LEONARD COHEN

27 febbraio 2018 ore 01:19 segnala


Leonard Cohen arrivò tardi al successo. Anzi, arrivò tardi ad incidere il suo primo disco, che ebbe subito un buon successo. Aveva superato i 30 anni. Nato in Canada da una famiglia di origine ebraica, una volta conseguita la laurea in Letteratura inglese, decide di assecondare la passione per la poesia che lo accompagnava sin da ragazzo.



E per farlo, sceglie il modo più estremo: si ritira a vivere per oltre 10 anni a Hydra, un’isoletta della Grecia che sembrava favorire la sua ispirazione. Le condizioni di vita erano primitive, senza acqua né luce elettrica, ma a lui stava bene così. Si era alla fine degli anni ‘60 e la filosofia dei “Figli dei fiori” affascinò anche lui, ma solo in superficie. In questo periodo arriva a pubblicare diverse raccolte di poesie e due romanzi, finchè qualcuno gli consiglia di provare a mettere in musica le sue poesie.



Accetta il consiglio ed impara, da autodidatta, a suonare la chitarra per poter comporre da solo anche le musiche. Era il 1967 quando esce il suo primo album. Si intitola semplicemente “Songs of Leonard Cohen” e subito si segnala per le tematiche tristi e malinconiche. Il pezzo che apre l’album resterà fra i suoi più noti: è “Suzanne” (nota in Italia anche per la traduzione di Fabrizio De Andrè) e parla di una ragazza magnetica, un po’ folle che vive sulle rive di un fiume. Il pezzo parte da una base autobiografica e dal conflitto fra vita spirituale e passione carnale per sfumare in un’immagine metafisica.



Col secondo album, “Songs from a room” del ’69, arriva il successo internazionale. I temi trattati restano la solitudine, la religione, il sesso. Contiene diversi brani che resteranno nel suo repertorio per sempre come “Bird on the wire” o “Lady Midnight” che è una fascinosa metafora sulla difficoltà, per un’artista, di trovare l’ispirazione.



“Songs of love and hate” del ’71 è ancora un disco cantautorale, chitarra e voce. Ci mostra un uomo tormentato da angosce esistenziali, che si mette a nudo in testi ricchi di metafore bibliche, come avverrà spesso anche in futuro, nella sua produzione.



Bocciato dalla critica e dal pubblico americani perchè ritenuto troppo triste senza neppure che si cercasse di capirne il senso, quasi che il valore di un disco lo si debba misurare dall’allegria che sprigiona, come per una marcia militare, guadagna invece popolarità in Europa e nel resto del mondo dove è già un idolo.



Il successivo “New skin for the old ceremony” del ’74, resterà famoso anche per il testo “hot” di “Chelsea Hotel N. 2”, dedicato a Janis Joplin, con la quale ebbe una breve relazione.



Il successo crescente, suggerisce alla sua casa discografica di affiancargli il produttore dei Beatles, Phil Spector, per rendere la parte musicale più appetibile al grosso pubblico. La metamorfosi è radicale, ma l’incontro fra le due personalità molto forti, è pirotecnico. Spector arriva a minacciare Cohen a mano armata per impedirgli di interferire nei suoi arrangiamenti. La risposta del poeta canadese è serafica: abbandona gli studi di registrazione e si disinteressa della promozione del disco, “Death of a ladies’ man” del ‘77.



E arriviamo all’84 con “Various positions” che contiene la ballata più coverizzata della storia della musica: “Hallelujah”. A differenza da quanto si creda comunemente, o da quanto sembrerebbe suggerire il titolo, il brano è una metafora dell’amplesso e dell’orgasmo. Innumerevoli personaggi del rock si metteranno alla prova nell’interpretarlo ed altrettanti riconosceranno apertamente di essere stati fortemente influenzati da tutto il suo repertorio.

Nello stesso disco è contenuta anche quella che Cohen utilizzerà per aprire i suoi concerti fino all’ultimo: “Dance me to the end of love”



Ma Cohen era anche il poeta che amava vivere lunghi periodi nelle camere d’albergo. Ci abitava stabilmente senza inutili oggetti a circondarlo, senza nessun posto da chiamare casa. Ma era anche colui che, quando acquistava una casa, non la arredava: gli bastava solo una sedia ed una scrivania per poter comporre.
Dell’88 è “I’m your man” che contiene “Take this waltz”, un omaggio a Federico Garcia Lorca, riferimento di Cohen sin da ragazzo. A tal punto da scegliere di chiamare Lorca anche sua figlia.



Con “The future” del ’92, Cohen prende posizione in maniera molto netta contro le guerre e tutte le brutture che ancora caratterizzano la società contemporanea e che lo porteranno ad una scelta davvero estrema, già sperimentata ai tempi della Grecia, come quella di abbandonare la civiltà e chiudersi in un Monastero Buddista. Questa volta la frattura durerà oltre 5 anni.



Quando decide di rientrare in scena, ovviamente, scopre che i suoi più stretti collaboratori gli hanno fregato tutto ciò che aveva. Seguirà una lunga causa, dalla quale uscirà vittorioso. L’album del rientro, nel 2001, ha un titolo minimalista: “Ten new songs”



Per sua stessa ammissione, le donne sono state eccezionalmente gentili con lui. Non ha importanza a che titolo, se come mogli, amanti o amiche. Forse perché riusciva a capirle davvero, ad interpretarne il malessere interiore. A svelarne e risolverne quel mistero che le circonda.



Artista complesso e affascinante, ha sofferto a lungo di depressione. Ha cercato soluzione ai turbamenti religiosi e alle malinconie esistenziali nella compassione e nella meditazione Zen, così come fra i seni di tante donne o nel silenzio e nella solitudine più estrema. Un uomo che ha cercato. Ha cercato tutta la vita.

