CANZONE RUFFIANA – l’arpa celtica -

08 marzo 2019 ore 21:56 segnala


Questa sì, che è la notte giusta,
affido i miei pensieri ad una busta.
Lo sento, qui tutto cambierà.
E’ solo una questione di abilità
nel fare un puzzle con le parole
e poi sparpagliarle come viole.

Scriverò questa canzone e tu l’ascolterai
e finalmente ad incontrarmi ti deciderai.
Arriverà dritta fino alla tua finestra.
Invadente e ruffiana come il centrodestra.
Mi consentirà di sbalordirti, non te ne libererai.
Negli angoli più intimi te la ritroverai !

Ti sembrerà di raggiungere la luna.
Sarà il mio regalo, il tuo portafortuna.
Qui ci metto un sax che fa sempre effetto.
Se hai qualche consiglio, io lo accetto.
Un puzzle non si completa in due minuti.
Se sei d’accordo, però, eviterei gli acuti.



Mi darà l’ispirazione giusta la mia gatta.
Nella nostra partita, lei sarà la matta.
E’ vero, a volte sono un po’ infantile,
forse sarà perché sono nato in aprile.
Gli uomini del Toro sono strani,
fanno lunghi voli, come aeroplani.

Finalmente ti strapperò l’applauso.
Ah! se solo sapessi suonare il flauto.
Sei tu, l’unica spettatrice che mi interessi
ma non mi va più, di restare solo connessi.
Lo sai, scrivo sempre per diletto
ma anche per portarti a letto.

Ora ci vorrebbe un basso e un’arpa celtica
che favorirebbero la spinta pelvica.
Per ora mi accontenterò di dirti che mi piaci
e, per il momento, ti inonderò di baci.
Abitare il tuo cuore è il mio obiettivo
anche a costo di fare l’abusivo.


© Tutti i diritti riservati.
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« video » Questa sì, che è la notte giusta, affido i miei pensieri ad una busta. Lo sento, qui tutto cambierà. E’ solo una questione di abilità nel fare un puzzle con le parole e poi sparpagliarle come viole. Scriverò questa canzone e tu l’ascolterai e finalmente ad incontrarmi ti deciderai. Arr...
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SCHERZO su base COUNTRY - viva il clero ! -

05 marzo 2019 ore 01:15 segnala


Ero sulla Highway 18, venivo da Santa Monica,
Lei faceva l’autostop, ma sembrava una monaca.
Io, il vento nei capelli, lanciato sul coupè.
Salì senza salutare: vado alla Route 33.



Disse, che musicaccia ascolti?
Sei archeologico, senti ‘sto pezzo qui !
Incassai il colpo. Pensai, detto da una suora,
me ne sbatto. La mando alla malora!

Era un rap irritante, m’immaginai l’artista.
Vuoi mettere col country? Tenevo un occhio alla pista,
con l’altro ero su di lei. C’aveva un paio di stivali,
li piazzò sul cruscotto, mostrando i suoi arsenali.

Due cosce lunghe e sode. La vidi nuda, lesto.
Ero pronto ad accostare e a dirle tenga il resto.
Pago cash o hai anche il POS? No, questo non lo dico.
Rompiamo già all’inizio e mi dà del bolscevico !

E se la sfiorassi lì? Meglio un altro approccio.
Bacino sulla guancia? Così sembro un bamboccio.
Prese lei l’iniziativa. Sdraiata sulle mie gambe,
giocò con il mio cambio. Adoro le cose strambe.

Correndo insieme, nel sole, durò vari chilometri.
Modestamente, mi difendo anche a centimetri !
Non piove mai in California. A volte ti sorprende il clero.
Non me lo sarei mai aspettato. Stasera accendo un cero.


