I MEDIOCRI AL POTERE

20 gennaio 2018 ore 01:27 segnala


Da un paese che ha eletto a gran vecchio saggio Lino Banfi, miracolosamente rivalutato.
Da un paese che ha affidato la divulgazione della cultura a Roberto Giacobbo, uno che confonde un mago con uno scienziato.
Da un paese dove si fa la coda per vedere i cinepanettoni e altre porcate di pari livello.
Da un paese che è arrivato a cancellare Daniele Luttazzi dai propri palinsesti.

Da un paese che propone come ambasciatrice della propria musica all’estero Laura Pausini, una che non ha né talento, né spessore, né pathos.
Da un paese che ha relegato un vero esperto di musica come Carlo Massarini nella programmazione notturna di Rai 5.
Da un paese a cui non sono bastati 40 anni di carriera per riuscire ad apprezzare la profondità di Massimo Bubola (non sai neppure chi sia, confessalo!).

Da un paese dove l’arte è costretta a farsi popolare, e quindi commerciale, perché il pubblico non ha la minima intenzione di raffinarsi e di diventare “artistico”, come diceva Oscar Wilde
Da un paese che riesce a trasformare i mediocri in idoli.
Da un paese del genere, che cosa ci possiamo aspettare ?



CON COSA POSSO TRATTENERTI ?

19 gennaio 2018 ore 16:48 segnala


Con cosa posso trattenerti?
Ti offro povere strade, tramonti disperati, la luna dei laceri sobborghi.
Ti offro l’amarezza di un uomo che ha guardato a lungo, molto a lungo, la luna solitaria.
(…..)
Ti offro il ricordo di una rosa gialla vista anni fa al tramonto, prima che tu nascessi.
Ti offro spiegazioni di te stessa, teorie su di te, notizie vere e sorprendenti al tuo riguardo.
Ti posso dare la mia solitudine, le mie tenebre, la fame del mio cuore; cerco di allettarti con l’incertezza, il pericolo, la sconfitta.

(Jorge Luis Borges)

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« immagine » Con cosa posso trattenerti? Ti offro povere strade, tramonti disperati, la luna dei laceri sobborghi. Ti offro l’amarezza di un uomo che ha guardato a lungo, molto a lungo, la luna solitaria. (…..) Ti offro il ricordo di una rosa gialla vista anni fa al tramonto, prima che tu nascess...
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UOMINI o UCCELLI ?

19 gennaio 2018 ore 13:21 segnala


La bizzarra abitudine di troppi utenti di mostrare il proprio campionario di uccelli in chat, denuncia in modo inequivocabile la consapevolezza di essere a corto (per andare larghi) di argomenti di conversazione.

Il problema è che danneggiate l’intero genere maschile, e poi ci tocca sentire: “Gli uomini sono tutti uguali” ed altre stronzate del genere !

Fortunatamente non tutti gli uomini si identificano solo con quello strumento. Io credo che un uomo sia un pochino più complesso di come lo dipingete voi e dovrebbe avere qualche sfaccettatura in più, per essere degno di rispetto !

TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO

19 gennaio 2018 ore 03:21 segnala


Cosa cerco qui?
Innanzitutto una comunicazione “umana”.
Chiunque vorrà lasciare un commento ai miei post è il benvenuto.

Paradossalmente credo che, oggi, una comunicazione umana la si possa trovare più sul web che nella realtà.
Se si riesce a superare l’imbarazzo iniziale, si corre il rischio di “inciampare” in un’anima indifesa, che si offre a te. Ed è davvero sublime, quando accade!

In realtà cerco diverse cose, è così strano?
Cerco tutto e il contrario di tutto.
Non ho un pensiero solo.
Ne ho molti, a volte anche in contraddizione fra loro !

Qualcuno diceva che le persone perfettamente coerenti, di solito arrivano a far sorgere i campi di concentramento.



Forse è meglio mantenersi incoerenti, a titolo precauzionale…

L’URNA ELETTORALE

18 gennaio 2018 ore 17:15 segnala


Se non ti interessi di politica,
sappi che la politica si interessa a te.
Da sempre!
Fin dal giorno in cui tuo padre denunciò la tua nascita.



“La rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo,
ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano.
Quella matita, più forte di qualsiasi arma,
più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello.”

Paolo Borsellino

L’AUTOESTINZIONE

17 gennaio 2018 ore 13:39 segnala


Temo che la razza umana finirà per autoestinguersi per non aver saputo limitarsi, per aver sfruttato troppo la natura.

Proprio come è già accaduto agli (ex) abitanti dell’isola di Pasqua dove arrivarono ad estirpare fino all’ultimo albero per poter trasportare le loro enormi statue in pietra.

