Respect

19 settembre 2017 ore 21:12 segnala
Il fumo della sigaretta disegnava strani intrecci grigi nel buio di quella stanza illuminata soltanto dai fari delle auto di passaggio che si riflettevano sui vetri dell'appartamento.
Nella penombra, sulla sua poltrona, Mr Dark ripercorreva gli ultimi anni. Non era la notte di San Silvestro quando abitualmente si fanno certi pensieri, ma lui era una persona per nulla comune.
Negli ultimi anni aveva avuto modo di frequentare diverse donne. Con alcune aveva condiviso molto della sua vita e parte della sua oscurità.
Tutte in qualche modo avevano saputo entrare nei meandri della sua mente. Chi con estrema dolcezza, chi con sensualità, chi poco a poco con pazienza, chi con intelligenza, chi con ironia, chi con astuzia, chi con arguzia. Tutte caratteristiche che aveva sempre cercato senza trovarle in un'unica persona.
Ripensava a colei che lo aveva sedotto con intelligenza, arguzia e dolcezza, che era riuscita anche ad arrivare al suo cuore di pietra e che l'aveva deluso nel profondo, dimostrandosi alla fine un'ottima bugiarda traditrice. Dopo qualche tempo era venuto in contatto con colei che tra dolcezza ed ironia l'aveva conquistato, concedendosi più volte, attirata dalla sua passionalità. Ottenuto ciò che desiderava e non aveva più da tempo, aveva mostrato la sua vera acida essenza, facendo addirittura la puritana che si scandalizza con certi doppi sensi che prima erano motivo di gioco ed ilarità tra loro.
Un'altra si era avvicinata con molto tatto, in punta di piedi, con una pazienza degna di una santa. Nonostante avesse assaggiato la sua oscurità non era fuggita, ma anzi, l'aveva condivisa con lui. Peccato avesse dimostrato che aprirsi a quel modo era cosa comune al mondo, non solo dedicata a loro due.
Poco prima del suo compleanno il caso aveva voluto che tornasse ad incrociare il cammino della persona più sensuale e sexy che avesse mai conosciuto. Acida, ironica, dolce, arguta al punto giusto. Inizialmente le aveva nascosto la sua identità, le aveva fatto capire così che aveva dato un giudizio affrettato molti anni prima. Tra loro c'era un feeling pazzesco, si capivano al volo e bastava che si guardassero negli occhi per accendere un desiderio profondo. Fuoco allo stato puro. Nonostante la loro intesa profonda aveva dovuto lasciarla andare quando la sua incoerenza l'aveva portata ad un allontanamento.
Non era trascorso nemmeno 1 mese da quell'evento quando aveva incontrato quella che lui definiva "la sua follia". Lo faceva impazzire letteralmente e lo attirava come il miele attira gli orsi. Purtroppo non era in grado di dimostrargli il suo affetto (se mai lo avesse provato) nè l'eventuale appartenenza a quello che definiva "il suo uomo".
Pensava e ripercorreva, con un cinico sorriso sulle labbra, quelle storie, quegli istanti, ricordava quelle voci, quelle risate, quei respiri e quei sospiri vissuti con tanto ardore.
Non bastava parlare la stessa lingua oppure avere le stesse note dentro per essere in sintonia. Una cosa avevano in comune quelle persone: non erano in grado di dare rispetto a colui con cui condividevano la loro intimità. Ci sarebbero stati altri incontri, altri sorrisi, altre intese...Non era sufficiente però avere tutte le caratteristiche intellettuali e fisiche che lui desiderasse. Solo colei che fosse stata in grado di dimostrargli lo stesso riguardo che lui era avvezzo dare alla propria donna (o a colei che considerava tale) avrebbe potuto avere la sua stima ed il suo amore eterno.



Aretha Franklin - Respect (Original Version)
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Il fumo della sigaretta disegnava strani intrecci grigi nel buio di quella stanza illuminata soltanto dai fari delle auto di passaggio che si riflettevano sui vetri dell'appartamento. Nella penombra, sulla sua poltrona, Mr Dark ripercorreva gli ultimi anni. Non era la notte di San Silvestro quando...
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Silent Night

