ViStO ChE Mi VuOi LaScIaRe...

26 novembre 2016 ore 11:46 segnala
Mi sono purtroppo svegliata da poco. Scrivo purtroppo perchè ho fatto un sogno così bello e insieme così triste che avrei preferito non risvegliarmi più piuttosto che interromperlo e ritornare nella realtà.
Ormai i miei sogni sono monotematici e ciò dipende dal fatto che prima di addormentarmi ho in testa sempre lo stesso soggetto. Potrebbe risultare una consolazione sognarlo, potrei dire "beh, sempre meglio che niente"; però il problema sorge quando apro gli occhi, quando vedo un raggio solare che oltrepassa una piccola fessura della tapparella e mi colpisce il viso, quando vedo l'altra metà del letto vuota, quando mi accarezzo le mani, il viso, la pelle liscia, delicata, desiderosa di un abbraccio, quando mi alzo e in casa non c'è nessuno, niente voci, niente passi, niente rumori di una caffettiera messa sul fornello, nessuna pagina di giornale che viene aperta, nessuna televisione accesa...
Apro piano piano la tapparella e osservo dalla mia postazione auto che sfrecciano, persone che si affrettano per i marciapiedi, l'odore di croissant e di pane che giunge dal panificio dietro l'angolo, l'autobus che accoglie gli studenti, molti dei quali salgono mano nella mano, o si baciano per salutarsi, perchè prendono una direzione diversa.
Mi piace stare lì a guardare la strada e le persone, sorseggiando a piccoli sorsi una tazza di té fumante.
Per un attimo lo immagino che mi abbraccia da dietro, tenendomi per i fianchi, un bacio sulle labbra, e sento la sua bocca che sa di caffè, di brioche al cioccolato.
Scaccio subito dalla testa questo pensiero per paura che il desiderio possa perseguitarmi per tutto il giorno.
Rimango davanti alla finestra, sfregandomi nervosamente le mani, e percepisco che la mia pelle diventa più ruvida a causa di un abbraccio mancato, di una carezza che non c'è stata, e sento le labbra screpolarsi per un bacio atteso e mai arrivato.
Alzo lo sguardo al cielo, alle nuvole e mi perdo in mille pensieri senza capo ne coda; riabassandolo alla strada scruto due vecchietti, lui con la coppola, un braccio dietro la schiena e uno a sorreggere quello di lei, una dolce signora con il viso segnato dall'età, il bastone, una leggera gobba, il passo lento, scomposto. Li guardo e sogno. Inizio a immaginarmeli da giovani, il loro primo incontro, il primo bacio, la proposta di matrimonio, la fatica di guadagnarsi il pezzo di pane al giorno indispensabile per sopravvivere. Fantastico sul fatto che lui sia stato un panettiere per trent'anni, percepisco lo sforzo del suo lavorare da solo, giorno e notte, in tempo di guerra, con la sola moglie a suo fianco, che lo aiutava come meglio poteva. Penso che abbiano sei figli, tre maschi e tre femmine, ormai tutti sposati, con figli, che abitano in un paese lontano, magari al nord, e che scendano a trovare i genitori soltanto ad agosto e a Natale. Li immagino come due pappagallini inseparabili e quando muore uno allora muore anche l'altro.Più li guardo e più mi commuovo di fronte a questa scena che mi riempie il cuore di gioia. Non hanno nient'altro che loro stessi e uno è l'appoggio dell'altro. Una vita trascorsa insieme. Li scruto ancora un po' per poi spostarmi dalla finestra e salire sul letto, gambe incrociate, cuffiette nelle orecchie.
Non lo so cosa sto provando dentro in questo momento. E' un turbinio di emozioni, di sensazioni, di stati d'animo, un tornado, uno tsunami che mi travolge dalla testa ai piedi, un naufragio, un terremoto interiore. Vorrei provare a descrivere tutto questo, ma ho paura di soffrirne troppo. Sono così autoriflessiva che cerco sempre di dare una forma ai miei sentimenti, ma a volte credo che sia meglio non indagare oltre perchè risulta doloroso vedersi davanti, nero su bianco, i propri desideri, le proprie mancanze, le malinconie, le tristezze, e il rischio è quello di soffrirne ancora di più.
Sul letto, con le cuffiette, ascolto una canzone bellissima, sublime, una poesia, di Rino Gaetano, uno dei cantautori che più amo e che ascolto raramente perchè sennò dovrei trascorrere tutte le mie giornate asciugandomi le lacrime con mille pacchetti di fazzoletti.
Visto che sono un po' debole, lascio a lui il compito, oggi, di trasformare in parole ciò che dentro di me si manifesta come catastrofi naturali.




"Visto che tu vuoi andare
vai sicura non ti voltare
chiudi bene e pensa al gatto
e ai fascicoli sul mare
visto che tu vuoi partire
prendi il treno all'imbrunire
vai serena e non ti stanchi
e potresti anche dormire
visto che tu vuoi andare
vai sicura non ti voltare
porta via ogni cosa
che io possa poi scordare
visto che tu vuoi fuggire
non ti trattengo più amore
ma dammi ancora un minuto
per convincerti a restare
visto che mi vuoi lasciare
vai sicura non ti voltare
ma ricordati dei sogni
che mi devi restituire
e gli umori e le atmosfere
che mi hanno fatto amare
ma visto che mi vuoi lasciare
è inutile tergiversare
rendimi le mie parole
che ti ho detto con amore
e le frasi e le poesie
quelle tue e quelle mie
visto che mi vuoi lasciare
non ti trattengo più amore
ma dammi ancora un minuto
per convincerti a restare
pa-ra pa-ra pa pa pa-ra





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Mi sono purtroppo svegliata da poco. Scrivo purtroppo perchè ho fatto un sogno così bello e insieme così triste che avrei preferito non risvegliarmi più piuttosto che interromperlo e ritornare nella realtà. Ormai i miei sogni sono monotematici e ciò dipende dal fatto che prima di addormentarmi ho...
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26/11/2016 11:46:34
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Commenti

  1. oDiabolik 08 dicembre 2016 ore 16:28
    Mitico Rino...

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