In Un UnIvErSo PaRaLLeLo...

13 agosto 2018 ore 23:37 segnala

Caro amico mio,
è da tanto che non ti scrivo. Non so esattamente quanto tempo sia passato dall'ultima volta in cui l'ho fatto, ma so per certo che di tempo ne è trascorso molto. Avrei voglia di raccontarti tutto ciò che mi è successo in tutti questi anni, ma non è né il momento né il luogo adatto per farlo. Però, a dirla tutta, ripensandoci, non occorre nemmeno che io te lo narri, perché ogni volta che ho vissuto un'esperienza bella o brutta che fosse, ti ho quasi sempre pensato, dunque è come se in un certo qual modo ti avessi reso partecipe della mia vita. Insomma, fisicamente non eri accanto a me, ma mentalmente probabilmente si. O almeno è così che voglio pensare che sia.
Stasera ti scrivo perché mi manchi (sí, lo so, non è una novità) e perché mi sei venuto in mente mentre ero seduta sul balcone, spalle a muro, per terra, osservando un meraviglioso e immenso cielo stellato. Il cielo, la luna, le stelle e l'universo in generale sono stati quasi sempre al centro delle nostre chiacchierate-riflessioni notturni. Ricordo come se fosse ieri i tuoi occhi scintillanti mentre erano intenti ad ammirare la luna. Tu la guardavi direttamente, io la guardavo attraverso i riflessi dei tuoi occhi. Ricordo con meno nitidezza l'immagine del mio sguardo - così come me lo descrivevi tu e così come appariva nelle fotografie - perché da quando siamo lontani penso proprio che i miei occhi non siano più gli stessi rispetto a quando c'eri tu con me. Ammetto che non è stato facile - e non lo è tutt'ora - stare senza di te, tuttavia in qualche modo bisogna pur andare avanti, anche se da una parte si vorrebbe sempre rimanere ancorati al passato, soprattutto a quei momenti in cui si vorrebbe avere il potere di fermare il tempo così da godersi per un lasso di tempo indefinito quegli attimi che ti fanno commuovere non appena ci ripensi.
Non appena ne ho l'occasione ti scrivo. Lo faccio perché mi fa stare meglio, anche se preferirei di gran lunga poterti dire tutto ciò a voce, viso a viso, anche se prima di parlare penso proprio che starei per ore tra le tue braccia, recuperando tutti quelli abbracci mancati, di cui avrei così tanta voglia e necessità.
Quanto vorrei che venissi da me, bussassi alla porta, e non appena ti aprissi mi afferrassi la mano, mi trasportassi con te senza dire una parola, rimanendo indifferente al mio stupore, e mi trascinassi in un luogo deserto - una vasta distesa erbosa, una piccola spiaggetta - per poi farmi sdraiare accanto a te, farmi puntare lo sguardo in alto, mentre la tua mano scivola sotto la mia, stringendola forte, rimanendo così immobili a fissare il cielo stellato, in silenzio, un silenzio fatto però di mille discorsi, tutti quei discorsi che non abbiamo potuto fare per tutti questi anni.
Non so cosa darei per far sì che questo mio desiderio si avverasse e non fosse destinato a rimanere solamente e unicamente un sogno nel cassetto irrealizzabile.
È vero, ormai i miei occhi non ti vedono più, le mie orecchie non ti sentono più, la mia pelle non entra più a contatto con la tua, il mio naso non sente più il tuo odore, la mia bocca non sfiora più le tue guance... è vero, tuttavia la mia mente nemmeno per un attimo ti cestina nell'oblio.
Spesso chiudo gli occhi, provo a immaginarti qui con me, tento alla cieca di toccarti, accarezzarti, di afferarti la mano, di sfiorarti: a volte ho quasi l'impressione di sentire sui polpastrelli i folti peli del tuo braccio. Ogni volta è una faticaccia doverli riaprire, sapendo per certo che riaprendo gli occhi non ti troverò davanti a me, ne tantomeno alle spalle, o nella stessa casa, nella stessa via, quartiere, paese, città, regione, nazione, continente, pianeta, via lattea, universo. Ci sono volte che ti penso così distante da me che ho quasi la sensazione che tu nemmeno esista più.
Non voglio che questa lettera diventi triste perché so quanto tu ci tenevi a vedermi felice e sorridente. Non ti posso assicurare che sono felice ne tantomeno prometterti che lo sarò presto, però posso assicurarti che sto sorridendo e che lo faccio ogni volta che ti penso perché lo abbiamo sempre fatto - sorridere insieme - anche quando ci trovavamo di fronte a periodi meno belli. A nostro modo cercavamo di renderci la vita meno pesante semplicemente essendoci l'uno per l'altra. E lo so che in qualche universo parallelo le cose vanno ancora così. In un universo parallelo a quest'ora staremo parlando, con un bel cono gelato in mano, io stracciatella e fragola, tu cioccolato e panna; a quest'ora saremo a piedi nudi sul bagnasciuga, l'acqua del mare che ci bagna le gambe, le zanzare che ci pungono come se non ci fosse un domani. Tutto ciò ha qualcosa di profondamente poetico, lo so, ma lo sai che sono fatta così. E so anche che ti piace.
Sai, quando ho iniziato a scrivere questa lettera ero un po'triste, ma ora sto decisamente meglio. Probabilmente è l'effetto placebo: è come se ciò che scrivessi tu lo leggessi, o meglio,è come se ciò che scrivessi ti arrivasse nella testa senza bisogno che questo pezzo di carta faccia da mediatore. Insomma, non so spiegarlo con esattezza, ma questo è quanto. Lo so che non leggerai mai queste righe, però so che immagini che io possa scrivere qualcosa di simile. Non importa che tu ne sappia con esattezza il contenuto, ma importa soltanto che più o meno immagini ciò che io potrei scriverti. Sai che ho sempre avuto la passione per la scrittura e sai anche quante lettere ti ho scritto perché sono sempre state il mio cavallo di battaglia, dunque non dovrebbe essere difficile per te immaginare queste righe. E a me basta questo.
Vorrei continuare a scriverti per tutta la notte, ma ora voglio solo chiudere gli occhi e continuare questo lungo monologo nella mia testa, immaginando di recitare questa lettera di fronte ad un'immensa platea il cui unico spettatore sei tu.
Intanto, caro amico mio, ti mando una dolce buonanotte accompagnata da un abbraccio, ovunque tu possa trovarti in questo momento.
-S.






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Caro amico mio, è da tanto che non ti scrivo. Non so esattamente quanto tempo sia passato dall'ultima volta in cui l'ho fatto, ma so per certo che di tempo ne è trascorso molto. Avrei voglia di raccontarti tutto ciò che mi è successo in tutti questi anni, ma non è né il momento né il luogo adatto...
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Un MeSSaGGio In MaRe...

