Bigottismo italico

05 aprile 2015 ore 18:51 segnala


A volte mi capita di pensare a che tipo di vita avrei fatto se fossi rimasto in Italia, sono ormai 4 anni che vivo a Frankfurt am Main e se penso all'Italia mi sale una tristezza non indifferente, a mio parere l'italiano ha perso la propria libertà di divertirsi, sembrano diventati tutti bigotti.
La scorsa settimana ho avuto italiani in visita per lavoro, é stato un ottimo promemoria sulle motivazioni dell'espatrio. Non avevo a che fare con più di 8 italiani in una sera da almeno due anni.
La tristezza infinita. Lavoro, lavoro, problemi, lavoro, problemi, problemi, lavoro. Cioé ok, ma avrai anche un cazzo di vita dove fai quello che vuoi e che ti piace o no?

Il bigotto prende potere se la gente intorno gli da opportunitá, se non li manda a cagare se si sente limitare la propria felicitá. E pur esistendo anche qua, il rapporto é nettamente a favore di chi alla fine, tenta di vivere felice facendo quello che più gli piace. E in fondo é quello che mi piace qua, una societá viva, che finito il tempo "per procacciare risorse" si da alla felicitá senza problemi.
Qui il saluto mattutino é "Mir geht es gut, und dir?" (letteralmente: a me va tutto bene, e a te?). Nel senso positivo, sei felice? Ti va bene anche oggi? Che bello!
E si a volte quando si ci alza male, avere tutte ste persone che ti sorridono e ti spingono a rilassarti fa bene.
per fare un altro esempio Un gruppo di anziani di Erkrath ha fondato il grill club: il club di quelli che hanno la passione del grill/barbecue. Quindi si mettono nel parco coi i loro grill semiprofessionali, tu devi portare 5 sacchi per il carbone e la carne, e la birra, e loro vanno avanti a grillare tutta domenica. Ovviamente il bigotto dice che una cosa simile non si dovrebbe fare e ci sono i vegani sul piede di guerra, ma se non e' vietato, e' legale.
Credo che la differenza stia in:

Intangibilita' della vita privata
Occasioni di divertimento e hobbies.
se tu hai uno spazio ove riunirti con altri per il divertimento, il bigotto rimane all'angolo a mugugnare.
E in Italia ci sono troppi bigotti che mugugnano.
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E' Pasqua cavolo!

05 aprile 2015 ore 15:14 segnala


Oggi è Pasqua e non ho un cazzo da fare ragion percui mi aggiro nei meandri dei blog di chatta e leggo una recensione di un film tratto niente popòdimeno da un libro, peraltro la recensione della blogger è scritta molto meglio del libro in questione che chiamerei librominkia.
Ora vi chiederete: cosa diavolo è il librominkia?
I librominkia sono oggetti per aspetto simili ai libri normali (con i quali tendono a confondersi) ma caratterizzati da poca grammatica, stile piatto, personaggi amorfi e trama ridicola. 50 sfumature di grigio ha scalzato subito la saga di Twilight dal podio e si è spaparanzato sui tre gradini vincendo primo, secondo e terzo posto assieme.

Partiamo dalla (emh) trama, giusto per capire in che universo fantascientifico ci troviamo (copincollo e rielaboro da WIKIPEDIA)

Anastasia Steele (per gli amici ANA, noi la chiameremo ANAL) è una tipica e modernissima ragazza di 21 anni con una vita sociale piena e soddisfacente: non ha un telefono, non ha un computer (la tesi la sta scrivendo su comodi fazzolettini di carta), non fuma, non beve e, soprattutto, non scopa. Ma manco per sbaglio. E non c’ha mai neanche pensato, roba che i panda hanno sicuramente una vita sessuale più attiva.
Questo trionfo di inettitudine sta per laurearsi alla Washington State University di Vancouver in letteratura inglese, si capisce dal fatto che, di ogni tanto, butta lì alla rinfusa, quando non c’entra niente, il nome di un autore inglese, sperando di fare colpo sul prossimo.
Tutto comincia perché la sua amica e convivente Kate, direttrice del giornale universitario, le chiede di sostituirla in un'intervista al famoso, potente e ricchissimo ventisettenne Christian Grey, amministratore delegato Gran Mascalzon., Lup. Man., Pezz. di Merd., della Grey Enterprises Holdings Inc,.
Il primo incontro fra i due si tiene sul luogo di lavoro di Christian: Anal, entrando, inciampa e si stampa come un francobollo sul pavimento (nella mente dell’autrice scribacchina questa scena dovrebbe essere divertente o intrigante?).
Christian è bellissimo, ricchissimo e vuole la sua mamma. Anal è mediamente chiavabile e presenta alcuni evidenti deficit mentali.
E’ amore.

