DOV’E’ L’ERRORE ?

17 agosto 2019 ore 21:22 segnala


La macchina bianca percorre una strada lunga e stretta.
Una mosca infastidisce l’uomo alla guida, che si affretta.
Gli vola vicino all’occhio destro. Poi, nessun ostacolo.
Dall’autoradio una musica araba inonda l’abitacolo.
Mario ha un appuntamento galante, ma è in ritardo.
E’ un caldo pomeriggio di maggio. E’ lei il traguardo !

Schiaccia l’accelleratore e il vento entra dal tetto apribile.
Annulla la percezione della campagna, che è solo visibile.
Lui si chiede se sia meglio telefonarle. Scusarsi, da codardo,
o confidare sul fatto che le donne sono sempre in ritardo.
Lei si chiama Paola, è di origini lucane, proprio come lui.
Si sono affascinati su una chat. Sono finiti i tempi bui !

Luogo dell’incontro è Castro. Lui, alla guida, non è cauto.
A un tratto si accende una spia rossa, sul quadro dell’auto.
Breve attimo di panico, ma è solo la portiera chiusa male.
Guarda che luce, invade il piccolo abitacolo ! Una luce astrale.
Lui sente l’acquolina in bocca. A destra, un campo di angurie.
Dietro una curva, finalmente il mare! Mario sogna dolci lussurie.

Breve sosta al self per la benzina.
Sarei venuto a conoscerti anche in Cina !
Un sorso di acqua tonica e poi via.
Da te mi aspetto molto più di una magia.
Un nuovo amore. E’ proprio quel che mi ci vuole.
Mentre attraverso un campo tempestato da viole.

Eccomi arrivato. Sei tu? Schegge di imbarazzo.
Ordiniamo due cioccolate calde, sul terrazzo.
A quel tavolino ci studiammo forse per tre ore.
Già ti vedevo posare per le mie foto. Dov’è l’errore?
C’era feeling e attrazione. E noi, nella cornice blu.
Ma ancora non capisco perché non ci vedemmo più.
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« immagine » La macchina bianca percorre una strada lunga e stretta. Una mosca infastidisce l’uomo alla guida, che si affretta. Gli vola vicino all’occhio destro. Poi, nessun ostacolo. Dall’autoradio una musica araba inonda l’abitacolo. Mario ha un appuntamento galante, ma è in ritardo. E’ un cal...
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LE DOMANDE DI ERICA

13 agosto 2019 ore 23:02 segnala
Lo so, io non scopro nulla di nuovo.
Se leggo Pirandello mi commuovo
per come trattò quest’argomento
col suo straordinario, unico talento.
Ma io già da bambina mi domandavo spesso
perché la gente fingesse? Come fa anche adesso.

“Mamma, perché quello ha il cappello con la fiamma e i baffi neri?”
“Perché è un tutore dell’ordine, Erica, te l’ho detto ieri !”
“Perché papà veste sempre in giacca e cravatta di colori opposti?”
“Sottolinea il ceto a cui appartiene e non si confonde coi sottoposti.”
“Ma è così che si confonde con gli altri, portando una divisa.
Più li guardo e più mi sembrano tutti delle statue di ghisa !”



Col tempo, purtroppo, anch’io ci feci l’abitudine.
Ma prima mi sentivo fra il martello e l’incudine.
Non riuscivo davvero a distinguere il vero
dal falso e non mi aiutava certamente il clero:
“Mamma, perché quell’uomo ha la gonna e gli abiti neri?”
“Perché è il nostro parroco, Erica, te l’ho detto ieri !”

“E perché anche un giudice si cammuffa a quel modo?”
“Per ricordare, Erica, che è una persona ammodo.”
“E perché vestono sempre tutti uguale, estate e inverno?”
“Per uniformarsi agli altri ed evitar lo scherno.”
“Ma allora sono schiavi del giudizio altrui, son conformisti.
Non voglio mai essere come loro, sono troppo tristi !

