare i sorrisi.
Scusa, non volevo.
Non scusarti, dopo tutto sei il mio unico amico.
Che bella la nostra amicizia.
Sì.
Ma, l’amore?
L’amore è arrivato e mi ha superata, è arrivato mentre mi chinavo a raccogliere una moneta da terra, è arrivato non mi ha vista e se n’è andato: si aspettava una persona più alta.
Mai chinarsi se si aspetta qualcuno.
Non pensavo che avesse tanta fretta.
Ma no, lo sai, è che l’amore è cieco.
Pensavo fosse una metafora, una metafora per rendere l’amore sublime, incomprensibile, imprevedibile, inclassificabile.
Ma no, l’amore è proprio cieco.
Avrebbe potuto almeno inciampare in me!
Ti ha scartata di lato come si fa con gli ostacoli. Ripeto, l’amore è cieco nel senso che è pieno di pregiudizi, e non guarda per davvero, cioè vede solo ciò che vuole vedere: quasi sempre si ri-vede; e poi è bravissimo a scartare gli ostacoli tra sé e sé, e le incongruenze.
No, preferisco non crederti.
Come vuoi. Tanto il problema è cosa vuoi.
Piove ancora.
Quando sarai morta avrai molto tempo per pensare.
Già. Ora penso se trovo un pelo nel cappuccino; penso perché lo vedo, in realtà pensare è come una scossa, non è un fluire continuo, è come un’interruzione.
Sì, bisogna staccare la spina ogni tanto.
O camminare sulla neve: l’effetto è lo stesso.
Si pensa.
Già. Ed è per questo che quando diciamo all’altro "ti ho pensato molto", lo stiamo e ci stiamo ingannando: la durata non esiste, esiste la puntualità, e le interruzioni sono meno frequenti di quanto pensiamo, perché siamo abituati a pensare che pensare sia una cosa e non ciò che realmente è.
La tua è una posizione soggettiva.
Aspiro all’universalità.
È una nobile aspirazione. Ma dovresti smettere di fumare.
Ci penserò al prossimo cappuccino.
Mi sembra ragionevole.
La tua è una posizione condivisibile.
Quando sarai morta non avrai molto tempo per pensare.
Sì, ma quando?
Quando lo sarai, lo saprai.
Mi piaceva di più la storia dell’odore.
Non è una storia, è così. Da morta sarai un tripudio di odori crepitanti e avvolgenti.
Sarò cremata?
Solo se lo vuoi.
Sì, ma cosa voglio?
Te l’ho chiesto prima io!
E’che mi piacerebbe vivere all’estero.
Il pensiero puro è quello che si pensa da solo.
L’estero ti costringe a ripensarti.
Peli permettendo.
Sì, i peli sono fondamentali nella vita delle persone.
Considerazione non superflua.
Sei felice?
Ma come ti permetti!
Già, scusa.
...
Scusa scusa non volevo, è che a volte non so cosa mi prende e farfuglio, vaneggio e mi rendo ridicola e...
Sei solo un po’scossa, ma ti capisco.
Davvero?
Ad essere sincero, non lo so. Ma è così che si dice.
Capisco.
Eh, vedi?
Già.
Automatismi, si chiamano.
E come si fa a bloccarli, eliminarli, disattivarli?
Eh, questa operazione non è semplice: è un’operazione senza tasto, senza click.
Impossibile!
Incredibile!
Eppure oggi è tutto così facile, immediato, veloce e senza impegno...
Ma chissà domani...
Già, chissà. Magari oggi sorrido, e nel farlo ti adagio il mio sguardo sulle sopracciglia, e le tue sopracciglia mi fanno il solletico e..., magari oggi ti sorrido, così, spontaneamente, senza aspettarmi nulla ( figuriamoci la morte! ) e poi domani, o magari un attimo dopo, puf!, non ci sono più. Puf! E niente più sorrisi né sopracciglia, e niente più peli né pensieri.
Fossi in te smetterei di raccogliere monete da terra.
I rimorsi fanno parte della vita.
Fossi in te lascerei perdere le monete.
E della morte?
Abbi pazienza, ma non posso sapere tutto.
È che sembri sempre così convinto.
È una precauzione.
Detesto le precauzioni.
Sei una fatalista disamorata.
Vero. Ma come fai?
A sapere tutte queste cose di te?
No, a dire la cosa giusta al momento giusto. La verità non esiste, d’altronde.
Vero. Non esiste.

