RICOMINCIO DA TRE

24 giugno 2018 ore 14:25 segnala


Come nel celebre film di Massimo Troisi, trovatomi in un “periodo di riflessione”, ho scelto di non abbattermi, ma di concentrarmi su quello che di buono avevo fatto in passato, per ricominciare proprio da lì.

Fortunatamente le cose positive non erano soltanto tre, ed anche solo soffermarmi su quelle, cercando di concentrarle per averle ben presenti, mi ha aiutato a trovare nuovo slancio per il futuro.

Penso possa essere utile anche riorganizzare le proprie idee. Fare mente locale su quello che di buono abbiamo fatto in qualsiasi campo, per programmare la nostra rinascita, mettendole magari anche nero su bianco.
Proprio come in un blog.

E’ un metodo che consiglio davvero a tutti per tornare a sorridere.

FELICITA’ è CAMBIARE

23 giugno 2018 ore 04:30 segnala


Per inseguire la felicità bisogna avere il coraggio di cambiare. Rischiare. Mettersi in gioco. Non restare aggrappati ad apparenti e rassicuranti traguardi già raggiunti. Perché si è capito che sono solo provvisori e passeggeri.
Perché il cambiamento è innanzitutto un’opportunità.



Felicità nelle lingue neolatine vuol dire capacità di generare qualcosa di nuovo. Pensa se tu d’un tratto generi un figlio: subito tutto cambia. Quello che c’era prima non è più lo stesso. Tu non sei più lo stesso !



Ma quante persone hanno il coraggio di mettere tutto in discussione?



Nelle lingue germaniche, o meglio in inglese, felicità è “happiness”, dal verbo happen, accadere. E’ il coraggio di farsi succedere cose nuove. In tutti i campi.



Se hai questo coraggio sarai felice. Se non ce l’hai sei solo uno che si accontenta.



La maggior parte delle persone si accontenta perché non vuole rischiare niente di quello che ha già ottenuto.



“Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa cosa perde ma non sa cosa trova.”
Questo proverbio conservatore, e reazionario ci vuole mettere in guardia.
Ma in realtà ci paralizza completamente.



Davanti a questo spavento si bloccano i destini della grande maggioranza delle persone. Rifletti. Dal contrasto fra accontentarsi e voler essere felice dipende, nella tua vita, tutto!



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TOP RIFF

21 giugno 2018 ore 18:24 segnala


Quali sono i migliori riff di chitarra elettrica della storia del rock?
Ecco, in ordine sparso, alcuni fra i più famosi.
Stilare una classifica sarebbe davvero troppo difficile!
Tu quale preferisci?
Ne conosci di migliori?























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NOSTALGICO POP

19 giugno 2018 ore 16:49 segnala


Forse non tutti sanno che:

Gli Abba, il gruppo svedese che ha raggiunto una popolarità incontrastata e da record, dominando le classifiche pop mondiali per decenni, raggiunse e mantenne il successo grazie ad un mix molto particolare.
Si trattava di due voci femminili che cantavano all’unisono, su musiche allegre e coinvolgenti, testi tristi e sconfortanti scritti dai due componenti maschili che erano anche i loro rispettivi compagni nella vita.







E probabilmente non sanno neppure che:

I Pooh sono riusciti a dominare il pop italiano per 50 anni, grazie al quinto Pooh, che in pochi conoscono. Si chiamava Valerio Negrini ed era uno dei fondatori e primo batterista del gruppo.
Già dal secondo album decise, però, di uscire dalla formazione rimanendo il quinto Pooh occulto, in qualità di autore della maggior parte dei testi dei successi del gruppo, con uno stile molto personale e spesso intimista.







Mutatis mutandis, sono sempre stato portato ad accostare i percorsi di questi due gruppi.
Anche la musica commerciale può regalarci emozioni, a volte.
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DISUMANITè

17 giugno 2018 ore 17:37 segnala


La maggioranza degli italiani ha deciso: ancora una volta, si sono affidati ad un uomo che indossa la maschera di chi vuol sembrare forte, che ostenta sicurezza, che si comporta da arrogante, che è rozzo, che quasi si vanta della propria ignoranza, che è razzista, che è sprezzante, che è fascista, che è omofobo, che continua a fare propaganda populista. Parla dei disperati della Aquarius, con la cui vita ha giocato per giorni, come se fosse gente che viene qui in crociera, che viene qui a fare la pacchia.
Continua, insomma, a raccontare una storia falsa!




Per aiutarli davvero a restare nei propri paesi, bisognerebbe anzitutto evitare le guerre in quelle terre, la fame, le malattie, la carestia, le tragedie quotidiane. Bisognerebbe cioè rimuovere le cause economiche, sociali e quindi culturali che hanno provocato tutto questo e che hanno insediato quelle efferate dittature e quei regimi sui quali gli occidentali hanno sempre mangiato a piene mani, ad esempio col commercio delle armi.



