LA MESSA A FUOCO

22 settembre 2018 ore 20:28 segnala


Con l’arrivo dell’autunno,
cominciamo un corso fotografico a puntate.
Nel primo numero ci occuperemo della messa a fuoco.
Ecco alcune foto esemplificative:













Ricorda !
L'unica chiesa che illumina veramente,
è quella che sta ardendo !
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« immagine » Con l’arrivo dell’autunno, cominciamo un corso fotografico a puntate. Nel primo numero ci occuperemo della messa a fuoco. Ecco alcune foto esemplificative: « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » Ricorda ! L'unica chiesa ch...
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LA LEGGE NON E’ UGUALE PER CUCCHI

20 settembre 2018 ore 16:44 segnala
"Non mi uccise la morte,
ma due guardie bigotte,
mi cercarono l'anima a forza di botte", FdA



“Sulla mia pelle “ è un film straziante.
Un film-documentario sulla drammatica morte del povero Stefano Cucchi, massacrato di botte dai carabinieri a Regina Coeli nel 2009 durante un interrogatorio, e lasciato deperire in carcere fino alla morte, avvenuta nel giro di una sola settimana.
Un film devastante, ma necessario.

Assistere agli ultimi giorni di Stefano Cucchi, le cui tracce si perdono fra l’indifferenza generale e le maglie della burocrazia, ha risvegliato in me un’antica avversione verso tutte le divise.
Troppo spesso i tutori dell'ordine si distinguono negativamente per violenza gratuita, e per un accanimento disumano, sadico. Pur essendo chi dovrebbe, per dovere istituzionale, garantire sicurezza e incolumità ai cittadini. Questo è assolutamente inaccettabile.



In un paese dove i processi durano decenni, sorprende e suona grottesco l'accanimento contro questo disperato ed il tempismo con cui viene sentito dal magistrato il giorno dopo il suo arresto. Neanche i peggiori terroristi vengono trattati così: cella di isolamento e abusi di potere a ripetizione.
“Non è di mia competenza.” è la frase proferita più di frequente dai tutori dell’ordine ai genitori che cercavano, inutilmente, di incontrarlo per l’ultima volta.

Questo è un paese dove tutto è una concessione che puoi ottenere solo se ti comporti bene. Dove i diritti fondamentali vengono calpestati. Come è accaduto a Cucchi Stefano, epilettico, che invoca per tutto il film (cioè per tutta la detenzione, durata una settimana, che lo porterà alla morte) due diritti elementari: la sua terapia farmacologica e il suo misterioso avvocato.
Entrambi, non arriveranno mai !

Film teatrale, kafkiano, fatto molto bene. Ti prende e ti lascia un senso di sconcerto, di disorientamento, di incredulità. E ti dà anche un pugno nello stomaco che, in quest’epoca di disimpegno sociale, culturale, morale, politico, non guasta affatto !
Credo che almeno su una riflessione si possa essere tutti d’accordo. Stefano poteva essere ognuno di noi !. E questa storia non è accaduta nel Medioevo, o in un paese ritenuto arretrato, ma nel terzo millennio. In un paese che pretende di insegnare la civiltà agli altri !

Ma Stefano Cucchi non è il solo ad essere morto sotto le mani di funzionari dello Stato. A lui si aggiungono tanti nomi: Federico Aldrovrandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Stefano Brunetti, Riccardo Rasman, tutti morti mentre erano sotto la custodia di chi ha scelto di servire lo Stato per proteggere e difendere gli italiani. Nelle caserme, in carcere, nelle strade, ovunque. Morti su cui ha regnato, e regna, omertà e menzogna da parte di uno Stato che non vuole ammettere le sue di violazioni e le sue storture e che minimizza regolarmente l’accaduto secondo la vecchia logica perversa che chi è in minoranza non fa testo.



Stefano, che nel finale del film - e della sua vita - troverà anche la forza per un po’ di ironia.
A chi gli chiede: “Sei credente?” risponde: “Sperante.”



Questo video è tratto dal sito:

http://www.dongiorgio.it/07/11/2014/stefano-cucchi-e-gli-altri-stato-dimpunita-permanente/

Grazie a Luna, web director del mio Blog.

