Un AmOrE Da GeTTaRe NeL FuOcO...

15 aprile 2017 ore 22:56 segnala

Ei, vorrei scriverti un po', stare un pochetto con te, parlarti, appoggiarmi sulla tua spalla, abbracciarti, baciarti; ma mi basterebbe anche soltanto averti di fronte, stando in silenzio. Vorrei soltanto la tua presenza. Vorrei soltanto che tu ci fossi.
È un periodo un po' così, avrei un paio di cosette da sistemare e non ne ho molta voglia. Dentro di me provo delle emozioni che non riesco ad esternare agli altri. L'unica persona con cui riuscivo a sfogarmi eri tu. Ora sono costretta a tenermi tutto dentro. L'unico modo che ho per stare con te e sentirti un po' più vicino è scrivere. Soltanto quando scrivo immagino di parlarti. È come se ti vedessi qui, di fronte a me, e il solo fissarti negli occhi mi permette di aprirmi, liberandomi da tutto ciò che mi pesa. Vorrei sentire la tua voce anche solo per un secondo, giusto il tempo per ascoltarti mentre pronunci anche semplicemente il mio nome. Se lo facessi so per certo che starei molto meglio.
Quando alcune persone mi vedono giù, mi si avvicinano e cercano in qualche modo di consolarmi. Mi prende una rabbia che non puoi nemmeno immaginare. E sai perché? Perché vorrei che tutte quelle persone sparissero dalla mia vista e ci fossi solo tu al mio fianco. Vorrei che fossi tu a chiedermi di dirti come sto, cosa ho, cosa provo. Avrei bisogno di piangere e lo farei solo davanti a te. D'altronde tutto ciò che ho sempre voluto è soltanto avere la possibilità di viverti. Ad un certo punto della propria vita ci si trova davanti ad una situazione per cui le avventure non bastano più e si sente la viva necessità di amare seriamente una persona. Ed è proprio questo ciò che desideravo di fare. Ma non farmene una colpa, non l'ho nemmeno voluto, non me la sono cercata da sola. È successo e basta. Un giorno mi sono svegliata e ho iniziato ad averti come pensiero fisso e incessante dentro la testa. Il giorno dopo la stessa cosa. E il giorno dopo ancora sempre più non riuscivo a non pensarti. Il guaio è che per quanto mi sforzassi di pensare ad altro, c'era la volontà mia di pensare solo e unicamente a te. Perché mi facevi stare bene, perché mi capivi. Perché quando parlavo con te era come se parlassi con me stessa. Ad un certo punto io e te eravamo come la stessa persona. E proprio in quel momento ho capito che mi sarei ficcata in uno dei più grandi guai della mia vita. Lo ammetto, non sono più riuscita a fare a meno di te. Lo ammetto, avevo il bisogno vitale di starti accanto. Lo ammetto, mi bastava guardarti per innamorarmi come la prima volta. Perché si, io di te mi sono innamorata forse un migliaio di volte o giù di lì. Mi innamoravo quando sorridevi. Mi innamoravo quando mi chiamavi amore. Mi innamoravo quando mi dicevi che mi amavi. Mi innamoravo quando ti sentivo russare. Mi innamoravo quando ti sentivo ridere. Mi innamoravo quando mi confidavi i tuoi segreti e le tue paure. Mi innamoravo quando mi facevi capire che io ero per te unica al mondo. Mi innamoravo quando ti sentivo piangere così piano perché ti vergognavi di farlo davanti a me. Mi innamoravo quando mi guardavi allo stesso modo con cui si guarda una principessa. Mi innamoravo quando tu ti innamoravi di me ogni giorno. Mi innamoravo anche quando per caso non c'eri e ti aspettavo sapendo che prima o poi saresti ritornato da me.
Mi innamoravo allo stesso modo in cui si innamorerebbe una bambina. Ai miei occhi sei la persona più bella del mondo. Sei la persona con cui avrei la voglia sfrenata di passare tutta la mia vita insieme. Sei la persona con cui farei così tante pazzie da perderne il conto. Sei la persona che coccolerei ogni minuto. Sei la persona a cui darei tutto il mio cuore. Non voglio scriverti una lettera d'amore, te ne ho già scritte tante e sono convinta che ormai pure i muri sanno ciò che provo per te. Scusami se lo scrivo per l'ennesima volta nero su bianco, ma sento la necessità di farlo. Facendolo mi sento meglio. È come se riuscissi a sfogarmi. A volte vorrei tanto telefonarti e urlarti che mi manchi, che ho bisogno di te, che ti amo e che senza di te mi sento come un'ostrica malata senza la perla.
Ma ho paura di farlo. Ho paura che non riusciresti più a capire. Ho paura che non potresti più farne nulla di ciò che provo per te. E allora stringo i pugni e digrigno i denti e mi tengo tutto dentro fino a quando mi è possibile. Poi quando devo esplodere scrivo tutto qui. In questi mesi mi sono chiesta più e più volte perché diavolo non riesco a smettere di amarti. Non sei più come prima, non ti apri più con me, mi tieni nascosto un po' tutto, non mi rendi più molto partecipe di ciò che fai e della tua vita in generale. Eppure sembra che più passi il tempo e più questa fiamma che ho nel petto divampi inarrestabile. Vorrei poterti rapire e tenerti per sempre con me. Ma non credo sia giusto obbligare una persona ad amare qualcuno che non ama più. A volte succede. Ti svegli un giorno e non ami più quella persona che fino a ieri ritenevi unica e speciale. Si, succede. Non è il mio caso e non mi è mai capitato e per quanto faccia fatica ad accettarlo posso arrivare a comprenderlo con il tempo.
Comunque lascia stare. Scusa. Volevo solamente scrivere un bigliettino e non mi sono accorta di averti scritto ancora una volta una lettera. Una di quelle lettere che forse non leggerai mai. Mi manchi troppo. Devo pur trovare un modo per compensare al vuoto che mi hai lasciato dentro.
Vorrei poggiare la testa sul tuo petto villoso e addormentarmi felice.
Ma purtroppo devo appoggiarmi ad un freddo cuscino senza cuore, e sforzarmi di dormire perché è l'unico modo che ho per non pensarti. Fatta eccezione per tutte le volte in cui ti sogno. Ma non cambia molto: anche quando sono sveglia il mio è un continuo sognarti. A volte desidererei che ti innamorassi di nuovo di me come succede a me ogni giorno. Ma so di essere ridicola.
E so anche che questa è soltanto l'ennesima lettera d'amore che getteró alle fiamme.

...




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Ei, vorrei scriverti un po', stare un pochetto con te, parlarti, appoggiarmi sulla tua spalla, abbracciarti, baciarti; ma mi basterebbe anche soltanto averti di fronte, stando in silenzio. Vorrei soltanto la tua presenza. Vorrei soltanto che tu ci fossi. È un periodo un po' così, avrei un...
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Ti VoRRei ScRiVeRe TuTTo Ció che Vivo...

08 aprile 2017 ore 22:14 segnala
Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po', e siccome sei troppo lontano più forte ti scriverò. A volte ancora mi manchi. E lo si nota subito. Mi sveglio con una certa espressione malinconica che non sfugge all'occhio nemmeno della persona più distratta di questo mondo. La mia logorroicitá d'improvviso si arresta e divento silenziosissima. Rispondo a tutti a monosillabi, senza un minimo di interesse o di emozione. Faccio avanti e indietro come una matta. Apro un libro con la voglia di leggere e lo richiudo subito dopo senza averlo nemmeno guardato di sfuggita. Indosso le cuffiette della musica e dopo aver avviato una canzone la stoppo al trentesimo secondo senza averne ascoltato nemmeno una nota. Provo a prendere il mio diario e dopo aver scritto una parola la mia mano subito si blocca. Insomma, non riesco a portare a termine proprio nulla. Provo a distrarmi in tutti i modi ma il risultato è fallimentare. Allora mi siedo sulla panchina di un parco, o sul bagnasciuga, a piedi nudi, con le dita sotto la sabbia e piccole onde del mare che mi bagnano la pelle, oppure prendo una sedia e mi posiziono vicino alla ringhiera, di sera, con lo sguardo rivolto al cielo alla ricerca di una stella particolarmente luminosa e della Luna. E allora penso e ripenso. Mi estraneo dalla realtà e con la mente viaggio, esploro luoghi lontani, astratti, mi perdo in universi immaginari immensi. Penso e ripenso per poi accorgermi che sto pensando a tutto e allo stesso tempo a niente. Penso che mi manchi e penso che non dovresti mancarmi. E allora mi dico e mi ridico che "basta! questa sarà l'ultima volta che lo penso". Il risultato? Un minuto dopo sono già seduta di fronte alla mia scrivania, penna in mano, a scrivere su un foglio di carta gli effetti che mi provoca il pensare ai tuoi occhi. No, non sono ossessionata, nemmeno paranoide. Forse particolarmente cotta o innamorata o qualcosa del genere che non so ben definire con precisione. Il fatto è che qualsiasi cosa mi capiti, qualsiasi cosa io veda, o faccia, sento la voglia irrefrenabile di condividerla con te. Così come non riesco a non condividere con te le piccole sensazioni che provo, le emozioni, gli stati d'animo. Una volta era tutto così semplice. Bastava che te ne parlassi e subito mi sentivo felice. Ora non è così. Le nostre vite proseguono su due direzioni diverse, parallele ma diverse. E sebbene oggi esista una teoria secondo la quale in un certo punto all'infinito due rette parallele si toccano, reputo improbabile che ciò possa accadere a noi. Però se dovesse succedere, tanto meglio così. Dicevo, una volta era tutto così semplice. Ora sebbene possa condividere con te tutto in qualsiasi momento, non reputo opportuno invadere la tua strada. E perciò con immensa fatica me ne sto sul ciglio della mia strada, seduta sull'asfalto, con un foglio in mano e una penna su cui scrivo tutto ciò che vorrei dirti ma che mi vieto di farlo. E sono infinite le cose che vorrei che tu sapessi di me. Non poterlo fare è difficile. Questo è il motivo per cui ogni giorno passo più tempo a scrivere che a parlare con le persone. Il solo fatto di riempire di inchiosto un foglio mi rasserena, come se le parole che trascrivessi arrivassero a te come per magia. Lo so che non è così, ma in qualche modo bisogna pur compensare.L'unica cosa che, pensandoci, mi rende felice è guardare la luna, quella stessa luna che anche tu guardi. In un certo senso la Luna è l'unica cosa che, ormai, abbiamo in comune. L'unica cosa che in un qualche modo mi fa sentire te più vicino a me. Mi manca molto avere una casa, è da troppo tempo che non ne ho una. Cioè, quattro mura e un tetto sulla testa ce li ho, questo si, ma nel loro insieme si tratta semplicemente di un'abitazione, un edificio, una costruzione. Il termine casa implica molti altri fattori molto più profondi come l'affetto, l'amore, il calore, la protezione, il nido, il riparo. Ecco, io tutto questo non ce l'ho più da tanto tempo. E tu per me eri come quella casa che non ho mai avuto la fortuna di possedere. E ora che non ci sei più mi sento di nuovo sperduta, disorientata, come se fossi circondata da milioni di visi anonimi, luoghi sconosciuti. Vorrei un abbraccio, una carezza, vorrei sentirmi dire qualche parola dolce, qualche rassicurazione, vorrei sentirmi protetta, accolta, ascoltata, voluta bene, amata, capita, compresa, vorrei entrare a casa e trovare già la luce accesa, la tavola apparecchiata, vorrei oltrepassare la soglia e vedere figure umane che mi vengono incontro, mi domandano come sia andata la giornata, se ho fame, vorrei vedere il televisore in funzione, la lavatrice in azione. Vorrei sentirmi anche io come si sentono tutti ogni giorno, senza che nemmeno ci facciano caso, perché per loro è un'abitudine consolidata. Vorrei sentirmi importante per qualcuno. Per un po' tu sei stato il mio piccolo nido e a primo impatto non sapevo come comportarmi. Forse non ho saputo gestire bene tutta quella nuova situazione che mi si presentava davanti agli occhi. Forse non ho saputo bene controllare l'immensa gioia che ho iniziato a provare in quel periodo. Tutto ciò che volevo era un pochino di attenzioni, ma non perché io fossi vanitosa, semplicemente ne avevo bisogno. Non ne ho mai avute e volevo provarne la sensazione. Forse non dovrei pensare a queste cose, ma non posso far altro che ricordare quel periodo in cui per la prima volta mi sentivo al settimo cielo. Per me che è stato tutto sempre così difficile, vivere qualcosa di bello e vedermelo presto strappato via, senza la mia volontà, senza che io potessi fare niente, è stato ed è ancora molto complicato e troppo ingiusto da accettare. Ti voglio così bene che non posso minimamente permettere che questa emozione così bella, così poco frequente nella quotidianità, svanisca nel nulla. E allora la riparo, me la coltivo da sola, non so come, ma lo faccio. Sarà pure folle ma non posso fare altrimenti. Oggi ho visto un bel tramonto. Mi ha emozionata così tanto che gli ho fatto una foto per farlo vedere pure a te. Per farti implicitamente capire che ogni cosa bella che vivo per me è come se la vivessi insieme a te. Perché è come se tu fossi sempre qui con me. E questo fatto mi rende tanto felice che a volte mi scendono delle lacrime dagli occhi. Perché ci sei, ma non ci sei. Buonanotte =)



