IL SALE DELLA VITA

22 agosto 2018 ore 07:30 segnala


Ti sei mai chiesto perché i più preferiscono avere delle abitudini, anziché improvvisare liberamente la loro esistenza?
Ripetono ogni giorno le stesse identiche azioni fino alla nausea, invischiati nella routine, fino ad diventarne completamente schiavi?
Ma è semplice! Solo perché tutto ciò è rassicurante. Sicuramente meno rischioso che sperimentare nuove strade, mettersi in gioco, seguire ciò che ci affascina davvero senza fare nessun calcolo.



Per averne conferma, basta osservare un bambino quando si affaccia alla vita, quando muove i primi passi nella sua stanzetta, in un giardino o ovunque. Qualsiasi cosa lo attrae, lo affascina, lo entusiasma, semplicemente perché non la conosce! Non ha importanza se sia un pupazzo di peluche, un cartone abbandonato o una vecchia pantofola. Poi, col passare degli anni questo entusiasmo scema perché…



"....ognuno tende a costruirsi dei perimetri dentro i quali si finisce per girare come conigli impazziti, eppure rafforza anno dopo anno questi perimetri finchè diventano dei muri! Sono le abitudini. Ma chiunque resta curioso anche se non lo vuole ammettere, chiunque spera di trovare uno spiraglio nel muro con una vista che lo sorprenda. Chiunque è attirato dall'idea che ci siano altre prospettive possibili. Chiunque ne ha paura!...." (Andrea De Carlo)



Da un’azione che ho già fatto non dovrei aspettarmi nulla di negativo, di imprevisto. Ma sono proprio gli imprevisti il sale della vita!

L’osservazione più frequente a questo ragionamento è: “Ma perché cambiare? Abbiamo sempre fatto così !” E direi che si commenta da sola.



Tu che ne pensi?

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« video » Ti sei mai chiaesto perché i più preferiscono avere delle abitudini, anziché improvvisare liberamente la loro esistenza? Ripetono ogni giorno le stesse identiche azioni fino alla nausea, invischiati nella routine, fino ad diventarne completamente schiavi? Ma è semplice! Solo perché tu...
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UN BELL’APPLAUSO !

20 agosto 2018 ore 15:01 segnala


Ce lo ha insegnato la televisione. Anzi, purtroppo ce lo ha imposto da tempo. Ormai un bell’applauso non si nega a nessuno. Non ha importanza chi sia l’ospite di turno, un intellettuale o un avanzo di galera. Ed ancor meno ha importanza che cosa stia dicendo, che è un dettaglio assolutamente irrilevante.



Al termine di ciascun intervento, o meglio ad intervalli regolari, scatta implacabile l’applauso. A volte proviene da una sparuta platea di appena 20 - 30 persone, ma non può e non deve mancare mai. E viene ugualmente sottolineato dal tono solenne del conduttore di turno.



Oggi si applaude perfino ai funerali, forse per esorcizzare il momento.
Sono arrivati ad introdurli anche nei telefilm più demenziali. Un applauso, arricchito da contagiose risate preregistrate, scatta inesorabile quasi a voler ricordare allo spettatore che è arrivato il momento in cui si (dovrebbe) ridere.

Ma perché a me, invece, viene sempre più spesso da piangere ?
Mai nessuno che sappia distinguere un’autentica espressione artistica da una volgare banalità, e che trovi il coraggio di dire….

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Ce lo ha insegnato la televisione. Anzi, purtroppo ce lo ha imposto da tempo. Ormai un bell’applauso non si nega a nessuno. Non ha importanza chi sia l’ospite di turno, un intellettuale o un avanzo di galera. Ed ancor meno ha importanza che cosa stia dicendo, che è un dettaglio assolutamente...
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CALZINI BIANCHI CORTI

16 agosto 2018 ore 22:51 segnala


Sempre più spesso la cronaca ci informa di agghiaccianti casi di femminicidio. Di uomini che passano da essere (apparentemente) i migliori compagni di una donna, ad essere i loro peggiori aguzzini. E spesso anche dei propri figli!



