UN UFO – sembra plastica -

19 maggio 2019 ore 00:03 segnala


Senti, amico mio, ci hai mai pensato?
Cosa ti intriga di più in una relazione?
Le labbra, i fianchi, il profumo di bucato?
Cosa ti attira, seducente, verso nuove persone?
Ok, ho capito, tu stai pensando al sesso.
Ti sembrerò un ufo, ma per me non è lo stesso !



Quello che più mi attrae, e mi da foga,
mi prende e, in qualche modo, mi droga
è quando, in una storia, al cuore bussano le emozioni.
La comunicazione umana. La più bella delle attrazioni.
Quella rara alchimia che si crea, quasi un bolero,
che ci regala la pelle d’oca. Raccontarsi per davvero.

Superare ingannevoli parvenze in via definitiva.
Quando e se, a gettare ogni maschera, si arriva.

Quel desiderio di voler conoscere della sua vita, tutto.
La fiducia che ci spinge a raccontarle di noi, fino al frutto.
La speranza di poterla incontrare ancora. Inviarle messaggini.
L’impressione e la voglia di averla già conosciuta, fin da bambini.
Avvertire anche da parte sua, partecipazione ed interesse autentico.
Trovare logico anteporre le sue esigenze. Delle mie, io mi dimentico!

Liberarsi dei ruoli e di tutto ciò che appariva.
Quando e se, a gettare ogni maschera, si arriva.

L’assoluta mancanza di imbarazzo, quando siamo in sua compagnia.
La sensazione di essere nel posto giusto. Con lei, scoprire l’anarchia.
Entrare in contatto con la sua anima, profondamente.
Sentirsi capiti anche se non parliamo. Apprezzati veramente.
Arrivare a scordarsi la fretta, gli impegni, per restare abbracciati.
Sentirsi davanti al partner piacevolmente disarmati.

Il coraggio di essere se stessi. Non stare sulla difensiva.
Quando e se, a gettare ogni maschera, si arriva.

Le rare volte in cui questa magia si realizza e viene corrisposta,
forse puoi credere di avere raggiunto per l’amore il nullaosta.
Il sesso può esser coinvolgente solo dopo questa fascinazione,
questo percorso di conoscenza reciproca, che ti fa star benone.
Non devi aver paura d’essere emotivo, altrimenti è solo ginnastica.
E, al confronto, non aggiunge neanche tanto. Sembra plastica.

Occorre ritrovare il piacere dell’autenticità, di una vita viva.
Quando e se, a gettare ogni maschera, si arriva.
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UN TIMIDO – il profumo dell’anima -

15 maggio 2019 ore 13:33 segnala
Il suo profumo mi colpì ancor prima di vederla.
Era di quelli che non scordi neppure co’ una sberla.
O era proprio il suo odore a piacermi? Mi chiesi.
Il profumo dell’anima. Fu nella piazza centrale a Jesi.
Lei era giovane, minuta, con una felpa color pesca.
Gustava, tutta sola, un cono alla mandorla fresca.

Pensai: è fatta solo per me, ne sono certo !
Ma non sapevo come avvicinarla, così, all’aperto.
Non sono uno di quelli che ci provano con tutte:
giovani, vecchie, magre, grasse, belle, brutte.
Ma lei aveva qualcosa di speciale e più la osservavo
più la desideravo, la sentivo mia. Mi innamoravo.

Ero alla fermata del bus proprio a due passi da lei.
Ma – pensai - di sicuro tutti i miei programmi cambierei
pur di riuscire a baciarla. E se poi mi trema la voce?
No, sarebbe una figura di merda veramente atroce.
E se poi si accorge che mi sudano le mani?
O magari non le piace la mia maglietta Armani?

E se poi il silenzio ci separa e crea imbarazzo?
Forse era meglio quella che incontrai ad Arezzo.
Ma no, anche quella non riuscii ad avvicinare.
Il problema sono io. Perché non so recitare
come fanno tutti i miei amici. Bisogna bluffare,
fingere, atteggiarsi e in bilico sulla fune, posare.

Ecco, si volta verso me, ma davvero non capisco
se mi guarda o ammira soltanto quell’ibisco.
E poi sono così imbranato che non so ballare.
Le donne amano essere al centro della scena. Danzare.
Non sarò mai all’altezza della situazione !
Che sfiga. E’ un fatto innato, di predisposizione.

