For You

13 maggio 2018 ore 20:49 segnala
E' da tanto tempo che non parliamo. Anche un giorno solo è sempre stato troppo e contribuisce a far diventare più profondo il vuoto che hai lasciato andandotene.
Chissà se saresti ancora orgogliosa di me per quello che sto facendo ed ottenendo in questo periodo. Chissà se saresti ancora pronta a difendermi davanti a tutti, ad appoggiare ogni mia mossa, a consigliarmi e ad ascoltarmi in silenzio, ma con attenzione.
E' da un po' che non sento la tua voce, spero di non dimenticarne il suono, cerco di tenerlo sempre a mente, ma inevitabilmente si affievolisce il ricordo. Avrei tanto voluto registrare tutti i nostri discorsi, le nostre risate, i tuoi rimproveri, le piccole discussioni. Non l'ho fatto perchè, come si dice, "la più bella foto è quella che non hai avuto tempo di scattare perchè eri troppo felice" o, aggiungo io, troppo triste.
Mi manchi ogni giorno tantissimo e cerco di andare avanti, di trovare una nuova stella polare che mi guidi nell'oscurità come tu sapevi fare. Ma certe assenze non sono sostituibili, certi vuoti incolmabili. Vorrei tanto trascorrere ancora le mie giornate con te, a raccontarti cosa mi accade, ad ascoltare ciò che accade a te, i tuoi racconti, i tuoi ricordi, i tuoi insegnamenti.
Dicono "è la vita"...Bella stronzata!
Oggi voglio esternare il mio ricordo di te, oggi che la voragine che ho nel cuore si fa sentire ancora di più, oggi che è anche la tua festa.



Queen - Bohemian Rhapsody
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E' da tanto tempo che non parliamo. Anche un giorno solo è sempre stato troppo e contribuisce a far diventare più profondo il vuoto che hai lasciato andandotene. Chissà se saresti ancora orgogliosa di me per quello che sto facendo ed ottenendo in questo periodo. Chissà se saresti ancora pronta a...
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Rumori e Silenzi

17 aprile 2018 ore 20:48 segnala
Bruce Springsteen - Sad Eyes
21 gennaio 2008 ore 18:31


Gocce di Pioggia, Soffio di Vento,
Tristezza, Paura, Sgomento...

Stelle Cadenti, Foglie Danzanti,
Dolci Melodie, Musica, Canti...

Brivido Caldo, Cuore Pulsante,
Amore Latente, Passione, Sole Cocente...

Pensieri, Parole, Baci Rubati,
Sogni, Promesse, Cieli Stellati...

Sentieri Bui, Strade Ghiacciate,
Nebbia Fitta, Acque Gelate...

Anima Sola, Sorriso Forzato,
Tristezza, Buio, Silenzio Pacato...

Tempo che Fugge, Ricordi Lontani,
Passato, Presente, Niente Domani...

Lettera da un'Amica

17 aprile 2018 ore 20:46 segnala

Sono rinchiusa qui da tanti anni, non ricordo nemmeno quanti...Vorrei tornare a vedere prati fioriti incontrarsi all'orizzonte con un cielo blu e sentire gioia, vorrei sentire il rumore delle onde del mare che si infrangono sulla spiaggia e sentire tranquillità, vorrei ballare sotto la pioggia, vorrei cantare guardando il sole del mattino, vorrei poter esprimere ciò che sono e sentire di essere libera...Già, la libertà...L'ho sognata per tanto tempo, per tanti anni. Quando sembravo averla raggiunta mi sono ritrovata qui, in questa piccola stanza, rannicchiata sul pavimento, spaventata da ciò che mi stava accadendo, travolta dal fato. Ho passato molto tempo in un angolo, con la testa sulle ginocchia, le braccia a stringerle come a proteggermi dall'esterno...Mi sono fatta piccola piccola, cercando di nascondermi anche se immersa dal buio.. Un giorno mi sono decisa a reagire, pensavo di essere diventata abbastanza forte da affrontare l'esterno, ho urlato e battuto forte i pugni contro queste pareti, mi sono ferita cercando di farmi sentire, ma nulla...solo silenzio. Di tanto in tanto ho visto uno spiraglio di luce che illuminava delicatamente le mie ferite, che mi riscaldava. Cercando di seguire quel debole bagliore ripiombavo in questa stanza, nel buio che mi avvolge nuovamente.
So che cosa provi, so che cosa vuoi, ma sai che non è possibile! Cerca di accettare la tua vita così com'è, non pretendere di più, cerca di trovare un pizzico di felicità nelle cose piccole che essa ti offre, cerca di sorridere godendo degli attimi...Non nascondermi più al mondo, mostrami...Non avere paura di ciò che pensa la gente, non mostrare loro soltanto il tuo primo strato, fa vedere a tutti ciò che c'è sotto...Non c'è più bisogno di proteggermi, ormai ho così tante ferite che se ancora venissi colpita non sentirei più dolore...
E' da tanto che volevo parlare con te...ma ogni volta che ci ho provato non ho mai ottenuto risposte, tu sei il mio carceriere e solo tu puoi farmi uscire di qui...Possiamo essere ancora buoni amici, fidati di me...
La Tua Anima
03 maggio 2008 ore 16:11
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« immagine » Sono rinchiusa qui da tanti anni, non ricordo nemmeno quanti...Vorrei tornare a vedere prati fioriti incontrarsi all'orizzonte con un cielo blu e sentire gioia, vorrei sentire il rumore delle onde del mare che si infrangono sulla spiaggia e sentire tranquillità, vorrei ballare sotto l...
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Rinascita (Parte 2)

17 aprile 2018 ore 20:27 segnala
Ci risiamo, punto e a capo. Sono passati gli anni, ma non imparo mai. Si dice "ciò che non ti uccide ti stronzifica" eppure non è stato così. Forse perchè una parte di me è morta davvero. Ci ho messo un po' a capire che dovevo lasciar andare questa volta, che era inutile incaponirmi e cercare di trattenere cose e persone che non sono mai state mie nè hanno mai voluto esserlo davvero.
E quindi rieccoci qui, a riprovarci ancora, dopo essere morti di nuovo.
Ma non sarò una cazzo di fenice? No, credo di no.
Sarebbe molto molto più semplice riuscire a guardare il mondo da lontano, non avvicinarsi troppo a niente e nessuno e vivere tutto marginalmente. Sarebbe semplice se certe anime non toccassero la mia, mai. Purtroppo però ci sono persone che riescono ad entrarti dentro e non se ne vanno più via, nonostante tutto. Già, il famoso "nonostante tutto" mi ha sempre fregato!
Vedremo questa volta la Signora dei Demoni che altro brutto scherzo vorrà giocarmi.