Tutto questo è sconvolgente. E’ il sintomo di una società malata. Non c’è dubbio! Eppure forse ci sarebbe un modo per arginare il fenomeno. Invece di fare inutili e noiose tavole rotonde sull’argomento, forse basterebbe che le donne cominciassero, finalmente, a scegliere i propri uomini con più raziocinio. E meno impulsività.



Ad esempio, invece di valutare un partner dalla lunghezza o dal colore dei suoi calzini (in rete spopola la definizione di “calzini bianchi corti” come se fosse la peggiore caratteristica che un uomo possa avere, e pare che ci siano anche molte donne convinte di questo!) o dal tipo di boxer che indossa e da altre banalità del genere, forse sarebbe il caso di approfondire veramente la conoscenza, prima di sceglierlo. Ed ancor più prima di arrivare a fare dei figli insieme a lui!



Si potrebbe cominciare col valutare, ad esempio, i suoi vizi e le sue virtù oggettive. Il tuo lui beve? Fuma? Si droga? Non ha il senso della misura? Gioca d’azzardo? E’ ingordo? E’ irascibile? E’ avaro? E’ incapace di moderarsi in tutto? Lascialo subito, prima che sia troppo tardi! E non far caso al colore dei suoi calzini!



Non pensare: “Ma si, poi passerà!” “Cambierà.” “Migliorerà !” Semplicemente perché, lo sai benissimo, questo non succederà mai e poi mai. Chi è tormentato da un costante senso di insoddisfazione per ciò che ha, ed ha un bisogno sfrenato di ottenere sempre di più, difficilmente guarisce. Forse sarebbe preferibile restare un periodo da sola e aspettare un uomo che si possa davvero definire tale. Non trovi?



Donne, in fondo non è così difficile scegliere l’uomo della vostra vita. Colui che sarà capace di amarvi e rispettarvi come il primo giorno. Basta non lasciarsi suggestionare dalle mode e da mille dettagli irrilevanti. E concentrarsi su cosa conta davvero. Anche se porta i calzini bianchi con i sandali. Mai sentito parlare dei sette vizi capitali? Forse sarebbe preferibile partire da lì, nel valutare una persona!



Credo che lo stesso discorso valga quando è un uomo a scegliere la propria donna. Certi difetti non si cancellano, semmai si acuiscono! Ma forse questo non lo dovevo dire…

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TATUAGGI E FERITE

15 agosto 2018 ore 12:45 segnala


Fra la gente inseguii il tuo sguardo, che rincorreva proprio me.
Mi dicesti voglio starti accanto,
adoro ascoltarti, perdermi nei tuoi occhi.
Voglio amarti e morire di te.
Mi regalavi attimi di tenerezza.
Eri aria tersa da respirare, a pieni polmoni.

Catturerò la nostra storia, tutta in un frammento.
Capirai che non ti ho dimenticata, in un solo momento.

Con te accanto, arrivavo a tuffarmi fra la folla.
Anche per un solitario come me, era pura voluttà.
Mi sembrava che tutto il mondo ci sorridesse.
Avevamo il record mondiale di coccole, che ci importava degli altri ?
Eri terra fertile da irrigare notte e giorno.
Ci capivamo senza parlare. Le nostre anime comunicavano in silenzio.

Catturerò la nostra storia, tutta in un frammento.
Capirai che non ti ho dimenticata, in un solo momento.

Mi piaceva zittirti con un bacio, e lo adoravi anche tu.
Non riuscivo a credere che fossi toccata proprio a me.
Eri fuoco vivo che riscalda il cuore.
Averti accanto mi trasformava. Mi indicava la rotta.
Sapevi essere sensibile ma anche di carattere.
Svegliarmi e trovarti accanto nel letto, era la prosecuzione del sogno.

