I RINGHIOSI FRATELLI D’ITALIA

14 gennaio 2018 ore 19:46 segnala
GLI italiani sono incazzati. Al saluto quotidiano - "come va?" - rispondono in genere con un secco e agro "e come vuoi che vada?". Per dire che la domanda è oziosa o perlomeno ingenua, e allude a un'opzione inesistente: cioè che, almeno per qualcuno, la vita possa andare bene.

Scelgo di dire incazzatura e non tristezza, o ira, o malinconia, perché nella sua stessa trivialità il termine descrive bene quello che non mi sembra un sentimento profondo, o un indirizzo morale, ma appena un atteggiamento, una maniera condivisa, forse una moda.
E' un'acrimonia spicciola, da spendersi ai semafori o nei caffé o all'edicola, un malumore prêt- à-porter. Un ringhio leggero, una scortesia fugace, che spesso poi svaporano, come fumi che non hanno un vero fuoco ad alimentarli. Ma destano ugualmente meraviglia in chi, curioso e bisognoso degli altri, prova a domandarsi dove, come e perché nasca questo diffuso e contagioso malanimo italiano.



Oh sì, le tasse, la criminalità, il mutuo, le grane familiari, il conto del carrozziere. Però, a meno che non si voglia pasolineggiare un tanto al chilo, si stava peggio quando si stava peggio, poche storie. Ci sono più soldi, più salute, più vacanze, forse perfino più libertà. Le case sono più grandi e accessoriate, le macchine più nuove, i lavori (non tutti) meno scemi, le mogli più belle e i mariti meno stracchi di fabbrica o di piccone, si va a Parigi e sul Mar Rosso e a sciare.

Si potrebbe supporre, allora, che al fondo dell'acredine di massa ci sia la percezione profonda, e filosofa, di quanto superficiale e fragile sia il benessere materiale, se manca la soddisfazione dell'animo. Ma no, non è così: da questo genere di conti con se stessi (dai veri "come va?" che rivolgiamo prima di tutto a noi medesimi, ogni mattina) non scaturisce, di solito, un borbottio dozzinale e genericissimo.
Il malumore italiano assomiglia piuttosto a un quotidiano "non mi date fastidio", "datemi strada", "non ho tempo da perdere", e non rimanda certo al dubbio che forse abbiamo troppo, o non abbiamo le cose che davvero servono, quanto alla frustrazione di non averne mai abbastanza, di ghingheri e di fronzoli, e di sentirci derubati dallo Stato, fregati dai colleghi, frodati dall'epoca, compressi dalla moltitudine che ci sta a gomito, e ci rovina la giacca nuova.

E' ancora il vecchio "lei non sa chi sono io", però inacidito dagli anni e gonfiato dall'aumento delle cilindrate. Un'accelerazione narcisistica però soltanto sedicente, perché a manifestarla non sono ego innamorati di sé, sicuri del proprio valore, ma al contrario ego spauriti, malmostosi, tanto più aggressivi quanto sconosciuti a se stessi, puntellati da piccole paranoie bipartisan (l'invasione islamica e l'irruzione della Finanza, la moda del salutismo e quella della mangioneria, il comunismo e il berlusconismo).
Mai tanta fitness praticata, mai tanti umori laschi. Mai tante lampade accese, mai tante espressioni scure.



Io che sono spesso di ottimo umore (non è un merito) e spesso gentile (è un merito, e soprattutto un grande sforzo, in questo paese), davvero non saprei che cosa suggerire, ai tanti connazionali incazzati per decreto, per vezzo, per bullaggine, per incapacità di respirare forte e meglio. Se non una cosa: che la domanda "come va?" è troppo seria e impegnativa per liquidarla con un ghigno superficiale. Risponderle assecondando il malumore di un risveglio, o il malditesta di un mattino, è, in questa fetta di mondo, perfettamente immorale. Le condizioni di miseria e fame, di dittatura e guerra, di odio e sopraffazione che davvero abbrunano le facce di altre contrade, trasformano il nostro malumore collettivo in un indecente birignao, roba da commedia dell'arte con pochissima arte. E' una cattiveria affettata, la nostra, un lusso indecente, davvero da ricchi viziati.

Non si può certo simulare felicità. Quando qualcuno ha provato a imporla per legge, la felicità, ha prodotto solo un diluvio di ipocrisia e di sangue. (La felicità e l'infelicità sono dati personalissimi, basterebbe la legge sulla privacy a imporre di non nominarle mai in pubblico, né sull'agorà né sotto l'ombrellone). Ma la gentilezza, e la gratitudine per il gran culo che abbiamo avuto nascendo qui e non là, avendo a portata di mano l'Umbria e non il Ruanda, Michelangelo e non le bidonville, quelle sì che potremmo provare a praticarle. E magari soltanto a recitarle, all' occorrenza, visto che anche quella dell'incazzatura è soprattutto una recita, la grande recita italiana di questo scorcio d'epoca.