31 marzo 2018 ore 16:17 segnala

Ho scritto una lettera sulla pagina strappata e un po' ingiallita di un vecchio quaderno a righe ormai invecchiato, per poi inserirla all'interno di una bottiglia di vetro e gettarla in mare dopo averla saldamente richiusa con un grosso tappo da sughero.
In quei pochi minuti in cui ho osservato la bottiglia allontanarsi dalla riva, trasportata dalle forti correnti marine, ho pensato al luogo in cui sarebbe giunta prima o poi (se mai fosse approdata mai da qualche parte) e alla fine che avrebbe fatto. Si sarebbe schiantata contro un enorme scoglio, riducendosi a infiniti cocci di vetro, e la lettera al suo interno sarebbe affondata fino a raggiungere il fondo marino per poi disintegrarsi lentamente, mentre l'inchiosto piano piano sarebbe sbiadito? oppure sarebbe approdata su qualche isololetta e lì, sulla sabbia, nessuno l'avrebbe mai trovata? oppure un marinaio l'avrebbe trovata, afferrata, anche solo perchè spinto dalla curiosità di sapere cosa mai ci fosse mai scritto? oppure, per un puro caso del destino, un giorno o l'altro sarebbe mai giunta tra le tue mani? Beh, quest'ulitma possibilità, nonché forse la più improbabile tra le tutte, è quella che più mi ha spinto a scrivere quella lettera.
Ormai di tempo ne è passato un bel po' da quando ho visto la mia bottiglietta diventare un punto microscopico all'orizzonte, nel momento in cui il sole stava per tramontare, con quelli effetti di luce sfumati che hanno reso il tutto più magico, per poi sparire completamente dalla mia vista.
Bottiglietta, spero di averti conferito una forza tale da resistere a qualsiasi tipo di intemperie, tempeste, pioggia, grandine, maremoti, affinchè tu possa continuare il tuo viaggio. E se tu non dovessi per qualsiasi motivo raggiungere la meta da me tanto auspicata, allora ti prego di continuare a viaggiare senza sosta, perchè prima o poi quasi certamente arriverai da qualche parte, qualsiasi essa sia.
Ti penso spesso tra le onde del mare, in tutta la tua fragile forza: in un certo senso mi ricordi molto me, non tra le onde del mare, ma tra gli ostacoli che spesso e volentieri la vita suole porre in mezzo al cammino della gente. Quando mi trovo di fronte a una difficoltà a prima vista insormontabile penso a te e allora dentro di me trovo la forza di arrancare e di rialzarmi ogni volta che qualcuno mi fa uno sgambetto: così come tu hai il compito di non arrestarti mai di fronte a nulla, allo stesso modo anche io devo sempre trovare il modo di cavarmela da qualsiasi situazione più o meno ostica in cui mi vengo a trovare.
Carissima bottiglietta, sappi che al tuo interno trasporti un misero pezzetto di carta straccia così debole da potersi addirittura distruggere qualora al tuo interno entrasse anche solo una minuscola goccia d'acqua. Fai attenzione lungo tutto il tuo tragitto e pensa che senza quel foglietto persino la tua esistenza diventerebbe futile. Prenditene cura come fosse la cosa più preziosa che esista a questo mondo. E' vero, all'esterno può apprire solo come cartaccia, ma ciò che importa è il suo contenuto.
Ci sarà mai qualcuno che leggerà ciò che ho scritto? E' una domanda che probabilmente non troverà mai risposta. Il tutto è reso più impossibile dal fatto che alla fine della mia letterina non ho messo alcuna firma di riconoscimento. Una lettera anonima - potreste aver modo di pensare - ma in realtà non è proprio così.
Ci sono voluti mesi e mesi per scrivere quella lettera. Ogni volta che incominciavo a scrivere c'era sempre un motivo che mi costringeva a rimettere giù la penna: o un magone improvviso, o un'improvvisa ispirazione poi scomparsa altrettanto improvvisamente, o la sensazione di star scrivendo una serie infinita di baggianate inutili che tanto mai nessuno avrebbe mai letto.
Il mio intento era quello di scrivere una lettera brevissima. Poche parole, ma giuste. Non è stata un'impresa molto semplice, dal momento in cui di parole da dire io ne avrei non dico infinite ma giù di lì (il concetto di infinito ben si adatta ai pensieri, alle sensazioni, alle emozioni presenti proprio qui, dentro di me, nella mia interiorità più profonda).
E allora come fare per trovare poche parole giuste da dire? Non si rischia di dire troppo poco? Non si rischia di non essere compresi? Ecco, tutte queste domande hanno fatto sì che io scrivessi e cancellassi, scrivessi e cancellassi, scrivessi e cancellassi centinaia di migliaia di lettere.
Ma i problemi non sono mica finiti qui. Per chi scrivere la lettera? A chi inviarla? Chi il destinatario? La meta, come già si sa, non può essere decisa da me, dal momento in cui persino un vento leggero potrebbe spingere la mia bottiglietta in una direzione piuttosto che in un'altra. Ma il destinatario invece sì. Beh, facile, molto facile: io voglio che sia tu a ricevere la mia lettera. Ma chi è questo "tu"? Non rimanete troppo sorpresi quando leggerete da me che non lo so nemmeno io chi sia questo "tu". Una persona che amo? Il mio migliore amico? Un amico immaginario? Forse uno di questi tre, forse nessuno di essi o forse tutti e tre insieme. Non lo so. Di certezze nella mia vita me ne sono rimaste poche.
L'unica cosa che posso dire con certezza è che questo "tu" è un tu bello, bellissimo, pieno di sogni e di desideri. Perlomeno è così che io me lo immaginavo... o me lo immagino... devo usare l'imperfetto o il presente? Se usassi il primo dovrei implicitamente ammettere che questo tu ormai non esiste più; se invece usassi il secondo ne affermerei sì l'esistenza ma allo stesso tempo questa stessa esistenza la metterei in dubbio. Beh, lasciamo entrambe le opzioni, dal momento in cui probabilmente sono entrambe corrette. Questo "tu" potrebbe essere (o essere stato) benissimo solamente e "semplicemente" un prodotto della mia mente o una infantile idealizzazione che ad un certo punto è andata a sbattere contro un muro indistruttibile.
Insomma, come vedete la faccenda del destinatario è più complessa di quanto si possa minimamente immaginare. Solo il mio cuore sa a chi realmente è rivolta quella lettera, e dopo di lui solo tu puoi esserne a conoscenza, ammettendo che qualcosa di te esista ancora. Vi basti sapere che un destinatario fisico esiste e volendo semplificare il tutto potrei dire che sia proprio lui il mio tu. La mia paura è che - dal momento in cui le persone sono soggette a profondi cambiamenti nel corso del tempo - tu non riesca più a riconoscermi. Sarebbe un peccato. Se tu disegnassi un puntino su un foglio, e altre miliardi di persone facessero la stessa cosa, ed io dovessi riconoscere il tuo tra i tanti puntini disegnati, penso che ci riuscirei al primo colpo. Credimi, non è una presunzione azzardata ed eccessivamente esagerata. Ti ho studiato tanto nel corso degli anni: ho conosciuto le tue mani, le tue braccia, il tuo respiro... mi fermo qui con la lista, sennò dovrei continuare fino a quando non sia arrivata a descrivere l'ultimo poro della tua pelle che ho imparato a riconoscere.
Se un giorno la mia lettera arrivasse a te per puro caso o per destino (non so esattamente quale possa essere la differenza tra i due) spero solo che tu faccia un sorriso e possa pensare che ci sono stati giorni in cui un sorriso simile al tuo era stampato sul mio volto fisso sul tuo sguardo. Non ho apportato alcuna firma alla fine del foglio, perchè se anche tu - come me- ricordi il modo in cui scrivo (o perlomeno la mia calligrafia) allora non servirà un riferimento esplicito del mittente, ma già il tuo cuore saprà identificarlo all'istante. Nel caso in cui tu non mi riconoscessi o non sorridessi leggendo il contenuto di quella lettera - ma anche nel caso in cui il tuo cuore non tremasse al mio pensiero - allora ti prego di non distruggere quel pezzo di carta nè la bottiglietta in cui è stato custodito: rimetti tutto al suo posto, e rigetta la bottiglia in mare, facendole continuare il suo viaggio verso ignote mete. Fai tutto ciò che vuoi, ma non arrestare la sua corsa. Se invece ti scendesse una lacrima (anche invisibile) dopo averlo letto, allora rimetti il bigliettino dentro la bottiglia, nascondi la bottiglietta nella parte interna del tuo giubbiotto, torna a casa, e nascondila nel primo cassetto della tua scrivania, non dico per sempre (il "per sempre" ci ha sempre fregati) ma perlomeno fino a quando starai bene pensando che dentro quel cassetto, alla fin fine, c'è un pezzettino del mio cuore.
Adesso immagino che tutti vogliano sapere cosa ci sia scritto in quella lettera-bigliettino. Sono proprio tentata a dirvelo, ma credo proprio che non lo farò, solo per il semplice fatto che vi rovinerei la sorpresa nel caso in cui foste proprio voi a trovarla. In ogni caso non è nulla di così inimmaginabile, solo dodici lettere. Dodici lettere che possono cambiarti la vita. Che possono cambiare la vita a tutti noi se qualcuno ce le dicesse e le pensasse realmente.
P.S. Non dimenticate di ributtare la bottiglietta in mare così da far continuare la sua navigazione e permetterle di raggiungere un posto caldo in una scrivania, o in alternativa l'Oceano.
S.





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Ho scritto una lettera sulla pagina strappata e un po' ingiallita di un vecchio quaderno a righe ormai invecchiato, per poi inserirla all'interno di una bottiglia di vetro e gettarla in mare dopo averla saldamente richiusa con un grosso tappo da sughero. In quei pochi minuti in cui ho osservato...
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PeNsiErI NaTaLiZi...