Tejah
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Cosa vogliamo?

04 maggio 2011 ore 21:22 segnala

Questa è la vita di alcuni di noi.
Questo è il sogno di molti di noi, troppi.
Una prigione dorata.
Un inganno tempestato di luccicanti diamanti.
Pensateci.
E gli altri?
Questa è la loro vita.
La vita di quelli che non hanno più sogni.
Che forse non ne hanno mai avuti.
Perchè i sogni sono un lusso laddove l'unica cosa che conta è sopravvivere.
Laddove non esistono desideri ma solo bisogni estremi.
Laddove la povertà, la fame, la guerra, la paura e l'odio sono gli inseparabili compagni di un insopportabile viaggio.
E loro lo sopportano.
Fino alla morte.
Perchè?
Rifletteteci.
E chi non ha o sogna una prigione fatta d'oro e pietre preziose, ma nemmeno vive il dramma della miseria e delle privazioni, che vita ha?
Può permettersi il lusso di sognare, di desiderare, di sperare, ma cosa mai potrà volere?
Già...cosa accidenti vogliamo noi, che non siamo né i prigionieri di quel mondo dorato, né i diseredati di quel mondo infame?
Cosa cerchiamo?
A cosa aspiriamo?
Noi siamo quelli liberi?
Quelli giusti?

Tejah
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« video » Questa è la vita di alcuni di noi. Questo è il sogno di molti di noi, troppi. Una prigione dorata. Un inganno tempestato di luccicanti diamanti. Pensateci. E gli altri? Questa è la loro vita. La vita di quelli che non hanno più sogni. Che forse non ne hanno mai avuti. Perchè i sogni sono...
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Oggi ho incontrato un vero onorevole

03 maggio 2011 ore 20:28 segnala
Oggi ho il cuore gonfio di dolore e di rabbia.
Mi ha lasciato l'uomo che amo? No.
Ho perso una persona cara? No.
Ho litigato furiosamente con un amico fraterno? Nemmeno.
Oggi è successa una cosa che mi ha completamente sconvolta.
Qualcosa che ha rivoltato il mio intimo come un calzino.
Qualcosa che non mi aspettavo per come si è materializzato.
Era inizio pomeriggio, io mi stavo preparando per uscire. Suonano alla porta. Io ero già in forte ritardo, imprecando ho pensato " ecco quel rompicoglioni del corriere...", ( aspettavo un pacco ).
Vado alla finestra in fretta e furia e vedo davanti al cancello di casa un ragazzo. Un ragazzo di colore. Un bellissimo ragazzo di colore. Non aveva più di vent'anni. Gli chiedo chi cercasse. Lui con estrema semplicità e dignità mi risponde " ho fame, signora ".
Sono rimasta in silenzio per qualche istante, ero come paralizzata. Non poteva essere vero, non volevo che fosse vero.
Mi riprendo e scendo giù. Lui mi guarda con quei meravigliosi occhi scuri, il suo viso è provato, ma il suo sorriso dolce e solare maschera la sua stanchezza, la sua disperazione.
Mi dice con un filo di voce " tu, signora sei unica aprire me ".
In quel momento ho avuto la devastante conferma a ciò che nella mia mente andava imprimendosi. A tutto ciò che sentiamo, leggiamo, vediamo ogni giorno, ma sempre troppo lontano da noi, anche quando quel troppo lontano è solo un passo.
Siamo noi a dare dimensioni alle cose. E quando ci conviene siamo tremendamente capaci di rendere un passo una distanza impossibile, incolmabile.
Mi sono chiesta quanta strada avesse percorso, a quante porte avesse bussato, quanti bravi e solidali cristiani gli avessero risposto " non ho tempo, scusa " oppure avessero fatto finta di non essere in casa. E poi, vanno in chiesa a rendere grazie a Dio come nulla fosse, con la loro caritatevole ipocrisia.
Ho pensato a tutti quelli che si riempiono la bocca di frasi ignobili come " basterebbe sparargli in mare " oppure, velatamente egoiste come " sì, ma già dobbiamo pensare a noi, mica possiamo raccogliere tutti i randagi " o, anche deliziosamente razziste tipo " già sopportiamo i terun, pur i neger l'è trop ". E poi li usano, li sfruttano, li trattano come bestie, con paghe da fame e ovviamente tutto in nero...e le fabbrichette proliferano!
Ho pensato a quanta dignità ci fosse nel suo dire " ho fame ", avrebbe potuto entrare in un supermercato e rubare, ma ha scelto di chiedere. Scegliere quando si è disperati come lui è un atto di grande dignità e onore.
Ed allora ho pensato ai nostri " onorevoli ", sì, quelli che siedono nei banchi del nostro parlamento, quelli belli pasciuti che paghiamo lautamente, gli stessi che intrallazzano, rubano, corrompono e si fanno corrompere, che ci prendono per il culo dal mattino alla sera, che ci raccontano che bisogna sacrificarsi per il proprio paese, e poi sono i primi a vendere loro stessi e il loro paese.
Questi " onorevoli " non hanno dignità, non hanno una patria, non hanno onore ed onorabilità.
Sono i mercenari di ieri, di oggi e di domani.
Come diceva il Principe di Salina nel Gattopardo " noi fummo i gattopardi e i leoni...chi verrà dopo, saranno le iene e gli sciacalli ".
Mentre nella mia testa si muoveva questo turbinio di pensieri, gli ho preparato un paio di panini, gli ho dato una bottiglia di acqua e dei soldi. Lui era felice, il suo sorriso era ancor più vivo, poteva finalmente tirare un sospiro di sollievo.
Mi ha ringraziata con la stessa dignità con cui ha scelto di chiedere aiuto.
In realtà sono io a doverlo ringraziare, perchè non credo di aver mai visto tanta dignità in tanta disperazione.
Oggi il mio cuore è sofferente e rabbioso, ma sono felice.
Oggi ho incontrato un vero onorevole. Tejah

