UN GIORNO DA DONNA

04 giugno 2018 ore 01:41 segnala


Incuriosito dalle numerose lamentele di tante utentesse, giovani e meno giovani, che sostengono di essere infastidite ripetutamente in chat da troppi mosconi, contro i quali invocano una disinfestazione radicale, ho creato un nuovo profilo con un nick-name femminile limitandomi alle informazioni indispensabili e lasciando vuoti tutti gli altri campi, compresa la foto. Insomma, ho messo on line un semplice avatar rosa.



Ho provato, cioè, a vivere un giorno da donna.
Ho creato un profilo fake non con lo scopo di interagire con gli altri, ma solo di monitorare, ed avere così una panoramica abbastanza completa delle tecniche di approccio più usate dagli uomini, a partire dalla fantasiosa scelta dei loro nick. In poche ore on line i possibili contatti sono stati svariate decine, di ogni età e latitudine.
E’ triste notare come nel terzo millennio su una chat, proprio come nella vita reale, l’iniziativa è ancora completamente nelle mani dell’uomo, il quale contatta per primo una donna a caso, scelta senza assolutamente nessun criterio che non sia la speranza che abbia le tette e tutto il kit completo di una bambola gonfiabile, e prova a tastarne (scusate l’eufemismo) la disponibilità.



Escludendo quei casi umani che usano come proprio biglietto da visita quel che resta della loro presunta virilità - i quali, ovviamente, si commentano da soli - questi mosconi non devono neanche sforzarsi molto per trovare una formula intelligente, insolita o originale per iniziare una conversazione. Di conseguenza, la fanno da padrone gli innumerevoli elogi, le raffiche di kiss e i complimenti gratuiti! A un uomo basta gettare l’amo spacciandolo per amo-re. Il resto, lo sanno bene, verrà da sé!



Tutto questo è tristemente vero, non c’è dubbio. Eppure, non me ne vorranno le femministe, è innegabile che questo comportamento degli uomini si spiega e si giustifica solo ed esclusivamente con le reazioni compiacenti di tante donne. Tutto questo è possibile perché ci sono donne (e sono davvero tante, di ogni età) che ancora accettano e subiscono questo schema ottocentesco. Stanno alla finestra e aspettano chi le faccia divertire. Senza minimamente ipotizzare di poter essere loro a fare il fatidico primo passo. E finalmente scegliere, invece di essere scelte! Evidentemente a nulla sono servite le battaglie femministe del passato e nel presente.



C’è poco da fare, la donna ama essere inseguita, adora essere corteggiata, desidera sentirsi al centro dell’attenzione, anche senza conoscere minimamente se dall’altra parte ci sia un intellettuale o un avanzo di galera. La sola attenzione la gratifica comunque. L’adulazione riesce a fare anche molto, molto di più! Pare che entrambe accrescano vertiginosamente l’autostima che in tantissime donne dev’essere davvero prossima allo zero!



Al termine del mio test sono giunto alla seguente conclusione: ancora nel 2018, vivere un giorno da donna equivale a vivere un giorno da bambola gonfiabile.
Contente voi…!
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PICCOLI MIRACOLI CRESCONO

03 giugno 2018 ore 16:47 segnala


Il miracolo si sta per completare.
A poco meno di due mesi di vita,
i micetti saranno già completamente autonomi!
Se questo non è un miracolo….!



La natura non ha bisogno dell’uomo.
E’ l’uomo che ha bisogno della natura!

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SILVIA BOSCHERO

01 giugno 2018 ore 16:40 segnala
Il linguaggio della musica
è un linguaggio
che solo l’anima capisce
ma che l’anima
non potrà mai tradurre.
(Arnold Bennett)

I conduttori radiofonici si dividono in due categorie: quelli che sono bravissimi a parlare ad una velocità impressionante ma non dicono assolutamente niente - dei quali mi sono sempre chiesto l’utilità e la funzione - e quelli che invece entrano in sintonia con l’ascoltatore, gli fanno sentire la passione per la musica, che sono davvero competenti nella materia e riescono a farti apprezzare anche qualcosa che non avevi mai ascoltato prima. Silvia Boschero fa parte sicuramente di questi ultimi ed è degna erede dei più grandi dj del passato, da Renzo Arbore a Carlo Massarini a Sergio Mancinelli, vere e proprie enciclopedie viventi della musica.