Per aiutarli a restare a casa propria, non bisogna certo “esportare la democrazia” come con altrettanta arroganza pretendono di fare gli Stati Uniti !



Io sono il primo a dire che si sta bene a casa propria, che tutti abbiamo delle radici invisibili che ci legano ai luoghi dove siamo cresciuti, e sicuramente lo pensano anche tutti quei disperati che abbiamo visto sull’Aquarius. Ma questo purchè lì si ricreino le condizioni obiettive non per una semplice sopravvivenza, ma per una vita libera e autodeterminata.



E’ necessario intervenire innanzitutto sulle cause. L’Africa è un continente che si trova in quelle condizioni anche a causa dell’occidente opulento che la sfrutta da secoli, anche a causa di vecchi e nuovi colonizzatori che l’hanno depredata.



Nessuno è contento di emigrare. Neanche gli italiani che andavano in America nel secolo scorso, con la valigia legata con lo spago, lo erano. Questi vengono con la disperazione nel cuore. Con la consapevolezza di chi si è visto sottrarre la terra centinaia di anni fa, di chi è stato massacrato da tutta una serie di eventi che hanno portato a noi dei grandi vantaggi.



Quello che si richiede è solo il rispetto della “Carta dei diritti dell’uomo” redatta nel 1789, quando c’era ancora qualcuno che non si occupava solo di economia, ma di libertè, egalitè, fraternitè. Oggi c'è chi invoca il ritorno alla ghigliottina: ci siamo specializzati solo in disumanitè!



Possibile che perfino concetti come umanità, solidarietà, accoglienza passino di moda? C’è chi obietta che, in Italia, dietro la tratta dei migranti e dietro lo sfruttamento di questi disperati c’è un grosso business. E’ vero, ma questa non è una motivazione per respingerli. Si contrastano gli sfruttatori non gli sfruttati.

L’arma più potente
nelle mani degli oppressori
è la mente degli oppressi.
(STEVE BIKO)
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BAUSTELLE IN CONCERTO

15 giugno 2018 ore 16:26 segnala


I Baustelle li inseguivo da tempo. Mancavano alla mia lunga lista di concerti di ogni genere ed epoca. Sul palco il gruppo indie rock più interessante della scena italiana, formato da Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini, era allargato ad altri cinque strumentisti che hanno dato il meglio di sè.


RECLAME (La moda del lento 2003)

Guardando in giro in platea, quello che colpisce a prima vista è il pubblico eterogeneo che questa band riesce a mettere insieme. E visto che sono ormai quasi 20 anni che sono in circolazione, fra gli spettatori c’erano, ahimè, anche dei capelli bianchi.


IL NULLA (La malavita 2005)

Mentre i tormentoni italiani scimmiottano quelli latino-americani, mentre siamo bombardati da canzonette che suonano tutte tristemente uguali, i Baustelle si distinguono portando in giro uno spettacolo volutamente retrò, a danno del digitale che domina, in cui raccontano la contemporaneità utilizzando riferimenti musicali degli anni '70 e '80, riuscendo a farti ballare sull'idiozia imperante e sulla caducità della vita.


COLOMBO (Amen 2008)

La performance live è molto fedele alle registrazioni in studio. Chi si aspettava stravolgimenti e jam session impreviste è rimasto deluso. Eccetto che per “Monumentale” eseguita “unplugged” da Rachele. Versione che, a mio avviso, perde molto rispetto all’originale.


MONUMENTALE (Fantasma 2013)

La scaletta propone quasi integralmente gli ultimi due cd “L’amore e la violenza 1 e 2”. Forse almeno i brani strumentali potevano essere omessi. Secondo me avrebbero fatto meglio ad attingere maggiormente al repertorio delle origini, considerato che, oltre i due cd già citati, è ormai composto da ben 6 splendidi cd dove è possibile trovare, forse, il meglio della produzione di Bianconi e soci.


L’ULTIMA NOTTE FELICE DEL MONDO (I mistici dell’occidente 2010)

Credo di non fare un torto agli altri componenti, se dico che i Baustelle “sono” Francesco Bianconi che, guarda caso, è autore di quasi tutti i brani fin dagli inizi. Il suo stile è inconfondibile sia nella composizione che nell’esecuzione. Da sempre propone una musica alternativa e fuori dai classici schemi del rock italiano. Quando, poi, la sua voce si intreccia con quella di Rachele, i risultati sfiorano la perfezione.