Chi ha avuto la fortuna di vederlo dal vivo, in concerto, sa il rapporto che riusciva a stabilire col pubblico come in una messa pagana.



Un capitolo a parte meriterebbe la sua voce, affascinante anche se in modo diverso, sia da giovane che negli ultimi anni. Con tono neutro ed ipnotico agli inizi. Con voce profetica e cavernosa alla fine, quando riuscì a sperimentare anche generi musicali più vicini alle giovani generazioni.



"Ti ho sempre amata per la tua bellezza e la tua saggezza, ma non serve che io ti dica di più poichè lo sai già. Adesso, voglio solo augurarti buon viaggio. Addio vecchia amica. Amore infinito. Ci vediamo lungo la strada. (……) Marianne è venuto il tempo in cui si è vecchi e i nostri corpi cadono a pezzi: credo che ti seguirò presto. So di esserti così vicino che se tu allungassi la mano, potresti raggiungere la mia". E' il toccante messaggio di addio dai toni che sembrano di una sua ballata che, ormai malandato, fa recapitare a Marianne Ihlen quando apprende le sue gravissime condizioni di salute. La donna era stata la sua amante negli anni ’60 ai tempi dell’isola di Hydra e gli aveva ispirato So long, Marianne e Bird on the wire. Il messaggio verrà recapitato giusto due giorni prima che la donna perdesse conoscenza.



Nel 2016 esce “You want it darker” il suo ultimo cd, struggente e tutto incentrato sul pensiero della morte che ormai sentiva vicina. E per la quale si dichiara pronto. Il disco viene portato a termine grazie all’impegno del figlio Adam, viste le pessime condizioni fisiche dell’artista canadese.
Aveva ormai superato gli 80 anni, ma si sarebbe fatto ancora in tempo a dargli quel riconoscimento che avrebbe meritato sicuramente più di Bob Dylan. Il Premio Nobel per la Letteratura. La sua musica si avvicina alla poesia più di ogni altra. La sua grande passione è sempre stata la scrittura, il succedersi delle parole fino a renderle un incastro melodioso. Perfetto.

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« immagine » Leonard Cohen arrivò tardi al successo. Anzi, arrivò tardi ad incidere il suo primo disco, che ebbe subito un buon successo. Aveva superato i 30 anni. Nato in Canada da una famiglia di origine ebraica, una volta conseguita la laurea in Letteratura inglese, decide di assecondare la pa...
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27/02/2018 01:19:14
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Commenti

  1. s.hela 27 febbraio 2018 ore 09:49
    Con il post dedicato a Cohen , ne hai fatto rivivere una parte della sua splendida discografia .

    Un saluto

    Giulia
  2. NottediLuna.Piena 27 febbraio 2018 ore 10:29
    Spettacolare...mi viene solo questo termine per definire questo post!
    È un omaggio bellissimo, delicato e intenso, ad un vero signore, della musica e nella vita.
    Purtroppo, l’ho conosciuto tardi (grazie ad un uomo affascinante e complicato che mi ha accompagnato mano nella mano a scoprirlo...e che ringrazio, per questa e altre meraviglie che mi regala!) e i suoi concerti li posso vedere soltanto “in differita”...avrei tanto voluto viverne uno!
    La finezza di inserire nel post come primo brano “Dance me to the end of love”, il brano con cui Leonard apriva i suoi concerti, testimonia la profonda conoscenza e ammirazione per l’artista e l’accuratezza nel redigere il post.
    Mi permetto un mio contributo...

  3. twin.soul 27 febbraio 2018 ore 12:16
    @s.hela E’ un tentativo di non far dimenticare la sua opera a chi lo ha conosciuto, ed un invito a scoprirla a chi non ha avuto la fortuna di incrociare la sua vita con quella di Cohen.
    Sapevi, ad esempio, che questo è l’unico brano non composto da lui, come si può sentire nel cortese ringraziamento finale al vero autore?

  4. twin.soul 27 febbraio 2018 ore 12:19
    @NottediLuna.Piena Ti ringrazio. Hai ragione, ci sono molti brani che ho dovuto sacrificare e che meritavano di essere ricordati sia fra i più noti che fra quelli che andrebbero riscoperti come fossero un suo omaggio postumo. Come ad esempio…

  5. NottediLuna.Piena 27 febbraio 2018 ore 12:34
    @twin.soul Ci credi che quando ho scelto il brano per il mio contributo personale, sono stata indecisa tra quello che ho, alla fine, scelto e questo che hai messo tu in replica ?!?!?
  6. s.hela 27 febbraio 2018 ore 21:38
    @twin.soul

    No, non lo sapevo che questo è l’unico brano non composto da lui.
    La sua voce soul e' fantastica, bellissimo il montaggio di questo video , con il film Casablanca due specialissimi miti del cinema.

    Grazie della risposta un saluto , buona notte.

    Giulia
  7. sassy1 19 aprile 2018 ore 17:34
    malinconico
  8. twin.soul 19 aprile 2018 ore 20:51
    @sassy1 Dai, malinconico è un po' poco per definire la poesia e l'arte di Leonard Cohen !
  9. NnSnUnAngelo 24 giugno 2018 ore 20:37
    un uomo che ha cercato. un uomo che ha cercato tutta la vita... bellissimo post, bellissimo omaggio! grazie per avermelo consigliato... :cuore
  10. twin.soul 24 giugno 2018 ore 22:04
  11. Aluna.78 26 agosto 2018 ore 19:02
    La poesia nella sua voce non avrà mai una ''data di scadenza''.
  12. twin.soul 26 agosto 2018 ore 19:41
    @Aluna.78 Certo, e non solo quella!
    Leonard Cohen è davvero "everlasting"!

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