Un MeSSaGGio In MaRe...

31 marzo 2018 ore 16:17 segnala

Ho scritto una lettera sulla pagina strappata e un po' ingiallita di un vecchio quaderno a righe ormai invecchiato, per poi inserirla all'interno di una bottiglia di vetro e gettarla in mare dopo averla saldamente richiusa con un grosso tappo da sughero.
In quei pochi minuti in cui ho osservato la bottiglia allontanarsi dalla riva, trasportata dalle forti correnti marine, ho pensato al luogo in cui sarebbe giunta prima o poi (se mai fosse approdata mai da qualche parte) e alla fine che avrebbe fatto. Si sarebbe schiantata contro un enorme scoglio, riducendosi a infiniti cocci di vetro, e la lettera al suo interno sarebbe affondata fino a raggiungere il fondo marino per poi disintegrarsi lentamente, mentre l'inchiosto piano piano sarebbe sbiadito? oppure sarebbe approdata su qualche isololetta e lì, sulla sabbia, nessuno l'avrebbe mai trovata? oppure un marinaio l'avrebbe trovata, afferrata, anche solo perchè spinto dalla curiosità di sapere cosa mai ci fosse mai scritto? oppure, per un puro caso del destino, un giorno o l'altro sarebbe mai giunta tra le tue mani? Beh, quest'ulitma possibilità, nonché forse la più improbabile tra le tutte, è quella che più mi ha spinto a scrivere quella lettera.
Ormai di tempo ne è passato un bel po' da quando ho visto la mia bottiglietta diventare un punto microscopico all'orizzonte, nel momento in cui il sole stava per tramontare, con quelli effetti di luce sfumati che hanno reso il tutto più magico, per poi sparire completamente dalla mia vista.
Bottiglietta, spero di averti conferito una forza tale da resistere a qualsiasi tipo di intemperie, tempeste, pioggia, grandine, maremoti, affinchè tu possa continuare il tuo viaggio. E se tu non dovessi per qualsiasi motivo raggiungere la meta da me tanto auspicata, allora ti prego di continuare a viaggiare senza sosta, perchè prima o poi quasi certamente arriverai da qualche parte, qualsiasi essa sia.
Ti penso spesso tra le onde del mare, in tutta la tua fragile forza: in un certo senso mi ricordi molto me, non tra le onde del mare, ma tra gli ostacoli che spesso e volentieri la vita suole porre in mezzo al cammino della gente. Quando mi trovo di fronte a una difficoltà a prima vista insormontabile penso a te e allora dentro di me trovo la forza di arrancare e di rialzarmi ogni volta che qualcuno mi fa uno sgambetto: così come tu hai il compito di non arrestarti mai di fronte a nulla, allo stesso modo anche io devo sempre trovare il modo di cavarmela da qualsiasi situazione più o meno ostica in cui mi vengo a trovare.
Carissima bottiglietta, sappi che al tuo interno trasporti un misero pezzetto di carta straccia così debole da potersi addirittura distruggere qualora al tuo interno entrasse anche solo una minuscola goccia d'acqua. Fai attenzione lungo tutto il tuo tragitto e pensa che senza quel foglietto persino la tua esistenza diventerebbe futile. Prenditene cura come fosse la cosa più preziosa che esista a questo mondo. E' vero, all'esterno può apprire solo come cartaccia, ma ciò che importa è il suo contenuto.
Ci sarà mai qualcuno che leggerà ciò che ho scritto? E' una domanda che probabilmente non troverà mai risposta. Il tutto è reso più impossibile dal fatto che alla fine della mia letterina non ho messo alcuna firma di riconoscimento. Una lettera anonima - potreste aver modo di pensare - ma in realtà non è proprio così.
Ci sono voluti mesi e mesi per scrivere quella lettera. Ogni volta che incominciavo a scrivere c'era sempre un motivo che mi costringeva a rimettere giù la penna: o un magone improvviso, o un'improvvisa ispirazione poi scomparsa altrettanto improvvisamente, o la sensazione di star scrivendo una serie infinita di baggianate inutili che tanto mai nessuno avrebbe mai letto.
Il mio intento era quello di scrivere una lettera brevissima. Poche parole, ma giuste. Non è stata un'impresa molto semplice, dal momento in cui di parole da dire io ne avrei non dico infinite ma giù di lì (il concetto di infinito ben si adatta ai pensieri, alle sensazioni, alle emozioni presenti proprio qui, dentro di me, nella mia interiorità più profonda).
E allora come fare per trovare poche parole giuste da dire? Non si rischia di dire troppo poco? Non si rischia di non essere compresi? Ecco, tutte queste domande hanno fatto sì che io scrivessi e cancellassi, scrivessi e cancellassi, scrivessi e cancellassi centinaia di migliaia di lettere.
Ma i problemi non sono mica finiti qui. Per chi scrivere la lettera? A chi inviarla? Chi il destinatario? La meta, come già si sa, non può essere decisa da me, dal momento in cui persino un vento leggero potrebbe spingere la mia bottiglietta in una direzione piuttosto che in un'altra. Ma il destinatario invece sì. Beh, facile, molto facile: io voglio che sia tu a ricevere la mia lettera. Ma chi è questo "tu"? Non rimanete troppo sorpresi quando leggerete da me che non lo so nemmeno io chi sia questo "tu". Una persona che amo? Il mio migliore amico? Un amico immaginario? Forse uno di questi tre, forse nessuno di essi o forse tutti e tre insieme. Non lo so. Di certezze nella mia vita me ne sono rimaste poche.
