Pure Illusion From a Dream

05 novembre 2017 ore 15:24 segnala
Nella penombra della sua stanza da letto, all'alba, si abbottonò i polsini della camicia, prese la cravatta e la annodò intorno al collo. Aveva già indosso i pantaloni, parte del completo che avrebbe vestito quel giorno. Prese la giacca e si sistemò il colletto della camicia.


Scelse con cura gli accessori da abbinare: orologio, anelli, scarpe. Era un uomo che amava vestire classico quando l'occasione lo richiedeva, ma anche un'anima oscura con note rock.
Uscì di casa, salì in macchina e si diresse verso l'ufficio. Le ore scorrevano una appresso all'altra tutte uguali. I suoi pensieri erano rimasti a quei giorni, a quei momenti e da lì non riusciva a schiodarli.
Rientrò nel tardo pomeriggio, aprì la porta di casa, quel silenzio lo avvolse come mai aveva fatto prima. Posò le chiavi nell'ingresso, allentò la cravatta e sbottonò la camicia. Tolse la giacca mentre entrava in cucina. Si versò da bere. Stava calando la sera, ma non accese alcuna luce. Si sedette sulla sua poltrona appoggiando il vino sul tavolino di vetro. Si accese una sigaretta. Con gli occhi chiusi cercava di scacciare quel ricordo, fumando e bevendo.


Bussarono alla porta. Non voleva aprire, voleva rimanere solo, ma si sforzò di andare a vedere chi ci fosse. Aprì la porta. Davanti a lui c'era lei, in un vestito elegante sotto il cappotto di panno nero, tacchi, capelli raccolti e uno sguardo dolcissimo nei suoi profondi occhi scuri. Non voleva darle la soddisfazione di mostrarle quanto fosse contento di quella visita. Mantenne un'espressione sobria, si spostò dalla porta e le fece cenno, con la mano, di accomodarsi.
"Permesso?"
"Prego"
"Come mai sei al buio?" gli chiese schiacciando l'interruttore per illuminare la stanza. Sapeva bene dove si trovasse.
"Mi andava così"
Si tolse il cappotto e lo poggiò sul divano. Camminava lentamente, ma si percepiva la sua agitazione. Andò nella cucina open space, vide la bottiglia di vino e guardò lui come per chiedergli il permesso di berne un po'. Si appoggiò con le natiche al ripiano dove c'era la bevanda. Lui si avvicinò a lei, poggiando le mani sullo stesso ripiano e guardandola negli occhi.
Percepiva l'imbarazzo di lei e sperava che lei non percepisse il suo cuore battere all'impazzata. Allungò una mano e prese un bicchiere, senza scostarsi di un millimetro da lei. Poi prese il vino. Lo versò e glielo porse.
"Ecco..."
Lo sorseggiò agitata.
"Senti..." cominciò "...sono qui perchè....".
"Si, dimmi, perchè sei qui?" risposte lui sotto voce accanto al suo orecchio.
"Ecco...mi...mancavi" disse a stento lei.
Prese il suo viso tra le mani e la baciò con tutta la passione di cui era capace, al diavolo il rimanere impassibile. Era bella, era così dolce nel suo imbarazzo, era tornata. Nulla importava.
La sollevò di peso mettendole le mani ovunque.


All'improvviso lei lo spinse via. La guardò dubbioso. Gli sfilò la cravatta e gliela porse ammiccando. Gli sbottonò la camicia. Lui le accarezzò le coscie salendo su, sotto la gonna e non si stupì di sentire che non indossava nulla sotto. In pochi istanti erano in camera da letto, quasi completamente nudi. Tra baci, carezze e passione, non smettevano di desiderarsi.
Non usò alcuna delicatezza nel sbatterla sul materasso.


La desiderava come mai aveva fatto prima. Usò la cravatta per legarle i polsi, sulla testa e alla testiera del letto.
Si insinuò tra le sue gambe, come un uragano. L'eccitazione di entrambi era al massimo, si volevano, si erano sempre voluti. Le dava baci carichi di fuoco, si spingeva dentro di lei con la forza di una bestia feroce, la mordeva e si lasciava mordere da lei. Come due animali si appartenevano, ancora.
La sua pelle, il suo odore, la sua passionalità, la sua sensualità, la sua femminilità....gli mancavano da morire anche quando viveva lì con lui, nella sua piccola mansarda e gli riempiva le giornate di sole e le nottate di fuoco. La girò con sicurezza, la sculacciò urlandole che era la giusta punizione per ciò che gli aveva fatto. E lei rispose "Si, mio Signore" girandosi per come poteva a guardarlo con un sorriso colmo di malizia. La fece sua ancora, senza mai slegarla, ma facendola gridare dal piacere. Dopo qualche ora, la slegò e si lasciò andare disteso accanto a lei che, sfinita, si distese supina.
Non aveva mai rispettato quello che era l'accordo tra di loro e sapeva che da lì a poco avrebbe iniziato la sua cavalcata. Infatti, poco dopo, stava salendo a cavalcioni su di lui. Si alzò dal letto disarcionandola e rimproverandola "Rispetto bambina, rispetto!". Uscì dalla stanza e si infilò sotto la doccia. L'acqua calda gli scorreva su tutto il corpo, si stava rilassando e pensava a quanto fosse felice del ritorno della sua gattina, ma mai glielo avrebbe detto. La porta della doccia si aprì e lei vi entrò, quasi in punta di piedi. Lo abbracciò da dietro, appoggiando la testa sulla sua schiena. Lui si girò e prese a baciarla. Si amarono in modo delicato, ma passionale, con l'acqua calda che si mescolava ai loro fluidi, al loro piacere.


