LA LEGGE NON E’ UGUALE PER CUCCHI

20 settembre 2018 ore 16:44 segnala
"Non mi uccise la morte,
ma due guardie bigotte,
mi cercarono l'anima a forza di botte", FdA



“Sulla mia pelle “ è un film straziante.
Un film-documentario sulla drammatica morte del povero Stefano Cucchi, massacrato di botte dai carabinieri a Regina Coeli nel 2009 durante un interrogatorio, e lasciato deperire in carcere fino alla morte, avvenuta nel giro di una sola settimana.
Un film devastante, ma necessario.

Assistere agli ultimi giorni di Stefano Cucchi, le cui tracce si perdono fra l’indifferenza generale e le maglie della burocrazia, ha risvegliato in me un’antica avversione verso tutte le divise.
Troppo spesso i tutori dell'ordine si distinguono negativamente per violenza gratuita, e per un accanimento disumano, sadico. Pur essendo chi dovrebbe, per dovere istituzionale, garantire sicurezza e incolumità ai cittadini. Questo è assolutamente inaccettabile.



In un paese dove i processi durano decenni, sorprende e suona grottesco l'accanimento contro questo disperato ed il tempismo con cui viene sentito dal magistrato il giorno dopo il suo arresto. Neanche i peggiori terroristi vengono trattati così: cella di isolamento e abusi di potere a ripetizione.
“Non è di mia competenza.” è la frase proferita più di frequente dai tutori dell’ordine ai genitori che cercavano, inutilmente, di incontrarlo per l’ultima volta.

Questo è un paese dove tutto è una concessione che puoi ottenere solo se ti comporti bene. Dove i diritti fondamentali vengono calpestati. Come è accaduto a Cucchi Stefano, epilettico, che invoca per tutto il film (cioè per tutta la detenzione, durata una settimana, che lo porterà alla morte) due diritti elementari: la sua terapia farmacologica e il suo misterioso avvocato.
Entrambi, non arriveranno mai !

Film teatrale, kafkiano, fatto molto bene. Ti prende e ti lascia un senso di sconcerto, di disorientamento, di incredulità. E ti dà anche un pugno nello stomaco che, in quest’epoca di disimpegno sociale, culturale, morale, politico, non guasta affatto !
Credo che almeno su una riflessione si possa essere tutti d’accordo. Stefano poteva essere ognuno di noi !. E questa storia non è accaduta nel Medioevo, o in un paese ritenuto arretrato, ma nel terzo millennio. In un paese che pretende di insegnare la civiltà agli altri !

Ma Stefano Cucchi non è il solo ad essere morto sotto le mani di funzionari dello Stato. A lui si aggiungono tanti nomi: Federico Aldrovrandi, Giuseppe Uva, Michele Ferrulli, Stefano Brunetti, Riccardo Rasman, tutti morti mentre erano sotto la custodia di chi ha scelto di servire lo Stato per proteggere e difendere gli italiani. Nelle caserme, in carcere, nelle strade, ovunque. Morti su cui ha regnato, e regna, omertà e menzogna da parte di uno Stato che non vuole ammettere le sue di violazioni e le sue storture e che minimizza regolarmente l’accaduto secondo la vecchia logica perversa che chi è in minoranza non fa testo.



Stefano, che nel finale del film - e della sua vita - troverà anche la forza per un po’ di ironia.
A chi gli chiede: “Sei credente?” risponde: “Sperante.”



Questo video è tratto dal sito:

http://www.dongiorgio.it/07/11/2014/stefano-cucchi-e-gli-altri-stato-dimpunita-permanente/

Grazie a Luna, web director del mio Blog.
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"Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte, mi cercarono l'anima a forza di botte", FdA « video » “Sulla mia pelle “ è un film straziante. Un film-documentario sulla drammatica morte del povero Stefano Cucchi, massacrato di botte dai carabinieri a Regina Coeli nel 2009 durante un...
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