DISTRATTI

03 febbraio 2019 ore 17:34 segnala


Quella sera era fine settembre.
L’estate moriva. L’avrei ricordata per sempre.
Prima: gli amici, un abbraccio, uno scherzo, un disco alla radio.
Fingevo di esser serena, ma ero un cane randagio.
Qualcosa mi avrebbe cambiata dentro.
Finalmente con te, avevo il mio baricentro.

Quella sera c’era un vento che stordiva,
mi alzava la gonna e i capelli arruffava.
Ti cercai con lo sguardo. Era il primo incontro.
Fu un momento indelebile. Il nostro riscontro,
dopo tanto immaginarci su Badoo,
già pensavo di non lasciarti mai più.

Se almeno c’avessi la moto,
ti verrei a cercar fin nel vuoto,
per dirti quanto sei stronzo,
tu e la tua faccia di bronzo.



Quella sera, non lo nascondo,
mi sembrasti dolce e profondo.
Quello che scrivevi, era roba da idealisti.
Ci incontrammo alla spiaggia dei surfisti.
A volte sembravi fragile ed insicuro.
Ti chiamavo, il cavaliere oscuro.

Se almeno c’avessi la moto,
ti verrei a trovare nel vuoto.
Per dirti che sei il più stronzo.
Tu e quella faccia di bronzo.

Quella sera ti vidi con la mia amica.
Si, proprio lei, Scodalupi Nausica.
Ne sono certa, non stavate parlando,
perché tu la stavi baciando.
Poi chiudesti l’alzacristallo
e lei si occupò del tuo fallo.

Se almeno c’avessi la moto,
ti verrei a cercare nel vuoto.
Per dirti quanto sei stronzo,
tu e la tua faccia di bronzo.

Quella sera mi hai tradita, calpestata.
Non so che farmene della tua scenata.
Sono stanca di aspettarti qui sola,
non riesco più a volare fuori da quest’aiuola.
E’ vero, tu non mi hai messo le catene,
ma le mie notti non sono più serene.

Se almeno c’avessi la moto,
ti verrei a trovare nel vuoto.
Per dirti che sei il più stronzo.
Tu e quella faccia di bronzo.

Questa sera dimentica il mio cuore.
Eri la bussola, ogni mio pensiero. Sei solo un adulatore.
Ero concentrata sulle emozioni che mi regalavi.
Dov’è l’uomo che adoravo, che mi donava momenti soavi?
Non ti riconosco, ma sei davvero tu ?
Ormai siamo distratti, non mi meriti più.


© Tutti i diritti riservati.
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« immagine » Quella sera era fine settembre. L’estate finiva. L’avrei ricordata per sempre. Prima: gli amici, un abbraccio, uno scherzo, un disco alla radio. Fingevo di esser serena, ma ero un cane randagio. Qualcosa mi aveva cambiata dentro. Finalmente con te, avevo il baricentro. Quella sera c...
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LA GAZZELLA ED IL MONTONE

26 gennaio 2019 ore 20:42 segnala


Un tempo ti vantavi d’essere un montone.
Ricordi? Luisa ti chiamava il barone.
E ti comportavi come Al Capone.
Eri il principe dell’adulazione.
Eran tutte tue le ragazze bone.
Tanto che Giulia te la facevi nell’androne.

Eri senza dubbio un gallo cedrone.
Potrei citare Casanova, Don Giovanni ed altre icone.
Nessuno quanto te era un birbone.
Mettevi sempre in chiaro chi portava il pantalone.
Ma ormai sei solo un cafone
e spesso anche molto zuccone.

Poi diventasti il re dell’autosalone.
Sempre tua era la più bruciante accelerazione.
E riuscivi anche ad evitare la collisione.
Giravi in Maserati ed ora sei un pedone.
Oggi meriteresti solo un ceffone
per riportarti a quando eri il solo ed unico padrone.

A letto rasentavi la perfezione
anche in tema di fecondazione.
Con te non bastava alcuna contraccezione.
Il tuo seme era capace di perforazione.
E dopo ti applaudiva anche l’embrione.
Rientravi sul talamo nuziale per acclamazione!

Tutto come da copione.
Non ti conoscessi proporrei una discussione
in merito alla tua dotazione.
Alessandra la portasti alla perdizione.
E non ci fu alcuna obiezione.
Ma ora è tempo che tu vada in pensione.