E perché non cambiano niente, col bello e il cattivo tempo?”
“Per ingannare il prossimo, e farsi strada nel frattempo.”
“E perché le donne camminano in bilico su un piedistallo?”
“Erica, te l’ho già detto, per potersi aggiudicare un gallo.”
“E perché tutti hanno la pelle coperta da tatuaggi di ordinanza?”
“Perché hanno capito che la vita è solo una grande danza

di maschere obbligate a recitare e condannate a fingere.
E’ questo il solo modo per poter, il successo, stringere.”
“Ma non sono spontanei neanche nudi di fronte al mare !”
“Ricorda bene, Erica: l’importante è solo ciò che appare.”
“Per questo indossano una maschera e non sono mai se stessi?”
“Si, bisogna assumere un ruolo e non sembrare mai perplessi.”

Ora dormo sulla collina. Anche qui son tutti in nero.
Ma ora almeno è logico, siamo in un cimitero!
Adesso che ci penso gli uomini si abituano a tutto.
Non capiscono che fingendo, vestono anche la vita a lutto.
È proprio vero, che viviamo in un eterno carnevale
pieno di maschere. Per distinguerle non c’è un occhiale.
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Lo so, io non scopro nulla di nuovo. Se leggo Pirandello mi commuovo per come trattò quest’argomento col suo straordinario, unico talento. Ma io già da bambina mi domandavo spesso perché la gente fingesse? Come fa anche adesso. “Mamma, perché quello ha il cappello con la fiamma e i baffi...
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LA COERENZA

28 luglio 2019 ore 20:39 segnala


Hai visto quello, che sguardo da duro !
E’ un vero uomo, me lo farei di sicuro.

Anche l’amico suo, coi muscoli scolpiti.
Secondo me ce li hanno solo i più arditi.
Il biondo invece ha un tatuaggio sulla coscia.
Come me la leccherei la sua brioscia !


Detto tra noi io mi farei pure quel facchino.
Certamente. Che mi frega se è abissino?
Io amo variare. Allargare gli orizzonti.
Me lo farei stanotte, pure sotto i ponti.
E che ne dici di quello coi capelli rasati?
Io me ne fotto se non sono laureati !

Non occorre un titolo per scopare bene.
Mi importa solo che funzioni il pene.

Io voglio un uomo che sappia condurre il gioco
e riesca ad accendermi come se fossi fuoco.
Io sogno un maschio che mi sbatta al muro.
Da lui mi farei fare di tutto, te lo giuro !


Uno così me lo tromberei nuda nei prati.
Voglio finire nel girone dei dannati.
Essere usata, concedermi a tutte l’ore.
Siamo femmine, non siamo mica suore
che lo fanno soltanto di nascosto,
gli anni bisestili, dispari, in agosto.

Ma purtroppo non ho superato la fase orale.
Fra il dire e il fare c’è un divario abissale.

Anch'io, quello che più amo sono i complimenti.
Pure volgari, che provengono dai meno abbienti.
Noi donne siamo vanitose, ci realizziamo con i like.
Io indosso sempre tacchi alti. Non esco con le Nike.

Perchè la verità è che non lo cerco né magro né grasso.
A me mi basta che tutti si voltino, quando passo !
Io ti dirò di più. Arrivo a fingere di infastidirmi
di chi fa apprezzamenti o cerca di parlarmi.

Noi donne siam fatte così, prendere o lasciare !
La coerenza è qualcosa che dobbiamo ancora imparare.



© Tutti i diritti riservati.
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« immagine » Hai visto quello, che sguardo da duro ! E’ un vero uomo, me lo farei di sicuro. Anche l’amico suo, coi muscoli scolpiti. Secondo me ce li hanno solo i più arditi. Il biondo invece ha un tatuaggio sulla coscia. Come me la leccherei la sua brioscia ! Detto tra noi io mi farei pure q...
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TI REGALO UN SORRISO

11 luglio 2019 ore 16:31 segnala
L’uomo bianco inciampò nell’uomo nero.
Gli disse spostati subito, con tono altero.
Vado di fretta e mi sporchi il marciapiede.
Sappi che l’Occidente spazio non concede
ai perdigiorno come te. Vattene adesso
o te ne pentirai. Da noi c’è il progresso !