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Oggi ho il cuore gonfio di dolore e di rabbia. Mi ha lasciato l'uomo che amo? No. Ho perso una persona cara? No. Ho litigato furiosamente con un amico fraterno? Nemmeno. Oggi è successa una cosa che mi ha completamente sconvolta. Qualcosa che ha rivoltato il mio intimo come un calzino. Qualcosa...
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Hey You!

02 maggio 2011 ore 03:22 segnala


Hey you,
Out there in the cold,
Getting lonely, getting old,
Can you feel me?
Hey you,
Don't help them to bury the light.
Don't give in, without a fight.
Hey you,
Out there on the road,
Always doing what you're told,
Can you help me?
Hey you,
Out there beyond the wall,
Breaking bottles in the hall,
Can you help me?
Hey you,
Don't tell me there's no hope at all.
Together we stand, divided we fall.
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« video » Hey you, Out there in the cold, Getting lonely, getting old, Can you feel me? Hey you, Don't help them to bury the light. Don't give in, without a fight. Hey you, Out there on the road, Always doing what you're told, Can you help me? Hey you, Out there beyond the wall, Breaking bottles ...
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Erano tre giorni...

01 maggio 2011 ore 20:16 segnala
Erano tre giorni che non mangiavo, o meglio, che non facevo un pasto decente. Erano tre giorni che lui non dormiva, o meglio, che faceva fatica ad addormentarsi. Lui diceva che era per il caldo, ma mentiva: il campione di verità scivolava su rivoli di sudore e nemmeno se ne accorgeva.
Erano dieci giorni che non mettevo una pentola sul fuoco, non lavavo bicchieri, non prendevo in mano una scopa, non spostavo un granello di polvere. L’ordine non mi attraeva, il pulito non mi attraeva. Per fare le cose occorreva un motivo, una spinta; un inciampo. Mi lavavo e mi vestivo, facevo qualche lavatrice perché mi servivano mutande e calzini, jeans e magliette, per muovermi quel minimo necessario alla sopravvivenza. La sopravvivenza, qualunque essa sia, è un motivo per fare le cose, una costrizione a farle, una necessità di farle. E allora mi lavavo e mi vestivo per sopravvivere. E quando uscivo in cerca della mia ( e sua ) sopravvivenza non avevo molta voglia di tornare a casa. Erano giorni che era così. Ma lui nemmeno se ne accorgeva. Per tornare ci vuole un motivo, così come per partire.
Erano tre giorni che non mangiavo, dieci che non mettevo una pentola sul fuoco, ed ogni sera dicevo “domani cambio le lenzuola del letto, sai, con tutto questo sudore!”, ma poi non lo facevo.
E lui nemmeno se ne accorgeva.
Tanto un letto è un letto, una sedia è una sedia, e la ragione è ragione. Che poi tutto questo non sia vero è impossibile dirlo. Come dire, le cose stanno così. La verità è una, verità verità vo’cercando, e verità trovo, io. Le tue sono solo rappresentazioni, idealizzazioni; le tue parole dipingono la verità a tuo piacimento e, in fin dei conti, sono solo un inganno: narrazione, nient’altro che narrazione! Ecco, a me la narrazione non interessa. Perché tu scrivi in un certo modo, scrivi di certe cose, ma quelle cose non stanno proprio così, anzi per niente. E verità, verità vo’cercando! E quando la trovo, mi fermo, estasiato. E l’apprezzo: apprezzare la verità è, in fondo, apprezzare la vita stessa. E lo puoi fare solo se annulli l’ego. Metti da parte te stessa. Dovresti provare, sai?
Fuori stavo bene e tornare mi faceva fatica.
Era il ritorno ad una tavola sguarnita ed un piatto vuoto, ad una televisione in sottofondo, a mucchi di polvere da ignorare e lavaggi da avviare. Lui diceva che non dormiva per il caldo, ma mentiva.
Erano tre giorni che non mangiavo decentemente e non c'era nessuno che cucinasse per me. E io mi dicevo " domani...domani, laverò le pentole e i bicchieri, laverò tutto, tappeti compresi. Domani punterò alla verità, chiuderò il mio ego in cantina, e con lui le ferite narcisistiche, le cicatrici da mancanza, e i giudizi della gente; domani i rubinetti del bagno saranno lucenti e gli smalti brillanti, e lo specchio, ah, lo specchio risplenderà nitido e senza macchie. Domani. " Tejah
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« immagine » Erano tre giorni che non mangiavo, o meglio, che non facevo un pasto decente. Erano tre giorni che lui non dormiva, o meglio, che faceva fatica ad addormentarsi. Lui diceva che era per il caldo, ma mentiva: il campione di verità scivolava su rivoli di sudore e nemmeno se ne accorgeva. ...
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My sister...

30 aprile 2011 ore 19:10 segnala


Lei: “Ti faccio sapere quando il mio salvatore sloggia.”
Io: “Salvatore è una parola impegnativa.”
Lei: “Salvatore è una parola che mi scassa la minchia, sister.”

Ok, sister, come vuoi tu, sister; come fai tu, sister, va bene. Ti sei messa in casa un salvatore senza dirmi nulla, e ora cerchi la mia complicità, sister. O collusione. Ma io non firmo, no; non lo firmo questo atto di boicottaggio di te stessa, me ne lavo le mani, dopo tutto me le lavavo già prima, prima di essere informata dei fatti, e i fatti si son compiuti lontano da me, mentre già mi lavavo le mani, queste mani ignare e innocenti. Senti che profumo, sister.
Ok, sister, ti sei messa in casa un salvatore, ed io non dico nulla, proprio nulla; ma sento odore di boxer e di calzini; tu no? Sento odore di profanazione; tu no? E di usurpazione?

La casa è sacra, sister. Le sue pareti sono le tue, la sua solidità è la tua; il suo intonaco, il tuo smalto. La casa per te, sister, è sacra. Tu sei sacra.
Eppure, ti sei messa in casa un salvatore. Come tu dici, come tu vuoi, sister; e come tu fai, va bene. Ma per me salvatore è una parola impegnativa tanto quanto corruttore o guastatore. Non so come dire: è roba seria. Bisogna essere bravi, per questo.
Sister, fatti un giro attorno al salvatore che ti sei messa in casa; e osservalo in silenzio. Di’ al tuo rantolo di tacere. Almeno per qualche minuto. Taci, sister, e guarda.