28 aprile 2017 ore 21:59 segnala

Era la notte di Natale. Erano tutti riuniti nella villa del ricco Mr. Brook, tutti obbligati a presenziare a quell'evento, ogni anno.Berry stava in disparte, osservava quelle persone, la maggior parte delle quali non riusciva proprio a sopportare.
C'era Mrs Fers, col suo tono di voce più alto di quattro o cinque tonalità rispetto al normale e il suo odore inconfondibile, odore di una donna che probabilmente non si rendeva conto di avere dei problemi di sudorazione eccessiva. C'era Mr. Barns che, nonostante avesse superato la cinquantina, si ostinava a mantenere un look da figlio dei fiori, barba e capelli lunghi, brizzolati, puliti, ma mal tenuti. Eppure aveva l'aria da brava persona, nonostante quell'apparenza trasandata.
C'era poi Mr Lowel, che era una brutta imitazione di Mr. Barns, ma si credeva altrettanto affascinante. C'era Mrs Barnaby. Il suo naso aquilino era la sola cosa che si vedeva del suo viso. Berry si domandava se quella sera, in presenza di quella gente così importante, avrebbe sfoderato il suo migliore sorriso servile oppure se avrebbe mostrato la versione acida e scontrosa che era solita mantenere con i comuni mortali.
Dal suo angolo non poteva fare a meno di sorridere. Voltandosi leggermente vide che c'era anche Mrs Bowel. Era una signora di una certa età, un po' fuori posto rispetto al resto delle persone. Simpatica, mai altezzosa, si faceva rispettare e cercava di andare d'accordo con tutti quanti, anche se a volte era palese che si stava mordendo la lingua. Mrs Bowel stava chiacchierando con Mr. Gerbolger. Era il braccio destro di Mr. Brook, ma non era altrettanto carismatico. Berry provava una certa antipatia verso quell'uomo che non faceva altro che sminuire gli altri, che si mostrava sempre altezzoso e poco lungimirante. Insieme a loro c'era Miss Sark. Una giovane donna che sembrava trovarsi sempre per caso in mezzo a quelle persone. Sempre un po' fra le nuvole, aveva ben altri interessi, ma doveva comunque poter vivere dignitosamente. Nell'altro angolo della stanza c'era quello che da tutti era definito come una sorta di nerd alieno. Mr. Castillo viveva nel suo mondo, completamente assorto dai suoi pensieri, perennemente fuori luogo.
Berry si guardò intorno ancora, con calma, scrutando ogni personaggio in quel grande salone. Si chiedeva, pur sapendolo benissimo, dove fosse Raoul Slime.
Tutto quel vociare stava cominciando ad urtargli il sistema nervoso. Quella gente non stava mai zitta, mai. Parlavano continuamente, persino mentre bevevano o mangiavano. Berry era obbligato a stare lì, ma avrebbe voluto essere altrove. Sapeva bene che, pur avendo sempre seguito ogni singola regola imposta da Mr. Brook, egli avrebbe sempre elogiato ed aiutato qualcun'altro che non fosse diretto, esplicito e concreto come invece era lui, qualcuno che avrebbe fatto qualunque cosa per rimanere al potere, qualcuno come.....Berry interruppe il suo pensiero. Dalla grande scala posta al centro di quel salone, fecero capolino Mr. Brooks e Slime. Era certo che quel viscido fosse andato a disturbare il vecchio Brooks direttamente nelle sue stanze. Certo avrebbe dovuto suggerirgli cosa dire o cosa pensare. L'aveva completamente plagiato a suo favore. Mr. Brooks fece un cenno con la mano, come per quietare quel vociare. La gente abbassò leggermente la voce, ma non smise di parlare.
Berry pensava che fosse un segno di poco rispetto, ma non sarebbe certo andato a dire a quelle persone di star zitte. Brooks cominciò il suo solito discorso "Benvenuti amici! Benvenuti a questa grande serata di Natale! Tra poco ci sposteremo tutti in sala da pranzo per il cenone...". Slime si avvicinò all'orecchio del vecchio e gli disse qualcosa sorridendo "ma prima vorrei che ricordassimo tutti il nostro caro David, scomparso in circostanze ancora misteriose qualche anno fa". Scese tutta la scalinata e prese due bicchieri di champagne da un vassoio che uno dei camerieri vestiti da Babbo Natale teneva in mano. Corse verso Mr. Brooks e gliene porse uno. "Alzate tutti il calice. A David!" e tutti in coro "A David!". Berry sapeva benissimo che fine avesse fatto, ma non fece trapelare alcuna espressione nè alzò il suo bicchiere al brindisi. Si spostarono tutti verso la grande tavola imbandita. Berry si sedette vicino a Miss Sark, in fondo alla tavolata. Come previsto, Mr Gerbolger si sedette a destra di Brooks e Slime a sinistra. Per tutta la cena quei tre confabularono guardando ad uno a uno i presenti, Berry compreso, come se stessero dando i voti ad ognuno. La sua oscurità stava crescendo e lui non le avrebbe certo impedito di uscire. Voleva pace e pace avrebbe avuto.
Terminata quella farsa si spostarono nuovamente nel salone. C'erano animatori, musica, luci soffuse. Berry continuava ad osservare attendendo il momento opportuno. Ed il momento arrivò.
I camerieri si susseguivano in quella lunga notte, quelli che iniziavano il servizio indossavano il costume natalizio ed entravano a servire i presenti, gli altri tornavano alle proprie case, certamente esausti, per festeggiare coi propri cari. Il turnover avveniva in una stanza al piano interrato che aveva un ingresso separato per la servitù. C'era un grande bosco proprio dietro la casa, fiancheggiato da un viottolo di servizio dal quale andavano e venivano i camerieri di turno. Slime fu invitato da Brooks ad assicurarsi che i fuochi d'artificio organizzati per la mezzanotte fossero pronti. Il tutto era preparato ai margini di quel bosco, in modo da rendere la scena ancora più spettacolare. Raoul uscì a piedi passando proprio dal retro della casa.
Berry attese il cambio turno, entrò nella stanza adibita a spogliatoio e prese uno dei costumi travestendosi lui stesso. Slime nel frattempo stava già camminando con il suo stupido smoking e le scarpe di vernice nella neve fresca e, come sempre faceva, diceva peste e corna alle spalle di Brooks "Vecchio stronzo, mi sporcherò tutto il vestito e bagnerò queste scarpe che ho pagato oro!"
Berry si infilò anche un paio di scarponi, uscì dalla stessa porticina e seguì Slime in modo da non farsi vedere, ma affrettando il passo in modo da essere sempre più vicino al viscido verme. Il bosco distava circa 300 metri dalla grande casa di Brooks. Tutti i preparativi per la mezzanotte erano situati altri 50 metri ad ovest. Slime non arrivò mai in tal posto.