Catturerò la nostra storia, tutta in un frammento.
Capirai che non ti ho dimenticata, in un solo momento.



Eri acqua fresca da bere avidamente, dalle mani nude.
Ti donai il mio cuore e tu lo regalasti ad altri.
Ti affidai le chiavi della mia vita ma tu le perdesti.
Ne sono certo, l'amore puro è soltanto il primo.
Tutti gli altri servono solo
a cercare inutilmente di dimenticarti.

Catturerò la nostra storia, tutta in un frammento.
Capirai che non ti ho dimenticata, in un solo momento.

E’ proprio vero che non sono i tatuaggi
a farci male davvero.
Quelle che non rimarginano mai più
sono le ferite invisibili.
Le stesse che tu mi hai inferto
sul volto, nel cuore e nel profondo dell’anima!



Catturerò la nostra storia, tutta in un frammento.
Capirai che non ti ho dimenticata, in un solo momento.
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« video » Fra la gente inseguii il tuo sguardo, che rincorreva proprio me. Mi dicesti voglio starti accanto, adoro ascoltarti, perdermi nei tuoi occhi. Voglio amarti e morire di te. Mi regalavi attimi di tenerezza. Eri aria tersa da respirare, a pieni polmoni. Catturerò la nostra storia, tutta...
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PUZZLE DI PAROLE

12 agosto 2018 ore 21:14 segnala
Salvo rarissime eccezioni, sia sulla carta stampata che in televisione, ci stiamo ormai abituando ad un giornalismo d’assalto che ha come obiettivo non quello di informare lo spettatore, ma quello di impressionarlo, di shockarlo, di trasmettergli ansia, angoscia, insicurezza.
L’allarmismo è allargato anche alle previsioni meteo! Infatti arrivano a sorprendersi perfino che in estate faccia caldo o che in inverno possa nevicare!
Inoltre sembra che facciano a gara a chi parla più veloce. Quello che dicono è un dettaglio irrilevante. L’importante è inondare lo spettatore di parole.



E fanno interminabili tavole rotonde per dissertare su tutto. Il ricorso a frasi fatte e luoghi comuni è sempre più frequente. Il linguaggio dei cronisti rivela, anzitutto, esagerazione ed un uso monotono e ossessivo di poche espressioni.
Nell’aggressività verbale, nell’eccessivo uso di figure retoriche, nell’esagerata drammatizzazione, nell’ipocrisia di tutto ciò si cela il tentativo di spiazzare lo spettatore, di manipolarlo a piacimento.



Fra le vicende di cronaca e il dibattito politico, le parole utilizzate sono sempre più ricorrenti. Ecco alcune fra le espressioni usate più di frequente:
Voto di fiducia,
Bicameralismo perfetto,
Ballottaggio,
È giallo su,
Shock,
Al vaglio degli inquirenti,
Consulta,
Spread,
Bolla cinese,
Al secolo,
Italicum,
Allarme,
Lavoro,
Economia,
Impresa,
Sviluppo,
Mercato,
Crescita,
Crisi,
Disoccupazione,
Trasparenza,
Federalismo,
Criminalità,
Femminicidio,
In ginocchio,
Mette in luce,
Grido di allarme,
Non ha dato esito,
Cdm,
Cda,
Csm,



Sembra quasi un puzzle di parole. Non è difficile immaginare il notiziario di oggi composto dalle stesse identiche parole di quello di ieri, ma in ordine differente.
Ma quello che è più grave, è la pretesa di supportare le cazzate che stanno sostenendo, con presunte testimonianze di qualche sprovveduto passante che si limita a poche espressioni monosillabiche e sgrammaticate che dovrebbero rappresentare l’opinione della “maggioranza” degli italiani sull’argomento trattato !



