PRINCIPE LIBERO

15 febbraio 2018 ore 20:03 segnala
Un adolescente che si trovi a guardare “Principe libero” e che non conosca già l’opera di Fabrizio De Andrè, a mio avviso non è stimolato ad approfondirlo, nè è affascinato dalla sua personalità anticonformista, ribelle, di contestatore, dalla sua ironia graffiante, dai suoi valori, dalla sua interpretazione della realtà. Come tutte le biografie sceneggiate, non è analitica, non approfondisce la sua vita di artista come invece accadrebbe leggendo una biografia scritta.



Ed invece si sofferma in modo esagerato su aspetti morbosi e pedestri che si prestano ad attirare l’attenzione dello spettatore medio. E’ focalizzato sulla vita privata, la relazione con le due mogli, l’alcolismo, il sequestro subito in Sardegna o il vezzo scherzoso (che effettivamente aveva) di trasformare in modo boccaccesco i testi delle sue stesse ballate più note.

La fiction si rivela un'occasione persa per raccontare la storia di questo artista come avrebbe meritato. La sceneggiatura, piatta e scontata, avrebbe dovuto alzare il livello del racconto, approfondire di più la genesi dei suoi dischi e dare meno spazio a matrimoni, divorzi e congressi carnali.



Poi a me questo ciociaro che è stato scelto solo perché gli assomiglia nel ciuffo di capelli che scende sugli occhi, non ha detto nulla. Anche l’idea di prescindere dalla sua origine e dal dialetto genovese a cui dedicò un intero album, mi sembra sbagliata.

Non c’è neppure un accenno ai numerosi riferimenti culturali e formativi del cantautore genovese: i pensatori anarchici, Bakunin, Stirner, i cantautori francesi, Brassens su tutti, Edgar Lee Masters con l’Antologia di Spoon River sulla quale si basa “Non al denaro, non all’amore né al cielo”, la triste storia degli indiani d’America che ispirò un altro album, Alvaro Mutis, scoperto negli ultimi anni. Solo per citarne alcuni ! Latita anche un'analisi più pregnante del momento storico, sociale e politico in cui visse e che influenzò sicuramente la sua opera.



Non vengono trattati, ma neppure accennati, i temi più cari al cantautore: l’anarchia, la libertà, il pacifismo, la compassione, la difesa degli ultimi, dei più deboli, degli emarginati, dei diversi. Gli interrogativi esistenziali che lo hanno accompagnato per una vita e che erano parte fondamentale delle sue opere. La poesia di Faber meritava senz'altro molto più spazio.

Capisco che non si poteva certo mettere tutta la sua vita in poche ore, ma io lo avrei raccontato in un’altra prospettiva. Doveva venire fuori il genio, si doveva trasmettere il dramma e la tragicità di una persona profonda, tormentata che parlava lentamente perché pensava quello che stava dicendo. Che arrivava, prima di un’intervista, a richiedere la lista delle domande via fax, per essere sicuro di riuscire a dare delle risposte sensate e meditate. Non quei dialoghi irreali, quelle quattro parole bisbigliate che gli lasciano dire nel film. Doveva venire fuori ben altro, il suo carisma, non il benestante figlio di papà che vuole fare l'artista. Non il donnaiolo, ubriacone, vigliacco, egoista, cantautore tra i tanti che ostentava la sua sete di arrivismo.



Non vengono nominati anche alcuni fra i numerosi collaboratori che si sono avvicendati al suo fianco nel corso degli anni: Nicola Piovani compositore delle musiche dei primi album, Francesco De Gregori coautore dell’intero “Volume 8”, Mauro Pagani artefice delle ardite sperimentazioni musicali contenute in “Creuza de ma”, o Massimo Bubola, fedele braccio destro per oltre venti anni. Non si elogia neppure l’umiltà che dimostrava quando, pur essendo già affermato, traduceva testi di Leonard Cohen o Bob Dylan ritenendo di non avere l’ispirazione giusta per scrivere qualcosa di interessante. Non vengono menzionati neanche l’amicizia con Marco Ferreri, anarchico come lui, e Pier Paolo Pasolini, completamente by-passato. Evidentemente c’era disposizione che certi argomenti scomodi, dovessero restare fuori.



