Passato presente futuro

20 giugno 2017 ore 15:39 segnala




Io fui. Ma quel che fui più non ricordo:

polvere a strati, veli, mi camuffano

questi quaranta volti disuguali,

logorati da tempo e mareggiate.

Io sono. E quel che sono è così poco:

rana fuor dello stagno che saltò,

e nel salto, alto quanto più si può,

l’aria di un altro mondo la schiattò.

C’è da vedere, se c’è, quel che sarò:

un viso ricomposto innanzi fine,

un canto di batraci, pure roco,

una vita che scorre bene o male.


Josè Saramago






Le tre Età dell'uomo
di Giorgione
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« immagine » Io fui. Ma quel che fui più non ricordo: polvere a strati, veli, mi camuffano questi quaranta volti disuguali, logorati da tempo e mareggiate. Io sono. E quel che sono è così poco: rana fuor dello stagno che saltò, e nel salto, alto quanto più si può, l’aria di un altro mond...
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20/06/2017 15:39:12
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Commenti

  1. friar 21 giugno 2017 ore 05:32
    Complicata questa poesia che disegna un uomo logorato dalla vita e quasi rassegnato sul suo futuro. Non leggo anima, né sussulti. Diciamo che non mi ha entusiasmato, ma forse mi sono sbagliato :rosa
  2. antioco1 21 giugno 2017 ore 10:37
    Saramago stupendo molto bello il tuo blog ciao cara amica Pina
  3. tex.965 22 giugno 2017 ore 11:46
    @friar:

    Questo è lo stile si Saramago, un poeta che cerca di parlare sempre della condizione dell'uomo. Quando un poeta scrive una poesia lo fa seguendo le sue esperienze, a maggior ragione lui. Così come facciamo noi quando ne scegliamo una, lo facciamo sempre in base ad un motivo dettato dalla situazione in cui ci troviamo. Saramago da una sua visione delle fasi della vita, per come le vede in un preciso momento della sua esistenza, non credo però che questo significhi che la sua poesia sia senza anima. :rosa

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