Ti sei mai chiesto se non diffondano allarmi e complottismi a cazzo, proprio per nascondere gli allarmi e i complottismi reali?
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Salvo rarissime eccezioni, sia sulla carta stampata che in televisione, ci stiamo ormai abituando ad un giornalismo d’assalto che ha come obiettivo non quello di informare lo spettatore, ma quello di impressionarlo, di shockarlo, di trasmettergli ansia, angoscia, insicurezza. L’allarmismo è...
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COS’E’ LA NORMALITA' ?

09 agosto 2018 ore 23:18 segnala
In genere fingono compassione e partecipazione non appena sentono che qualcuno è stato colpito da una malattia grave, dolorosa, invalidante.
O ancor più se sentono nominare quello che per definizione è “il mare incurabile”.
Subito, il tono della loro voce si fa triste, improvvisamente recuperano una sensibilità e una profondità d’animo insospettate.
Alcuni arrivano anche a fare riflessioni filosofiche sul senso della vita che mai e poi mai ti saresti aspettato da loro.
Spesso arrivano a simulare anche le lacrime.
Hanno imparato a farlo. E ci riescono anche molto bene.



Chissà perché, invece, se si tratta di malattie psichiatriche, le stesse persone trattengono a stento il riso. A volte scoppiano a ridere perfino in presenza del malcapitato.
Tutta la finta sensibilità di cui sopra, svanisce improvvisamente. Non c’è niente da fare, colui che viene volgarmente definito “pazzo” suscita da sempre ilarità nella maggioranza delle persone.
I problemi mentali non ispirano alcuna solidarietà. I matti vengono emarginati da sempre. Quasi che la loro malattia fosse una colpa, oggi esattamente come ieri ed avantieri.



Perfino i parenti del malato di mente sono portati, dalla carogneria generale, a nascondere la cosa, a vergognarsene quasi.
Gli esempi noti, che riguardano personaggi celebri, sarebbero innumerevoli. Sì, perché la follia e l’ispirazione creativa sono sempre andate a braccetto. In ogni forma d’arte.
Gli scrittori Charles Baudelaire, Edgar Allan Poe, il poeta Dino Campana, il matematico premio Nobel John Nash, la scrittrice inglese Virginia Woolf, la scultrice francese Camille Claudel, i pittori Vincent Van Gogh, Edvard Munch fino alla rockstar Sinead O’Connor sono solo alcuni.



Per non parlare della marea di poveri pazzerelli anonimi che, almeno, a partire dalla legge Basaglia, non vengono più isolati dal resto del mondo e rinchiusi in strutture agghiaccianti dove, è intuitivo, non potrebbero mai e poi mai recuperare una condizione “normale”!
Ma cos’è normale?
E dove inizia un disturbo mentale!
Te lo sei mai chiesto?



Quindi, per riassumere: se ad ammalarsi è un polmone, un cuore, un intestino, si deve piangere. Se invece si ammala un cervello, si ride.
E’ questo il livello di sensibilità corrente, ancora oggi, nel terzo millennio !
Si, perché, come dice De Andrè, avere un pazzo nei paraggi serve ad esorcizzare, serve a prendere le distanze, serve a sentirsi “normali”. E questo è davvero molto, molto rassicurante.
A titolo precauzionale !
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In genere fingono compassione e partecipazione non appena sentono che qualcuno è stato colpito da una malattia grave, dolorosa, invalidante. O ancor più se sentono nominare quello che per definizione è “il mare incurabile”. Subito, il tono della loro voce si fa triste, improvvisamente recuperano...
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SUZANNE VEGA IN CONCERTO

07 agosto 2018 ore 21:48 segnala


L’occasione era davvero di quelle da non perdere, considerato il numero di artisti internazionali che arrivano in questo angolo di mondo. Il cartellone mi si parò davanti inaspettato: Suzanne Vega in concerto a pochi chilometri da casa, solo due sere dopo. Per di più, proprio in quei giorni, stavo ascoltando come in un loop, un suo pezzo scoperto da poco, che mi aveva letteralmente stregato: “Horizon” .