Non viene neppure accennata, o almeno citata con una sola strofa, la “Smisurata preghiera” che è il vero testamento spirituale di Faber e le cui considerazioni dovrebbero guidare tutti noi, ogni giorno, verso un mondo più equo e più giusto. Probabile che non sia stata ritenuta abbastanza orecchiabile per degli utenti abituati al Festival di Sanremo. Così come non si è ritenuto consigliabile approfondire il messaggio della “Buona novella”.



Per finire un consiglio a quei ragazzi che hanno interesse a conoscere davvero il pensiero di Fabrizio De Andrè, che avrebbe dovuto essere l’unico vero obiettivo di questa rievocazione: prendete uno qualsiasi dei suoi album e studiatelo nei dettagli, oltre che ascoltarlo, ovviamente! In ognuno di essi, troverete citazioni, riferimenti e rimandi sufficienti a stilare una tesi sugli argomenti trattati.
Altro che fiction in tv !
8542b2c0-731b-4eda-b37a-be3cc181fa32
Un adolescente che si trovi a guardare “Principe libero” e che non conosca già l’opera di Fabrizio De Andrè, a mio avviso non è stimolato ad approfondirlo, nè è affascinato dalla sua personalità anticonformista, ribelle, di contestatore, dalla sua ironia graffiante, dai suoi valori, dalla sua...
Post
15/02/2018 20:03:07
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    2

Commenti

  1. NottediLuna.Piena 15 febbraio 2018 ore 22:41
    Mi trovo perfettamente d’accordo con questa analisi...lucida, mirata e partorita da una mente che negli anni ha certamente dedicato parecchio allo studio e alla conoscenza della personalità e dell’opera di De Andrè.
    Aggiungo un altro punto oltre a quanto già detto: ho profondamente odiato il triviale taglio dei titoli di coda che ha interrotto l’esibizione di Fabrizio live su Bocca di Rosa nel suo ultimo tour.
    Capisco l’esigenza pubblicitaria e la premura di dare spazio al ritorno di Berlusconi a Porta a Porta con il suo nuovo contratto con gli italiani...davvero imperdibile!
    I titoli di coda sono, a mio avviso, parte integrante della storia, e, nel caso di questa mini serie, in modo particolare.
    In questo caso, particolarmente, il momento live di De André rappresentava l’omaggio della fiction al suo ispiratore, al quale si doveva lasciare l’ultima parola, l’ultima nota, l’ultima voce.
    Ho visto che i titoli di coda integrali di Fabrizio De André – Principe Libero sono disponibili su RaiPlay... almeno online è possibile recuperare la scena finale...perché considerarli titoli di coda mi sembra assai riduttivo.
    Il web, in questo caso, rimedia ai danni della tv.
  2. NottediLuna.Piena 15 febbraio 2018 ore 22:45
  3. twin.soul 15 febbraio 2018 ore 22:58
    @NottediLuna.Piena Condivido l’osservazione sui titoli di coda e sulla necessità di ridare il microfono a De Andrè, risentire la sua voce profetica, dopo tutti i tentativi di scimmiottare le sue ballate ascoltati durante il film. E, come aggravante, non capisco le esigenze pubblicitarie, specie in Rai, che ha già gli introiti che derivano dal canone obbligatorio.
  4. Teodo.silvia 19 febbraio 2018 ore 23:12
    In questa fiction l hanno veramente dipinto come un personaggio di scarsa levatura morale.non so cosa ne possano pensare i suoi congiunti.è stata una telenovela morbosa per cui non si capiva a chi e a cosa fosse appassionato de andre 'tanto da scrivere le sue bellissime canzoni.sembra che pensasse solo alla f....a.
  5. twin.soul 19 febbraio 2018 ore 23:51
    @Teodo.silvia Verissimo! Oltre che un personaggio di scarsa levatura morale, che potrebbe anche essere vero, visto che non era uno stinco di Santo, viene fuori il ritratto di un uomo di bassa levatura culturale, che sicuramente non è esatto e chiunque lo conosce almeno un po' lo potrebbe testimoniare!

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.