19 dicembre 2017 ore 21:09 segnala
Conto alla rovescia. Meno sei giorni a Natale e meno tredici giorni a Capodanno.
Come ogni anno, da qualche tempo, sono solita ritornare in questo posto assai particolare per fare un resoconto di tutto ciò che mi è successo in questi ben 364 giorni.
Beh, da dove cominciare? Mi pongo questa domanda ben sapendo, però, che non è così tanto difficile ripercorrere con la mente tutti i mesi passati di quest'anno.
Lasciatomi alle spalle un 2016 iniziato da Dio e finito malissimo - non dico di starci quasi per lasciarci le penne, ma quasi - il 2017 è iniziato allo stesso modo di tutti gli anni precedenti, se non peggio, a causa di qualche delusione che mi sono caricata sulle spalle come ricordo - pronta a voltare pagina non appena mi fossi un pochino rialzata da qualche caduta qua e là durante l'intricato percorso della mia vita - perciò i primi cinque/sei mesi, sono trascorsi senza nemmeno che ne me accorgessi, dal momento in cui ho mantenuto per tutto quel tempo una routine che non ha portato nulla di nuovo alle mie giornate.
In questa prima metà dell'anno non ho fatto nulla degno di essere ricordato e non ho nemmeno conosciuto alcuna persona degna di essere annotata tra queste pagine.
Un po' annoiata dai mesi precedenti, il periodo estivo ha invece portato in me un sentimento nuovo: innanzitutto una volontà strana di cambiamento, di novità, un qualcosa che mi trasportasse fuori dalla mia routine abitudinaria - e che mi avrebbe portata, di lì a poco, a iscrivermi nuovamente all'università a settembre - e poi una voglia matta di spensieratezza, libertà, serenità, insomma tutto ciò che ha fatto si che io, per la prima volta dopo tanto tempo, mi svegliassi la mattina felice di iniziare una nuova giornata piena di sorprese, sole, mare, l'affetto dei parenti, le uscite con gli amici, le passeggiate al porto, i gelati, le arrostite in montagna. E' stata una bellissima estate. Anche se non sono mancati certamente dei momenti un po' tristi, soprattutto di notte, quando sul balcone, seduta sulla mia bellissima sedia a sdraio, davanti ad una Luna splendida e delle costellazioni fantastiche che mai smetterò di contemplare, sul cielo appariva un volto in grado di farmi sognare e, allo stesso tempo, tremare. Proprio in quei momenti nella mia mente hanno iniziato a prendere forma dei versi che - solamente a distanza di un paio di mesi - sarei riuscita a mettere nero su bianco, dando vita a delle poesie in grado di descrivere, in quattro strofe o poco più, tutti i miei sentimenti e le mie emozioni.
Arrivato settembre, pronta per iniziare una nuova avventura che sicuramente avrebbe stravolto completamente la mia vita, mi sono iscritta all'università e devo dire che, nonostante tutta la fatica di riprendere a studiare, ad alzarmi presto la mattina per raggiungere a piedi la stazione che dista venti minuti dalla mia casa, per poi trascorrere quaranta minuti sul treno, insomma, nonostante queste piccole grandi fatiche, non mi sono nemmeno per un secondo pentita della mia scelta: ho conosciuto nuove persone stupende con cui mi sono subito trovata. C'è da dire che - e qui ho preso consapevolezza di aver raggiunto un obiettivo importantissimo che da tempo mi ero prefissata - lo studio e l'università hanno talmente occupato le mie giornate che non mi sono nemmeno accorta dei mesi che passavano. La testa vagava altrove, per la prima volta ad una distanza più accettabile dai problemi, dalle delusioni e da tutti quegli eventi negativi che hanno segnato buona metà dei miei vent'anni, ma che hanno avuto inizio già un bel po' di anni prima.
Non posso dire di essere totalmente guarita da quella sorta di malinconia che è stata mia compagna per tanto tempo, però posso certamente andare fiera del fatto che ho iniziato a prendere un po' più le redini della mia vita, smettendo semplicemente di subire gli eventi così come si accanivano su di me, ma assumendo un ruolo attivo, cercando io stessa di costruire qualcosa con le mie mani e per mia volontà. Non posso ancora dire di esserci riuscita - essendo passati soltanto pochi mesi - ma ciò che è certo è che mi sono messa sulla carreggiata verso una meta ancora da definire, misteriosa, incerta, che spero si faccia un po' più nitida col passare del tempo.
Leggendo questi avvenimenti tutto si potrà credere tranne che siano cose assolutamente grandiose. Sono cose normali, semplici, nulla di fantasmagorico: per me, però, sono stati un'assoluta novità, un qualcosa di fenomenale, in grado di ridarmi quell'entusiasmo, quella grinta, quella forza di volontà che andavo sempre di più perdendo lungo il tragitto. Una volta che mi sono resa cosciente di ciò, ho subito voluto correre ai ripari - e come si suol dire, "carpe diem"- e ho subito colto l'occasione non dico per cambiare pagina - perchè, volendo essere sincera, c'è ancora un segnalibro molto testardo che si è quasi incollato su determinate pagine e non mi permette, per così dire, di archiviarle; ma lavorerò anche su questo fatto, non appena mi riuscirà meno doloroso spostare il segnalibro perchè, purtroppo si, sono io la prima che non tenta nemmeno di spostarlo verso pagine nuove- dicevo, ho subito colto l'occasione non dico per cambiare pagina, ma per scrivere nuove parole su quella pagina ingiallita, così da rivitalizzarla un po'.
E niente, così è iniziato e si è concluso il mio 2017, anche se, a dirla tutta, in questi tredici giorni potrebbero esserci delle novità quando meno me lo aspetti.
Buoni propositi per il nuovo anno? A dirla tutta, non ho mai stilato dei buoni propositi per l'anno nuovo, anche se quest'anno mi sa che lo faccio, così tanto per provare, anche se, in genere, non mi piace pianificare anticipatamente azioni future, conscia di quanto la vita sia imprevedibile. Evito qui di elencare tutti i buoni propositi che mi balenano per la mente, non perchè io non voglia, ma semplicemente perchè ho paura che non si avverino. A volerne proprio dire uno generico, sicuramente cercherò di essere più serena dal punto di vista psicologico (l'università mi metterà a dura prova) per non rischiare che la mia testa imploda.
Emozionata e intimorita al tempo stesso per l'anno che "ha a venire", non dimentico certamente il periodo natalizio che, per me, ha sempre singificato molto. Sin da bambina, il Natale per me è la festa più bella, più gioiosa, più viva e al tempo stesso più malinconica. Sembrerà un controsenso, a tratti una contraddizione, ma in realtà non è così. Per spiegare meglio ciò che intendo dire, riporto una situazione che mi capita spesso durante il periodo natalizio - non solo a me, ma a tutti - che è quella di ritrovarsi nel centro della propria città, imbacuccati dalla testa ai piedi - cappello con il pon pon, guanti, stivaletti, giubbotto imbottito - con lo sguardo attratto dalle mille luci dei negozi, dei cartelli, degli alberi di Natale che ognuno posiziona o davanti alla porta di casa o sul balcone o dentro casa, ma i cui giochi di luci traspaiono dalle finestre, con il cuore a mille, in mezzo ad una folla intenta a comprare regali, passeggiare, chiacchierare, i clacson delle auto di sottofondo, qualche cantante che suona o canta per strada chiedendo l'elemosina, i bambini vogliosi di andare ad abbracciare Babbo Natale ricevendo in dono da lui dolci e caramelle. Tutto ciò in un clima festoso, gaio, divertente, sereno e... dolcemente malinconico. Chi può cogliere il Natale meglio dei bambini? Chi non vorrebbe, anche solo per pochissimi giorni, ritornare bambino? Chi non vorrebbe sentirsi protetto dalle braccia affettuose dei propri genitori e parenti? Chi non vorrebbe svegliarsi al mattino curioso di andare a vedere cosa Babbo Natale abbia lasciato come regalo sotto l'albero? E poi, chi non vorrebbe trascorrere questi giorni con la persona che ama? Il Natale non è una festa solo per i bambini, ma anche per gli adulti, proprio quegli adulti che hanno la testa piena di problemi, ma che trovano nell'affetto della famiglia una cura, un drink energetico in grado di dar loro la forza di faticare affrontando un ennesimo anno oscuro e misterioso.
Starei ore e ore a scrivere del modo in cui i miei sensi percepiscono il Natale, dei pensieri che mi balenano in testa quando sono sdraiata sul divano di fronte al mio bell'albero, di tutto ciò che provo quando entro nelle librerie che già sono belle di loro ma che diventano ancora più attraenti sotto le feste... Avrei un mondo di cose da dire solo riferito a questo periodo. Ne sono profondamente innamorata, così come sono innamorata del mio Babbo Natale personale.
Chi è il mio Babbo Natale personale? Beh, anche qui per spiegare bene chi sia dovrei iniziare la stesura di un poema epico. La sua identità è un mistero per tutti. Nessuno sa della sua esistenza perchè ne sono tremendamente gelosa. Il mio Babbo Natale personale è una persona che, volendone fare una descrizione, ha una barba stupenda, degli occhi fantastici, un viso dolcissimo, una voce sensuale e... niente, non riesco ad essere oggettiva nella sua descrizione. Ai miei occhi il suo volto, il suo fisico, assumono una forma differente da come viene percepita dal resto del mondo. E ne vado fierissima. E poi non voglio darne troppi dettagli, non vorrei mica rischiare che si riuscisse a capire chi sia. Dal punto di vista caratteriale è impossibile darne una descrizione, nè soggettiva nè oggettiva: burlone, divertente, "cazzaro" si può dire?, dolce, tenero, tormentato, insoddisfatto, sognatore, incompreso, stupido, intelligente... insomma, è allo stesso tempo un aggettivo e il suo opposto, una qualità e la qualità contraria, una virtù e il relativo vizio.
L'affetto che provo per questa persona è indescrivibile. Se non ci fosse lui sentirei un vuoto dentro incolmabile. Non è un mio amico, non è un mio parente, non è nemmeno un mio fidanzato. Il nostro legame affettivo è qualcosa che trascende il significato di tutte queste categorie affettive. Ho più volte parlato di lui - in realtà ho sempre parlato di lui - e in ogni frase che scrivo riecheggia il sentimento che provo nei suoi confronti, perchè se penso a qualcosa di bello la sua immagine automaticamente mi si proietta davanti agli occhi. Non posso farne a meno di parlare perchè sarebbe come tapparmi la bocca quando invece avrei voglia di gridare al mondo il senso di libertà e felicità che è in grado di trasmettermi questa persona.
Tra queste righe ho parlato di lui non soltanto perchè è ormai da anni il mio Babbo Natale personale - lo definisco così perchè è l'unico in grado di regalarmi con le sue sporadiche presenze delle emozioni che, sembrerà pur una frase fatta, ma riescono a farmi toccare il cielo con un dito - ma anche perchè proprio ieri notte l'ho risentito dopo tanto tempo ed è stato come accendere le luci natalizie dentro il mio cuore.
Mi dispiace che sia ancora presto per la fine dell'anno, perchè avrei tanto voluto iniziare il 2018 proprio ieri notte, sicura che - considerando come sarebbe iniziato - sarebbe stato un anno con il botto.
Diciamo che sono pochi i momenti in cui abbiamo modo di stare insieme. Dopo mesi di assenze, di silenzi, di mancanze, mesi in cui ci pensiamo e ci parliamo con la mente, nel momento in cui sembra che siamo così lontani, ma in realtà siamo così vicini da sentire il sospiro dell'altro sul viso, in quel momento il mondo si spegne e con esso tutte le luci. E io ho la sensazione che esistessimo solo noi due e che in tutto l'universo non si sentisse altro che il nostro sussurro.
Buon Natale, mondo.
Ci risentiamo presto.





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Conto alla rovescia. Meno sei giorni a Natale e meno tredici giorni a Capodanno. Come ogni anno, da qualche tempo, sono solita ritornare in questo posto assai particolare per fare un resoconto di tutto ciò che mi è successo in questi ben 364 giorni. Beh, da dove cominciare? Mi pongo questa domanda...
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19/12/2017 21:09:20
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FeRRaGoStO Di NoStAlGiE...

15 agosto 2017 ore 21:38 segnala

Ferragosto.
Dopo un'intensa giornata trascorsa in montagna con amici e parenti, finalmente posso sprofondare sulla mia sedia a sdraio e guardare l'Etna dal balcone.
È da tantissimo tempo che non scrivo. Ci ho provato diverse volte ma non sono riuscita a scrivere più di due frasi in croce. Il panorama all'orizzonte è magnifico. L'immenso vulcano e le luci di tutti i paesini al di sotto sono in grado persino di abbellire le rovinate case popolari in periferia che si ergono a fatica intorno al mio piccolo e povero quartiere.
Se provo a chiudere gli occhi rivedo me stessa, giusto due annetti fa, proprio in questo preciso istante, mentre guardo lo stesso identico vulcano, con la medesima luna in cielo, sebbene con emozioni e sentimenti alquanto differenti. Non riesco nemmeno a concepire che sia trascorso così tanto tempo da quelle magiche sere che io, felice e spensierata, occupavo scrivendoti tutto ciò che allora mi passava per la mente, compresi gli eventi che mi erano capitati in giornata. Sarei stata capace di comporre un intero romanzo per poi dedicartelo, se la mia coscienza non mi avesse avvertita che forse saresti stato troppo affaticato per leggere ciò che ti scrivevo una volta che fossi tornato a casa.
Effettivamente mi mancano quei momenti. E mi manchi tu. Non te lo so spiegare, mi sentivo così bene quando avevo la consapevolezza che in un modo o nell'altro tu saresti sempre tornato per me e avresti sempre trovato del tempo da dedicarmi. La mia vita era molto più semplice allora di adesso. Ti raccontavo tutto, dalle cose più belle a quelle un po' drammatiche, e sapevo che tu saresti stato lì ad ascoltarmi per poi lasciare a te la parola. Non so cosa mi manca più di te. Forse un po' tutto: la libertà che avevo nello sfogarmi con te; le ore passate al telefono a ridere, scherzare e, a volte, anche piangere; la tua voce da uomo che sta per diventare adulto intrisa però ancora un po' dal fanciullino che tutt'ora, spero e suppongo, non ti ha ancora abbandonato; i tuoi baci; il tuo esserci costantemente per me; il tuo prenderti cura di me come se io fossi fatta di cristallo; i tuoi abbracci; le nottate passate a sognare e immaginare, dando vita a mondi fantastici che solo noi due avremmo potuto abitare... È una lista troppo lunga e sono costretta a fermarmi, sennò dovrei trascorrere tutta la vita a scrivere ciò che mi manca di te e di sicuro non basterebbe un'unica vita. È passato così tanto tempo eppure non ti ho mai dimenticato. Da quando ti ho conosciuto non sono più riuscita a farmi un amico come te, un amico che mi facesse perdutamente innamorare di sé; un amico con la "a" maiuscola in grado anche per soli 5 minuti di farmi essere realmente felice. Se da una parte questo mio limite mi sconsola, dall'altra non riesco a non essere almeno un minimo contenta perché vuol dire che sei stato così importante per me che ora ti conservo accuratamente nel mio cuore da non voler incontrare nessuno in grado di prendere il tuo posto. Non riesco a non provare nostalgia al tuo pensiero. Riuscivo a provare sensazioni così indescrivibili che ho paura non possano più ripetersi.  Adesso probabilmente hai trovato un'altra amica come me, o forse no, questo non lo so e sinceramente preferirei non saperlo, però io riesco ad essere comunque felice pensando che qualche anno fa noi due eravamo pressoché inseparabili. Forse la tua mente ha cancellato ogni ricordo collegato a me, ma la mia non fa altro che riportarmi a quel periodo. Non è qualcosa che si può controllare, ma ancbe fosse non saboterei nulla di mia mano. Mi piace pensarti, mi piace riviverti, sebbene in pochi istanti, in tutto ciò che tocco, vedo, sento, annuso, vivo. Il mare ha il potere di ricordarmi tutti i pomeriggi trascorsi sul bagnasciuga intenta a comporre poesie per te, l'Etna quello di far divampare tutto il bene, l'amore, chiamalo come vuoi, che provo non appena ripenso anche a uno dei tanti peli della tua folta barba. Forse sei cambiato, forse non sei più come prima, forse è stata tutta una mia idealizzazione, forse non sei mai esisito... o forse sei realmente esistito e mi hai resa la ragazza più felice dell'Universo.
Prima ero egoista, ma ora non lo sono più. Prima ti avrei odiato a morte se mi avessi sotituita con un'altra ragazza, ora invece. - beh si, rosicherei un po' e ne sarei pure molto invidiosa - ma alla fine non riuscirei a non augurarti tutta la felicità che ti meriti e sai di meritare.
Soffocare un sentimento può rivelarsi un'azione tanto facile quanto impossibile. Io ho provato a esiliarti dal mio cuore, ma dopo un po' ho capito che il dolore era addirittura superiore a quello che ho provato quando ti ho perso. E allora mi sono arresa e ho lasciato che tutto si svolgesse da sé. Il risultato? Ogni sera, guardando la Luna, ti penso e ti mando un bacio con il pensiero, sperando che in un modo o in un altro ti arrivi.
Io ti aspetto ora con la stessa emozione con cui ti aspettavo due anni fa. Lo so che non arriverai più, però ciò  non riesce ad evitare che a distanza di due anni io sogni ancora di trovarmi al tuo fianco, mano nella mano, sdraiati per terra, sulla spiaggia, a guardare le stelle, zitti, nudi, bagnati, con il cuore che batte a mille..
... come due bambini che hanno appena scoperto cosa sia l'amore.
Buonanotte...