QuAnDo C'eRaVaMo NoI...

25 marzo 2017 ore 23:50 segnala
No, non doveva succedere più. Mi sono ripetuta milioni di volte che non sarei più caduta vittima dei ricordi. Mi sono ridetta miliardi di volte che non avrei più pensato a quello che fu e che ormai non è più. Tutto inutile. Uno spreco di parole. Qualsiasi intenzione di chiudere i conti con quella pagina della mia vita si è rivelata futile. Qualsiasi tentativo di andare avanti si è rivelato fallimentare. Forse dovrei ammettere la mia totale incapacità di affrontare il passato. Forse dovrei dichiarare apertamente la mia volontà di rimanere aggrappata saldamente ai miei ricordi con entrambi le mani. Perchè si, il principale motivo per cui non riesco a godermi il presente è che ho continuamente il passato che, come un'ombra, mi segue passo a passo ovunque vada. E il principale motivo per cui non riesco a liberarmi di questo passato è che non voglio. Si, non voglio, non ci penso minimamente a farlo. Perchè? Non lo so perchè, è così e basta. Semplicemente così. Ho bisogno di questi ricordi. Sono vitali. Ne sento la necessità. Senza non riuscirei a vivere. Senza non riuscirei più a sorridere nemmeno quel poco che mi è possibile. Senza sarei vuota, impassibile, fredda. Un blocco di ghiaccio. Un enorme iceberg gettato da un grattacielo e destinato a sfracellarsi al suolo in piccoli pezzetti a distanza di qualche secondo dal lancio. Lo schianto è pressocchè inevitabile e devastante. Si, non sono molto felice. Mi manca. Mi manca tanto. Però è così. Non posso fare nulla. Non posso dire nulla per cambiare le cose. Posso solo accettarle. Devo accettarle. Le alternative sono inesistenti. La mancanza. La mancanza mi uccide. Si, mi fa male. Di un male che mi divora da dentro. Eppure è l'unica cosa che mi rimane. Non ho nient'altro di lui se non questa, la mancanza. Beh si, i ricordi. Ci sono anche loro, e devo dire che sono persino tanto nitidi quanto dolorosi. Ma i ricordi non fanno altro che alimentare la sua assenza. Mi sono chiesta un sacco di volte il perchè a distanza di così tanto tempo non sono ancora riuscita a proseguire per la mia strada. Una domanda stupida. Stupida perchè la risposta la conosco benissimo. E siccome questa risposta mi spaventa così tanto, faccio finta di non saperla. E mi tormento. Ciò che trovo assurdo è la duplice natura di questi ricordi: tanto tristi quanto felici. Si, sono ricordi belli, stupendi, fantastici, fantasmagorici, straordinari, supergalattici... non riesco nemmeno a trovare un aggettivo tanto grande da poterli descrivere alla perfezione. Sono stramaledettamente felice quando ascoltando una canzone mi ritorna in mente quando l'ascoltavamo insieme. Sono disgraziatamente al settimo cielo quando sul balcone ogni notte guardando la Luna riaffiora in me l'immagine del suo viso, dei suoi occhi così luminosi. Sono fottutamente felice quando sul letto immagino lui accanto a me, il suo respiro sul mio, i battiti accelerati del suo cuore, l'odore della sua pelle liscia e soffice come quella di un bambino, la sua bocca profumata. Si, sono felice. Pensarlo mi fa stare bene. Mi fa stare così bene che per un secondo dimentico tutto. Dimentico tutto il resto e ho la sensazione che nulla sia cambiato, che tutto sia rimasto lo stesso, come prima. E invece no. Nulla è come prima. Un rivoluzionamento totale. Niente. Non è rimasto assolutamente niente. Sono rimaste le lacrime. Piccole, dense e salate lacrime che mi scorgano dagli occhi come gocce d'acqua da un rubinetto che perde. Il cuore. E' rimasto il cuore che sembra volermi esplodere dal petto nelle notti in cui rimango sul letto, senza sonno, con lo sguardo rivolto alla porta-finestra da cui entrano sprazzi di raggi lunari che dal pavimento si riflettono sul soffitto. I sussurri. Sono rimasti i sussurri nelle mie orecchie che non vogliono dissolversi. Brividi. Ansimi. Lievi spasmi. Una macchina del tempo. Vorrei tanto un marchingegno simile in modo da poter ritornare indietro e rivivermi appieno tutte quelle sensazioni che per un istante della mia vita le hanno dato per la prima volta un senso. Bisbigli nel cuore della notte. Segreti svelati cautamente. Parole pronunciate dolcemente. Non mi ero mai presa così tanto cura di una persona. Nessuno si è mai preso cura di me. Ho sempre dovuto fare tutta da sola. Ho sempre dovuto badare a me stessa. Ho dovuto sempre essere la mia spalla in ogni situazione. Eppure... eppure... anche quando avevo disperatamente bisogno di un po' di affetto per non rischiare di appassire... eppure in quell'occasione sono stata pronta ad aprire tutto il mio cuore ad una persona, sono stata disposta a prendermene cura, a trattarla con i guanti, sebbene.... sebbene... sebbene fossi io quella bisognosa di qualcuno che mi stesse accanto. No, non sto rinfacciando nulla. Non ce l'ho contro di te. Forse all'inizio si, ma poi ho capito che tutto il rancore che pensavo di avere dentro in realtà non era nient'alto che amore. Prima di incontrarlo sono stati rari i momenti in cui ho potuto arrestare lo scorrere frenetico, impazzito e caotico della mia vita per poter dire al mondo che stavo provando un attimo di serenità. Ma quando ho conosciuto lui ogni notte avrei volentieri preso un super megafono e urlato a squarciagola al mondo intero quanto lo amassi, quanto fossi felice, quando non mi importasse più di nulla perchè i miei istanti di felicità, di vera felicità, li avevo vissuti, e allora sarebbe potuto accadere tutto senza che me ne fosse importato. Sprazzi di felicità che giorno dopo giorno ricordo sempre con meno nitidezza. Ho paura di dimenticare cosa voglia dire essere felice. Ricordo solo che era bello esserlo. Riusciva a darmi una carica pazzesca. Mi sentivo quasi invincibile, invulnerabile a tutte le disgrazie della vita e a tutti i suoi micidiali quanto scorretti e ingiusti colpi bassi. Si, era bello. Lui era bello, soprattutto. Si, troverò un'altra persona che mi vorrà molto più bene, che si prenderà cura di me eccettera eccetera. Non è questo il punto. Ognuno è diverso dagli altri. Le emozioni che hai provato con una persona, le medesime sensazioni, non si ripeteranno con un'altra. E se invece fossero più belle? Si, probabile. Non lo so. Ma che mi importa! Come se trovare un'altra persona fosse la risoluzione a tutto. Io non la penso così. Ogni persona che ha fatto parte della mia vita ha riservato un posticino nella parte più segreta del mio cuore. E niente e nessuno potranno mai sfrattarli o rubar loro la postazione. E tu, si, proprio tu, hai il posto più grande del mio piccolo muscolo. E rimarrai lì per sempre perchè sei stato il primo a mostrarmi cosa voglia dire amare. Il primo a mostrarmi quanto amare faccia così male. Il primo a mostrarmi però quanto questo sentimento sia necessario. E io ti amavo e ti amo adesso forse ancora di più. E non lo dico tanto per dire. Ti amo con consapevolezza. Ti amo perchè si, sei tu. Sei gli occhi che mi fanno innamorare, sei il sorriso che mi fa sciogliere, la voce che mi fa rabbrividire. La persona più bella e vera che io abbia mai conosciuto. Non ci siamo allontanati del tutto. C'è ancora qualcosa che non ci permette di dirci addio. Non siamo come prima. Anche se in realtà non so come siamo. Non so chi siamo. Amici? Ci siamo ridotti a questo? Boh, non ne ho idea. In ogni caso qualsiasi nome vogliamo dare al nostro rapporto da parte mia sarebbe falso. Non sei un fratello, nè un amico, nè qualsiasi cosa tu pensi che siamo. Sei unicamente la persona che mi fa battere il cuore. Che tu lo voglia, oppure no. E non ho paura di scriverlo, nè tantomeno vergogna. Se lo faccio è perchè la vita è così tanto imprevedibile che mai mi perdonerei il fatto di non aver avuto tempo di mettere nero su bianco ciò che provo per te solo perchè frenata dalla paura di rovinare quel poco che è rimasto. L'amore non è una colpa. Non lo è mai stato. Chiudo dicendoti che ti auguro di trovare prima o poi la felicità, così come la auguro a me. Forse la troveremo su due strade diverse. Non importa. Conserverò nel cuore la speranza che un giorno, magari, le nostre strade possano incrociarsi. Di nuovo. E credimi, aspetterò quel giorno anche se il nostro passarci accanto dovesse durare la velocità di un nano-secondo. Ne varrebbe la pena. Ne sono sicura.
Buona notte. Dolci sogni.
S.





