SINEAD O’CONNOR

23 febbraio 2018 ore 22:15 segnala


Una capacità autodistruttiva almeno pari al suo innato talento, sono sempre stati i segni distintivi più evidenti nella personalità di Sinead O’Connor. Ma, si sa, la storia del rock è piena di personaggi estremi, aggressivi, romantici, disperati, che ci hanno privato della loro arte troppo presto. Anime tormentate, dedite all’alcool, alla droga, irascibili, deliranti, mistiche, enigmatiche. Si potrebbe dire che tutto ciò è stato spesso il prezzo da pagare per una creatività fuori del comune.



Ma andiamo per ordine. Quello che, più di ogni altra cosa, ha reso unica Sinead O’Connor è la sua voce: duttile, magica ed inconfondibile. In grado di passare da uno stile veemente a ballate tenerissime, dal punk-rock all’ethno-funk. Sin dal disco d’esordio della cantautrice irlandese, datato 1987, “The Lion and the cobra”, tutti coloro che non ascoltavano la musica in modo distratto e superficiale, si accorsero subito che erano davanti ad un talento raro.



Fu un esordio fulminante evidenziato anche da un look sfrontato (capelli completamente rasati, quasi asessuata e con una voce da brividi). I temi del disco spaziavano dal folk d’ascendenza celtica alla mitologia greca, da una religiosità tormentata a un intimismo lancinante. Ma quello che faceva davvero la differenza era “Troy”, un pezzo sensazionale in cui su un arrangiamento quasi sinfonico, cantava con un’intensità epica ed una foga appassionata. Tutto ciò era ampiamente giustificato dal fatto che nel testo rievocava un’infanzia travagliatissima a causa degli abusi subiti da una madre alcolizzata e depressa.



Ma il meglio doveva ancora arrivare. E’ con l’album successivo “I Do Not Want What I Haven't Got”, del 1990, che raggiunge una popolarità planetaria grazie ad una interpretazione personalissima di un pezzo di Prince pubblicato anni prima da un gruppo, nell’indifferenza generale. Si tratta di “Nothing compares 2 U”, che era accompagnato da un video (i videoclip erano ancora agli inizi, non avevano il peso e la diffusione di oggi !) che la ritrae in primo piano per tutta la sua durata mentre si dispera fino alle lacrime per un amore finito.



Ma è l’intero album ad essere di alto livello, con testi intensi e dolorosamente autobiografici e spunti di polemica sociale. Musicalmente riesce a conciliare il post punk degli U2 e le atmosfere celestiali di Enya, riuscendo a proporsi come la vera portavoce della musica e della stessa identità irlandese a scapito dell’oppressione britannica.



Parallelamente alla sua ascesa nelle classifiche, il suo carattere deciso, si fa conoscere. L’artista irlandese si distingue per atteggiamenti provocatori e anticonformisti che le fanno prendere le distanze dagli USA anche in quegli anni artefici dell’ennesima guerra “intelligente”. Ad esempio nel New Jersey rifiuta che un suo concerto venga aperto dall’inno americano e successivamente rifiuta di esibirsi con la bandiera a stelle e strisce che sventola fuori da un locale e la fa bruciare dal suo chitarrista.



Inoltre rifiuta di partecipare ad un noto programma televisivo americano insieme ad un comico noto per i suoi atteggiamenti xenofobi e antifemministi. Il gesto più clamoroso resta comunque l’aver strappato in diretta televisiva la foto di Papa Giovanni Paolo II per denunciare i numerosi casi di pedofilia avvenuti all’interno della Chiesa cattolica nel suo paese. Ogni presa di posizione, quindi, aveva un motivo ben preciso. Eppure l’ipocrisia strisciante farà si che questi gesti (l’ultimo, in particolare) non le verranno mai perdonati dalla maggioranza dell’opinione pubblica.



Non serviranno neppure slanci di generosità concreta come la decisione di donare alla Croce Rossa la sua casa da 750mila dollari sulle colline di Hollywood. O partecipare ad iniziative umanitarie o destinare al popolo curdo il ricavato del mini-cd My Special Child.



L’album successivo è “Universal mother” del ’94 da lei stessa definito "una preghiera dall'Irlanda", in cui spiccano, al solito, pezzi antitetici come la mistica "A Perfect Indian” o l’inno di "Fire On Babylon", dalle atmosfere apocalittiche, nel quale ritorna a sfogarsi contro i suoi demoni di sempre: gli abusi della madre e la repressione della Chiesa cattolica.



Seguono dischi nei quali si mette alla prova con i generi musicali più distanti, dal gospel al rap al reggae come in “Throw Down Your Arms” (2005), offrendo la sua collaborazione anche ad artisti emergenti dai quali non poteva certo sperare un ritorno di popolarità. Il carisma e il vissuto della O’Connor le consentono di offrire interpretazioni magistrali in ogni circostanza.



Nei momenti di flessione della creatività propone album di cover come “She Who Dwells” (2003), o come l’ottimo “Sean-Nos Nua” (2002) tutto composto da brani della tradizione folk irlandese, dimostrandosi una delle interpreti più dotate di sempre.