© Tutti i diritti riservati.
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« video » Ero sulla Highway 18, venivo da Santa Monica, Lei faceva l’autostop, ma sembrava una monaca. Io, il vento nei capelli, lanciato sul coupè. Salì senza salutare: vado alla Route 33. « immagine » Disse, che musicaccia ascolti? Sei archeologico, senti ‘sto pezzo qui ! Incassai il colpo....
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I CAPELLI UNTI - la deriva -

28 febbraio 2019 ore 13:49 segnala
La settimana scorsa, durante una seduta del Parlamento Europeo, un deputato belga, Guy Verhofstadt, ha fatto un intervento rigoroso, un’analisi storica precisa e da brivido sulla deriva della nostra Italia, nell’ultimo ventennio.
Il suo è stato un intervento di quasi 10 minuti, fatto volutamente in italiano (eccellente, pur con qualche comprensibilissimo errore), evidentemente con l’obiettivo di inquadrare la triste accusa che avrebbe rivolto alla fine a Giuseppe Conte.
E cioè quella di essere un burattino nelle mani di Salvini e di Di Maio. Non voleva limitarsi ad offenderlo, ma offrire una riflessione a tutti gli italiani. Io, infatti, mi sono vergognato di essere nato in Italia ed ho provato pena per quella amara scena.



Successivamente, mi è capitato di leggere commenti all’accaduto su uno di questi social, francamente non ricordo neppure quale fosse. In particolare mi ha lasciato allibito, se non sconvolto, il post istintivo, superficiale e pedestre di una tipa che commentava quell’intervento così puntuale.
Questa fine analista politica, come tanti altri, lo so bene, si soffermava solo ed esclusivamente su aspetti estetici che riguarderebbero quel deputato. I suoi capelli unti, la giacca troppo corta ed altre amenità del genere. Sono certo che non ha provato neppure minimamente ad ascoltare, se non addirittura a capire, quello che stava dicendo Verhofstadt.

E purtroppo questo è lo specchio della nostra epoca. Si valuta tutto solo ed esclusivamente dal punto di vista estetico, da come appare, da come sembra, dalle prime impressioni epidermiche che ci trasmette. Nessuno si sofferma ad analizzare, ad approfondire, a capire quello che viene detto.

Continuiamo così, facciamoci del male !

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La settimana scorsa, durante una seduta del Parlamento Europeo, un deputato belga, Guy Verhofstadt, ha fatto un intervento rigoroso, un’analisi storica precisa e da brivido sulla deriva della nostra Italia, nell’ultimo ventennio. Il suo è stato un intervento di quasi 10 minuti, fatto volutamente...
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PUZZLE DI PIXEL

26 febbraio 2019 ore 22:23 segnala
Infondo, cos’è una foto digitale, se non un puzzle di pixel?























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Infondo, cos’è una foto digitale, se non un puzzle di pixel? « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine » « immagine »
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INCANTO – wandering –

22 febbraio 2019 ore 14:24 segnala
Che gusto, esplorare su due ruote !
E’ un vero piacere con le strade vuote.
Sento sull’asfalto, della gomma l’attrito.
La catena si assesta. Bello quel graffito !
Il silenzio è rotto solo da un leggero vento
e dal canto degli uccelli. Mentre avanzo lento.

Toh! guarda c’è una ranocchia.
Ieri ha piovuto. Sai che pacchia!
Giornata tipicamente autunnale,
né caldo né freddo. Un martedì bestiale.
Niente smog, nè motori a scoppio.
Con questi profumi, non serve neanche l’oppio.



E’ chiuso l’unico bar di questa baia.
Mentre un cane alla sua ombra abbaia.
Un pescatore non si è ancora pentito
e continua a fare danni al creato.
Una farfalla bacia il suo fiore,
mentre sgangherato passa un trattore.

Che tristi, gli alberi spogli in autunno !
La vita li sta lasciando, sono in affanno.
Le foglie ci regalano gli ultimi colori
che mutano perenni, non appena le sfiori.
Giallo senape, rosso tramonto. E’ così ogni anno !
Poi marrone terra bruciata, lì dove torneranno.