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No, non doveva succedere più. Mi sono ripetuta milioni di volte che non sarei più caduta vittima dei ricordi. Mi sono ridetta miliardi di volte che non avrei più pensato a quello che fu e che ormai non è più. Tutto inutile. Uno spreco di parole. Qualsiasi intenzione di chiudere i conti con quella...
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25/03/2017 23:50:40
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Un BaCiO DeStiNaTo A DuRaRe PeR SeMpRe...

31 gennaio 2017 ore 20:14 segnala
Vieni con me?
Ho voglia di passeggiare un po' al tuo fianco.
Guarda quanto è bello il cielo stasera.
Alza lo sguardo, ammira la Luna, contempla le stelle.
Lo vedi come brillano? Io si, guardo il loro splendore attraverso le pupille dei tuoi occhi.
Oh, scusa! Non devo lasciarmi troppo andare a questi sentimentalismi.
Però si, è colpa tua. Perchè sei così bello? Perchè quando ti guardo mi si stringe il cuore?
Dai, vieni, continuiamo a camminare.
Quanto sei teneramente stupido. E' già la terza volta che dai un calcio ad un sassolino. Il tuo lasciarti trasportare dal bambino che è in te è bellissimo, sai?
No, dico sul serio. Apprezzo tutto di te: il tuo essere stupido, a volte infantile, permaloso, incazzoso. Spesso agisci senza pensare, fai cose che non dovresti fare, dici cose che non dovresti dire. Ma che importa? Il tuo chiedere scusa cancella tutto.
Ho imparato a farmi piacere pure i tuoi difetti. Però ora non montarti la testa, eh.
Non senti anche tu che freddo che c'è qui fuori? Ho le mani così fredde che...
Si, che bello. Ah che calduccio, grazie! Avevo proprio bisogno che mi prendessi la mano e me la scaldassi con la tua. Ti prego, non lasciarmela mai più. Mi fa sentire così sicura, così protetta, così bene.
Sai come mi sento ora? Puoi capire le sensazioni che provo a stare qui, con te, mano nella mano, con la luce fioca di questi lampioni che stanno dirigendo il nostro vagabondaggio?
No?
Il mio corpo. Il mio corpo... è come se stesse diventando piano piano leggero come una piuma e ora come ora potrebbe pure crollarmi il terreno sotto ai piedi senza che ciò mi spaventi. Sento come se i miei piedi stessero sfiorando l'asfalto.
Insieme a te è tutto così diverso, quasi magico.
Spesso mi domando cosa bisogna fare a questo mondo per essere felici anche solo per un attimo. E a volte capita che mentre me lo chiedo appari tu e... e in un istante a malapena mi accorgo che è bastato vederti arrivare per sorridere.
E sai cosa mi succede quando ascolto una canzone? Immagino che ci troviamo in un luogo grande, infinito. No, non una discoteca, e nemmeno una sala da ballo. Io intendo qualcosa di più naturale, tipo un parcheggio vuoto, un parchetto abbandonato a se stesso con solo una panchina e un'altalena arrugginata che scricchiola trasportata dal vento. Immagino noi due, al centro, petto contro petto, il mio capo chino sulla tua spalla, ad occhi chiusi, ballando seguendo il ritmo dei nostri respiri.
Vuoi provare? Si, qui, in mezzo alla strada. Non passa nessuna macchina. Ecco, qui, così, dammi la tua mano, mettila attorno alla mia vita. Hey, non così forte. Ora sposta la gamba, posizionala un po' più indietro dell'altra. Pronto? Vai. Un, due, tre, un, due, tre. Ahi! Mi hai pestato il piede! Si, lo so che non l'hai fatto apposta. Riproviamo? Un, due, tre, un due, tre. Ahi! L'hai fatto ancora. Sei un pessimo ballerino, sai? Dai, non importa, nella mia fantasia sei un super danzatore. Tranquillo, sei bellissimo anche così. Speriamo che nessuno ci abbia visti. Continuiamo la nostra passeggiata?
Vorrei essere con te davanti al Colosseo, in una notte di Luna piena, e stare lì, di fronte al maestoso anfiteatro, senza proferire alcuna parola. E poi vorrei che mi portassi alla fontana di Trevi. No, non ho intenzione di lanciare nessuna monetina. Mi chiedi perchè? Beh... che desiderio potrei esprimere se l'unico che mi viene in mente è poter stare con te? E tu sei già qui. Potrei desiderare di non separarmi mai più da te, ma questo dipende da noi.
Vuoi portarmi in giro per il mondo? Ahaha, potrebbe piacermi, ma sai che ti dico? Non mi importa. Portami dove vuoi. Non mi interessa che tu mi conduca in posto di lusso, enorme, una metropoli gigante. Mi basta una capanna di legno, debole e allo stesso tempo così resistente da non crollare di fronte alle intemperie. Mi basta un paesino piccolo, sconosciuto, abitato da nonni con la coppola e il bastone e da nonne con il grembiule, sedute su una sedia di legno esile, sempre con l'ago e il filo in mano per ricucire i calzini del marito.
Non voglio mangiare in ristoranti a cinque stelle. Mi basta una trattoria dove si mangi il cibo tipico di quel luogo.
E mi piacerebbe anche.... Hey, aspetta, fermati! Non lo vedi il palo? Non ti ha mai detto nessuno che quando due persone sono mano nella mano non devono mai separarsi di fronte ad un palo? Scendi dal marciapiede, così. Fiu. Vedi che porta male eh, me lo diceva sempre mia nonna.
Come fai a produrre in me tutte queste emozioni? A me spaventano molto. Mi spaventa pensare che la mia mano si sia ormai abituata alla tua, mi terrorizza rendermi conto che la mia bocca ha preso il sapore della tua, mi fa gelare il sangue chiudere gli occhi e vederti. E se tu un giorno sparissi? Se tu un giorno non ci fossi più? E se ti perdessi? Io come farei? Le mie mani come farebbero senza le tue? Chi le scalderebbe? Qualcun altro dici che lo farebbe? Si, forse si ma... ma non sarebbe lo stesso. Sarebbe diverso, sarebbe... oh, diamine, non mi va nemmeno di pensarci. Perchè devo pensarci? Io voglio solo le tue e basta.
Camminiamo da un po', che ne dici di sederci un momentino su questa panchina? Aspetta che mi posiziono di fian... ahi! Potevi avvisarmi che mi avresti tirata a sorpresa sulle tue ginocchia!
Dai, se mi fissi così mi fai arrossire. Mi chiedi perchè sorrido? Beh, è un sorriso isterico perchè si, ormai non c'è nulla fare, non c'è nessuna via di fuga, non posso più fare marcia indietro: sono terribilmente cotta. Sono fregata, sai? In che casino mi sono infilata? Sicuramente nel casino più bello del mondo.
La prima volta che ho parlato con te pensavo fossi matto. Ti prendevo anche un po' in giro a tua insaputa. Poi... poi c'è stata una frase, una serie di parole che mi hanno cambiata e si, sarà un'esagerazione, non lo so, ma già da quel momento il mio cuore si è riacceso. Giuro. Tanto ho desiderato poter tornare indietro nel tempo, in quel preciso istante, e rivivere quella scena, di nuovo, stavolta con più intensità. Vorrei rivivere ogni momento passato accanto a te. Però... però ora che sei qui, con me, e sei reale perchè - vedi? - nonostante mi pizzichi la pelle sono ancora sveglia: non è un sogno, non sei un oleogramma. Sei tu. Sono io. Siamo noi. E allora, adesso, non voglio tornare indietro, ma proseguire la mia vita - questo percorso fino ad oggi così tormentoso- insieme a te. Voglio andare avanti e portarti al mio fianco.
Per sempre? Non lo so, non si può dire. Fino a quando vorrai. Fino a quando potrai. Fino a quando io sarò per te unica al mondo e tu sarai per me unico al mondo. Fino a quando basterà guardarci per essere felici. Fino a quando basterà il pensiero dell'altro per non sentirsi soli. Fino a quando il mio cuore batterà ancora più forte per quei "ti amo" che non mi dici mai, ma che me li fai capire per mezzo di piccole cose. Fino a quando pensando a te potrei riempire fogli infiniti senza mai stancarmi.
Vorrei spendere la mia vita a rendere più serena la tua. Spesso mi fai arrabbiare, mi deludi, ma che importa? Lo faccio anche io. Anche io faccio le cavolate quando ho paura e ti sento lontano. Non sono perfetta così come mi descrivi tu. O perlomeno lo sono solo quando sono sicura che tu non mi abbandoni. Scusami per tutte le volte in cui ti ho dato modo di dubitare di me. Sono grande, è vero, anagraficamente è vero... ma dentro è rimasta in me una bambina che non ha mai avuto modo di esprimersi perchè è stata costretta a crescere prematuramente. Per questo a volte mi perdo dietro cose stupide. Ma mi basta un secondo, mi basta vedere sul tuo volto un'espressione di sgomento, per ritornare subito sui miei passi.
Se tu un giorno dovessi andare via, spero che porterai dentro di te un pezzo di me, anche il più piccolo e insignificante. Spero che se guarderai la luna penserai a tutte le volte in cui l'abbiamo contemplata insieme. Spero che quando camminerai ti guarderai un po' indietro, ricordandoti che c'è stato una volta, tempo fa, in cui c'ero io al tuo fianco.
Ma se tu decidessi di non andartene mai, se tu scegliessi di avermi con te, allora quella Luna la guarderemo sempre insieme, quella canzone la ascolteremo sempre insieme, quella strada la percorreremo sempre mano nella mano, quei problemi li affronteremo sempre in due.
Non lo so se è possibile. I miei nonni ce l'hanno fatta. Fino all'ultimo respiro non si sono separati nemmeno un attimo. L'uno viveva per l'altra. L'una viveva nell'altro. E per quanto litigassero, per quanto discutessero, per quanto a volte si trovassero in situazioni complicate, le mie orecchie da bambina hanno sempre udito un'unica frase: "Noi moriremo insieme. Noi dobbiamo morire insieme, perchè se per caso tu un giorno non ci fossi più e mi lasciassi solo su questo mondo io... io..."
Vorrei essere come loro. Dio, quanto li invidio! Hanno vissuto difficoltà su difficoltà e hanno capito che, alla fine, ciò che veramente conta di questa vita dannata è amarsi.
E non erano colti. Erano due persone semplici, che conoscevano soltanto il dialetto. Mia nonna era persino analfabeta. Eppure, insieme, sono riusciti a dare un senso alla vita, a quella stessa vita che oggi nessuno sa più come vivere.
Hey, mi hai baciata. Non me l'aspettavo. Mi hai colta alla sprovvista, ti stavo raccontando dei miei nonni e....
...
...
Chiudo questo mio racconto così, nel mezzo di un bacio. Così, per sempre, rimarrà questa scena su questo foglio, e su questo stesso foglio le nostre labbra non si separeranno mai più.
P.S. I love you.
S.