Silvia Boschero è senz’altro una delle mie preferite. La ascolto da almeno quindici anni. La sua caratteristica migliore, oltre alla competenza in campo musicale, è l’energia e l’entusiasmo che riesce a trasmettere agli ascoltatori mentre li introduce in nuovi ambiti musicali.
Ora, se sono bene informato, è stata inspiegabilmente relegata nella programmazione notturna di Radio Uno Rai, ma è sempre lei. Interessata a scoprire artisti nuovi ed i generi più diversi, i suoni più lontani.
Per quanto mi riguarda, poi, ha un merito in più, del quale non finirò mai di ringraziarla: mi ha fatto conoscere per prima i Baustelle, diversi anni fa. Li presentò con la consueta completezza, elogiandoli sia per i testi che per la musica, suscitando il mio interesse. Poi mi bastò ascoltarli per eleggerli a mia band preferita di allora ed ancora di oggi.

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Il linguaggio della musica è un linguaggio che solo l’anima capisce ma che l’anima non potrà mai tradurre. (Arnold Bennett) I conduttori radiofonici si dividono in due categorie: quelli che sono bravissimi a parlare ad una velocità impressionante ma non dicono assolutamente niente - dei quali mi...
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DISARMATI

29 maggio 2018 ore 22:44 segnala




Qual è l’aspetto più intrigante e gratificante di una nuova relazione?
Che cosa ci attrae magneticamente verso una persona nuova?
Stai pensando al sesso?
Ti sembrerò un ufo, ma io non sono d’accordo.



Per quanto mi riguarda, quello che più mi attira e, in qualche modo, mi droga di una nuova relazione è la comunicazione sul piano umano. Quella magia che si crea quando si arriva a raccontarsi reciprocamente per davvero, al di là delle apparenze e dei ruoli.
Quando e se si arriva a gettare completamente ogni maschera.



Quel desiderio di voler conoscere tutto, di lei.
La fiducia che ci spinge a dirle tutto, ma proprio tutto, di noi.
La sensazione di essere nel posto giusto, accanto a lei.
La speranza di poterla incontrare ancora ed ancora.
L’impressione e la voglia di averla sempre conosciuta, fin da bambini.
L’arrivare a dimenticare la fretta, gli impegni, quando si è con lei.
Sentirsi apprezzati e capiti anche quando non parliamo.
L’assoluta mancanza di imbarazzo, quando siamo in sua compagnia.
Avvertire partecipazione ed interesse autentico, anche da parte sua.
Arrivare ad anteporre le esigenze dell’altro alle nostre.
L’entrare in contatto profondamente con la sua anima.
Sentirsi completamente disarmati, davanti a lei.
Piacevolmente disarmati!



Le rarissime volte in cui tutto questo si realizza e viene anche ricambiato,
forse si può dire di trovarsi di fronte all’amore.
Il sesso, a mio avviso, può essere coinvolgente solo dopo questa fascinazione, dopo questo percorso di conoscenza reciproca.
Altrimenti è solo ginnastica.
E, al confronto, non aggiunge neanche tanto.

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« video » « immagine » Qual è l’aspetto più intrigante e gratificante di una nuova relazione? Che cosa ci attrae magneticamente verso una persona nuova? Stai pensando al sesso? Ti sembrerò un ufo, ma io non sono d’accordo. « immagine » Per quanto mi riguarda, quello che più mi attira e, in...
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LORO 1 e 2

28 maggio 2018 ore 17:08 segnala


“Loro” film in due parti di Paolo Sorrentino ha il grande merito di voler fare un quadro riassuntivo dei veri motivi dell’inarrestabile ascesa di Silvio negli ultimi 30 anni ma è, a mio avviso, esclusa l’interpretazione perfetta di Toni Servillo, poco incisivo e piuttosto dispersivo.
Forse sarebbe stato meglio, invece che pretendere di dare una visione d’insieme della sua arte di delinquere, concentrarsi su un singolo illecito da lui commesso. Solo quello sarebbe bastato a riempire un intero film e, forse, anche a dare meglio l’idea della sua vocazione all’intrallazzo a tutti i livelli.