Intanto, con mia sorpresa, l’autobus lo prese lei
in compagnia di uno pieno di tatuaggi e orrendi nei.
Pensai: sicuramente la incontrerò anche domani.
Non fu così. Anche se cambiai la mia maglietta Armani.
Insieme a tante, rimase un sogno, un miraggio, una visione.
Ma giuro che le avrei regalato anche una pelliccia di visone.

Ora dormo sulla collina e mi tormentano i rimpianti
per ciò che non riuscivo a vivere ed affogavo nel chianti.
Timidi, non fate come me. Lanciatevi, coraggio, osate !
Siate voi stessi. Ogni stupida incertezza abbandonate
perché la vita è breve. Fugge. Non fatevi mettere da parte.
Se lo volete davvero, potete arrivare anche su Marte.


© Tutti i diritti riservati.



LINK FASCISTI SU MARTE GUZZANTI

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Il suo profumo mi colpì ancor prima di vederla. Era di quelli che non scordi neppure co’ una sberla. O era proprio il suo odore a piacermi? Mi chiesi. Il profumo dell’anima. Fu nella piazza centrale a Jesi. Lei era giovane, minuta, con una felpa color pesca Gustava, tutta sola, un cono alla...
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NON E’ UN CARGO – affogato al caffè -

12 maggio 2019 ore 23:00 segnala


Cos’è l’umanità? Non è difficile da capire !
Almeno così pensavo, prima di fuggire
da quell’inferno che ho trovato in Libia
dove mi hanno fratturato anche una tibia.
Dicevo: son certo, in Italia ci aiuteranno
non appena questo barcone localizzeranno.

A un naufrago non si nega un soccorso.
Non c’è bisogno di vincere un concorso,
è lampante, noto fin dalla notte dei tempi.
Una vita viene prima. Potrei fare cento esempi.
Si sa, è consuetudine di chi va per mare.
Per salvare un solo uomo si facevano le gare !

E’ vero, forse non sarà scritto ma vale più di mille codici.
Si chiama solidarietà, empatia. Non eravamo in dodici
ma più di cento, per giorni e giorni in mare aperto, in avaria.
Imbarcavamo acqua, mentre gli ipocriti recitavano l’Ave Maria
invece di aiutarci. Arrivavano divieti dalla guardia costiera,
a debita distanza. E quelli si bagnavano all’acquasantiera.



L’attesa fu lunghissima. Ricordo, ebbi più di un miraggio.
Ma giuro, non l’immaginavo così la fine del mio viaggio.
Voi, davanti alla tv, non avete idea da dove noi veniamo.
Ma non credete anche voi, che siam tutti figli di Abramo?
Donne, bambini, dispersi. Per voi non cambia niente.
Non vi tocca. Non tendete una mano all’altra gente.

Ora dormo sulla collina. Passammo tanti giorni al largo,
col vento e la tempesta. Eppure non era solo un cargo.
Quando il barcone affondò pensai che infondo,
il peggio, ma avevo visto anch’io un pezzo di mondo.
I cadaveri galleggiavano lividi, in balia delle onde,
ma non avremmo mai e poi mai visto le sponde.

Lorsignori mi perdoneranno l’interruzione, ahimè !
Continuate pure a gustare il vostro affogato al caffè.


© Tutti i diritti riservati.
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« video » Cos’è l’umanità? Non è difficile da capire ! Almeno lo pensavo, prima di fuggire da quell’inferno che ho trovato in Libia dove mi hanno fratturato anche una tibia. Dicevo: son certo, in Italia ci aiuteranno non appena questo barcone localizzeranno. A un naufrago non si nega un soccor...
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LE CANZONI SONO DIPINTI – brividi vissuti -

10 maggio 2019 ore 16:03 segnala


Vanno, vengono, ogni tanto si fermano
e noi continuiamo a limarle. Molte altre si scordano.
Le canzoni hanno vita propria, hanno un cuore.
Si disfano e si formano anche senza il loro autore.
Sono un puzzle di parole, uno spartito, un mix di note
ed ecco che cominciano a volare sulle valli più remote.

Poi entrano nelle case, nei negozi, te le senti addosso
girano per le strade, non rispettano neanche il rosso
perché sono libere e selvagge quanto un gatto.
Dicono: degli stop, delle barriere, me ne sbatto !
Di sicuro le canzoni sono qualcosa di impalpabile,
eppure le ricordano in milioni, quasi fossero favole.