FINO AD AOSTA - una notte obliqua -

17 settembre 2018 ore 22:37 segnala


Il serbatoio è pieno.
L’asfalto, un nastro nero.
In questa lunga notte.
Per meta, le tue tette.
Fra i miei capelli, il vento.
Se non ci sei, t’invento.

Acqua ed olio a posto.
Al self, io non accosto.
Gli altoparlanti a palla.
Ecco, c’è Lucio Dalla.
La libertà mi è amica,
quanto la tua fica.



Sorpasso e già ti immagino
così ricca di fascino !

Da Lecce son partito.
Profumi di pulito !
Quando verrai quaggiù?
E’ vero, mi ami di più.
Mi chiedo se ti merito.
Tu mi trasmetti un fremito.

Sorpasso con la freccia.
Nel cuore hai fatto breccia.

Amo domar la strada.
Lampeggio, mal che vada.
In radio Massarini. Di musica sa tutto.
La spiega, la racconta, io ci divento matto.
La musica mi sballa.
E' entrata una farfalla.



Sorpasso e già ti vedo,
in reggicalze nero.

Gli spot non li sopporto, meglio la pen drive.
Bastano fino Aosta, i settemila file.
C’ho messo pure Lillo, Greg e Balasso,
poi Arbore, che asso!
Guzzanti con Jack Folla.
Ho fatto copia e incolla.

Sorpasso ed ho le angosce
se penso alle tue cosce !

Guidare è una libidine.
Sull’Appennino, grandine.
Ho già esaurito il credito.
Per te, già so, m’indebito !
Tu hai spento il cellulare.
Certo, mi stai a sognare.

Sorpasso. Usi il mio cambio !
Mai e poi mai ti scambio !

Mi resta un dubbio solo.
Dal ponte farò un volo?
Che incubo, lo schianto !
Vorrei averti accanto.
Incrocio una roulotte.
La vita è una roulette !

Sorpasso e dò più gas.
Dovrai chiamare i NAS !



Grande Sinead ! Questa te la dedico.
Tu mi sai far da medico.
Puoi vendermi un falò.
Sta certa, comprerò.
Il sole è quasi sorto. Il viaggio sta finendo.
Eccomi, corro, arrivo, sto venendo !

Sorpasso un Citroen squalo.
Mi aspetta un bel regalo !

Disturbo? Non sei sola !
Con te c’è pure Arturo.
Se andavo a 80 all’ora.
Non lo prendevo in culo.
Avverto che ho forato.
Sei un pallone gonfiato.

Sorpasso e tiro le marce.
Scappo dalla tua merce !

Ormai so già che amore,
fa rima con dolore.
Se solo un po’ ragiono,
certo, non ti perdono.
Sognavo d’esser re,
proseguo senza te.

Sorpasso verso sud.
Non mi vedrai mai più !

Ho corso verso il vuoto.
Le strappo, le tue foto.
In questa notte obliqua
mi hai deluso, sei iniqua !
Giro il volante. Con un’altra andrà.
Ho sempre accelerato verso la libertà !

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« immagine » Il serbatoio è pieno. L’asfalto, un nastro nero. In questa lunga notte. Per meta, le tue tette. Fra i miei capelli il vento. Se non ci sei t’invento. Acqua ed olio a posto. Al self io non accosto. Gli altoparlanti a palla. Ecco, c’è Lucio Dalla. « video » La libertà mi è...
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IMPARARE DAGLI ANIMALI

14 settembre 2018 ore 01:29 segnala


La società dell’immagine ci ha abituati a valutare tutto ciò che ci circonda attraverso un solo senso: la vista.
Perfino la musica, oggi, si vede!
Questo, ovviamente, comporta che si prendono delle cantonate micidiali.

Con umiltà, dovremmo tornare indietro e imparare dagli animali che usano tutti i sensi alla stessa maniera (basta osservare un gatto o un cane per vedere come si orienta attraverso l’olfatto, l’udito ecc).

Mai fermarsi a ciò che appare: anche il sale sembra zucchero!



