A tutti quelli che ancora si commuovono.

20 marzo 2017 ore 05:54 segnala




A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.
Ai pazzi per amore, ai visionari,
a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.
Agli uomini di cuore,
a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro.
A tutti quelli che ancora si commuovono.
Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.
A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.
Ai poeti del quotidiano.
Ai “vincibili” dunque, e anche
agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.
Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.
A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali,
ancora si sente invincibile.
A chi non ha paura di dire quello che pensa.
A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.
A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.
A tutti i cavalieri erranti.
In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene…
a tutti i teatranti.



Miguel de Cervantes, Don Chisciotte



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« immagine » A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento. Ai pazzi per amore, ai visionari, a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno. Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti. Agli uomini di cuore, a coloro che si ostinano a credere nel sentimento pu...
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Resta come sei

17 marzo 2017 ore 09:46 segnala




Cerca di accettarti così come sei.
Non cambiare per piacere agli altri.
Chi ti ama accarezzerà le tue insicurezze.
Chi vorrà starti accanto
si accoccolerà alle pieghe della tua anima.
Sii te stesso sempre.
Fatti un dono vero, resta come sei!


Alda Merini


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« immagine » Cerca di accettarti così come sei. Non cambiare per piacere agli altri. Chi ti ama accarezzerà le tue insicurezze. Chi vorrà starti accanto si accoccolerà alle pieghe della tua anima. Sii te stesso sempre. Fatti un dono vero, resta come sei! Alda Merini
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Sul filo degli anni

14 marzo 2017 ore 06:47 segnala

August Macke - Seiltänzer. 1914



Si cammina sul filo degli anni
da esperti funamboli.
È un difficile andare ma si va.
E intanto il mondo, attorno,
muta faccia e colore.
Senza posa
ogni creata cosa
in poco d’ora ci diventa strana.
E con le cose ci mutiamo noi,
d’oggi in domani.
Solo sta fermo nel fondo di noi
quel nostro tempo primo,
l’infanzia, all’ombra della madre, sotto
il crocifisso piccolo di avorio.


Diego Valeri




Oggi il mio pensiero va ad una persona della mia infanzia.
Quella che mi ha insegnato a intrecciare le ceste per le olive.
Quella che mi ha insegnato a fare i muri.
Quella che mi ha insegnato che la vita è bella.
Quella che mi ha insegnato il rispetto per le persone più grandi di me.
Quella che mi diceva : "dì sempre quello che pensi ,tanti non ti crederanno,
chi ti conosce lo farà sempre".
Mio Nonno.
Un Grande Uomo!



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« immagine » August Macke - Seiltänzer. 1914 Si cammina sul filo degli anni da esperti funamboli. È un difficile andare ma si va. E intanto il mondo, attorno, muta faccia e colore. Senza posa ogni creata cosa in poco d’ora ci diventa strana. E con le cose ci mutiamo noi, d’oggi in domani. Solo...
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Puoi sentirmi?

11 marzo 2017 ore 21:47 segnala



Di che cosa è fatto un cuore
E di che colore è?
Cosa c’entra con l’amore
Cosa a che fare lui con me
Che non mi nascondo neanche dietro a un dito
Né ho mai acceso un cero dietro te
Tu cuore
Ma quante volte mi hai tradito
A quale gioco giochiamo io e te
Puoi sentirmi, puoi capirmi,
puoi scordarti di me?
Io stasera faccio a meno anche di te
Tu non hai niente più da dirmi
Né io niente da dire a te
Ma poi tu mi svegli la mattina
E mi fai pensare che
Forse cè una scorciatoia
Per tenerti ancora qui con me
Mi capisci?
Ho bisogno che ti fidi
E se sbaglio, quando sbaglio stai con me
È così che stanno insieme due amici…


Lucio Dalla


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« immagine » Di che cosa è fatto un cuore E di che colore è? Cosa c’entra con l’amore Cosa a che fare lui con me Che non mi nascondo neanche dietro a un dito Né ho mai acceso un cero dietro te Tu cuore Ma quante volte mi hai tradito A quale gioco giochiamo io e te Puoi sentirmi, puoi capirmi, pu...
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Sensazione

03 marzo 2017 ore 07:11 segnala



I miei pensieri sono qualcosa che la mia anima teme.
Fremo per la mia allegria.
A volte mi sento invadere da
una vaga, fredda, triste, implacabile
quasi-concupiscente spiritualità.

Mi fa tutt'uno con l'erba.
La mia vita sottrae colore a tutti i fiori.
La brezza che sembra restia a passare
scrolla dalle mie ore rossi petali
e il mio cuore arde senza pioggia.

