Nemo iudis in causa propria

13 febbraio 2017 ore 14:30 segnala


Se ammettiamo che un giudice(senza i fra c ed e) non possa emetter sentenza in una causa in cui ha interessi personali coinvolti sfruttando non so bene quale cogenza del brocardo summenzionato si potrebbe formulare l'ipotesi che allora il buon cittadino i cui diritti sono tutelati dallo stato in cui ha lo status di cittadino e che abbia la capacita giuridica si possa rifiutare di ricorrere alla giustizia perche essa sarebbe di parte a vantaggio del cittadino stesso in quanto la legge che lo tutela e' una legge non di terzi ma dello stato a cui appartiene egli stesso,quindi come conseguenza dovrebbe rivolgersi ad un giudice (senza i fra c ed e) che appartiene ad uno stato che ad egli sia terzo e quindi imparziale.


Ma il paradosso viene quando portando il concetto ora espresso al limite ne segue che un giudice(sempre senza i fra c ed e)per poter applicare la legge che amministra dovrebbe essere un essere totalmente al di fuori dal campo di applicabilita di quella stessa legge che applica verso terzi.

Ammettendo tale affermazione possa concretizzarsi in qualche maniera ne segue un giudice (senza la i etc) non umano (speriamo anche non disumano :hihi ).

Ammettiamo che sia divino ( e che non esista un qualcosa che possa essere non umana e non divina) il brocardo continua ad avere valore perche un essere divino non puo amministrare la legge divina (ma quella terrestre si :hoho ) percio nelle cose umane in cui interviene una legge divina dovrebbe amministrare un giudice (senza.... :hehe )
umano.

Sicche al divino toccherebbe il giudicar di cose umane e agli uomini di cose divine.

Ma e' valido il criterio di applicare un brocardo che proviene da fonti materiali a leggi di provenienza divina?
Ossia,con quale criterio si puo stabilire che anche un giudice divino non puo giudicare qualora nella causa ci sia un suo interesse personale?
Sicuramente per mera logica ma vuota di ragioni sostanziali.
Come per esempio dicendo che siccome a Saulo fu una apparizione a dirgli quel che doveva fare allora diciamo che se c'e una divinita che si fara viva lei da qualcuno per dirgli quello che deve fare,che e' un ragionamento basato su un fatto esplicito narrato da religiosi utilizzato come legge per costruire un nuovo fatto ipotetico conforme all'interpretazione che abbiamo fatto del fatto :mmm
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« immagine » Se ammettiamo che un giudice(senza i fra c ed e) non possa emetter sentenza in una causa in cui ha interessi personali coinvolti sfruttando non so bene quale cogenza del brocardo summenzionato si potrebbe formulare l'ipotesi che allora il buon cittadino i cui diritti sono tutelati da...
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13/02/2017 14:30:56
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Commenti

  1. Daisetsu.Karamorita 13 febbraio 2017 ore 14:50
    Giurisprudinzia come se fosse Antani per lei.
  2. leggendolamano 13 febbraio 2017 ore 15:43
    Siccome fare dei fatti un fatto non è condizione fattuale, può verificarsi il fatto che ogni evento fattualmente preponderante possa a sua volta indurre, faziosamente, ad un preconcetto che induca fattivamente a considerare ogni parvenza divina fonte di concetto di-vino.
    ma tutto dipende dal tasso alcolico e dalla quantità presente in brocca più che dal brocardo in senso lato.
    NE consegue che ogni istanza di semplice immissione a giudizio debba essere respinta per mancanza di giudizio.
  3. vagarsenzameta 13 febbraio 2017 ore 16:51
    @Daisetsu.Karamorita

    Della serie.... :hoho

    https://www.youtube.com/watch?v=kFPioNvEktU
  4. gandalf3 16 febbraio 2017 ore 21:18
    :malato :boing :yeye :pazz :lol

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