Suzanne Vega è una delle pochissime artiste di strada ad aver realizzato il sogno di diventare una rock star famosa. La cantautrice si esibiva, infatti, negli anni ’80, nella metropolitana di New York per pochi dollari, quando fu “scoperta” da un talent scout e si ritrovò, nel giro di poco tempo, ai vertici delle classifiche internazionali, dando inizio ad una carriera fantastica.



Si distinse subito per una forma di cantautorato folk al femminile, acustico ed elegante. I più ricorderanno questa “Tom’s dinner” eseguita completamente a cappella anche se si aveva la sensazione che fosse musicata.



Così come ricorderanno la coraggiosa “Luka”, tradotta in più lingue, che denunciava gli abusi sessuali subiti da minori. Sì, perché, anche se oggi potrà sembrare una bestemmia, non molti anni fa la musica serviva anche a questo. Aveva una funzione di denuncia sociale, scomoda ma necessaria. E fortunatamente ci sono ancora numerosi dischi a testimoniarlo, a beneficio di quei giovanissimi più desiderosi di conoscere.



Suzanne ha intrattenuto il pubblico piacevolmente, introducendo i brani con aneddoti in un inglese comprensibilissimo. Ha raccontato dei suoi personaggi che non si vedono in televisione; gente che vive ai margini della società, che lotta per cercare l’amore, per essere apprezzata e per sentirsi accettata. Ha confidato di parlare con un certo imbarazzo dell’America di oggi e soprattutto di Trump, quel presidente farsesco che si ritrovano, come spiega nell’ultimo cd dedicato tutto alla scrittrice bisessuale Carson McCullers.



Questa raffinata paroliera, dallo stile personalissimo, che le ha consentito di restare totalmente impermeabile alle mode musicali che si sono succedute, è stata anche amica di Lou Reed e Leonard Cohen, e scusate se è poco ! Questa è “The Queen and the soldier”, una triste favoletta contemporanea.



Tutto ciò giustifica una certa riverenza e l’autentica attesa che avevo di vederla dal vivo accompagnata dal mitico chitarrista di David Bowie, Gerry Leonard.
Inizialmente ho provato una certa delusione nel vedere la platea semideserta, occupata prevalentemente da turisti. Ho pensato anche di provare una certa vergogna a vivere in un posto dove si preferisce Gigi D’Alessio ed altre nullità simili ad artisti di questo calibro e di questo spessore. Ma ho subito dimenticato tutto non appena Suzanne mi ha sussurrato: “Hold me like a baby” e mi sono ritrovato avvolto dalle magiche e dolcissime atmosfere di “Gipsy”.

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« immagine » L’occasione era davvero di quelle da non perdere, considerato il numero di artisti internazionali che arrivano in questo angolo di mondo. Il cartellone mi si parò davanti inaspettato: Suzanne Vega in concerto a pochi chilometri da casa, solo due sere dopo. Per di più, proprio in quei...
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OAXACA

06 agosto 2018 ore 00:51 segnala


Anche stanotte non riesco a dormire, e questo disco mi ha riportato alla mente te, i tuoi occhioni neri.
Mi rivedo a Oaxaca: è lì che ti incontrai, durante la mia avventura in Chapas. Su un minibus che ci portava a visitare l’arbol del Tule e poi Mitla.



Sembravi inarrivabile, riservata, avresti potuto essere una turista svedese. Proprio come, mi avresti detto poi, io ti ero sembrato un viaggiatore inglese per via di quello strano cappello che avevo comprato.
E invece eri una messicana bionda, di origine francese, e con me saresti riuscita a sfoderare una energia ed una comunicativa insospettate, nonostante l’oggettiva difficoltà linguistica!
Ho ancora scolpita nella memoria la tua voce dolcissima (“Como te explico?”) e le tante immagini dei giorni vissuti insieme fra Oaxaca, San Cristobal de las Casas e poi Huatulco e Puerto Escondido. Per me, era davvero come girare un film.