Poi Dio diventa un mio vizio
e i divini sentimenti un abbraccio
che annega i miei sensi nel suo vino
e non lascia contorni nei miei modi
di vedere Dio fiorire, crescere e splendere.

I miei pensieri e sentimenti si confondono e formano
una vaga e tiepida anima-unità.
Come il mare che prevede una tempesta,
un pigro dolore e un'inquietudine fanno di me
il mormorio di un incalzante stormo.

I miei inariditi pensieri si mescolano e occupano
le loro interpresenze, e usurpano
gli uni il posto degli altri. Non distinguo
nulla in me tranne l'impossibile
amalgama delle molte cose che sono.

Sono un bevitore dei miei pensieri
l'essenza dei miei sentimenti inonda la mia anima...
La mia volontà vi si impregna.
Poi la vita ferma un sogno e fa sfiorire
la bellezza nel dolore dei miei versi.


Fernando Pessoa





Le sensazioni sono vita...
la sensazione di sentire vicino una persona lontana...
la sensazione che domani sarà migliore...
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« immagine » I miei pensieri sono qualcosa che la mia anima teme. Fremo per la mia allegria. A volte mi sento invadere da una vaga, fredda, triste, implacabile quasi-concupiscente spiritualità. Mi fa tutt'uno con l'erba. La mia vita sottrae colore a tutti i fiori. La brezza che sembra restia a ...
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Mattia e Alice

28 febbraio 2017 ore 13:31 segnala



I numeri primi sono divisibili
soltanto per 1 e per sè stessi.
Se ne stanno al loro posto
nell’infinita serie dei numeri naturali,
schiacciati come tutti fra due,
ma un passo in là rispetto agli altri.
Sono numeri sospettosi e solitari e
per questo Mattia li trovava meravigliosi.

Certe volte pensava che in quella sequenza
ci fossero finiti per sbaglio,
che vi fossero rimasti intrappolati
come perline infilate in una collana.
Altre volte, invece, sospettava
che anche a loro sarebbe piaciuto
essere come tutti, solo dei numeri qualunque,
ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.

In un corso del primo anno Mattia
aveva studiato che tra i numeri primi
ce ne sono alcuni ancora più speciali.
I matematici li chiamano primi gemelli:
sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini,
anzi, quasi vicini,
perchè fra di loro vi è sempre un numero pari
che gli impedisce di toccarsi per davvero.
Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19,
il 41 e il 43.

Se si ha la pazienza di andare avanti a contare,
si scopre che queste coppie via via si diradano.
Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati,
smarriti in quello spazio silenzioso
e cadenzato fatto solo di cifre
e si avverte il presentimento angosciante
che le coppie incontrate fino a lì
fossero un fatto accidentale,
che il vero destino sia quello di rimanere soli.

Poi, proprio quando ci si sta per arrendere,
quando non si ha più voglia di contare,
ecco che ci si imbatte in altri due gemelli,
avvinghiati stretti l’uno all’altro.

Tra i matematici è convinzione comune
che per quanto si possa andare avanti,
ve ne saranno sempre altri due,
anche se nessuno può dire dove,
finchè non li si scopre.

Mattia pensava che lui e Alice erano così,
due primi gemelli, soli e perduti,
vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.
A lei non l’avava mai detto.


Paolo Giordano da “La solitudine dei numeri primi”



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« immagine » I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per sè stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigli...
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Ogni sentimento ha il suo colore.

27 febbraio 2017 ore 06:35 segnala




Ogni sentimento ha il suo colore.
E quando le troppe emozioni ti confondono,
basta chiudere gli occhi per riconoscerle.
Io so già cosa vedrei.
Vedrei tutti i colori dell’arcobaleno,
perché tu sei il rosso dell’amore possibile
e il viola di quello perduto,
il verde dell’amicizia che non morirà mai
e il giallo della felicità assoluta.
Eppure, se sei diventato la mia vita, è stato solo per caso.
Oggi so che se l’amore ti cerca,
spetta a te farti trovare.
Per questo occorre lasciare
aperte tutte le porte: non sai mai chi potrebbe entrare,
cosa ti potrebbe portare.
Amo i colpi di scena.
Mi è sempre piaciuto sperimentare,
avventurarmi lungo strade sconosciute.
E poi ho incontrato te,
il più inatteso degli imprevisti.
Con te rinasco ogni giorno: parto verso pianeti inesplorati,
percorro sentieri mai battuti, senza perdermi mai.


Sei la mia vita - Ferzan Ozpetek






















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« immagine » Ogni sentimento ha il suo colore. E quando le troppe emozioni ti confondono, basta chiudere gli occhi per riconoscerle. Io so già cosa vedrei. Vedrei tutti i colori dell’arcobaleno, perché tu sei il rosso dell’amore possibile e il viola di quello perduto, il verde dell’amicizi...
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Vivi !