Sì, sister, lo so, vedi un salvatore senza spine e senza corona, con il culo affondato nella tua poltrona.
Sì, sister, lo so: è un momento un po’così, uno di quelli in cui ci si aggrappa a tutto, a tutti; uno di quei momenti in cui si è senza riparo, proprio nella propria casa; uno di quei momenti in cui i buchi sono ovunque, e si allargano, ed esalano rantoli.
Ok, sister, mi fai sapere tu. Quando vorrai, quando potrai, quando sarai pronta tu; e andrà bene così. Ma io non firmo, no; ho mani troppo innocenti.
Come troppo?, tu mi dici; l’innocenza non è forse un concetto compiuto, senza scale e senza sfumature?

Sì, sister, è tutto vero. Ma senti qui che profumo, sister, senti?
Cos’è, rosa, muschio o ciclamino? Tejah
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« immagine » Lei: “Ti faccio sapere quando il mio salvatore sloggia.” Io: “Salvatore è una parola impegnativa.” Lei: “Salvatore è una parola che mi scassa la minchia, sister.” Ok, sister, come vuoi tu, sister; come fai tu, sister, va bene. Ti sei messa in casa un salvatore senza dirmi nulla, e ...
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Gli indifferenti

29 aprile 2011 ore 19:27 segnala

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani" (…) Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L'indifferenza è il peso morto della storia. (…)
L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. (…)
Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.
Antonio Gramsci, febbraio 1917

Vogliamo continuare ad essere così?
Tejah
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« video » Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani" (…) Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L'indifferenza è il peso morto della storia. (…) L'indifferenza opera potentemente nella storia...
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Tejah - Test

27 aprile 2011 ore 19:30 segnala
Oggi vi propongo questo test creato esclusivamente dalla lucida follia che mi contraddistingue, e che i più saggi ed illuminati di voi mi riconoscono senza dubbio alcuno. Siete pronti? Ok, si parte... ;-)

1. Esiste un colore che voi detestate in modo assoluto e che forzatamente siete costretti ad usare ( lavoro, cerimonie, ecc. )?
Se sì, cosa vedete o non vedete in tale colore che ve lo rende così antipatico?

2. State passeggiando con una persona che vi interessa, è il primo vero incontro, e mentre state chiacchierando si avvicina a voi un uomo che vi chiede l'elemosina. La cosa vi imbarazza?
Se sì, come si manifesta concretamente la vostra reazione?


3. Quali emozioni vi suscita il colore viola?
Lo indossereste tranquillamente ad un matrimonio, un battesimo ad una qualsiasi cerimonia classica?

4. Camminando lungo una via trovate una banconota da 100 euro per terra, mentre state per raccoglierla, esce dal negozio davanti a voi una persona che nota il tutto. Come vi comportate?
La presenza di questa persona modifica o condiziona in qualche modo il vostro agire?


5. Se doveste macellare voi, con le vostre stesse mani gli animali che comunemente trovate nel vostro piatto, trovereste difficoltà nel farlo?
Se sì, quali?
E se queste difficoltà fossero insormontabili per voi, a cosa sareste disposti ad arrivare per trovare qualcuno che lo faccia al posto vostro?
Prendereste in considerazione l'idea di non farlo e di non farlo fare a nessun altro?

6. Esiste un colore, un sapore o un odore a cui non potreste mai rinunciare?
Se sì, cosa vi lega in modo così stretto?


7. Vi trovate in compagnia di amici, ad una cena, iniziano discorsi di sapore vagamente razzista e sessista, alcuni vostri amici manifestano apertamente intolleranza verso i gay, verso gli stranieri e verso le donne. Voi avete idee diverse ma siete gli unici ad averle. Come vi comportate?
Il fatto di essere soli condiziona la vostra posizione?
Vi esponete nonostante il rischio di una discussione accesa e dura oppure finite per ridere a denti stretti delle colorite battute dei vostri amici?

8. Esiste una canzone che ogni volta che ascoltate vi lacera dentro, vi scava nelle viscere irrimediabilmente?
Se sì, quale?
Come descrivereste ciò che provate ascoltandola?