La visione di questo film mi ha fatto tornare in mente la vicenda umana di Patrizia D’Addario, la donna di Bari che, attraverso il cosiddetto “imprenditore” Tarantini, era riuscita ad entrare a far parte del gruppo di escort che frequentavano abitualmente palazzo Grazioli e villa Certosa per allietarne le serate (come si sa, Silvio amava circondarsi di un autentico troiaio) che venne illusa con promesse mai mantenute e che ebbe il coraggio di denunciare tutto questo mondo (apparentemente) sommerso arrivando a rendere pubbliche perfino delle registrazioni realizzate di nascosto nel corso delle feste.

Come sempre accade in Italia, la lentezza elefantiaca della giustizia ha fatto si che la maggior parte della gente abbia dimenticato l’infinita lista di illeciti commessi dal Silvio visto anche che leggere (gli illuminanti libri scritti sull’argomento da Marco Travaglio, per esempio) non rientra purtroppo nelle abitudini dei nostri connazionali.



Per chi vuole opporsi a questo oblio, c’è sul sito della Rai la registrazione del processo contro Tarantini che da un’idea abbastanza completa del comportamento reiterato del nostro eroe, anche se la visione di questo processo non fa che rinnovare nel sottoscritto una sensazione di impotenza che la macchina burocratica trasmette da sempre.
Questo è il link:

https://www.raiplay.it/video/2018/05/Un-giorno-in-pretura---Noi-e-Loro-d128c34e-c7e6-42f3-bc5a-355b420664a0.html

Forse, più che il film di Sorrentino, all’italiano medio potrebbe servire questo articolo firmato da Michele Serra, tratto dal giornale “Cuore” degli anni ’90, periodo di massima popolarità di Silvio, ma che è ancora attualissimo. Leggerlo dovrebbe essere sufficiente a qualsiasi persona a modo, a capire a chi è stato affidato fiduciosamente un intero paese per oltre 20 anni e se era il caso di schierarsi a favore o contro il nano di Arcore.

.

“Vedo, cittadino Berlusconi, che stai cercando di trasformare in virtù la tua smania, in salute la tua malattia. Ecco un uomo che ha tutto – oltre il decente – ma vuole avere di più. Ecco una persona che ogni giorno dovrebbe svegliarsi e dire: che culo grazie, che culo grazie, e temere una cosa soltanto: che l’invidia degli dei arrivi a porre fine alla sua fortuna. Ma quest’uomo vuole quadrare a modo suo gli incerti conti con il destino: perfino l’invidia appartiene a lui, ed agli dei spetta temerla. La coltiva tra i marmi a specchio dei suoi settanta cessi, la cuoce al piccolo fuoco che gli scava il fuoco perché vuole che TUTTI lo amino, vuole che nessuno, dentro e fuori il suo regno possa evitare di considerarlo il migliore, l’esemplare ottimate, il padre augurabile ad ogni figlio, il marito preferibile da ogni moglie, l’amante spiritoso, il buon compagno di gozzoviglie, una specie di dio autoconvocato. Guai agli dei se questo disperato scoprisse dove hanno sede: li colpirebbe.

Non mi sorprende, cittadino Berlusconi, che milioni di italiani ti ammirino. Salutano in te l’ennesimo padre (come se non ne avessero avuti abbastanza) e in loro è più forte l’istinto ansioso che guida il debole verso il protettore piuttosto che la ragionevole premura di non vendersi al primo compratore. Non è la prima volta nella storia del resto che la “gente” (questa orribile parola informe, ottima per rimanersene nascosti, come sempre nell’ombra di un’abominevole genericità) agita le proprie catene in segno di giubilo davanti al principale produttore di ceppi della Nazione. C’è scarsa memoria delle virtù civili faticosamente individuate dall’uomo spaccando pezzo a pezzo la roccia del pregiudizio riportate alla luce come cristalli prima fra tutte il sentimento emerito della libertà dal bisogno che solo può liberarti dal bisogno di servire.