16 febbraio 2017 ore 10:56 segnala




Ho perdonato errori quasi imperdonabili,
ho provato a sostituire persone insostituibili
e dimenticato persone indimenticabili.
Ho agito per impulso, sono stato deluso
dalle persone che non pensavo lo potessero fare,
ma anch'io ho deluso.
Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo;
mi sono fatto amici per l'eternità.
Ho riso quando non era necessario,
ho amato e sono stato riamato,
ma sono stato anche respinto.
Sono stato amato e non ho saputo ricambiare.
Ho gridato e saltato per tante gioie, tante.
Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità,
ma mi sono bruciato il cuore tante volte!
Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto.
Ho telefonato solo per ascoltare una voce.
Io sono di nuovo innamorato di un sorriso.
Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e...
ho avuto paura di perdere qualcuno
molto speciale (che ho finito per perdere)...
ma sono sopravvissuto!
E vivo ancora! E la vita, non mi stanca...
e anche tu non dovrai stancartene.
Vivi! È veramente buono battersi con persuasione,
abbracciare la vita e vivere con passione,
perdere con classe e vincere osando,
perché il mondo appartiene a chi osa!
La Vita è troppo bella per essere insignificante!


Charlie Chaplin



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« immagine » Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia p...
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Il cuore ha le sue ragioni...

13 febbraio 2017 ore 17:52 segnala


Il cuore ha le sue ragioni
che la ragione non conosce.

Pascal




Si vede bene solo con il cuore.
L'essenziale è invisibile agli occhi.

Antoine de Saint-Exupéry




Il cuore è una ricchezza che non si vende
e non si compera, ma si regala.

G. Flaubert




Diffida di tutto,
tranne di quello che ti dice il tuo cuore.

Susanna Tamaro






Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.
E in te l’illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l’onda.
Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.
Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.


Pablo Neruda









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« immagine » Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Pascal « immagine » Si vede bene solo con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi. Antoine de Saint-Exupéry « immagine » Il cuore è una ricchezza che non si vende e non si compera, ma si regala. G. Flaubert ...
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“Una volta non c’era affatto”