Ehi! Ma questa pare davvero una piscina !
Proprio qui, lungo la riva, così vicina.
Sembra quasi coperta, come fosse una stanza.
Si sentono gli echi, anche a distanza.
Tre pareti di roccia e un mare verde, già profondo.
Assenza di vento e calma piatta, sullo sfondo.

Una signora lascia fiori sul ciglio della strada,
in memoria del figlio schiantato in moto, alla rugiada.
C’è un pedalò dimenticato, poi un grido disumano.
Mi volto e, difficile da credere, è un gabbiano !
Un vecchio in carrozzella gioca con un gatto.
Ne elemosina l’attenzione, ma quello insegue un ratto.

Odore di stoppie arse e un volo di gazze ladre.
E mi rivedo in campagna con mio padre.
Vortice di ricordi. Torno rapido all’infanzia.
Vince, chi raccoglie la più grossa arancia.
La profondità del mare è abissale.
Mi equilibra e riconduce all’essenziale.

Un mondo di insetti nutre gli uccelli.
Un camper di tedeschi si ferma per un selfie.
Intenso profumo di mare e di salsedine.
Però, non è poi così male questa solitudine !
Una pubblicità sbiadita offre un trapianto.
Ma di cosa potrei aver bisogno, in quest’incanto?


© Tutti i diritti riservati.

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Che gusto, esplorare su due ruote ! E’ un vero piacere con le strade vuote. Sento sull’asfalto, della gomma l’attrito. La catena si assesta. Bello quel graffito ! Niente smog, nè motori a scoppio. Con questi profumi, non c’è bisogno d’oppio. Toh! guarda c’è una ranocchia. Ieri ha piovuto. Sai che...
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IO SONO MIA

16 febbraio 2019 ore 18:16 segnala


Ultimamente il cinema e la televisione, evidentemente a corto di idee inedite, saccheggiano a piene mani la vita di musicisti famosi, proponendone però delle biografie molto lacunose.
E’ accaduto l’anno scorso con Fabrizio De Andrè e poi al cinema con i Queen. Ci riprovano quest’anno con la vita tormentata di Mia Martini e, se sono bene informato, accadrà presto anche con Lucio Battisti.
In sostanza questi film si reggono solo sulla musica stessa. C’è una sceneggiatura debole ed imprecisa che fortunatamente viene interrotta da brani musicali celeberrimi che subito fanno partire la pelle d’oca almeno a chi, come me, è un musica-dipendente.



Nel caso specifico, sono anche un fan appassionato di Mia fin da bambino. Ricordo che mi commuovevano le sue intense interpretazioni ed i testi profondi che sceglieva, e sorprendevo i miei chiedendo i suoi dischi in dono piuttosto che quelli di personaggi apparentemente più indicati alla mia età.
Dicevo che la sceneggiatura è fragile e incompleta. Infatti latita, ad esempio, la figura di Ivano Fossati che pure è stato centrale nel percorso di Mimì sia nella vita privata che artisticamente, come compositore di almeno due album.
Di positivo, si salva soltanto il - comunque tardivo - sdoganamento della figura e del valore di molti testi di Franco Califano, finalmente rivalutato come troppo spesso accade a chi abbandona questa valle di lacrime. Ma attenzione! Il Califfo non ha escluso il ritorno…

Chissà se gli sceneggiatori col tempo impareranno a rappresentare la vita di un artista in modo compiuto e non macchiettistico come si riesce a fare solo con una biografia scritta e autorizzata dall’interessato! Mimì pare ci credesse…. sentite qua….

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« immagine » Ultimamente il cinema e la televisione, evidentemente a corto di idee inedite, saccheggiano a piene mani la vita di musicisti famosi, proponendone però delle biografie molto lacunose. E’ accaduto l’anno scorso con Fabrizio De Andrè e poi al cinema con i Queen. Ci riprovano quest’anno...
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DELIZIATI - l’ultima utopia -

13 febbraio 2019 ore 11:40 segnala


Ti sei mai chiesto cosa unisce i popoli
di ogni lontanissima metropoli?
Non parlo dei bisogni primari
né dei moderni loschissimi affari.
Quale attività, tutti hanno sempre svolto?
Da cosa ciascuno si sente coinvolto?

