I VEGGENTI E GLI SPROVVEDUTI

22 ottobre 2018 ore 14:46 segnala


A volte mi soffermo sui tanti canali televisivi che trasmettono venditori, maghi, esoterici, esperti in numerologia, cartomanti, veggenti che offrono i loro “servizi”, per riflettere su come sia suggestionabile la gente e su come venga manipolata senza che si faccia una legge che la tuteli e che impedisca tutto questo (forse ricorderai il caso clamoroso di Wanna Marchi e dello stregone che la accompagnava.)



Altre volte mi domando se, vista la sprovvedutezza di tante persone, non sia il caso di parteggiare per i ciarlatani che almeno, hanno impiegato una vita per diventare tanto scaltri da riuscire a far credere di avere dei poteri magici.



Solo dall’inizio della crisi economica, l’occultismo ha avuto un’impennata del 500 %.
Ben 13 milioni di italiani si rivolgono regolarmente a maghi ed astrologi.
Vedono questa come l’unica (e forse la più concreta!) via di uscita dalla loro situazione.



E tu con chi stai, col lupo o con l’agnello?

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« video » A volte mi soffermo sui tanti canali televisivi che trasmettono venditori, maghi, esoterici, esperti in numerologia, cartomanti, veggenti che offrono i loro “servizi”, per riflettere su come sia suggestionabile la gente e su come venga manipolata senza che si faccia una legge che la tut...
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LA VENA CREATIVA

19 ottobre 2018 ore 23:15 segnala


Nel corso della loro carriera i Beatles hanno stabilito innumerevoli record, questo è noto.



Ma forse non tutti sanno che i loro principali componenti, John Lennon e Paul Mc Cartney, si sono anche distinti per un patto di solidarietà assolutamente unico nella storia del rock, che sta a dimostrare come anteponessero la passione per la musica rispetto ai potenziali profitti che ne avrebbero potuto ricavare.



Quando avevano meno di 20 anni ed il successo era ancora solo una speranza, stabilirono che ogni brano avessero composto, sarebbe stato firmato e depositato alla SIAE dal marchio di fabbrica Lennon-Mc Cartney, senza specificare chi fosse il vero autore. Quello che è più incredibile, è che mantennero questo accordo anche quando il successo divenne planetario, dimostrando di non essere davvero legati al Dio denaro.



Solo una parte dei successi del gruppo, vedi “A day in the life”, fu composto realmente a quattro mani. A conferma di ciò basta dire che ancora oggi, i fan più accaniti si interrogano e fanno supposizioni su chi fosse il vero autore di tante perla del repertorio dei Beatles.



Per esempio è noto che “Yesterday” e “Let it be” o “Michelle” “Eleanor rigby” sono opera di Paul Mc Cartney, mentre “Lucy in the sky with diamonds” “Norwegian wood” “Ticket to ride” e “Girl” sono di John Lennon.
A questo proposito può essere interessante analizzare il significato di “Nowhere man” di John Lennon che descrive, disorientato, le sensazioni di un artista che non riesce più a trovare la vena creativa.



A mio avviso, senza la genialità di John Lennon, forse i Beatles sarebbero rimasti solo una "boy band", ed avrebbero cantato “She loves you” all’infinito, ma questo è un altro discorso.



Nel corso degli anni c’è stata un’alternanza nella vena creativa dei due mostri sacri, con John psichedelico e rock e Paul decisamente pop-sentimentale. Ma questo non ha minimamente alterato il loro patto d’origine che fu rotto, ovviamente, solo allo scioglimento del gruppo.

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L’AGORA’ VIRTUALE – teatro magico -

16 ottobre 2018 ore 15:59 segnala


Ascolto le onde del mare. Mi narrano di te, delle tue albe.
Seduto qui a pensarti. Dove sarai, ora? Ti sfiorerai le gambe?
Sei in macchina, al lavoro o in piscina per un tuffo?
Mi hai perdonato? O di nuovo ti chiedi se bluffo?
Te lo ripeto ancora, chiudiamo quel discorso!
È un malinteso, di te sono orgoglioso, ma vienimi in soccorso.

