Dr. Soul & Mr. Dark

10 novembre 2016 ore 20:19 segnala
Nightcore - Jekyll and Hyde

Per tutti era un lunedì qualunque di una settimana qualunque in un mese e in un anno qualunque.
Ma non lo era per lui. In quel giorno avrebbe dovuto affrontare uno dei suoi demoni, il più pericoloso e sapeva che non sarebbe finita bene.
Si vestì con un completo nero, adatto all'occasione. Barba fatta, come sempre, gli piaceva essere sempre impeccabile e curato. Capelli in ordine, con un po' di gel per dar loro un effetto bagnato. Indossò il cappotto e raggiunse i suoi famigliari, che attendevano davanti alla chiesa.
Il carro funebre arrivò poco dopo. I quattro becchini posizionarono la bara sul sagrato in modo che la piccola folla riunitasi per l'evento potesse raccogliervisi intorno.
Stava fermo ed immobile, osservava tutti quanti e sapeva che tutti quanti avrebbero osservato lui. Abbassò lo sguardo in segno di rispetto e seguì la processione in chiesa. Dovette sedersi nei primi banchi perchè anche lui era parte di quel contesto purtroppo.
Conosceva quel luogo che da bambino aveva dovuto frequentare. Mentre la cerimonia funebre cominciava cercava di estraniarsi guardando le statue, i dipinti, i capitelli, i rosoni. Erano ancora tutti nello stesso posto, da più di 30 anni, era cambiato poco eppure non vi era nemmeno un granello di polvere o una ragnatela.
Non credeva più in ciò che gli avevano impartito da piccolo, forse non ci aveva mai creduto. Un essere sovrannaturale che governava il mondo e che predicava la pace, ma poi permetteva che ci fossero guerre, omicidi di massa, femminicidi... Colui che era vita, ma che la toglieva a suo piacimento spesso a chi non lo meritava affatto. Il libero arbitrio degli uomini di cui parlavano i preti era soltanto una giustificazione per nascondere il fatto che quell'essere non esiste.
Ed era sempre più convinto del suo pensiero man mano che il parroco recitava la sua predica sulla vita eterna, sulla resurrezione, sul fantomatico premio che attendeva gli uomini dopo la morte.
Mentre tutto ciò accadeva i suoi demoni si stavano risvegliando, si stavano aggrappando ai suoi pensieri, lo stavano divorando.
Ed ecco che l'organo intonò quel particolare motivo. Le lacrime cominciarono a rigargli il viso, il ricordo cominciò a riaffiorare, vivido. Esattamente come 6 anni prima si ritrovò in quell'immenso dolore, in quella sofferenza, in quell'angoscia.
Riaccendere la sua umanità non era certo sua intenzione, piangere a quello specifico evento nemmeno. In fondo, pur essendo una parente stretta, con la defunta non aveva mai avuto un rapporto, soprattutto negli ultimi 10-15 anni.
Eppure non riusciva a trattenere quel tormento. Sei anni prima aveva perso quella che era stata sua madre nei primi 16 anni della sua vita, colei che gli aveva insegnato a fare qualunque cosa, colei che l'aveva amato al di sopra di ogni cosa, al di là del suo essere strano da sempre, al di là del suo carattere molto particolare. Si chiama madre colei che cresce un figlio, non colei che lo genera. La perdita era stata tragica e gli aveva segnato la vita. Aveva dovuto implodere tutto il dolore, aveva dovuto spegnere la sua parte umana per riuscire ad andare avanti. Ma quel suono, quel particolare suono che veniva musicato in quella chiesa in quelle occasioni risvegliò tutte le emozioni negative che aveva dentro. Singhiozzava e non si dava più pace, non poteva lasciare la cerimonia anzitempo perchè "non stava bene" e quindi si rifugiò nel bavero del cappotto, vi si strinse dentro quasi per nascondersi.
Dopo circa un'ora, un'ora interminabile, tutto quanto finì. Uscì da quel luogo, prese una grande boccata di quell'aria gelida, guardò il cielo e a grandi passi cercò di andarsene. Ma venne trattenuto, da colei che lo aveva generato, da colei che per tutta la vita non aveva fatto altro che farlo sentire in colpa per qualunque sua scelta, per qualunque sua decisione, per quello che era, per l'uomo che era diventato, per qualunque cosa andasse in contrasto con quanto lei pensasse. E con il cuore accelerato dall'ansia dovette dispensare strette di mano e finti sorrisi di circostanza alle persone intervenute. Appena gli fu possibile corse via, salì in macchina e tornò a casa.
In quel momento avrebbe voluto accanto la persona che amava e avrebbe voluto che lei capisse senza fare domande il suo stato d'animo tormentato.
Sembra impossibile che anche le persone che dicono di comprendere, di non fermarsi davanti a determinati "no", che tranquillizzano col loro "non fa niente, non importa", alla fine siano totalmente incapaci di dire o fare la cosa giusta per la persona che dicono di amare. Allontanò chiunque lo cercò per un motivo o per l'altro. Doveva riprendere immediatamente il controllo, doveva assolutamente spegnere quel dannato interruttore e tornare ad essere l'uomo glaciale che tutti temevano e rispettavano, quello misterioso che non si lasciava andare alle emozioni, quello duro ed inattaccabile.
Tentò per giorni di riprendersi, ma inevitabilmente aveva dei contatti umani che in qualche modo non poteva (nè voleva) evitare. Voleva tornare nella sua oscurità, protetto da quei muri alti ed invalicabili, da quel buio in cui i difetti non si vedono, in cui nemmeno i mostri sono riconoscibili, ma solo percettibili.
Si rese conto, in quella sua fragile vulnerabilità così esposta, che nessuno, nemmeno chi amava con tutto se stesso, accettava la sua stranezza, la sua estrema sensibilità. Si rese conto che la sua umanità gli creava aspettative che non poteva permettersi, sogni a cui non poteva dedicarsi, capì che doveva assolutamente impedire a quel demone di riemergere ancora. Perchè la sua parte più emotiva e delicata non veniva tollerata nè tanto meno trattata con la dovuta delicatezza.
"Un giorno ancora" si disse "e tu, Dr. Soul, scomparirai per sempre!". Seduto sulla sua poltrona di pelle, cominciò a sorseggiare il suo Bourbon, attendendo il ritorno di Mr. Dark.
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10/11/2016 20:19:14
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Commenti