Ti sento ancora stretta a me in quel taxi collettivo, a farmi da Cicerone mentre una grassa signora saliva sul piccolo Maggiolone con due galline vive, tenute per le zampe.
Ti ricordo propormi divertita di assaggiare mango con chile e chapulines comprati al chioschetto. Per poi prenderti gioco di me, che non sapevo neanche cosa fossero.
Ti rivedo contrattare l’acquisto di quella maschera di Montezuma, all'esposizione dell'artigianato, che resterà per sempre fra le più preziose della mia collezione.



Nei pochi giorni in cui ti ebbi accanto riuscisti ad offuscare il mio interesse per il Messico: avevo te, ed era tutto ciò che potessi desiderare! Stare con te era una scoperta continua: di te e del tuo incredibile paese.
Poi ci separammo. Dovevi assolutamente rientrare a casa. Avevi esaurito le scuse da propinare ai tuoi. Rimasto senza te, mi sentii come cieco.



Ma un’ultima sorpresa, ce l’avevi ancora in serbo per me. Mi aspettasti all’aeroporto di Mexico City sebbene la mia coincidenza Iberia fece un ritardo di ben quattro ore! Quando mi corresti incontro per abbracciarmi nella folla, mi sembrò di sognare. Proprio quello che non riesco a fare questa notte!

Me cuesta tanto olvidarte, dulce Angie!
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« video » Anche stanotte non riesco a dormire, e questo disco mi ha riportato alla mente te, i tuoi occhioni neri. Mi rivedo a Oaxaca: è lì che ti incontrai, durante la mia avventura in Chapas. Su un minibus che ci portava a visitare l’arbol del Tule e poi Mitla. « immagine » Sembravi inarr...
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IL SUPERFLUO, I DEBITI E I CAPELLI BIANCHI

03 agosto 2018 ore 20:04 segnala
Uscire dalla crisi rinunciando a tutto il superfluo che ci circonda sarebbe davvero un passo indietro?
Con finanziamenti e prestiti hanno abituato la gente a vivere nettamente al di sopra delle concrete possibilità.
Era prevedibile che prima o poi tutto sarebbe andato in pezzi!
Bisognerebbe solo sottrarsi a questo vortice da competizione consumistica.



Sarebbe necessario cominciare dalle scelte individuali, quelle quotidiane.
Ci sono pochi euro? Ma è così difficile rinunciare a tutto il superfluo che ci spacciano per indispensabile?
Viviamo bombardati dalla pubblicità che crea falsi bisogni. Viviamo telecomandati dalla televisione che riesce a rendere desiderabile anche l’ultima cazzata messa in commercio.
E la gente corre a indebitarsi con finanziamenti decennali, pur di potersele permettere. Per non sentirsi inferiore alla massa. Per essere al passo con i tempi!
L’alternativa c'è: la "Decrescita felice" di Maurizio Pallante.



Il "popolino" è manipolato dalle finanziarie che promettono un riscatto delle vite dei singoli attraverso "gli oggetti". Ma non potrà mai essere così. Basterebbe arrivare a capirlo. Uno smartphone di ultima generazione NON ti cambia la vita. E domani ti obbligheranno ad inseguirne un altro, e così all'infinito!
E' un discorso valido non solo per la tecnologia, ma per tutto. Scopriresti che non hai bisogno di tanti euro per essere felice ed appagato!
Bisogna solo ridimensionarsi. Tornare a ritmi più umani !



La soluzione a tutto questo, è ritrovare un equilibrio con la natura e con se stessi a scapito degli oggetti inutili che ci ammorbano la vita, per non rischiare di ritrovarsi con i capelli bianchi e indebitati fino al collo!

Basterebbe crearsi un eco villaggio, e dire addio alla cosiddetta “civiltà”.
Mettere fine a questa guerra consumistica.
Per sempre.

