CHI CONOSCE LUCIO B. ?

03 settembre 2018 ore 01:32 segnala


Dire che gli italiani non conoscono Lucio Battisti, può sembrare una provocazione. Il cantautore di gran lunga più popolare negli anni ’70 e ’80. Il Re Mida della canzone italiana. Colui che riusciva, da solo, ad occupare l’intera hit parade, grazie a brani composti in coppia con Mogol ed interpretati, oltre che da lui stesso, da Mina, Patty Pravo, Bruno Lauzi, la Formula 3, l’Equipe 84, i Dik Dik, Pappalardo ecc.
Un record ineguagliato e ineguagliabile!



Eppure la fredda reazione che gli italiani ebbero negli anni ’90, quando Battisti “divorziò” da Mogol per affidare i testi degli ultimi cinque suoi album a Pasquale Panella, accentuando la sua voglia di sperimentazione, fa pensare proprio che non lo conoscessero. O almeno che non lo avevano capito a fondo.



Sembra incredibile, ma a ben guardare è proprio così. In tutti i suoi album precedenti, infatti, anche quelli del periodo del successo oceanico, negli anni ’70, ci sono sempre stati dei pezzi musicalmente sperimentali, dai testi complessi, anche a firma del suo primo paroliere.



L’apoteosi si raggiunge in “Anima Latina” del ’74. Reduce da due dei dischi più importanti della sua discografia, "Il mio canto libero" e "Il nostro caro angelo", contenenti classici sempre verdi, Battisti decide di sfruttare l’enorme popolarità raggiunta, per potersi permettere di fare quello che aveva sempre sognato: l’ardito sperimentatore musicale. E’ un artista nuovo e inedito, quello di Anima latina, deciso a mettere in crisi l'idea che gran parte del pubblico e della critica si erano fatta di lui.



Era un musicista impegnato a rifuggire la melodia semplice e immediata che aveva contraddistinto la sua produzione precedente e che lo aveva reso di gran lunga il cantante più amato d'Italia, anche se al contempo contestato da parte della critica forse anche a causa del suo essere refrattario alla mondanità. Per cui c’è da temere che oggi se la passerebbe ancora peggio!



Il disco fu una rivoluzione per il pop italiano dell'epoca. Qui le melodie diventano più complesse e meno immediate. E’ evidente anche il tentativo di Mogol di liberarsi delle rime banali e dalle cadute di stile a cui ricorreva in passato per raggiungere una intensità ed un’armonia perfette con le musiche di Battisti.



Con "Anima latina" l’ascoltatore del tempo si trovò davanti un'altra faccia di Lucio Battisti, quella di un musicista che, dopo un viaggio in Brasile e Argentina, partorisce un album pieno di contaminazioni sonore che può essere eletto come il primo album “prog” della musica italiana.



Ma è "Due mondi", a mio avviso, che mette in evidenza il genio musicale di Battisti. Arrangiamento cosmico. Carica erotica impressionante. Un delirio di suoni che trasporta in modo irresistibile in una dimensione onirica, provocando un autentico orgasmo musicale, fino al tocco finale con l’arpa!



Anche “Anonimo” sta a testimoniare la vena creativa scatenata di quel Battisti che nel finale gioca ad auto-citarsi riproponendo in chiave bandistica il motivo de “I giardini di marzo”



La title track, "Anima latina", dopo una lunga introduzione strumentale, evolve, in una danza carioca sfrenata e liberatoria. Battisti non poteva realizzare brano più distante dalla semplicità della quale veniva spesso accusato dai suoi detrattori.



All’epoca l’album rimase in classifica per ben 65 settimane. Eppure i più ascoltano in modo distratto, superficiale e si limitano a ricordare solo le cose più orecchiabili.
Invece, geni di questo livello, che sono riusciti stravolgere tutto ciò che li precedeva, andrebbero seguiti e premiati sempre, perché se non ci fossero gli sperimentatori, sarebbe tutto piatto, triste, già visto, già ascoltato, immutabile.
Senza di lui, saremmo ancora fermi ai gorgheggi di Claudio Villa !



Basterebbe accettare l’idea che le cose più raffinate, hanno bisogno di qualche ascolto in più. Basterebbe capire che quello che piace al primo ascolto, dà la nausea già al secondo !

N.B. I brani sono messi volutamente in ordine sparso: quelli sperimentali della prima fase e quelli della collaborazione con Panella, proprio per dimostrare la continuità nella ricerca creativa dell’artista.
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03/09/2018 01:32:29
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Commenti

  1. dodicicmdidonna 03 settembre 2018 ore 02:06
    Basterebbe accettare l’idea che le cose più raffinate, hanno bisogno di qualche ascolto in più. Basterebbe capire che quello che piace al primo ascolto, dà la nausea già al secondo !


    Bellissimo post, e' sempre bello ricordare artisti di questo spessore che apparentemente possono sembrare fuori luogo nella discografia moderna....eppure anche oggi puoi ascoltarlo per ore e non ti annoieresti!
  2. twin.soul 03 settembre 2018 ore 09:38
    @dodicicmdidonna Certo, Battisti viene ricordato dai più per tanti successi orecchiabili. Mentre il suo più grande merito è stato quello di dare uno scossone all’ambiente imbalsamato della musica italiana.
    Esiste un prima e un dopo Battisti nella storia della musica italiana, non c’è dubbio.
    E così come fu un pregio dare quel primo scossone, così fu lodevole tentare nuove strade negli ultimi anni, invece di continuare a propinarci la stessa canzoncina all’infinito, come fanno tanti.

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