Perdona la digressione.
Qui non servono corsi di dizione.
E’ vero, si parla di lingua, ma in un’altra accezione.
Gisella propose anche la tua elezione
fra i membri dell’amministrazione.
Poi arrossì e disse “Ops, scusate la confusione!”



Non è più tempo di presunzione.
Bisogna capire quando è ora di dimissione.
Ormai, puoi cercarti un’altra distrazione.
Forse è meglio se fai il fannullone.
Devi rassegnarti ad usare l’altro bastone.
E sorridere di questa canzone.

Non ti riconosco più, sei diventato un fifone.
Ormai sei vittima dell’agitazione.
Ti manderei in esilio in una miniera di carbone.
Adesso Matilde invoca l’apparizione.
Non basta più neppure un’iniezione,
e chiede “Ma perchè s’è spuntato ‘sto cannone?”

Più che un cazzo pare una malformazione.
Sembra una pistola senza munizione
o un motore senza combustione.
Tanto che a volte rimedi col nasone.
Si dice perfino che sia diventato ricchione.
E’ qui il nocciolo della questione.

Possibile tu non ne abbia più cognizione?
E’ un semplice gioco di fascino e seduzione.
Devi abbandonarti ad ogni tentazione
Non rassegnarti a giocare con l’aquilone.
E non temere alcuna disfunzione.
La parola d’ordine è penetrazione!

Ma forse hai una chance per la tua rivalutazione.
Guarda, c’è una gazzella proprio sotto al lampione.
No, scusa, ha le luci blu. E’ quella dell’amministrazione.
Non ti resta che riflettere in prigione su quanto sei stato coglione
ad eccedere di alcool l’assunzione
fino a scambiare una donna per una bambola di cotone.

© Tutti i diritti riservati.




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« immagine » Un tempo ti vantavi d’essere un montone. Ricordi? Luisa ti chiamava il barone. E ti comportavi come Al Capone. Eri il principe dell’adulazione. Eran tutte tue le ragazze bone. Tanto che Giulia te la facevi nell’androne. Eri senza dubbio un gallo cedrone. Potrei citare Casanova, Don...
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20 ANNI SENZA FABER

15 gennaio 2019 ore 00:15 segnala
Qualche giorno fa è stato l’anniversario della morte di Fabrizio De Andrè.
Sono passati già venti anni.
Ricordo che mi dette la triste notizia con una telefonata Patrizia, la mia ragazza di allora che, pur essendo molto più giovane di me, era diventata una sua fan almeno quanto me.
Oltre che per ricordarlo, questo post si rivolge proprio alle giovani generazioni. E’ un invito a “studiarlo” in ogni verso. Ma anche a sottolineare il suo carattere riflessivo. Nettamente in contrasto con lo stile di vita nevrotica e perennemente di fretta a cui ci stiamo rassegnando oggi.



A questo proposito, mi piace ricordare che De Andrè era solito concedere interviste solo a condizione di conoscere in anticipo le domande, via fax.
Questo non certamente perché non si sentisse in grado di rispondere, ma come spiegò in diverse circostanze, nel tentativo di dare risposte meditate e non banali.

Forse questo dovrebbe servire da esempio ai tanti che blaterano opinioni in libertà e si vantano di questo come fosse segno di spontaneità. Politici compresi.
Così come, prima di professarsi suoi estimatori, dovrebbero ispirarsi ai suoi principi libertari ed umanitari. A cominciare dalla difesa degli ultimi. E dovrebbero assimilare i suoi insegnamenti in tema di pacifismo, di ideali, di passioni, di sogni, di utopie.
Dovrebbero cercare di capire l’analisi antropologica che viene fuori da tutti i suoi testi, ma anche dalle poche interviste concesse nel tempo.

Altrimenti i suoi insegnamenti non saranno serviti davvero a niente !

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Qualche giorno fa è stato l’anniversario della morte di Fabrizio De Andrè. Sono passati già venti anni. Ricordo che mi dette la triste notizia con una telefonata Patrizia, la mia ragazza di allora che, pur essendo molto più giovane di me, era diventata una sua fan almeno quanto me. Oltre che per...
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PRINCIPIO DEL VUOTO

13 gennaio 2019 ore 23:35 segnala


Hai l'abitudine di accumulare oggetti inutili, credendo che un giorno, chi sa quando, ne avrai bisogno?
Hai l'abitudine di accumulare denaro, solo per non spenderlo perché pensi che nel futuro potrà mancarti?
Hai l'abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici e altre cose della casa che già non usi da molto tempo?