9. C'è una persona che vi crea difficoltà e forte disagio. Vi detesta ed il suo unico e preciso scopo è vendicarsi di voi. Per porre in atto la sua vendetta è pronta ad utilizzare i mezzi più subdoli, fino alla manipolazione degli altri. Istintivamente vi difendereste in modo fermo e deciso, a viso aperto, ma questo implicherebbe il trascinare dentro altre persone con conseguenze prevedibili ed inevitabili. Come vi comportereste?
Il vostro legittimo desiderio e bisogno di difesa avrebbe il sopravvento su tutto il resto?
Le altre persone possono essere sacrificate in nome del vostro più che legittimo bisogno?
Esiste un'alternativa?

10. Si dice che ogni uomo abbia un prezzo. E' davvero così?
Siamo davvero tutti in vendita?
Il vostro prezzo quale è?


11. Esiste qualcosa di inconfessabile in voi? ( e non mi rispondete con il banalissimo "seee, mica lo vengo a dire certo a te..." )
Approfittate dell'anonimato, ma se decidete di farlo, fatelo con onestà.

12. Che rapporto avete con i fiori?
Esiste un fiore che ha contraddistinto un particolare evento della vostra esistenza?
Cari maschietti non createvi problemi nel rispondere a questa domanda, nessuno penserà male di voi... ;-)


Allora buon test a tutti... :rosa Tejah
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« immagine » Oggi vi propongo questo test creato esclusivamente dalla lucida follia che mi contraddistingue, e che i più saggi ed illuminati di voi mi riconoscono senza dubbio alcuno. Siete pronti? Ok, si parte... ;-) 1. Esiste un colore che voi detestate in modo assoluto e che forzatamente siete...
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27/04/2011 19:30:38
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Ero tanto innamorata...