I due cominciano a incontrarsi, Anal interpreta il ruolo della candida rincoglionita che fa tanto arrapare i maschi, Christian, invece, del cattivone dal cuore d’oro che fa tanto arrapare le femmine.
La genialità di E. L. James nello strutturare questa sottospecie di storia raggiunge il suo culmine quando Christian presenta il contratto ad Anal (al quale sono dedicate pagine e pagine e pagine).
No. Non è la batteria di pentole Mondial Casa e neanche l’enciclopedia degli animali. Magari.
E’ il contratto che stabilisce le regole del loro rapporto: Christian vuole fare il Dominatore, perché è stanco di giocare sempre con le automobiline, e Anal, naturalmente, può essere solo la Sottomessa.
Anal accetta e s’innamora di Christian. Christian, nel frattempo, s’innamora di Anal, perché, a differenza delle sue ex, che un barlume di attività cerebrale la dimostravano, Anal ne è totalmente priva.
Così si abbandonano a giochi erotici in cui idiozia e pateticità si uniscono in un connubio inscindibile.
Dopo aver superato le sculacciate, Anal si crede onnipotente, così chiede a Christian di osare ancora di più: Christian, giustamente, la prende a cinghiate e Anal, così, decide di lasciarlo.

Analizziamolo più da vicino. Questa è la prima immagine che abbiamo di Christian Grey:

"Giovanissimo… e bello, bello da morire."

Se vi sembra lo stile di una quindicenne autrice di una fanfiction ispirata a Twilight sappiate che non sbagliate, a parte per l’età dell’autrice. L’opera (emh) di E.L. James nasce infatti dal proposito di “rivisitare in chiave adulta” la saga di Twilight.
Insomma ci sono tutti gli estremi per essere colpiti da un fulmine da Giove Pluvio in persona.

«Un artista locale. Trouton» dice Grey, intercettando il mio sguardo.
«Sono belli. Elevano l’ordinario a straordinario» mormoro, distratta sia da lui sia dai quadri. Lui piega
la testa di lato e mi guarda con interesse.

Traduciamo:
“Un artista locale. Trouton” = “Un imbecille qualsiasi, tale Trouton, che non sarebbe nessuno se il mio genio mecenate non lo avesse elevato ad artista, spingendomi ad affiggere una delle sue opere, che non so cosa diamine vogliano dire, nel mio studio. Questo ti arrapa, vero?”.
“Sono belli. Elevano l’ordinario a straordinario” = “Ora uso quella frase letta sul libro di storia dell’arte delle medie così lo abbatto subito con il mio sapere”.

Christian Grey è, insomma, un odioso pallone gonfiato “maniaco del controllo” che chiama la sua femmina “piccola” con la stessa intonazione con cui chiamerebbe il suo cane e il cui unico merito è essere bello “come un dio greco” e ricco sfondato. Un tipo di maschio eccitante per l’autrice e per Ana, in generale benvenuto come l’amputazione di un braccio. Costui ha la fortuna di incontrare una donna-zerbino come poche che, convinta di essere una femminista, viene comprata pian piano dal cellulare, dal macbook pro ultimissimo modello (che le è stato regalato per poter fare ricerche su google su bondage e palline), dall’automobile, dall’aereo privato e dalle bustine di tè.