E dentro di te?



Hai l'abitudine di conservare rimproveri, risentimenti, tristezze, paure e altro?
Non farlo, è necessario che lasci uno spazio, un vuoto, affinché cose nuove arrivino alla tua vita.
È necessario che ti disfi di tutte le cose inutili che sono in te e nella tua vita, affinché la prosperità arrivi.
La forza di questo vuoto è quella che assorbirà e attrarrà tutto quello che desideri.
Finché stai, materialmente o emozionalmente, caricando sentimenti vecchi e inutili, non avrai spazio per nuove opportunità.

I beni devono circolare. Pulisci i cassetti, gli armadi, la stanza di arnesi, il garage. Dona quello che non usi più.
Non sono gli oggetti conservati quelli che stagnano la tua vita, bensì il significato dell'atteggiamento di conservare.
Quando si conserva, si considera la possibilità di mancanza, di carenza, si crede che domani potrà mancare e che non avrai maniera di coprire quelle necessità.

Con quell'idea, stai inviando due messaggi al tuo cervello e alla tua vita: che non ti fidi del domani e che pensi che il nuovo e il migliore non sono per te, per questo motivo ti rallegri conservando cose vecchie e inutili.
Sbarazzati di ciò che ha perso colore e lucentezza, lascia entrare il nuovo in casa tua e dentro te stesso.

JOSEPH FORT NEWTON The Principle Of Emptiness
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« immagine » Hai l'abitudine di accumulare oggetti inutili, credendo che un giorno, chi sa quando, ne avrai bisogno? Hai l'abitudine di accumulare denaro, solo per non spenderlo perché pensi che nel futuro potrà mancarti? Hai l'abitudine di conservare vestiti, scarpe, mobili, utensili domestici e...
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SHAKE NEW

08 gennaio 2019 ore 01:30 segnala
La notizia è di quelle che danno un senso alla giornata.
Basta odio ostentato !
Basta finta fermezza sulla pelle degli altri !
Basta fake-news !!!



Questa, a mio avviso, si può definire shake-new.
E’ una di quelle notizie che ti scuotono dentro, dal profondo.
E’ una notizia “romantica”, poetica, che fa sognare. Sulla quale si potrebbe sicuramente costruire la trama di un film che riuscirebbe a tenere tutti attaccati alla poltrona a tifare per questi eroi, tanto è ai confini della realtà.
Una notizia che fa sperare in un futuro migliore, più vivibile.
Che si smetta di valutare qualsiasi evento solo ed esclusivamente col metro economico ! Non ci sono solo i danè. C’è bisogno di un mondo più solidale. Più civile. Più umano.
Qualsiasi essere vivente che si possa definire appena appena decente, è in grado di capire che 16 giorni in mare aperto, nel mese di dicembre e gennaio, con queste temperature e questi venti, sono una punizione troppo severa perfino per un serial killer. Figuriamoci per dei disperati che hanno la sola colpa di cercare un futuro migliore per se e per i propri figli.



Da Facebook: “Ho quindici barche a vela a disposizione, pronte a salpare da Procida subito. E il mio appello con il quale cercavo skipper ha avuto risposte da tutti Italia: noi saremmo pronti, il Comune di Napoli lo sa. Una cosa è certa: quei piccoli migranti vanno tratti in salvo subito”.

Batte forte il cuore di Procida, da sempre isola accogliente di chiara vocazione marinara: se ne fa ambasciatore Antonio Scotto Di Perta, 44 anni, capelli lunghi e sguardo profondo, che qui gestisce una società di charter (si chiama Blue Dream Charter & Service, ma non vuole che si faccia pubblicità) e che ha condiviso sui social un’idea divenuta virale: “Andare a prendere bambini e donne, subito, perché chi conosce il mare sa che le condizioni di questi tempi sono ostili”.