26 aprile 2011 ore 23:38 segnala


Era estate, fine pomeriggio. Lui era in costume da bagno, un costume a mezza coscia, con una polo color rosa piuttosto sbiadito sopra. Aveva guidato per cento chilometri in ciabatte e con un costume umidiccio addosso solo per venirmi a prendere e portarmi da lui, o meglio, a cena da una coppia di amici suoi, nella sua città e nella loro villa.
Era venuto a prendermi, avremmo cenato, e poi mi avrebbe riaccompagnata a casa.
Aveva guidato per cento chilometri e poi ne avrebbe fatti altri cento e poi cento ancora, solo per portarmi ad una cena. Ci teneva.
Aveva guidato in ciabatte col finestrino abbassato e la sigaretta appesa al labbro, aveva guidato col sedere ancora bagnato perché non poteva aspettare, perché doveva arrivare il prima possibile, e abbagliarmi col suo sorriso.
Ero salita in macchina euforica, ma senza costume: lui mise il broncio perché nella villa c’era la piscina e avremmo potuto fare il bagno insieme (lui era stato in ammollo tutto il pomeriggio!).
Ma già scorgevo l’imbrunire, e c’erano cento chilometri da fare, e due persone nuove da incontrare (il suo migliore amico - il suo amico fraterno! - e la moglie) e non volevo mettermi in mutande già dalla prima volta.
Ma sì, ci saranno altre occasioni, e poi la villa è a loro disposizione tutto il mese, vedrai, è una villa immensa, con la piscina e il parco, vedrai, è proprio un villone, roba da ricchi – disse per dimenticare il broncio. Il broncio non gli si addiceva; il sorriso sì. Sorrideva in ogni circostanza, ed io ero così innamorata da ammirare estasiata la sua capacità di sorridere in ogni circostanza, nessuna esclusa, e per motivi diversi, se non opposti. Lui sorrideva sempre, e al sorriso abbinava quasi sempre una risata risatina o esplosione di riso. Ed io lo guardavo rapita, innamorata della sua giovialità.
Era affamato il mio amore...gli ultimi chilometri li aveva fatti in stato ipnotico, con le pupille dilatate e fisse, la bocca dischiusa e un fil di bava che si allungava sul colletto della polo rosa-sbiadito.
Ero innamorata di lui, il suo appetito mi commuoveva, nutrirlo mi inorgogliva.
Inoltre stavo per conoscere il suo migliore amico, il suo punto di riferimento professionale e affettivo, la sua memoria storica!
Il sole s’appressava alle montagne, il cielo era metà blu e metà rosa con al centro un filo rosso di fuoco. Ed io ero tanto innamorata.
Il vialetto ghiaioso ci portò ad una villa di solida geometria; da fuori:una composizione di cubiche volumetrie, moduli a incastro, linee rette e spigolosità; entrando: uno spazio disarticolato, su più livelli, un cromatismo bianco nero esasperato, e una cucina ahimè scomoda e disfunzionale. E corridoi inutili e vetrate scorrevoli ovunque. E poi bagni vetusti e arredamento consunto, e una patina di fasto e di gusto, ormai passati, a ricoprire il tutto.
Il vialetto ci aveva condotti ad una fatiscente villa anni Settanta, ma ero tanto innamorata, e pensai: una villa demodée!
C’era la piscina, e tutt’intorno un giardino inselvatichito.
Poggiai il dolce che con cura maniacale avevo preparato per l'occasione su una superficie bianco laccata, e sorrisi.