La “stanza rossa delle torture” o “stanza dei giochi” o, meglio, ludoteca per maschi che sono stati maltrattati da bambini e ora vogliono prendersi la rivincita con una che assomiglia alla mamma ma che non è la mamma, è descritta come una grande stanza che odora di legno, cera e nella quale troviamo ruote (?), ganci (?) e altri marchingegni non meglio definiti. In questa famigerata “stanza” ci vanno sì e no mezza volta, tra l’altro a fare cose che la maggior parte dei viventi fa normalmente (chi più, chi meno, ora non voglio sindacare sulle vostre abitudini sessuali).

Ana preferisce fare “sesso alla vaniglia”, che sembra una marca di deodorante e invece vuol dire “fare l’amore” con implicazioni affettive, ma MAI, MAI osare dire una cosa del genere a Christian, perché risponderà che “lui non fa l’amore, LUI FOTTE”. Questa frase, che potrebbe essere pronunciata da Marcellus Wallace in Pulp Fiction, e che invece è pronunciata da uno che indossa costantemente pantaloni di lino bianchi, ritorna a cadenza regolare per tutto il romanzo, tanto che alla fine ti chiedi: sì, ma questi due, quand’è che smettono di fare “sesso-deodorante” e iniziano a FOTTERE davvero? Risposta: mai.

Neanche quando glielo dice esplicitamente dopo una sessione di sculacciate («Basta così» grugnisce. «Complimenti, Anastasia. Ora ti fotto.») succede. Anzi, dopo averla sculacciata e “presa” («ora ti prendo, hai il permesso di venire») succede che...

Christian rientra nella stanza. Non riesco a guardarlo negli occhi, quindi abbasso lo sguardo.
«Ho trovato un po’ di olio per bambini. Lascia che telo spalmi sul sedere.»

Una frase così sarebbe in grado di prosciugare l’Oceano Pacifico e far ammosciare la torre Eiffel.

Da come parlano, da come scrivono e da come si comportano, Christian e Ana sono due sottosviluppati che non sanno neanche chi li ha creati e la loro storia può risultare interessante per casalinghe disperate che sognano di tradire il marito grasso, calvo e sudaticcio con l’idraulico.

Questo romanzo, in altre parole, è erotico come una scena di sesso fra Homer Simpson e Sally Spectra, brillante come un tweet di Flavia Vento, seducente come una domanda di Gigi Marzullo.

E naturalmente ne hanno fatto un film.
È Pasqua cazzo!
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Però

03 aprile 2015 ore 21:43 segnala
Una cosa che forse interessa pochi ma educativa, nel senso che uno viaggia e viaggia tanto e poi... si ritrova piacevolmente sorpreso.

Contro gli idioti

08 gennaio 2015 ore 15:11 segnala

Si fa un gran parlare di islam moderato di qui e di là. Sarà ma per me sono solo fandonie, basti pensare che, nei paesi islamici fondamentalisti i gay vengono impiccati in piazza. In quelli moderati vengono solo sbattuti in carcere. Nei paesi islamici fondamentalisti la ragazza viene letteralmente venduta dalla famiglia - il matrimonio è un contratto commerciale, e la famiglia prende la decisione - mentre nei paesi islamici "moderati" vige una segregazione sessuale tale che la ragazza incontra solo chi vuole la famiglia, e in presenza di familiari. Nei paesi islamici fondamentalisti un giornale come Charlie Hebdo verrebbe bruciato e i giornalisti uccisi. Nei paesi islamici moderati, sarebbe chiuso e i giornalisti in carcere. Quindi non voglio leggere nel MIO blog cazzate su come sono umani gli islamici moderati.
Io penso che la questione del “mussulmano moderato” è un po' la classica fetta di prosciutto sugli occhi.
Se da cattolico ti dichiari "non praticante" nessuno verrà a sgozzarti a casa o ad impiccarti ad una grù.
Se da mussulmano ti dichiari "non praticante", incorri nel peccato di apostasia, punito in praticamente tutte le teocrazie islamiche con pene severe compresa la morte più e meno cruenta (dipende da quanto sono moderati).
Se invece ti dichiari "mussulmano MODERATO" puoi far finta di rinunciare semplicemente alla questione "guerra santa", "morte all'infedele", "digiuno del Ramadan", ecc., pur facendoti considerare ancora come "osservante" - soprattutto dai tuoi stessi "fratelli" che verrebbero volentieri a sindacare sulle tue scelte etico-religiose con dei caratteristici coltelli affilati.
Per carità, ognuno è libero di credere e inseguire i paradisi che preferisce; l'orrore è quando il paradiso dell'uno si ottiene sopprimendo o violentando la vita dell'altro. Il fanatismo non è nella fede ma nella sua applicazione feroce che ricade su terzi. Il male non è credere in Dio ma annientare in suo nome.
Vuol dire cedere alle barbarie, pensare al proprio credo o alla propria religione senza amare il prossimo tuo più di se stessi, soprattutto se lui ci detesta e ci vuole eliminare. Il barbaro non è semplicemente lo straniero o genericamente il mussulmano. Ma colui che non accetta alcuna reciprocità, non è disposto a rispettare ne la vita ne la civiltà altrui ovvero la cultura, i simboli e la storia degli altri.