Quando uscirono lui l'asciugò con cura, avvolgendola nel suo accappatoio e cingendosi con un asciugamani. La sollevò e la prese in braccio, sfiorando appena le sue labbra carnose. La adagiò sul letto, con estrema delicatezza, guardandola come se fosse magia, con amore, con desiderio. I suoi occhi lo avrebbero tradito anche se i suoi gesti e le sue parole avrebbero detto altro. Adorava quella donna un po' bambina, ma non avrebbe potuto dirglielo mai. Lei si accoccolò tra le coperte, ma poi si allungò e prese la camicia di lui dal pavimento. Quella camicia bianca che tanto le piaceva. La indossò, lo guardò assonnata "Non vieni a letto daddy?". Non riuscì ad attendere la risposta che si addormentò immediatamente. La guardava e provava un'infinita tenerezza. Decise di tornare al buio, sulla sua poltrona, lasciandola riposare. Riprese il bicchiere che aveva lasciato sul tavolino diverse ore prima. Bevve un sorso, si accese una sigaretta, immerso nei suoi pensieri. Si stava assopendo quando la vide spuntare, in punta di piedi, rannicchiata in quella camicia.
Lo raggiunse e gli si mise a cavalcioni. Sapeva che lui non amava affatto che lo facesse, ma era selvaggiamente disobbediente. Lo baciò, con dolcezza. Le mani di lui salirono sulla sua pelle nuda, lungo la schiena. Sapeva come coinvolgerlo, in fondo possedeva la sua mente e lo sapeva benissimo. Si amarono, ancora, come calamite si attraevano l'uno all'altra e non riuscivano a smettere di cercarsi, di volersi. Gli graffiò la schiena con le unghie e poi baciò quelle ferite. La strinse fortissimo a sè, le morse i seni turgidi, il collo, prendendola per i capelli e tirandola all'indietro.
Continuarono fino a che non furono esausti. Lei si accoccolò al petto di lui. Lui l'avvolse in un abbraccio, come a proteggerla. Si addormentarono.


Albeggiava quando riaprì gli occhi, aveva ancora indosso i vestiti del giorno prima. Il suo vino era sul tavolino, la sigaretta consumata nel posacenere. Lei non era lì con lui. Si alzò dalla poltrona un po' assonnato, si guardò in giro. La casa era esattamente come l'aveva trovata tornando dal lavoro. Non c'era traccia di lei o del suo passaggio.
Si rese conto immediatamente che tutto ciò che aveva desiderato accadesse, che gli era frullato in testa, che non l'aveva lasciato dormire notti intere....era soltanto un'illusione creata dalla sua mente per poter rivivere e sentire ancora una volta, allo stesso modo, la sua bambina. Una lacrima rigò il suo viso. Lei se n'era andata mesi prima ed era ora che lui se ne facesse una ragione.

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Nella penombra della sua stanza da letto, all'alba, si abbottonò i polsini della camicia, prese la cravatta e la annodò intorno al collo. Aveva già indosso i pantaloni, parte del completo che avrebbe vestito quel giorno. Prese la giacca e si sistemò il colletto della camicia. « immagine » «...
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05/11/2017 15:24:57
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Commenti

  1. s.hela 05 novembre 2017 ore 15:39
  2. TheDarkOne 05 novembre 2017 ore 15:41
    @s.hela: Un po' melanconica come colonna sonora di questo post, ma bellissime note. Grazie!
  3. s.hela 05 novembre 2017 ore 15:44
    @TheDarkOne
    Adoro il maestro Marradi , e' molto bello quanto hai scritto , l'ho paragonato ad un Sogno e la malinconia per il finale...

    Un saluto
  4. TheDarkOne 05 novembre 2017 ore 15:46
    @s.hela: in realtà non è proprio così, ma pubblicando i propri scritti l'autore lascia spazio all'immaginazione altrui, non è detto che coincida con quella di chi ha condiviso una parte di sè. ;-)
  5. s.hela 05 novembre 2017 ore 15:48
    @TheDarkOne
    Realtà o fantasia , un insieme che spesse volte si sposa bene ;-)
    Grazie per la risposta!
  6. TheDarkOne 05 novembre 2017 ore 16:43
    @s.hela: figurati, se c'è cordialità non vedo perchè non dovrei rispondere. Buona domenica!
  7. xspirito.liberox 05 novembre 2017 ore 16:52
    Come due animali si appartenevano, ancora.


    coinvolgente ......
  8. TheDarkOne 05 novembre 2017 ore 16:54
    lo so...era così... ;-)
  9. xspirito.liberox 05 novembre 2017 ore 16:55
    bella descrizione
  10. TheDarkOne 05 novembre 2017 ore 16:56
    e grazie :mmm
  11. xspirito.liberox 05 novembre 2017 ore 16:57
    lo sto rileggendo
  12. Illumia1 08 novembre 2017 ore 16:11
    Tutto coinvolgente tranne il finale che lascia con l' amaro in bocca!
  13. TheDarkOne 08 novembre 2017 ore 16:13
    @Illumia1: purtroppo certe storie vanno così... I sogni si spengono all'alba
  14. Mz.Hide 11 novembre 2017 ore 11:00
    Molto erotico questo racconto...
    Esce fuori dai tuoi schemi.
    Auguri ancora Mr.Dark
  15. TheDarkOne 11 novembre 2017 ore 11:02
    @Mz.Hide: forse non conosci bene i miei schemi.... ;-)
    GRAZIE Mz.Hide
  16. Mz.Hide 11 novembre 2017 ore 11:05
    Probabile...chiedo venia.;)

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