MICHELE SERRA
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GLI italiani sono incazzati. Al saluto quotidiano - "come va?" - rispondono in genere con un secco e agro "e come vuoi che vada?". Per dire che la domanda è oziosa o perlomeno ingenua, e allude a un'opzione inesistente: cioè che, almeno per qualcuno, la vita possa andare bene. Scelgo di dire...
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SE SAPRAI STARMI VICINO

14 gennaio 2018 ore 14:39 segnala


Questa te la dedicai
quando, ormai, non avevi più voglia né tempo
da consacrare a leggere
fra le righe di ciò che ti scrivevo.

“Se saprai starmi vicino
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere "noi" in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.

Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l'un l'altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l'ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia...

Allora sarà amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.”

PABLO NERUDA


Non ricordi…..?

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« immagine » Questa te la dedicai quando, ormai, non avevi più voglia né tempo da consacrare a leggere fra le righe di ciò che ti scrivevo. “Se saprai starmi vicino e potremo essere diversi, se il sole illuminerà entrambi senza che le nostre ombre si sovrappongano, se riusciremo ad essere "no...
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IL FEELING

13 gennaio 2018 ore 23:33 segnala


Il vero feeling non ha bisogno di parole.

C’è feeling,
quando riesci a restare in silenzio con una persona,
senza provare imbarazzo alcuno.

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UNA DONNA SENSUALE

13 gennaio 2018 ore 19:12 segnala


Sensuale è la donna che riesce a mandare in tilt il cervello di un uomo, restando completamente vestita.
Ma denudando la sua anima.
Decidendo di rinunciare ad ogni maschera.

Ecco perché una chat, un blog, una mail possono diventare il luogo ideale per un corto circuito fra due menti !
Se non hai foto da mostrare, a me va benissimo.

Vorrei che riuscissi ad entrarmi nell’anima.
E vorrei tentare di affascinarti col mio mondo.
Se lo desidereremo entrambi, dopo, potremo aprirci alla conoscenza fisica.

Ti aspetto in privato.

IL LIBERO MERCATO

13 gennaio 2018 ore 16:43 segnala
Credo che sia indiscutibile il fatto che l’essere umano è facilmente manipolabile, che si lascia condizionare senza opporre resistenza.

L’uomo è portato a credere ciò che più gli fa piacere credere.



Vedi ingannevoli promesse elettorali da un milione di posti di lavoro, o pubblicitarie con prodotti strabilianti che gli cambieranno la vita in un istante, o maghi e stregoni che suggeriscono numeri vincenti al lotto o creme alle alghe che dimagriscono in modo miracoloso.

Penso che uno Stato che abbia motivo di esistere dovrebbe operare per guidare le scelte individuali, per aprire gli occhi alla gente ed ostacolare tutte queste iniziative truffaldine.

Altro che incentivare il libero mercato!



Altrimenti molto meglio la più completa anarchia, dove il più feroce o il più astuto fa un solo boccone del più debole e sprovveduto.

Senza ipocrisie!

DIFETTI ESTETICI E SOSTANZIALI

13 gennaio 2018 ore 03:14 segnala


E’ vero, un bel fisico è un punto a tuo favore.
Un bel viso è un ottimo biglietto da visita.
Un sorriso smagliante
è un motivo in più per stare ad ascoltarti.
Ok, ma adesso parla !

Non correggere i tuoi difetti estetici.
Coltiva la tua mente !
Non avere argomenti, parole, discorsi e pensieri,
è peggio di qualunque difetto estetico.

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« video » E’ vero, un bel fisico è un punto a tuo favore. Un bel viso è un ottimo biglietto da visita. Un sorriso smagliante è un motivo in più per stare ad ascoltarti. Ok, ma adesso parla ! Non correggere i tuoi difetti estetici. Coltiva la tua mente ! Non avere argomenti, parole, discors...
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GABRIELE SALVATORES

12 gennaio 2018 ore 21:00 segnala


Ho visto in questi giorni “Il ragazzo invisibile – Seconda generazione”, ultimo film di Gabriele Salvatores e non mi è piaciuto. Mi ha coinvolto meno della prima parte, che avevo trovato anche commovente, in certi frangenti.
Ma questo non basta certamente a ridimensionare la mia stima per Gabriele Salvatores, al quale non bastò un Premio Oscar, vinto nel ‘92 con “Mediterraneo”, per sentirsi arrivato, per perdere la sua voglia di sperimentare, di mettersi in gioco come fosse un ragazzino.