E’ qualcosa che ognuno sente di esprimere.
Da cui ogni uomo non si può esimere.
A tutte le latitudini , in ogni epoca
e puoi star certo che nessuno deroga.
Dall’Alaska al Congo, ce ne sarebbero di esempi !
Dalla Russia al Brasile. Fin dalla notte dei tempi.

Io quando, con la fantasia, voglio sognare
un mondo anarchico e tutto da amare,
vado su Radio Garden e il suo sito.
E’ vero, sono un ascoltatore accanito.
A me la società dell’immagine mi stanca.
Sempre mi tengo lontano dalla calca.

Puoi ascoltar la rumba ed il sirtaki, il folk
il country, la fusion, i mariachis, il rock,
il tango, il jazz, la classica, la polka,
fino al ritmo ancestrale di mamma Africa.
Lasciati trasportare dalla batteria.
La musica è l’ultima possibile utopia.



Lì non trovi bandiere, né colori, né confini.
E’ un unico grande abbraccio, coi violini.
Scordati per sempre menate patriote.
Siam tutti uguali. Deliziati con le sette note.
Ti stai chiedendo dove va l’accento?
Che importa, basta esser contento !

E questo sito, sempre ci riesce a pieno.
Tu l’entusiasmo non tenere a freno,
perché la gioia di condividere la musica
risale a prima della guerra punica.
Inebriati con la chitarra ed ogni strumento
e lasciati trasportare, libero nel vento.

In un mondo in guerra, con scenari di morte,
dove dominano interessi, e vige la legge del più forte,
lì non ci sono classi, né odio, nè carestia.
Mentre ancora ai bambini si insegna la geografia
sempre e solo in base ai confini politici.
E capisci che di ideali sono tutti stitici.

Puoi zoomare su ogni angolo del pianeta.
Hai migliaia di radio. L’arpa, l’anima ti quieta !
Puoi immaginare di essere un globetrotter,
e come Marco Polo viaggiare sulle rotte.
Apprendere nuovi linguaggi e stili di vita.
Non importa se è gente incolta o istruita,

perchè da ognuno qualcosa si impara,
e non è il caso di mettersi in gara.
Le differenze son per tutti una risorsa.
Basta globalizzazione, che nutre solo la borsa
di alcuni privilegiati miopi e autarchici.
Il mondo è di tutti, non degli oligarchici.

© Tutti i diritti riservati.



Mercoledì 13 febbraio ‘19
Giornata Mondiale della Radio
Voce di dialogo, tolleranza, pace.
UNESCO – ottava edizione -
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« immagine » Ti sei mai chiesto cosa unisce i popoli di ogni lontanissima metropoli? Non parlo dei bisogni primari né dei moderni loschissimi affari. Quale attività, tutti hanno sempre svolto? Da cosa ognuno si sente coinvolto? E’ qualcosa che ognuno sente di esprimere. Da cui ogni uomo non si p...
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DISTRATTI

03 febbraio 2019 ore 17:34 segnala


Quella sera era fine settembre.
L’estate moriva. L’avrei ricordata per sempre.
Prima: gli amici, un abbraccio, uno scherzo, un disco alla radio.
Fingevo di esser serena, ma ero un cane randagio.
Qualcosa mi avrebbe cambiata dentro.
Finalmente con te, avevo il mio baricentro.

Quella sera c’era un vento che stordiva,
mi alzava la gonna e i capelli arruffava.
Ti cercai con lo sguardo. Era il primo incontro.
Fu un momento indelebile. Il nostro riscontro,
dopo tanto immaginarci su Badoo,
già pensavo di non lasciarti mai più.