L. stava affettando dei peperoni, mi proposi di aiutarla.
R., il marito, l’amico fraterno!, parlava al cellulare e mi fece un cenno di saluto con la mano tolta dalla tasca dei bermuda.
Il mio amato in mutande sgattaiolò dalla cucina attraverso una vetrata scorrevole, calpestò l’erba fino alla piscina, lanciò le ciabatte in aria e si tuffò, polo compresa.
Il sole s’era portato il filo rosso dietro le montagne. L’aria sapeva di fresco, l’acqua anche. Ed io affettavo peperoni sotto una luce bianca.
Dopo il tonfo, gli spruzzi e qualche bracciata, il mio amato riemerse sull’erba, tutto fradicio e tremante. Un pulcino intirizzito che tutto si stringeva a sé per placare i brividi. E mentre li placava, sorrideva, mi sorrideva, ed io lo guardavo, al di qua della vetrata scorrevole col coltello sul tagliere, e pensai: che cogl… che tipo naif, il mio amore!
Ero tanto innamorata.
Lo vidi correre in una stanza, gocciante e ciabattante.
Quando tornò, aveva indosso una polo asciutta color prugna e un costume anch’esso asciutto, ma asciutto prima del lavaggio perché un rigo di salsedine lo attraversava a metà.
Quando tornò, io affettavo ancora peperoni; lui mi strappò d’impeto al tagliere e tutto emozionato bisbigliò: facciamo un giro in giardino?
L. ci guardò uscire senza protestare, prese il coltello e continuò ad affettare.
Il giardino era un lembo di terra brulla con qualche cespuglio verde spelacchiato ma resistente, e ciottoli sparsi; il lembo di terra brulla girava intorno alla villa, e lui ci teneva a farmi fare un giro intorno alla villa.
Fa freschino, disse lui sorridendo, meno male che avevo il costume del mare! – e calciò una pigna secolare. Poi si fermò, mugugnò qualcosa, e mi spinse contro il muro. Il muro mi raschiava le braccia ma non dissi nulla, accecata dal biancore dei suoi denti. In fondo ero tanto innamorata.
Sussurrai che non stava bene; protestai che non era il momento. Ma non era vero.
Difatti lui non capiva. Difatti lui non sentiva.
C’è del marcio, in questo posto, pensai.
Dalla mutanda del costume del mare esalarono prima odori marini; poi odori di mercato; quindi odori di pesce scongelato e ricongelato, di pesce irrimediabilmente scaduto, pesci senz’occhi che neanche l’ammoniaca avrebbe potuto salvare.
Pensai al tagliere abbandonato in cucina, a tutti i peperoni ancora da tagliare...
Mi feci guidare dal ricordo del loro afrore e abbandonai il retro della villa.
Nel tratto di giardino che mi conduceva alla cucina pensai – semplicemente – bidet!
Dopo tutto ero tanto innamorata, e il francese, si sa, è la lingua dell’amore. Tejah
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« immagine » Era estate, fine pomeriggio. Lui era in costume da bagno, un costume a mezza coscia, con una polo color rosa piuttosto sbiadito sopra. Aveva guidato per cento chilometri in ciabatte e con un costume umidiccio addosso solo per venirmi a prendere e portarmi da lui, o meglio, a cena da ...
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26/04/2011 23:38:33
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