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Ferragosto. Dopo un'intensa giornata trascorsa in montagna con amici e parenti, finalmente posso sprofondare sulla mia sedia a sdraio e guardare l'Etna dal balcone. È da tantissimo tempo che non scrivo. Ci ho provato diverse volte ma non sono riuscita a scrivere più di due frasi in croce. Il...
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15/08/2017 21:38:43
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Un AmOrE Da GeTTaRe NeL FuOcO...

15 aprile 2017 ore 22:56 segnala

Ei, vorrei scriverti un po', stare un pochetto con te, parlarti, appoggiarmi sulla tua spalla, abbracciarti, baciarti; ma mi basterebbe anche soltanto averti di fronte, stando in silenzio. Vorrei soltanto la tua presenza. Vorrei soltanto che tu ci fossi.
È un periodo un po' così, avrei un paio di cosette da sistemare e non ne ho molta voglia. Dentro di me provo delle emozioni che non riesco ad esternare agli altri. L'unica persona con cui riuscivo a sfogarmi eri tu. Ora sono costretta a tenermi tutto dentro. L'unico modo che ho per stare con te e sentirti un po' più vicino è scrivere. Soltanto quando scrivo immagino di parlarti. È come se ti vedessi qui, di fronte a me, e il solo fissarti negli occhi mi permette di aprirmi, liberandomi da tutto ciò che mi pesa. Vorrei sentire la tua voce anche solo per un secondo, giusto il tempo per ascoltarti mentre pronunci anche semplicemente il mio nome. Se lo facessi so per certo che starei molto meglio.
Quando alcune persone mi vedono giù, mi si avvicinano e cercano in qualche modo di consolarmi. Mi prende una rabbia che non puoi nemmeno immaginare. E sai perché? Perché vorrei che tutte quelle persone sparissero dalla mia vista e ci fossi solo tu al mio fianco. Vorrei che fossi tu a chiedermi di dirti come sto, cosa ho, cosa provo. Avrei bisogno di piangere e lo farei solo davanti a te. D'altronde tutto ciò che ho sempre voluto è soltanto avere la possibilità di viverti. Ad un certo punto della propria vita ci si trova davanti ad una situazione per cui le avventure non bastano più e si sente la viva necessità di amare seriamente una persona. Ed è proprio questo ciò che desideravo di fare. Ma non farmene una colpa, non l'ho nemmeno voluto, non me la sono cercata da sola. È successo e basta. Un giorno mi sono svegliata e ho iniziato ad averti come pensiero fisso e incessante dentro la testa. Il giorno dopo la stessa cosa. E il giorno dopo ancora sempre più non riuscivo a non pensarti. Il guaio è che per quanto mi sforzassi di pensare ad altro, c'era la volontà mia di pensare solo e unicamente a te. Perché mi facevi stare bene, perché mi capivi. Perché quando parlavo con te era come se parlassi con me stessa. Ad un certo punto io e te eravamo come la stessa persona. E proprio in quel momento ho capito che mi sarei ficcata in uno dei più grandi guai della mia vita. Lo ammetto, non sono più riuscita a fare a meno di te. Lo ammetto, avevo il bisogno vitale di starti accanto. Lo ammetto, mi bastava guardarti per innamorarmi come la prima volta. Perché si, io di te mi sono innamorata forse un migliaio di volte o giù di lì. Mi innamoravo quando sorridevi. Mi innamoravo quando mi chiamavi amore. Mi innamoravo quando mi dicevi che mi amavi. Mi innamoravo quando ti sentivo russare. Mi innamoravo quando ti sentivo ridere. Mi innamoravo quando mi confidavi i tuoi segreti e le tue paure. Mi innamoravo quando mi facevi capire che io ero per te unica al mondo. Mi innamoravo quando ti sentivo piangere così piano perché ti vergognavi di farlo davanti a me. Mi innamoravo quando mi guardavi allo stesso modo con cui si guarda una principessa. Mi innamoravo quando tu ti innamoravi di me ogni giorno. Mi innamoravo anche quando per caso non c'eri e ti aspettavo sapendo che prima o poi saresti ritornato da me.
Mi innamoravo allo stesso modo in cui si innamorerebbe una bambina. Ai miei occhi sei la persona più bella del mondo. Sei la persona con cui avrei la voglia sfrenata di passare tutta la mia vita insieme. Sei la persona con cui farei così tante pazzie da perderne il conto. Sei la persona che coccolerei ogni minuto. Sei la persona a cui darei tutto il mio cuore. Non voglio scriverti una lettera d'amore, te ne ho già scritte tante e sono convinta che ormai pure i muri sanno ciò che provo per te. Scusami se lo scrivo per l'ennesima volta nero su bianco, ma sento la necessità di farlo. Facendolo mi sento meglio. È come se riuscissi a sfogarmi. A volte vorrei tanto telefonarti e urlarti che mi manchi, che ho bisogno di te, che ti amo e che senza di te mi sento come un'ostrica malata senza la perla.
Ma ho paura di farlo. Ho paura che non riusciresti più a capire. Ho paura che non potresti più farne nulla di ciò che provo per te. E allora stringo i pugni e digrigno i denti e mi tengo tutto dentro fino a quando mi è possibile. Poi quando devo esplodere scrivo tutto qui. In questi mesi mi sono chiesta più e più volte perché diavolo non riesco a smettere di amarti. Non sei più come prima, non ti apri più con me, mi tieni nascosto un po' tutto, non mi rendi più molto partecipe di ciò che fai e della tua vita in generale. Eppure sembra che più passi il tempo e più questa fiamma che ho nel petto divampi inarrestabile. Vorrei poterti rapire e tenerti per sempre con me. Ma non credo sia giusto obbligare una persona ad amare qualcuno che non ama più. A volte succede. Ti svegli un giorno e non ami più quella persona che fino a ieri ritenevi unica e speciale. Si, succede. Non è il mio caso e non mi è mai capitato e per quanto faccia fatica ad accettarlo posso arrivare a comprenderlo con il tempo.
Comunque lascia stare. Scusa. Volevo solamente scrivere un bigliettino e non mi sono accorta di averti scritto ancora una volta una lettera. Una di quelle lettere che forse non leggerai mai. Mi manchi troppo. Devo pur trovare un modo per compensare al vuoto che mi hai lasciato dentro.
Vorrei poggiare la testa sul tuo petto villoso e addormentarmi felice.
Ma purtroppo devo appoggiarmi ad un freddo cuscino senza cuore, e sforzarmi di dormire perché è l'unico modo che ho per non pensarti. Fatta eccezione per tutte le volte in cui ti sogno. Ma non cambia molto: anche quando sono sveglia il mio è un continuo sognarti. A volte desidererei che ti innamorassi di nuovo di me come succede a me ogni giorno. Ma so di essere ridicola.
E so anche che questa è soltanto l'ennesima lettera d'amore che getteró alle fiamme.

...




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Ei, vorrei scriverti un po', stare un pochetto con te, parlarti, appoggiarmi sulla tua spalla, abbracciarti, baciarti; ma mi basterebbe anche soltanto averti di fronte, stando in silenzio. Vorrei soltanto la tua presenza. Vorrei soltanto che tu ci fossi. È un periodo un po' così, avrei un...
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15/04/2017 22:56:07
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Ti VoRRei ScRiVeRe TuTTo Ció che Vivo...