Rinascere, dopo essere morti, non rimane che fare questo. Oppure accettare di essere un non-morto.


Best Relaxing Piano Cover Love Songs 2018 - Love Song Piano Music - Rain On Window & Cafe Ambiance

So Cold Here

10 marzo 2018 ore 20:46 segnala
Gotthard - Let It Rain

Era una sera qualunque, di un Gennaio qualunque. Da pochi giorni era passata la notte di San Silvestro e la notte successiva sarebbe stata l'Epifania. Viaggiavano sull'auto di lui, stavano andando, vestiti di tutto punto, ad una cena di gala. Lei indossava un abito nero, scollato e sensuale. Si era truccata e pettinata con cura. Lui indossava uno smoking nero, camicia bianca e papillon. Si era rasato accuratamente e aveva messo il gel tra i capelli. La radio accesa rilasciava musica di sottofondo.
Quando udì le note di una canzone che entrambi amavano lui alzò il volume e cominciò a cantare, guardando lei, sorridendole come per incitarla a fare lo stesso. Lei era silenziosa, troppo. Guardava fuori dal finestrino distratta. Abbassò il volume e le sfiorò una mano. Lei sussultò, come se si fosse svegliata improvvisamente.
"Tesoro, cosa c'è? Qualcosa non va?" le disse.
"E' così difficile" rispose lei con un filo di voce e dopo un lungo sospiro.
"Cosa è successo? Dimmi amore" la incalzò lui.
"Ascolta, io...devo dirti una cosa"
"Cosa? Lo sai che puoi dirmi tutto"
"Io...ho una relazione con un altro uomo. Non è colpa tua, tu sei meraviglioso. Ma non mi fai provare quel brivido, quell'emozione di cui ho bisogno. Sei un porto sicuro sempre, una certezza continua. So che mi ami, lo sento, ma io non amo te!" disse tutto d'un fiato.
Era rimasto impietrito alle parole "un altro uomo". Tutto il resto era passato in secondo piano. Sentiva il cuore lacerarsi velocemente nel petto. Guardava la strada, ma non era più concentrato alla guida. Un bagliore forte. Un suono stridente.

"Signore! Signore! Mi sente?"
Aprì gli occhi e fu accecato da una luce forte. "E' cosciente! Signore sa dove si trova?". Non capiva cosa stesse succedendo, chi era quell'uomo che gli parlava, che cosa fosse quella luce accecante. Dopo un attimo di smarrimento riuscì a riprendere coscienza di sè. "Signore, ricorda il suo nome?". Lo pronunciò con un filo di voce.
Comprese di essere disteso su un lettino del Pronto Soccorso, che intorno a lui le persone che parlavano e si muovevano freneticamente erano medici ed infermieri. "Lei dov'è?" domandò. "Non si preoccupi, è in buone mani". Buio.

Quando riprese conoscenza si rese conto di essere in un letto di ospedale. Sentiva un forte dolore al petto, un bip costante, qualcosa sul viso. Si muoveva in quella stanza soltanto con gli occhi, ancora un po' annebbiati. Dopo poco gli si avvicinò un'infermiera. "Buongiorno, come si sente?". Cercò di rispondere, ma non riusciva a parlare.
Con fatica portò una mano sullo sterno, dov'era il dolore e sentì una sorta di cerotto. "E' stato operato al cuore, è andato tutto bene, stia tranquillo".
Non riusciva a muoversi, ma la sua mente invece galoppava alla velocità di sempre.
Dov'era lei? Stava bene? Era mal ridotta quanto lui?

I giorni trascorrevano l'uno dietro l'altro senza che potesse parlare o alzarsi. Non sapeva quanto tempo era trascorso da quella notte, ma nella sua testa continuavano a rimbombare quelle ultime parole di lei e avrebbe voluto fare chiarezza non appena si fosse rimesso, sperando che anche lei stesse bene.
Finalmente, dopo un po' di tempo, i medici gli permisero di alzarsi. Si sentiva ancora debole, ma come prima cosa chiese di essere accompagnato a farle visita.

Quando la sedia a rotelle entrò nella stanza lei aprì gli occhi. Lo vide e gli sorrise. Quel sorriso aveva sempre lo stesso effetto, gli scaldava il cuore, era un raggio di sole. Appena in prossimità del letto le prese la mano e la baciò. "Tesoro mio, come stai?" "Dai, ora sto bene, nonostante questo" disse mostrandogli la gamba ingessata. "E tu?"
"Ora sto meglio anche io". Parlarono per ore, come avevano sempre fatto, come se nulla fosse successo. Lui si faceva accompagnare appena poteva a trovarla e le stava accanto per tutto il tempo che poteva. Vegliava il suo sonno guardandola e accarezzandola con amore ed estrema delicatezza.
Non appena fu in grado di camminare senza l'ausilio della sedia a rotelle, tornò a trovarla anche durante la notte, portandosi dietro il piantone della flebo e facendosi riprendere dal personale sanitario.
Tra sè e sè pensava che forse quella tragedia le aveva fatto capire quanto fossero importanti l'uno per l'altra, quanto in fondo si amassero. Sperava che una volta tornati a casa avrebbero ripreso la loro vita insieme, ricordandosi appena di quell'episodio.

