IL PESSIMISMO

25 gennaio 2018 ore 18:11 segnala
Forse dovremmo recuperare un pessimismo cosmico, alla Pasolini, sul futuro di una società basata sul consumo di se stessa.
Così gonfia, opulenta, insaziabile.
Talmente assuefatta alla sua ricchezza e a delegare le sue responsabilità che ogni evento che comporta un ostacolo o una rinuncia al suo status, viene percepito come una minaccia alla sua stessa esistenza.



Eppure, cosa resta nella memoria collettiva nazionale di un intellettuale capace di anticipare le inquietudini di un’epoca, di focalizzarle già mezzo secolo prima?
Cosa resta di un artista poliedrico e geniale come Pier Paolo Pasolini, che provò, con la parola e con le immagini, a metterci in guardia dal neocapitalismo, a suggerire delle risposte alle angosce del nostro tempo?

Che cosa resta di un triste profeta, un antesignano, un precursore, un pensatore ancora oggi celebrato ed analizzato in dibattiti all’estero?
L'ostilità che c’era in Italia, nei suoi confronti, anche da parte di chi avrebbe dovuto apprezzarne le doti è sconcertante, allora come ora.



E’ veramente amaro da dire, ma nelle nostre contrade, forse resta solo il fatto che fosse finocchio! Quello, lo ricordano proprio tutti.
Gridando nel vento, aveva anticipato i rischi del consumismo, i danni dell’omologazione, le insidie della competizione sfrenata. Ma non è bastato, per non dire che non è servito a niente.
La catastrofe diventerà percepibile quando si arriverà al limite ultimo, estremo.
Solo allora l’umanità se ne renderà conto.
Per adesso sono discorsi per pochi ed è proprio questa la causa del mio pessimismo.



IL GENOCIDIO di Pier Paolo Pasolini

“Dirò subito che la mia tesi è molto è più pessimistica, più acremente e dolorosamente critica di quella di Napolitano. Essa ha come tema conduttore il genocidio: ritengo cioè che la distruzione e sostituzione di valori nella società italiana di oggi porti, anche senza carneficine e fucilazioni di massa, alla soppressione di larghe zone della società stessa. Non è del tutto un’affermazione totalmente eretica o eterodossa. C’è già nel Manifesto di Marx un passo che descrive con chiarezza e precisione estreme il genocidio ad opera della borghesia verso determinati strati delle classi dominanti, soprattutto non operai, ma sottoproletari o certe popolazioni coloniali. Oggi l’Italia sta vivendo in modo drammatico per la prima volta questo fenomeno: larghi strati, che erano rimasti per così dire fuori della storia, la storia della rivoluzione borghese, hanno subìto questo genocidio, ossia questa assimilazione al modo e alla qualità della vita della borghesia.
Come avviene questa sostituzione di valori? Io sostengo che oggi essa avvenga clandestinamente, attraverso una sorta di persuasione occulta. Oggi i modi sono più sottili, abili e complessi, il processo è molto più tecnicamente maturo e profondo. I nuovi valori vengono sostituiti a quelli antichi di soppiatto.
… I giovani hanno perduto il loro antico modello di vita … e adesso cercano di imitare il modello messo lì dalla classe dominante di nascosto.



Per esempio, c’è il modello (presente soprattutto al Sud) che presiede a un certo edonismo interclassista il quale impone ai giovani che inconsciamente lo imitano di adeguarsi nel comportamento, nel vestire, nelle scarpe, nel modo di pettinarsi o di sorridere, nell’agire o nel gestire a ciò che vedono nella pubblicità, poniamo in quella della TV: pubblicità che si riferisce quasi razzisticamente al modo di vita piccolo-borghese….
Oppure c’è il modello della falsa tolleranza, della permissività. Nelle grandi città e campagne del centro-sud vige ancora un certo tipo di morale popolare, piuttosto libero, certo, ma con tabù che erano i suoi e non della borghesia, non l’ipocrisia ad esempio ma semplicemente una sorte di codice a cui tutto il popolo si atteneva. Ad un certo punto il potere ha avuto bisogno di un diverso tipo di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore, e non era un consumatore perfetto se non gli si concedeva una certa permissività nel campo sessuale….
O un terzo modello, quello che chiamo dell’afasia, della perdita di capacità linguistica. Tutta l’Italia centro-meridionale aveva proprie tradizioni regionali o cittadine, di una lingua viva, di un dialetto che era una lingua vivente, rinsanguata da continue invenzioni … quasi poetiche … c’era una meravigliosa vitalità linguistica. Il modello messo lì dalla classe dominante li ha ora bloccati linguisticamente: a Roma, per esempio, non si è più capaci di inventare, si è caduti in una specie di nevrosi afasica; o si parla di una lingua finta, che non conosce difficoltà e resistenze, come se tutto fosse facilmente parlabile -ci si esprime come nei libri stampati- oppure si arriva addirittura alla vera e propria afasia nel senso clinico della parola; si è incapaci di inventare metafore e movimenti linguistici reali…