Se almeno c’avessi la moto,
ti verrei a cercar fin nel vuoto,
per dirti quanto sei stronzo,
tu e la tua faccia di bronzo.



Quella sera, non lo nascondo,
mi sembrasti dolce e profondo.
Quello che scrivevi, era roba da idealisti.
Ci incontrammo alla spiaggia dei surfisti.
A volte sembravi fragile ed insicuro.
Ti chiamavo, il cavaliere oscuro.

Se almeno c’avessi la moto,
ti verrei a trovare nel vuoto.
Per dirti che sei il più stronzo.
Tu e quella faccia di bronzo.

Quella sera ti vidi con la mia amica.
Si, proprio lei, Scodalupi Nausica.
Ne sono certa, non stavate parlando,
perché tu la stavi baciando.
Poi chiudesti l’alzacristallo
e lei si occupò del tuo fallo.

Se almeno c’avessi la moto,
ti verrei a cercare nel vuoto.
Per dirti quanto sei stronzo,
tu e la tua faccia di bronzo.

Quella sera mi hai tradita, calpestata.
Non so che farmene della tua scenata.
Sono stanca di aspettarti qui sola,
non riesco più a volare fuori da quest’aiuola.
E’ vero, tu non mi hai messo le catene,
ma le mie notti non sono più serene.

Se almeno c’avessi la moto,
ti verrei a trovare nel vuoto.
Per dirti che sei il più stronzo.
Tu e quella faccia di bronzo.

Questa sera dimentica il mio cuore.
Eri la bussola, ogni mio pensiero. Sei solo un adulatore.
Ero concentrata sulle emozioni che mi regalavi.
Dov’è l’uomo che adoravo, che mi donava momenti soavi?
Non ti riconosco, ma sei davvero tu ?
Ormai siamo distratti, non mi meriti più.


© Tutti i diritti riservati.
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« immagine » Quella sera era fine settembre. L’estate finiva. L’avrei ricordata per sempre. Prima: gli amici, un abbraccio, uno scherzo, un disco alla radio. Fingevo di esser serena, ma ero un cane randagio. Qualcosa mi aveva cambiata dentro. Finalmente con te, avevo il baricentro. Quella sera c...
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LA GAZZELLA ED IL MONTONE

26 gennaio 2019 ore 20:42 segnala


Un tempo ti vantavi d’essere un montone.
Ricordi? Luisa ti chiamava il barone.
E ti comportavi come Al Capone.
Eri il principe dell’adulazione.
Eran tutte tue le ragazze bone.
Tanto che Giulia te la facevi nell’androne.

Eri senza dubbio un gallo cedrone.
Potrei citare Casanova, Don Giovanni ed altre icone.
Nessuno quanto te era un birbone.
Mettevi sempre in chiaro chi portava il pantalone.
Ma ormai sei solo un cafone
e spesso anche molto zuccone.

Poi diventasti il re dell’autosalone.
Sempre tua era la più bruciante accelerazione.
E riuscivi anche ad evitare la collisione.
Giravi in Maserati ed ora sei un pedone.
Oggi meriteresti solo un ceffone
per riportarti a quando eri il solo ed unico padrone.

A letto rasentavi la perfezione
anche in tema di fecondazione.
Con te non bastava alcuna contraccezione.
Il tuo seme era capace di perforazione.
E dopo ti applaudiva anche l’embrione.
Rientravi sul talamo nuziale per acclamazione!

Tutto come da copione.
Non ti conoscessi proporrei una discussione
in merito alla tua dotazione.
Alessandra la portasti alla perdizione.
E non ci fu alcuna obiezione.
Ma ora è tempo che tu vada in pensione.

Perdona la digressione.
Qui non servono corsi di dizione.
E’ vero, si parla di lingua, ma in un’altra accezione.
Gisella propose anche la tua elezione
fra i membri dell’amministrazione.
Poi arrossì e disse “Ops, scusate la confusione!”