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Vieni con me? Ho voglia di passeggiare un po' al tuo fianco. Guarda quanto è bello il cielo stasera. Alza lo sguardo, ammira la Luna, contempla le stelle. Lo vedi come brillano? Io si, guardo il loro splendore attraverso le pupille dei tuoi occhi. Oh, scusa! Non devo lasciarmi troppo andare a...
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MoNoLoGo Sull'AmOrE...

31 dicembre 2016 ore 17:34 segnala
Innamorarsi.
Eh, che bel pasticcio.
Una notte vai a letto stranita, con la testa un po' confusa, il cuore che batte a mille senza che tu riesca a dartene una spiegazione razionale, e il giorno dopo ti svegli, apri gli occhi, rivolgi uno sguardo fugace alla finestra e pensi "eh si, forse mi sono innamorata."
Quando, dove, come, chi, perchè? Ma perchè?
Trascorri mesi da sola, cercando di vivere il più serenamente possibile - il chè non è molto semplice da farsi - provi a costruirti un percorso che possa portarti ad una meta senza che niente e nessuno posta distoglierti dallo scopo che vuoi raggiungere, ti crei una routine nella quale dopo un po' ti abitui e... e poi ti innamori e tutto sembra andare in corto circuito.
Un pugno su un occhio, una gomitata sullo stomaco, un'esplosione devastante, cadi per terra, così, di punto in bianco, stordita, e su di te si scaraventano tutti i mattoni di quel muro che avevi eretto per difenderti da lui, l'amore, nemico acerrimo.
Eh si, l'amore è tanto bello quanto devastante. Ti ritrovi ad un certo punto della tua vita in cui ti dici e ridici che tu e l'amore non avrete mai più niente a che fare. E non appena pronunci questa frase - tac! - ecco che sei di nuovo punto e daccapo.
Come hai fatto a non accorgertene prima? Come hai potuto essere così stupida? Eppure c'erano tutti i segnali per capirlo, tutti i sintomi definivano la malattia che presto sarebbe andata peggiorando nel tuo corpo. E allora perchè non hai fatto nulla per evitarlo?
Tu dirai che si, ci hai provato, hai fatto di tutto per salvaguardarti, ma queste cose non possono mica arrestarsi per un atto di tua volontà. Eh no, purtroppo non è possibile. Procedono per conto loro, inarrestabili, senza che niente o nessuno possa bloccarli.
E quindi? E quindi niente, sei innamorata? Cavoli tuoi. Ti sei fregata con le tue stesse mani.
Ma io, ma io... Ma tu niente, te la sei cercata tu. Sei in ballo e ormai devi ballare.
Chi te l'ha imposto di pensarlo ogni notte, prima di andare a letto? Chi ti ha costretta a fargli quel sorriso così ammiccante quando con quello sguardo ti ha scrutata per la primissima volta? Chi te l'ha fatto fare ad arrossirgli quando per sbaglio ha sfiorato la sua mano con la tua? Chi ti ha puntato la pistola per farti parlare giorno e notte con lui? Beh, ma la sua voce era così bella che... Suvvia! Quante stupidaggini. Fosse stata soltanto la voce. E i miliardi di messaggi che vi scambiavate a distanza di poco tempo solo perchè non riuscivate a stare nemmeno un minuto separati? Si che contano ma... Niente scuse, non puoi mica scappare dalla realtà dei fatti.
E quando ti ha detto che sei bellissima? E quando ti ha detto che quel vestito su di te ti faceva apparire una principessa? E quando ti ha invitata a mangiare una pizza insieme per poi andare al porto a guardare il mare di notte illuminato dai fari? Perchè non gli hai risposto di no? Perchè non gli hai detto che avevi altri impegni e che non potevi? Ma sicuramente avremmo rimandato l'appuntamento e non avrei più potuto inventare scuse e... Beh, allora dovevi mandarlo a quel paese e fare la dura, la stronza, sbandierargli in faccia che non era il tuo tipo e che se ne andasse altrove.
No. Non potevo farlo. Mai e poi mai avrei potuto dirgli delle cose del genere. E perchè mai? Ma li hai visti i suoi occhi? Ti ci sei mai persa nei suoi occhi? Quando mi guardano... quando mi guardano io vorrei morirci dentro. E' bello. E' bellissimo. Vedi? Vedi? Ti fai del male da sola. Così non andiamo mica bene, signorina. Non hai imparato niente dal passato? Non ti ricordi quanto hai sofferto per... Ma lui è diverso. Con lui mi sento come se per un attimo mi fosse concesso di uscire dalla mia prigione per tirare un respiro di sollievo e inspirare un po' di ossigeno. Con lui è come se la mia mente avesse riacquistato la capacità di sognare e di immaginare. Ma immaginare cosa? Immaginare un presente, un futuro, non lo so, immaginare di poter sentirmi viva. Ma sbaglio o queste cose l'hai già dette anni e anni fa? Si, è vero, ma sono dell'idea che non puoi mica smettere di provarci e riprovarci se in passato hai avuto delle delusioni. Se così fosse allora nessuno al mondo sarebbe mai felice e nessuno ci proverebbe nemmeno più ad esserlo. E' assurdo... è impossibile... non funziona così.
Bisogna tentare, tentare sempre e tanto più cadute fai tanto più ti devi rialzare più forte di prima e non arrenderti, ma cercare di andare avanti avendo come unico scopo la ricerca del tesoro più bello che possa esserci al mondo: il tuo sorriso.
Sei innamorata? Si. Lo sei sul serio? Si. Chi c'è ora con te? Nessuno.
Nessuno? Si, nessuno. E gli occhi di cui parlavi prima dove sono andati a finire? Non lo so. E quelle mani? Non lo so. E quel sorriso? E quella voce? Non lo so.
Come fai a non saperlo? Saranno sicuramente da qualche parte, ma qui non più.
Ah, e quando dicevi che era quello giusto? Quando pretendevi di avere ragione e di averci azzeccato per una volta nella tua vita? Mi dispiace doverlo fare, ma un "te l'avevo detto" non te lo può togliere nessuno adesso. Si, ok, me l'avevi detto, hai ragione tu. Ma che posso farci io? Non posso mica prevedere il futuro. Ci speravo, ecco tutto.
E ora che farai? Nulla, continuerò a sperarci.
Continuerai a sperarci? Ma se mi hai appena detto che non c'è più nessuno con te.
E' vero, non c'è più nessuno, ora. Ma domani? Dopodomani? Tra una settimana o due, o un mese, un anno? Che ne sai? Che ne sai che al mondo non ci sono altri occhi in grado di farmi arrossire, un'altra voce che mi faccia scaldare l'anima, altre mani pronte a proteggere la mia pelle delicata? Io ci spero, davvero, ci spero e continuerò a sperarci per tutta la durata della mia vita.
Lo sai che soffrirai ancora, vero? Si, lo so, ma che me ne frega? La vita è breve. Oggi ci sei e domani no. Io non voglio rischiare di andarmene da qui senza prima aver provato l'emozione di amare qualcuno che a sua volta abbia amato me.
C'è stato un periodo in cui pensavo di non essere più in grado di provare emozioni. Ero convinta che per colpa mia nessuno sarebbe stato più in grado di entrarmi in testa. Ero terrorizzata e stavo per diventare una statua di ghiaccio se non avessi incontrato lui, se non mi fossi innamorata, se l'amore non avesse scongelato quei pezzi di ghiaccio che stavano per conficcarsi dentro il mio petto e distruggermi il cuore.
Hai paura? Si. Quanta? Tanta. Vuoi amare? Si. Rischiando tutto ciò che hai? Si. Pur sapendo le conseguenze? Si.
Sai chi sono io? La ragione. La razionalità. E sai cosa ti dico? Dimmi.
Fai bene a rischiare. Rischia sempre. Buttati, lanciati, striscia per terra, sempre, se ne vale la pena. Non lasciarti intimorire da niente e nessuno.
Vuoi sentirti viva? Si.
E allora ama.
Ama.