Berry stava trascinando il suo corpo privo di sensi nel bosco. L'aveva colpito alla nuca con il manico della scure che aveva trovato nella legnaia antistante l'ingresso di servizio. Quando fu sicuro di essersi inoltrato nell'oscurità a sufficienza, Berry indossò la barba bianca di Santa Claus ed il cappello rosso. Con un calcio svegliò Slime che ancora intontito cercava di capire dove si trovasse. Quell'uomo lo guardava con la sua solita faccia da poker, quella falsa che impostava quando era in difficoltà, per levarsi dagli impicci. Quasi come se volesse trattare con Babbo Natale. "Mi scusi, posso sapere chi è lei? Cosa vuole da me? Soldi? Ne ho molti sa? Possiamo accordarci".
Berry lo guardò schifato. Slime cercò di alzarsi, ma Berry lo atterrò di nuovo dando un colpo netto con la scure che gli recise un polpaccio. "AAAAAAAAAAAAAH....Ehi amico, calma....Non so chi tu sia....Ma possiamo accordarci, ti prego". Slime stava supplicando.
Berry gli ferì allo stesso modo l'altra gamba. "AAAAAAAAAAAAAAH....ma cosa ti ho fatto? Chi sei??" cominciò a piagnucolare Slime.
Il sangue del verme cominciò a sporcare la neve candinda. Berry lo afferrò per la collottola e lo costrinse a mettersi in ginocchio, con le mani poggiate a terra. "Ascolta, cosa ti serve? Vuoi un lavoro? Il mio capo non fa una mossa senza che io gliela suggerisca, davvero amico, posso aiutarti sai?" disse Slime facendo la faccia da poker che Berry tanto odiava. Un altro colpo, questa volta su un braccio, che rimase attaccato appena per qualche lembo di pelle. Il sangue di quello schifoso scorreva davanti a lui. Berry gli abbassò con forza la testa quasi a sfiorare quel rosso porpora e finalmente parlò "Non hai mai guadagnato nulla col sudore della tua fronte, hai fregato tutti quanti, compreso il povero Brooks. Ora è la fine Raoul, la tua fine!" "Berry? Ah ah ah ah la pagherai" "Non credo lurido bavoso! Ti piace leccare eh? Ora lecca il tuo stesso sangue". Un colpo secco e la testa di Slime si staccò dal resto del suo corpo.
Berry fece a pezzi quello che rimaneva di Raoul. Tanti piccoli pezzi. Scavò una buca alla bene meglio con l'ascia e li infilò dentro. Ricoprì il tutto con terra e neve facendo in modo che il paesaggio tornasse candido, com'era prima. Prese poi un ramo abbastanza grande di pino e cominciò a ricoprire le sue tracce, quelle del trascinamento e quelle di Slime tornando indietro fino alla casa. Stava ricominciando a nevicare. Anche il cielo questa volta era dalla sua parte. Rientrando dalla porta di servizio bruciò nel camino i vestiti e gli scarponi sporchi e mise nel fuoco anche la scure. Si assicurò che fosse tutto incenerito ad eccezione della parte metallica che non poteva bruciare, ma così avrebbe perso ogni traccia di sangue. Nessuno si era accorto della sua mancanza, nessuno se ne accorgeva mai. Sfoderò il suo miglior sorriso e salì al piano di sopra ad aspettare il Natale. Finalmente aveva ottenuto un po' di quell'agoniato Silenzio!

Ludwig van Beethoven - Silence (Stille)
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« immagine » Era la notte di Natale. Erano tutti riuniti nella villa del ricco Mr. Brook, tutti obbligati a presenziare a quell'evento, ogni anno.Berry stava in disparte, osservava quelle persone, la maggior parte delle quali non riusciva proprio a sopportare. C'era Mrs Fers, col suo tono di voce ...
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Don't Play With Madness