Quello lo guardò senza capire le parole.
Ferito dal tono e spaventato dalla mole.
Pensò, possibile che l’umanità si sia persa?
Possibile che la sorte mi sia avversa?
Gli diede un’opportunità, guardandolo in viso.
Gli tese una mano, e gli regalò un sorriso.

Vengo da un mondo che non vi assomiglia.
Queste gambe hanno percorso molte miglia.
Vengo da situazioni a voi sconosciute
dove la pace e la dignità si son perdute.
Qui avete tutto ma non avete la pietà.
Distinguiti con un gesto di solidarietà !

Pensa ai tuoi antenati che emigravano
e la loro vita in una valigia legavano.
Prova a metterti dalla mia parte.
Noi non stiamo giocando a carte.
Per noi la posta in palio è la vita.
E voi dite che sono un parassita.

Io mi accontento a far lavori umili.
Se ci pensi, possiamo esservi utili.
Non chiediamo tanto. Ma il rispetto
che riservi al tuo cane è bene accetto.
Noi ci pieghiamo come una canna di bambù.
E tu dormirai meglio. Ora il finale mettilo tu !


© Tutti i diritti riservati.

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L’uomo bianco inciampò nell’uomo nero. Gli disse spostati subito, con tono altero. Vado di fretta e mi sporchi il marciapiede. Sappi che l’Occidente spazio non concede ai perdigiorno come te. Vattene adesso o te ne pentirai. Da noi c’è il progresso ! Quello lo guardò senza capire le parole. Ferito...
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IL MOSTRO ALATO

08 luglio 2019 ore 02:57 segnala


Quella ciminiera mi sembrava un gioco.
Mi divertivo a vederla sputare fuoco
ad ogni ora del giorno e della notte.
Mi dava l’idea di scontri e orrende lotte,
di conflitti mitici con mostri e draghi.
Credevo di vivere fra streghe e maghi.

Nei miei giochi, è stata lei la prima compagna.
Ero figlio unico, non mi mandavano in campagna
a giocare a pallone. Spaziavo con la fantasia.
E molto spesso inventavo anche una bugia
per poterlo vedere da vicino, quel mostro alato.
Lo adoravo. Guardarlo, mi lasciava senza fiato.

Poi crescendo seppi che ci lavorava mio padre
con gran parte dei concittadini ordinati in squadre.
Ma capii anche, mio malgrado, che quella fabbrica
avvelenava quest’angolo dimenticato di repubblica.
Ho appreso anche che si chiama cinismo
questa stridente contraddizione del capitalismo.

Oggi i sassi di Taranto sono di un colore strano
e troppi tarantini ormai soffrono piano,
insieme a mia madre. Mille malanni, anche seri.
Ma per combatterli non bastano gli arcieri.
Mentre i media allineati dicono che è solo un forno
e dedicano ancora spazio alle madonne che piangono.

Io mi commuovo ai racconti di mio nonno,
che era un vecchio pescatore di tonno,
quando dice: Ci promisero mari e monti
e noi, è ovvio, d’oro gli facemmo i ponti !
Dissero, ci sarà lavoro e ricchezza per tutti.
Dovete crederci, non siamo farabutti !

E l’Italia operaia, vittima di una precarietà secolare
ci credette. Non ci sarà più bisogno di emigrare !
Oggi crede al ministro dei temporali con la faccia di cera.
Ma ormai io l’ho capito che troppo spesso sclera.
E’, come dirigenti sindacati esecutivo, senza una morale.
Tutti in fila, davanti a tanti zeri, pronti a farsi inculare.