Col tempo, l'ex-skinhead, che sfoderava atroci ululati e invettive punk, si trasforma in una predicatrice non certo sommessa, nei dischi come nella realtà. Nel 2000, infatti, prende il nome di suor Bernadette-Marie ed è ordinata prete della chiesa cattolica Latin Tridentine (non riconosciuta dal Vaticano). Inevitabili la nuova sovraesposizione mediatica e lo sconcerto internazionale.



Ma vivere "contro" è sempre stata la sua filosofia. Così come il capo rasato, in stridente contrasto con la tenerezza degli occhi e la delicatezza dei lineamenti, sono il simbolo più evidente di un’anima tormentata.
Per gli appassionati di gossip, ricordiamo che nella vita privata non si fa mancare lacerazioni sentimentali e psicodrammi, alternando, negli anni, quattro mariti ed altrettanti figli. Per non deludere i detrattori di sempre, rilascia anche interviste nelle quali si dichiara lesbica e bisessuale.



E siamo così arrivati al 2000 quando esce “Faith and courage” in cui il suo canto si trasforma in un raffinato sussurro che regala emozioni e brividi a raffica anche all’ascoltatore più distaccato. "È un lavoro sull'anima, un disco spirituale, religioso", racconta Sinéad. "L'idea musicale di fondo è quella di conciliare tradizione irlandese e reggae.”



Chi ama la musica a prescindere dalle simpatie non può non riconoscere l'influenza profonda della cantautrice dublinese su un'intera generazione di cantanti, delle quali la compianta connazionale Dolores O'Riordan dei Cranberries era soltanto la più celebre.



L’originale doppio cd “Theology” (2007) presenta i brani in versione acustica sul primo e con l’arrangiamento sul secondo. Si tratta di una rilettura attualizzata di salmi, inni e versi del Vecchio Testamento. "Il mio interesse principale è liberare Dio, trarlo in salvo dalla religione" è la nuova dichiarazione shock della O’Connor.



La quiete raggiunta è però solo apparente e i suoi problemi continuano a susseguirsi negli anni a venire: depressione, psicofarmaci che la gonfiano deturpando quel viso perfetto.
Eppure tutto questo non le impedisce di pianificare uno straordinario ritorno sulle scene, in una forma psico-fisica che solo tre anni prima pareva impossibile.



E’ il 2012 e l’album è esplosivo. Si intitola “How about I be me (and you be you)?” e torna all’immediatezza rock degli esordi. Proprio come la cantautrice torna a lanciare nuove invettive contro il clero. Il disco torna a scalare le classifiche come ai vecchi tempi, e Sinead torna ad essere acclamata in tournè da fan vecchi e nuovi. Insomma, sembra proprio che tutto torni ! Anche la trascinante “The wolf is getting married” diviene uno dei brani più trasmessi dalle radio.



Il resto è storia recente. Nel 2014 esce “I’m not bossy, I’m the boss” che non raggiunge il successo del precedente pur includendo dei brani interessanti come “8 good reasons”. Ma è solo uno sprazzo, l’unico momento di rabbia. Dopo di che si perdono le sue tracce da quando ha la pessima idea di trasferirsi negli Stati Uniti in seguito ad incomprensioni a vari livelli con i suoi connazionali irlandesi.



Poi, nell’agosto scorso, il toccante video postato su Facebook, nel quale, disperata, depressa, gonfia e in pessime condizioni psico fisiche, rivela di essere sola e malata, abbandonata perfino dalla sua famiglia, e di aver perso anche la custodia del figlio più piccolo. Nel video, non tradendo la sua natura di autentica eroina, coglie l’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale su chi, come lei, soffre di malattie mentali.



I know it seems so difficult at the moment, but I still hope to see you again on stage, or listen your new songs, as soon as possible!
Good luck Sinead, from the bottom of the heart of your greatest fan!
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« immagine » Una capacità autodistruttiva almeno pari al suo innato talento, sono sempre stati i segni distintivi più evidenti nella personalità di Sinead O’Connor. Ma, si sa, la storia del rock è piena di personaggi estremi, aggressivi, romantici, disperati, che ci hanno privato della loro arte ...
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23/02/2018 22:15:11
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Commenti

  1. NottediLuna.Piena 26 febbraio 2018 ore 00:53
    My personal ranking:

    0 Only you
    1 Tears from the moon
    2 Emma’s song
    3 One more day
    4 My special child
    5 Scorn not his simplicity
    6 Just like you said it would be
  2. twin.soul 26 febbraio 2018 ore 14:35
    @NottediLuna.Piena Ottima scelta, comunque ti inviterei a riascoltare anche i pezzi più grintosi, perchè la voce di Sinead ha la magia di rendere gradevole ogni interpretazione, dal pezzo più celestiale al più ritmato!
  3. NottediLuna.Piena 26 febbraio 2018 ore 14:43
    @twin.soul Qualunque fosse stata la mia scelta...sarebbe stata ottima! ;-)
  4. NottediLuna.Piena 26 febbraio 2018 ore 16:16
    @twin.soul Replica per test coinvolgimento...dai che ce la facciamo a capire come funziona!
  5. twin.soul 26 febbraio 2018 ore 20:50
    @NottediLuna.Piena Grazie per il supporto, ma ci ho già rinunciato.....

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