NESSUNO (Fantasma 2013)

Nel finale fa riflettere vedere più generazioni ballare insieme e scatenarsi sottopalco sulle note di “La guerra è finita” che racconta del suicidio di un’adolescente.


LA GUERRA E’ FINITA (La malavita 2005)

Continuate così, ragazzi.
Nel panorama di oggi, non vedo rivali all’orizzonte!


PERDERE GIOVANNA live (L’amore e la violenza 2 2018)
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PICCOLI MIRACOLI PER IL MONDO

13 giugno 2018 ore 02:57 segnala










Lo svezzamento è ormai quasi completato.
I nostri micetti sono pronti per avventurarsi nel mondo.
Mamma gatta ha portato a termine il suo compito.
Le sono bastati appena 2 mesi.
Non gli oltre 20 anni necessari
per rendere autonomo un cucciolo di uomo.
Il palcoscenico della vita li attende.



Vi troveranno tanta cattiveria.
Gente che gli offrirà polpette avvelenate.
Altri che li abbandoneranno senza cuore.
Dovranno combattere e stare sempre in guardia!
E, per questo, si stanno già allenando….



Ma fortunatamente troveranno anche
qualcuno che li rispetta
e riusciranno a rinnovare ancora
il miracolo del ciclo della vita.
Buona fortuna!



La natura non ha bisogno dell’uomo.
E’ l’uomo che ha bisogno della natura!
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INVITO ALLA LENTEZZA

11 giugno 2018 ore 15:05 segnala


Oggi tutti si lamentano dello stress che la vita frenetica ci trasmette. Occorre ridimensionare questo culto della velocità, e tornare a vivere secondo ritmi più umani.



Tutti sono sempre impegnati, hanno giornate cadenzate. Corrono contro l’orologio senza sapere neppure verso dove. Si vantano di essere sempre connessi e multitasking, cioè di riuscire a fare simultaneamente male, cose che se fatte singolarmente sarebbero facilissime. Pensano di essere più produttivi se rispondono alle mail mentre parlano al telefono, o se ascoltano la tv mentre mangiano e mandano sms.



Forse hanno ragione anche gli amici dello Slow food. Basta con questi fast food! Bisognerebbe riappropriarsi del nostro tempo. Apprezzare anche i momenti di vuoto. Non riempire a tutti i costi i momenti di attesa. Dedicare più tempo alle relazioni. Non considerare tempo perso quello speso per scriversi, ad esempio. Non farlo in maniera sbrigativa, ritrovare il gusto della parola appropriata, della frase giusta al momento giusto.



Pochissimi riescono a prendere le distanze da questa nevrosi. Fermarsi, rilassarsi, respirare e ritornare a vivere a ritmi più lenti, quelli eterni della natura. Ad avere degli obiettivi propri, personali, non imposti dalle mode o condizionati dalle tendenze del momento. Quasi nessuno riesce a tornare ad essere padrone del suo tempo e non schiavo dell’orologio. Nessuno riesce a sottrarsi e dimenticare la competizione a cui siamo costretti e che è causa di tanti malesseri psicosomatici.



Inseguono tutti il Dio denaro senza accorgersi di stare, nel frattempo, sprecando la propria vita. La propria giovinezza. Il proprio tempo, che è limitato per definizione. Non si accorgono di stare rinunciando alla possibilità di dedicarsi ai propri affetti, di coltivare le amicizie, i propri hobbies, gli interessi più veri, a stimolare tutti i sensi.

Perché il tempo non si misura solo in ore e minuti, in giorni o mesi, ma anche in emozioni vissute e assaporate con la giusta calma.
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SENZA CONFINI

09 giugno 2018 ore 20:47 segnala


Forse sembrerò snob.
Forse mi diranno che sono razzista o classista.
Non so se quello che sto per dire sia di destra o di sinistra.
Credo che sia semplicemente un’analisi obiettiva della realtà.



Gli esseri umani non sono tutti uguali.
Hanno diversi percorsi alle spalle e diverse aspettative per il futuro. Hanno diversi bisogni e diversi obiettivi. C’è chi ritiene che sia per lui appagante una partita di pallone, una frittatona di cipolle con rutto libero ed una scopata come diceva Fantozzi. E poi ci sono quelli che hanno aspettative diverse, sensibilità più sottili, interrogativi più profondi, tormenti interiori, che si augura di poter condividere con chi sente suoi simili. Per instaurare una comunicazione vera, profonda, non superficiale.



Tempo fa lessi un libro che descriveva le diverse reazioni che avevano i pochi superstiti di un terribile incidente aereo. Non appena approdati, con mille difficoltà, su un’isola deserta, avevano tutti le stesse urgenze: acqua, cibo, un posto dove dormire. Ma quando questa convivenza forzata si protrasse nei giorni si formarono diversi gruppetti perché, anche in una situazione così estrema, i bisogni si differenziavano presto e c’era anche chi sentiva il bisogno di parlare di filosofia e di astrarsi da un contesto così pedestre.