Ora dormo sulla collina. Dopo mio padre è toccato a me.
Cancro ai polmoni. Ebbi perdite di sangue poichè
la metastasi mi aveva accerchiato. Avevo tosse ostinata.
Mi asportarono parti di polmone. L’agonia non fu una risata.
Pesavo 40 chili. Ero uno scheletro. Quanto l’ho odiato
quel gioco che amavo da bambino ! Io non ho mai fumato.
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« immagine » Quella ciminiera mi sembrava un gioco. Mi divertivo a vederla sputare fuoco ad ogni ora del giorno e della notte. Mi dava l’idea di scontri e orrende lotte, di conflitti mitici con mostri e draghi. Credevo di vivere fra streghe e maghi. Nei miei giochi, è stata lei la prima compagna...
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LA COSCIENZA DI DIO

04 luglio 2019 ore 04:08 segnala
Io vorrei soltanto sapere cosa pensa Dio.
Se immaginava questo, quando cliccò “Avvio”.
Quando cominciò a far girare questo mondo.
Chissà se lo progettò piatto o rotondo?
Ma soprattutto se lo voleva equo o ingiusto.
Se voleva relegare anime in un luogo angusto.

Se ha previsto proprio lui tante disparità.
Ma è sicuro che era lui a parlare di pietà?
Il mondo sta diventando sempre più cinico.
Ormai è tutto apertamente un caso clinico.
Non ci si realizza più soltanto nell’”avere”.
Ma nella sofferenza altrui, nel vederli cadere.

Se parli di “essere” la gente oggi pensa a uno yogurt.
E sogna di cambiare la propria vita con un talent.
Si annoiano a vedere in tv, annegare gli immigrati.
Vorrebbero almeno vederli nel girone dei dannati
perché rompono l’armonia di una serata di festa
e inquinano il nostro amato mare con le loro gesta.

Secondo me qui c’è qualcosa che non va.
So bene che è molto difficile che accadrà,
vorrei tanto ritrovarmi Dio, occhi negli occhi.
Sia pure soltanto in un gioco di specchi
per capire davvero cosa cazzo pensa.
Ma ce l’avrà mai, Dio, una coscienza?


© Tutti i diritti riservati.

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Io vorrei soltanto sapere cosa pensa Dio. Se immaginava questo, quando cliccò “Avvio”. Quando cominciò a far girare questo mondo. Chissà se lo progettò piatto o rotondo? Ma soprattutto se lo voleva equo o ingiusto. Se voleva relegare anime in un luogo angusto. Se ha previsto proprio lui tante...
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UN UFO – sembra plastica -

19 maggio 2019 ore 00:03 segnala


Senti, amico mio, ci hai mai pensato?
Cosa ti intriga di più in una relazione?
Le labbra, i fianchi, il profumo di bucato?
Cosa ti attira, seducente, verso nuove persone?
Ok, ho capito, tu stai pensando al sesso.
Ti sembrerò un ufo, ma per me non è lo stesso !



Quello che più mi attrae, e mi da foga,
mi prende e, in qualche modo, mi droga
è quando, in una storia, al cuore bussano le emozioni.
La comunicazione umana. La più bella delle attrazioni.
Quella rara alchimia che si crea, quasi un bolero,
che ci regala la pelle d’oca. Raccontarsi per davvero.

Superare ingannevoli parvenze in via definitiva.
Quando e se, a gettare ogni maschera, si arriva.

Quel desiderio di voler conoscere della sua vita, tutto.
La fiducia che ci spinge a raccontarle di noi, fino al frutto.
La speranza di poterla incontrare ancora. Inviarle messaggini.
L’impressione e la voglia di averla già conosciuta, fin da bambini.
Avvertire anche da parte sua, partecipazione ed interesse autentico.
Trovare logico anteporre le sue esigenze. Delle mie, io mi dimentico!

Liberarsi dei ruoli e di tutto ciò che appariva.
Quando e se, a gettare ogni maschera, si arriva.

L’assoluta mancanza di imbarazzo, quando siamo in sua compagnia.
La sensazione di essere nel posto giusto. Con lei, scoprire l’anarchia.
Entrare in contatto con la sua anima, profondamente.
Sentirsi capiti anche se non parliamo. Apprezzati veramente.
Arrivare a scordarsi la fretta, gli impegni, per restare abbracciati.
Sentirsi davanti al partner piacevolmente disarmati.

Il coraggio di essere se stessi. Non stare sulla difensiva.
Quando e se, a gettare ogni maschera, si arriva.

