Faded Away

18 gennaio 2018 ore 09:30 segnala
è già successo in passato, niente di grave se lui non fosse un ragazzino di quindici anni e lei una ragazza di 25, ma come le aveva insegnato la vita, ad ogni evento vi è un motivo, un corso ed una fine. e dopotutto quel ragazzino non ci avrebbe certo provato con i normali stratagemmi di un giovane ometto vista la sua particolarità, ma questa è un'altra storia. stava sdraiata parallela alla spalliera del grande letto tra i cuscini morbidi con la testa del ragazzo sul sedere, lui la usava a mo di cuscino e quel filo di bava che scendeva giù, si era sempre chiesta se fosse lei a cucinare pesante o cosa ma stavolta si rispose che era colpa sua, spaghetti aglio olio crudo e ricotta salata effettivamente un po pesantini sembravano eh... spulciava internet come tutte le mattine, non che amasse dormire come un cuscino tutte le notti ma questa notte lui era andato da lei dicendo di aver avuto incubi e così era riuscito a guadagnarsi la compagnia.
non sapeva fare la mamma a tempo pieno, anche se le piaceva prendersi cura di qualcuno o qualcosa ma nel caso del giovanotto era diverso. Lui era il figlio che non avrebbe mai avuto da sola, era la prova di un legame, quando la chiamava mamma fuori casa la riempiva d'orgoglio nonostante le persone intorno che non li conoscessero strabuzzassero gli occhi o storcessero il naso in smorfie assurde.
Era diventato suo figlio in modo strano, era cominciato tutto con il babysitting per poi diventare qualcosa di indissolubile. La prima volta che la madre naturale glielo affidò per di più era stato traumatico per lei, era stata un'esperienza che la segnò completamente.
In patria aveva fatto spesso la babysitter, ed il copione per quanto terrificante si era sempre ripetuto meccanicamente uguale, tutto avvenne ogni volta così come le era stato spiegato, era stato bastato soltanto spiegarle come funzionava il badare ai figli altrui e così era stata subito capace di immaginare come avere quello che voleva. ma quel giorno era lì per il doposcuola, quella donna era un'insegnante per lei, aveva appena partorito e lei non capiva bene perchè una sua compatriota fosse cosi legata ad un paese straniero, lei non parlava la lingua di quel paese ed il poco che accettava di capire o di far capire di se era l'indispensabile per il suo stile di vita, il fratello però le aveva detto di frequentare quella donna. a lui ubbidiva ciecamente più che al padre o alla madre.
La maestra quel giorno di punto in bianco dopo aver dato il seno al bambino si era cambiata e le aveva detto che sarebbe mancata un paio d'ore, lei aveva cercato di dirle qualcosa ma non fu ascoltata. Appena la maestra fu fuori si guardò intorno, l'istinto aveva prevalso sulla situazione stessa, mise sottosopra la camera da letto, era divorziata e la maggior parte della camera da letto era stata svuotata, ma trovò lo stesso i soldi e qualche collana. Mentre scendeva dalle scale il neonato pianse e lei si limitò a chiudersi la porta alle spalle. Arrivata al cancello però ebbe un ricordo davanti a se, la madre a lavoro ed il padre a letto che dormiva, lei piangeva disperata ed il fratello stava uscendo con gli amici, non voleva restare sola fino a quando si accorse che il fratello la stava vestendo per uscire, la prese in braccio e la portò con se dicendole "non si abbandona mai qualcuno che ha bisogno di noi piccolina o saremmo tutti come papà", ebbe un sussulto sentendo lo scatto del portoncino di casa, era rimasta fuori ed il bambino dentro.

era abituata ad entrare in casa in altri modi, questa volta era stato solo un po piu difficile visto che era dovuta arrampicarsi per il muretto del giardino e poi da quello salire sul primo balcone e rompere la vetrata per entrare. c'erano vetri ovunque e pensò solamente a correre dal bambino, aveva fame di nuovo e doveva essere lavato e fu quel che fece, fresco e sazio si addormentò praticamente subito, il pianto doveva averlo provato seriamente e lei si scoprì ad accusarsi del fatto, erano sensi di colpa quelli? si sentiva sciogliere, quella città era un'inferno di caldo. andò in soggiorno a ripulire i vetri rotti e tagliandosi ebbe uno scatto d'ira prendendosela con la stanza, distrusse qualsiasi cosa poteva, non poteva più controllarsi, come un vulcano che esplodeva inveiva nella sua lingua, mandando in pezzi la cristalliera e il contenuto, tirando a terra i vasi, strappando le tende. una fitta di dolore al piede la fece riprendere un pezzo di vetro le si era conficcato nel piede e si mise sul tappeto a tirarselo via, sporcando tutto.
non si riconosceva, la sua freddezza era sparita, il ghiaccio si era sciolto dissolto via come se non fosse mai esistito, tutto quello che provava era nuovo, sensi di colpa, responsabilità e la faccia sorridente della maestra. tutto era un complotto per infrangerla... tutto era orrendo.
qualsiasi cosa facesse stava rovinando tutto, stava sporcando, spaccando e urlando come una bestia senza controllo. quando la donna entrò rimase di ghiaccio. lo spettacolo era inimmaginabile, una ragazzina in preda al pianto più disperato tra le macerie del proprio soggiorno che l'accusava di averla "rotta" ma quello che la cambiò totalmente fu solo la maestra che chinatasi la prese in braccio dicendole "grazie di non essere scappata". sapeva cosa la bambina avrebbe fatto lasciata da sola e l'aveva deliberatamente messa alla prova, doveva essere d'accordo col fratello maggiore. ma non era questo il pensiero della ragazzina, si sentiva svanire in un abbraccio caldissimo quella donna non era la tipica matrona che era abituata a riconoscere, ma era più calda, era più accogliente.