I suoi films che preferisco, oltre alla celebratissima trilogia della fuga, che potrebbe sicuramente essere considerata una quadrilogia sul viaggio, estendendola a “Puerto Escondido”, sono Sud (film di denuncia sociale) Nirvana (primo film italiano dalle atmosfere cyberpunk) Amnesia (sul mondo giovanile di Ibiza e su un delicato rapporto padre figlio) Io non ho paura (il feroce mondo contemporaneo visto dagli occhi di un bambino) Quo vadis, baby? (un noir dal finale unico, geniale ed indimenticabile) Come Dio comanda (secondo film tratto da un romanzo di Ammaniti).

In ognuno di questi Salvatores rischia mettendosi alla prova in un genere cinematografico sempre diverso, riuscendo comunque a stupire lo spettatore.
Adoro tutto il cinema di Gabriele Salvatores, dal più commerciale al più sofisticato, e lo stesso Salvatores come persona.
Ascoltarlo parlare in una sua intervista è semplicemente edificante.

INIZIAZIONE

12 gennaio 2018 ore 15:43 segnala
Chi può averla scritta?
In palio: un invito a cena !
(.. senza guardare su Google…..please!)



Mi insegnasti la verginità e il vizio.
Mi piaceva da matti la tua corruzione,
la tua lascivia, la tua illibata immoralità.

E mi ha segnato per sempre
la tua purezza, la tua innocente depravazione.
Il tuo spalancare le cosce in modo indecente.

Mi iniziasti all'eccitazione e alla perversione
stordendomi per lo stupore con castità.
Con eleganza morbosa, senza pudore.

E lasciandomi senza fiato dall'oscenità.
Perchè capivo che la tua lussuria
nasceva proprio dal mio sconvolgimento.



La scelta del celeberrimo brano di Leonard Cohen non è casuale.
Secondo un’affascinante interpretazione trovata sul web,
il pezzo sarebbe, infatti, una raffinata glorificazione dell’orgasmo.
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Chi può averla scritta? In palio: un invito a cena ! (.. senza guardare su Google…..please!) « immagine » Mi insegnasti la verginità e il vizio. Mi piaceva da matti la tua corruzione, la tua lascivia, la tua illibata immoralità. E mi ha segnato per sempre la tua purezza, la tua innocente...
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IL CHIODO FISSO

12 gennaio 2018 ore 02:06 segnala


E’ vero, ai post delle donne rispondono solo gli uomini inventandole tutte per “agganciarle”, ma è anche vero che a quelli degli uomini rispondono, o cliccano mi piace (che è un’aggravante), quasi solo le donne !
Che vorrà dire ?



Vuol dire che entrambi pensano (diciamo inconsciamente…) ad un possibile “sviluppo” dello scambio di opinioni in chat.
In parole povere, non è vero che solo gli uomini hanno il chiodo fisso di scopare!
Lo hanno anche le donne, ma finalizzato ad una indimenticabile cerimonia nuziale… ancora oggi, nel terzo millennio!



La differenza è tutta qua.
P.S. Se non sai cogliere l’ironia, prova coi pomodori !

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I DIFETTI

11 gennaio 2018 ore 21:12 segnala
Fra i miei tanti difetti, quello più faticosamente accettato dal prossimo è sempre stata l'assoluta mancanza di diplomazia.
Sono diretto. Evito di essere diplomatico, perchè convinto sia sinonimo di essere ipocrita: il peggiore dei difetti.
Non riesco a cambiare, o semplicemente, non voglio!
O è una conseguenza del mio essere introverso
E sono solo le briciole di una timidezza paralizzante che mi ha angosciato fino a ben oltre la maggiore età. All'epoca ero così taciturno che cercavo di "comunicare" solo attraverso la musica.



Preferisco sempre essere me stesso, raccontarmi senza atteggiarmi.
Sono uno spirito combattuto fra numerose anime costantemente in conflitto fra loro.
Non mi dispiacerebbe recuperare quella parte più romantica di me.
Tornare ad emozionarmi per un incontro, uno sguardo, un tramonto, per delle sfumature. Nell'interminata ricerca di quello che ci manca.
Credo che sentirsi capiti e apprezzati, riuscendo a rimanere se stessi, sia l’unico vero obiettivo di tutti.



Questa poesia è per te che mi leggi e sei indecisa se scrivermi…

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

Nazim Hikmet
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Fra i miei tanti difetti, quello più faticosamente accettato dal prossimo è sempre stata l'assoluta mancanza di diplomazia. Sono diretto. Evito di essere diplomatico, perchè convinto sia sinonimo di essere ipocrita: il peggiore dei difetti. Non riesco a cambiare, o semplicemente, non voglio! O è...
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