Scrissero i padri della democrazia americana cose che certo non sospetti: che raggiunto il doppio obiettivo di avere un letto e del cibo e cioè quanto basta a rinnovare il calore del corpo, tutto il resto del tempo, se si vuole essere liberi, va dedicato alla cura dello spirito, alla lettura, all’osservazione della natura, all’amicizia e alla conversazione, al privilegio (questo sì, divino!) della solitudine così che la vita non venga spesa interamente a lavorare senza altro scopo che la maggior gloria della Produzione.



Nel 1846 il cittadino americano Henry D. Thoreau, scrittore, poeta, carpentiere, imbianchino, nonché praticante emerito di altri numerosi mestieri per un totale di dieci, da lui descritti con ironico orgoglio in una lettera a un amico in segno di dispregio per la “professionalità” che già allora trasformava gli uomini in maschere, decise di trasferirsi tra i boschi di Walden dove eresse la sua casa di legno. Visse due anni di caccia, agricoltura, soprattutto di pensiero, e se nessuno di noi è così coraggioso da imitarlo molti di noi hanno il piacere di ammirarlo e il Mahatma Gandhi, quasi un secolo dopo conobbe i suoi libri e lo chiamò maestro.

Ma sono quelli come te, cittadino Berlusconi la rovina dell’uomo, la cattiva notizia, quelli che indicano nella quantità la sola misura del valore di ognuno e nel successo la (mai raggiunta) meta: non ti basta essere infelice, tu vuoi che tutti lo siano. Chiami “impresa” la moltiplicazione dell’inutile, chiami “vittoria” il fastidio che arrechiamo agli altri vantandoci della nostra vanità.

Accade, cittadino Berlusconi, che io sappia per certo che le mie qualità civili sono molto più solide e verosimili delle tue ma non abbia alcuna intenzione (pur avendone l’occasione) di dirlo ai quattro venti perché già dicendolo e dunque proponendomi come persona da imitare violerei i presupposti stessi della mia virtù che richiede, per esser tale, imbarazzo, sobrietà, alto senso del ridicolo e, come unico progetto importante, lavorare di meno per garantire ai miei figli quel me stesso libero da obblighi che solo può far loro da padre.

E accade ancora, cittadino Berlusconi, che l’imbarazzo che frena i giusti, i sobri, i rispettosi, coloro che non pensano ad impartire ordini oggi sembri rassegnato timore, muta resa perché non è spendibile sulla piazza centrale quanto la tua rumorosa propaganda. Ti avverto: rimarranno i deboli a circondarti, i poco convinti del proprio solitario valore, i fanti servizievoli per mestiere, i santi della compravendita, i faccendieri malati di fretta, tutti coloro che non hanno preso abbastanza impegni con se stessi e troppi con la professione. Noi, invece, non ci avrai sicuramente, non avrai i più degni cittadini di questo paese, e sottovaluti per giunta, sottovaluti di molto quella forma di silenziosa solidarietà che unisce tutti gli scopritori di misura, tutti i portatori di gentilezza scuotitori di testa davanti all’arbitrio, portatori di sorriso davanti all’ossessione, sensibili armigeri da bar, da autobus, da ufficio, in permanente servizio civile dalla nascita alla morte.

Noi ci riconosciamo con uno sguardo, mentre a te serve, per sapere di chi ti puoi fidare, un applauso. Ci credi distratti, e noi stessi ci crediamo troppo dediti alla salute dell’anima per rovinarci il fegato contraddicendo la tua scadente furia. Ma sappi, cittadino Berlusconi, sappilo bene che in ogni casa abita almeno un allegro fannullone, in ogni ufficio un bevitore-conversatore, in ogni famiglia qualcuno che invita alla calma, in ogni automobile un guidatore divertito, in ogni piscina nuota un ozioso e in ogni albergo scende un appagato e che tutto questo, prima di quanto tu creda, smonterà pezzo per pezzo la tua torre delirante e farà di te oggetto di compassione.