08 aprile 2017 ore 22:14 segnala
Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po', e siccome sei troppo lontano più forte ti scriverò. A volte ancora mi manchi. E lo si nota subito. Mi sveglio con una certa espressione malinconica che non sfugge all'occhio nemmeno della persona più distratta di questo mondo. La mia logorroicitá d'improvviso si arresta e divento silenziosissima. Rispondo a tutti a monosillabi, senza un minimo di interesse o di emozione. Faccio avanti e indietro come una matta. Apro un libro con la voglia di leggere e lo richiudo subito dopo senza averlo nemmeno guardato di sfuggita. Indosso le cuffiette della musica e dopo aver avviato una canzone la stoppo al trentesimo secondo senza averne ascoltato nemmeno una nota. Provo a prendere il mio diario e dopo aver scritto una parola la mia mano subito si blocca. Insomma, non riesco a portare a termine proprio nulla. Provo a distrarmi in tutti i modi ma il risultato è fallimentare. Allora mi siedo sulla panchina di un parco, o sul bagnasciuga, a piedi nudi, con le dita sotto la sabbia e piccole onde del mare che mi bagnano la pelle, oppure prendo una sedia e mi posiziono vicino alla ringhiera, di sera, con lo sguardo rivolto al cielo alla ricerca di una stella particolarmente luminosa e della Luna. E allora penso e ripenso. Mi estraneo dalla realtà e con la mente viaggio, esploro luoghi lontani, astratti, mi perdo in universi immaginari immensi. Penso e ripenso per poi accorgermi che sto pensando a tutto e allo stesso tempo a niente. Penso che mi manchi e penso che non dovresti mancarmi. E allora mi dico e mi ridico che "basta! questa sarà l'ultima volta che lo penso". Il risultato? Un minuto dopo sono già seduta di fronte alla mia scrivania, penna in mano, a scrivere su un foglio di carta gli effetti che mi provoca il pensare ai tuoi occhi. No, non sono ossessionata, nemmeno paranoide. Forse particolarmente cotta o innamorata o qualcosa del genere che non so ben definire con precisione. Il fatto è che qualsiasi cosa mi capiti, qualsiasi cosa io veda, o faccia, sento la voglia irrefrenabile di condividerla con te. Così come non riesco a non condividere con te le piccole sensazioni che provo, le emozioni, gli stati d'animo. Una volta era tutto così semplice. Bastava che te ne parlassi e subito mi sentivo felice. Ora non è così. Le nostre vite proseguono su due direzioni diverse, parallele ma diverse. E sebbene oggi esista una teoria secondo la quale in un certo punto all'infinito due rette parallele si toccano, reputo improbabile che ciò possa accadere a noi. Però se dovesse succedere, tanto meglio così. Dicevo, una volta era tutto così semplice. Ora sebbene possa condividere con te tutto in qualsiasi momento, non reputo opportuno invadere la tua strada. E perciò con immensa fatica me ne sto sul ciglio della mia strada, seduta sull'asfalto, con un foglio in mano e una penna su cui scrivo tutto ciò che vorrei dirti ma che mi vieto di farlo. E sono infinite le cose che vorrei che tu sapessi di me. Non poterlo fare è difficile. Questo è il motivo per cui ogni giorno passo più tempo a scrivere che a parlare con le persone. Il solo fatto di riempire di inchiosto un foglio mi rasserena, come se le parole che trascrivessi arrivassero a te come per magia. Lo so che non è così, ma in qualche modo bisogna pur compensare.L'unica cosa che, pensandoci, mi rende felice è guardare la luna, quella stessa luna che anche tu guardi. In un certo senso la Luna è l'unica cosa che, ormai, abbiamo in comune. L'unica cosa che in un qualche modo mi fa sentire te più vicino a me. Mi manca molto avere una casa, è da troppo tempo che non ne ho una. Cioè, quattro mura e un tetto sulla testa ce li ho, questo si, ma nel loro insieme si tratta semplicemente di un'abitazione, un edificio, una costruzione. Il termine casa implica molti altri fattori molto più profondi come l'affetto, l'amore, il calore, la protezione, il nido, il riparo. Ecco, io tutto questo non ce l'ho più da tanto tempo. E tu per me eri come quella casa che non ho mai avuto la fortuna di possedere. E ora che non ci sei più mi sento di nuovo sperduta, disorientata, come se fossi circondata da milioni di visi anonimi, luoghi sconosciuti. Vorrei un abbraccio, una carezza, vorrei sentirmi dire qualche parola dolce, qualche rassicurazione, vorrei sentirmi protetta, accolta, ascoltata, voluta bene, amata, capita, compresa, vorrei entrare a casa e trovare già la luce accesa, la tavola apparecchiata, vorrei oltrepassare la soglia e vedere figure umane che mi vengono incontro, mi domandano come sia andata la giornata, se ho fame, vorrei vedere il televisore in funzione, la lavatrice in azione. Vorrei sentirmi anche io come si sentono tutti ogni giorno, senza che nemmeno ci facciano caso, perché per loro è un'abitudine consolidata. Vorrei sentirmi importante per qualcuno. Per un po' tu sei stato il mio piccolo nido e a primo impatto non sapevo come comportarmi. Forse non ho saputo gestire bene tutta quella nuova situazione che mi si presentava davanti agli occhi. Forse non ho saputo bene controllare l'immensa gioia che ho iniziato a provare in quel periodo. Tutto ciò che volevo era un pochino di attenzioni, ma non perché io fossi vanitosa, semplicemente ne avevo bisogno. Non ne ho mai avute e volevo provarne la sensazione. Forse non dovrei pensare a queste cose, ma non posso far altro che ricordare quel periodo in cui per la prima volta mi sentivo al settimo cielo. Per me che è stato tutto sempre così difficile, vivere qualcosa di bello e vedermelo presto strappato via, senza la mia volontà, senza che io potessi fare niente, è stato ed è ancora molto complicato e troppo ingiusto da accettare. Ti voglio così bene che non posso minimamente permettere che questa emozione così bella, così poco frequente nella quotidianità, svanisca nel nulla. E allora la riparo, me la coltivo da sola, non so come, ma lo faccio. Sarà pure folle ma non posso fare altrimenti. Oggi ho visto un bel tramonto. Mi ha emozionata così tanto che gli ho fatto una foto per farlo vedere pure a te. Per farti implicitamente capire che ogni cosa bella che vivo per me è come se la vivessi insieme a te. Perché è come se tu fossi sempre qui con me. E questo fatto mi rende tanto felice che a volte mi scendono delle lacrime dagli occhi. Perché ci sei, ma non ci sei. Buonanotte =)



QuAnDo C'eRaVaMo NoI...

25 marzo 2017 ore 23:50 segnala
No, non doveva succedere più. Mi sono ripetuta milioni di volte che non sarei più caduta vittima dei ricordi. Mi sono ridetta miliardi di volte che non avrei più pensato a quello che fu e che ormai non è più. Tutto inutile. Uno spreco di parole. Qualsiasi intenzione di chiudere i conti con quella pagina della mia vita si è rivelata futile. Qualsiasi tentativo di andare avanti si è rivelato fallimentare. Forse dovrei ammettere la mia totale incapacità di affrontare il passato. Forse dovrei dichiarare apertamente la mia volontà di rimanere aggrappata saldamente ai miei ricordi con entrambi le mani. Perchè si, il principale motivo per cui non riesco a godermi il presente è che ho continuamente il passato che, come un'ombra, mi segue passo a passo ovunque vada. E il principale motivo per cui non riesco a liberarmi di questo passato è che non voglio. Si, non voglio, non ci penso minimamente a farlo. Perchè? Non lo so perchè, è così e basta. Semplicemente così. Ho bisogno di questi ricordi. Sono vitali. Ne sento la necessità. Senza non riuscirei a vivere. Senza non riuscirei più a sorridere nemmeno quel poco che mi è possibile. Senza sarei vuota, impassibile, fredda. Un blocco di ghiaccio. Un enorme iceberg gettato da un grattacielo e destinato a sfracellarsi al suolo in piccoli pezzetti a distanza di qualche secondo dal lancio. Lo schianto è pressocchè inevitabile e devastante. Si, non sono molto felice. Mi manca. Mi manca tanto. Però è così. Non posso fare nulla. Non posso dire nulla per cambiare le cose. Posso solo accettarle. Devo accettarle. Le alternative sono inesistenti. La mancanza. La mancanza mi uccide. Si, mi fa male. Di un male che mi divora da dentro. Eppure è l'unica cosa che mi rimane. Non ho nient'altro di lui se non questa, la mancanza. Beh si, i ricordi. Ci sono anche loro, e devo dire che sono persino tanto nitidi quanto dolorosi. Ma i ricordi non fanno altro che alimentare la sua assenza. Mi sono chiesta un sacco di volte il perchè a distanza di così tanto tempo non sono ancora riuscita a proseguire per la mia strada. Una domanda stupida. Stupida perchè la risposta la conosco benissimo. E siccome questa risposta mi spaventa così tanto, faccio finta di non saperla. E mi tormento. Ciò che trovo assurdo è la duplice natura di questi ricordi: tanto tristi quanto felici. Si, sono ricordi belli, stupendi, fantastici, fantasmagorici, straordinari, supergalattici... non riesco nemmeno a trovare un aggettivo tanto grande da poterli descrivere alla perfezione. Sono stramaledettamente felice quando ascoltando una canzone mi ritorna in mente quando l'ascoltavamo insieme. Sono disgraziatamente al settimo cielo quando sul balcone ogni notte guardando la Luna riaffiora in me l'immagine del suo viso, dei suoi occhi così luminosi. Sono fottutamente felice quando sul letto immagino lui accanto a me, il suo respiro sul mio, i battiti accelerati del suo cuore, l'odore della sua pelle liscia e soffice come quella di un bambino, la sua bocca profumata. Si, sono felice. Pensarlo mi fa stare bene. Mi fa stare così bene che per un secondo dimentico tutto. Dimentico tutto il resto e ho la sensazione che nulla sia cambiato, che tutto sia rimasto lo stesso, come prima. E invece no. Nulla è come prima. Un rivoluzionamento totale. Niente. Non è rimasto assolutamente niente. Sono rimaste le lacrime. Piccole, dense e salate lacrime che mi scorgano dagli occhi come gocce d'acqua da un rubinetto che perde. Il cuore. E' rimasto il cuore che sembra volermi esplodere dal petto nelle notti in cui rimango sul letto, senza sonno, con lo sguardo rivolto alla porta-finestra da cui entrano sprazzi di raggi lunari che dal pavimento si riflettono sul soffitto. I sussurri. Sono rimasti i sussurri nelle mie orecchie che non vogliono dissolversi. Brividi. Ansimi. Lievi spasmi. Una macchina del tempo. Vorrei tanto un marchingegno simile in modo da poter ritornare indietro e rivivermi appieno tutte quelle sensazioni che per un istante della mia vita le hanno dato per la prima volta un senso. Bisbigli nel cuore della notte. Segreti svelati cautamente. Parole pronunciate dolcemente. Non mi ero mai presa così tanto cura di una persona. Nessuno si è mai preso cura di me. Ho sempre dovuto fare tutta da sola. Ho sempre dovuto badare a me stessa. Ho dovuto sempre essere la mia spalla in ogni situazione. Eppure... eppure... anche quando avevo disperatamente bisogno di un po' di affetto per non rischiare di appassire... eppure in quell'occasione sono stata pronta ad aprire tutto il mio cuore ad una persona, sono stata disposta a prendermene cura, a trattarla con i guanti, sebbene.... sebbene... sebbene fossi io quella bisognosa di qualcuno che mi stesse accanto. No, non sto rinfacciando nulla. Non ce l'ho contro di te. Forse all'inizio si, ma poi ho capito che tutto il rancore che pensavo di avere dentro in realtà non era nient'alto che amore. Prima di incontrarlo sono stati rari i momenti in cui ho potuto arrestare lo scorrere frenetico, impazzito e caotico della mia vita per poter dire al mondo che stavo provando un attimo di serenità. Ma quando ho conosciuto lui ogni notte avrei volentieri preso un super megafono e urlato a squarciagola al mondo intero quanto lo amassi, quanto fossi felice, quando non mi importasse più di nulla perchè i miei istanti di felicità, di vera felicità, li avevo vissuti, e allora sarebbe potuto accadere tutto senza che me ne fosse importato. Sprazzi di felicità che giorno dopo giorno ricordo sempre con meno nitidezza. Ho paura di dimenticare cosa voglia dire essere felice. Ricordo solo che era bello esserlo. Riusciva a darmi una carica pazzesca. Mi sentivo quasi invincibile, invulnerabile a tutte le disgrazie della vita e a tutti i suoi micidiali quanto scorretti e ingiusti colpi bassi. Si, era bello. Lui era bello, soprattutto. Si, troverò un'altra persona che mi vorrà molto più bene, che si prenderà cura di me eccettera eccetera. Non è questo il punto. Ognuno è diverso dagli altri. Le emozioni che hai provato con una persona, le medesime sensazioni, non si ripeteranno con un'altra. E se invece fossero più belle? Si, probabile. Non lo so. Ma che mi importa! Come se trovare un'altra persona fosse la risoluzione a tutto. Io non la penso così. Ogni persona che ha fatto parte della mia vita ha riservato un posticino nella parte più segreta del mio cuore. E niente e nessuno potranno mai sfrattarli o rubar loro la postazione. E tu, si, proprio tu, hai il posto più grande del mio piccolo muscolo. E rimarrai lì per sempre perchè sei stato il primo a mostrarmi cosa voglia dire amare. Il primo a mostrarmi quanto amare faccia così male. Il primo a mostrarmi però quanto questo sentimento sia necessario. E io ti amavo e ti amo adesso forse ancora di più. E non lo dico tanto per dire. Ti amo con consapevolezza. Ti amo perchè si, sei tu. Sei gli occhi che mi fanno innamorare, sei il sorriso che mi fa sciogliere, la voce che mi fa rabbrividire. La persona più bella e vera che io abbia mai conosciuto. Non ci siamo allontanati del tutto. C'è ancora qualcosa che non ci permette di dirci addio. Non siamo come prima. Anche se in realtà non so come siamo. Non so chi siamo. Amici? Ci siamo ridotti a questo? Boh, non ne ho idea. In ogni caso qualsiasi nome vogliamo dare al nostro rapporto da parte mia sarebbe falso. Non sei un fratello, nè un amico, nè qualsiasi cosa tu pensi che siamo. Sei unicamente la persona che mi fa battere il cuore. Che tu lo voglia, oppure no. E non ho paura di scriverlo, nè tantomeno vergogna. Se lo faccio è perchè la vita è così tanto imprevedibile che mai mi perdonerei il fatto di non aver avuto tempo di mettere nero su bianco ciò che provo per te solo perchè frenata dalla paura di rovinare quel poco che è rimasto. L'amore non è una colpa. Non lo è mai stato. Chiudo dicendoti che ti auguro di trovare prima o poi la felicità, così come la auguro a me. Forse la troveremo su due strade diverse. Non importa. Conserverò nel cuore la speranza che un giorno, magari, le nostre strade possano incrociarsi. Di nuovo. E credimi, aspetterò quel giorno anche se il nostro passarci accanto dovesse durare la velocità di un nano-secondo. Ne varrebbe la pena. Ne sono sicura.
Buona notte. Dolci sogni.
S.