Il riferimento è alla Sea Watch 3, la nave della ong tedesca che ha tratto in salvo 32 migranti, e che insieme all'imbarcazione di Sea Eye con a bordo 17 persone, è da 16 giorni ferma nelle acque territoriali maltesi in attesa di ricevere il permesso di attraccare in un porto. Scotto Di Perta ha inviato la sua proposta al Comune di Napoli, dove – dice – “potremmo condurre i migranti, portandoli in sicurezza sulle nostre barche al porto di Napoli, dove de Magistris ha dato disponibilità di ormeggio”. “Non si tratta – continua Scotto Di Perta - di avere un orientamento politico sui temi dell’immigrazione, sui quali ci auguriamo che i governi adottino presto una strategia in grado di scongiurare rischi umanitari del genere, ma di semplice umanità e senso di solidarietà. Appena ho scritto che cercavo skipper per la mia idea, sono arrivate centinaia di adesioni da Napoli, Roma, Livorno. Una serie infinita di messaggi, a dimostrazione del cuore di noi italiani”.

Non è la prima volta, peraltro, che Procida manifesta il suo orientamento aperto all’accoglienza, già sintetizzato dalle dichiarazioni del sindaco Dino Ambrosino (“Qui i porti restano sempre aperti”, aveva dichiarato polemizzando con il vice premier Salvini) e soprattutto dal successo del progetto Sprar, che da marzo 2018 – con la regia di Less Onlus - offre ospitalità diffusa sull’isola a trentaquattro immigrati richiedenti asilo.
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La notizia è di quelle che danno un senso alla giornata. Basta odio ostentato ! Basta finta fermezza sulla pelle degli altri ! Basta fake-news !!! « immagine » Questa, a mio avviso, si può definire shake-new. E’ una di quelle notizie che ti scuotono dentro, dal profondo. E’ una notizia...
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IL MONDO A RATE – l’equilibrista -

27 dicembre 2018 ore 15:37 segnala


Un tempo ti avrebbero chiamato ignobile,
scorretto, subdolo, deplorevole,
equilibrista, spietato, crudele,
biscia strisciante, serpe velenosa, spregevole,
feroce, inaffidabile,
infame, disonesto, vile.



Oggi c’è un solo nome per definirti: venditore.
Tu dissemini trappole ed imbrogli in ogni dove.
Alimenti ad arte competizione e invidia.
Ogni tua offerta è una pericolosa insidia.
La finzione è tua madre, la menzogna tua sorella,
coi falsi dovresti sfilare in passerella.

Tu prometti merce sottocosto.
Hai sempre un aneddoto pronto, pianifichi ogni gesto.
Dell’ingenuo cliente risolvi ogni dubbio, prevedi ogni domanda.
Perché deve illudersi che è lui che comanda.
Conquista la sua fiducia raccontando balle
e poi pugnalalo alle spalle !

“La sola regola è esser scaltri.” L’imperativo è vendere.
Raggiungi gli obiettivi. L’economia deve girare. Bisogna farli spendere.
Non devi sbagliare un colpo. Sei il venditore perfetto.
Che importa se sei abietto?
Tu sapresti vendere anche il mondo a rate.
Basta sommergere l’acquirente di cazzate.



Porta l’antico esempio del caffè al giorno.
Così li freghi tutti, andata e ritorno.
Tanto nessuno capisce che ogni rateizzazione
per il destinatario è una slot machine. Una benedizione.
L’inflazione non esiste, l’anticipo è pari a zero !
Troppo tardi si accorgeranno che ogni rata è un mistero.

Vendi le tue diavolerie. Parla alla velocità della luce.
Il cliente non deve capire. E non c’è nessuno che traduce.
Nulla deve comprendere neppure del prodotto. Solo desiderarlo.
Gli devi tempestare la mente, come un tarlo.
Per te non ci sono sogni nè ideali. Hai un solo valore: il denaro.
Per il quale svenderesti pure tua figlia. Avaro!

Escogita una promozione. Sapresti rifilare ghiaccio al circolo polare.
Ma che ti frega se il poveraccio non può pagare?
“Lei non deve temere nessun evento.
C’è la copertura assicurativa, nel pacchetto.
Non si preoccupi, abbiamo previsto tutto,
fino al rimpatrio della salma !” Farabutto.


© Tutti i diritti riservati.
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« immagine » Un tempo ti avrebbero chiamato ignobile, scorretto, subdolo, deplorevole, equilibrista, spietato, crudele, biscia strisciante, serpe velenosa, spregevole, feroce, inaffidabile, infame, disonesto, vile. « video » Oggi c’è un solo nome per definirti: venditore. Tu dissemini trappo...
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BALLATA DEL (s)TRONFIO

23 dicembre 2018 ore 23:21 segnala


Matteo racconta frottole,
saltando fra le trottole,
in equilibrio strano
proprio come un villano.
Rapisce la tua attenzione
con sguardo tronfio e allocuzione.