11 febbraio 2017 ore 14:00 segnala



Questa è una storia che, per quanto vera,
non parte con “Una volta c’era”,
ma inizia invece a narrar del fatto con
“Una volta non c’era affatto”,
Perché all’inizio del tempo antico,
quando vestiva foglie di fico
o pelli, quando poteva averne,
l’uomo viveva nelle caverne
e come un bruto si comportava,
menando tutti con la sua clava,
portando infine questo abominio
nelle riunioni di condominio,
così che tutti, ladri ed onesti
si ritrovavan con gli occhi pesti:
ecco, a quel tempo, un tempo infame,
su questa terra non c’era il pane.
C’era però fra le piante incolte,
che non venivano mai raccolte,
un arboscello dal fusto in riga
che terminava con una spiga,
che nasce d’inverno, sotto la neve,
ma poi diventa, per farla breve,
frutto maturo, per la sua natura
a inizio d’estate, nella calura.
Ci fu qualcuno, chissà chi è stato,
stufo di pranzi da disgraziato,
un tipo sveglio, con gli occhi acuti,
fra quegli uomini tutti barbuti
e donne tristi come epitaffi,
fra cui più d’una aveva i baffi,
che, dando prova del suo talento,
disse “Orca vacca, questo è frumento!”
Quell’uomo rifece, fiutando a naso,
ciò che natura affidava al caso:
arò, zappò, preparò una serra,
prese quei semi e li mise in terra
e faticò fino a che il sedere,
che ha una forma sua di paniere,
cioè rotondo, gli si fece a cubo,
mentre chi invece non faceva un tubo
lo derideva per la sua fatica
con frasi pungenti come l’ortica
e criticava quel farsi il mazzo
come lo stupido critica il pazzo,
quello che fa cose nuove o strane,
come chi ha i denti e vuole il pane,
ma porta il mondo allo stato in cui
o prima o dopo, ha ragione lui.
Così, un bel giorno, non dopo molto,
ci fu alla fine un bel raccolto
di chicchi biondi, gialli come il sole:
tutti dicevano “Ma chi li vuole…!?
Che ci facciamo con questi chicchi?”
E, per disprezzo, davan dei picchi
sopra quel frutto della fatica
e quegli idioti non sapevan mica,
così facendo, di dare l’avvio,
al mal concetto del tuo e del mio,
che già in quel tempo così lontano
c’era l’invidia per chi fa il grano…
L’uomo tornò dopo il disastro
e dato ch’era proprio un furbastro
vide che il frutto del batti e batti
non era cosa d’andar nei matti
ma era una polvere bianca e leggera
con un profumo di primavera
e quando vide la polverina
disse “Orca vacca, questa è farina!”
Si sa, la strada quando s’è presa
dal verso giusto, corre in discesa:
l’uomo di genio si guardò intorno
e in un momento t’inventò il forno,
anche se dopo quella creazione,
dovette chiedersene la ragione:
“Va bè’, t’ho fatto, ora che nervi…
adesso che esisti, a cosa servi?”
Per un momento restò perplesso
ma poi quell’uomo disse a sé stesso
“Lo scoprirò, ma mentre attendo,
io quasi quasi ora lo accendo…”
La sua tribù lo prendeva in giro,
mentre vedevano che col respiro
soffiava dentro a quel nuovo gioco
per attizzare le fiamme al fuoco:
“Cosa combina, ma che cosa fa,
che soffia dentro a quel “coso” là?
Se c’era un dubbio, sembra che adesso
sia confermato: è proprio un fesso!”
Venne dal mare un temporale,
con lampi, tuoni, pioggia infernale.
Per non bagnarsi, scapparon certo
in una grotta tutti al coperto.
Scappò anche l’uomo che lavorava
vicino al fuoco che scoppiettava:
“Di un raffreddore ne faccio a meno
forse son pazzo, ma non son scemo!”
Quando tornò con l’arcobaleno
che attraversava un cielo sereno,
vide che l’acqua ch’era cascata
dal cielo scuro s’era mischiata
fortuna volle, quanto ne basta,
con la farina fuori rimasta,
in un miscuglio che, tira e molla,
più che una pasta sembrava colla.
Forse un’idea non spaccherà un capello,
ma come un lampo taglia il cervello
in un istante, da cima a fondo,
ed è un istante che cambia il mondo.
A quella pasta, quel pensiero astratto,
lui diede forma di un disco piatto
e lo infilò, con un gesto attento,
nel forno acceso che non s’era spento.
Passò del tempo, ma nemmeno tanto
cuoceva il tutto e lui ci stava accanto
bello tranquillo, pur senza sapere,
che prima era un uomo, ora un panettiere.
Ne uscì un profumo che arrivò lassù
dove viveva l’intera sua tribù
che spinta dal richiamo dell’olfatto
venne a vedere ciò che aveva fatto:
vennero giù coi denti preparati
come di solito fanno gli affamati
per controllare se quel buon odore
fosse abbinato con un buon sapore.
Quando c’è fame non ci si fa caso
però c’è sempre quel che storce il naso:
“E’ buono sì, però ci sembra un muro
l’ha appena fatto ed ecco che è già duro!”
Quel panettiere senza una licenza,
che allora ancora si faceva senza,
che però aveva tutti gli attributi
che gli giravano, disse: “Cornuti!”,
disse: “Di fisime ne avete tante,
che non è duro…solo un po’ croccante!
Frenate dunque la vostra stizza,
che volevate, fosse già una pizza?
Migliorerò questo mio prodotto
che sia ben morbido quando sia cotto
e infine, quando sarà sul desco,
più sarà caldo più sarà fresco:
dirà in un modo che val per tutti,
per alti e bassi, per belli e brutti,
in un concetto nobile e arcano
che il pane nostro sia quotidiano,
dirà alla luce di un’altra fame
che non si vive di solo pane
e verrà un tempo, molto vicino,
di pane al pane, di vino al vino,
e per gli uomini crudi e violenti
ci sarà pane per i loro denti,
sarà così che, piaccia o non piaccia,
gli sarà reso pan per focaccia.
Chi vede un fatto ben più scontato,
che può esser zuppa o pan bagnato,
mangi in silenzio le pagnotte gialle
e non stia lì a rompere le palle!”
Ecco la storia, forse sarà vera
soltanto in parte, oppure tutta intera,
perché fra tanti “C’era una volta…”
è il risultato quello che conta.
Da quell’arbusto col fusto in riga
che sale al cielo con una spiga,
da un uomo preso nel suo lavoro
nasce quel piccolo capolavoro:
in un bisticcio fra estate e inverno
cotto in un forno che par l’inferno,
farina, acqua, lievito e strutto,
si chiama pane e questo è tutto.


Tratta dal libro “Ughetto racconta”




Letta da Paolo Rossini















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« immagine » Questa è una storia che, per quanto vera, non parte con “Una volta c’era”, ma inizia invece a narrar del fatto con “Una volta non c’era affatto”, Perché all’inizio del tempo antico, quando vestiva foglie di fico o pelli, quando poteva averne, l’uomo viveva nelle caverne e come un br...
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