VIOLENZAAAAAAAAAAAAAAAA....UN POST CHE NON VORRESTI RISCRIVE

12 gennaio 2018 ore 22:34 segnala







A VOLTE ESISTONO POST CHE NON VORESTI MAI SCRIVERE O RISCRIVERE LA REALTA’ L’IMPONE

Sono un barbone

Come casa una bicicletta sgangherata ruote che hanno percorso viaggi di una vita consumata tra amore, delusioni, alcool, sassi lanciati che mi colpivano o rimbalzavano… sempre su quella panchina osservo i “signori”che mi guardano con compatimento…

BARBONE…ma io non chiedo niente..il mio cartone che bella casa che bel letto BARBONE che bella panchina, sicuramente meglio di un divano condiviso nella solitudine di una famiglia disgregata…

Bella quella panchina vedi la vera disgregazione, la fretta, l’apparire, e vedi quelli che vogliono essere ma non sanno chi sono, APPAIONO, ma chi sono?
Se lo chiedono anche loro vivranno il loro futuro senza mai saperlo veramente…
Che bella la mia panchina io so chi sono, sono un BARBONE

E TU CHI SEI VERAMENTE?

No quella panchina non è più mia, mi hanno sfrattato.

Sirene spiegate volanti…5 in divisa, “Lei sempre qui…adesso non ci può più stare”.
“Questa è la mia panchina, la mia vita , la mia casa osservo il mondo quel piccolo mondo che mi basta per capire che la guerra non è ancora finita…”

E poi loro perché non li mandate via?
Sempre qui birre cellulari…casino e disturbatori…

“loro vengono dalla guerrra…sono rifugiati”

Ed io …la mia guerra la vivo tutti i giorni…
“Su su non faccia discussione…su questa panchina non ci può più stare”

Raccolgo la mia casa…
Su quella panchina non posso più stare..non vengo dalla guerra…

Questa sera non si salirò su quei quattro piedi non stenderò il mio cartone materasso…

Questa sera dormirò
SOTTO QUELLA PANCHINA
io rispetto la legge.

Questa sera dormirò
Tra le stelle
Bruciato da
Semi dispersi in arido terreno,
gioventù incolta dai mille amici di solitudine.


Stimoli perversi del niente,
rapimento del desiderio,
fine di crescere, voglia di conquistare non più necessaria.

Generazione del deserto.

Ed io barbone sarò con te
Vittima di uomini.

Insieme a te
DONNA
CON UN MOSTRO IN CASA

Come ogni mattina lei era li…

Vi trascorreva ore ed ore seduta su quella panchina, solo saltuariamente alzavo lo sguardo…

In quel parco dove ogni giorno passavo per la passeggiata terapeutica ..lei era sempre li..dignitosa con la sua busta dell esselenga con l’immancabile baguette che usciva attraverso il manico giallo…un giallo che sapeva della sua vita.
Passavo frettoloso ed apparentemente incurante di ciò che avveniva intorno a me, quell’incuranza curiosa nello scoprire ogni giorno piccoli segreti racchiusi nelle ombre, nei colori, nei rumori e nei grandi silenzi.

Come ogni mattina lei era li…

Seduta che torturava quel dito anulare della mano sinistra, rigirava l’anello nuziale, sfilava e rimetteva nervosamente, quelle continuo sfregamento le procurava anche un pallido rossore. che lei massaggiava delicatamente quasi a lenirne il dolore.
Vestiva in modo sobrio, gonna sempre lunga, camicetta a maniche lunghe, scarpe basse, raramente portava pantaloni.
Quel frenetico movimento delle mani una nell’altra spesso si interrompeva e le sue mani scivolavano sulle braccia o sulle gambe…ed ad ogni passaggio sembra sentire dolore…
Solo una volta i nostri sguardi si sono incrociati, un mio sorriso di saluto corrisposto con un repentino abbassamento degli occhi, non la conoscevo ma

Come ogni mattina lei era li…

Non sapevo a che ora arrivasse, e neppure l’ora in cui se ne sarebbe andata, passarono giorni quella panchina era sempre occupa solo da lei la sua seconda casa pensai…in tanti passavano davanti ed in quei rari momenti che la trovavi vuota nessuno osava sedersi anche se era la sola libera, quasi che tutti sapessero, la lasciavano libera.
Ma sapere cosa?
Uno dei giorni successivi arrivai con un poco di anticipo in lontananza scorsi la panchina vuota, sorpreso ed incuriosito passai per un altro vialetto, non so perché lo feci…forse perché

come ogni mattina lei NON era li…

ritornai per la solita strada, davanti a me tra tante persone intente a passeggiare, correre, bambini in bicicletta, cani sguinzagliati, scorsi una sagoma di donna claudicante…
come ogni mattina lei era li..si sedette sulla sua panchina..busta gialla baguette che sporgeva..sempre gli stessi movimenti.

Le mani torturavano quel dito anulare, passavano lentamente sul suo corpo tra smorfie di rifiuto e di dolore…a pochi passi da lei non so se volutamente o meno quella fede nuziale cadde e rotolò verso di me…la raccolsi mi avvicinai quello sguardo quell occhio tumefatto, quella gonna leggermente alzata che lasciava intravedere lividi sul polpaccio..quel tentativo brusco di scansarsi a quello che a lei parve un gesto di prepotenza come se volesse evitare ogni contatto fisico…

Gli dissi signora è suo…quel viso con quell occhio nero non lo scorderò mai..no mi rispose non è più mio…NON DOVEVA FARMI QUESTO..SFIORANDOSI IL VISO E MOSTRANDOMI LE BRACCIA NERE DI LIVIDI…QUI TUTTI SANNO LEI NO...QUI TUTTI MI EVITANO ANCHE PER PAURA DEL MOSTRO CHE HO DENTRO LE MURA…

DALLA MATTINA SUCCESSIVA LEI NON ERA PIU’ LI…

Adesso vive finalmente serena lontano DAL MOSTRO

CHI SA ABBIA IL CORAGGIO DI PARLARE…


Tr.le

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