Ogni giorno ne inventa una
per piacere alla tribuna.
Raccogliere i suoi consensi
come i vecchi circensi.
Ti conduce in luoghi inesplorati
pieni di promesse e candidati.

Sempre attento ad i sondaggi
per evitar lancio di ortaggi.
Venderebbe anche la madre,
affogherebbe pure il padre,
per un applauso in più.
Peggio di belzebù !



Twitta tutto ciò che la gente
vuol sentire, poiché non abbiente.
Approfitta dell’ignoranza
per navigare nell’abbondanza.
Non ha il senso della misura
e non teme una brutta figura.

Perché sa sempre rialzarsi,
come in una catarsi.
Rimuove gli incidenti di percorso
con la grazia che ha solo un orso.
Non sa cosa sia la coscienza,
infatti rifiuta l’accoglienza.

Tanto la gente, poi, dimentica
nella stessa maniera, identica,
di quando Mussolini
compiva abomini
trasformandosi da socialista
a conservatore e poi fascista.


© Tutti i diritti riservati.
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« video » Matteo racconta frottole, saltando fra le trottole, in equilibrio strano proprio come un villano. Rapisce la tua attenzione con sguardo tronfio e allocuzione. Ogni giorno ne inventa una per piacere alla tribuna. Raccogliere i suoi consensi come i vecchi circensi. Ti conduce in luoghi i...
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TI SOGNO OGNI NOTTE

19 dicembre 2018 ore 21:20 segnala


In pochi gli credevano, eppure Paolo era in grado di sublimare l’amore, l’attrazione fisica. Che tristezza gli mettevano quegli uomini rozzi, triviali, pedestri, che usavano il sesso come solo modo per scaricare le tensioni della giornata. Quelli che lo vedevano esclusivamente da un punto di vista materiale. Guarda che tette! Che culo che c’hai ! Famme ‘na pompa! Aggia chiavà!

Lui, invece, riusciva a crearsi delle fantasie molto articolate, ricche di particolari. Era un osservatore nato. Ad esempio: gli capitava di intravedere una giornalista che leggeva il telegiornale? Subito la analizzava dettagliatamente. Non solo da un punto di vista estetico. E magari si innamorava della sua voce. Calma, bassa, leggermente roca, che trovava estremamente sensuale. Era un tipo auditivo. Per lui, queste sfumature potevano assumere una importanza maggiore della stessa intimità.



Ed infatti anche con lei era stato capace di inventarsi una serie di appuntamenti rituali in cui le notizie che Francesca leggeva non avevano davvero nessuna importanza. Avrebbe potuto leggere qualsiasi cosa, perché l’attenzione di Paolo era tutta concentrata su mille altri dettagli che la riguardavano: le pause, gli ammiccamenti, i momenti in cui sembrava che partecipasse maggiormente alla notizia, gli sguardi rivolti al regista che doveva mandare in onda il filmato.

Ma il momento culmine era quando lei si riavviava distrattamente i capelli, quasi infastidita. Paolo la adorava. Infatti era arrivato a sognarsela ogni notte. Ormai da quasi due mesi ! Per Paolo l’innamoramento era questo, fatto di impalpabili particolari. Ma che per lui potevano diventare davvero molto significativi. Altrimenti, tanto valeva scegliersi una puttana, in tangenziale. Basta un quarto d’ora. Ti sfoghi, la paghi e tutto finisce lì. Invece fra Paolo e Francesca non sarebbe finita lì. Non doveva finire lì. Perché lui voleva incontrarla davvero. Doveva solo riuscire a scavalcare lo schermo di quel maledetto televisore.

E sarebbe stata sua, per sempre!
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« video » In pochi gli credevano, eppure Paolo era in grado di sublimare l’amore, l’attrazione fisica. Che tristezza gli mettevano quegli uomini rozzi, triviali, pedestri, che usavano il sesso come solo modo per scaricare le tensioni della giornata. Quelli che lo vedevano esclusivamente da un pun...
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NUDA

17 dicembre 2018 ore 23:08 segnala


Ma spiegami, tu davvero pensi di conoscerla solo perché l’hai vista nuda?
Davvero credi di sapere tutto di lei solo perché si è tolta i vestiti?
Sei convinto di possederla solo perché hai sfiorato la sua pelle e penetrato il suo corpo?