Nell’era della comunicazione, non riusciamo più a comunicare.
Tutti affacciati ed esposti in vetrina, nell’agorà virtuale.
Ci manca il tatto, l’udito, il gusto. Le percezioni abituali.
Ci manca la possibilità di annusarci come fanno gli animali.



In un giorno come questo, il clima è dolce.
Chissà se anche tu sei sola al mare. O in palestra, sotto le docce.
Ecco, sulla sabbia ti ho scritto un bel messaggio.
Corri a leggerlo, prima che il vento se lo prenda in ostaggio!
Oppure chiamami adesso! Io sarò Manuel Fangio.
per raggiungerti e abbracciarti. Coi motori, lo sai, mi arrangio!

Nell’era della comunicazione, non riusciamo più a comunicare.
Tutti affacciati ed esposti in vetrina, nell’agorà virtuale.
Ci manca di sfiorarci, di toccarci. Le percezioni abituali.
Ci manca di graffiarci o accarezzarci come fanno gli animali.

Forse sarai indecisa se scrivermi, fare l’offesa o cosa dire?
Se esser comprensiva, distante o scherzosa. Cioè, come apparire?
Ma a me importa come sei. Tu mi hai notato che ero in penombra
ed io questo non lo dimentico. Ma ora non puoi dirmi sgombra!
Scappiamo insieme, andiamo a vivere in un faro.
Il tuo sogno. Soli io e te, anche senza denaro.



Nell’era della comunicazione, non riusciamo più a comunicare.
Tutti affacciati ed esposti in vetrina, nell’agorà virtuale.
Ci manca di assaporarci e di baciarci. Le percezioni abituali.
Ci manca di morderci, di leccarci come fanno gli animali.

Mi sembra appena ieri che ero un cuore solo.
In realtà io sarò sempre solo, ma con te un po’ mi consolo.
Sei riuscita a risvegliare in me la dolcezza, ma anche la baldanza.
Mi hai spalancato un mondo, sì, mi hai ridato speranza.
Ho fiducia in te ed anche tu mi apprezzi. Su tutto siam concordi.
Non vorrai che rimanga solo qualche foto, di tutti i nostri ricordi !

Nell’era della comunicazione, non riusciamo più a comunicare.
Tutti affacciati ed esposti in vetrina, nell’agorà virtuale.
Ci manca di ascoltarci e di sentirci. Le percezioni abituali.
Ci manca di sussurrare o chiamarci a distanza, come fanno gli animali.



Chissà se hai ancora quella voglia di tenerezza.
Annulla ogni distanza, ti basta una carezza!
E’ solo acqua passata, ora pensiamo a noi.
Voliamo insieme in mongolfiera, vuoi?
Riprendiamoci il tempo perduto, in un secondo.
Stasera c’è una luna che ipnotizza il mondo.



Nell’era della comunicazione, non riusciamo più a comunicare.
Tutti affacciati ed esposti in vetrina, nell’agorà virtuale.
Possiamo solo vedere profili fake e photoshop. E le percezioni abituali?
Ora c’è il “teatro magico”, lo schermo del pc. Di certo stanno meglio gli animali.

Mi ha chiesto dove sei, perfino il gatto!
Chissà se la notte, come me, sogni un contatto.
Dicesti, i viaggi più belli son quelli in cui consumi le scarpe.
E’ vero! A quando un viaggio insieme? Ricordati le mappe!
Faremo come vuoi, ci scambieremo mail sempre più spesso.
Io intanto ti sto preparando un regalo bellissimo, me stesso.


© Tutti i diritti riservati.
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« immagine » Ascolto le onde del mare. Mi narrano di te, delle tue albe. Seduto qui a pensarti. Dove sarai, ora? Ti sfiorerai le gambe? Sei in macchina, al lavoro o in piscina per un tuffo? Mi hai perdonato? O di nuovo ti chiedi se bluffo? Te lo ripeto ancora, chiudiamo quel discorso! È un malin...
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I SOTTOTITOLI

15 ottobre 2018 ore 03:59 segnala


E’ uno dei primi film di Ferzan Ozpetek – a mio avviso, a parte "La finestra di fronte", in seguito il regista si è un po’ perso per strada – ed ha il grande merito di ribaltare lo schema tipico nel raccontare la storia di un omosessuale.