Alla luce di queste constatazioni, io sento il bisogno sempre più pressante di differenziare le tipologie di utenti della chat. Non parlo assolutamente di una differenziazione per etnie o per ceto sociale. Ma di poter trovare e farsi trovare da chi ci assomiglia davvero. E’ evidente ed innegabile che ci sono tanti utenti, uomini e donne, che confondono la chat per una agenzia matrimoniale o addirittura per un bordello.



Eppure non credo di essere il solo (e soprattutto me lo auguro) che speri di poter usare la chat in un modo diverso. Parecchi anni fa, su ICQ e Atlantide (qualcuno se le ricorderà) ho avuto la fortuna di entrare in contatto con persone stupende anche di altri continenti, dalle quali ho appreso molto. Queste chat davano la possibilità di fare una ricerca più mirata includendo l’orientamento politico e la scelta del credo religioso. E mille altri parametri.
Per poter comunicare le proprie esperienze, per poter parlare con chi condivide i nostri stessi interessi: letteratura, arte, musica, ecologia, viaggi, per esempio. Così come ci può essere chi preferisce parlare di gossip, di tv o di calcio. Magari anche con persone lontane, di entrambi i sessi. Anche molto distanti, perché no?
Il fascino di internet è proprio quello di non avere confini.



E questo, secondo me, è possibile solo creando un motore di ricerca interno che consenta di selezionare l’interlocutore non in base ad una foto, allo stato civile o all’età. Questi sono assolutamente marginali per poter chattare con qualcuno, ma sono utili solo a chi sta cercando un partner. Se si ha un argomento in comune, si può benissimo chattare anche con una persona orrenda, sposata e che non ha la nostra stessa età! (Ciò non toglie che ci sia anche la possibilità di trovare l’anima gemella attraverso una chat.) Sarebbe così possibile scegliere un interlocutore in base al suo vissuto, alle sue esperienze, ai suoi interessi, alle sue competenze, al suo livello culturale. Qualcuno dal quale potremmo anche apprendere qualcosa, e che non si trovi qui solo per accoppiarsi alla cieca.

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« video » Forse sembrerò snob. Forse mi diranno che sono razzista o classista. Non so se quello che sto per dire sia di destra o di sinistra. Credo che sia semplicemente un’analisi obiettiva della realtà. « immagine » Gli esseri umani non sono tutti uguali. Hanno diversi percorsi alle sp...
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ERIC CLAPTON

06 giugno 2018 ore 13:49 segnala


Ho sempre amato le biografie. Dalle vicende che hanno segnato la vita di un artista, non parlo del gossip, si può spesso trovare la chiave di lettura delle sue opere. Di Eric Clapton conoscevo qualcosa, in particolare la morte orrenda del figlio, avuto con l’attrice Lory Del Santo, volato giù da un grattacielo all’età di soli quattro anni. Ma non potevo mai immaginare tutto quello che viene rivelato nel film-documentario “Life in 12 bars”



Contrariamente a tanti altri film incentrati sulla vita di un musicista, qui la musica lascia spazio al racconto, quasi una confessione psicanalitica che, andando avanti, assume i toni della tragedia. Il chitarrista bianco più famoso del mondo ebbe il primo impatto con i drammi che avrebbero contraddistinto la sua esistenza a soli nove anni, quando scoprì di essere figlio della sorella maggiore e che coloro che credeva i suoi genitori erano in realtà i suoi nonni.



Ci troviamo di fronte a chi ha scritto la storia del rock e del blues, eppure è sempre la pista emozionale a prendere il sopravvento nel corso della narrazione. Si passa dalla tormentata storia d’amore con colei che era la moglie dell’amico George Harrison, alla morte dell’anima gemella musicale, Jimi Hendrix, al tunnel dell’eroina fino al già citato dramma del figlio Conor.



La carriera musicale e la vita privata di Clapton vengono ricordate anche grazie a materiale amatoriale messo a disposizione dell’artista. Si raccontano gli inizi con i Cream e le successive collaborazioni con i più grandi del rock a cominciare dai Beatles, fino ai successi da solista. Il tutto intervallato dall’abbrutimento per la dipendenza dall’alcool e dal rapporto conflittuale con la madre con scontri ed umiliazioni indescrivibili subite anche in età adulta.



Fortuna che nel finale si vede un barlume di speranza con la sua iniziativa di creare un centro di recupero per tossicodipendenti.



La musica ha ancora bisogno di Slow Hand !
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