Le peggiori sono soltanto un banale ritornello: trallallà
Ad altre bastano due accordi, una pennellata e voilà
ti sembra di ammirare un quadro ad olio, e voli lontano.
Che stile infantile ! Vorresti averlo scritto tu, quel brano
per quanto è semplice e lineare, eppure inarrivabile,
perfetto, poetico, autentico. Magari fossi così abile !

Oppure hanno uno stile ermetico, irreale, simbolista,
ti sembra una visione, ma non è mai una svista.
Una canzone è come un dipinto, in grado di evocare
quel che ognuno sente ma non saprà mai esternare.
Può fare gruppo, certe notti, tutti insieme al bar Mario
o farti tanta compagnia quando sei triste e solitario.

Alcune sono composte da due soli accordi: re e la,
e hanno una marcia in più, il genio sta nella semplicità.
Le canzoni si aspettano per mesi, come le cicogne,
ma proprio mai vengono annunciate dalle zampogne.
Infatti bisogna saperle scovare, sono come leggende,
hanno una rara capacità di sintesi, che ti sorprende.

Una canzone ci sopravvive e parla di noi, come per magia.
E’ illuminante. A volte può far guarire, serve come terapia.
Forse il termine italiano è troppo riduttivo: canzoni.
Basta dire che alcune hanno guidato le rivoluzioni !
Ti possono commuovere, esaltare, far pensare.
Colpire nel profondo, affascinarti, farti sognare.

Altre hanno un ritmo irresistibile, così travolgente
che ti spinge a ballare, anche se ti fa male un dente.
Alcune raccontano storie vere, aspre. Di brividi vissuti.
Altre hanno aiutato le masse alla conquista dei diritti.
Ma di certo lo senti se una canzone è scritta col cuore
perché allora ti regala la pelle d’oca, e più non muore.




© Tutti i diritti riservati.
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« video » Vanno, vengono, ogni tanto si fermano e noi continuiamo a limarle. Molte altre si scordano. Le canzoni hanno vita propria, hanno un cuore. Si disfano e si formano anche senza il loro autore. Sono un puzzle di parole, uno spartito, un mix di note ed ecco che cominciano a volare sulle...
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YES MAN - la cascina -

08 maggio 2019 ore 22:04 segnala


Ti sei mai chiesto cosa ci fosse una volta qui ?
Proprio dove ora ci sono i bagni e tu fai la pipì.
Prima che costruissero il tuo megastore adorato
un uomo qui ci è morto - l’avresti immaginato? -
per colpa di quel progresso che tutti ci calpesta.
Non guarda in faccia nessuno e sempre fa la cresta

su tutto e tutti. Bisogna raggiungere gli esempi,
produrre, consumare, essere al passo con i tempi.
Tutti in coda gli yes man, a subire ed applicare
norme disumane. L’imperativo è unico, guadagnare.
Mi fecero allentanti promesse, mutui, ogni tipo di trappola.
Ma io volevo solo la terra, il camino e la mia coppola.



Ti ricordi quel sentiero che portava a una cascina?
Era tutto ciò che avevo, nel pollaio gallo e gallina
Ma purtroppo, un brutto giorno, le ruspe mi mandarono
Fu per ordine del prefetto. Pure il detonatore portarono,
rasero al suolo tutto: gli attrezzi, l’orto, i ricordi di Pina mia
le forme di formaggio, il gatto. Si portarono pure la sangria.

Ora voi passeggiate nella galleria tutti eleganti
fra occasioni, saldi, offerte e vetrine scintillanti.
Vorrei che sapeste che quest’uomo più non ara.
Vorrei che capiste che camminate su una bara.
Su un teschio bastonato e rapinato senza pietà.
Nonostante fosse vecchio più del loro caro papà.

Ora dormo sulla collina. Aspetto l’imbrunire
per vedere tramontare il sol dell’avvenire.
Quel simbolo mi somigliava, la falce ed il martello.
Li usavo sempre nei campi, insieme a mio fratello.
E’ stato tutta la mia vita, la sola e unica dottrina.
Profumava di onestà. Oggi va di moda la rapina.
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« video » Ti sei mai chiesto cosa ci fosse una volta qui ? Proprio dove ora ci sono i bagni e tu fai la pipì. Prima che costruissero il tuo megastore adorato un uomo qui ci è morto - l’avresti immaginato? - per colpa di quel progresso che tutti ci calpesta. Non guarda in faccia nessuno e sempre...
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LE EVASIONI – dark song –

07 maggio 2019 ore 00:55 segnala


Ricordo che di te mi innamorai a prima vista.
D’istinto, non appena ti vidi correre in pista.
Tu non eri mai depressa nè lunatica.
Ti bastava un colpo secco con la natica
a tutti i problemi e alle amarezze.
Chi può dimenticar le tue prodezze?

