Le parole a un cane che sta morendo

04 novembre 2019 ore 14:33 segnala

“Patatone, ma come stai? Visto chi c’è? Papone è tornato con te, sei contento? Sei stato tanto male oggi, vero? Ma adesso papone ti fa passare tutto, vedrai. Ti salutano tanto tutti, anche Gayatri, i gattacci, i cuginetti, ti vogliono bene tutti sai? Ti vogliamo tutti un bene infinito. Adesso vedrai che ti passa tutto. Questo bel cagnolone, facciamogli un bel po’ di coccole, a queste guanciotte, queste orecchiette… Cucciolone mio sei stato tanto male, ma ora sono con te. Solo una cosa ti chiedo: un giorno, quando morirò anche io, verrai a prendermi? Mi verrai incontro? Ti prego, così torneremo a passeggiare insieme. Adesso vuoi dormire con papone che ti coccola? Dormiamo cucciolone…”
Ho pensato a questo momento per anni, in certi periodi ogni giorno e più volte al giorno. In certi momenti era un pensiero ossessionante, man mano che l’età avanzava e i tuoi acciacchi non andavano di pari passo con i miei. Ho sempre saputo che doverti accompagnare al momento della morte sarebbe stato difficilissimo, ma sapevo anche che per nulla al mondo avrei rinunciato a stringerti a me mentre te ne saresti andato. Ti ho lasciato solo per oggi, in mano ai medici, ma ora siamo di nuovo insieme e basta così. Quando ho visto che ti portavano dentro questa stanza, su quel carrello, tu non mi vedevi, non ti ho detto nulla finché non ti hanno poggiato sul tavolo perché volevo farti una sorpresa. Magari avresti pensato che ti portavano a fare ancora un altro esame, e invece no, c’è papone! Chissà se eri contento come lo ero io. Ti conoscevo a menadito, parlavamo con gli sguardi, ma da due giorni non riuscivo più a comunicare con te. Ho faticato a scorgere in te un piccolo segnale di gioia, anche stavolta. Eppure, vedendoti, in me posso dirti che è evaporata tutta l’angoscia che sentivo solo pochi istanti prima per aver preso con Monica una decisione che avrebbe messo fine alla tua vita: sono stato davvero contento e sollevato di essere di nuovo con te. È bello essere felici negli ultimi minuti che si passano insieme. Chissà se lo hai avvertito, che ero felice. Eppure te lo garantisco, erano veri sorrisi di sollievo e gioia i miei. È vero, ad un certo punto ho iniziato a lacrimarti addosso, su quel faccione scuro e preoccupato, ma volevo che qualcosa di me ti restasse addosso, e che non fossero solo le mie parole e il mio odore. Mentre ti parlavo ci guardavamo negli occhi, quei tuoi occhi grandi e acquosi, dolcemente velati dall’età e dalla sofferenza degli ultimi giorni. Ma rimanevano comunque quegli occhi grandi che da sempre non finivano di scrutarmi ad ogni parola, ad ogni gesto che facevo, che mi assorbivano insaziabili di comprensione, ingordi di me e di attenzioni. In quella pupilla sgranata e scura avrei voluto sparire per un attimo, per alleviare quell’accenno di dolore che accennava ad esplodere in me attendendo solo un mio cedimento. Poi hai avuto un singulto alla pancia, un movimento delle zampe, e mi hai riportato alla mente le tue sofferenze che dovevano essere indicibili, e con essi la promessa che ti avevo appena fatto di farti addormentare e cancellare ogni tuo dolore. Mi sono alzato da te, sono andato ad aprire la porta, “Ora” ho detto solamente al primo medico che ho incrociato con lo sguardo. Poi siamo tornati insieme, e stavolta sarebbe stato fino alla fine. Ci siamo accucciati insieme e ti ho carezzato con le dita sul muso e tra gli occhi, come ti piaceva tanto che facessi per farti rilassare, ricordi? È vero, è entrato il medico, ma c’eravamo solo noi. No, non riaprire gli occhi, dormiamo. Il medico mi dice qualcosa, forse quello che via via sta facendo. Conosco già la procedura, i passi, ho vissuto questi momenti fin troppe volte, ma stavolta non distinguo le parole. Non mi importa però, sono concentrato sul tuo respiro e so che mi farai capire tu quello che succede. Dormi tesoro mio adorato, tu che puoi lasciati culare dal sonno che ti portano le mie carezze. So che sei addormentato profondamente, dolcemente, ora forse senti solo l’eco dei miei sussurri che si fanno forse più incerti e incrinati. Il medico mi dice che è l’ultima, questo l’ho capito. Ma stai già andando via, lo sento. Il tuo respiro diventa un rantolo che si replica delicatamente solo per due volte. So che è finita. Sei andato, mi sollevo da te ma non smetto di accarezzarti, almeno fino a che il medico non terminerà di auscultarti. Gli chiedo se sei morto, sapendo già che è così. Lui me lo conferma con una voce più strozzata ancora della mia. Ti bacio per l’ultima volta e prendo la porta.
Scusa Juri ma ora devo andare ad attraversare una tempesta di dolore. La testa mi rimbomba da esplodermi, le lacrime oramai mi accecano, ma non piango ancora davvero. Aspetterò di dire a mamma che hai finito di soffrire. Poi dopo sarà l’inferno, l’inferno di dover giustificare al mondo perché si può soffrire così atrocemente per la morte del proprio cane, perché non gli si è voluto bene come un amico ma lo si è amato come un figlio. Arriveranno a dirti che ci sono cose più importanti, e ci sono sempre cose più importanti di qualsiasi cosa possa succedere, come se l’importanza proclamata di ben altri valori misteriosi servisse a tenere acceso un motore che non deve fermarsi un momento. Non sei più un bambino che piange per il pallone portato via dalla corrente del mare. O vuoi che il mondo lo pensi?
Ma qualora fosse, non si dovrebbe mai domandare a un bambino perché piange per la morte del suo cane. Nessuno potrà entrare nel suo mondo e comprenderlo veramente. Magari un altro bambino come lui. In realtà solo il suo cane avrebbe potuto farlo, ma è appena morto, e comunque nessuno avrebbe avuto orecchie per capirlo. Per questo il mistero delle lacrime disperate del bambino, mute testimoni nel tempo dei giorni, rimarrà per sempre il più intimo segreto tra lui e il suo cane.

A Juri
3/3/2007 – 2/1/2019
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04/11/2019 14:33:01
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Commenti

  1. StrixNoctua 04 novembre 2019 ore 18:25
    ti capisco e mi sono commossa.
  2. crenabog 05 novembre 2019 ore 09:07
    ci sono passato più volte e ogni volta è orrendo. ma ci sono passato anche con mio padre e tutto quel che concerne il morire è orrendo. ma comunque, drammi personali a parte, resta il fatto che chi non ama gli animali ben difficilmente saprà amare anche gli esseri umani. RIP
  3. Un.Romanziere 05 novembre 2019 ore 09:48
    Vi ringrazio per la solidarietà.
  4. s.hela 06 novembre 2019 ore 09:09
    Parole che nel dolore hanno tanto Amore !

    Giulia
  5. Un.Romanziere 06 novembre 2019 ore 09:19
    Quanto vorrei che gli arrivassero, dovunque lui sia.

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