Dedicato a te, che mi hai insegnato molto!
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« immagine » La società dell’immagine ci ha abituati a valutare tutto ciò che ci circonda attraverso un solo senso: la vista. Perfino la musica, oggi, si vede! Questo, ovviamente, comporta che si prendono delle cantonate micidiali. Con umiltà, dovremmo tornare indietro e imparare dagli animali...
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UN POSTO SICURO - Hero -

11 settembre 2018 ore 12:39 segnala


La porta chiuderò col chiavistello.
Abbasserò le tende, poi controllo.
Diluvia. Lasciamo il mondo fuori.
Adriano mi ha parlato dei tuoi errori.
Ma certo! Tutto si risolverà.
Puoi dormire da me, la notte passerà.

La tele è meglio spenta, per favore.
Preparo un tè o vuoi un liquore?
Stai comoda, penso a tutto io.
Il gatto ti coccolerà, si chiama Hero.
I problemi possono aspettare.
Sai già che su di me, tu puoi contare.

La vita insegna,
noi dobbiamo imparare.
Basta pensieri! Adesso sogna.
E lasciati abbracciare.

Siamo in un posto sicuro. Il cane ci sorveglia.
Dimentica ogni cosa. C’è la sveglia.
Domani sarà diverso. Aspetta che ritorni.
Ti piace “Next to me”? M'ha preso da due giorni.
La lascio in sottofondo, piano piano.
Vedrai, ti cullerà come fa Adriano.



La vita spiega,
noi dobbiamo apprendere.
Altrimenti ci frega.
Ti devi solo stendere.

Ora accendo un incenso.
Patchouli, il più intenso.
Ormai sono le tre, s’è fatto tardi.
Non puoi, non devi tormentarti.
E’ tutto ok. Domani si vedrà.
Io ci sarò. Carlo ti aiuterà.

Ci interroga la vita.
Teniamoci pronti.
Devi essere agguerrita.
Domani poi l’affronti.

Hikmet, il turco, lo conosci?
Leggi le sue poesie, che forse cresci!
Pensa a quei disperati sul barcone,
non hanno neanche un’abitazione.
Noi abbiamo un pasto caldo e al sicuro.
Spengo la luce. Siam fortunati. Lo giuro.

La vita fa gli esami.
Niente esitazioni.
A noi basta un Bignami.
Mica siamo accattoni !
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« immagine » Le finestre chiuderò col chiavistello. Abbasserò le tende, poi controllo. Diluvia. Lasciamo il mondo fuori. Adriano mi ha parlato dei tuoi errori. Ma certo! Tutto si risolverà. Puoi dormire da me, la notte passerà. La tele è meglio spenta, per favore. Preparo un tè o vuoi un liquore...
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MEA CULPA ?

10 settembre 2018 ore 01:38 segnala


Il recente mea culpa recitato dal Papa in Irlanda, in merito agli innumerevoli casi di pedofilia all’interno di ambienti ecclesiastici d’oltre manica, dove ha constatato un’omertà ancora molto radicata, sa tanto di ritornello già sentito.
Certo non basterà a placare la rabbia, l’indignazione, lo smarrimento e il disgusto che si manifestano in larga parte del mondo cattolico ma anche tra i diversamente credenti, che guardano con attenzione alla figura di Bergoglio.



Non si era ancora spenta l’eco della sua condanna per lo scandalo in Pennsylvania, dove oltre 300 sacerdoti americani si sono resi protagonisti di abusi sessuali su più di mille bambini, coperti sistematicamente da vescovi che hanno insabbiato tutto per decenni.
O la risonanza per lo sconcerto causato nell’opinione pubblica in Cile per la drammatica lettera di un abusato, indirizzata proprio al Papa e pubblicata sulle pagine del New York Times quasi a voler ridicolizzare la “tolleranza zero” in tema di pedofilia, propugnata da Francesco sin dalla sua elezione. Nella lettera si accusava un grosso prelato di aver baciato in bocca e palpeggiato i genitali a ragazzi minorenni della sua comunità anche in presenza di altre persone.



“Non c’è uno straccio di prova contro di lui. Sono tutte calunnie”. E’ la frase che spingerà un cardinale americano, presidente della commissione abusi, a prendere le distanze dal pontefice. Cosa che spinse il Papa ad una imbarazzante ritrattazione quando precisò che “Non ci sono evidenze” cioè prove legali sufficienti per una condanna.
O lo scalpore per il moltiplicarsi di testimonianze sullo scandalo di altri preti predatori protetti, sempre in Cile, dall’arcivescovo con la vecchia tecnica del trasferimento e quindi dell’insabbiamento.