Una mattina scese di buon mattino al chiosco dell'ospedale e le comprò una rosa rossa. Tornò nel reparto in cui era ricoverata, entrò nella stanza con la rosa dietro la schiena e con il suo solito piantone nell'altra mano. Il letto era rifatto ed in ordine. Lei non c'era. Cercò immediatamente un'infermiera per chiedere notizie.
"La signora è stata dimessa poco fa, è appena andata via col marito". Strabuzzò gli occhi urlando nella mente "il marito???". Non sarebbe mai riuscito ad arrivare all'ingresso in quelle condizioni, non poteva ancora fare sforzi, perciò aprì la finestra e guardò giù. La vide, tutta imbacuccata ed avvolta dal suo cappotto nero. Accanto a lei un uomo sui 45 anni, alto, brizzolato. Vide che le cingeva le spalle e che lei poggiava la testa sulla spalla di lui.
Voleva chiamarla, ma non sarebbe riuscito a gridare forte il suo nome. E poi, a che sarebbe servito?

Piano piano raggiunse il piano terra della struttura, dove c'erano il chiosco in cui aveva comprato la rosa, il giornalaio, il bar. Si diresse verso una delle uscite di emergenza che davano sul parco dell'ospedale. Appena fuori si strappò la flebo dal braccio facendo una smorfia quando l'ago fuoriuscì dalla vena. Strinse forte il gambo della rosa tanto da ferirsi con le spine. Si diresse verso il parco. Era inverno, la neve copriva ogni singolo filo d'erba, albero, cespuglio e panchina. C'era un silenzio ovattato che nella sua testa era assordante.
Aveva il fiato corto e sentiva freddo vestito solo del camice che gli avevano infilato dopo l'operazione. Non gli importava, da lì a poco sarebbe finito tutto. Si sedette su una panchina dopo essersi allontanato a sufficienza.
Dal braccio un rigolo di sangue scendeva verso la mano destra. La mano sinistra era piena di spine. Si toccò il petto, all'altezza del cuore. Spostò il camice e strappò via il cerotto. Vide la ferita ancora fresca a sinistra. Distese la rosa sulla neve, accanto a sè, lungo la panchina. Si poggiò con le spalle allo schienale e con le mani alla seduta. Chiuse gli occhi con la testa rivolta al cielo che sembrava sentire il suo dolore. "Addio Claire" disse sottovoce. Un fiocco di neve si poggiò sul suo zigomo e scese insieme ad una lacrima sul suo mento.
Lo trovarono dopo ore. Morì solo, in quell'assordante silenzio, dapprima nell'anima e poi nel corpo.


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Pure Illusion From a Dream

05 novembre 2017 ore 15:24 segnala
Nella penombra della sua stanza da letto, all'alba, si abbottonò i polsini della camicia, prese la cravatta e la annodò intorno al collo. Aveva già indosso i pantaloni, parte del completo che avrebbe vestito quel giorno. Prese la giacca e si sistemò il colletto della camicia.




Scelse con cura gli accessori da abbinare: orologio, anelli, scarpe. Era un uomo che amava vestire classico quando l'occasione lo richiedeva, ma anche un'anima oscura con note rock.
Uscì di casa, salì in macchina e si diresse verso l'ufficio. Le ore scorrevano una appresso all'altra tutte uguali. I suoi pensieri erano rimasti a quei giorni, a quei momenti e da lì non riusciva a schiodarli.
Rientrò nel tardo pomeriggio, aprì la porta di casa, quel silenzio lo avvolse come mai aveva fatto prima. Posò le chiavi nell'ingresso, allentò la cravatta e sbottonò la camicia. Tolse la giacca mentre entrava in cucina. Si versò da bere. Stava calando la sera, ma non accese alcuna luce. Si sedette sulla sua poltrona appoggiando il vino sul tavolino di vetro. Si accese una sigaretta. Con gli occhi chiusi cercava di scacciare quel ricordo, fumando e bevendo.


Bussarono alla porta. Non voleva aprire, voleva rimanere solo, ma si sforzò di andare a vedere chi ci fosse. Aprì la porta. Davanti a lui c'era lei, in un vestito elegante sotto il cappotto di panno nero, tacchi, capelli raccolti e uno sguardo dolcissimo nei suoi profondi occhi scuri. Non voleva darle la soddisfazione di mostrarle quanto fosse contento di quella visita. Mantenne un'espressione sobria, si spostò dalla porta e le fece cenno, con la mano, di accomodarsi.
"Permesso?"
"Prego"
"Come mai sei al buio?" gli chiese schiacciando l'interruttore per illuminare la stanza. Sapeva bene dove si trovasse.
"Mi andava così"
Si tolse il cappotto e lo poggiò sul divano. Camminava lentamente, ma si percepiva la sua agitazione. Andò nella cucina open space, vide la bottiglia di vino e guardò lui come per chiedergli il permesso di berne un po'. Si appoggiò con le natiche al ripiano dove c'era la bevanda. Lui si avvicinò a lei, poggiando le mani sullo stesso ripiano e guardandola negli occhi.
Percepiva l'imbarazzo di lei e sperava che lei non percepisse il suo cuore battere all'impazzata. Allungò una mano e prese un bicchiere, senza scostarsi di un millimetro da lei. Poi prese il vino. Lo versò e glielo porse.
"Ecco..."
Lo sorseggiò agitata.
"Senti..." cominciò "...sono qui perchè....".
"Si, dimmi, perchè sei qui?" risposte lui sotto voce accanto al suo orecchio.
"Ecco...mi...mancavi" disse a stento lei.
Prese il suo viso tra le mani e la baciò con tutta la passione di cui era capace, al diavolo il rimanere impassibile. Era bella, era così dolce nel suo imbarazzo, era tornata. Nulla importava.
La sollevò di peso mettendole le mani ovunque.



All'improvviso lei lo spinse via. La guardò dubbioso. Gli sfilò la cravatta e gliela porse ammiccando. Gli sbottonò la camicia. Lui le accarezzò le coscie salendo su, sotto la gonna e non si stupì di sentire che non indossava nulla sotto. In pochi istanti erano in camera da letto, quasi completamente nudi. Tra baci, carezze e passione, non smettevano di desiderarsi.
Non usò alcuna delicatezza nel sbatterla sul materasso.



