RESISTENZA UMANA

26 maggio 2018 ore 22:45 segnala




Ciascuno di noi ha, o dovrebbe avere, un punto di riferimento, un libro, una persona che ha inciso più di altri nella nostra formazione. I miei sono stati parecchi, ma fra questi spicca sicuramente “Cuore, settimanale di resistenza umana”, giornale satirico degli anni ’90, diretto da Michele Serra che mi ha plasmato (secondo alcuni in negativo, lo so bene) in modo irreversibile. Con loro ho frequentato l’università della satira, per sei anni (solo che io non lo metto nel curriculum...). Sono certo di poter dire che oggi non sarei lo stesso se non mi fossi sottoposto volontariamente al lavaggio del cervello metodico e settimanale da parte di quel gruppo di combattenti.



Se ci rifletto scopro anche che ne sono rimasto stregato in modo davvero insolito. Non sono e non ero un gran divoratore di giornali. Eppure per una specie di richiamo misterioso, fui portato ad acquistarlo fin dal primo numero senza che nessuno me ne avesse parlato prima. E così avrei continuato a fare fino all’ultimo numero, ben sei anni dopo. Mi ha aiutato a resistere in quel lavoro impiegatizio che facevo all’epoca. Lo leggevo dalla prima all’ultima riga! Era una vera goduria ed anche una valvola di sfogo.



Il recente “incidente diplomatico” di Giuseppe Conte, candidato premier di un governo che pretende di essere dell’innovazione, che ha millantato in un documento ufficiale un curriculum taroccato, vantando di aver perfezionato i suoi studi in Università americane dove non è mai stato visto, si sarebbe prestato moltissimo ad un approfondimento senza pietà nello stile di “Cuore”. All’estero arrivano a dimettersi per molto meno.



Quello che davvero distingueva “Cuore” da tutti, era il suo affiancare alla critica alle istituzioni, vere e proprie critiche di costume che riguardavano soprattutto i vizi e i difetti degli italiani, la società di massa, i difetti della gente, il consumismo, le responsabilità di ogni singolo italiano.
Perché è troppo facile scagliarsi contro “il palazzo” quando si ha un comportamento quotidiano conformista e ottuso e si è, quindi, responsabili in prima persona della deriva che caratterizza la nostra Italietta, oggi come allora, a prescindere dai politici che ci governano (e che abbiamo scelto e votato proprio noi)!



Oltre che fior di articoli che analizzavano la triste realtà (anche) dell’epoca e numerose vignette opera delle migliori penne, da Altan a Vauro, da Vincino a Mannelli, da Disegni e Caviglia, il giornale vantava una serie di rubriche ironiche e graffianti fra le quali:
“Mai più senza” sugli oggetti più costosi e inutili,
“Botteghe oscure” sulle insegne più idiote dei negozi italiani,
“Braccia rubate all’agricoltura” sui vip più immeritatamente trendy,
“E chi se ne frega?” sul conformismo dilagante,
“Niente resterà impunito” sulle mode più agghiaccianti,
“Terziario arretrato” conversazioni intercettate sui primi telefonini.



Quello che permetteva a Cuore di essere così libero da padroni era senz’altro l’assenza completa di pubblicità, per cui questi ragazzi non dovevano assoggettarsi a nessuno ed erano liberi di dire la verità come accadeva in numerose inchieste illuminanti ed imbarazzanti per molti.

Chi lo leggeva, Cuore?

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