Col risultato che oggi ci sono ancora le statue (bellissime, non è questo in discussione) ma non ci sono più gli esseri umani.

Certo, questo accadrà col tempo e noi non ci saremo già più, ma è una magra consolazione!



“Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte.” (Khalil Gibran)

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« video » Temo che la razza umana finirà per autoestinguersi per non aver saputo limitarsi, per aver sfruttato troppo la natura. Proprio come è già accaduto agli (ex) abitanti dell’isola di Pasqua dove arrivarono ad estirpare fino all’ultimo albero per poter trasportare le loro enormi statue in...
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IL MIO MECCANICO

16 gennaio 2018 ore 23:25 segnala


Uno degli innegabili vantaggi di vivere in provincia, sono i rapporti umani che si riescono ad instaurare con i nostri simili. Con tutti, perfino con un meccanico.

Anch’io ho vissuto in città e non dimentico quando, in officina, mi ricevevano in camice bianco come fossimo in una corsia d'ospedale.

E vedevo scomparire la mia vettura dietro una barriera invalicabile, oltre la quale non avrei mai potuto “assisterla” e sapere di cosa si fosse “ammalata”, se non al momento del pagamento, ovviamente!

In paese, invece, il mio meccanico di fiducia mi accoglie con un sorriso, mi rende partecipe della riparazione, mi spiega, mi propone delle alternative, mi consiglia, mi aiuta.

E tutto questo, per me, è impagabile oltre che divertente, essendo da sempre appassionato di motori!

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L’AUTENTICITA’

16 gennaio 2018 ore 17:24 segnala
Troppi anni che frequento le chat, troppe amare delusioni, troppi rimorsi, tempo sprecato.
E’ arrivato il momento di essere freddo, distaccato, selettivo!
Non mi piacciono le persone false, superficiali, che recitano una parte.
Sono complesso, impegnativo, schietto.
Amo dire e sentirmi dire le cose in faccia, anche se fanno male!



Cerco una donna profonda, che non si fermi a ciò che appare, che riesca a farmi sorridere, ma che sia anche di carattere, che sappia dominare la mia personalità, che sia capace di apprezzare un temperamento vero, ribelle e non conformista!
Perché tu non continui a vivere solo nella mia immaginazione!



Non mi fermo alle foto, l'aspetto non è importante, per me.
Lo è l'intelligenza brillante, e tanti, tanti dettagli.
Non rispondo a profili compilati appena, dove non ci sono neanche due righe che mi parlino di te, dei tuoi interessi, della tua formazione culturale.
Perché la nostra unione non sia solo un istinto animale!



Sorry, non parlo con chi non ha niente da dire.
Nonostante mi definisca interessante, sono caustico, presuntuoso ed antipatico.
Ma sono autentico!

IL RUMORE DEL SILENZIO

15 gennaio 2018 ore 15:13 segnala
Ricordi quella voglia di sentirci sempre più spesso,
quando vivevamo a quasi mille chilometri di distanza?
La nostra ansia di condividere tutto,
di raccontarci l’un l’altro, fino nell’anima.
Rivedo le foto dei nostri viaggi “on the road”
rigorosamente disorganizzati.



Rileggo le tue dediche appassionate nei miei libri:
il più bel regalo di sempre!
Risento i tuoi abbracci improvvisi,
quasi senza un motivo.
Rivedo quel filmato nel quale mi prendevi in giro,
che continua a tormentarmi.
Riascolto le canzoni che per sempre resteranno
legate al ricordo di te.



Finchè ci ritrovammo a convivere senza sapere neppure perché,
senza avere più nulla da dirci.
Come quando mi convincevi ad uscire con chiunque,
pur di evitare di restare da sola con me,
e con quei silenzi che facevano un rumore assurdo
nella testa e nel cuore.

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Quella voglia di sentirsi sempre più spesso, quando vivevamo a quasi mille chilometri di distanza. La nostra voglia di condividere tutto, di raccontarci l’un l’altro, fino nell’anima. Le foto dei nostri viaggi “on the road”. « immagine » Le tue dediche appassionate nei miei libri: il più...
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I RINGHIOSI FRATELLI D’ITALIA

14 gennaio 2018 ore 19:46 segnala
GLI italiani sono incazzati. Al saluto quotidiano - "come va?" - rispondono in genere con un secco e agro "e come vuoi che vada?". Per dire che la domanda è oziosa o perlomeno ingenua, e allude a un'opzione inesistente: cioè che, almeno per qualcuno, la vita possa andare bene.

