SUZANNE VEGA IN CONCERTO

07 agosto 2018 ore 21:48 segnala


L’occasione era davvero di quelle da non perdere, considerato il numero di artisti internazionali che arrivano in questo angolo di mondo. Il cartellone mi si parò davanti inaspettato: Suzanne Vega in concerto a pochi chilometri da casa, solo due sere dopo. Per di più, proprio in quei giorni, stavo ascoltando come in un loop, un suo pezzo scoperto da poco, che mi aveva letteralmente stregato: “Horizon” .



Suzanne Vega è una delle pochissime artiste di strada ad aver realizzato il sogno di diventare una rock star famosa. La cantautrice si esibiva, infatti, negli anni ’80, nella metropolitana di New York per pochi dollari, quando fu “scoperta” da un talent scout e si ritrovò, nel giro di poco tempo, ai vertici delle classifiche internazionali, dando inizio ad una carriera fantastica.



Si distinse subito per una forma di cantautorato folk al femminile, acustico ed elegante. I più ricorderanno questa “Tom’s dinner” eseguita completamente a cappella anche se si aveva la sensazione che fosse musicata.



Così come ricorderanno la coraggiosa “Luka”, tradotta in più lingue, che denunciava gli abusi sessuali subiti da minori. Sì, perché, anche se oggi potrà sembrare una bestemmia, non molti anni fa la musica serviva anche a questo. Aveva una funzione di denuncia sociale, scomoda ma necessaria. E fortunatamente ci sono ancora numerosi dischi a testimoniarlo, a beneficio di quei giovanissimi più desiderosi di conoscere.



Suzanne ha intrattenuto il pubblico piacevolmente, introducendo i brani con aneddoti in un inglese comprensibilissimo. Ha raccontato dei suoi personaggi che non si vedono in televisione; gente che vive ai margini della società, che lotta per cercare l’amore, per essere apprezzata e per sentirsi accettata. Ha confidato di parlare con un certo imbarazzo dell’America di oggi e soprattutto di Trump, quel presidente farsesco che si ritrovano, come spiega nell’ultimo cd dedicato tutto alla scrittrice bisessuale Carson McCullers.



Questa raffinata paroliera, dallo stile personalissimo, che le ha consentito di restare totalmente impermeabile alle mode musicali che si sono succedute, è stata anche amica di Lou Reed e Leonard Cohen, e scusate se è poco ! Questa è “The Queen and the soldier”, una triste favoletta contemporanea.



Tutto ciò giustifica una certa riverenza e l’autentica attesa che avevo di vederla dal vivo accompagnata dal mitico chitarrista di David Bowie, Gerry Leonard.
Inizialmente ho provato una certa delusione nel vedere la platea semideserta, occupata prevalentemente da turisti. Ho pensato anche di provare una certa vergogna a vivere in un posto dove si preferisce Gigi D’Alessio ed altre nullità simili ad artisti di questo calibro e di questo spessore. Ma ho subito dimenticato tutto non appena Suzanne mi ha sussurrato: “Hold me like a baby” e mi sono ritrovato avvolto dalle magiche e dolcissime atmosfere di “Gipsy”.

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07/08/2018 21:48:13
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