La desiderava come mai aveva fatto prima. Usò la cravatta per legarle i polsi, sulla testa e alla testiera del letto.
Si insinuò tra le sue gambe, come un uragano. L'eccitazione di entrambi era al massimo, si volevano, si erano sempre voluti. Le dava baci carichi di fuoco, si spingeva dentro di lei con la forza di una bestia feroce, la mordeva e si lasciava mordere da lei. Come due animali si appartenevano, ancora.
La sua pelle, il suo odore, la sua passionalità, la sua sensualità, la sua femminilità....gli mancavano da morire anche quando viveva lì con lui, nella sua piccola mansarda e gli riempiva le giornate di sole e le nottate di fuoco. La girò con sicurezza, la sculacciò urlandole che era la giusta punizione per ciò che gli aveva fatto. E lei rispose "Si, mio Signore" girandosi per come poteva a guardarlo con un sorriso colmo di malizia. La fece sua ancora, senza mai slegarla, ma facendola gridare dal piacere. Dopo qualche ora, la slegò e si lasciò andare disteso accanto a lei che, sfinita, si distese supina.
Non aveva mai rispettato quello che era l'accordo tra di loro e sapeva che da lì a poco avrebbe iniziato la sua cavalcata. Infatti, poco dopo, stava salendo a cavalcioni su di lui. Si alzò dal letto disarcionandola e rimproverandola "Rispetto bambina, rispetto!". Uscì dalla stanza e si infilò sotto la doccia. L'acqua calda gli scorreva su tutto il corpo, si stava rilassando e pensava a quanto fosse felice del ritorno della sua gattina, ma mai glielo avrebbe detto. La porta della doccia si aprì e lei vi entrò, quasi in punta di piedi. Lo abbracciò da dietro, appoggiando la testa sulla sua schiena. Lui si girò e prese a baciarla. Si amarono in modo delicato, ma passionale, con l'acqua calda che si mescolava ai loro fluidi, al loro piacere.



Quando uscirono lui l'asciugò con cura, avvolgendola nel suo accappatoio e cingendosi con un asciugamani. La sollevò e la prese in braccio, sfiorando appena le sue labbra carnose. La adagiò sul letto, con estrema delicatezza, guardandola come se fosse magia, con amore, con desiderio. I suoi occhi lo avrebbero tradito anche se i suoi gesti e le sue parole avrebbero detto altro. Adorava quella donna un po' bambina, ma non avrebbe potuto dirglielo mai. Lei si accoccolò tra le coperte, ma poi si allungò e prese la camicia di lui dal pavimento. Quella camicia bianca che tanto le piaceva. La indossò, lo guardò assonnata "Non vieni a letto daddy?". Non riuscì ad attendere la risposta che si addormentò immediatamente. La guardava e provava un'infinita tenerezza. Decise di tornare al buio, sulla sua poltrona, lasciandola riposare. Riprese il bicchiere che aveva lasciato sul tavolino diverse ore prima. Bevve un sorso, si accese una sigaretta, immerso nei suoi pensieri. Si stava assopendo quando la vide spuntare, in punta di piedi, rannicchiata in quella camicia.
Lo raggiunse e gli si mise a cavalcioni. Sapeva che lui non amava affatto che lo facesse, ma era selvaggiamente disobbediente. Lo baciò, con dolcezza. Le mani di lui salirono sulla sua pelle nuda, lungo la schiena. Sapeva come coinvolgerlo, in fondo possedeva la sua mente e lo sapeva benissimo. Si amarono, ancora, come calamite si attraevano l'uno all'altra e non riuscivano a smettere di cercarsi, di volersi. Gli graffiò la schiena con le unghie e poi baciò quelle ferite. La strinse fortissimo a sè, le morse i seni turgidi, il collo, prendendola per i capelli e tirandola all'indietro.
Continuarono fino a che non furono esausti. Lei si accoccolò al petto di lui. Lui l'avvolse in un abbraccio, come a proteggerla. Si addormentarono.



Albeggiava quando riaprì gli occhi, aveva ancora indosso i vestiti del giorno prima. Il suo vino era sul tavolino, la sigaretta consumata nel posacenere. Lei non era lì con lui. Si alzò dalla poltrona un po' assonnato, si guardò in giro. La casa era esattamente come l'aveva trovata tornando dal lavoro. Non c'era traccia di lei o del suo passaggio.
Si rese conto immediatamente che tutto ciò che aveva desiderato accadesse, che gli era frullato in testa, che non l'aveva lasciato dormire notti intere....era soltanto un'illusione creata dalla sua mente per poter rivivere e sentire ancora una volta, allo stesso modo, la sua bambina. Una lacrima rigò il suo viso. Lei se n'era andata mesi prima ed era ora che lui se ne facesse una ragione.

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Nella penombra della sua stanza da letto, all'alba, si abbottonò i polsini della camicia, prese la cravatta e la annodò intorno al collo. Aveva già indosso i pantaloni, parte del completo che avrebbe vestito quel giorno. Prese la giacca e si sistemò il colletto della camicia. « immagine » «...
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Respect