LA DONNA VERA

01 agosto 2018 ore 11:23 segnala
Le donne finte si aggirano per feste, party e luoghi mondani osservando il prossimo dall’alto dei loro tacchi vertiginosi. Non capiscono che l'importante non è essere alte, ma all'altezza della situazione. Vestono rigorosamente firmato. Sono intimamente convinte di avere molta classe ed altrettanto buon gusto. La frivolezza e la mondanità sono il loro habitat naturale. Seguire ottusamente le mode è, per loro, un “must”. Proprio non riescono a vedere altre strade !



Le donne finte avanzano pavoneggiando in maniera patetica, dimostrando di sentirsi realizzate solo facendosi osservare dai presenti. Per poi sostenere di esserne davvero molto infastidite ! Questo non deve sorprendere perchè il doppiogiochismo e la finzione regolano il comportamento delle donne finta, di continuo. In pratica si può dire che girino mascherate.



Uno degli argomenti di conversazione preferiti delle donne finte sono i viaggi. Si, perché oggi viaggiare serve soprattutto a poterlo ostentare, e raccontarlo agli altri. A mostrare le foto del villaggio all inclusive 5 stelle che le ha ospitate. Se poi questo ha praticamente impedito loro di entrare in contatto con la realtà locale, della quale non sono in grado di riferire assolutamente niente, è un dettaglio irrilevante che ignorano del tutto.



Quasi tutte le donne finte sono anche istintive, irruente, superficiali, impulsive. Infatti parlano sempre prima di aver pensato, con conseguenze spesso molto imbarazzanti.
Generalmente le donne finte sentono freddo anche all’equatore. Metti una sera di piena estate: loro si presentano con golfino, sciarpina, e accessori di ogni tipo per riuscire a fronteggiare ogni clima avverso e qualsiasi altra evenienza !



La prova definitiva della stupidità delle donne finte, è data dall’attrazione irresistibile che provano verso tutti gli oggetti con strass e paillettes. Scarpe, borse, bluse, bigiotteria: tutto deve assolutamente avere qualcosa che luccica. Questo deve farle sentire davvero molto preziose ! Si fanno abbagliare da ogni luccichio, esattamente come facevano i neri d’Africa, colonizzati nell’800, ai quali bastava offrire una mastodontica sveglia dicendo che andava appesa al collo, per vederli subito felici e sorridenti !



Le donne finte si accompagnano generalmente ad uomini rozzi, trasandati, spesso avanti con gli anni, quasi sempre obesi, e sicuramente molto, molto facoltosi ! Perché è quello l’unico vero interesse dell’intera esistenza di una donna finta: il denaro.



Invece la “donna vera”, quella che non risponde a questa triste descrizione, la incontrano davvero in pochi ! E’ quella che ha dedicato del tempo a coltivarsi, che si pone anche dei quesiti esistenziali. Che sa di avere un’anima e non solo un corpo. Che è capace di ascoltare oltre che parlare ed esibirsi. Che conosce la parola equilibrio ad ogni livello, che non le fa perdere i contatti con la terra. Che riesce a comunicare empaticamente anche senza inutili parole. Che ha attenzione alla cultura, all’arte, alla natura, alla spiritualità. Che lancia le mode, invece di seguirle passivamente! Che ha curiosità ed interesse verso tutto ciò che non conosce. Che ha personalità e carattere da vendere, ma anche dolcezza e complicità. Ed ha una classe e un’armonia innate che non si basano sugli orpelli dei quali sono solite circondarsi le donne finte.

Ti stai chiedendo perché la donna vera la incontrano davvero in pochi?
Perché è una rarità in via di estinzione.
Infatti non abbiamo foto da mostrare.
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Le donne finte si aggirano per feste, party e luoghi mondani osservando il prossimo dall’alto dei loro tacchi vertiginosi. Vestono rigorosamente firmato. Sono intimamente convinte di avere molta classe ed altrettanto buon gusto. La frivolezza e la mondanità sono il loro habitat naturale. Seguire...
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