Qualcuno dice che tu mi hai stregato,
perchè mi lasciasti di stucco, senza fiato
quella notte ballando nuda in spiaggia, al falò
finchè qualcuno, urlando, la polizia chiamò.
Accusa: atti osceni in luogo pubblico.
Te ne fregavi anche del credo cattolico.

Quella notte c’era una musica ossessiva
e tu mi scioccasti, mi portasti alla deriva.
Con te io non avevo più alcuna volontà,
mi dominavi completamente. Eri senza pietà.
Sapevi che ti avrei seguita ovunque.
Mi facevi evadere dalla noia, comunque.

Poi un giorno ti inventasti quel furto alla Coop
che, è ovvio, si rivelò solo un grosso flop.
Dicesti: stai tranquillo, ho studiato tutto io !
E invece poi sbagliasti ogni cosa, santo Dio.
La commessa capì che la pistola era ad acqua.
Se non ricordo male era il giorno prima di Pasqua.

E ancora proprio ieri: Stavolta è quella giusta,
vedrai che ogni cosa si risolve, si aggiusta !
Avevi preso di mira uno sportello bancomat.
Dicesti: stai pronto a brindare, sarà un festival !
Ascoltami bene, lo assalteremo con il lanciafiamme.
E invece ustionasti solo due bambini con le mamme.



Ora per colpa tua siamo finiti qui, in prigione,
anche se io continuo sempre a darti ragione.
Oggi mi hai passato un bigliettino di nascosto.
E’ un piano dettagliato per evadere ad agosto.
Tu mi hai guidato in un luogo chiamato inferno.
Eppure, te lo giuro, con te ci rimarrei in eterno.


© Tutti i diritti riservati.
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« video » Ricordo che di te mi innamorai a prima vista. D’istinto, non appena ti vidi correre in pista. Tu non eri mai depressa nè lunatica. Ti bastava un colpo secco con la natica a tutti i problemi e alle amarezze. Chi può dimenticar le tue prodezze? Qualcuno dice che tu mi hai stregato, perc...
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DOVE CURVA IL FIUME - solchi nell’anima -

04 maggio 2019 ore 19:02 segnala
Lo so, sedici anni a voi sembrano pochi
e invece già non è più tempo per i giochi.
Quando il mondo, feroce, ti getta in faccia
la sua merda, e nessuno mai ti abbraccia.
I soldi non ci sono e ti dicono: sei diversa.
Cerchi di stare al passo, ma ti senti persa.

Mio padre non lo vedevo mai, e forse è meglio.
La sera temevo anche di trovarlo sveglio
perché si ubriacava e picchiava mia madre
e ci faceva sentire braccate, come due ladre.
Dopo che in tanti ti hanno maltrattata, usata,
calpestata, offesa, insultata, derisa, umiliata,

tutto questo ti scava dentro. E' inutile negare,
anche se io mi ero specializzata ad abbozzare.
Per gli amici ero sfigata perché non vestivo firmato.
Una volta si divertirono perfino a tendermi un agguato.
Ero il loro zimbello, mi sentivo come un campo arato,
piena di solchi profondi che niente avrebbe mai colmato.



E così mia madre mi costrinse anche ad abortire.
La gente parla! E non avevo altra scelta che annuire.
Ma quando mi ritrovai fra le mani quella creatura
non feci neppure a tempo a dirgli che la vita è dura
perché, poverino, lui la vita non la vivrà mai
e l’hai deciso tu, invece che portarlo alle Hawaii !

Quella notte il peso del rimorso era troppo grande,
c’era un freddo assurdo ed ero stordita da mille domande.
E quando raggiunsi un angolo dove curva il fiume,
mi tuffai nella corrente e mi confusi a quel lerciume.
Finalmente ero soltanto un’anima e non più un volto
da truccare in modo grottesco per piacere ad uno stolto.