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Innamorarsi. Eh, che bel pasticcio. Una notte vai a letto stranita, con la testa un po' confusa, il cuore che batte a mille senza che tu riesca a dartene una spiegazione razionale, e il giorno dopo ti svegli, apri gli occhi, rivolgi uno sguardo fugace alla finestra e pensi "eh si, forse mi sono...
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CaRo BaBBo NaTaLe...

17 dicembre 2016 ore 21:26 segnala
Caro Babbo Natale,
si, lo so, sono passati più o meno una decina di anni dall'ultima volta che ti ho scritto, ed è paradossale che io lo faccia ora, che di anni ne ho venticinque.
Credo che il problema sia crescere. Quando si è bambini si ha più fantasia, più voglia di immaginazione, si hanno degli occhi più belli. Con il tempo tutte queste qualità vanno perdendosi e tutto quel mondo che ci siamo costruiti da bambini si dissolve tutto ad un tratto.
In un attimo è già arrivato Natale. Non me ne sono nemmeno accorta. E pensare che a me questa festività piace più di qualsiasi altra al mondo... forse perchè non l'ho mai festeggiata come avrei sempre voluto, e in me rimane il desiderio di trascorrere questi giorni come tutti.
Si, potrei inviarti una letterina con scritti tutti i regali che desidererei trovare sotto l'alberello. Il fatto è che non so bene cosa chiederti e nemmeno cosa vorrei. Cioè, so benissimo cosa esprimere quando mi capita quelle poche volte di vedere una stella cadente, ma ora non mi viene nulla in mente da poterti richiedere. Non voglio niente di materiale, capiscimi, in tal caso di certo non verrei a chiederlo a te. Immagino la noia nel leggere la lista di cose che gli altri pretendono da te: bracciali, borse, bambole, cellulari... tutte le cose più futili di questo mondo. Vedi, io non ho bisogno di niente di tutto ciò.
Mi basterebbe che nevicasse, così da poter posizionarmi in pigiama vicino alla finestra, scostare la tendina, e osservare da fuori la strada farsi di bianco per la neve e così le foglie degli alberi, i marciapiedi, le macchine, i cappotti delle persone, i loro cappelli, i guanti, le insegne dei negozi, i prati.
Mi basterebbe poter fare qualche sorriso in più. L'anno scorso ero un pelino più felice. Ora sono leggermente più malinconica.
Mi basterebbe poter partecipare ad uno di quei cenoni che si organizzano sempre in famiglia, vicino al fuoco di un caldo camino, seduta in un posto qualsiasi di un lungo tavolo tutto pieno di cibo, in una stanza luminosa, un grande albero di natale posizionato in un angolo con la punta della sua stella che sfiora il soffitto, e poi ancora confusione di voci che si sovrappongono l'una all'altra, bambini che corrono per tutte le stanze, gridando, facendo fracasso, parenti che ti chiedono come stai, se hai il ragazzo, se è stato un anno bello per te, e pacchi di regali dappertutto, due gatti che fanno le fusa sul divano, i nonni che raccontano tutti i natali trascorsi durante il periodo della Grande Guerra, luci accecanti che circondano tutta la stanza, girano per il soffitto, si intersecano, si riflettono sulla grande finestra dietro il capotavola, da cui si scorge la neve e le luci delle altre abitazioni, con in lontananza gli echi di altre voci, di altre grida di bambini che giocano...
Beh si, sono cose normali, che fanno quasi tutti ogni anno, e magari si lamentano anche della monotonia di questi giorni, dei parenti impiccioni e invadenti, dei cenoni infiniti, dei bambini insopportabili e casinisti...
Magari potessi lamentarmi pure io di tutto ciò, pagherei oro se mi fosse concesso.
Ma non importa, con il tempo ho imparato ad amare il Natale anche da sola, passeggiando di sera per le strade, fermandomi ad osservare le case tutte illuminate, dalle cui finestre si scorgono i rami di qualche albero addobbato, ombre di persone che passano da una camera all'altra.
Ho imparato ad amare il Natale senza aver mai fatto cenoni, senza aver mai ricevuto pacchi e pacchi di regali, senza mai aver fatto il pupazzo di neve - le condizioni metereologiche non sono propriamente favorevoli- senza aver mai addobbato l'albero con qualcuno, senza aver mai giocato a tombola o a monopoli fino a tarda notte, senza mai aver detto a qualche mio parente che no, il fidanzato non ce l'ho nemmeno quest'anno, senza aver mai rincorso quei bambini che producono chiasso.
Ho imparato ad amare il Natale semplicemente standomene sul divano, raggomitolata come una girella, con un doppio plaid addosso, le babbucce pelose, una tazza di té, due cuffie sulle orecchie, guardando l'alberello, le sue luci, le sue decorazioni floreali rosse e blu, la stella dorata in cima, tirando un'occhiata fugace oltre la finestra, lì dove le luci delle case sono tutte accese e da dove giunge, quasi impercettibilmente, l'insieme di mille voci, come un sussurro che entra nel mio salottino e per un attimo sembra trasportarmi con esso, tra quelle persone, mi pare di far parte di loro. Per qualche istante ho la sensazione che il mio salottino abbia triplicato le sue dimensioni, si sia illuminato e popolato e.. e...
E nulla. Basta che io riapra gli occhi per notare che nulla è mutato, nessuna luce se non quella proveniente dal mio piccolo alberello.
A me va bene così, mi piace lo stesso, sono felice ugualmente, anche perchè tutte queste cose che fanno gli altri le ho sempre immaginate e mai sperimentate, dunque non posso nemmeno sentirne la mancanza... forse un po' di invidia, ma quella dopo un po' se ne va via in un modo o in un altro.
Del Natale mi piace pensare che quasi magicamente un mio desiderio, il più piccolo, possa avverarsi. Ed io attendo che si avveri. E sono felice, perchè è l'attesa stessa la felicità.
Paradossalmente penso di essere persino più felice di quelle persone "costrette" a partecipare al cenone in famiglia ecc. ecc., nonostante trascorrerò questi giorni così come gli anni passati: essenzialmente come se fossero dei giorni normali, fatta eccezione per l'alberello, ovviamente.
Forse nel mio tono c'è un pizzico di malinconia, ma credo che sia impossibile evitarlo.
Sai Babbo Natale, ascolto spesso persone che danno per scontato che tu non esista. Ma che ne sanno loro? E poi cosa importa che tu esista o meno?
Una qualità che amo del mio essere umana è poter dare vite a cose, persone, utilizzando unicamente la forza dell'immaginazione. Nel momento in cui tu immagini qualcosa, quella cosa per te esiste. Ed io ti immagino perchè ti voglio immaginare, mi piace pensare che tu esista. Come si fa a dire che tu non esisti solo perchè nel cielo non si vede nessuna slitta? Le persone non capiscono che non per forza tu devi esistere sottoforma di una persona, ma ti si può vedere anche negli occhi lucidi di chi si ama, nel suo abbraccio, nel suo sorriso, nel sorriso di chiunque, nelle luci del proprio alberello, nella strada innevata, nelle insegne luminose, nelle musichette che si sentono sempre in giro, nelle urla scherzose dei bambini, nel focolare accanto alla tavola del cenone...
Non lo so Babbo Natale, non lo so perchè ti ho scritto. Forse avevo bisogno di parlare con qualcuno e non avendo nessuna spalla in carne ossa automaticamente mi sono rivolta a te, che risiedi proprio qui, in un piccolo spazio della mia immaginazione.
Non voglio nessun regalo, davvero. Dei miei desideri si stanno già occupando da tempo tutte le stelle cadenti che ho visto fino ad oggi, e penso che persino loro siano in difficoltà.
Però un piccolo favore posso chiedertelo. Vorrei che nevicasse tanto la notte di Natale, così da poter uscire nel giardino, con il mio bel cappottino imbottito, il cappello a punta, i guantoni, gli stivali, e sdraiarmi sul bianco prato, con la neve che mi ricopre il corpo e cade sul mio viso, sul naso, sulla bocca, con la lingua riesco a sentirne la freschezza. Vorrei che ci fosse anche una luna bellissima, splendida, più luminosa di tutte le lucine del mondo.
Vorrei fissarla, parlarle con la mente, scrutarne i più piccoli dettagli, tracciarne con il dito la forma, e poi chiudere gli occhi, lentamente, e immaginarmi lui, magari con un buffo cappellino natalizio sul capo, circondato da suoi piccoli nipoti intenti a scartare i bellissimi regali che sicuramente avrà fatto loro; con la mente mi trasporterei da lui ed è qui che entri in gioco tu, caro Babbo Natale: tutto ciò che voglio per Natale, tutto ciò che ti chiedo, è che lui sia felice, sorridente, circondato da tante persone gioiose, e che possa trascorrere dei giorni bellissimi. Nulla di più.
Si, è per questo che ti ho scritto. Voglio vederlo contento. Voglio vederTI contento. Si, ho scritto bene, nessun errore ortografico. Ho utilizzato la seconda persona singolare perchè il Babbo Natale a cui mi riferisco non è quello tradizionale, ma sei tu, con i tuoi baffi e la tua lunga barba, che ti fa assomigliare a quell'omone con la pancetta che esordisce sempre con "oh oh".
Il tuo sorriso mi rende felice.
Il tuo sorriso è ciò che voglio trovare impacchettato sotto l'alberello di natale.
E' questo, semplicemente questo.
E' il mio desiderio di Natale.
Happy Christmas
P.S. Ti voglio bene di un bene che supera la Luna. :cuore
S. ^_^



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Caro Babbo Natale, si, lo so, sono passati più o meno una decina di anni dall'ultima volta che ti ho scritto, ed è paradossale che io lo faccia ora, che di anni ne ho venticinque. Credo che il problema sia crescere. Quando si è bambini si ha più fantasia, più voglia di immaginazione, si hanno...
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ViStO ChE Mi VuOi LaScIaRe...