Invece di mostrarci un gay inserito all’interno di un universo eterosessuale dal quale viene regolarmente emarginato e ridicolizzato, qui abbiamo una eterosessuale, che è l’ottima Margherita Buy, che viene proiettata a sua insaputa in un universo omosessuale davanti al quale è talmente disorientata che “Ha bisogno dei sottotitoli” per capirci qualcosa, come dice con una battuta riuscitissima Stefano Accorsi.

Questo dovrebbe insegnarci che quando non conosciamo qualcosa dovremmo cogliere l’occasione per comprendere, invece di giudicarla sbagliata, come diceva Pablo Picasso.
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« immagine » E’ uno dei primi film di Ferzan Ozpetek – a mio avviso, a parte "La finestra di fronte", in seguito il regista si è un po’ perso per strada – ed ha il grande merito di ribaltare lo schema tipico nel raccontare la storia di un omosessuale. Invece di mostrarci un gay inserito all’in...
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ESEMPIO DA IMITARE

13 ottobre 2018 ore 03:27 segnala
Il Chelsea contro il razzismo: chi sbaglia visita Auschwitz

Giro di vite contro l'antisemitismo del Chelsea di Roman Abramovich, patron di origini ebree. Come riporta il Sun, il club di Londra ha ideato una curiosa iniziativa che, nel tempo, potrebbe avere risvolti positivi. È stato deciso, scrive il tabloid, che tutti i tifosi della squadra di Sarri ritenuti colpevoli di atteggiamenti razzisti fra le mura di Stamford Bridge, potranno essere mandati in visita ad Auschwitz. Il presidente del club, Bruce Buck, ha spiegato che la «punizione fa parte di un progetto più ampio». «Il comportamento dei razzisti - ha sottolineato - non cambia se neghi l'accesso nello stadio, ma se a questi signori fai vedere un campo di concentramento con i loro occhi, allora la prospettiva potrebbe mutare». (Il Messaggero)

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Il Chelsea contro il razzismo: chi sbaglia visita Auschwitz Giro di vite contro l'antisemitismo del Chelsea di Roman Abramovich, patron di origini ebree. Come riporta il Sun, il club di Londra ha ideato una curiosa iniziativa che, nel tempo, potrebbe avere risvolti positivi. È stato deciso, scrive...
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UN’ASCESI

11 ottobre 2018 ore 12:22 segnala
In quel bar noi ci arrivammo in bici.
Stanchi, un po’ accaldati, ma felici.
Stavamo insieme da pochi giorni.
Su due ruote, esploravamo i dintorni.
Tu davanti, io di dietro,
a distanza di un solo metro.

Eri mia, lo sento come fosse adesso.
Non ti ho mai scordata, lo confesso.

Ritorna, ricordati di noi,
ti darò il doppio di quel che vuoi.


In quel bar noi ci arrivammo in primavera.
Costeggiando piano piano la scogliera.
Stavamo insieme da pochi mesi,
ma ci amavamo da sempre. La nostra era un’ascesi.
Mi bastava vederti pedalare,
per immaginarti, splendida, all’altare.



Forse siamo in tempo, ti mando un messaggino.
Insieme, potremmo avere un bambino!


Eri mia, lo ricordo come fosse adesso.
E come ti correvo appresso !

In quel bar noi ci arrivammo sotto l’acqua,
proprio due giorni prima di Pasqua.
La tua maglietta bagnata sulle tette
che erano semplicemente perfette.
Non sai quanto vorrei che ritornassi.
Mi giocherei la vita intera ed un full d’assi.

E qui non mi aiuta neanche la sintassi.

Eri mia, che bestia che son stato
a dare tutto quanto per scontato!