19 settembre 2017 ore 21:12 segnala
Il fumo della sigaretta disegnava strani intrecci grigi nel buio di quella stanza illuminata soltanto dai fari delle auto di passaggio che si riflettevano sui vetri dell'appartamento.
Nella penombra, sulla sua poltrona, Mr Dark ripercorreva gli ultimi anni. Non era la notte di San Silvestro quando abitualmente si fanno certi pensieri, ma lui era una persona per nulla comune.
Negli ultimi anni aveva avuto modo di frequentare diverse donne. Con alcune aveva condiviso molto della sua vita e parte della sua oscurità.
Tutte in qualche modo avevano saputo entrare nei meandri della sua mente. Chi con estrema dolcezza, chi con sensualità, chi poco a poco con pazienza, chi con intelligenza, chi con ironia, chi con astuzia, chi con arguzia. Tutte caratteristiche che aveva sempre cercato senza trovarle in un'unica persona.
Ripensava a colei che lo aveva sedotto con intelligenza, arguzia e dolcezza, che era riuscita anche ad arrivare al suo cuore di pietra e che l'aveva deluso nel profondo, dimostrandosi alla fine un'ottima bugiarda traditrice. Dopo qualche tempo era venuto in contatto con colei che tra dolcezza ed ironia l'aveva conquistato, concedendosi più volte, attirata dalla sua passionalità. Ottenuto ciò che desiderava e non aveva più da tempo, aveva mostrato la sua vera acida essenza, facendo addirittura la puritana che si scandalizza con certi doppi sensi che prima erano motivo di gioco ed ilarità tra loro.
Un'altra si era avvicinata con molto tatto, in punta di piedi, con una pazienza degna di una santa. Nonostante avesse assaggiato la sua oscurità non era fuggita, ma anzi, l'aveva condivisa con lui. Peccato avesse dimostrato che aprirsi a quel modo era cosa comune al mondo, non solo dedicata a loro due.
Poco prima del suo compleanno il caso aveva voluto che tornasse ad incrociare il cammino della persona più sensuale e sexy che avesse mai conosciuto. Acida, ironica, dolce, arguta al punto giusto. Inizialmente le aveva nascosto la sua identità, le aveva fatto capire così che aveva dato un giudizio affrettato molti anni prima. Tra loro c'era un feeling pazzesco, si capivano al volo e bastava che si guardassero negli occhi per accendere un desiderio profondo. Fuoco allo stato puro. Nonostante la loro intesa profonda aveva dovuto lasciarla andare quando la sua incoerenza l'aveva portata ad un allontanamento.
Non era trascorso nemmeno 1 mese da quell'evento quando aveva incontrato quella che lui definiva "la sua follia". Lo faceva impazzire letteralmente e lo attirava come il miele attira gli orsi. Purtroppo non era in grado di dimostrargli il suo affetto (se mai lo avesse provato) nè l'eventuale appartenenza a quello che definiva "il suo uomo".
Pensava e ripercorreva, con un cinico sorriso sulle labbra, quelle storie, quegli istanti, ricordava quelle voci, quelle risate, quei respiri e quei sospiri vissuti con tanto ardore.
Non bastava parlare la stessa lingua oppure avere le stesse note dentro per essere in sintonia. Una cosa avevano in comune quelle persone: non erano in grado di dare rispetto a colui con cui condividevano la loro intimità. Ci sarebbero stati altri incontri, altri sorrisi, altre intese...Non era sufficiente però avere tutte le caratteristiche intellettuali e fisiche che lui desiderasse. Solo colei che fosse stata in grado di dimostrargli lo stesso riguardo che lui era avvezzo dare alla propria donna (o a colei che considerava tale) avrebbe potuto avere la sua stima ed il suo amore eterno.



Aretha Franklin - Respect (Original Version)
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Il fumo della sigaretta disegnava strani intrecci grigi nel buio di quella stanza illuminata soltanto dai fari delle auto di passaggio che si riflettevano sui vetri dell'appartamento. Nella penombra, sulla sua poltrona, Mr Dark ripercorreva gli ultimi anni. Non era la notte di San Silvestro quando...
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Silent Night

