Se ChIuDo Gli OccHi Ti VeDo...

03 novembre 2016 ore 21:32 segnala
Vaghi ricordi.
Nell'aria riecheggiano piccole vibrazioni sensibili. Fiuto finemente emozioni che pretendono di essere nuovamente vissute con il pensiero.
Come può una persona che ormai non c'è più far sentire la sua presenza invisibile in ogni istante? Come un venticello lieve che mi fa svolazzare i capelli, come un soffice fiuto sul collo, un sussurro in un orecchio, un bacio strappato su un labbro, una mano che mi sfiora delicatamente la pelle, una scossetta su un dito, un battito in più del cuore, un leggero fastidio al centro del petto, un brivido improvviso che mi percorre tutto il corpo, una sensazione spinosa in mezzo allo stomaco, una piccola pressione sulla gabbia toracica.
E' un attimo svelto, veloce, impercettibile. Un solo istante e puff! Eccoti qui, di fianco a me, di nuovo, ancora, presente, sempre accanto, vicino, mi sfiori, ti percepisco, sento il profumo del tuo dopobarba, i sottili peletti delle tue braccia che mi solleticano la pelle. Mi sento piccola, una formica, una lumachina, una coccinella che vorrebbe volare sulla tua mano, fulminea, rifugiarmi tra le tue dita, girarci intorno, esplorarle, accarezzarle con le mie piccole antenne; vorrei entrare per i tuoi pori, viaggiare per il tuo corpo, perdermi nel tuo organismo, arrampicarmi sulle costole, oltrepassare i polmoni, soffiarci sopra per donarti un millesimo del mio respiro, salire ancora più su, raggiungere il tuo cuore, e riposarmici sopra, poggiandoci piano la testolina che sussulta ad ogni tuo battito, e addormentarmi con il dolce bum bum del tuo ritmo cardiaco.
Vorrei poter essere una piccola mosca così da poter svolazzare vicino alla tua finestra e appoggiarmi sul vaso di un fiore mirandoti da oltre il vetro mentre dormi, contemplando i raggi del sole che, oltrepassando le fessure della tua persiana, ti illuminano il viso. Oppure una zanzara. Con il mio zzzzz che rimbomba leggero nell'aria mi poserei su di te, vicino ad una spalla, e ti pungerei con il mio pungiglione speciale, unico al mondo, non per succhiarti via il sangue dal corpo bensì per donarti un pizzico di felicità.
Piccoli momenti passati bussano leggermente alla porta della mia mente e con il loro toc toc pretendono di essere rimembrati. E allora sono catapultata su una spiaggia, a piedi nudi, con un mare immenso davanti ai miei occhi, una leggera brezza marina, intenta a comporre una poesia con tutte le parole che incominciano con l'iniziale del tuo nome. Non so se te l'ho mai fatta leggere questa poesia, ma non importa: sappi solo che c'è stato un momento - un annetto fa - in cui questa è esistita per te.
Poi mi sposto nel porto, vicino ad una scalinata in pietra che porta su, per un lungo muretto, da cui si possono mirare le navi, gli yacht, le barche, dalle più ricche a quelle più umili, simili a zattere così fragili che persino un'onda piccola piccola potrebbe spezzarle. Non sono mai riuscita a condurti con me lungo questo muretto, ma avrei tanto voluto condividere con te la meraviglia di guardare il porto, soprattutto di notte, tutto illuminato, con i raggi lunari che creano delle scie luminosissime sull'acqua, mettendo in risalto tutte le meduse che a quell'ora emergono sul filo della superficie, trasformando il colore del mare in violetto.
Poi raggiungo la stazione, vecchia, ormai fuori servizio, e mi siedo sulle rotaie, con un foglio in mano: disegno dei vagoni, dei visi che si affacciano ai finestroni, con gli sguardi proiettati fuori, sguardi che incontrano quelli delle persone che si stanno salutando, a cui si dice arrivederci, o addio, oppure occhiate lanciate ad un paesaggio che forse non si rivedrà mai più. Anche qui è un attimo e credo di sentire il ciuf ciuf di un treno invisibile. Quando si ferma attendo ansiosa che tu mi faccia una sorpresa e con un'enorme valigia in mano ti presenti a me con la notizia che mi sei venuto a trovare. Scruto i visi di ognuno nell'intento di riconoscere i tuoi tratti. Ma non ci sei. Triste, delusa, strappo il foglio e con esso si smaterializza pure il treno che avevo immaginato e non restano altro che delle vecchie rotaie arrugginite.
Poi mi siedo sulla panchina di un parchetto abbandonato a se stesso e leggo il tuo nome inciso su un albero, vicino ad una esse, iniziale del mio, tutto racchiuso in un cuore. Ricordo perfettamente ogni movimento della mia mano quando con la fine lama di un coltello ti ho scolpito nel legno.
Vago per strada, in mezzo alla folla, e mi fermo ogni volta che mi sembra di riconoscerti in mezzo a un gruppo di persone. Un ragazzo con la barba un po' lunga, i capelli corti, una canottiera, un paio di jeans, mi sembri tu e per un attimo ne sono convinta, ma poi metto le mani in tasca e continuo il mio cammino senza meta con un sorriso, ripetendomi a mente quanto io sia stupida in certe situazioni.
Notti già trascorse mi circondano, mi strattonano, mi costringono a riviverle tutte, ad una ad una, per l'ennesima volta. Vedo una Luna, enorme, luminosa, al centro del cielo, accostata al tuo volto, un cappello sul capo, con in mano il guinzaglio che tiene un grande piccolo amico a quattro zampe che ormai può osservarci soltanto da lassù. Sento una voce, bella, bellissima, una risata, stupenda, la adoro, un sussurro, un ti amo dolce, quasi impecettibile, si, un ti amo, un ti amo pronunciato in una notte, una notte lontana nel tempo ma sempre viva dentro la mia testa. Un ti amo, uno solo, il primo, l'ultimo, l'inizio di tutto e insieme la fine. Riecheggia forte, rimbomba potentemente nel mio cervello, per poi divenire a mano a mano sempre meno percettibile, fino a scomparire completamente. Vedo me, te, a letto, abbracciati, raggomitolati l'uno sull'altra, col tuo respiro sul mio collo, la tua mano serrata nella mia. Sento il tuo russare, grave, il tuo cuore, il tuo stomaco che si alza e si abbassa seguendo il ritmo del tuo respiro.
Vedo te, vedo noi, insieme, stretti... Sento la salda presa della tua mano, calda, affettuosa, avvolgente, soffice, grande.... E poi vedo il mare, la sabbia, la spiaggia, i sassolini, gli scogli, le onde, le meduse, la luna, il treno, la panchina, il tronco, il porto, le barche, la zattera... e poi vedo me, seduta, con le ginocchia sul mento, lo sguardo perso nell'orizzonte, che mi scaldo le spalle con le mani... E vedo le stelle, il cielo, sento le macchine che sfrecciano alle mie spalle... e vedo tutto e sento tutto. Tranne te.
Per quanto io possa sbattere le palpebra, per quanto io possa darmi pizzicotti per svegliarmi da questo incubo, per quanto io possa scappare, andare lontano, tu non sei con me e non ci sarai più.
Sei come il treno che ogni volta immagino quando mi siedo sulle arruginite rotaie di quella vecchia stazione. Una volta che strappo il disegno il treno scompare e allo stesso modo scompari tu quando io cesso di scrivere...
C'è da dire che anche se fa male a volte è bello riviverti. Non c'è luogo, oggetto, nemmeno il più insignificante, non c'è odore, canzone, che io non abbia condiviso con te. Sei in tutto ciò che mi circonda, nonostante tu sia chilometri e chilometri distante da me.
Buonanotte.