O lo stupore suscitato quando Bergoglio nomina vescovo un monsignore che era stato uno dei pupilli del prete-predatore Karadima. Varie testimonianze indicano proprio in lui una persona, che era fisicamente presente, quando Karadima si permetteva atteggiamenti lascivi con i ragazzi che lo circondavano. Può essere vescovo chi ha visto e taciuto? Eppure le violente contestazioni che accompagnano il suo insediamento vengono liquidate da Bergoglio come una manovra di “sinistrorsi”.



A chi non ha la memoria corta, forse tornerà in mente il gesto clamoroso di Sinead O’Connor, datato 1992, quando strappò in diretta tv la foto di Papa Giovanni Paolo II al grido “Fight the real enemy!” proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sugli innumerevoli casi di pedofilia avvenuti nel corso di più decenni nella chiesa irlandese. (da ragazzina, era stata vittima di abusi personalmente) Gesto che pagò caro con l’emarginazione ed ottenendo come unico risultato un danno notevole alla propria carriera.

Si, una rock star contro il Vaticano !

Fino a non molti anni fa succedeva anche questo. Prima dell’avvento degli “artisti” demenziali, i personaggi del rock più dotati di senso civico e con una sensibilità più spiccata, mettevano la propria popolarità al servizio delle cause in cui credevano. Lo hanno fatto in tanti. I migliori. Nella speranza di contribuire a costruire una società più civile, più decente di questa.



Le risposte che dovranno arrivare dal Vaticano saranno decisive per la credibilità della strategia di “tolleranza zero” così tanto sbandierata. Non si può non avere il timore che si tratti solo di un atteggiamento di facciata, secondo la tradizione della chiesa cattolica. Queste risposte le attende l’opinione pubblica sia cattolica che quella laica fiduciosa nel pontificato di Francesco.

Grazie a Vauro per le vignette.
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« immagine » Il recente mea culpa recitato dal Papa in Irlanda, in merito agli innumerevoli casi di pedofilia all’interno di ambienti ecclesiastici d’oltre manica, dove ha constatato un’omertà ancora molto radicata, sa tanto di ritornello già sentito. Certo non basterà a placare la rabbia, l’ind...
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IL PROFITTO

08 settembre 2018 ore 03:58 segnala
L’italiano medio è un istintivo, non si sofferma a riflettere, ad analizzare. Gli sembra solo una terribile, noiosa perdita di tempo.
Così, come quando la sua squadra di calcio non va, lui subito chiede, a voce alta, la testa dell’allenatore pensando che questo possa risolvere tutto. E se potesse lo farebbe anche impiccare per davvero! Salvo poi accorgersi che le cause dei fallimenti della sua squadra erano ben altre.
Lo stesso succede quando crolla un ponte dell’autostrada, causando danni incalcolabili e numerose vittime innocenti. L’italiano medio va subito alla ricerca di un solo colpevole che paghi per tutti. E’ un meccanismo elementare, automatico, istintivo, pedestre. L’importante è chiudere la partita quanto prima e dimenticare.



E allora ecco che, per opportunismo, lo pseudo governo che ci ritroviamo cavalca l’onda ragionando alla stessa maniera. Finge di prendere decisioni (populiste) che diano la sensazione che stia facendo qualcosa. Che tenga ogni cosa sotto controllo. Tutti vogliono un capro espiatorio? E loro glielo danno: è Benetton. Ignorando che per qualsiasi problema non c’è mai una sola spiegazione, non c’è mai un solo colpevole. Ma molteplici.



Come non esiste, non è mai esistita e mai esisterà una sola persona in grado di risolvere tutto da sola. Mentre il popolino, manipolato ad arte, invoca da sempre: “Un uomo forte, che decida per tutti noi !” arrivando anche a fare insediare delle dittature. (cfr Erich Fromm - Fuga dalla libertà)
Un uomo, da solo, non è nelle condizioni di fare niente. Anche se indossa la maschera di chi vuol sembrare sicuro, forte, inflessibile. Anche se finge di avere le idee chiare. Può solo portarci in un baratro senza fondo.