Ora dormo sulla collina. Avrò finalmente serenità.
Il gatto non l'ho affidato a nessuno, so che se la caverà.
Questo biglietto di scuse al mondo lo porto via con me.
A chi sarebbe importato di leggerlo, diciamolo, ahimè!?
Anzi, sai che faccio? Ecco, sotto questa pietra, lo lascio qua.
Chissà se, dopo la morte, qualcuno di Vera si accorgerà !


© Tutti i diritti riservati.

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Lo so, sedici anni a voi sembrano pochi e invece già non è più tempo per i giochi. Quando il mondo, feroce, ti getta in faccia la sua merda, e nessuno mai ti abbraccia. I soldi non ci sono e ti dicono: sei diversa. Cerchi di stare al passo, ma ti senti persa. Mio padre non lo vedevo mai, e forse è...
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QUAND’ERO VECCHIO - inno alla vita –

01 maggio 2019 ore 02:11 segnala
Ricordo che quand’ero vecchio
non mi guardavo più allo specchio.
Le rughe mi mettevano tristezza.
Più nessuno mi faceva una carezza.
La solitudine era la mia compagna.
A marzo mi morì pure la cagna.

Le giornate erano troppo lunghe.
Mi aggiravo perso, come nelle giungle.
Non avevo più hobby né interessi,
a parte il calcio e i gol di Lionel Messi.
Vivevo di abitudini e monotonia,
quasi stessi aspettando una magìa.

Le tristi serate non finivano mai.
Mi addormentavo coi programmi della Rai.
A tavola apparecchiavo sempre per due,
come in un sogno, l’asino che aspetta il bue.
Speravo nell’arrivo di una donna
ma forse desideravo solo la sua gonna.

Proprio non capivo che da pensionato
ero finalmente libero, un uomo realizzato
e potevo scegliere. Godermi le amicizie
organizzare le giornate, nonostante la calvizie.
Ma un pensiero mi inseguiva notte e giorno.
Di avere, ormai, terra bruciata tutto intorno.



Sentivo nostalgia, rimpiangevo i giorni andati.
E non mi accorgevo che mi sarebbero bastati
quelli da vivere, per riscattarmi ed essere appagato.
Mentre da giovane mi sentivo impedito, frenato
perché avevo dietro, troppe vipere ed impegni
ed ero schiavo di rate, bonifici ed assegni.

Dicevo, ormai mi resta poco, sono al tramonto.
L’ottimismo mi sembrava falso. Quasi un affronto.
Credevo di avere ancora poco da vivere.
Mi sembrava folle chi andava a convivere.
Poi, invece, son passati più di vent’anni
e non ho avuto neanche tanti malanni.

Potevo, ad esempio, dedicarmi a una vena artistica
Tutti, da ragazzi, avevamo un’ambizione mistica.
Un sogno: musica, poesia, fotografia, pittura,
che poi abbiamo accantonato, come anche la lettura,
per inseguire gli obiettivi che ci impongono.
Si, li ho rincorsi anch’io e non me lo perdono.

Ora dormo sulla collina. Conto i fili d’erba.
Non posso neanche fare un cruciverba.
Pensavo di esser vecchio e povero
perché non conoscevo ancora questo ricovero.
Oggi, anche senza soldi, comincerei a viaggiare.
Sempre meglio che restare chiusi nelle bare !


© Tutti i diritti riservati.

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Ricordo che quand’ero vecchio non mi guardavo più allo specchio. Le rughe mi mettevano tristezza. Più nessuno mi faceva una carezza. La solitudine era la mia compagna. A marzo mi morì pure la cagna. Le giornate erano troppo lunghe. Mi aggiravo perso, come nelle giungle. Non avevo più hobby né...
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LE JENE, STRISCIA E LE PECORE

29 aprile 2019 ore 00:49 segnala
Questo post è dedicato espressamente a quel gregge di pecore, inguaribili teledipendenti e che, come aggravante, predilige i canali Mediaset. Ed in particolare i programmi “Le jene” e “Striscia la notizia” convinti che siano entrambi paladini della trasparenza, della correttezza e della legalità.
Vi faccio solo una riflessione: ma vi sembra possibile che entrambi i programmi non abbiano sentito il bisogno di un approfondimento, di uno straccio di servizio sulla triste e misteriosa fine di Imane Fadil, la modella marocchina supertestimone al processo Ruby? Possibile che si occupino solo di casi marginali, purchè siano pruriginosi e voi continuiate a dirvi convinti che quella sia l’informazione più cristallina oggi presente in Italia, solo perché finge di essere d’assalto?