Le rare volte in cui questa magia si realizza e viene corrisposta,
forse puoi credere di avere raggiunto per l’amore il nullaosta.
Il sesso può esser coinvolgente solo dopo questa fascinazione,
questo percorso di conoscenza reciproca, che ti fa star benone.
Non devi aver paura d’essere emotivo, altrimenti è solo ginnastica.
E, al confronto, non aggiunge neanche tanto. Sembra plastica.

Occorre ritrovare il piacere dell’autenticità, di una vita viva.
Quando e se, a gettare ogni maschera, si arriva.
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« video » Senti, amico mio, ci hai mai pensato? Cosa ti intriga di più in una relazione? Le labbra, i fianchi, il profumo di bucato? Cosa ti attira, seducente, verso nuove persone? Ok, ho capito, tu stai pensando al sesso. Ti sembrerò un ufo, ma per me non è lo stesso ! « immagine » Quello ...
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LE CANZONI SONO DIPINTI – brividi vissuti -

10 maggio 2019 ore 16:03 segnala


Vanno, vengono, ogni tanto si fermano
e noi continuiamo a limarle. Molte altre si scordano.
Le canzoni hanno vita propria, hanno un cuore.
Si disfano e si formano anche senza il loro autore.
Sono un puzzle di parole, uno spartito, un mix di note
ed ecco che cominciano a volare sulle valli più remote.

Poi entrano nelle case, nei negozi, te le senti addosso
girano per le strade, non rispettano neanche il rosso
perché sono libere e selvagge quanto un gatto.
Dicono: degli stop, delle barriere, me ne sbatto !
Di sicuro le canzoni sono qualcosa di impalpabile,
eppure le ricordano in milioni, quasi fossero favole.

Le peggiori sono soltanto un banale ritornello: trallallà
Ad altre bastano due accordi, una pennellata e voilà
ti sembra di ammirare un quadro ad olio, e voli lontano.
Che stile infantile ! Vorresti averlo scritto tu, quel brano
per quanto è semplice e lineare, eppure inarrivabile,
perfetto, poetico, autentico. Magari fossi così abile !

Oppure hanno uno stile ermetico, irreale, simbolista,
ti sembra una visione, ma non è mai una svista.
Una canzone è come un dipinto, in grado di evocare
quel che ognuno sente ma non saprà mai esternare.
Può fare gruppo, certe notti, tutti insieme al bar Mario
o farti tanta compagnia quando sei triste e solitario.

Alcune sono composte da due soli accordi: re e la,
e hanno una marcia in più, il genio sta nella semplicità.
Le canzoni si aspettano per mesi, come le cicogne,
ma proprio mai vengono annunciate dalle zampogne.
Infatti bisogna saperle scovare, sono come leggende,
hanno una rara capacità di sintesi, che ti sorprende.

Una canzone ci sopravvive e parla di noi, come per magia.
E’ illuminante. A volte può far guarire, serve come terapia.
Forse il termine italiano è troppo riduttivo: canzoni.
Basta dire che alcune hanno guidato le rivoluzioni !
Ti possono commuovere, esaltare, far pensare.
Colpire nel profondo, affascinarti, farti sognare.

Altre hanno un ritmo irresistibile, così travolgente
che ti spinge a ballare, anche se ti fa male un dente.
Alcune raccontano storie vere, aspre. Di brividi vissuti.
Altre hanno aiutato le masse alla conquista dei diritti.
Ma di certo lo senti se una canzone è scritta col cuore
perché allora ti regala la pelle d’oca, e più non muore.




© Tutti i diritti riservati.
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« video » Vanno, vengono, ogni tanto si fermano e noi continuiamo a limarle. Molte altre si scordano. Le canzoni hanno vita propria, hanno un cuore. Si disfano e si formano anche senza il loro autore. Sono un puzzle di parole, uno spartito, un mix di note ed ecco che cominciano a volare sulle...
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LE EVASIONI – dark song –

07 maggio 2019 ore 00:55 segnala


Ricordo che di te mi innamorai a prima vista.
D’istinto, non appena ti vidi correre in pista.
Tu non eri mai depressa nè lunatica.
Ti bastava un colpo secco con la natica
a tutti i problemi e alle amarezze.
Chi può dimenticar le tue prodezze?