Non è più tempo di presunzione.
Bisogna capire quando è ora di dimissione.
Ormai, puoi cercarti un’altra distrazione.
Forse è meglio se fai il fannullone.
Devi rassegnarti ad usare l’altro bastone.
E sorridere di questa canzone.

Non ti riconosco più, sei diventato un fifone.
Ormai sei vittima dell’agitazione.
Ti manderei in esilio in una miniera di carbone.
Adesso Matilde invoca l’apparizione.
Non basta più neppure un’iniezione,
e chiede “Ma perchè s’è spuntato ‘sto cannone?”

Più che un cazzo pare una malformazione.
Sembra una pistola senza munizione
o un motore senza combustione.
Tanto che a volte rimedi col nasone.
Si dice perfino che sia diventato ricchione.
E’ qui il nocciolo della questione.

Possibile tu non ne abbia più cognizione?
E’ un semplice gioco di fascino e seduzione.
Devi abbandonarti ad ogni tentazione
Non rassegnarti a giocare con l’aquilone.
E non temere alcuna disfunzione.
La parola d’ordine è penetrazione!

Ma forse hai una chance per la tua rivalutazione.
Guarda, c’è una gazzella proprio sotto al lampione.
No, scusa, ha le luci blu. E’ quella dell’amministrazione.
Non ti resta che riflettere in prigione su quanto sei stato coglione
ad eccedere di alcool l’assunzione
fino a scambiare una donna per una bambola di cotone.

© Tutti i diritti riservati.




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« immagine » Un tempo ti vantavi d’essere un montone. Ricordi? Luisa ti chiamava il barone. E ti comportavi come Al Capone. Eri il principe dell’adulazione. Eran tutte tue le ragazze bone. Tanto che Giulia te la facevi nell’androne. Eri senza dubbio un gallo cedrone. Potrei citare Casanova, Don...
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20 ANNI SENZA FABER

15 gennaio 2019 ore 00:15 segnala
Qualche giorno fa è stato l’anniversario della morte di Fabrizio De Andrè.
Sono passati già venti anni.
Ricordo che mi dette la triste notizia con una telefonata Patrizia, la mia ragazza di allora che, pur essendo molto più giovane di me, era diventata una sua fan almeno quanto me.
Oltre che per ricordarlo, questo post si rivolge proprio alle giovani generazioni. E’ un invito a “studiarlo” in ogni verso. Ma anche a sottolineare il suo carattere riflessivo. Nettamente in contrasto con lo stile di vita nevrotica e perennemente di fretta a cui ci stiamo rassegnando oggi.



A questo proposito, mi piace ricordare che De Andrè era solito concedere interviste solo a condizione di conoscere in anticipo le domande, via fax.
Questo non certamente perché non si sentisse in grado di rispondere, ma come spiegò in diverse circostanze, nel tentativo di dare risposte meditate e non banali.

Forse questo dovrebbe servire da esempio ai tanti che blaterano opinioni in libertà e si vantano di questo come fosse segno di spontaneità. Politici compresi.
Così come, prima di professarsi suoi estimatori, dovrebbero ispirarsi ai suoi principi libertari ed umanitari. A cominciare dalla difesa degli ultimi. E dovrebbero assimilare i suoi insegnamenti in tema di pacifismo, di ideali, di passioni, di sogni, di utopie.
Dovrebbero cercare di capire l’analisi antropologica che viene fuori da tutti i suoi testi, ma anche dalle poche interviste concesse nel tempo.

Altrimenti i suoi insegnamenti non saranno serviti davvero a niente !

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Qualche giorno fa è stato l’anniversario della morte di Fabrizio De Andrè. Sono passati già venti anni. Ricordo che mi dette la triste notizia con una telefonata Patrizia, la mia ragazza di allora che, pur essendo molto più giovane di me, era diventata una sua fan almeno quanto me. Oltre che per...
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