Oggi, quarantacinque anni dopo...

28 maggio 2019 ore 09:22 segnala
Avevo sette anni.
Il giornale costava 150 lire ed il caffè 120. Un litro di latte 260 e uno di benzina poco più di 300. I pantaloni a zampa d'elefante, i dolcevita a collo alto e i Ray Ban a specchio dettavano la "moda" (ora di direbbe "look").
Il presidente del consiglio era Mariano Rumor ed il processo per la strage di Piazza Fontana era appena iniziato.
E in una piazza di una città lombarda, alle ore 10:12 del mattino, mentre centinaia di persone manifestavano pacificamente contro il terrorismo neofascista, una bomba nascosta vigliaccamente in un cestino dei rifiuti, esplodeva ammazzando otto persone e ferendone centodue. Cinque insegnanti, due operai ed un pensionato ex-partigiano persero la vita.



Nel 2015 la sentenza d'appello citò: "Lo studio dello sterminato numero di atti che compongono il fascicolo dibattimentale porta ad affermare che anche questo processo, come altri in materia di stragi, è emblematico dell'opera sotterranea portata avanti con pervicacia da quel coacervo di forze... individuabili con certezza in una parte non irrilevante degli apparati di sicurezza della Stato, nelle centrali occulte di potere che hanno prima incoraggiato e supportato lo sviluppo dei progetti eversivi della destra estrema e hanno sviato, poi, l'intervento della magistratura, di fatto rendendo impossibile la ricostruzione dell'intera rete di responsabilità. Il risultato è stato devastante per la dignità stessa dello Stato e della sua irrinunciabile funzione di tutela delle istituzioni democratiche, visto che sono solo un leader ultraottantenne e un non più giovane informatore dei servizi, a sedere oggi, a distanza di 41 anni dalla strage sul banco degli imputati, mentre altri, parimente responsabili, hanno da tempo lasciato questo mondo o anche solo questo Paese, ponendo una pietra tombale sui troppi intrecci che hanno connotato la mala-vita, anche istituzionale, dell'epoca delle bombe"

Il giorno era il Ventotto Maggio Millenovecentosettantaquattro.
La città era Brescia.
E la Piazza era Piazza della Loggia.

Mai perdonare! Mai dimenticare!

Catrame Indie Rock performing "Piazza della Loggia": la canzone è vecchia di 15 anni e nulla, nulla è cambiato.

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Avevo sette anni. Il giornale costava 150 lire ed il caffè 120. Un litro di latte 260 e uno di benzina poco più di 300. I pantaloni a zampa d'elefante, i dolcevita a collo alto e i Ray Ban a specchio dettavano la "moda" (ora di direbbe "look"). Il presidente del consiglio era Mariano Rumor ed il...
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I rosari, le spade laser, il KKK e MIO ZIO!

20 maggio 2019 ore 14:59 segnala
E niente, ho visto in TV un comizio di Salvini dove, davanti ad una sbavante ruttante platea di odianegri brandiva un rosario come fosse Excalibur, macché, la Durlindana, macché, una fottuta spada laser qualsiasi.



La prima impressione che ho ricavato è stata un deja-vu delle care vecchie celebrazioni del Ku Klux Klan con tanto di croci infuocate ed impiccagione di persone anche poco meno che bianche.



Lì per lì, dato che l'immagine è per stomaci molto forti ed ultimamente soffro di gastrite e reflusso, ho preso in considerazione varie ipotesi:
  • Andare al prossimo comizio di Salvini & The Odianegri's travestito come cosplayer di un talebano e ciao proprio;
  • Chiedere a MIO ZIO (per chi fosse rimasto indietro io e Jehovah siamo parenti da parte di babbo) di mandare un meteorite, una pestilenza, un'invasione di cavallette sul luogo del prossimo raduno di codesti molesti soggetti;
  • In carenza di asteroidi / batteri / celiferi, chiedere a MIO ZIO di tramutare i succitati odianegri in negri tanto per vedere l'effetto che fa;
  • Emigrare su Marte (sempre che accettino terrestri, dopo che per decenni li abbiamo impestati di robottini guardoni);
  • Darmi un pizzicotto, hai visto mai che sto dormendo ed il pasticcio di maiale con i tre litri di whisky che ho cacciato giù a colazione hanno leggermente compromesso il ritmo circadiano;
  • Rimanere perplesso con la stessa espressione di quando apro il vaso della Nutella e lo scopro desolatamente vuoto.
Dopo rapida riflessione e dopo il pizzicotto ho deciso che "rimanere perplesso" è in questo momento la via meglio percorribile, soprattutto se mi decido di acquistare un nuovo barattolo di nutella.
Tanto, via questo coglione odionegrante, sicuramente ci inventeremo qualche altro con testicoli al posto dei neuroni per farlo pensare al posto nostro,

Lunga vita e prosperità!