28 aprile 2017 ore 21:59 segnala


Era la notte di Natale. Erano tutti riuniti nella villa del ricco Mr. Brook, tutti obbligati a presenziare a quell'evento, ogni anno.Berry stava in disparte, osservava quelle persone, la maggior parte delle quali non riusciva proprio a sopportare.
C'era Mrs Fers, col suo tono di voce più alto di quattro o cinque tonalità rispetto al normale e il suo odore inconfondibile, odore di una donna che probabilmente non si rendeva conto di avere dei problemi di sudorazione eccessiva. C'era Mr. Barns che, nonostante avesse superato la cinquantina, si ostinava a mantenere un look da figlio dei fiori, barba e capelli lunghi, brizzolati, puliti, ma mal tenuti. Eppure aveva l'aria da brava persona, nonostante quell'apparenza trasandata.
C'era poi Mr Lowel, che era una brutta imitazione di Mr. Barns, ma si credeva altrettanto affascinante. C'era Mrs Barnaby. Il suo naso aquilino era la sola cosa che si vedeva del suo viso. Berry si domandava se quella sera, in presenza di quella gente così importante, avrebbe sfoderato il suo migliore sorriso servile oppure se avrebbe mostrato la versione acida e scontrosa che era solita mantenere con i comuni mortali.
Dal suo angolo non poteva fare a meno di sorridere. Voltandosi leggermente vide che c'era anche Mrs Bowel. Era una signora di una certa età, un po' fuori posto rispetto al resto delle persone. Simpatica, mai altezzosa, si faceva rispettare e cercava di andare d'accordo con tutti quanti, anche se a volte era palese che si stava mordendo la lingua. Mrs Bowel stava chiacchierando con Mr. Gerbolger. Era il braccio destro di Mr. Brook, ma non era altrettanto carismatico. Berry provava una certa antipatia verso quell'uomo che non faceva altro che sminuire gli altri, che si mostrava sempre altezzoso e poco lungimirante. Insieme a loro c'era Miss Sark. Una giovane donna che sembrava trovarsi sempre per caso in mezzo a quelle persone. Sempre un po' fra le nuvole, aveva ben altri interessi, ma doveva comunque poter vivere dignitosamente. Nell'altro angolo della stanza c'era quello che da tutti era definito come una sorta di nerd alieno. Mr. Castillo viveva nel suo mondo, completamente assorto dai suoi pensieri, perennemente fuori luogo.
Berry si guardò intorno ancora, con calma, scrutando ogni personaggio in quel grande salone. Si chiedeva, pur sapendolo benissimo, dove fosse Raoul Slime.
Tutto quel vociare stava cominciando ad urtargli il sistema nervoso. Quella gente non stava mai zitta, mai. Parlavano continuamente, persino mentre bevevano o mangiavano. Berry era obbligato a stare lì, ma avrebbe voluto essere altrove. Sapeva bene che, pur avendo sempre seguito ogni singola regola imposta da Mr. Brook, egli avrebbe sempre elogiato ed aiutato qualcun'altro che non fosse diretto, esplicito e concreto come invece era lui, qualcuno che avrebbe fatto qualunque cosa per rimanere al potere, qualcuno come.....Berry interruppe il suo pensiero. Dalla grande scala posta al centro di quel salone, fecero capolino Mr. Brooks e Slime. Era certo che quel viscido fosse andato a disturbare il vecchio Brooks direttamente nelle sue stanze. Certo avrebbe dovuto suggerirgli cosa dire o cosa pensare. L'aveva completamente plagiato a suo favore. Mr. Brooks fece un cenno con la mano, come per quietare quel vociare. La gente abbassò leggermente la voce, ma non smise di parlare.
Berry pensava che fosse un segno di poco rispetto, ma non sarebbe certo andato a dire a quelle persone di star zitte. Brooks cominciò il suo solito discorso "Benvenuti amici! Benvenuti a questa grande serata di Natale! Tra poco ci sposteremo tutti in sala da pranzo per il cenone...". Slime si avvicinò all'orecchio del vecchio e gli disse qualcosa sorridendo "ma prima vorrei che ricordassimo tutti il nostro caro David, scomparso in circostanze ancora misteriose qualche anno fa". Scese tutta la scalinata e prese due bicchieri di champagne da un vassoio che uno dei camerieri vestiti da Babbo Natale teneva in mano. Corse verso Mr. Brooks e gliene porse uno. "Alzate tutti il calice. A David!" e tutti in coro "A David!". Berry sapeva benissimo che fine avesse fatto, ma non fece trapelare alcuna espressione nè alzò il suo bicchiere al brindisi. Si spostarono tutti verso la grande tavola imbandita. Berry si sedette vicino a Miss Sark, in fondo alla tavolata. Come previsto, Mr Gerbolger si sedette a destra di Brooks e Slime a sinistra. Per tutta la cena quei tre confabularono guardando ad uno a uno i presenti, Berry compreso, come se stessero dando i voti ad ognuno. La sua oscurità stava crescendo e lui non le avrebbe certo impedito di uscire. Voleva pace e pace avrebbe avuto.
Terminata quella farsa si spostarono nuovamente nel salone. C'erano animatori, musica, luci soffuse. Berry continuava ad osservare attendendo il momento opportuno. Ed il momento arrivò.
I camerieri si susseguivano in quella lunga notte, quelli che iniziavano il servizio indossavano il costume natalizio ed entravano a servire i presenti, gli altri tornavano alle proprie case, certamente esausti, per festeggiare coi propri cari. Il turnover avveniva in una stanza al piano interrato che aveva un ingresso separato per la servitù. C'era un grande bosco proprio dietro la casa, fiancheggiato da un viottolo di servizio dal quale andavano e venivano i camerieri di turno. Slime fu invitato da Brooks ad assicurarsi che i fuochi d'artificio organizzati per la mezzanotte fossero pronti. Il tutto era preparato ai margini di quel bosco, in modo da rendere la scena ancora più spettacolare. Raoul uscì a piedi passando proprio dal retro della casa.
Berry attese il cambio turno, entrò nella stanza adibita a spogliatoio e prese uno dei costumi travestendosi lui stesso. Slime nel frattempo stava già camminando con il suo stupido smoking e le scarpe di vernice nella neve fresca e, come sempre faceva, diceva peste e corna alle spalle di Brooks "Vecchio stronzo, mi sporcherò tutto il vestito e bagnerò queste scarpe che ho pagato oro!"
Berry si infilò anche un paio di scarponi, uscì dalla stessa porticina e seguì Slime in modo da non farsi vedere, ma affrettando il passo in modo da essere sempre più vicino al viscido verme. Il bosco distava circa 300 metri dalla grande casa di Brooks. Tutti i preparativi per la mezzanotte erano situati altri 50 metri ad ovest. Slime non arrivò mai in tal posto.


Berry stava trascinando il suo corpo privo di sensi nel bosco. L'aveva colpito alla nuca con il manico della scure che aveva trovato nella legnaia antistante l'ingresso di servizio. Quando fu sicuro di essersi inoltrato nell'oscurità a sufficienza, Berry indossò la barba bianca di Santa Claus ed il cappello rosso. Con un calcio svegliò Slime che ancora intontito cercava di capire dove si trovasse. Quell'uomo lo guardava con la sua solita faccia da poker, quella falsa che impostava quando era in difficoltà, per levarsi dagli impicci. Quasi come se volesse trattare con Babbo Natale. "Mi scusi, posso sapere chi è lei? Cosa vuole da me? Soldi? Ne ho molti sa? Possiamo accordarci".
Berry lo guardò schifato. Slime cercò di alzarsi, ma Berry lo atterrò di nuovo dando un colpo netto con la scure che gli recise un polpaccio. "AAAAAAAAAAAAAH....Ehi amico, calma....Non so chi tu sia....Ma possiamo accordarci, ti prego". Slime stava supplicando.
Berry gli ferì allo stesso modo l'altra gamba. "AAAAAAAAAAAAAAH....ma cosa ti ho fatto? Chi sei??" cominciò a piagnucolare Slime.
Il sangue del verme cominciò a sporcare la neve candinda. Berry lo afferrò per la collottola e lo costrinse a mettersi in ginocchio, con le mani poggiate a terra. "Ascolta, cosa ti serve? Vuoi un lavoro? Il mio capo non fa una mossa senza che io gliela suggerisca, davvero amico, posso aiutarti sai?" disse Slime facendo la faccia da poker che Berry tanto odiava. Un altro colpo, questa volta su un braccio, che rimase attaccato appena per qualche lembo di pelle. Il sangue di quello schifoso scorreva davanti a lui. Berry gli abbassò con forza la testa quasi a sfiorare quel rosso porpora e finalmente parlò "Non hai mai guadagnato nulla col sudore della tua fronte, hai fregato tutti quanti, compreso il povero Brooks. Ora è la fine Raoul, la tua fine!" "Berry? Ah ah ah ah la pagherai" "Non credo lurido bavoso! Ti piace leccare eh? Ora lecca il tuo stesso sangue". Un colpo secco e la testa di Slime si staccò dal resto del suo corpo.
Berry fece a pezzi quello che rimaneva di Raoul. Tanti piccoli pezzi. Scavò una buca alla bene meglio con l'ascia e li infilò dentro. Ricoprì il tutto con terra e neve facendo in modo che il paesaggio tornasse candido, com'era prima. Prese poi un ramo abbastanza grande di pino e cominciò a ricoprire le sue tracce, quelle del trascinamento e quelle di Slime tornando indietro fino alla casa. Stava ricominciando a nevicare. Anche il cielo questa volta era dalla sua parte. Rientrando dalla porta di servizio bruciò nel camino i vestiti e gli scarponi sporchi e mise nel fuoco anche la scure. Si assicurò che fosse tutto incenerito ad eccezione della parte metallica che non poteva bruciare, ma così avrebbe perso ogni traccia di sangue. Nessuno si era accorto della sua mancanza, nessuno se ne accorgeva mai. Sfoderò il suo miglior sorriso e salì al piano di sopra ad aspettare il Natale. Finalmente aveva ottenuto un po' di quell'agoniato Silenzio!