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No, non doveva succedere più. Mi sono ripetuta milioni di volte che non sarei più caduta vittima dei ricordi. Mi sono ridetta miliardi di volte che non avrei più pensato a quello che fu e che ormai non è più. Tutto inutile. Uno spreco di parole. Qualsiasi intenzione di chiudere i conti con quella...
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25/03/2017 23:50:40
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Un BaCiO DeStiNaTo A DuRaRe PeR SeMpRe...

31 gennaio 2017 ore 20:14 segnala
Vieni con me?
Ho voglia di passeggiare un po' al tuo fianco.
Guarda quanto è bello il cielo stasera.
Alza lo sguardo, ammira la Luna, contempla le stelle.
Lo vedi come brillano? Io si, guardo il loro splendore attraverso le pupille dei tuoi occhi.
Oh, scusa! Non devo lasciarmi troppo andare a questi sentimentalismi.
Però si, è colpa tua. Perchè sei così bello? Perchè quando ti guardo mi si stringe il cuore?
Dai, vieni, continuiamo a camminare.
Quanto sei teneramente stupido. E' già la terza volta che dai un calcio ad un sassolino. Il tuo lasciarti trasportare dal bambino che è in te è bellissimo, sai?
No, dico sul serio. Apprezzo tutto di te: il tuo essere stupido, a volte infantile, permaloso, incazzoso. Spesso agisci senza pensare, fai cose che non dovresti fare, dici cose che non dovresti dire. Ma che importa? Il tuo chiedere scusa cancella tutto.
Ho imparato a farmi piacere pure i tuoi difetti. Però ora non montarti la testa, eh.
Non senti anche tu che freddo che c'è qui fuori? Ho le mani così fredde che...
Si, che bello. Ah che calduccio, grazie! Avevo proprio bisogno che mi prendessi la mano e me la scaldassi con la tua. Ti prego, non lasciarmela mai più. Mi fa sentire così sicura, così protetta, così bene.
Sai come mi sento ora? Puoi capire le sensazioni che provo a stare qui, con te, mano nella mano, con la luce fioca di questi lampioni che stanno dirigendo il nostro vagabondaggio?
No?
Il mio corpo. Il mio corpo... è come se stesse diventando piano piano leggero come una piuma e ora come ora potrebbe pure crollarmi il terreno sotto ai piedi senza che ciò mi spaventi. Sento come se i miei piedi stessero sfiorando l'asfalto.
Insieme a te è tutto così diverso, quasi magico.
Spesso mi domando cosa bisogna fare a questo mondo per essere felici anche solo per un attimo. E a volte capita che mentre me lo chiedo appari tu e... e in un istante a malapena mi accorgo che è bastato vederti arrivare per sorridere.
E sai cosa mi succede quando ascolto una canzone? Immagino che ci troviamo in un luogo grande, infinito. No, non una discoteca, e nemmeno una sala da ballo. Io intendo qualcosa di più naturale, tipo un parcheggio vuoto, un parchetto abbandonato a se stesso con solo una panchina e un'altalena arrugginata che scricchiola trasportata dal vento. Immagino noi due, al centro, petto contro petto, il mio capo chino sulla tua spalla, ad occhi chiusi, ballando seguendo il ritmo dei nostri respiri.
Vuoi provare? Si, qui, in mezzo alla strada. Non passa nessuna macchina. Ecco, qui, così, dammi la tua mano, mettila attorno alla mia vita. Hey, non così forte. Ora sposta la gamba, posizionala un po' più indietro dell'altra. Pronto? Vai. Un, due, tre, un, due, tre. Ahi! Mi hai pestato il piede! Si, lo so che non l'hai fatto apposta. Riproviamo? Un, due, tre, un due, tre. Ahi! L'hai fatto ancora. Sei un pessimo ballerino, sai? Dai, non importa, nella mia fantasia sei un super danzatore. Tranquillo, sei bellissimo anche così. Speriamo che nessuno ci abbia visti. Continuiamo la nostra passeggiata?
Vorrei essere con te davanti al Colosseo, in una notte di Luna piena, e stare lì, di fronte al maestoso anfiteatro, senza proferire alcuna parola. E poi vorrei che mi portassi alla fontana di Trevi. No, non ho intenzione di lanciare nessuna monetina. Mi chiedi perchè? Beh... che desiderio potrei esprimere se l'unico che mi viene in mente è poter stare con te? E tu sei già qui. Potrei desiderare di non separarmi mai più da te, ma questo dipende da noi.
Vuoi portarmi in giro per il mondo? Ahaha, potrebbe piacermi, ma sai che ti dico? Non mi importa. Portami dove vuoi. Non mi interessa che tu mi conduca in posto di lusso, enorme, una metropoli gigante. Mi basta una capanna di legno, debole e allo stesso tempo così resistente da non crollare di fronte alle intemperie. Mi basta un paesino piccolo, sconosciuto, abitato da nonni con la coppola e il bastone e da nonne con il grembiule, sedute su una sedia di legno esile, sempre con l'ago e il filo in mano per ricucire i calzini del marito.
Non voglio mangiare in ristoranti a cinque stelle. Mi basta una trattoria dove si mangi il cibo tipico di quel luogo.
E mi piacerebbe anche.... Hey, aspetta, fermati! Non lo vedi il palo? Non ti ha mai detto nessuno che quando due persone sono mano nella mano non devono mai separarsi di fronte ad un palo? Scendi dal marciapiede, così. Fiu. Vedi che porta male eh, me lo diceva sempre mia nonna.
Come fai a produrre in me tutte queste emozioni? A me spaventano molto. Mi spaventa pensare che la mia mano si sia ormai abituata alla tua, mi terrorizza rendermi conto che la mia bocca ha preso il sapore della tua, mi fa gelare il sangue chiudere gli occhi e vederti. E se tu un giorno sparissi? Se tu un giorno non ci fossi più? E se ti perdessi? Io come farei? Le mie mani come farebbero senza le tue? Chi le scalderebbe? Qualcun altro dici che lo farebbe? Si, forse si ma... ma non sarebbe lo stesso. Sarebbe diverso, sarebbe... oh, diamine, non mi va nemmeno di pensarci. Perchè devo pensarci? Io voglio solo le tue e basta.
Camminiamo da un po', che ne dici di sederci un momentino su questa panchina? Aspetta che mi posiziono di fian... ahi! Potevi avvisarmi che mi avresti tirata a sorpresa sulle tue ginocchia!
Dai, se mi fissi così mi fai arrossire. Mi chiedi perchè sorrido? Beh, è un sorriso isterico perchè si, ormai non c'è nulla fare, non c'è nessuna via di fuga, non posso più fare marcia indietro: sono terribilmente cotta. Sono fregata, sai? In che casino mi sono infilata? Sicuramente nel casino più bello del mondo.
La prima volta che ho parlato con te pensavo fossi matto. Ti prendevo anche un po' in giro a tua insaputa. Poi... poi c'è stata una frase, una serie di parole che mi hanno cambiata e si, sarà un'esagerazione, non lo so, ma già da quel momento il mio cuore si è riacceso. Giuro. Tanto ho desiderato poter tornare indietro nel tempo, in quel preciso istante, e rivivere quella scena, di nuovo, stavolta con più intensità. Vorrei rivivere ogni momento passato accanto a te. Però... però ora che sei qui, con me, e sei reale perchè - vedi? - nonostante mi pizzichi la pelle sono ancora sveglia: non è un sogno, non sei un oleogramma. Sei tu. Sono io. Siamo noi. E allora, adesso, non voglio tornare indietro, ma proseguire la mia vita - questo percorso fino ad oggi così tormentoso- insieme a te. Voglio andare avanti e portarti al mio fianco.
Per sempre? Non lo so, non si può dire. Fino a quando vorrai. Fino a quando potrai. Fino a quando io sarò per te unica al mondo e tu sarai per me unico al mondo. Fino a quando basterà guardarci per essere felici. Fino a quando basterà il pensiero dell'altro per non sentirsi soli. Fino a quando il mio cuore batterà ancora più forte per quei "ti amo" che non mi dici mai, ma che me li fai capire per mezzo di piccole cose. Fino a quando pensando a te potrei riempire fogli infiniti senza mai stancarmi.
Vorrei spendere la mia vita a rendere più serena la tua. Spesso mi fai arrabbiare, mi deludi, ma che importa? Lo faccio anche io. Anche io faccio le cavolate quando ho paura e ti sento lontano. Non sono perfetta così come mi descrivi tu. O perlomeno lo sono solo quando sono sicura che tu non mi abbandoni. Scusami per tutte le volte in cui ti ho dato modo di dubitare di me. Sono grande, è vero, anagraficamente è vero... ma dentro è rimasta in me una bambina che non ha mai avuto modo di esprimersi perchè è stata costretta a crescere prematuramente. Per questo a volte mi perdo dietro cose stupide. Ma mi basta un secondo, mi basta vedere sul tuo volto un'espressione di sgomento, per ritornare subito sui miei passi.
Se tu un giorno dovessi andare via, spero che porterai dentro di te un pezzo di me, anche il più piccolo e insignificante. Spero che se guarderai la luna penserai a tutte le volte in cui l'abbiamo contemplata insieme. Spero che quando camminerai ti guarderai un po' indietro, ricordandoti che c'è stato una volta, tempo fa, in cui c'ero io al tuo fianco.
Ma se tu decidessi di non andartene mai, se tu scegliessi di avermi con te, allora quella Luna la guarderemo sempre insieme, quella canzone la ascolteremo sempre insieme, quella strada la percorreremo sempre mano nella mano, quei problemi li affronteremo sempre in due.
Non lo so se è possibile. I miei nonni ce l'hanno fatta. Fino all'ultimo respiro non si sono separati nemmeno un attimo. L'uno viveva per l'altra. L'una viveva nell'altro. E per quanto litigassero, per quanto discutessero, per quanto a volte si trovassero in situazioni complicate, le mie orecchie da bambina hanno sempre udito un'unica frase: "Noi moriremo insieme. Noi dobbiamo morire insieme, perchè se per caso tu un giorno non ci fossi più e mi lasciassi solo su questo mondo io... io..."
Vorrei essere come loro. Dio, quanto li invidio! Hanno vissuto difficoltà su difficoltà e hanno capito che, alla fine, ciò che veramente conta di questa vita dannata è amarsi.
E non erano colti. Erano due persone semplici, che conoscevano soltanto il dialetto. Mia nonna era persino analfabeta. Eppure, insieme, sono riusciti a dare un senso alla vita, a quella stessa vita che oggi nessuno sa più come vivere.
Hey, mi hai baciata. Non me l'aspettavo. Mi hai colta alla sprovvista, ti stavo raccontando dei miei nonni e....
...
...
Chiudo questo mio racconto così, nel mezzo di un bacio. Così, per sempre, rimarrà questa scena su questo foglio, e su questo stesso foglio le nostre labbra non si separeranno mai più.
P.S. I love you.
S.