26 novembre 2016 ore 11:46 segnala
Mi sono purtroppo svegliata da poco. Scrivo purtroppo perchè ho fatto un sogno così bello e insieme così triste che avrei preferito non risvegliarmi più piuttosto che interromperlo e ritornare nella realtà.
Ormai i miei sogni sono monotematici e ciò dipende dal fatto che prima di addormentarmi ho in testa sempre lo stesso soggetto. Potrebbe risultare una consolazione sognarlo, potrei dire "beh, sempre meglio che niente"; però il problema sorge quando apro gli occhi, quando vedo un raggio solare che oltrepassa una piccola fessura della tapparella e mi colpisce il viso, quando vedo l'altra metà del letto vuota, quando mi accarezzo le mani, il viso, la pelle liscia, delicata, desiderosa di un abbraccio, quando mi alzo e in casa non c'è nessuno, niente voci, niente passi, niente rumori di una caffettiera messa sul fornello, nessuna pagina di giornale che viene aperta, nessuna televisione accesa...
Apro piano piano la tapparella e osservo dalla mia postazione auto che sfrecciano, persone che si affrettano per i marciapiedi, l'odore di croissant e di pane che giunge dal panificio dietro l'angolo, l'autobus che accoglie gli studenti, molti dei quali salgono mano nella mano, o si baciano per salutarsi, perchè prendono una direzione diversa.
Mi piace stare lì a guardare la strada e le persone, sorseggiando a piccoli sorsi una tazza di té fumante.
Per un attimo lo immagino che mi abbraccia da dietro, tenendomi per i fianchi, un bacio sulle labbra, e sento la sua bocca che sa di caffè, di brioche al cioccolato.
Scaccio subito dalla testa questo pensiero per paura che il desiderio possa perseguitarmi per tutto il giorno.
Rimango davanti alla finestra, sfregandomi nervosamente le mani, e percepisco che la mia pelle diventa più ruvida a causa di un abbraccio mancato, di una carezza che non c'è stata, e sento le labbra screpolarsi per un bacio atteso e mai arrivato.
Alzo lo sguardo al cielo, alle nuvole e mi perdo in mille pensieri senza capo ne coda; riabassandolo alla strada scruto due vecchietti, lui con la coppola, un braccio dietro la schiena e uno a sorreggere quello di lei, una dolce signora con il viso segnato dall'età, il bastone, una leggera gobba, il passo lento, scomposto. Li guardo e sogno. Inizio a immaginarmeli da giovani, il loro primo incontro, il primo bacio, la proposta di matrimonio, la fatica di guadagnarsi il pezzo di pane al giorno indispensabile per sopravvivere. Fantastico sul fatto che lui sia stato un panettiere per trent'anni, percepisco lo sforzo del suo lavorare da solo, giorno e notte, in tempo di guerra, con la sola moglie a suo fianco, che lo aiutava come meglio poteva. Penso che abbiano sei figli, tre maschi e tre femmine, ormai tutti sposati, con figli, che abitano in un paese lontano, magari al nord, e che scendano a trovare i genitori soltanto ad agosto e a Natale. Li immagino come due pappagallini inseparabili e quando muore uno allora muore anche l'altro.Più li guardo e più mi commuovo di fronte a questa scena che mi riempie il cuore di gioia. Non hanno nient'altro che loro stessi e uno è l'appoggio dell'altro. Una vita trascorsa insieme. Li scruto ancora un po' per poi spostarmi dalla finestra e salire sul letto, gambe incrociate, cuffiette nelle orecchie.
Non lo so cosa sto provando dentro in questo momento. E' un turbinio di emozioni, di sensazioni, di stati d'animo, un tornado, uno tsunami che mi travolge dalla testa ai piedi, un naufragio, un terremoto interiore. Vorrei provare a descrivere tutto questo, ma ho paura di soffrirne troppo. Sono così autoriflessiva che cerco sempre di dare una forma ai miei sentimenti, ma a volte credo che sia meglio non indagare oltre perchè risulta doloroso vedersi davanti, nero su bianco, i propri desideri, le proprie mancanze, le malinconie, le tristezze, e il rischio è quello di soffrirne ancora di più.
Sul letto, con le cuffiette, ascolto una canzone bellissima, sublime, una poesia, di Rino Gaetano, uno dei cantautori che più amo e che ascolto raramente perchè sennò dovrei trascorrere tutte le mie giornate asciugandomi le lacrime con mille pacchetti di fazzoletti.
Visto che sono un po' debole, lascio a lui il compito, oggi, di trasformare in parole ciò che dentro di me si manifesta come catastrofi naturali.




"Visto che tu vuoi andare
vai sicura non ti voltare
chiudi bene e pensa al gatto
e ai fascicoli sul mare
visto che tu vuoi partire
prendi il treno all'imbrunire
vai serena e non ti stanchi
e potresti anche dormire
visto che tu vuoi andare
vai sicura non ti voltare
porta via ogni cosa
che io possa poi scordare
visto che tu vuoi fuggire
non ti trattengo più amore
ma dammi ancora un minuto
per convincerti a restare
visto che mi vuoi lasciare
vai sicura non ti voltare
ma ricordati dei sogni
che mi devi restituire
e gli umori e le atmosfere
che mi hanno fatto amare
ma visto che mi vuoi lasciare
è inutile tergiversare
rendimi le mie parole
che ti ho detto con amore
e le frasi e le poesie
quelle tue e quelle mie
visto che mi vuoi lasciare
non ti trattengo più amore
ma dammi ancora un minuto
per convincerti a restare
pa-ra pa-ra pa pa pa-ra





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Mi sono purtroppo svegliata da poco. Scrivo purtroppo perchè ho fatto un sogno così bello e insieme così triste che avrei preferito non risvegliarmi più piuttosto che interromperlo e ritornare nella realtà. Ormai i miei sogni sono monotematici e ciò dipende dal fatto che prima di addormentarmi ho...
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26/11/2016 11:46:34
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StRiNgEnDo La TuA MaNo InViSiBiLe...

23 novembre 2016 ore 21:19 segnala
Rieccomi qua. Dopo dieci giorni di ricovero ospedaliero - che, per me, sono stati un vero e proprio incubo - finalmente posso tornare a sedermi sul mio bel lettino caldo, con un plaid sulle spalle, le cuffiette della musica nelle orecchie, una piccola lucina sul comodino, davanti a questa tastierina nera che estrapola i pensieri dalla mia testolina.
Devo ammetterre che la paura è stata tanta, moltissima, e spesso ho provato a chiudere gli occhi per vedere se dopo averli riaperti quel brutto posto in cui mi trovavo scompariva. Purtroppo mi trovavo sempre lì, inerme, senza possibilità di muovermi, con l'ansia a palla e una sensazione bruttissima addosso.
Non voglio descrivere ulteriormente la mia esperienza - di cui avrei fatto volentieri a meno - ma vorrei soffermarmi su un altro aspetto che, ora che sono uscita da quel brutto luogo, è l'unico che la mia mente ha deciso di non gettare nell'oblio.
Sono trascorse notti lunghissime, interminabili, infinite in tutta la loro oscurità. Un letto duro, freddo, quasi di pietra, con un cuscino simile a uno scoglio: tutto così terribilmente estraneo al mio materassino di sempre.
Inutile specificare che non ho chiuso occhio nemmeno un po' durante questo mio spiacevole soggiorno.
Ciò che rimembro di quella stanza d'ospedale, però, è una piccola finestra vicina al mio letto, oltre la quale il mio sguardo poteva spingersi a osservare il cielo, tetro, spaventoso, animato soltanto da due o tre stelle e da lei, la Luna, la seconda amica che mi ha accompagnato in questa mia degenza e che ha fatto sì che io non impazzissi totalmente; ho scritto seconda amica perchè il primo amico, l'unico, e d'altra parte inimitabile e insostituibile, è stato lui. Lui. Lui, con la sua presenza assente e il suo ricordo sempre vivo dentro di me. Un ricordo un po' doloroso, ma che in questa occasione mi è stato talmente fondamentale che senza addirittura non saprei dire se sarei sopravvissuta a tutto.
Vedevo lui quando spingevo lo sguardo fuori dalla finestra. Vedevo lui quando, ogni notte, mi giravo e rigiravo nel letto senza riuscire ad addormentarmi. Vedevo lui, di fianco a me, ogni volta che mi sentivo sola e avevo il dannato bisogno di qualcuno accanto. Vedevo lui, nei sogni, quando cadevo per un attimo in un lieve dormiveglia.
La mia mente proiettava l'immagine incorperea di lui in ogni istante. Con il braccio dolorante a causa delle flebo afferravo la sua mano invisibile con la mia, esile, e subito un calore mi attraversava la pancia, il torace, il petto, il collo, il viso, la schiena, per poi riscendere giù.
I miei occhi stanchi, sfiniti, vedevano i suoi costantemente. Ogni notte immaginavo lui a letto con me, sdraiato di lato, rivolto verso di me, con gli occhi chiusi, il respiro debole, un leggero fiato che veniva esalato dalla sua bocca e dalle sue narici - che mi arrivava tutto sul viso - una mano sullo stomaco, che si alzava e abbassava seguendo il ritmo della sua respirazione e un braccio attorno al mio collo, su cui era poggiata la mia testa, morbido, delicato, un po' pelosetto, qualche solletichio sul collo che mi faceva sorridere.
Immaginavo di stringerlo forte forte ogni volta che i medici mi prelevavano il sangue o mi iniettavano per vena qualche farmaco.
Non mi interessava essere lì. Non mi importava. Potevo essere coraggiosa. Davvero. Giuro. Con lui al mio fianco i dottori potevano fare di me ciò che volevano. Che mi usassero pure come cavia per qualche esperimento scientifico! Cosa poteva mai importarmene se c'era lui con me, sempre, che mi riempiva il cuore di tenacia, di determinazione, di fermezza, di gioia, di amore.
Nonostante sia impossibile che succeda, se solo potessi abbracciarlo anche solo per dieci secondi, credo che in quel preciso istante per me potrebbe persino crollare tutto, strade, palazzi, potrebbe pure cadere un meteorite enorme e devastare la Terra, o potrebbe scoppiare un incendio e radere al suolo tutto, centimetro per centimetro. Io non farei niente, assolutamente nulla. Rimarrei incollata alle sue braccia senza muovere un dito, senza provare a scappare, trovare un rifiugio, un luogo cui ripararmi. Esiste un rifiugio più sicuro del suo corpo? No, per me no.
Mentre ero sdraiata su quel letto di ghiacchio pensavo a tutto questo. Non pensavo a me. Non pensavo a come stavo io. Non pensavo alle mie condizioni. Pensavo a lui. Pensavo a come stava lui. Mi chiedevo se lui fosse felice.
Se lui è felice allora posso esserlo anche io. Che importa che io sia sul lettino della mia camera o su quella lastra di pietra dell'ospedale? Pensadoci non cambia poi nulla. Sia la mia vita che l'ospedale sono due gabbie che mi costringono a rimanere al loro interno senza possibilità di fuga. Ora che sono uscita da quel postaccio ho comunque delle flebo mentali attaccate alla testa. E allora che differenza c'è? Sottile, impercettibile, un filo invisibile che separa due realtà non tanto diverse l'una dall'altra.
Ogni tanto voltavo la testa verso l'entrata della mia camera e lo aspettavo. Attendevo ansiosa che lui entrasse con una rosa in mano e una piccola scatola di cioccolatini. Lo seguivo con lo sguardo mentre si avvicinava al mio letto, mi baciava delicatamente la fronte, mi si sedeva vicino, una gamba sul materasso, l'altra penzoloni, e mi sorrideva: un sorriso che per me valeva più di qualsiasi altra cosa al mondo; un sorriso più efficace di tutte le medicine sulla faccia della terra.
Che diamine! Se solo lui fosse stato lì per un secondo, uno soltanto, sono sicura che sarei uscita da quel luogo in un batter di ciglia.
Ho portato con me la mia coperta di Linus, il nostro libro, "Il piccolo principe", e ogni notte ne leggevo una pagina, e a una una l'ho terminato in men che non si dica. Ho pianto. Ho pianto tanto. Lacrime di gioia intrise a lacrime di tristezza. Lui mi ha addomesticata così come il piccolo principe ha addomesticato la volpe e così come, a sua volta, lui è stato addomesticato dalla rosa. La volpe ha pianto quando il piccolo principe l'ha lasciata nello stesso modo in cui io ho sofferto quando lui ha lasciato me. Mesi e mesi di sofferenza prima di capire, però, che in tutto questo c'è un piccolo lato positivo e questo sta nel fatto che, in ogni caso, indipendentemente da come sia andata a finire - anche se per me non è mai finita e mai finirà - io sarò per lui sempre una piccola rosa diversa da tutte le altre rose del mondo, così come lui lo sarà eternamente per me.
Ho sognato di poter uscire dall'ospedale, saltellando, correndo verso di lui, che mi aspettava lì fuori a braccia aperte. Ho sognato di andargli incontro con i piedi che quasi non sfioravano l'asfalto. Ho sognato di saltargli addosso, cadere insieme a terra, baciarlo, lì, davanti a tutti, come un cagnolino che salta in braccio al padrone ritornato da lui dopo un lunghissimo viaggio. Ho sognato di farlo. L'ho desiderato sin dal primo giorno in cui sono stata ricoverata.
Sono uscita. Sono libera. Ho preso tutta la mia roba, preso l'ascensore, e mi sono posizionata davanti alla porta d'uscita dell'ospedale. Ho contato fino a dieci,ansiosa, con le mani tremolanti, il respiro affannoso, e poi ho preso coraggio e sono uscita.
Era quasi notte. La strada vuota. Avevo lo sguardo abbassato per paura di osservare chi c'era di fronte a me. Ho intravisto un'ombra. Il mio cuore ha fatto un sussulto. Ho alzato gli occhi. Un cielo bellissimo. Le stelle. La Luna. Un aereo. Due nuvolette. Un'ombra, lunga, dritta, fredda, rigida. Un'ombra. Quella di un lampione che si accendeva e si spegneva ad intermittenza. Un silenzio. Un silenzio che andava e veniva interrotto dal rumore dei miei passi calzanti.
Una mano chiusa. La mia. Una mano che ne stringeva un'altra, invisibile.
Dietro di me, sull'asfalto, ho fatto scivolare una lacrima.
Davanti a me, al cielo, ho lanciato un sorriso.
Su questo foglio, bianco, sto lasciando un pezzo del mio cuore.
....