Scelgo di dire incazzatura e non tristezza, o ira, o malinconia, perché nella sua stessa trivialità il termine descrive bene quello che non mi sembra un sentimento profondo, o un indirizzo morale, ma appena un atteggiamento, una maniera condivisa, forse una moda.
E' un'acrimonia spicciola, da spendersi ai semafori o nei caffé o all'edicola, un malumore prêt- à-porter. Un ringhio leggero, una scortesia fugace, che spesso poi svaporano, come fumi che non hanno un vero fuoco ad alimentarli. Ma destano ugualmente meraviglia in chi, curioso e bisognoso degli altri, prova a domandarsi dove, come e perché nasca questo diffuso e contagioso malanimo italiano.



Oh sì, le tasse, la criminalità, il mutuo, le grane familiari, il conto del carrozziere. Però, a meno che non si voglia pasolineggiare un tanto al chilo, si stava peggio quando si stava peggio, poche storie. Ci sono più soldi, più salute, più vacanze, forse perfino più libertà. Le case sono più grandi e accessoriate, le macchine più nuove, i lavori (non tutti) meno scemi, le mogli più belle e i mariti meno stracchi di fabbrica o di piccone, si va a Parigi e sul Mar Rosso e a sciare.

Si potrebbe supporre, allora, che al fondo dell'acredine di massa ci sia la percezione profonda, e filosofa, di quanto superficiale e fragile sia il benessere materiale, se manca la soddisfazione dell'animo. Ma no, non è così: da questo genere di conti con se stessi (dai veri "come va?" che rivolgiamo prima di tutto a noi medesimi, ogni mattina) non scaturisce, di solito, un borbottio dozzinale e genericissimo.
Il malumore italiano assomiglia piuttosto a un quotidiano "non mi date fastidio", "datemi strada", "non ho tempo da perdere", e non rimanda certo al dubbio che forse abbiamo troppo, o non abbiamo le cose che davvero servono, quanto alla frustrazione di non averne mai abbastanza, di ghingheri e di fronzoli, e di sentirci derubati dallo Stato, fregati dai colleghi, frodati dall'epoca, compressi dalla moltitudine che ci sta a gomito, e ci rovina la giacca nuova.

E' ancora il vecchio "lei non sa chi sono io", però inacidito dagli anni e gonfiato dall'aumento delle cilindrate. Un'accelerazione narcisistica però soltanto sedicente, perché a manifestarla non sono ego innamorati di sé, sicuri del proprio valore, ma al contrario ego spauriti, malmostosi, tanto più aggressivi quanto sconosciuti a se stessi, puntellati da piccole paranoie bipartisan (l'invasione islamica e l'irruzione della Finanza, la moda del salutismo e quella della mangioneria, il comunismo e il berlusconismo).
Mai tanta fitness praticata, mai tanti umori laschi. Mai tante lampade accese, mai tante espressioni scure.



Io che sono spesso di ottimo umore (non è un merito) e spesso gentile (è un merito, e soprattutto un grande sforzo, in questo paese), davvero non saprei che cosa suggerire, ai tanti connazionali incazzati per decreto, per vezzo, per bullaggine, per incapacità di respirare forte e meglio. Se non una cosa: che la domanda "come va?" è troppo seria e impegnativa per liquidarla con un ghigno superficiale. Risponderle assecondando il malumore di un risveglio, o il malditesta di un mattino, è, in questa fetta di mondo, perfettamente immorale. Le condizioni di miseria e fame, di dittatura e guerra, di odio e sopraffazione che davvero abbrunano le facce di altre contrade, trasformano il nostro malumore collettivo in un indecente birignao, roba da commedia dell'arte con pochissima arte. E' una cattiveria affettata, la nostra, un lusso indecente, davvero da ricchi viziati.

Non si può certo simulare felicità. Quando qualcuno ha provato a imporla per legge, la felicità, ha prodotto solo un diluvio di ipocrisia e di sangue. (La felicità e l'infelicità sono dati personalissimi, basterebbe la legge sulla privacy a imporre di non nominarle mai in pubblico, né sull'agorà né sotto l'ombrellone). Ma la gentilezza, e la gratitudine per il gran culo che abbiamo avuto nascendo qui e non là, avendo a portata di mano l'Umbria e non il Ruanda, Michelangelo e non le bidonville, quelle sì che potremmo provare a praticarle. E magari soltanto a recitarle, all' occorrenza, visto che anche quella dell'incazzatura è soprattutto una recita, la grande recita italiana di questo scorcio d'epoca.

MICHELE SERRA
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GLI italiani sono incazzati. Al saluto quotidiano - "come va?" - rispondono in genere con un secco e agro "e come vuoi che vada?". Per dire che la domanda è oziosa o perlomeno ingenua, e allude a un'opzione inesistente: cioè che, almeno per qualcuno, la vita possa andare bene. Scelgo di dire...
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14/01/2018 19:46:48
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