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CHIARO E LIMPIDO

21 dicembre 2014 ore 23:22 segnala
Siccome non sono qui a sbavare e cercare l'anima gemella, per una cosa semplice e ovvia da adesso tolgo la foto del profilo, non voglio perdere tempo con gli incontri, sono felicemente fidanzato e non ho obbiettivi di trovare l'anima gemella in una chat.
Io qui non ho obbiettivi, non ho intenzione di risolvere i problemi esistenziali di nessuno, non sono qui per fissare i problemi della vita, delle aziende, nazioni, pianeti. Scrivo quel che mi va perché mi va, leggo gli altri blog perchè mi va e se li trovo piacevoli lo dico tutto qui. Non sono qui a fare da pigmalione a nessuno/a.
Chi mi cita che: “tutti fanno così, tutti pensano che, tutti scrivono che” Citare "tutti" come strumento per dare spessore ad opinioni personali è una perdita di tempo. Prima di tutto perché chi dice "tutti pensano" o "tutti fanno" normalmente conosce si e no 20 persone, di cui 19 su Facebook. Inoltre al Dio Tutti sono vaccinato da anni: se qualsiasi coglione può fare qualcosa, non è un granchè.

eroi sottopagati

19 dicembre 2014 ore 22:01 segnala


Lo so siamo in pieno inverno e per alcuni può sembrare inusuale che io scriva un post sugli incendi provocati dai piromani, ma è per sottolineare quanto le persone che sono nell'ombra possano essere maggiormente meritevoli di chi essendo in vista prende lauti compensi senza fare niente.
Tutti sanno che in estate come al solito ci sono gli idioti dei piromani che si danno da fare, e gli eroi rischiano e sono sottopagati e nessuno o pochi sanno quanto è pericoloso e difficile pilotare un Canadair.
Quando vai vicino, a quel mucchio di ferraglia ti accorgi che è difficile trovare in giro un aereo più brutto. Sporgenze, asperità, angoli, rivetti a profusione, vernice dello scafo scrostata dai mille ammaraggi, dadi e viti che sporgono allegramente qua e là. Ala alta, che non mi piace, gondole del turboprop che sembrano uscite da linee di produzioni angolane, un cockpit che ricalca, in peggio, quello del leggendario Catalina.
E’ il Bombardier Amphibious 415, noto da noi con il nome di Canadair. Vecchio nome, in quanto la Canadair Aircraft non esiste più da quindici anni. Fu incorporata dalla Bombardier nel 1991, se non vado errato.
Il vecchio modello, il CL 215, era stato concepito nel lontano 1960, in Canada, per combattere il fuoco cui andavano soggette le sterminate foreste di quel paese.
Questo è l’unico aeroplano che sia stato concepito espressamente per volare sugli incendi e combatterli. E’ una macchina che pesa a vuoto 12880 Kg, capace di imbarcare circa 6200 litri di acqua e ritardanti. Ma lo fa in una maniera molto speciale: ammarando su uno specchio d’acqua e, senza fermarsi, dopo avere riempito i serbatoi, ridecollando sullo slancio.