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Vaghi ricordi. Nell'aria riecheggiano piccole vibrazioni sensibili. Fiuto finemente emozioni che pretendono di essere nuovamente vissute con il pensiero. Come può una persona che ormai non c'è più far sentire la sua presenza invisibile in ogni istante? Come un venticello lieve che mi fa...
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03/11/2016 21:32:15
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Commenti

  1. Luce0scura 04 novembre 2016 ore 01:13
    “E' il tempo che hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”.
    Questa, tratta da “Il piccolo principe”, è la frase che mi è venuta in mente leggendo questo tuo post.
    Sai, forse un po' stupidamente, ho sempre immaginato la vita come una lunga (e complicata ) storia da scrivere su un libro da migliaia e miglia di pagine. Un libro di cui si conoscono le pagine già scritte, ma di cui ci è impedito conoscere il finale. Ed ecco, ti ho immaginata prendere il libro della tua vita e, con molta delicatezza, sfogliare le pagine, un poco ingiallite, relative a questa parte della tua vita. Ti ho immaginato leggerle con molta attenzione e, di tanto in tanto, sentirne anche il profumo che emanavano. Emozioni, gioie, ricordi e dolori: tutto ciò vi è racchiuso nel profumo di quelle pagine; profumi emotivi a cui hai dedicato tempo e cuore e, proprio per questo motivo, esse, sono divenute importanti per te. Ciò che vi è racchiuso ha preso la forma di quella rosa, che così importante, per motivi diversi, lo era anche per il piccolo principe. Andando avanti nella lettura di quelle pagine, però, quella rosa ha iniziato a perdere i propri petali, uno dopo l'altro ha iniziato, seppur ancora viva nella tua mente e cuore, ad appassire. Ma da ciò che muore qualcosa nasce, ed è così che, da quella rosa appassita, un altro seme di rosa viene alla luce, pronto a ricevere, per sbocciare, le tue attenzioni; ad essere nutrito da ciò che scriverai sulle pagine bianche che, in quel libro, devi ancora scrivere. In tutto questo ti ho immaginata, non più sola, scrivere di te, seduta “su quel lungo muretto”, intenta a guardare le imbarcazioni ferme al molo mentre, in un lungo abbraccio, finalmente, hai dato vita ad una nuova e stupenda rosa. Buonanotte ;-)
  2. TrafalgarKidd 05 novembre 2016 ore 13:04
    Centra poco con quello che hai scritto XD Comunque preferivo il colore precedente del blog u.u Ribadisco pensa di meno, sprechi troppa energia, non farti male, la vita è bella, le persone probabilmente un po' meno. Per quel che vale ti "romperò" sempre nei commenti uahha In qualche modo sento di capirti parecchio, che siamo un po' simili poi magari sbaglio non ti conosco abbastanza. Buona giornata :*
  3. 88thecrow 09 novembre 2016 ore 21:06
    Come può una persona che ormai non c'è più far sentire la sua presenza invisibile in ogni istante?

    .. Ciò accade quando il finito diventa infinito..."amare l'amore amando" e l'unica risposta a questo tipo di domanda..

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