25 aprile 2017 ore 23:00 segnala
Blue Stahli - The Devil

Maurice premette il tasto "Invio" sogghignando. Quell'email avrebbe generato il caos presso il cliente di cui doveva occuparsi a malavoglia e conseguentemente la sua truffa sarebbe andata a buon fine, facendogli guadagnare di nuovo un bel po' di sonanti dollaroni alle spalle di persone oneste.
Inviata quella comunicazione attese, ma il telefono non squillò nè un cenno di risposta scritta sembrò arrivare.
Si spinse con la schiena sullo schienale della sua poltrona e poggiò i piedi sulla scrivania. Come sempre non aveva alcuna voglia di lavorare, ma con le spalle ben protette dal suo Direttore, poteva permettersi di ciondolare per ore, giorni, mesi.
Passò diverso tempo. Maurice sonnecchiava quando il cellulare cominciò a suonare.
Guardò il display. Era sua moglie. "Pronto?" "Ciao!A che ora torni a casa? Ricordi che abbiamo un appuntamento per cena questa sera?" "Ho ancora molto da fare, ma non tarderò, tranquilla".
Il suo atteggiamento non era soltanto lavorativo. Era intrinseca nel suo DNA la voglia di non fare niente, di rubare tempo e soldi al prossimo, di cercare sempre un escamotage per truffare gli altri.
Alle 18.30 decise che la sua giornata lavorativa era giunta al termine, spense il computer portatile, lo infilò nella valigetta, chiuse la porta e scese in strada per recuperare la sua auto dal parcheggio e tornare a casa.
Le giornate successive trascorsero più o meno nello stesso modo, ma invece di restare in ufficio dovette raggiungere alcuni clienti siti nel raggio di qualche centinaia di miglia dalla sede della compagnia per cui lavorava, la Evil Corp.
Passarono due settimane e ancora non aveva avuto riscontri a quella comunicazione. Cominciava a preoccuparsi che il suo gioco non avesse avuto l'esito sperato quando ricevette una telefonata da un numero a lui sconosciuto, ma recante il prefisso telefonico della zona in cui si trovava il grosso cliente che voleva fregare.
"Si pronto?" "Buongiorno, parlo con Mr. Mc Farlock?" "Si, sono io" "Bene. Mi presento, sono Mr. Frank Mine, il nuovo responsabile della Salus Corp. Abbiamo ricevuto la sua email qualche giorno fa" "Si, mi sembrava strano non avervi ancora sentiti" disse Maurice con un ghigno sulla faccia. "Ecco, vorremmo fissare un incontro per il prossimo 1 marzo qui da noi, lei sarebbe disponibile a raggiungerci?" "Raggiungervi? Oltre a lei, che immagino sarà presente, chi altro ci sarà? Sa, è per prepararmi meglio" "Saremo soltanto io, lei e il nostro responsabile tecnico, Mr. Dark". Maurice fece una smorfia pensando che non ci voleva. Mr. Dark non era facile da aggirare come tutti gli altri, aveva già fermato ogni suo tentativo di truffa verso quel cliente in passato. "D'accordo. Siccome sa, vengo dalla Pennsylvania ci vorranno 4-5 ore di viaggio prima di essere a Boston. Possiamo fissare per le 11? E in quale ufficio devo presentarmi?" "Va bene per le 11. Ci ritroviamo nell'ufficio di Mr. Dark" "Va benissimo, ci vediamo mercoledì allora" "Grazie Molte. Arrivederci"
Maurice riagganciò soddisfatto. "Dovrò solo fare attenzione a Dark, per il resto andrà tutto come ho pianificato".

Arrivò il giorno dell'incontro. Mr. Dark fece entrare i suoi ospiti nella sua stanza. Li fece accomodare e iniziò la riunione. Maurice era in evidente difficoltà. Non aveva mai visto Mr. Dark così gentile e di buon umore. Azzardò quindi una serie di proposte ulteriori rispetto a quelle che si era prefigurato, pensando che avrebbe potuto ottenere ancora di più dal suo piano.
Mr. Dark sorrise, rifiutando cortesemente le sue aggiunte e poi si alzò, porgendogli un documento contenente una lunga lista di attività. Si assicurò che Maurice lo afferrasse dalla parte inferiore e che il foglio toccasse la tastiera del portatile che teneva sulle ginocchia. "Maurice, vorrei per favore che venissero terminati questi lavori prima di affidarvene degli altri".
Mr. Mine ascoltava i due conversare cortesemente un po' stupito. Il suo predecessore l'aveva informato del fatto che tra Dark e Mc Farlock non correva buon sangue e che anzi, se avessero potuto si sarebbero presi a pugni. Intervenne "posso dare un'occhiata anche io?". Mr. Dark sgranò gli occhi "aspetti, ne stampo una copia anche per lei" "No, lasci stare, guardo di qua e la restituisco immediatamente a Mr. Farlock. Posso vero?". Maurice gli porse la lista. Mr. Dark cercò di non far trapelare i suoi pensieri, ma era turbato e leggermente infastidito.
L'incontro si concluse dopo un paio d'ore con accordi apparentemente positivi. Maurice lasciò la stanza. Mine lo seguì a ruota. Mr. Dark si alzò e salutò entrambi, senza stringere loro la mano.

Maurice salì in auto. Riaprì il portatile e prese alcuni appunti che gli sarebbero serviti per mettere in atto la sua truffa. La sua svogliatezza si estendeva anche al suo strumento di lavoro. La tastiera era impolveratissima e comunque, per la pigrizia di pulirla, lui continuava a battere sui tasti così. Mise in moto e si avviò verso l'ingresso dell'autostrada. Ritirò il biglietto e accelerò.
"Dark era strano, ma mi ha comunque lasciato ampio margine di manovra. Porterò a termine il mio piano e avrò di nuovo le tasche piene" pensava sogghignando mentre addentava un panino guidando. Si leccò le dita dalla maionese. Allungò la mano sul sedile del passeggero e prese un tovagliolino di carta che gli avevano dato al Mc Donald's. Si pulì alla bene meglio mani e bocca.
Dopo un paio d'ore di viaggio, inspirando, si sentì il fiato corto. Cominciò a tossire, sempre più forte. Una stretta alla gola. Sgranò gli occhi non riuscendo più a respirare. Era in corsia di sorpasso e non poteva fermarsi. Cercò di tenere in carreggiata l'auto, ma la vista si annebbiò. In 30 secondi la macchina si ribaltò urtando fortemente il guardrail.

Cinque giorni dopo la Salus Corp. venne contattata Evil Company per la quale lavorava Maurice. Una lunga lettera in cui veniva comunicato che Mr. Farlock era improvvisamente deceduto e che i suoi clienti, Salus Corp. compresa, erano stati affidati a Mr. Carl Grimes.
Mr. Dark venne informato al telefono dall'Amministratore Delegato della Salus Corp. in persona. Lo stesso gli riferì anche che Mr. Mine aveva avuto un attacco cardiaco e versava in gravi condizioni all'Ospedale di Portland. Pertanto, non avendo al momento un altro candidato, l'AD lo nominò nuovo Responsabile pro tempore.
Mr. Dark ringraziò dell'opportunità sorridendo e rilassandosi sulla propria poltroncina. Riagganciò ed estrasse dalla tasca interna della giacca una piccola ampolla contenente una polverina bianca. Fissò quel piccolo contenitore di vetro per qualche minuto ridendo.