Credo che alla maggior parte delle persone sfugga la pericolosità di questa manovra. L’aereo si predispone all’ammaraggio (questo significa ali livellate – perfettamente, basta un’onda di mezzo metro presa male per rovesciarlo - , scelta dell’angolo adeguato di impatto con le onde, velocità intorno ai 90 nodi – 160 Km/H).
Nel momento in cui lo scafo tocca l’acqua, il pilota apre il sistema di approvigionamento d’acqua (una serie di paratie poste nello scafo). Risultato: in 7-10 secondi si imbarcano oltre 5000 litri d’acqua, l’aereo si appesantisce di 5 tonnellate, il pilota dà motore e ridecolla, diretto all’incendio. Arrivato sull’area di intervento, il pilota riduce la velocità a circa 105 nodi, si abbassa di quota, e sgancia.
Semplice? Col cavolo. La velocità di stallo è, full flap, di 68 nodi. L’aria sopra un incendio è calda, e turbolenta. Quindi la portanza dell’aereo può ridursi drasticamente, a causa della ridotta densità dell’aria. In alcuni casi, 105 nodi sono insufficienti, e l’aereo stalla. Siccome è vicino al terreno, non si può rimediare allo stallo, che in genere innesca una vite. E’ quel che è successo in Abbruzzo qualche anno fa. Bilancio: due morti.
Ho degli amici che fanno i piloti di Canadair. E’ un mestiere difficile, pericoloso, sottopagato (2000 -2500 euro al mese). Una volta mi hanno fatto partecipare ad una esercitazione. Sul lago di Albano. Che è un lago sulla bocca di un vulcano (spento, si spera) nelle vicinanze di Roma, dal diametro di circa 3 Km. Tutto intorno, le pareti che circondano il lago, alte da 90 a 120 m sulla superficie dell’acqua. Immaginate di decollare da Ciampino con un muro alto 120 m di fronte.
Il Canadair arriva lasciando a destra Castelgandolfo, si tuffa verso l’acqua, viene tirato in su, “galleggia” cioè sfrutta l’effetto suolo per tre-quattrocento metri, imbarca 5 tonnellate d’acqua, quando tira su i motori sembra che l’intera struttura stia andando in pezzi, e poi, siccome non ce la farebbe a superare l’ostacolo costituito dalla parete della montagna, vira e sale a spirale. A 200 piedi al minuto. Solitamente con un piccolo aereo si fanno almeno 1500 piedi al minuto.
In questa virata a salire basta poco per ammazzarsi. L’aereo ha un alto angolo di incidenza, quindi è vicino allo stallo, è al peso massimo, con i motori al massimo, a bassa quota, con un ostacolo di fronte e di lato, ed impossibilitato ad invertire la rotta causa peso e bassa velocità.
Insomma, ci vuole un par di palle così per condurre, come fanno questi piloti, anche con CENTO ammaraggi-decolli al giorno.
E tutto questo coraggio, questa abilità, questo sangue freddo, queste macchine brutte ma al tempo stesso bellissime, per che cosa vengono impiegate? Per spegnere, 97 volte su cento (in Italia) incendi appiccati da piromani…
Che io legherei, se presi sul fatto, all’albero più prossimo al fuoco appiccato; e poi aspetterei mezz’ora prima di richiedere l’intervento di un Canadair…così, tanto divertirmi e per dare un piccolo esempio…
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Le Donne