La verità è che è solo un’informazione imbavagliata ma ben mascherata perché fatta sotto forma di spettacolo con ragazze sculettanti, apparente grinta contro gli inquisiti e tanti applausi finti. Ma la colpa principale rimane vostra, pecore, perché non esiste un truffatore senza la complicità, sebbene ignorante o inconscia, del truffato !
Sembra incredibile, ma evidentemente avete bisogno di qualcuno che vi dica, vi faccia capire che del caso di Imane Fadil, come di tanti altri casi scomodi per il padrone, non si occupano perché queste sono le disposizioni che arrivano da Berlusconi che ha sempre utilizzato i suoi media per disinformare gli italiani a cominciare dal licenziamento di Indro Montanelli, o dall’allontanamento di Biagi, Santoro e Luttazzi.

E ora continuate a brucare, pecore !
Ma belate in silenzio, caso mai disturbate il padrone !

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Questo post è dedicato espressamente a quel gregge di pecore, inguaribili teledipendenti e che, come aggravante, predilige i canali Mediaset. Ed in particolare i programmi “Le jene” e “Striscia la notizia” convinti che siano entrambi paladini della trasparenza, della correttezza e della...
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LO STATO PATRIMONIALE – qualcosa che ci arricchisca -

25 aprile 2019 ore 03:29 segnala


Leggo in molti post, di ragazze e donne che si lamentano del livello pedestre e ripetitivo di molte domande troppo spesso rivolte loro in chat. Conoscendo gli appartenenti al genere maschile ci credo, senza dubbio. Eppure la mia esperienza mi dice che anche il genere femminile non ha molti argomenti, molte idee sulle quali “confrontarsi”.
Ecco la lista delle domande che mi sento rivolgere più di frequente:
1 - “Hai foto?”
2 - “Sei sposato?”
3 - “Hai facebook?”
4 - “Ho capito che tipo sei !” Quasi volessero a tutti i costi inquadrarti in uno stereotipo, codificarti secondo schemi preconfezionati. Siamo tutti unici ed irripetibili, nel bene e nel male, difficile è avere la pazienza necessaria a comprendersi reciprocamente !
5 - Poi ci sono quelle che ad un civilissimo messaggio, non danno alcuna risposta, per cui viene da chiedersi perché diavolo siano qui. Forse cercano proprio quello che dicono di voler evitare? Cioè un uomo volgare, violento, aggressivo. Credo proprio che in tanti abbiano completamente equivocato il significato di una chat.
6 - Infine, ciliegina sulla torta, ci sono quelle che, con complessi giri di parole, mirano a quantificare il tuo stato patrimoniale, ad intuire l’entità del tuo estratto conto dimostrando di voler ridurre una relazione sentimentale ad un contratto. E, fra tutte, mi sembrano davvero le peggiori! Non lo trovo molto “spirituale”. Ma è così difficile da capire? Non siamo qui per sposarci domani ! Lo so, potrebbe anche accadere, ma questo dovrebbe essere un luogo di incontro, interazione, confronto, dove possibilmente apprendere anche, dai profili degli altri, qualcosa che ci arricchisca, sì, ma non da un punto di vista economico !



Quando si passa all'incontro di persona, inoltre, se da una parte detesto le domande impiccione perché sono riservato e non perché ho qualcosa da nascondere, dall’altra parte adoro le domande. Perché rivelano un interesse per l’altro, per il suo universo. Perché ciascuno di noi è un universo.
Invece la maggior parte delle donne parla soltanto. Parla all’infinito, quasi avesse paura del silenzio. Ho il sospetto che alcune di loro dimentica perfino di avere un interlocutore accanto! La verità è che siamo tutti concentrati su noi stessi. Nessuno sa ascoltare veramente !
Ed infatti, purtroppo ne ho incontrate di donne piene di sè che sono solo in cerca di un palcoscenico sul quale esibirsi e che non si abbassano neppure a farti la domanda più banale che ti dia la vaga sensazione se non l’illusione di essere interessate anche un po’ a te e non soltanto allo specchio che riflette la loro immagine!
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« video » Leggo in molti post, di ragazze e donne che si lamentano del livello pedestre e ripetitivo di molte domande troppo spesso rivolte loro in chat. Conoscendo gli appartenenti al genere maschile ci credo, senza dubbio. Eppure la mia esperienza mi dice che anche il genere femminile non ha mo...
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