Analogamente non c’è mai un solo responsabile in nessuna situazione.
Tutto questo per dire che quello che bisognerebbe cambiare in Italia è la mentalità di tutti.
Ma, si sa, nessuno ama i percorsi lunghi e tortuosi. Si preferiscono le scorciatoie. Individuare uno che paghi per tutti, soddisfare la voglia di giustizialismo del popolo e dare la sensazione di aver risolto tutto. La soluzione ad un qualsiasi problema, invece, è sempre articolata, complessa e soprattutto richiede tempo ed impegno per poterla individuare.
Perché, altrimenti, chi succederà a Benetton nella manutenzione delle autostrade così come in qualsiasi altra attività si comporterà sempre nello stesso identico modo !

Metterà al primo posto il profitto e non il bene comune !

Il vero colpevole è la mentalità del profitto che non è solo di Benetton, ma è radicata in tutti gli italiani a tutti i livelli, purtroppo.

UN’ALTRA UTOPIA

06 settembre 2018 ore 16:14 segnala


Ma che gusto si prova a scambiarsi monosillabi freneticamente, a fare copia e incolla all’infinito? A inondare di volgarità gratuita il prossimo? Con tanti argomenti che si potrebbero trattare !



Che occasione sprecata, questa chat!
Avrebbe potuto essere un momento di confronto, di riflessione, di analisi, di approfondimento, di indagine, di ricerca, di progetti, di elaborazione, di ragionamento, di ponderazione.



Un luogo ideale in cui ognuno potesse contribuire con le sue competenze alla crescita di tutti, senza conflitti né competizioni !
E perché no? Un’occasione di ripensamento, di raccoglimento, di posatezza, di meditazione, di filosofia.

E invece guarda qua !

Tutti che parlano o di amore eterno o, all’opposto, di sesso estremo.
Possibile che non ci siano altri argomenti?



Mi torna in mente un esperimento, altrettanto fallito, che fece tanti anni fa Radio Radicale: aprì i microfoni all’Italia intera attraverso la segreteria telefonica.



Quell’inguaribile utopista di Marco Pannella voleva realizzare una forma di democrazia aperta davvero a tutti, dando la possibilità di esprimersi e di suggerire argomenti da approfondire e problemi da risolvere ad ognuno di noi, indistintamente.



Chiunque poteva lasciare un messaggio che poi sarebbe stato mandato in onda senza censure. Argomento libero. Eppure ben presto tutti gli interventi vertevano solo su porcate e turpiloquio.

Quanto li sopravvalutavi, Marco !
Queste sono solo bestie da mandare al macello !
E’ proprio vero: l’essere umano è dominato dai più bassi istinti.

GLI EX

05 settembre 2018 ore 14:13 segnala


Parlare male dei propri ex, è come mettere in ridicolo se stessi, per non essere riusciti ad individuarne i limiti, in tempo utile.
Io, delle mie ex, ne parlo magnificamente.
Ognuna di loro mi ha lasciato qualcosa.
Alcune tanto.
Sicuramente mi ritengo fortunato ad averle incontrate.



Capisco che, quando una storia finisce, possa rimanere tanta rabbia e risentimento, ma portare rancore non ha senso.
Niente è per sempre, a meno che si voglia trascinare una storia all’infinito, in modo ipocrita.
Si tratta solo di accettare l’idea che tutto finisce e che ci si evolve.
E spesso ci si allontana.




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« video » Parlare male dei propri ex, è come mettere in ridicolo se stessi, per non essere riusciti ad individuarne i limiti, in tempo utile. Io, delle mie ex, ne parlo magnificamente. Ognuna di loro mi ha lasciato qualcosa. Alcune tanto. Sicuramente mi ritengo fortunato ad averle incontrate. ...
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CHI CONOSCE LUCIO B. ?

03 settembre 2018 ore 01:32 segnala


Dire che gli italiani non conoscono Lucio Battisti, può sembrare una provocazione. Il cantautore di gran lunga più popolare negli anni ’70 e ’80. Il Re Mida della canzone italiana. Colui che riusciva, da solo, ad occupare l’intera hit parade, grazie a brani composti in coppia con Mogol ed interpretati, oltre che da lui stesso, da Mina, Patty Pravo, Bruno Lauzi, la Formula 3, l’Equipe 84, i Dik Dik, Pappalardo ecc.
Un record ineguagliato e ineguagliabile!