19 dicembre 2014 ore 11:35 segnala
LEI


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LEI


Al contrario di un carissimo amico adoro le donne “curvy” (in carne), a lui piacciono le obese, non mi piacciono le top model o le donne dal fisico formattato che gli stilisti credono sia la donna perfetta da farle indossare qualsiasi cacatina di vestito, ma secondo me gli stilisti odiano le donne e si vede da come le vestono.
Forse qualcuno/a avrà da ridire che la donna in carne non è fotogenica o non si presta all'eleganza di un vestito e non lo esalta mettendo se stessa in secondo piano. A questi rispondo che non me ne fotte un fico secco io voglio vedere la donna non il vestito.
Ma veniamo al punto: a me piacciono le curvy oltre che per personalissimo gusto, per due motivi fondamentali. Il primo è quello di bilanciare un mondo fatto di fisici formattati, impossibili e fotografati secondo un’ideologia secondo cui è d’autore tutto cio’ che vola negli alti cieli di Platone, lontano dalla carne. No, per me il piacere è vicino alla carne.
Il secondo motivo è che ho una percezione del piacere assolutamente infantile, puerile, primitiva. Mi pongo di fronte al piacere con la sguaiata risata del bambino che capisce, ad occhi sgranati, di essere in un deposito di dolci, senza limiti, e quasi non sa da dove iniziare mentre cerca di mangiarli prima con gli occhi.
Non voglio mediazioni, problemi di linguaggio, semantiche ed altre cazzate tra i piedi, quando mi diverto. Non ho bisogno di nulla che sia “raffinato” o “ricercato”: per me il piacere è un tuffo ad occhi chiusi nella gioia infantile dell’abbondanza. E lo schema è infantile : mi piace il gelato, quindi molto gelato mi piace di più.
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misantropie

19 dicembre 2014 ore 00:35 segnala


Nella Bologna di questi giorni sopra i tetti della città sento il mio respiro e c'è una brezza paragonabile al fohn, un vento strano che ti porta alla follia e all’istupidimento.
Passo da momenti in cui arrivo a picchi di misantropia altissimi e a momenti dove stare insieme ad altri esseri umani diventa appena sopportabile, ci sono momenti che mal sopporto i crucci e i piagnucolamenti della moltitudine di persone che mi stanno attorno mi danno il voltastomaco.
Poi guardo la tv, momenti tremolanti di vita altrui dove tutto sembra vero e invece è schifosamente finto.
Ma poi dopo le cazzate che il genere umano ha fatto e continuerà a fare mi convinco che non c’è altro modo che amarlo, e nessuna vita può essere vissuta senza l’amore verso il genere umano pensando e ammirando le opere che gli uomini e le donne sono in grado di creare maledicendo le loro debolezze che li ridurranno in sterco.
Rimango in questa sorta di amore odio verso il genere umano, lo amo pensando alle genialità che può creare e poi lo maledico pensando alle bassezze alle quali può arrivare, atteggiamenti che personalmente detesto, atteggiamenti schifosi e ripugnati da far vomitare.
Sono sottilmente misantropo, ho l'impressione che tutte le invenzioni che l'uomo ha inventato anche le più alte e le più avanzate alla fine abbiano mostrato il fianco alla debolezza umana, basti pensare a Internet a Facebook, una invenzione delle più rivoluzionarie e lodevoli dell'uomo che si è rivelata il coacervo di ogni sciroccato per non parlare della maggiorparte dei blog della blogosfera italiana dove nasce e sopravvive il provincialismo più ripugnante, purtroppo sono pochi i blog degni di questo nome.
Non entrerei mai in un club così decadente da accettare me come socio. Tempo fa sentii questa frase, ma non ricordo chi la scrisse, credo però che sia perfettamente calzante su ciò che intendo come blogosfera.
Penso che la blogosfera abbia avuto una buona chance di essere qualcosa di diverso dalla solita italietta che odio tanto.
Ma la massa degli idioti italioti si sposta verso le zone ove trova cibo, così questo fenomeno ha attirato i soliti falliti che replicano sui blog il solito meccanismo di coazione fans/star che troviamo nella vita reale con zuccherosi spompinamenti reciproci. Il risultato è che buona parte della blogsfera si spara le stesse provincialissime e pacchiane pose che si vedono in TV o nell’editoria, e la tamarreide (cioè la saga delle genti tamarre) che vedo ovunque si è replicata anche qui.
E ovviamente ritrovo anche sui blog quel narcisismo personale così malato che è tipico del paesello, ovvero della situazione nella quale il narcisista malato della situazione può confrontarsi con gli altri (pochi) abitanti del luogo per stabilire una gerarchia.
Quindi, sono iscritto a chatta ma non mi ritengo un chattista, ho un blog ma non mi ritengo un blogger, così come possiedo un’automobile ma non mi ritengo un automobilista. Nel senso che non provo alcun senso di appartenenza, responsabilità o adesione verso nessun gruppo solo perché ho aperto un blog o sono iscritto ad un sito.