La rima più non trovo per spiegarti
come vorrei riaverti qui, per coccolarti.
Dirti quanto sei stata importante,
unica, desiderata, la migliore amante.
Mi manca anche la bici, sto ingrassando.
Chissà se, invece, tu stai continuando?

Eri mia, lo ricordo come fosse adesso
quel fantastico, dolcissimo amplesso.

Adesso sono solo, anche se il letto è sfatto.
E le poesie me le compone il gatto!


Chi dice che oggi, l’amore più non c'è
lo fa perché ancora non ha visto te.
Se io fossi in fin di vita, portatemi da lei.
Pur di rivederla, certo sopravviverei!
Ecco, uno squillo. Da dove chiami? Non muoverti da lì.
Ti raggiungo al volo, prendo un tassì.

Eri mia, caro amore di gioventù.
Certo, stavolta non ti lascio più !


© Tutti i diritti riservati.
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In quel bar noi ci arrivammo in bici. Stanchi, un po’ accaldati, ma felici. Stavamo insieme da pochi giorni. Su due ruote, esploravamo i dintorni. Tu davanti, io di dietro, a distanza di un solo metro. Eri mia, lo sento come fosse adesso. Non ti ho mai scordata, lo confesso. Ritorna, ricordati...
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ABOMINI

10 ottobre 2018 ore 03:10 segnala


Matteo racconta frottole,
saltando fra le trottole,
in equilibrio strano
proprio come un villano.
Rapisce la tua attenzione
con ghigno e allocuzione.

Ogni giorno ne inventa una
per piacere alla tribuna.
Raccogliere i suoi consensi
come i vecchi circensi.
Ti conduce in luoghi inesplorati
pieni di promesse e candidati.

Sempre attento ad i sondaggi
per evitar lancio di ortaggi.
Venderebbe anche la madre,
affogherebbe pure il padre,
per un applauso in più.
Peggio di belzebù !



Twitta tutto ciò che la gente
vuol sentire, poiché non abbiente.
Approfitta dell’ignoranza
per navigare nell’abbondanza.
Non ha il senso della misura
e non teme una brutta figura.

Perché sa sempre rialzarsi,
come in una catarsi.
Rimuove gli incidenti di percorso
con la grazia che ha solo un orso.
Non sa cosa sia la coscienza,
infatti rifiuta l’accoglienza.

Tanto la gente, poi, dimentica
nella stessa maniera, identica,
di quando Mussolini
compiva abomini
trasformandosi da socialista
a conservatore e poi fascista.


© Tutti i diritti riservati.
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« video » Matteo racconta frottole, saltando fra le trottole, in equilibrio strano proprio come un villano. Rapisce la tua attenzione con ghigno e allocuzione. Ogni giorno ne inventa una per piacere alla tribuna. Raccogliere i suoi consensi come i vecchi circensi. Ti conduce in luoghi inesplorat...
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SERGIO RUBINI

09 ottobre 2018 ore 02:34 segnala
“Voi non potete capire com’era bella Provvidenza !
Lì dietro c’era il bar Jolly, il nostro bar !
Poi c’era la piazza centrale, è lì che ho conosciuto Maria!
Vedevamo insieme Balla coi lupi di Kevin Kostner.
Maria diceva che a Provvidenza non sarebbe mai successo niente.
E aveva torto, c’è stato il terremoto!”



Con queste parole iniziano i ricordi allucinati di Elia, protagonista di “Il bene mio” il nuovo film metafisico interpretato dal grande Sergio Rubini che qui fornisce una prova d’attore semplicemente straordinaria.
Presentato in anteprima ad Amatrice, il film racconta l’ostinazione, la tenacia dell’ultimo abitante di un paese distrutto dal terremoto, a non volerlo abbandonare. A non voler dimenticare. Piuttosto, dice, bisogna ricordare per trovare lo slancio per ricostruire. Riuscire ad immaginare un futuro consapevoli del proprio passato.