Eppure la fredda reazione che gli italiani ebbero negli anni ’90, quando Battisti “divorziò” da Mogol per affidare i testi degli ultimi cinque suoi album a Pasquale Panella, accentuando la sua voglia di sperimentazione, fa pensare proprio che non lo conoscessero. O almeno che non lo avevano capito a fondo.



Sembra incredibile, ma a ben guardare è proprio così. In tutti i suoi album precedenti, infatti, anche quelli del periodo del successo oceanico, negli anni ’70, ci sono sempre stati dei pezzi musicalmente sperimentali, dai testi complessi, anche a firma del suo primo paroliere.



L’apoteosi si raggiunge in “Anima Latina” del ’74. Reduce da due dei dischi più importanti della sua discografia, "Il mio canto libero" e "Il nostro caro angelo", contenenti classici sempre verdi, Battisti decide di sfruttare l’enorme popolarità raggiunta, per potersi permettere di fare quello che aveva sempre sognato: l’ardito sperimentatore musicale. E’ un artista nuovo e inedito, quello di Anima latina, deciso a mettere in crisi l'idea che gran parte del pubblico e della critica si erano fatta di lui.



Era un musicista impegnato a rifuggire la melodia semplice e immediata che aveva contraddistinto la sua produzione precedente e che lo aveva reso di gran lunga il cantante più amato d'Italia, anche se al contempo contestato da parte della critica forse anche a causa del suo essere refrattario alla mondanità. Per cui c’è da temere che oggi se la passerebbe ancora peggio!



Il disco fu una rivoluzione per il pop italiano dell'epoca. Qui le melodie diventano più complesse e meno immediate. E’ evidente anche il tentativo di Mogol di liberarsi delle rime banali e dalle cadute di stile a cui ricorreva in passato per raggiungere una intensità ed un’armonia perfette con le musiche di Battisti.



Con "Anima latina" l’ascoltatore del tempo si trovò davanti un'altra faccia di Lucio Battisti, quella di un musicista che, dopo un viaggio in Brasile e Argentina, partorisce un album pieno di contaminazioni sonore che può essere eletto come il primo album “prog” della musica italiana.



Ma è "Due mondi", a mio avviso, che mette in evidenza il genio musicale di Battisti. Arrangiamento cosmico. Carica erotica impressionante. Un delirio di suoni che trasporta in modo irresistibile in una dimensione onirica, provocando un autentico orgasmo musicale, fino al tocco finale con l’arpa!



Anche “Anonimo” sta a testimoniare la vena creativa scatenata di quel Battisti che nel finale gioca ad auto-citarsi riproponendo in chiave bandistica il motivo de “I giardini di marzo”



La title track, "Anima latina", dopo una lunga introduzione strumentale, evolve, in una danza carioca sfrenata e liberatoria. Battisti non poteva realizzare brano più distante dalla semplicità della quale veniva spesso accusato dai suoi detrattori.



All’epoca l’album rimase in classifica per ben 65 settimane. Eppure i più ascoltano in modo distratto, superficiale e si limitano a ricordare solo le cose più orecchiabili.
Invece, geni di questo livello, che sono riusciti stravolgere tutto ciò che li precedeva, andrebbero seguiti e premiati sempre, perché se non ci fossero gli sperimentatori, sarebbe tutto piatto, triste, già visto, già ascoltato, immutabile.
Senza di lui, saremmo ancora fermi ai gorgheggi di Claudio Villa !



Basterebbe accettare l’idea che le cose più raffinate, hanno bisogno di qualche ascolto in più. Basterebbe capire che quello che piace al primo ascolto, dà la nausea già al secondo !

N.B. I brani sono messi volutamente in ordine sparso: quelli sperimentali della prima fase e quelli della collaborazione con Panella, proprio per dimostrare la continuità nella ricerca creativa dell’artista.
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« immagine » Dire che gli italiani non conoscono Lucio Battisti, può sembrare una provocazione. Il cantautore di gran lunga più popolare negli anni ’70 e ’80. Il Re Mida della canzone italiana. Colui che riusciva, da solo, ad occupare l’intera hit parade, grazie a brani composti in coppia con Mog...
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