Valentina Nappi ha un po' deluso nel primo atto

17 dicembre 2014 ore 12:22 segnala



Il sapore del napalm appena colto mmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmmm

hushed silence

15 dicembre 2014 ore 23:30 segnala


Toccare una sola volta, aspirare, ascoltare una sola volta il silenzio, e raccontarlo ai passanti, passare le notti a ricordarlo nei più leggeri ricordi, entrare nel suo mondo ovattato e cospargersi il corpo di silenzio, in pace, senza che nessuno possa disturbarti.
Alto è il sole nel cielo, lo osservo nella sua pienezza per cantare il suo nome nella sinfonia della vita nei suoni della natura, che muta ogni giorno in un nuovo giorno, volando via da terre oscure ad incontrare l’alba allucinata dall’assenzio.
Volo, volo nel silenzio infallibile della nana gialla, che mi scalda le ossa e contribuisce alla vita, e la sinfonia continua implacabile, come una litania che scorre per forza d’inerzia in diamanti e ceneri, aperti in libertà nel punto più alto della Mela d’oltreoceano, vago con gli occhi a pezzi e i muscoli caldi nel tintinnio dei bicchieri di un pub alcolizzato. Mi sento rinvigorito e circondato da telefoni che squillano come se fosse il loro ultimo giorno di vita, nella smania di esserci apparendo ordinari e dozzinali. Suoni paesani nel mio respiro di antiche brume, sfumate da pittori spaesati. Spaesato e inorridito dagli orsi imprigionati alla luce del sole, da uomini che tutto possono ma non bussano alla porta di casa e non rispettano il suolo sul quale si sono eretti. Nessuno ci salverà con le preghiere di religioni stantie nelle luci spente della città, tra un lampione e l’altro con l’intermezzo di una valse triste in compagnia del rumore della pistola di un pistolero solitario, che si erge a paladino della verità. Ma il ritmo della sinfonia continua nella sua sublime decadenza come se niente fosse senza nessun risentimento, e la nana gialla risplende e rinvigorisce il suolo.
Il disegno di un folle in un battito d’ali nella mania del silenzio. e lei prende la vita per una lenta e inarrestabile metamorfosi dal disegno di un cinico.
Milleuna voce nel silenzio della mia anima di fredda luna, con dolci ricordi di baci dimenticati.
La verità è che inciampiamo fra gli sguardi degli ottusi piagnoni arrabbiati.
Rocce frantumate nelle strade che non possono essere costruite per quattro bandiere sdrucite, oscurato dal caso, in alto mare, debolezze troppo alte per essere vere ma lontano dal paese che non mi ha consolato e che non voglio tenere per mano.
Cosa inventarsi e pavoneggiarsi con altre bellezze decadenti di una nana gialla ormai stanca, ma onnipotente, talmente piena di vita da annientarci e riprendere il nostro universo di tecnologie, di numeri pensati e oscurati dal caso in chi ha visto risplendere se stesso in un angolo di paradiso, fottuto dal suo stesso sogno, e in silenzio sente i suoi passi in lontananza come un rimando in cuffia.
Lento ad inseguire con le esperienze che ritornano lucide e riprendono forma per poi di nuovo sparire nella realtà della vita presente, e mentre fuori si scannano per la bandiera di una squadra e chiedono una firma su di un fottuto foglio di carta nei cessi pubblici suonano la nona sinfonia di Beethoven. Ascoltare musica nei cessi pubblici è come mangiare il risotto al tartufo vicino agli escrementi e al vomito.
Ricordo quando la vidi, era bellissima, ubriaca e vomitava, come vomitava bene con quella sua bella boccuccia e la guardavo estasiato con la tazza in mano di caffè americano.
Ma è il silenzio il miglior amico, il silenzio tra un suono di campana e l'altro, il silenzio dopo il mio nome, il silenzio armoniosamente assordante delle stelle, il silenzio caotico dei quadri di Yeronimus Bosch dove è racchiuso il trittico dell'umanità e la sua fine disumana creata da mano umana, e già la parola quadro è talmente riduttiva da risultare banale.
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