In realtà il film vuole essere una storia universale che rappresenta i sud di tutto il mondo.
Malgrado il paese fantasma, le case sventrate, abbandonate da tutti, tristi, solitarie, cariche di ricordi ma prive di presente, mettano tanta malinconia, c’è da dire che il personaggio di Elia, che viaggia sulla linea di confine fra la logica e la follia, e che viene anche minacciato dal Sindaco di essere rinchiuso in manicomio, non è depresso, ombelicale, ripiegato su se stesso. E’ attaccato al suo microcosmo. Capace di scavare nell’essenza. Paradossalmente, isolato ma non depresso. Malinconico certamente, come sottolinea la riuscitissima scelta del blues come colonna sonora.

La solitudine lo porta anche a sentire degli echi, delle voci misteriose. Non deve essere facile agirarsi fra le macerie del proprio passato ed essere costretto a parlare solo con le pecore. Finchè una di queste voci si materializza in una donna reale che piano piano prende il posto di Maria, la donna di Elia scomparsa durante il terremoto. Elia ha un suo lato fanciullesco, una genuinità che lo rende ancora capace di impressionarsi e di sognare. Quello che è andato perso (per sempre?) con l’esodo di massa nelle grandi città.
Pieno di simboli che parlano più delle parole, questo film ha il notevole pregio di non assomigliare a nessun altro. E’ insolito, non si ispira a quelli che fanno cassetta e non si chiede neppure se lo farà. Perché, proprio come il personaggio di Elia, vive in un mondo a sé.

Vorrei chiudere questa recensione con un delirante appello (forse in linea con il film) a Sergio Rubini in qualità di suo trentennale estimatore. Sergio, ma perché in contrapposizione ad opere come queste, difficili ma sicuramente di un livello artistico ragguardevole, continui ad accettare di prender parte anche a filmetti imbarazzanti e decisamente pedestri? Ormai hai quasi 60 anni, puoi essere considerato il Vittorio Gassman del nostro tempo. Ma Gassman certe cose non si abbassava a farle, soprattutto da attore maturo, famoso ed affermato!
Davvero non riesco a capirlo, non dirmi che lo fai soltanto per i soldi !!!
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“Voi non potete capire com’era bella Provvidenza ! Lì dietro c’era il bar Jolly, il nostro bar ! Poi c’era la piazza centrale, è lì che ho conosciuto Maria! Vedevamo insieme Balla coi lupi di Kevin Kostner. Maria diceva che a Provvidenza non sarebbe mai successo niente. E aveva torto, c’è stato il...
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TREMILA SOTTANE

04 ottobre 2018 ore 13:45 segnala


Le rare volte che vado in chat, mi cadono le braccia!
Ma siamo nel 700?
Donne che a 40 anni passati aspettano ancora il Principe Azzurro!
Che si definiscono Principessa,
che credono alle fate,
che parlano di streghe.
Poi ci sono quelle che dicono che non sanno che farsene delle belle parole, ma vogliono i fatti.
In cosa consistono questi fatti?
Sono soltanto due: un anello di fidanzamento (possibilmente costosissimo) ed un vestito da sposa con tremila sottane, unico vero sogno inconfessato di troppe donne ancora oggi, nel ventunesimo secolo!

Io credo che non sia poi così difficile capire se mi trovo di fronte alla donna giusta, perfino in una chat.
Mi basta chiederle i suoi gusti, le sue passioni, i suoi interessi, i suoi libri preferiti, il suo percorso di formazione. Riuscire a indagare la sua anima
Il resto viene da sè, inclusa l'attrazione fisica, anche se non è uno schianto.

Perchè per me il colpo di fulmine avviene con una mente, non con un corpo!
Cerco una donna cerebrale che non abbia paura di mostrarsi “senza maschere”.
Sei tu?

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« video » Le rare volte che vado in chat, mi cadono le braccia! Ma siamo nel 700? Donne che a 40 anni passati aspettano ancora il Principe Azzurro! Che si definiscono Principessa, che credono alle fate, che parlano di streghe. Poi ci sono quelle che dicono che non sanno che farsene delle bell...
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SCATTI DIMENTICATI

01 ottobre 2018 ore 01:57 segnala






















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