LA SFIDA PIU’ DIFFICILE

05 novembre 2018 ore 19:09 segnala


In una società che prevede corsi di formazione anche per fare il netturbino, perché per fare i genitori non c’è bisogno di nessun patentino, nessun corso di specializzazione?

Chiunque può cimentarsi in quella che è la sfida più difficile in assoluto: educare, essere da guida ad un figlio. Non limitarsi a metterlo al mondo. Ed, infatti, i risultati sono sotto gli occhi di tutti!

Non dico che bisognerebbe insegnare loro un decalogo predefinito ed immodificabile di insegnamenti da impartire, ma almeno dare dei rudimenti di pedagogia, per consentire ai genitori di capire in anticipo come il bambino reagirà a tutte le cazzate che faranno regolarmente, a 360°!

Ovviamente tutto questo si riflette non solo sulle famiglie che sono sempre più allo sbando, ma sull’intera società all’interno della quale si inseriscono giovani che hanno dovuto subire un’educazione improvvisata e quindi sbagliata.

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05/11/2018 19:09:01
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Commenti

  1. EllieCheDondola.A 15 novembre 2018 ore 14:37
    Concordo con Te nel dire che "diventare" genitori (perché sono convinta che "genitori" non si nasce) sia una delle sfide più difficili, ma nel contempo affascinanti... per quanto riguarda la mia esperienza personale non esistono saggi o manuali o chissà quali altri corsi che possano insegnare ad educare un figlio. Ogni nuova vita ha un'impronta caratteriale diversa, emozioni e sentimenti che non sempre coincidono con i nostri desiderata... credo che la capacità di ascoltare i nostri ragazzi, rispettando nel contempo i loro silenzi, sia già un buon punto di partenza... poi, certo, tutto questo risulta più difficile in un'epoca in cui la scuola sta passando una crisi quasi del tutto silente... i diktat esterni sono molteplici... Più autorevolezza e meno autorità... meno abbracci e baci, che spesso nascondono solo un nostro (e non loro) bisogno di affetto... e poi, non saprei davvero più che dire... se non farmi un bel "in bocca al lupo"... : ). Grazie per lo spazio.
  2. twin.soul 15 novembre 2018 ore 22:38
    Ti ringrazio per il commento argomentato.
    Sono convinto quanto te che ciascuno di noi è unico e altrettanto unici sono i figli che ci arriveranno, ma resto della mia idea che dei corsi di pedagogia e non solo (ovviamente gratuiti sia perchè nell'interesse della collettività che perchè altrimenti non vi parteciperebbe nessuno) non potrebbero che giovare a molti.
    Nella peggiore delle ipotesi (intendo i casi più ostinati di genitori incapaci e di figli non ricettivi) non apporterebbero certo un danno alla situazione attuale.
  3. EllieCheDondola.A 16 novembre 2018 ore 08:49
    Io non so quale sia il tuo luogo di residenza... da me, già prima del lieto evento, per proseguire poi fino alla scuola elementare di primo e secondo grado... e poi ancora nel periodo pre e post adolescenziale, fino alla scuola media superiore di primo e secondo grado, organizzano corsi a livello pedagogico, relativi ai più svariati argomenti: dall'accoglienza del nuovo nato, alle modalità di passaggio da forme di autoritarismo a quelle di autorevolezza, nel contempo educando all'affettività e alle relazioni sociali. Aggiungerei anche i vari percorsi educativi per genitori offerti dalle Parrocchie. A diversi di questi incontri ho partecipato... ad altri no (per mancanza di voglia e/o tempo). Una cosa ho imparato... i figli hanno un bisogno assoluto di regole e quando non gli vengono impartite... un modo per richiederle lo trovano (... che fatica in questo caso).
    Forse la tua "critica" trae origine dal fatto che non tutte le città e/o Comuni offrono questi "strumenti" educativi per genitori.
  4. twin.soul 16 novembre 2018 ore 20:48
    No, la mia critica parte dalla constatazione che in Italia, come dici tu, quasi tutto è in mano alle parrocchie e questo, a mio avviso, non va per niente bene !
  5. cuspides 29 novembre 2018 ore 08:05
    Fino all'epoca dei miei genitori penso che bene o male se la siano cavata usando buon esempio, insegnando educazione e rispetto.
    Anche molti miei amici hanno seguito le 3 formule e i figli sono cresciuti bene.
    Ma non essendo madre la mia è solo visione da spettatrice.
  6. twin.soul 29 novembre 2018 ore 20:09
    @cuspides Non sarei così convinto che prima i genitori non facessero errori. Forse era un mondo più semplice, più lineare, con meno insidie.
    In ogni caso la mia domanda resta la stessa: perchè solo per fare i genitori non è richiesta alcuna specializzazione, studiare, capire, conoscere?
  7. cuspides 29 novembre 2018 ore 21:34
    perchè non è un"lavoro" ma un modo di "essere", altrimenti dovrebbero fare corsi per essere Uomo, per essere figlio, zio, nonno....
  8. twin.soul 30 novembre 2018 ore 02:03
    Credo che il paragone non regga semplicemente perchè per essere genitori si entra in relazione e si influisce pesantemente sullo sviluppo di un altro essere che non è una nostra proprietà solo perchè lo abbiamo messo al mondo in una notte d'amore.
    Ma è così difficile ammettere umilmente che c'è da apprendere milioni di nozioni utili per potersi sentire (forse) all'altezza di quella che io definisco "la sfida più difficile"?
    Oggi per fare qualsiasi attività è richiesta una specializzazione. Per fare i genitori tutto è affidato all'improvvisazione individuale con risultati troppo spesso disastrosi perchè si ritiene che sia sufficiente nutrire il figlio, farlo crescere e dargli "amore". Ma l'amore può assumere aspetti morbosi che non sono affatto positivi.
    Come può un/una diciottenne che ha ancora bisogno di una guida per sè, pensare di esserlo per suo figlio?
  9. cuspides 30 novembre 2018 ore 08:16
    Non si finisce mai di imparare, ogni corso è ben accetto aiuta a comprendere, a migliorare la vita, a riflettere.
    Ma un corso per "genitori" ha la stessa valenza di tanti altri. Ogni scelta porta con se la possibilità di sbagliare ma se è fatta con amore non potrà mai fare danni.
    Capisco il tuo ragionamento sulla diciottenne, a me (anche decenne) affidavano le amichette,i genitori si fidavano della mia maturità.
    Conosco 18enni a cui affiderei la mia vita e un 40enne a cui non affiderei neanche un libro.

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