[racconto] Il cacciatore di stelle

13 agosto 2019 ore 10:43 segnala
In quel prato silenzioso, isolato, al vertice di una ripida collina che dava una singolare veduta sulla valle, Ivan sapeva che avrebbe riguadagnato la pace, almeno per una sera. Era la notte di S. Lorenzo, la notte delle stelle cadenti e dei desideri che si catturano. L’anno precedente quella stessa notte l’aveva trascorsa con Irene, sempre su quella collina così impervia da raggiungere, e per questo così poco affollata anche durante serate estive, in cui le giovani coppie in cerca di intimità preferivano sudare meno e cercare alcove più comode.

A distanza di un anno molto era cambiato. Irene lo aveva lasciato e si era innamorata di un altro uomo, o forse le cose si erano svolte con un ordine diverso, tuttavia Ivan non aveva mai accettato la cosa. La rassegnazione non aveva mai fatto parte del suo carattere: si era sempre dimostrato possessivo ed egoista, non rispettava le idee altrui che non aderissero alle sue. Per un certo periodo, stare insieme ad un uomo di tale possessivo carattere aveva nutrito la soddisfazione di Irene, ma quando le faville del primo innamoramento si erano sopite, la sua possessività era rimasta a gravarle addosso come pura oppressione. E quando poi la storia era finita, Ivan aveva proseguito nel considerare comunque Irene come di sua esclusiva pertinenza, temporaneamente in libera uscita per schiarirsi le idee, in attesa di ritornare al suo posto, ossia con lui.

La ragazza lo aveva denunciato per stalking, e una volta persino per furto, quando le rubò il cellulare. Era capitato un paio di volte che Ivan avesse avuto dei battibecchi col nuovo ragazzo di Irene, un tipo taciturno, paziente e non irritabile. Proprio per questo forse non c’era ancora mai scappata la rissa. Almeno fino a quella mattina quando, dopo aver incrociato la sua ex mano nella mano col suo nuovo ragazzo, li aveva assaliti mettendo fuori causa subito l’uomo con un pugno alla nuca e finendo con uno schiaffo alla ragazza, che avrebbe voluto costringere a venire con lui la sera a vedere le stelle.

Ivan aveva capito subito la gravità del suo gesto e, in un ragionamento ancora più ampio, che il suo amore per Irene aveva da tempo preso una china torbida e distorta. Quel giorno aveva valutato l’idea di autodenunciarsi ai carabinieri. Poi invece decise che, prima di ogni ulteriore passo, si sarebbe concesso un’ultima notte per sognare e piangere tutte le residue lacrime del suo doloroso amore. Lo avrebbe fatto sdraiato su quella collina a guardare piangere il cielo di comete, come l’anno precedente, quando c’era lei al suo fianco: quando ancora parlavano, ridevano, fumavano insieme.

Aveva detto che sarebbe venuto qui.


Era già buio quando giunse al consueto posto sulla collina. Il profumo delle balle di fieno che maceravano nell’umidità della sera in un campo vicino, intorbidivano l’aria di fragranze liquorose. L’erba era morbida e il terreno soffice, Ivan vi ci sedette come fosse stato schiacciato dal peso del mondo.


Non fare rumore, per amor del cielo.


Sdraiato e faccia al cielo. Gli occhi che col passare dei minuti si abituavano al buio, gli facevano mettere a fuoco un cielo stellato che non avrebbe mai notato con un’occhiata passeggera. Prese anche qualche goccia di 1p-lsd - una droga psichedelica - per rilassarsi ed aprire i suoi sensi alla pace. I pensieri gli si schiarivano, consolandolo per il dolore del suo stato d’animo malinconico e colpevole, mentre l’allucinogeno gli rendeva le stelle più brillanti e la presenza eterea di Irene più reale. In quel momento vide la prima stella cadente e provò il primo sorriso dopo tanto tempo.


Eccolo è lui. Lì, per terra.


La sua mente si espandeva artificiosamente in quel cielo brillante e vivido di decine di venature nere e bluastre, le stelle rilucevano roteando verso i suoi occhi allucinati, cangianti di forma e di brillantezza. Una pace inconsapevole regnava ormai nel suo sorriso al cielo, quando gli parve di vedere davanti a sé Irene. Un'ombra dietro la figura della ragazza si mosse fulminea, e un coltello si conficcò almeno tre volte nel petto di Ivan. Gli si mozzò il fiato, ma non sentì dolore. Vide sparire l’immagine di Irene, che lasciò spazio a un cielo stracolmo di stelle cadenti, come mai nessuno ne aveva viste e mai nessuno ne vedrà: proprio come quando viene gettato un ceppo nella brace ardente di un camino. A Ivan mancò velocemente il respiro, ma era felice: quella cascata di stelle gli conciliava un sonno profondo e sereno.

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