  1. HideMe 11 novembre 2016 ore 08:43
    Mr.Dark...che dire?..
    Lei è fantastico..:)
    Passerei la mia vita "leggendoti"
    E niente...tu SAI.:*
  2. TheDarkOne 11 novembre 2016 ore 09:09
    @HideMe: lusingato Miss Hide. Ciò che penso di sapere non è sicuramente ciò che è. Per cui la esorterei a spiegarmi, in separata sede.
    Grazie :rosa
  3. vagarsenzameta 12 novembre 2016 ore 09:31
    Lei scrive da favola.
  4. TheDarkOne 12 novembre 2016 ore 09:35
    @vagarsenzamenta: la ringrazio, sono lusingato. La mia fervida immaginazione e la mia ossessione per il perfezionismo fanno il lavoro grosso, il resto sono soltanto dita che premono sui tasti quasi meccanicamente ;-)
  5. vagarsenzameta 12 novembre 2016 ore 09:38
    Equel quasi che fa pensare :nono1
  6. TheDarkOne 12 novembre 2016 ore 09:40
    @vagarsenzamenta: :-))) perchè di grazia?
  7. vagarsenzameta 12 novembre 2016 ore 09:45
    Non ho capito.
  8. TheDarkOne 12 novembre 2016 ore 09:49
    @vagarsenzameta: mi scrive che quel "quasi" (credo riferito alla mia frase "dita che premono sui tasti quasi meccanicamente") fa pensare. Le chiedo: perchè? ;-)
  9. vagarsenzameta 12 novembre 2016 ore 09:51
    Il perche non lo so,pero quando il pensiero prendera forma senzaltro glie lo presentero :-)
  10. TheDarkOne 12 novembre 2016 ore 09:52
    @vagarsenzameta: :mmm :nono1 e poi dicono a me che sono strano.... :many
  11. vagarsenzameta 12 novembre 2016 ore 09:54
    lol :hihi

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