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Vieni con me? Ho voglia di passeggiare un po' al tuo fianco. Guarda quanto è bello il cielo stasera. Alza lo sguardo, ammira la Luna, contempla le stelle. Lo vedi come brillano? Io si, guardo il loro splendore attraverso le pupille dei tuoi occhi. Oh, scusa! Non devo lasciarmi troppo andare a...
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MoNoLoGo Sull'AmOrE...

31 dicembre 2016 ore 17:34 segnala
Innamorarsi.
Eh, che bel pasticcio.
Una notte vai a letto stranita, con la testa un po' confusa, il cuore che batte a mille senza che tu riesca a dartene una spiegazione razionale, e il giorno dopo ti svegli, apri gli occhi, rivolgi uno sguardo fugace alla finestra e pensi "eh si, forse mi sono innamorata."
Quando, dove, come, chi, perchè? Ma perchè?
Trascorri mesi da sola, cercando di vivere il più serenamente possibile - il chè non è molto semplice da farsi - provi a costruirti un percorso che possa portarti ad una meta senza che niente e nessuno posta distoglierti dallo scopo che vuoi raggiungere, ti crei una routine nella quale dopo un po' ti abitui e... e poi ti innamori e tutto sembra andare in corto circuito.
Un pugno su un occhio, una gomitata sullo stomaco, un'esplosione devastante, cadi per terra, così, di punto in bianco, stordita, e su di te si scaraventano tutti i mattoni di quel muro che avevi eretto per difenderti da lui, l'amore, nemico acerrimo.
Eh si, l'amore è tanto bello quanto devastante. Ti ritrovi ad un certo punto della tua vita in cui ti dici e ridici che tu e l'amore non avrete mai più niente a che fare. E non appena pronunci questa frase - tac! - ecco che sei di nuovo punto e daccapo.
Come hai fatto a non accorgertene prima? Come hai potuto essere così stupida? Eppure c'erano tutti i segnali per capirlo, tutti i sintomi definivano la malattia che presto sarebbe andata peggiorando nel tuo corpo. E allora perchè non hai fatto nulla per evitarlo?
Tu dirai che si, ci hai provato, hai fatto di tutto per salvaguardarti, ma queste cose non possono mica arrestarsi per un atto di tua volontà. Eh no, purtroppo non è possibile. Procedono per conto loro, inarrestabili, senza che niente o nessuno possa bloccarli.
E quindi? E quindi niente, sei innamorata? Cavoli tuoi. Ti sei fregata con le tue stesse mani.
Ma io, ma io... Ma tu niente, te la sei cercata tu. Sei in ballo e ormai devi ballare.
Chi te l'ha imposto di pensarlo ogni notte, prima di andare a letto? Chi ti ha costretta a fargli quel sorriso così ammiccante quando con quello sguardo ti ha scrutata per la primissima volta? Chi te l'ha fatto fare ad arrossirgli quando per sbaglio ha sfiorato la sua mano con la tua? Chi ti ha puntato la pistola per farti parlare giorno e notte con lui? Beh, ma la sua voce era così bella che... Suvvia! Quante stupidaggini. Fosse stata soltanto la voce. E i miliardi di messaggi che vi scambiavate a distanza di poco tempo solo perchè non riuscivate a stare nemmeno un minuto separati? Si che contano ma... Niente scuse, non puoi mica scappare dalla realtà dei fatti.
E quando ti ha detto che sei bellissima? E quando ti ha detto che quel vestito su di te ti faceva apparire una principessa? E quando ti ha invitata a mangiare una pizza insieme per poi andare al porto a guardare il mare di notte illuminato dai fari? Perchè non gli hai risposto di no? Perchè non gli hai detto che avevi altri impegni e che non potevi? Ma sicuramente avremmo rimandato l'appuntamento e non avrei più potuto inventare scuse e... Beh, allora dovevi mandarlo a quel paese e fare la dura, la stronza, sbandierargli in faccia che non era il tuo tipo e che se ne andasse altrove.
No. Non potevo farlo. Mai e poi mai avrei potuto dirgli delle cose del genere. E perchè mai? Ma li hai visti i suoi occhi? Ti ci sei mai persa nei suoi occhi? Quando mi guardano... quando mi guardano io vorrei morirci dentro. E' bello. E' bellissimo. Vedi? Vedi? Ti fai del male da sola. Così non andiamo mica bene, signorina. Non hai imparato niente dal passato? Non ti ricordi quanto hai sofferto per... Ma lui è diverso. Con lui mi sento come se per un attimo mi fosse concesso di uscire dalla mia prigione per tirare un respiro di sollievo e inspirare un po' di ossigeno. Con lui è come se la mia mente avesse riacquistato la capacità di sognare e di immaginare. Ma immaginare cosa? Immaginare un presente, un futuro, non lo so, immaginare di poter sentirmi viva. Ma sbaglio o queste cose l'hai già dette anni e anni fa? Si, è vero, ma sono dell'idea che non puoi mica smettere di provarci e riprovarci se in passato hai avuto delle delusioni. Se così fosse allora nessuno al mondo sarebbe mai felice e nessuno ci proverebbe nemmeno più ad esserlo. E' assurdo... è impossibile... non funziona così.
Bisogna tentare, tentare sempre e tanto più cadute fai tanto più ti devi rialzare più forte di prima e non arrenderti, ma cercare di andare avanti avendo come unico scopo la ricerca del tesoro più bello che possa esserci al mondo: il tuo sorriso.
Sei innamorata? Si. Lo sei sul serio? Si. Chi c'è ora con te? Nessuno.
Nessuno? Si, nessuno. E gli occhi di cui parlavi prima dove sono andati a finire? Non lo so. E quelle mani? Non lo so. E quel sorriso? E quella voce? Non lo so.
Come fai a non saperlo? Saranno sicuramente da qualche parte, ma qui non più.
Ah, e quando dicevi che era quello giusto? Quando pretendevi di avere ragione e di averci azzeccato per una volta nella tua vita? Mi dispiace doverlo fare, ma un "te l'avevo detto" non te lo può togliere nessuno adesso. Si, ok, me l'avevi detto, hai ragione tu. Ma che posso farci io? Non posso mica prevedere il futuro. Ci speravo, ecco tutto.
E ora che farai? Nulla, continuerò a sperarci.
Continuerai a sperarci? Ma se mi hai appena detto che non c'è più nessuno con te.
E' vero, non c'è più nessuno, ora. Ma domani? Dopodomani? Tra una settimana o due, o un mese, un anno? Che ne sai? Che ne sai che al mondo non ci sono altri occhi in grado di farmi arrossire, un'altra voce che mi faccia scaldare l'anima, altre mani pronte a proteggere la mia pelle delicata? Io ci spero, davvero, ci spero e continuerò a sperarci per tutta la durata della mia vita.
Lo sai che soffrirai ancora, vero? Si, lo so, ma che me ne frega? La vita è breve. Oggi ci sei e domani no. Io non voglio rischiare di andarmene da qui senza prima aver provato l'emozione di amare qualcuno che a sua volta abbia amato me.
C'è stato un periodo in cui pensavo di non essere più in grado di provare emozioni. Ero convinta che per colpa mia nessuno sarebbe stato più in grado di entrarmi in testa. Ero terrorizzata e stavo per diventare una statua di ghiaccio se non avessi incontrato lui, se non mi fossi innamorata, se l'amore non avesse scongelato quei pezzi di ghiaccio che stavano per conficcarsi dentro il mio petto e distruggermi il cuore.
Hai paura? Si. Quanta? Tanta. Vuoi amare? Si. Rischiando tutto ciò che hai? Si. Pur sapendo le conseguenze? Si.
Sai chi sono io? La ragione. La razionalità. E sai cosa ti dico? Dimmi.
Fai bene a rischiare. Rischia sempre. Buttati, lanciati, striscia per terra, sempre, se ne vale la pena. Non lasciarti intimorire da niente e nessuno.
Vuoi sentirti viva? Si.
E allora ama.
Ama.