Ricordò quella mattina. Arrivò presto in ufficio. Mandò in stampa la lista di attività che avrebbe porto a Maurice. Vi sparse la polverina bianca facendo molta attenzione a non toccarla nè inalarla. Posizionò il foglio sul bordo del tavolo, con la parte di testata rivolta verso sè stesso, in modo da essere sicuro. Fu molto gentile durante l'incontro, sorrise perchè quella sarebbe stata l'ultima volta che avrebbe visto quella faccia e sarebbe stata l'ultima volta che avrebbe tentato di truffare lui e l'azienda per cui lavorava. Al momento giusto porse il documento a quell'imbecille di Maurice. Egli lo afferrò esattamente dove Mr. Dark aveva messo la polvere. Facendo toccare la tastiera del portatile al momento della consegna, la sostanza si sparse anche sul computer. Conoscendo quell'uomo da tempo, Mr. Dark era sicuro che non avrebbe mai spolverato il notebook e che anzi, l'avrebbe usato così. La polvere "magica" era una sostanza che scompariva una volta immessa nell'organismo, pertanto non era assolutamente rintracciabile dai classici esami di laboratorio. Provocava un soffocamento lento e doloroso, fino a condurre la vittima ad un attacco di cuore e a morte certa. Ovviamente doveva essere inalata e toccata nelle giuste quantità per essere efficace. Alzò gli occhi guardando il soffitto. Mr. Mine? Un trascurabile ed insignificante dettaglio.

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« video » Maurice premette il tasto "Invio" sogghignando. Quell'email avrebbe generato il caos presso il cliente di cui doveva occuparsi a malavoglia e conseguentemente la sua truffa sarebbe andata a buon fine, facendogli guadagnare di nuovo un bel po' di sonanti dollaroni alle spalle di persone o...
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Astinenza

21 gennaio 2017 ore 21:08 segnala

"Perchè separarsi è così maledettamente straziante?
Forse perchè tutto ci ricorda il nostro amore?
E quindi la sua perdita?
Sentire il vostro pezzo preferito alla radio, mangiare hot dog sulla panchina sbilenca del parco dove vi siete detti il primo 'Ti Amo'...
Ovvio che non si sopravvive a 24 ore senza scoppiare in lacrime.
Quando rivedi le immagini del tuo amore il nucleo caudato dei gangli basali si riempie di dopamina.
Anche la nicotina e le altre droghe stimolano l'aumento di dopamina. Per questo quando smetti col fumo o i dolci il cervello brama quella sostanza nello stesso modo in cui brama la persona che ti ha spezzato il cuore. E ti comporti da idiota per avere la tua dose.
Per questo essere innamorati non è COME essere drogati, ma E' essere drogati, LETTERALMENTE!
E come tutti sappiamo...l'astinenza è una vera merda!"

Perception - Serie 3, Puntata 7
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Sale la Nebbia

29 novembre 2016 ore 21:07 segnala
Era da poco passato un forte temporale quando mi incamminai per il sentiero, nel bosco. L'aria era fresca e tutt'intorno affioravano i profumi della natura, di vario genere e tipo. Sentivo l'odore del legno bagnato, delle foglie lavate dall'acqua, del muschio.
Avevo addosso un giaccone pesante, per ripararmi dal freddo e dal vento, se ce ne fossero stati.
Camminavo tra le fronde quando un raggio di sole si fece largo tra i rami e quasi mi abbagliò. Misi una mano davanti agli occhi, per poter guardare quello spettacolo. Con la mia reflex, compagna fedele, cercai di cogliere ogni singolo particolare.
Continuai nel mio percorso e, man mano che mi inoltravo in quel posto pieno di pace, il sole mi affiancava e mi teneva compagnia.
All'improvviso il sentiero diventò uno spiazzo, grande e luminoso, attraversato da un torrente che gorgogliava con forza.
Mi sedetti su una pietra, aprii la tracolla ed estrassi un toast che mi ero preparato insieme ad altre cibarie.
Quel tiepido calore e quell'aria profumata mi riempivano il cuore. Mi sentivo bene, finalmente sereno.
All'improvviso però, distratto da quanto avevo intorno, non badai a dove poggiavo i piedi e scivolai. Cercai di rialzarmi poggiando le mani a terra, ma avevo probabilmente una brutta distorsione ad un polso e dovetti far forza sulle gambe e sull'altro braccio per rimettermi in piedi.
Pensai che fosse solo un incidente di percorso, che poteva capitare, che dovevo stare più attento. Approfittai dell'acqua fredda del torrente per alleviare un po' il dolore e poi decisi di rimettermi in cammino.
Costeggiai il torrente prestando attenzione a dove mettessi i piedi, ma anche al panorama che mi circondava. Continuando a camminare mi accorsi che si stava alzando un po' di foschia, ma lì per lì non vi badai e proseguii.
Giunsi ad un punto in cui un ponte di legno attraversava il torrente ed arrivava fino all'altra sponda. Pensai che avrei potuto fare delle foto stupende nella traversata e mi avviai, senza rifletterci più di tanto.
Arrivato al centro del ponte però, sentii scricchiolare il legno, forse troppo consumato dalle intemperie e dall'acqua che probabilmente, durante i periodi di brutto tempo, aveva sommerso quella passerella. Non mi fermai quindi e lo attraversai con passo spedito.
La foschia salì rapidamente e mi ritrovai dall'altro lato del torrente, in un posto desolato, umido, cupo.
Tentai di trovare, con lo sguardo, un punto in cui potessi attraversare di nuovo il corso d'acqua, ma in quel grigiume non riuscii più a distinguere forme, colori, odori. Salì una fitta nebbia ed io, dolorante, mi ritrovai sperduto, col senso dell'orientamento annientato, coi punti di riferimento invisibili, al freddo, solo.
Provai ad ascoltare i suoni che mi circondavano, ma lo scrosciare del fiume era talmente fragoroso da confondermi ancora di più.
Il mio orologio segnava le 17, presto sarebbe calata la notte. Cercai, a tentoni, di trovare un riparo, un rifugio in attesa che quell'incubo finisse. Ma tutto l'ambiente era sommerso da sottile fumo grigio che non mi avrebbe permesso di muovere un solo passo. Rimasi quindi lì, immobile e sofferente, stretto nel mio giubbino caldo. Un nuovo raggio di sole mi avrebbe dato speranza o la notte mi avrebbe inghiottito per sempre.