Perché non esistono i buoni e i cattivi, pessimo cittadino Berlusconi, ma esistono i saggi e gli sciocchi e questo discrimine, grazie a dio si riesce a leggere nella vita comune delle persone la cui sola “impresa” davvero meritevole è costruirsi una vita indipendente e serena così che sappiano sempre in che cosa possano distinguersi dalla “gente” e possano unirsi agli altri civilizzati e chiamarsi per nome e cognome. Coloro che non intendono aggiungere potere al potere di bastarsi e di sentirsi liberi che praticano un mestiere senza confonderlo con un campo di battaglia, coloro ai quali basta sentirsi chiamare signore e ridono di cuore di “cavalieri” e “dottori” (non parliamo nemmeno di “venerabili”) ma veneriamo chi sorride di se stesso e agli altri comunica questa leggera abitudine.

Nemmeno ti invito, cittadino Berlusconi, al bar con biliardo nel quale si guarisce dal tuo delirio inumano, odioso ai sensibili perché nessuno ormai può salvarti dalla tua malattia mortale. E sono troppo occupato, lo dico francamente, ad avere pietà a che ti fa da servo per averne anche di te: io non sono dio, non ho energie illimitate, non ho speranze di salvezza generale. Ho poco tempo, te l’ho già detto, da dedicare a me stesso, figurati se ne avrò da dedicare alla tua rovina.”

(Michele Serra)

RESISTENZA UMANA

26 maggio 2018 ore 22:45 segnala




Ciascuno di noi ha, o dovrebbe avere, un punto di riferimento, un libro, una persona che ha inciso più di altri nella nostra formazione. I miei sono stati parecchi, ma fra questi spicca sicuramente “Cuore, settimanale di resistenza umana”, giornale satirico degli anni ’90, diretto da Michele Serra che mi ha plasmato (secondo alcuni in negativo, lo so bene) in modo irreversibile. Con loro ho frequentato l’università della satira, per sei anni (solo che io non lo metto nel curriculum...). Sono certo di poter dire che oggi non sarei lo stesso se non mi fossi sottoposto volontariamente al lavaggio del cervello metodico e settimanale da parte di quel gruppo di combattenti.



Se ci rifletto scopro anche che ne sono rimasto stregato in modo davvero insolito. Non sono e non ero un gran divoratore di giornali. Eppure per una specie di richiamo misterioso, fui portato ad acquistarlo fin dal primo numero senza che nessuno me ne avesse parlato prima. E così avrei continuato a fare fino all’ultimo numero, ben sei anni dopo. Mi ha aiutato a resistere in quel lavoro impiegatizio che facevo all’epoca. Lo leggevo dalla prima all’ultima riga! Era una vera goduria ed anche una valvola di sfogo.



Il recente “incidente diplomatico” di Giuseppe Conte, candidato premier di un governo che pretende di essere dell’innovazione, che ha millantato in un documento ufficiale un curriculum taroccato, vantando di aver perfezionato i suoi studi in Università americane dove non è mai stato visto, si sarebbe prestato moltissimo ad un approfondimento senza pietà nello stile di “Cuore”. All’estero arrivano a dimettersi per molto meno.



Quello che davvero distingueva “Cuore” da tutti, era il suo affiancare alla critica alle istituzioni, vere e proprie critiche di costume che riguardavano soprattutto i vizi e i difetti degli italiani, la società di massa, i difetti della gente, il consumismo, le responsabilità di ogni singolo italiano.
Perché è troppo facile scagliarsi contro “il palazzo” quando si ha un comportamento quotidiano conformista e ottuso e si è, quindi, responsabili in prima persona della deriva che caratterizza la nostra Italietta, oggi come allora, a prescindere dai politici che ci governano (e che abbiamo scelto e votato proprio noi)!