L'unica cosa che posso dire con certezza è che questo "tu" è un tu bello, bellissimo, pieno di sogni e di desideri. Perlomeno è così che io me lo immaginavo... o me lo immagino... devo usare l'imperfetto o il presente? Se usassi il primo dovrei implicitamente ammettere che questo tu ormai non esiste più; se invece usassi il secondo ne affermerei sì l'esistenza ma allo stesso tempo questa stessa esistenza la metterei in dubbio. Beh, lasciamo entrambe le opzioni, dal momento in cui probabilmente sono entrambe corrette. Questo "tu" potrebbe essere (o essere stato) benissimo solamente e "semplicemente" un prodotto della mia mente o una infantile idealizzazione che ad un certo punto è andata a sbattere contro un muro indistruttibile.
Insomma, come vedete la faccenda del destinatario è più complessa di quanto si possa minimamente immaginare. Solo il mio cuore sa a chi realmente è rivolta quella lettera, e dopo di lui solo tu puoi esserne a conoscenza, ammettendo che qualcosa di te esista ancora. Vi basti sapere che un destinatario fisico esiste e volendo semplificare il tutto potrei dire che sia proprio lui il mio tu. La mia paura è che - dal momento in cui le persone sono soggette a profondi cambiamenti nel corso del tempo - tu non riesca più a riconoscermi. Sarebbe un peccato. Se tu disegnassi un puntino su un foglio, e altre miliardi di persone facessero la stessa cosa, ed io dovessi riconoscere il tuo tra i tanti puntini disegnati, penso che ci riuscirei al primo colpo. Credimi, non è una presunzione azzardata ed eccessivamente esagerata. Ti ho studiato tanto nel corso degli anni: ho conosciuto le tue mani, le tue braccia, il tuo respiro... mi fermo qui con la lista, sennò dovrei continuare fino a quando non sia arrivata a descrivere l'ultimo poro della tua pelle che ho imparato a riconoscere.
Se un giorno la mia lettera arrivasse a te per puro caso o per destino (non so esattamente quale possa essere la differenza tra i due) spero solo che tu faccia un sorriso e possa pensare che ci sono stati giorni in cui un sorriso simile al tuo era stampato sul mio volto fisso sul tuo sguardo. Non ho apportato alcuna firma alla fine del foglio, perchè se anche tu - come me- ricordi il modo in cui scrivo (o perlomeno la mia calligrafia) allora non servirà un riferimento esplicito del mittente, ma già il tuo cuore saprà identificarlo all'istante. Nel caso in cui tu non mi riconoscessi o non sorridessi leggendo il contenuto di quella lettera - ma anche nel caso in cui il tuo cuore non tremasse al mio pensiero - allora ti prego di non distruggere quel pezzo di carta nè la bottiglietta in cui è stato custodito: rimetti tutto al suo posto, e rigetta la bottiglia in mare, facendole continuare il suo viaggio verso ignote mete. Fai tutto ciò che vuoi, ma non arrestare la sua corsa. Se invece ti scendesse una lacrima (anche invisibile) dopo averlo letto, allora rimetti il bigliettino dentro la bottiglia, nascondi la bottiglietta nella parte interna del tuo giubbiotto, torna a casa, e nascondila nel primo cassetto della tua scrivania, non dico per sempre (il "per sempre" ci ha sempre fregati) ma perlomeno fino a quando starai bene pensando che dentro quel cassetto, alla fin fine, c'è un pezzettino del mio cuore.
Adesso immagino che tutti vogliano sapere cosa ci sia scritto in quella lettera-bigliettino. Sono proprio tentata a dirvelo, ma credo proprio che non lo farò, solo per il semplice fatto che vi rovinerei la sorpresa nel caso in cui foste proprio voi a trovarla. In ogni caso non è nulla di così inimmaginabile, solo dodici lettere. Dodici lettere che possono cambiarti la vita. Che possono cambiare la vita a tutti noi se qualcuno ce le dicesse e le pensasse realmente.
P.S. Non dimenticate di ributtare la bottiglietta in mare così da far continuare la sua navigazione e permetterle di raggiungere un posto caldo in una scrivania, o in alternativa l'Oceano.
S.





8d49efee-6ea9-44f5-ac99-98dd6fcd737b
Ho scritto una lettera sulla pagina strappata e un po' ingiallita di un vecchio quaderno a righe ormai invecchiato, per poi inserirla all'interno di una bottiglia di vetro e gettarla in mare dopo averla saldamente richiusa con un grosso tappo da sughero. In quei pochi minuti in cui ho osservato...
Post
31/03/2018 16:17:50
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2

Commenti

  1. twin.soul 31 marzo 2018 ore 19:47
    Complimenti.
    Secondo me, in quel biglietto ci hai scritto: "Ti voglio bene".
    Ma, se mi permetti un consiglio, non vivere concentrata sul passato, ma lascia anche al futuro la possibilità di sorprenderti.
    E ricorda, non sarai mai eccessivamente dolce e sensibile, perchè quella è la tua principale qualità !
    Good luck.
  2. TheVampireOfNight 31 marzo 2018 ore 20:21
    @twin.soul Grazie tante :rosa.
  3. vagarsenzameta 30 maggio 2018 ore 16:47
    Che bella immagine che richiama alla mente questo pezzo.

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.