A volte basta davvero poco per essere sereni, ma in quei momenti non bisogna dimenticare di dormire con un occhio aperto, di fare attenzione alle insidie, ai segnali che le cose non funzionano, ai dettagli, perchè basta davvero poco per essere inghiottiti dalla nebbia, per perdersi e non ritrovarsi più.

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Era da poco passato un forte temporale quando mi incamminai per il sentiero, nel bosco. L'aria era fresca e tutt'intorno affioravano i profumi della natura, di vario genere e tipo. Sentivo l'odore del legno bagnato, delle foglie lavate dall'acqua, del muschio. Avevo addosso un giaccone pesante, per...
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Fuoco di Paglia

14 novembre 2016 ore 21:30 segnala
Quella sera, nel pub affollato, lui notò che lei stava in disparte, seduta ad un tavolo ad osservare la gente. Si congedò dalle persone con cui stava parlando. Le si avvicinò e la salutò con galanteria, chiedendole se poteva farle compagnia. Lei gli sorrise e lo invitò a sedersi.
Chiacchierarono a lungo, risero. Il loro feeling aumentava col passare del tempo, la loro complicità quasi faceva paura. L'uno non aveva ancora terminato una frase che l'altra sapeva già ciò che volesse dire e viceversa. Si guardavano intensamente e sorridevano. Era attrazione pura la loro.
Il suo sguardo lo incantava, quegli occhi da gatta intrigante lo rapivano. Azzardò una proposta avvicinandosi all'orecchio, per farsi sentire meglio in quella bolgia: "Ti va se usciamo di qui e continuiamo a parlare in un luogo più tranquillo?". Lei gli fece un cenno di approvazione col capo e si alzò in piedi. Lui fece lo stesso, l'aiutò ad indossare l'impermeabile e le porse la borsetta.
Continuando a scherzare e ridere, fecero insieme un breve tratto di strada per raggiungere l'auto di lui parcheggiata poco distante.
Le aprì la portiera e la fece accomodare, prima di fare il giro della macchina e salire lui stesso.
"Casa mia è qui vicino" gli disse "se ti va possiamo bere qualcosa da me". "Certo" rispose "spiegami la strada".
Dopo pochi minuti un'auto nera, luccicante, con rifiniture cromate imboccava un viale alberato e si fermava davanti ad uno stabile di recente costruzione. Lui scese e fece scendere con eleganza lei. Entrarono nel piccolo portoncino e poi nell'atrio. Si guardarono, intensamente. I loro sorrisi si trasformarono in desiderio. Lei si poggiò al muro, accanto all'ascensore. Lui le si avvicinò fissandola nell'anima. Quegli occhi così terribilmente densi e profondi gli facevano girare la testa.
L'ascensore si aprì e lei premette il tasto col numero 1. Lui lo bloccò e sussurrando "Ora basta, non ce la faccio più" la spinse contro la parete e la baciò appassionatamente. Per un attimo lei rispose a quel fuoco, accendendosi come un cerino.