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Innamorarsi. Eh, che bel pasticcio. Una notte vai a letto stranita, con la testa un po' confusa, il cuore che batte a mille senza che tu riesca a dartene una spiegazione razionale, e il giorno dopo ti svegli, apri gli occhi, rivolgi uno sguardo fugace alla finestra e pensi "eh si, forse mi sono...
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CaRo BaBBo NaTaLe...

17 dicembre 2016 ore 21:26 segnala
Caro Babbo Natale,
si, lo so, sono passati più o meno una decina di anni dall'ultima volta che ti ho scritto, ed è paradossale che io lo faccia ora, che di anni ne ho venticinque.
Credo che il problema sia crescere. Quando si è bambini si ha più fantasia, più voglia di immaginazione, si hanno degli occhi più belli. Con il tempo tutte queste qualità vanno perdendosi e tutto quel mondo che ci siamo costruiti da bambini si dissolve tutto ad un tratto.
In un attimo è già arrivato Natale. Non me ne sono nemmeno accorta. E pensare che a me questa festività piace più di qualsiasi altra al mondo... forse perchè non l'ho mai festeggiata come avrei sempre voluto, e in me rimane il desiderio di trascorrere questi giorni come tutti.
Si, potrei inviarti una letterina con scritti tutti i regali che desidererei trovare sotto l'alberello. Il fatto è che non so bene cosa chiederti e nemmeno cosa vorrei. Cioè, so benissimo cosa esprimere quando mi capita quelle poche volte di vedere una stella cadente, ma ora non mi viene nulla in mente da poterti richiedere. Non voglio niente di materiale, capiscimi, in tal caso di certo non verrei a chiederlo a te. Immagino la noia nel leggere la lista di cose che gli altri pretendono da te: bracciali, borse, bambole, cellulari... tutte le cose più futili di questo mondo. Vedi, io non ho bisogno di niente di tutto ciò.
Mi basterebbe che nevicasse, così da poter posizionarmi in pigiama vicino alla finestra, scostare la tendina, e osservare da fuori la strada farsi di bianco per la neve e così le foglie degli alberi, i marciapiedi, le macchine, i cappotti delle persone, i loro cappelli, i guanti, le insegne dei negozi, i prati.
Mi basterebbe poter fare qualche sorriso in più. L'anno scorso ero un pelino più felice. Ora sono leggermente più malinconica.
Mi basterebbe poter partecipare ad uno di quei cenoni che si organizzano sempre in famiglia, vicino al fuoco di un caldo camino, seduta in un posto qualsiasi di un lungo tavolo tutto pieno di cibo, in una stanza luminosa, un grande albero di natale posizionato in un angolo con la punta della sua stella che sfiora il soffitto, e poi ancora confusione di voci che si sovrappongono l'una all'altra, bambini che corrono per tutte le stanze, gridando, facendo fracasso, parenti che ti chiedono come stai, se hai il ragazzo, se è stato un anno bello per te, e pacchi di regali dappertutto, due gatti che fanno le fusa sul divano, i nonni che raccontano tutti i natali trascorsi durante il periodo della Grande Guerra, luci accecanti che circondano tutta la stanza, girano per il soffitto, si intersecano, si riflettono sulla grande finestra dietro il capotavola, da cui si scorge la neve e le luci delle altre abitazioni, con in lontananza gli echi di altre voci, di altre grida di bambini che giocano...
Beh si, sono cose normali, che fanno quasi tutti ogni anno, e magari si lamentano anche della monotonia di questi giorni, dei parenti impiccioni e invadenti, dei cenoni infiniti, dei bambini insopportabili e casinisti...
Magari potessi lamentarmi pure io di tutto ciò, pagherei oro se mi fosse concesso.
Ma non importa, con il tempo ho imparato ad amare il Natale anche da sola, passeggiando di sera per le strade, fermandomi ad osservare le case tutte illuminate, dalle cui finestre si scorgono i rami di qualche albero addobbato, ombre di persone che passano da una camera all'altra.
Ho imparato ad amare il Natale senza aver mai fatto cenoni, senza aver mai ricevuto pacchi e pacchi di regali, senza mai aver fatto il pupazzo di neve - le condizioni metereologiche non sono propriamente favorevoli- senza aver mai addobbato l'albero con qualcuno, senza aver mai giocato a tombola o a monopoli fino a tarda notte, senza mai aver detto a qualche mio parente che no, il fidanzato non ce l'ho nemmeno quest'anno, senza aver mai rincorso quei bambini che producono chiasso.
Ho imparato ad amare il Natale semplicemente standomene sul divano, raggomitolata come una girella, con un doppio plaid addosso, le babbucce pelose, una tazza di té, due cuffie sulle orecchie, guardando l'alberello, le sue luci, le sue decorazioni floreali rosse e blu, la stella dorata in cima, tirando un'occhiata fugace oltre la finestra, lì dove le luci delle case sono tutte accese e da dove giunge, quasi impercettibilmente, l'insieme di mille voci, come un sussurro che entra nel mio salottino e per un attimo sembra trasportarmi con esso, tra quelle persone, mi pare di far parte di loro. Per qualche istante ho la sensazione che il mio salottino abbia triplicato le sue dimensioni, si sia illuminato e popolato e.. e...
E nulla. Basta che io riapra gli occhi per notare che nulla è mutato, nessuna luce se non quella proveniente dal mio piccolo alberello.
A me va bene così, mi piace lo stesso, sono felice ugualmente, anche perchè tutte queste cose che fanno gli altri le ho sempre immaginate e mai sperimentate, dunque non posso nemmeno sentirne la mancanza... forse un po' di invidia, ma quella dopo un po' se ne va via in un modo o in un altro.
Del Natale mi piace pensare che quasi magicamente un mio desiderio, il più piccolo, possa avverarsi. Ed io attendo che si avveri. E sono felice, perchè è l'attesa stessa la felicità.
Paradossalmente penso di essere persino più felice di quelle persone "costrette" a partecipare al cenone in famiglia ecc. ecc., nonostante trascorrerò questi giorni così come gli anni passati: essenzialmente come se fossero dei giorni normali, fatta eccezione per l'alberello, ovviamente.
Forse nel mio tono c'è un pizzico di malinconia, ma credo che sia impossibile evitarlo.
Sai Babbo Natale, ascolto spesso persone che danno per scontato che tu non esista. Ma che ne sanno loro? E poi cosa importa che tu esista o meno?
Una qualità che amo del mio essere umana è poter dare vite a cose, persone, utilizzando unicamente la forza dell'immaginazione. Nel momento in cui tu immagini qualcosa, quella cosa per te esiste. Ed io ti immagino perchè ti voglio immaginare, mi piace pensare che tu esista. Come si fa a dire che tu non esisti solo perchè nel cielo non si vede nessuna slitta? Le persone non capiscono che non per forza tu devi esistere sottoforma di una persona, ma ti si può vedere anche negli occhi lucidi di chi si ama, nel suo abbraccio, nel suo sorriso, nel sorriso di chiunque, nelle luci del proprio alberello, nella strada innevata, nelle insegne luminose, nelle musichette che si sentono sempre in giro, nelle urla scherzose dei bambini, nel focolare accanto alla tavola del cenone...
Non lo so Babbo Natale, non lo so perchè ti ho scritto. Forse avevo bisogno di parlare con qualcuno e non avendo nessuna spalla in carne ossa automaticamente mi sono rivolta a te, che risiedi proprio qui, in un piccolo spazio della mia immaginazione.
Non voglio nessun regalo, davvero. Dei miei desideri si stanno già occupando da tempo tutte le stelle cadenti che ho visto fino ad oggi, e penso che persino loro siano in difficoltà.
Però un piccolo favore posso chiedertelo. Vorrei che nevicasse tanto la notte di Natale, così da poter uscire nel giardino, con il mio bel cappottino imbottito, il cappello a punta, i guantoni, gli stivali, e sdraiarmi sul bianco prato, con la neve che mi ricopre il corpo e cade sul mio viso, sul naso, sulla bocca, con la lingua riesco a sentirne la freschezza. Vorrei che ci fosse anche una luna bellissima, splendida, più luminosa di tutte le lucine del mondo.
Vorrei fissarla, parlarle con la mente, scrutarne i più piccoli dettagli, tracciarne con il dito la forma, e poi chiudere gli occhi, lentamente, e immaginarmi lui, magari con un buffo cappellino natalizio sul capo, circondato da suoi piccoli nipoti intenti a scartare i bellissimi regali che sicuramente avrà fatto loro; con la mente mi trasporterei da lui ed è qui che entri in gioco tu, caro Babbo Natale: tutto ciò che voglio per Natale, tutto ciò che ti chiedo, è che lui sia felice, sorridente, circondato da tante persone gioiose, e che possa trascorrere dei giorni bellissimi. Nulla di più.
Si, è per questo che ti ho scritto. Voglio vederlo contento. Voglio vederTI contento. Si, ho scritto bene, nessun errore ortografico. Ho utilizzato la seconda persona singolare perchè il Babbo Natale a cui mi riferisco non è quello tradizionale, ma sei tu, con i tuoi baffi e la tua lunga barba, che ti fa assomigliare a quell'omone con la pancetta che esordisce sempre con "oh oh".
Il tuo sorriso mi rende felice.
Il tuo sorriso è ciò che voglio trovare impacchettato sotto l'alberello di natale.
E' questo, semplicemente questo.
E' il mio desiderio di Natale.
Happy Christmas
P.S. Ti voglio bene di un bene che supera la Luna. :cuore
S. ^_^



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Caro Babbo Natale, si, lo so, sono passati più o meno una decina di anni dall'ultima volta che ti ho scritto, ed è paradossale che io lo faccia ora, che di anni ne ho venticinque. Credo che il problema sia crescere. Quando si è bambini si ha più fantasia, più voglia di immaginazione, si hanno...
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17/12/2016 21:26:36
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