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Rieccomi qua. Dopo dieci giorni di ricovero ospedaliero - che, per me, sono stati un vero e proprio incubo - finalmente posso tornare a sedermi sul mio bel lettino caldo, con un plaid sulle spalle, le cuffiette della musica nelle orecchie, una piccola lucina sul comodino, davanti a questa...
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Se ChIuDo Gli OccHi Ti VeDo...

03 novembre 2016 ore 21:32 segnala
Vaghi ricordi.
Nell'aria riecheggiano piccole vibrazioni sensibili. Fiuto finemente emozioni che pretendono di essere nuovamente vissute con il pensiero.
Come può una persona che ormai non c'è più far sentire la sua presenza invisibile in ogni istante? Come un venticello lieve che mi fa svolazzare i capelli, come un soffice fiuto sul collo, un sussurro in un orecchio, un bacio strappato su un labbro, una mano che mi sfiora delicatamente la pelle, una scossetta su un dito, un battito in più del cuore, un leggero fastidio al centro del petto, un brivido improvviso che mi percorre tutto il corpo, una sensazione spinosa in mezzo allo stomaco, una piccola pressione sulla gabbia toracica.
E' un attimo svelto, veloce, impercettibile. Un solo istante e puff! Eccoti qui, di fianco a me, di nuovo, ancora, presente, sempre accanto, vicino, mi sfiori, ti percepisco, sento il profumo del tuo dopobarba, i sottili peletti delle tue braccia che mi solleticano la pelle. Mi sento piccola, una formica, una lumachina, una coccinella che vorrebbe volare sulla tua mano, fulminea, rifugiarmi tra le tue dita, girarci intorno, esplorarle, accarezzarle con le mie piccole antenne; vorrei entrare per i tuoi pori, viaggiare per il tuo corpo, perdermi nel tuo organismo, arrampicarmi sulle costole, oltrepassare i polmoni, soffiarci sopra per donarti un millesimo del mio respiro, salire ancora più su, raggiungere il tuo cuore, e riposarmici sopra, poggiandoci piano la testolina che sussulta ad ogni tuo battito, e addormentarmi con il dolce bum bum del tuo ritmo cardiaco.
Vorrei poter essere una piccola mosca così da poter svolazzare vicino alla tua finestra e appoggiarmi sul vaso di un fiore mirandoti da oltre il vetro mentre dormi, contemplando i raggi del sole che, oltrepassando le fessure della tua persiana, ti illuminano il viso. Oppure una zanzara. Con il mio zzzzz che rimbomba leggero nell'aria mi poserei su di te, vicino ad una spalla, e ti pungerei con il mio pungiglione speciale, unico al mondo, non per succhiarti via il sangue dal corpo bensì per donarti un pizzico di felicità.
Piccoli momenti passati bussano leggermente alla porta della mia mente e con il loro toc toc pretendono di essere rimembrati. E allora sono catapultata su una spiaggia, a piedi nudi, con un mare immenso davanti ai miei occhi, una leggera brezza marina, intenta a comporre una poesia con tutte le parole che incominciano con l'iniziale del tuo nome. Non so se te l'ho mai fatta leggere questa poesia, ma non importa: sappi solo che c'è stato un momento - un annetto fa - in cui questa è esistita per te.
Poi mi sposto nel porto, vicino ad una scalinata in pietra che porta su, per un lungo muretto, da cui si possono mirare le navi, gli yacht, le barche, dalle più ricche a quelle più umili, simili a zattere così fragili che persino un'onda piccola piccola potrebbe spezzarle. Non sono mai riuscita a condurti con me lungo questo muretto, ma avrei tanto voluto condividere con te la meraviglia di guardare il porto, soprattutto di notte, tutto illuminato, con i raggi lunari che creano delle scie luminosissime sull'acqua, mettendo in risalto tutte le meduse che a quell'ora emergono sul filo della superficie, trasformando il colore del mare in violetto.
Poi raggiungo la stazione, vecchia, ormai fuori servizio, e mi siedo sulle rotaie, con un foglio in mano: disegno dei vagoni, dei visi che si affacciano ai finestroni, con gli sguardi proiettati fuori, sguardi che incontrano quelli delle persone che si stanno salutando, a cui si dice arrivederci, o addio, oppure occhiate lanciate ad un paesaggio che forse non si rivedrà mai più. Anche qui è un attimo e credo di sentire il ciuf ciuf di un treno invisibile. Quando si ferma attendo ansiosa che tu mi faccia una sorpresa e con un'enorme valigia in mano ti presenti a me con la notizia che mi sei venuto a trovare. Scruto i visi di ognuno nell'intento di riconoscere i tuoi tratti. Ma non ci sei. Triste, delusa, strappo il foglio e con esso si smaterializza pure il treno che avevo immaginato e non restano altro che delle vecchie rotaie arrugginite.
Poi mi siedo sulla panchina di un parchetto abbandonato a se stesso e leggo il tuo nome inciso su un albero, vicino ad una esse, iniziale del mio, tutto racchiuso in un cuore. Ricordo perfettamente ogni movimento della mia mano quando con la fine lama di un coltello ti ho scolpito nel legno.
Vago per strada, in mezzo alla folla, e mi fermo ogni volta che mi sembra di riconoscerti in mezzo a un gruppo di persone. Un ragazzo con la barba un po' lunga, i capelli corti, una canottiera, un paio di jeans, mi sembri tu e per un attimo ne sono convinta, ma poi metto le mani in tasca e continuo il mio cammino senza meta con un sorriso, ripetendomi a mente quanto io sia stupida in certe situazioni.
Notti già trascorse mi circondano, mi strattonano, mi costringono a riviverle tutte, ad una ad una, per l'ennesima volta. Vedo una Luna, enorme, luminosa, al centro del cielo, accostata al tuo volto, un cappello sul capo, con in mano il guinzaglio che tiene un grande piccolo amico a quattro zampe che ormai può osservarci soltanto da lassù. Sento una voce, bella, bellissima, una risata, stupenda, la adoro, un sussurro, un ti amo dolce, quasi impecettibile, si, un ti amo, un ti amo pronunciato in una notte, una notte lontana nel tempo ma sempre viva dentro la mia testa. Un ti amo, uno solo, il primo, l'ultimo, l'inizio di tutto e insieme la fine. Riecheggia forte, rimbomba potentemente nel mio cervello, per poi divenire a mano a mano sempre meno percettibile, fino a scomparire completamente. Vedo me, te, a letto, abbracciati, raggomitolati l'uno sull'altra, col tuo respiro sul mio collo, la tua mano serrata nella mia. Sento il tuo russare, grave, il tuo cuore, il tuo stomaco che si alza e si abbassa seguendo il ritmo del tuo respiro.
Vedo te, vedo noi, insieme, stretti... Sento la salda presa della tua mano, calda, affettuosa, avvolgente, soffice, grande.... E poi vedo il mare, la sabbia, la spiaggia, i sassolini, gli scogli, le onde, le meduse, la luna, il treno, la panchina, il tronco, il porto, le barche, la zattera... e poi vedo me, seduta, con le ginocchia sul mento, lo sguardo perso nell'orizzonte, che mi scaldo le spalle con le mani... E vedo le stelle, il cielo, sento le macchine che sfrecciano alle mie spalle... e vedo tutto e sento tutto. Tranne te.
Per quanto io possa sbattere le palpebra, per quanto io possa darmi pizzicotti per svegliarmi da questo incubo, per quanto io possa scappare, andare lontano, tu non sei con me e non ci sarai più.
Sei come il treno che ogni volta immagino quando mi siedo sulle arruginite rotaie di quella vecchia stazione. Una volta che strappo il disegno il treno scompare e allo stesso modo scompari tu quando io cesso di scrivere...
C'è da dire che anche se fa male a volte è bello riviverti. Non c'è luogo, oggetto, nemmeno il più insignificante, non c'è odore, canzone, che io non abbia condiviso con te. Sei in tutto ciò che mi circonda, nonostante tu sia chilometri e chilometri distante da me.
Buonanotte.