Oltre che fior di articoli che analizzavano la triste realtà (anche) dell’epoca e numerose vignette opera delle migliori penne, da Altan a Vauro, da Vincino a Mannelli, da Disegni e Caviglia, il giornale vantava una serie di rubriche ironiche e graffianti fra le quali:
“Mai più senza” sugli oggetti più costosi e inutili,
“Botteghe oscure” sulle insegne più idiote dei negozi italiani,
“Braccia rubate all’agricoltura” sui vip più immeritatamente trendy,
“E chi se ne frega?” sul conformismo dilagante,
“Niente resterà impunito” sulle mode più agghiaccianti,
“Terziario arretrato” conversazioni intercettate sui primi telefonini.



Quello che permetteva a Cuore di essere così libero da padroni era senz’altro l’assenza completa di pubblicità, per cui questi ragazzi non dovevano assoggettarsi a nessuno ed erano liberi di dire la verità come accadeva in numerose inchieste illuminanti ed imbarazzanti per molti.

Chi lo leggeva, Cuore?

I FOLLOWERS

25 maggio 2018 ore 11:58 segnala


Qualcuno mi ha detto che, con questo blog, sembra che io voglia dire:
“Guarda come sono bravo!”
Non è vero. Voglio solo dire: “Guarda come sono.”
Mi descrivo a 360° in modo che chi mi legge possa decidere se entrare in contatto con me o meno. Avendomi già conosciuto un po’. Sapendo chi e cosa si troverà di fronte.
Così che possa intuire se ci assomigliamo o se siamo incompatibili.
Che è poi, a mio avviso, il vero motivo per cui siamo qui. Per interagire. Se uno scrive solo per se stesso, come a volte si sostiene, lo fa privatamente, non on-line!
Credo che sia molto più corretto raccontarsi in questo modo, piuttosto che coprire di elogi, lusinghe e complimenti un avatar anonimo solo perché è rosa e si spera di potersi tuffare nel lago che c’è fra le sue cosce !



Sì, questo blog mi rappresenta proprio bene.
Anche nella realtà parlo poco, osservo molto e penso troppo.
Scrivere mi aiuta a capire che penso, ad analizzare ogni argomento.
Nel blog ci sono idee, preferenze ed opinioni.
Racconti di viaggio e recensioni di ogni tipo.
Riflessioni sull’attualità che mi piacerebbe confrontare con chi, navigando, si trova a passare da qui.
Si, proprio con te, perché no?
Potremmo così scoprire una compatibilità assolutamente imprevedibile.



Se io volessi raccogliere consensi, la mia principale preoccupazione sarebbe quella di piacere a tutti. Avrei un comportamento ruffiano, piacione, viscido, ambiguo.
Invece parlo spesso male di diverse categorie, critico il conformismo dilagante ad ogni livello, senza preoccuparmi dell’approvazione degli altri.
Mi schiero. Prendo posizione.
E sono certo che questo atteggiamento mi procuri più nemici che “followers”.
Ma mi consente di rimanere me stesso.
Autentico.

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« video » Qualcuno mi ha detto che, con questo blog, sembra che io voglia dire: “Guarda come sono bravo!” Non è vero. Voglio solo dire: “Guarda come sono.” Mi descrivo a 360° in modo che chi mi legge possa decidere se entrare in contatto con me o meno. Avendomi già conosciuto un po’. Sapendo chi...
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I MONOTEMATICI IPERCONNESSI

23 maggio 2018 ore 22:45 segnala


Vorrei chiedere a chi invita insistentemente gli utenti ad andare su appositi siti per trattare argomenti specifici, quali sono i temi che si possono trattare qui ?
Solo gossip, cuori perennemente infranti, ricettine del giorno tipo patata in agrodolce con filetto di castrato su vellutata di piselli, battibecchi sterili e valanghe di foto da commentare facendo ammiccanti doppi sensi pecorecci fino alla nausea ?