Passarono il resto della giornata a medicare il piede, poi lei si occupò del piccolo e la maestra pulì il macello del soggiorno. Quando il padre venne a prenderla la maestra con aria molto gentile ma irremovibile disse al padre che stava organizzando un pigiama party per quella sera, e visto che non c'era scuola l'indomani non avrebbe accettato rifiuti, il pigiama sarebbe stato improvvisato e avrebbe comunque potuto chiamare in qualsiasi momento per controllare che tutto fosse ok. il padre fece un po di smorfie ma alla fine lasciò la figlia lì.
Per la prima volta dormiva con gente che non fosse il proprio fratello o la nonna.
i ricordi furono pochi e semplici ma terribilmente indelebili, tatuaggi nell'anima.
La cioccolata calda, le chiacchere a proposito delle compagne, prendere in giro i maschi e le risate, finirono per dormire in tre, la maestra aveva il bambino alla propria destra e lei abbracciata a sinistra, si era accorta che ogni volta che allattava il piccolo la ragazzina li guardava con i suoi occhi di ghiaccio quasi con invidia, la domanda venne spontanea "vuoi provare? guarda che comunque non è così succulento come pensi" infatti non era affatto gradevole per lei, e le fece provare anche ad allattare ma naturalmente non avendo latte il bambino protestò.

quella notte imparò che poteva calmare il pianto dei bambini che le erano stati affidati spesso semplicemente con un abbraccio o anche simulando di essere la mamma, nonostante pensasse che non potesse fregare tanto facilmente un bimbo che basava tutto su odore e calore per riconoscere la propria madre. imparò che bastava poco per essere piu umana, che pensare solo al proprio immediato bene non era sempre giusto.

il ghiaccio che attanagliava l'anima della ragazzina si era dissolto in un baleno, la mattina arrivò più veloce di quanto lei volesse e con essa la telefonata del padre, lei parlò con voce assonnata mal simulata e chiese se poteva stare ancora, fu informata di chiamare il fratello per farsi riaccompagnare quando voleva e che i genitori sarebbero andati fuori in due. parlò con il fratello un'oretta dopo per chiedergli informazioni e lui la rassicurò che tutto era opera di mamma, di stare tranquilla a divertirsi e che lui sarebbe restato a casa a studiare, in qualsiasi momento era a sua disposizione.

il giorno fu pieno di faccende di casa e compiti da recuperare, Irina, non piu semplicemente la maestra, era dolce ma intransigente, sapeva tirare fuori da lei qualcosa che nemmeno sapeva di possedere. quando Ivan si addormentava in braccio a lei le veniva detto di sdraiarsi sul divano, imparò che tenere il piccolo su di se con la testa poggiata sul proprio seno lo faceva sentire sicuro a causa del battito del cuore, anche lei tutto sommato ne aveva uno, era meglio sfruttarlo in tutti i modi possibili visto che c'era.

Imparò a fargli il bagnetto e vestirlo, e pure a stare nuda per farlo, tanto sarebbe uscita fradicia dall'esperienza.

sulla porta uscendo vide il fratello col telefono in mano, una smorfia sul suo viso e il cellulare che cadeva, la prese per le spalle "resta qui" guardò la maestra negli occhi e disse qualcosa in quella lingua che non capiva bene capì solo "incidente" e scappò via.

Irina la strinse a se tanto forte da farle male e le disse "ricorda che non tutto il male viene per nuocerti". ma lei capì solo due giorni dopo quel che era successo, la famiglia si era ridotta. Quando pensava alla madre non trovava mai pace ma non provava lo stesso tormento pensando al padre. I ricordi di casa, del ripostiglio, delle notti in punizione, e del freddo intenso che la forgiava erano troppo intensi per farle ricordare il volto del padre, l'unica cosa che ricordava era l'ombra in contro luce che la rimproverava prima di chiudere la porta del ripostiglio gettandole il pigiama addosso e allontanarsi. lei si limitava a rivestirsi, sciacquarsi i segni e accucciarsi da qualche parte riparandosi dal freddo, spesso si chiudeva in un baule pieno di vecchi vestiti che mamma lasciava li dentro con qualche merendina.

certe volte si scopriva felice di non abitare piu a casa sua, questa città nuova la soffocava, il caldo era torrido e infernale, ma la gente era calda, si arrabbiavano, si mandavano a quel paese e si accusavano. facevano pace e tutto il resto, ma lo facevano davvero dal cuore.
lei non aveva mai sentito imprecare e bestemmiare tanto in vita sua quanto qui, ed era la città del capo della chiesa, figurarsi il resto del paese!

non mise mai in discussione il proprio passato, si limitò ad imparare un nuovo modo di vivere, un presente nuovo, col fratello che la supportava e Irina che la guidava. i primi tempi fu un rimprovero costante, a quanto pare il suo stile di vita non era attuabile dove si trovava, ma alla fine decise di far svanire quel che era prima, e di ricominciare semplicemente da zero cercando di essere migliore. ora aveva anche una nuova guida accanto e quindi poteva anche fare uno sforzo in piu.
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è già successo in passato, niente di grave se lui non fosse un ragazzino di quindici anni e lei una ragazza di 25, ma come le aveva insegnato la vita, ad ogni evento vi è un motivo, un corso ed una fine. e dopotutto quel ragazzino non ci avrebbe certo provato con i normali stratagemmi di un giovane...
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18/01/2018 09:30:36
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