Ok, allora parlami delle sue emozioni, dei suoi sogni da bambina, delle sue ferite, delle sue conquiste, dei suoi tormenti inascoltati. Raccontami le sue aspettative, le sue incertezze, il suo sconfinato bisogno di amore. Sai dirmi chi o cosa le ha spezzato il cuore, anni fa, quando tu non c’eri? Ti ha confidato cosa la appassiona veramente? Sai come le piace coccolarsi quando è da sola? Cosa riesce a donarle serenità?

E soprattutto, sai dirmi se tu sei riuscito a regalarle almeno un brivido, uno straccio di pelle d’oca, un ricordo incancellabile?
O solo liquido seminale?

Amico mio, tu non la conosci affatto !
Per te lei è come un libro di cui hai visto appena la copertina.
Fortunatamente non tutti gli uomini sono come te, che devi assolutamente ostentare virilità, quasi a voler convincere te per primo ! E come un sub che si ferma ad un solo metro di profondità neghi a te stesso l’ebbrezza di immergerti in un’altra anima.
Una relazione vera, è un’altra cosa, credimi !
E’ conoscere i suoi percorsi mentali, riuscire a comunicare anche senza parlare, sentire di conoscerla da sempre, raggiungere un’intesa profonda con lei ed arrivare ad apprezzarla nonostante i suoi piccoli difetti.
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« video » Ma spiegami, tu davvero pensi di conoscerla solo perché l’hai vista nuda? Davvero credi di sapere tutto di lei solo perché si è tolta i vestiti? Sei convinto di possederla solo perché hai sfiorato la sua pelle e penetrato il suo corpo? « immagine » Ok, allora parlami delle sue emozi...
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MARRAKECH

16 dicembre 2018 ore 11:15 segnala


Qui il sogno delle mille e una notte diventa realtà, tra il lusso dei sultani e un fascino impalpabile. Un miscuglio di modernità e Medioevo che sopravvive per fini turistici. Ho ancora negli occhi i palmeti, il colore rosso del Gueliz, i volti di gente semplice e spontanea.



L'incredibile piazza Djemaa El-Fna, vero ingorgo di umanità sopravvissuta al Medio Evo. dove ancora arrivano carovane di nomadi dal deserto, insieme ai pullman dei turisti. Incantatori di serpenti, indovini, cantastorie, ammaestratori di scimmie, maghi, acrobati, venditori d’acqua, giocolieri, lettori del Corano, mangiafuoco, allevatori di scorpioni. Un universo di gente che si inventa un mestiere per incassare qualche dirham, e lo realizza su questo palcoscenico che è un autentico teatro popolare.



O il labirinto del Souk ricco di suggestioni sorprendenti, dove è impensabile seguire un itinerario prestabilito. L'unica è vagare fra botteghe e bancarelle, lasciandosi trasportare dagli invisibili sentieri di un disordine carico di umanità. Ma non è mai pericoloso. Contrattare davanti ad una tazza di tè è d’obbligo anche perché è nella loro cultura e tradizione. Sottrarsi significherebbe deluderli.



O il quartiere dei tintori di pelli di montone e di cammello che vengono trattate e pestate con le mani e con i piedi in grandi vasche, emanando un odore nauseabondo, per cui i turisti vengono “protetti” offrendo loro delle foglie di menta da annusare per tutto il tempo.



La straordinaria arte di essere solidali e la gioia di vivere quasi senza averne un motivo, mettono sinceramente un po’ in imbarazzo. Gli occidentali avrebbero molto da imparare, anche dai berberi del deserto. Quando riusciremo a considerarli nostri fratelli? Al limite nostri cugini, ma mai nemici!



Rivedo le donne velate e le ragazze più audaci. Rivedo i sorrisi di bambini che non avevano molto per ridere, eppure mi sembravano sereni.
Tenere dentro di me i colori, i sapori, gli odori e il silenzio di quei posti mi servirà a non impazzire fra gli ammalati di “benessere”.

Viaggiare è vivere !
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« video » Qui il sogno delle mille e una notte diventa realtà, tra il lusso dei sultani e un fascino impalpabile. Un miscuglio di modernità e Medioevo che sopravvive per fini turistici. Ho ancora negli occhi i palmeti, il colore rosso del Gueliz, i volti di gente semplice e spontanea. « immagi...
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