Poi lo spinse via e riattivò l'ascensore guardando in basso, ma facendogli capire che in qualche modo aveva timore. In silenzio arrivarono di fronte alla porta di casa, lei infilò le chiavi nella toppa ed una volta aperta, una mano sul muro di destra, per accendere la luce e fargli strada. Entrò senza dire nulla e si chiuse la porta alle spalle. Non fece in tempo a dare un'occhiata in giro che lei lo afferrò per la cravatta e lo tirò verso di se. Le loro mani avevano fame dei loro corpi, lui le accarezzava la schiena, fino al sedere, lei il petto.
Le portò entrambe le braccia sulla testa, contro il muro ed insinuò una mano sotto la gonna, negli slip a tastare il desiderio cresciuto in lei. Quel calore e quella delicatezza lo eccitarono ancora di più. Portò la bocca sul suo collo e la morse, leggermente, su fino all'orecchio. Sentì crescere il respiro, segno che l'eccitazione stava prendendo anche lei. Le sussurrò "ti voglio" prima di baciarla appena sotto il lobo e lei rispose col fiato corto ed affannato "ti voglio anche io".
Non passò molto e si ritrovarono in camera da letto, semi nudi. La loro affinità era esplosiva. Non avevano bisogno di dirsi nulla, sapevano esattamente ciò che l'altro desiderasse.
La baciò sul collo, sui seni turgidi, lungo tutto il profilo con molta delicatezza. Giunse tra le sue gambe e guardandola negli occhi cominciò a morderla nell'interno coscia fino ad arrivare al centro. Un'orchidea sbocciata lo attendeva, calda ed umida. Senza togliere lo sguardo dalla sua anima cominciò ad assaporare prima molto piano e poi sempre più intensamente il suo fiore. Lei inarcò la schiena e cominciò ad ansimare forte. Sentì che la sua eccitazione cresceva e si allungò su di lei. Come un mare calmo e tranquillo andò a lambire le sue coste, spingendosi fin dove poteva arrivare. Un movimento lento e costante, respiri scandivano quel tempo ritmicamente, pian piano aumentando.
L'incendio durò tutta la notte, senza tabù nè freni, intervallato da momenti di piacere e momenti di complicità e risate.
Fu una notte di semplice sesso tra due persone che, stando troppo vicine, si accesero, non riuscendo a controllare i loro istinti primordiali.
Fuoco di paglia, nient’altro. Come improvvisamente divampò, altrettanto improvvisamente si spense, senza lasciare nemmeno una piccola scintilla.
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Quella sera, nel pub affollato, lui notò che lei stava in disparte, seduta ad un tavolo ad osservare la gente. Si congedò dalle persone con cui stava parlando. Le si avvicinò e la salutò con galanteria, chiedendole se poteva farle compagnia. Lei gli sorrise e lo invitò a sedersi. Chiacchierarono a...
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14/11/2016 21:30:31
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Dr. Soul & Mr. Dark

10 novembre 2016 ore 20:19 segnala
Nightcore - Jekyll and Hyde

Per tutti era un lunedì qualunque di una settimana qualunque in un mese e in un anno qualunque.
Ma non lo era per lui. In quel giorno avrebbe dovuto affrontare uno dei suoi demoni, il più pericoloso e sapeva che non sarebbe finita bene.
Si vestì con un completo nero, adatto all'occasione. Barba fatta, come sempre, gli piaceva essere sempre impeccabile e curato. Capelli in ordine, con un po' di gel per dar loro un effetto bagnato. Indossò il cappotto e raggiunse i suoi famigliari, che attendevano davanti alla chiesa.
Il carro funebre arrivò poco dopo. I quattro becchini posizionarono la bara sul sagrato in modo che la piccola folla riunitasi per l'evento potesse raccogliervisi intorno.
Stava fermo ed immobile, osservava tutti quanti e sapeva che tutti quanti avrebbero osservato lui. Abbassò lo sguardo in segno di rispetto e seguì la processione in chiesa. Dovette sedersi nei primi banchi perchè anche lui era parte di quel contesto purtroppo.
Conosceva quel luogo che da bambino aveva dovuto frequentare. Mentre la cerimonia funebre cominciava cercava di estraniarsi guardando le statue, i dipinti, i capitelli, i rosoni. Erano ancora tutti nello stesso posto, da più di 30 anni, era cambiato poco eppure non vi era nemmeno un granello di polvere o una ragnatela.
Non credeva più in ciò che gli avevano impartito da piccolo, forse non ci aveva mai creduto. Un essere sovrannaturale che governava il mondo e che predicava la pace, ma poi permetteva che ci fossero guerre, omicidi di massa, femminicidi... Colui che era vita, ma che la toglieva a suo piacimento spesso a chi non lo meritava affatto. Il libero arbitrio degli uomini di cui parlavano i preti era soltanto una giustificazione per nascondere il fatto che quell'essere non esiste.
Ed era sempre più convinto del suo pensiero man mano che il parroco recitava la sua predica sulla vita eterna, sulla resurrezione, sul fantomatico premio che attendeva gli uomini dopo la morte.
Mentre tutto ciò accadeva i suoi demoni si stavano risvegliando, si stavano aggrappando ai suoi pensieri, lo stavano divorando.
Ed ecco che l'organo intonò quel particolare motivo. Le lacrime cominciarono a rigargli il viso, il ricordo cominciò a riaffiorare, vivido. Esattamente come 6 anni prima si ritrovò in quell'immenso dolore, in quella sofferenza, in quell'angoscia.
Riaccendere la sua umanità non era certo sua intenzione, piangere a quello specifico evento nemmeno. In fondo, pur essendo una parente stretta, con la defunta non aveva mai avuto un rapporto, soprattutto negli ultimi 10-15 anni.
Eppure non riusciva a trattenere quel tormento. Sei anni prima aveva perso quella che era stata sua madre nei primi 16 anni della sua vita, colei che gli aveva insegnato a fare qualunque cosa, colei che l'aveva amato al di sopra di ogni cosa, al di là del suo essere strano da sempre, al di là del suo carattere molto particolare. Si chiama madre colei che cresce un figlio, non colei che lo genera. La perdita era stata tragica e gli aveva segnato la vita. Aveva dovuto implodere tutto il dolore, aveva dovuto spegnere la sua parte umana per riuscire ad andare avanti. Ma quel suono, quel particolare suono che veniva musicato in quella chiesa in quelle occasioni risvegliò tutte le emozioni negative che aveva dentro. Singhiozzava e non si dava più pace, non poteva lasciare la cerimonia anzitempo perchè "non stava bene" e quindi si rifugiò nel bavero del cappotto, vi si strinse dentro quasi per nascondersi.
Dopo circa un'ora, un'ora interminabile, tutto quanto finì. Uscì da quel luogo, prese una grande boccata di quell'aria gelida, guardò il cielo e a grandi passi cercò di andarsene. Ma venne trattenuto, da colei che lo aveva generato, da colei che per tutta la vita non aveva fatto altro che farlo sentire in colpa per qualunque sua scelta, per qualunque sua decisione, per quello che era, per l'uomo che era diventato, per qualunque cosa andasse in contrasto con quanto lei pensasse. E con il cuore accelerato dall'ansia dovette dispensare strette di mano e finti sorrisi di circostanza alle persone intervenute. Appena gli fu possibile corse via, salì in macchina e tornò a casa.
In quel momento avrebbe voluto accanto la persona che amava e avrebbe voluto che lei capisse senza fare domande il suo stato d'animo tormentato.
Sembra impossibile che anche le persone che dicono di comprendere, di non fermarsi davanti a determinati "no", che tranquillizzano col loro "non fa niente, non importa", alla fine siano totalmente incapaci di dire o fare la cosa giusta per la persona che dicono di amare. Allontanò chiunque lo cercò per un motivo o per l'altro. Doveva riprendere immediatamente il controllo, doveva assolutamente spegnere quel dannato interruttore e tornare ad essere l'uomo glaciale che tutti temevano e rispettavano, quello misterioso che non si lasciava andare alle emozioni, quello duro ed inattaccabile.
Tentò per giorni di riprendersi, ma inevitabilmente aveva dei contatti umani che in qualche modo non poteva (nè voleva) evitare. Voleva tornare nella sua oscurità, protetto da quei muri alti ed invalicabili, da quel buio in cui i difetti non si vedono, in cui nemmeno i mostri sono riconoscibili, ma solo percettibili.
Si rese conto, in quella sua fragile vulnerabilità così esposta, che nessuno, nemmeno chi amava con tutto se stesso, accettava la sua stranezza, la sua estrema sensibilità. Si rese conto che la sua umanità gli creava aspettative che non poteva permettersi, sogni a cui non poteva dedicarsi, capì che doveva assolutamente impedire a quel demone di riemergere ancora. Perchè la sua parte più emotiva e delicata non veniva tollerata nè tanto meno trattata con la dovuta delicatezza.
"Un giorno ancora" si disse "e tu, Dr. Soul, scomparirai per sempre!". Seduto sulla sua poltrona di pelle, cominciò a sorseggiare il suo Bourbon, attendendo il ritorno di Mr. Dark.
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« video » Nightcore - Jekyll and Hyde Per tutti era un lunedì qualunque di una settimana qualunque in un mese e in un anno qualunque. Ma non lo era per lui. In quel giorno avrebbe dovuto affrontare uno dei suoi demoni, il più pericoloso e sapeva che non sarebbe finita bene. Si vestì con un complet...
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10/11/2016 20:19:14
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Quello che sei in realtà