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Vaghi ricordi. Nell'aria riecheggiano piccole vibrazioni sensibili. Fiuto finemente emozioni che pretendono di essere nuovamente vissute con il pensiero. Come può una persona che ormai non c'è più far sentire la sua presenza invisibile in ogni istante? Come un venticello lieve che mi fa...
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BuOnGiOrNo, LoVe...

31 ottobre 2016 ore 13:44 segnala
Buongiorno amore mio.
Buonanotte amore mio.
Se queste due frasi non sono le più belle del mondo, certamente sono di sicuro quelle che, in un modo quasi magico, riescono ad accendere il cuore di tutti coloro che se le sentono pronunciare o che le leggono.
Tre parole. Tre umili parole che, messe insieme, sono in grado di produrre un effetto micidiale, positivamente o negativamente: nel primo caso positivamente perchè, cavoli, svegliarsi ogni mattina e leggere sul proprio telefono "Buongiorno cucciola", ti migliora nettamente la giornata e se fino a pochi secondi fa non volevi nemmeno alzarti dal letto, ora sei sicuramente più motivata a farlo; nel secondo caso negativamente perchè si, purtroppo non tutti hanno la possibilità di ricevere questi messaggi ne tantomeno di scriverli, o magari a loro era concesso fino a poco tempo fa, e allora la mancanza di queste tre parole è devastante.
Le conseguenze di questa mancanza le sto provando proprio da qualche mese a questa parte. Ogni mattina mi sveglio con la voglia di scrivere buongiorno e, prendendo il cellulare in mano, dopo averlo acceso, mi accorgo ogni volta, amareggiata, di non avere nessuno a cui poterlo indirizzare. E' un'operazione che compio quasi ogni giorno e, alla fine, scrivo buongiorno su un block notes oppure lo dico a mente, rivolgendolo alla persona che sta fissa nei miei pensieri. Ogni soluzione va bene purchè serva a compensare un vuoto che, soprattutto per una persona come me, è una voragine che si apre in tutta la sua vastità al centro dello stomaco.
Ricordo vagamente le sensazioni che due frasi come queste erano in grado di suscitarmi a livello carnale; vagamente perchè talmente erano belle e profonde che - non potendo la mia pelle più provarle e soffrendone molto di ciò - la mia mente ora ha deciso di archiviarle, una sorta di meccanismo di autodifesa, in modo da affievolire leggermente la mancanza che altrimenti mi divorerebbe in un sol boccone.
Ho sempre pensato che non ci sia niente di meglio che essere nella mente di una persona. L'ho sempre considerata una specie di culla, un luogo in cui essere protetti dai qualsiasi forma di rischio o pericolo. Mi sentivo proprio così quando ogni notte, di sorpresa, mi arrivava un messaggio in cui mi rendevo conto che qualcuno proprio in quel preciso momento mi stava pensando. Il buffo era che il pensiero era reciproco.
Ora, invece, tutte le buonanotti le rivolgo al cielo, guardando la Luna, con la paradossale speranza che Lei possa spedirle a lui.
Quando vado a letto ho la sensazione di non aver portato a termine qualcosa, di non aver iniziato al meglio la giornata così come di non averla conclusa nel migliore dei modi. Senza quelle due frasi magiche il tempo sembra un flusso continuo senza fine e il giorno e la notte si confondono in un tutt'uno, senza niente e nessuno che li scandisca.
Sarà che sono estremamente fragile e sarà anche che ho un bisogno eccessivo di affetto, però sento la necessità di alcune parole inaspettate, di alcune frasi inattese; ho voglia di sentirmi dire certe cose che mi facciano sorridere dalla contentezza, che mi accarezzino la pelle, che mi tocchino il cuore.
Porto dentro di me un affetto incontenibile che necessita di essere donato a qualcuno che, di conseguenza, colmi contemporaneamente tutti i vuoti e tutte le carenze che sembrano moltiplicarsi di giorno in giorno in me.
Sono una persona che riesce a stare sola. Ci sono stata per parecchio tempo e ad un certo punto non ci facevo più nemmeno caso e mi ero adeguata alla situazione in cui mi trovavo. Il fatto è che il saper stare sola in questo caso non ha importanza se dall'altra parte c'è, invece, una voglia matta di stare con qualcuno.
Credo fortemente che stare vicino ad una persona renda tutto molto più semplice e persino la vita, a mio parere, appare molto più bella. E' vero, da soli si possono fare tantissime cose: ma insieme a qualcuno se ne possono fare molte di più e ancora più splendide.
Non lo so, penso che la vita non sia fatta per essere vissuta da soli. C'è bisogno di menti che si pensano, di mani che si toccano, di corpi che si sfiorano, di visi che si scrutano, di sguardi che si perdono l'uno nell'altro, di gambe che si intrecciano, di bocche che si baciano...
Quando sono per strada vedo moltissimi ragazzi che passeggiano mano per mano oppure che si abbracciano seduti su una panchina. Guardandoli le dita delle mie mani iniziano a formicolare, e si chiudono a pugno quasi volessero stringere una mano invisibile vicino ad esse.
Per me l'amore non è necessariamente stare sempre incollati, ventiquattro ore su ventiquattro, senza un attimo di respiro, senza un secondo di tregua. Per me l'amore non è nemmeno sentirsi ogni millesimo di secondo perchè si è insicuri, gelosi, ossessivi, paranoici. L'amore per me è anche saper stare lontani fisicamente, purché sempre vicini con la mente e con il pensiero. Mandarsi un messaggino ogni tanto solo per sapere cosa l'altro stia facendo, se sta bene, se ha bisogno di parlare un po'...
Per me l'amore è svegliarsi ogni mattino e averlo come primo pensiero non appena dischiusi gli occhi; e andare a letto di notte immaginando di starlo abbracciando da dietro, con la mia testa sulla sua spalla, e una mano che gli accarezza dolcemente i capelli, sussurrandogli la buonanotte nell'orecchio, un suono quasi impercettibile, per non rischiare di destarlo.
Per me l'amore è saper sempre chi chiamare quando ho voglia di parlare un po'; avere sempre la certezza che dall'altra parte ci sia sempre qualcuno pronto a tendermi una mano per afferrarmi a lui, o porgermi una spalla su cui versare delle piccole lacrime, o aprirmi le braccia per accogliermi in un enorme abbraccio che, da solo, serve a farmi dimenticare per un secondo tutte le cose brutte che sto vivendo, facendomi sentire risanata.
Cosa c'è di più bello del far sorridere una persona? Cosa c'è di più gratificante del rendere felice una persona soltanto standole vicina e donandole ogni qual volta lo desidera la propria presenza? Cosa c'è di più splendido del guardare negli occhi una persona sussurrandole dolcemente parole quasi impercettibili, un ti amo silenzioso, una carezza con il dorso della mano sul suo viso, un bacio sulla fronte, sulla bocca, un morso sulle labbra?
Cosa c'è di più magico del sentirsi vivi di fronte alla persona per cui si farebbe di tutto?
Il mondo sembra colorarsi, si ha la sensazione di essere insieme su un lontanissimo pianeta, gli ostacoli appaiono meno ostrici, si aprono più possibilità, più cassetti che racchiudono sogni, più desideri vengono espressi e altrettanti esauditi...
Quando scrivevo "Buongiorno amore mio" i raggi del sole entravano dai fori della mia tapparella prima ancora che io la aprissi e, uscendo di casa, sorridevo a chiunque incontrassi per strada, covando un'allegria quasi euforica che aveva voglia di fuoriscirmi dal corpo.
Quando scrivevo "Buonanotte amore mio" sognavo di ritornare bambina, di ritrovare su un prato tutti i miei amici immaginari e di fare con loro un pic nic.
Adesso, invece, è tutto più grigio, è tutto così normale, ordinario, malinconico. Da un giorno all'altro mi sono ritrovata sola sul pianeta Terra e tutti quei mondi spaziali che ho visitato con lui hanno lasciato in me soltanto un nostalgico ricordo.
E ora nulla: nessun sorriso, nessuna parola magica, nessun raggio solare nè lunare, nessuna stretta di felicità al cuore, niente di niente.
E' stato come aver toccato il cielo con un dito e subito dopo essere sprofondata mille metri sotto il suolo terrestre.
Emozioni così belle che mi portano a dubitare del fatto che non sia stato in realtà tutto un sogno, frutto della mia fervida immaginazione.
Ora non resta altro che dirti buongiorno e buonanotte con il pensiero, sperando che ti arrivino in qualche modo, anche se probabilmente queste due parole si scontreranno sicuramente, prima o poi, con quelle di un'altra persona, e inesorabilmente ritorneranno al mittente. A me.
Ma non importa, fino a quando la strada sarà libera, continuerò a indirizzarli a te.
E' una di quelle abitudini di cui non riuscirei mai a stufarmi.
Ciao =)





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Buongiorno amore mio. Buonanotte amore mio. Se queste due frasi non sono le più belle del mondo, certamente sono di sicuro quelle che, in un modo quasi magico, riescono ad accendere il cuore di tutti coloro che se le sentono pronunciare o che le leggono. Tre parole. Tre umili parole che, messe...
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