Ludwig van Beethoven - Silence (Stille)
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« immagine » Era la notte di Natale. Erano tutti riuniti nella villa del ricco Mr. Brook, tutti obbligati a presenziare a quell'evento, ogni anno.Berry stava in disparte, osservava quelle persone, la maggior parte delle quali non riusciva proprio a sopportare. C'era Mrs Fers, col suo tono di voce ...
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28/04/2017 21:59:03
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Don't Play With Madness

25 aprile 2017 ore 23:00 segnala
Blue Stahli - The Devil

Maurice premette il tasto "Invio" sogghignando. Quell'email avrebbe generato il caos presso il cliente di cui doveva occuparsi a malavoglia e conseguentemente la sua truffa sarebbe andata a buon fine, facendogli guadagnare di nuovo un bel po' di sonanti dollaroni alle spalle di persone oneste.
Inviata quella comunicazione attese, ma il telefono non squillò nè un cenno di risposta scritta sembrò arrivare.
Si spinse con la schiena sullo schienale della sua poltrona e poggiò i piedi sulla scrivania. Come sempre non aveva alcuna voglia di lavorare, ma con le spalle ben protette dal suo Direttore, poteva permettersi di ciondolare per ore, giorni, mesi.
Passò diverso tempo. Maurice sonnecchiava quando il cellulare cominciò a suonare.
Guardò il display. Era sua moglie. "Pronto?" "Ciao!A che ora torni a casa? Ricordi che abbiamo un appuntamento per cena questa sera?" "Ho ancora molto da fare, ma non tarderò, tranquilla".
Il suo atteggiamento non era soltanto lavorativo. Era intrinseca nel suo DNA la voglia di non fare niente, di rubare tempo e soldi al prossimo, di cercare sempre un escamotage per truffare gli altri.
Alle 18.30 decise che la sua giornata lavorativa era giunta al termine, spense il computer portatile, lo infilò nella valigetta, chiuse la porta e scese in strada per recuperare la sua auto dal parcheggio e tornare a casa.
Le giornate successive trascorsero più o meno nello stesso modo, ma invece di restare in ufficio dovette raggiungere alcuni clienti siti nel raggio di qualche centinaia di miglia dalla sede della compagnia per cui lavorava, la Evil Corp.
Passarono due settimane e ancora non aveva avuto riscontri a quella comunicazione. Cominciava a preoccuparsi che il suo gioco non avesse avuto l'esito sperato quando ricevette una telefonata da un numero a lui sconosciuto, ma recante il prefisso telefonico della zona in cui si trovava il grosso cliente che voleva fregare.
"Si pronto?" "Buongiorno, parlo con Mr. Mc Farlock?" "Si, sono io" "Bene. Mi presento, sono Mr. Frank Mine, il nuovo responsabile della Salus Corp. Abbiamo ricevuto la sua email qualche giorno fa" "Si, mi sembrava strano non avervi ancora sentiti" disse Maurice con un ghigno sulla faccia. "Ecco, vorremmo fissare un incontro per il prossimo 1 marzo qui da noi, lei sarebbe disponibile a raggiungerci?" "Raggiungervi? Oltre a lei, che immagino sarà presente, chi altro ci sarà? Sa, è per prepararmi meglio" "Saremo soltanto io, lei e il nostro responsabile tecnico, Mr. Dark". Maurice fece una smorfia pensando che non ci voleva. Mr. Dark non era facile da aggirare come tutti gli altri, aveva già fermato ogni suo tentativo di truffa verso quel cliente in passato. "D'accordo. Siccome sa, vengo dalla Pennsylvania ci vorranno 4-5 ore di viaggio prima di essere a Boston. Possiamo fissare per le 11? E in quale ufficio devo presentarmi?" "Va bene per le 11. Ci ritroviamo nell'ufficio di Mr. Dark" "Va benissimo, ci vediamo mercoledì allora" "Grazie Molte. Arrivederci"
Maurice riagganciò soddisfatto. "Dovrò solo fare attenzione a Dark, per il resto andrà tutto come ho pianificato".

Arrivò il giorno dell'incontro. Mr. Dark fece entrare i suoi ospiti nella sua stanza. Li fece accomodare e iniziò la riunione. Maurice era in evidente difficoltà. Non aveva mai visto Mr. Dark così gentile e di buon umore. Azzardò quindi una serie di proposte ulteriori rispetto a quelle che si era prefigurato, pensando che avrebbe potuto ottenere ancora di più dal suo piano.
Mr. Dark sorrise, rifiutando cortesemente le sue aggiunte e poi si alzò, porgendogli un documento contenente una lunga lista di attività. Si assicurò che Maurice lo afferrasse dalla parte inferiore e che il foglio toccasse la tastiera del portatile che teneva sulle ginocchia. "Maurice, vorrei per favore che venissero terminati questi lavori prima di affidarvene degli altri".
Mr. Mine ascoltava i due conversare cortesemente un po' stupito. Il suo predecessore l'aveva informato del fatto che tra Dark e Mc Farlock non correva buon sangue e che anzi, se avessero potuto si sarebbero presi a pugni. Intervenne "posso dare un'occhiata anche io?". Mr. Dark sgranò gli occhi "aspetti, ne stampo una copia anche per lei" "No, lasci stare, guardo di qua e la restituisco immediatamente a Mr. Farlock. Posso vero?". Maurice gli porse la lista. Mr. Dark cercò di non far trapelare i suoi pensieri, ma era turbato e leggermente infastidito.
L'incontro si concluse dopo un paio d'ore con accordi apparentemente positivi. Maurice lasciò la stanza. Mine lo seguì a ruota. Mr. Dark si alzò e salutò entrambi, senza stringere loro la mano.