Qualcuno dice che tu mi hai stregato,
perchè mi lasciasti di stucco, senza fiato
quella notte ballando nuda in spiaggia, al falò
finchè qualcuno, urlando, la polizia chiamò.
Accusa: atti osceni in luogo pubblico.
Te ne fregavi anche del credo cattolico.

Quella notte c’era una musica ossessiva
e tu mi scioccasti, mi portasti alla deriva.
Con te io non avevo più alcuna volontà,
mi dominavi completamente. Eri senza pietà.
Sapevi che ti avrei seguita ovunque.
Mi facevi evadere dalla noia, comunque.

Poi un giorno ti inventasti quel furto alla Coop
che, è ovvio, si rivelò solo un grosso flop.
Dicesti: stai tranquillo, ho studiato tutto io !
E invece poi sbagliasti ogni cosa, santo Dio.
La commessa capì che la pistola era ad acqua.
Se non ricordo male era il giorno prima di Pasqua.

E ancora proprio ieri: Stavolta è quella giusta,
vedrai che ogni cosa si risolve, si aggiusta !
Avevi preso di mira uno sportello bancomat.
Dicesti: stai pronto a brindare, sarà un festival !
Ascoltami bene, lo assalteremo con il lanciafiamme.
E invece ustionasti solo due bambini con le mamme.



Ora per colpa tua siamo finiti qui, in prigione,
anche se io continuo sempre a darti ragione.
Oggi mi hai passato un bigliettino di nascosto.
E’ un piano dettagliato per evadere ad agosto.
Tu mi hai guidato in un luogo chiamato inferno.
Eppure, te lo giuro, con te ci rimarrei in eterno.


© Tutti i diritti riservati.
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« video » Ricordo che di te mi innamorai a prima vista. D’istinto, non appena ti vidi correre in pista. Tu non eri mai depressa nè lunatica. Ti bastava un colpo secco con la natica a tutti i problemi e alle amarezze. Chi può dimenticar le tue prodezze? Qualcuno dice che tu mi hai stregato, perc...
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LE JENE, STRISCIA E LE PECORE

29 aprile 2019 ore 00:49 segnala
Questo post è dedicato espressamente a quel gregge di pecore, inguaribili teledipendenti e che, come aggravante, predilige i canali Mediaset. Ed in particolare i programmi “Le jene” e “Striscia la notizia” convinti che siano entrambi paladini della trasparenza, della correttezza e della legalità.
Vi faccio solo una riflessione: ma vi sembra possibile che entrambi i programmi non abbiano sentito il bisogno di un approfondimento, di uno straccio di servizio sulla triste e misteriosa fine di Imane Fadil, la modella marocchina supertestimone al processo Ruby? Possibile che si occupino solo di casi marginali, purchè siano pruriginosi e voi continuiate a dirvi convinti che quella sia l’informazione più cristallina oggi presente in Italia, solo perché finge di essere d’assalto?



La verità è che è solo un’informazione imbavagliata ma ben mascherata perché fatta sotto forma di spettacolo con ragazze sculettanti, apparente grinta contro gli inquisiti e tanti applausi finti. Ma la colpa principale rimane vostra, pecore, perché non esiste un truffatore senza la complicità, sebbene ignorante o inconscia, del truffato !
Sembra incredibile, ma evidentemente avete bisogno di qualcuno che vi dica, vi faccia capire che del caso di Imane Fadil, come di tanti altri casi scomodi per il padrone, non si occupano perché queste sono le disposizioni che arrivano da Berlusconi che ha sempre utilizzato i suoi media per disinformare gli italiani a cominciare dal licenziamento di Indro Montanelli, o dall’allontanamento di Biagi, Santoro e Luttazzi.

E ora continuate a brucare, pecore !
Ma belate in silenzio, caso mai disturbate il padrone !

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Questo post è dedicato espressamente a quel gregge di pecore, inguaribili teledipendenti e che, come aggravante, predilige i canali Mediaset. Ed in particolare i programmi “Le jene” e “Striscia la notizia” convinti che siano entrambi paladini della trasparenza, della correttezza e della...
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