Perché questa tragedia in almeno i due terzi dell’Italia? Perché questo genocidio dovuto all’acculturazione imposta subdolamente dalle classi dominanti? Ma perché la classe dominante ha scisso nettamente “progresso” e “sviluppo”? Ad essa interessa solo lo sviluppo, perché solo da lì trae i suoi profitti. Bisogna farla una buona volta la drastica distinzione tra i due termini progresso e sviluppo. Si può concepire uno sviluppo senza progresso, cosa mostruosa che è quella che viviamo: ma in fondo si può concepire anche un progresso senza sviluppo , come accadrebbe se in certe zone contadine si applicassero nuovi modo di vita culturale e civile anche senza, o con un minimo di sviluppo materiale. Quello che occorre è prendere coscienza di questa dissociazione atroce e rendere coscienti le masse popolari perché appunto essa scompaia, e sviluppo e progresso coincidano. …
E’ in corso nel nostro Paese una sostituzione di valori e di modelli, sulla quale hanno avuto grande peso i mezzi di comunicazione di massa. In primo luogo la televisione. Con questo non sostengo affatto che tali mezzi siano in sé negativi: sono anzi d’accordo che essi potrebbero costituire un grande strumento di progresso culturale; ma finora sono stati, così come li hanno usati, un mezzo di spaventoso regresso, di sviluppo, appunto, senza progresso, di genocidio culturale per due terzi almeno di italiani. …
Ecco l’angoscia di un uomo della mia generazione che ha visto la guerra, i nazisti, le SS… Quando vedo intorno a me i giovani che stanno perdendo gli antichi valori popolari e assorbono i modelli imposti dal capitalismo, rischiando così una forma di disumanità, una forma di atroce afasia, una brutale assenza di capacità critiche, una faziosa passività, ricordo che queste erano le forme tipiche delle SS: e vedo stendersi sulle nostre città l’ombra orrenda della croce uncinata. Una visione apocalittica, certamente, la mia. Ma se accanto ad essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare.”
77f94995-efb5-4492-af8f-0ac87f9f77b4
Forse dovremmo recuperare un pessimismo cosmico, alla Pasolini, su una società basata sul consumo di se stessa. Così gonfia, opulenta, insaziabile. Talmente assuefatta alla sua ricchezza e a delegare le sue responsabilità che ogni evento che comporta un ostacolo o una rinuncia al suo status, viene...
Post
25/01/2018 18:11:10
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2

Commenti

  1. francuzzoserpico 25 gennaio 2018 ore 18:42
    Magari sapessero che era finocchio, almeno qualcosa di lui saprebbero. se vai in giro a chiedere non cosa ha fatto e/o detto Pasolini, ma se lo conoscono, vedrai che ai più è un perfetto sconosciuto. E' apprezzabile comunque il tuo tentativo di farlo uscire dall'anonimato.
  2. s.hela 25 gennaio 2018 ore 19:37
    Un'attenta analisi scritta con semplicità , ma con una carica capace di non far staccare gli occhi da quanto si legge , un grande Pasolini.
    Per un giorno che come valore di "memoria" viene ricordato per onore di cronaca... ma è bene resti impresso almeno in scrittura , per non "Dimenticare mai"
  3. twin.soul 25 gennaio 2018 ore 20:42
    @francuzzoserpico
    Ti ringrazio. E’ così che lo intendo io, un blog. Una contaminazione di idee, un tam tam di imput anche a beneficio delle giovani generazioni !
  4. francuzzoserpico 25 gennaio 2018 ore 20:45
    Sarà dura ma questo tu già lo sai.
  5. twin.soul 25 gennaio 2018 ore 20:53
    @s.hela
    Credo che niente più dei suoi scritti possano rendere merito allo spessore di Pasolini e togliere ogni dubbio su chi avevamo di fronte. Niente più delle interviste possano lasciare disorientati davanti ad una mente lucida, veramente libera e non condizionata da niente e nessuno.
  6. s.hela 25 gennaio 2018 ore 21:56
    @twin.soul
    Lui era un genio , incompreso , additato per la sua omosessualità , è l'ignoranza che la faceva da padrona e la fa tutt'ora.

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.