Maurice salì in auto. Riaprì il portatile e prese alcuni appunti che gli sarebbero serviti per mettere in atto la sua truffa. La sua svogliatezza si estendeva anche al suo strumento di lavoro. La tastiera era impolveratissima e comunque, per la pigrizia di pulirla, lui continuava a battere sui tasti così. Mise in moto e si avviò verso l'ingresso dell'autostrada. Ritirò il biglietto e accelerò.
"Dark era strano, ma mi ha comunque lasciato ampio margine di manovra. Porterò a termine il mio piano e avrò di nuovo le tasche piene" pensava sogghignando mentre addentava un panino guidando. Si leccò le dita dalla maionese. Allungò la mano sul sedile del passeggero e prese un tovagliolino di carta che gli avevano dato al Mc Donald's. Si pulì alla bene meglio mani e bocca.
Dopo un paio d'ore di viaggio, inspirando, si sentì il fiato corto. Cominciò a tossire, sempre più forte. Una stretta alla gola. Sgranò gli occhi non riuscendo più a respirare. Era in corsia di sorpasso e non poteva fermarsi. Cercò di tenere in carreggiata l'auto, ma la vista si annebbiò. In 30 secondi la macchina si ribaltò urtando fortemente il guardrail.

Cinque giorni dopo la Salus Corp. venne contattata Evil Company per la quale lavorava Maurice. Una lunga lettera in cui veniva comunicato che Mr. Farlock era improvvisamente deceduto e che i suoi clienti, Salus Corp. compresa, erano stati affidati a Mr. Carl Grimes.
Mr. Dark venne informato al telefono dall'Amministratore Delegato della Salus Corp. in persona. Lo stesso gli riferì anche che Mr. Mine aveva avuto un attacco cardiaco e versava in gravi condizioni all'Ospedale di Portland. Pertanto, non avendo al momento un altro candidato, l'AD lo nominò nuovo Responsabile pro tempore.
Mr. Dark ringraziò dell'opportunità sorridendo e rilassandosi sulla propria poltroncina. Riagganciò ed estrasse dalla tasca interna della giacca una piccola ampolla contenente una polverina bianca. Fissò quel piccolo contenitore di vetro per qualche minuto ridendo.

Ricordò quella mattina. Arrivò presto in ufficio. Mandò in stampa la lista di attività che avrebbe porto a Maurice. Vi sparse la polverina bianca facendo molta attenzione a non toccarla nè inalarla. Posizionò il foglio sul bordo del tavolo, con la parte di testata rivolta verso sè stesso, in modo da essere sicuro. Fu molto gentile durante l'incontro, sorrise perchè quella sarebbe stata l'ultima volta che avrebbe visto quella faccia e sarebbe stata l'ultima volta che avrebbe tentato di truffare lui e l'azienda per cui lavorava. Al momento giusto porse il documento a quell'imbecille di Maurice. Egli lo afferrò esattamente dove Mr. Dark aveva messo la polvere. Facendo toccare la tastiera del portatile al momento della consegna, la sostanza si sparse anche sul computer. Conoscendo quell'uomo da tempo, Mr. Dark era sicuro che non avrebbe mai spolverato il notebook e che anzi, l'avrebbe usato così. La polvere "magica" era una sostanza che scompariva una volta immessa nell'organismo, pertanto non era assolutamente rintracciabile dai classici esami di laboratorio. Provocava un soffocamento lento e doloroso, fino a condurre la vittima ad un attacco di cuore e a morte certa. Ovviamente doveva essere inalata e toccata nelle giuste quantità per essere efficace. Alzò gli occhi guardando il soffitto. Mr. Mine? Un trascurabile ed insignificante dettaglio.


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« video » Maurice premette il tasto "Invio" sogghignando. Quell'email avrebbe generato il caos presso il cliente di cui doveva occuparsi a malavoglia e conseguentemente la sua truffa sarebbe andata a buon fine, facendogli guadagnare di nuovo un bel po' di sonanti dollaroni alle spalle di persone o...
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25/04/2017 23:00:48
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Astinenza

21 gennaio 2017 ore 21:08 segnala

"Perchè separarsi è così maledettamente straziante?
Forse perchè tutto ci ricorda il nostro amore?
E quindi la sua perdita?
Sentire il vostro pezzo preferito alla radio, mangiare hot dog sulla panchina sbilenca del parco dove vi siete detti il primo 'Ti Amo'...
Ovvio che non si sopravvive a 24 ore senza scoppiare in lacrime.
Quando rivedi le immagini del tuo amore il nucleo caudato dei gangli basali si riempie di dopamina.
Anche la nicotina e le altre droghe stimolano l'aumento di dopamina. Per questo quando smetti col fumo o i dolci il cervello brama quella sostanza nello stesso modo in cui brama la persona che ti ha spezzato il cuore. E ti comporti da idiota per avere la tua dose.
Per questo essere innamorati non è COME essere drogati, ma E' essere drogati, LETTERALMENTE!
E come tutti sappiamo...l'astinenza è una vera merda!"

Perception - Serie 3, Puntata 7
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« immagine » "Perchè separarsi è così maledettamente straziante? Forse perchè tutto ci ricorda il nostro amore? E quindi la sua perdita? Sentire il vostro pezzo preferito alla radio, mangiare hot dog sulla panchina sbilenca del parco dove vi siete detti il primo 'Ti Amo'... Ovvio che non si sopra...
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