30 ottobre 2016 ore 20:26 segnala

"Walt Whitman ha scritto 'Contengo Moltitudini'.
Beh sembra che avesse ragione. La personalità è davvero una collezione di varie e distinte reti neurali tutte in questa goccia gelatinosa che abbiamo tra le orecchie.
E ci sono differenti versioni di noi stessi che fluttuano nel cervello.
Qual'è allora il tuo vero tu?
Sei il chitarrista che suona il rock una sera a settimana?
O è il tuo lavoro dalle nove alle cinque che ti definisce veramente?
Una di queste personalità può essere una sposa devota e l'altra una bugiarda, ladra, maniaca senza controllo?
Puoi desiderare Amore ed essere condannato dalla genetica e dall'ambiente a restare sempre lo stesso figlio di puttana di sempre?
E anche solo cambiando qualcosa di te stesso, il volto, il nome, il posto in cui vivi, ti puoi sentire diverso, puoi persino ingannare le persone...per un po'....
Ma puoi cambiare davvero quello che sei in realtà?
"
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Audioslave - Be Yourself

To be yourself is all that you can do
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« immagine » "Walt Whitman ha scritto 'Contengo Moltitudini'. Beh sembra che avesse ragione. La personalità è davvero una collezione di varie e distinte reti neurali tutte in questa goccia gelatinosa che abbiamo tra le orecchie. E ci sono differenti versioni di noi stessi che fluttuano nel cervel...
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Always & Forever

19 ottobre 2016 ore 20:46 segnala
Cielo limpido e terso
Cielo tempestoso e minaccioso
Cielo grigio con un velo di tristezza

Profondità da esplorare e in cui perdersi
Dolcezza e Sensualità da cui farsi inebriare
Rabbia e Passione da cui farsi travolgere
Candore di cui prendersi cura

Occhi Blu, in cui non potrò forse mai specchiare i miei,
ma che Amo, da quel momento, in ogni loro piccolissima sfumatura.


Marco Mengoni - Sai Che
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Cielo limpido e terso Cielo tempestoso e minaccioso Cielo grigio con un velo di tristezza Profondità da esplorare e in cui perdersi Dolcezza e Sensualità da cui farsi inebriare Rabbia e Passione da cui farsi travolgere Candore di cui prendersi cura Occhi Blu, in cui non potrò forse mai specchiare...
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19 ottobre 2016 ore 20:41 segnala
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