Non mi va di isolarmi su siti di appassionati di motociclismo o di biliardo ecc. per parlare con dei fanatici monotematici. Penso sia preferibile avere molteplici interessi diversi, trattare ogni tema, esprimermi e stimolare la mente perché sia più aperta e ricettiva.



E’ strano notare, inoltre, che i più frequentano questi social con non poco imbarazzo. Quasi che il mondo reale li avesse rifiutati e si fossero rifugiati qui come ultima chance. Credono di doversi giustificare ed hanno quindi bisogno di essere rassicurati. Quasi se ne vergognano e di conseguenza riescono a sopravvivere solo scambiandosi elogi e complimenti reciproci all’infinito. Senza considerare né capire che questi sono spesso falsi perché interessati ad un immediato ritorno del “like”, magari con gli interessi.

Sono incapaci di confrontarsi con chi non la pensa come loro. Sempre a condizione che si usi un tono civile, è ovvio. Scambiano un commento che non suoni come un applauso o che non sia allineato per un’offesa personale inaccettabile e magari arrivano anche a bloccarti.


Fa davvero paura questa nostra società in cui siamo tutti tanto iperconnessi quanto intimamente soli con le nostre paure, la nostra solitudine, il nostro dolore.
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« video » Vorrei chiedere a chi invita insistentemente gli utenti ad andare su appositi siti per trattare argomenti specifici, quali sono i temi che si possono trattare qui ? Solo gossip, cuori perennemente infranti, ricettine del giorno tipo patata in agrodolce con filetto di castrato su vellut...
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DIMMI PER CHI TIFI…..… E TI DIRO’ CHI SEI

22 maggio 2018 ore 13:29 segnala


Io credo che l’indole più autentica di ciascuno di noi venga fuori già da bambini. Quando scegliamo per quale squadra tifare. Ci sono quei bambini che si allineano al gregge, e scelgono di stare coi più forti, con la moltitudine dei tifosi. Quindi con la Juventus. E così si trascinano poi per il resto della vita. Senza avere il coraggio di rischiare, di avventurarsi per strade più difficili ed insicure.



Ci sono invece quei bambini che sfidano gli eventi. Che decidono di stare coi più deboli, di parteggiare per una squadra più piccola. Sono gli stessi che conserveranno per tutta la vita una propensione al rischio e a sfidare le avversità. Chi sceglierà una squadra più debole sulla carta sarà inoltre ricompensato da vittorie che, seppur rare, varranno ovviamente cento volte di più, proprio perché andranno contro tutti i pronostici. Perchè quello che conta è sovvertire i sondaggi.



Gli esempi sarebbero numerosi, di squadre che sono riuscite in imprese storiche se rapportate alle proprie possibilità sulla carta, ed ai mezzi economici a loro disposizione, in partenza. Il Cagliari di Gigi Riva, la Lazio di Maestrelli, la Roma di Liedholm, il Napoli di Maradona ecc. Ma anche squadre che hanno raggiunto traguardi minori, ma per loro grandissimi.



Se a questo aggiungiamo che la Juventus, squadra di proprietà della famiglia più potente d’Italia, non riesce ad avere affermazioni internazionali significative ormai da tempo immemorabile, ma si limita a collezionare titoli italiani, mi sembra proprio che si possa dire che i festeggiamenti roboanti dei giorni scorsi siano solo abbastanza patetici.



No, non è un miraggio….. è la Champions League!
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« immagine » Io credo che l’indole più autentica di ciascuno di noi venga fuori già da bambini. Quando scegliamo per quale squadra tifare. Ci sono quei bambini che si allineano al gregge, e scelgono di stare coi più forti, con la moltitudine dei tifosi. Quindi con la Juventus. E così si trascinan...
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IL MIRACOLO CONTINUA!

21 maggio 2018 ore 20:24 segnala


Viste le numerose e pressanti richieste di informazioni sullo stato di salute della cucciolata di micetti pubblicata nel post “MIRACOLO !” di qualche giorno fa, ecco un puntuale aggiornamento.