Saundtrakk: THE HU performing "Yuve Yuve Yu"
E il primo che mi dice che non gli piacciono, gli faccio riempire la casa di celiferi da MIO ZIO

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E niente, ho visto in TV un comizio di Salvini dove, davanti ad una sbavante ruttante platea di odianegri brandiva un rosario come fosse Excalibur, macché, la Durlindana, macché, una fottuta spada laser qualsiasi. « immagine » La prima impressione che ho ricavato è stata un deja-vu delle care...
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Considerazioni sulla fine del mondo

17 maggio 2019 ore 10:25 segnala


Cosa rimase di quelle ossa su cui tanto piangemmo, che ora non son nemmeno polvere e del ricordo non abbiam significato?
Cosa rimase dell'acqua e del sole di cui non godemmo appieno e che ora non sappiamo rimpiangere?
Che cosa fu dei nostri orgasmi e del piacere di condividere, quand'ecco che la pelle è arida come argilla dilaniata da fiamme?
Vedo mari deserti e boschi annientati, cadaveri accumulati come pietre, montagne brulle e l'aria colma di urla di rabbia e paura e terrore.
Ciechi come idioti danzanti al suono di folli flauti precipitiamo oltre l'orizzonte degli eventi, nel nero buco che abbiam scavato e da cui ora, pur ripudiandolo, non riusciamo a fuggire.

"Oscura e profonda era e nebulosa
tanto che, per ficcar lo viso a fondo,
io non vi discernea alcuna cosa.
"


Prendendo spunto dal racconto di H.P. Lovecraft "Nyarlathotep" (di cui riporto in calce l'explicit - giusto per farvi godere della potenza delle parole del Bardo di Providence) mi è uscito questo guazzabuglio di pensieri che si rifanno alla maleodorante situazione mondiale che stiamo vivendo, a considerazioni personali e ad un certo qual "pessimismo cosmico" che non guasta mai.
Buona lettura, accompagnati da "The sleeping sun" dei Nightwish

"...Se caddi con un urlo inconsapevole oppure in un muto delirio, soltanto gli dei che furono potrebbero dire. Io non sono più che l'ombra, ormai, di un'ombra che si contorce in mani che non sono mani, che rotea cieca oltre le spettrali notti di una creazione putrescente, tra cadaveri dì mondi morti, con piaghe che furono città, venti sepolcrali che spazzano pallide stelle e ne attenuano il chiarore e, oltre i mondi, vaghi fantasmi di cose mostruose: templi nefandi dalle gigantesche colonne che poggiano su rocce senza nome al di sotto dello spazio e che raggiungono vuoti vertiginosi al di sopra delle sfere di luce e di buio e, onnipresente, incessante, in questo ripugnante cimitero dell'universo, il sordo rullio dei tamburi e il monotono lamento dei flauti blasfemi che qualcuno suona ancora in inconcepibili stanze senza luce, al di là del tempo, e al cui ritmo danzano goffi, tenebrosi e giganteschi, gli ultimi dei: i ciechi muti stolidi mostri la cui anima è Nyarlathotep."

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« immagine » Cosa rimase di quelle ossa su cui tanto piangemmo, che ora non son nemmeno polvere e del ricordo non abbiam significato? Cosa rimase dell'acqua e del sole di cui non godemmo appieno e che ora non sappiamo rimpiangere? Che cosa fu dei nostri orgasmi e del piacere di condividere, quand...
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Tutto ha inizio con...

14 maggio 2019 ore 13:30 segnala
Tutto ha sempre avuto inizio con una frase.
Ed è una frase semplice,
Rapida da pronunciare, rapida da ricordare.
Esatto, sì, proprio quella che vi vedo compitare a fior di labbra,
Sussurrata, sottolineata, senza necessità di interpretazioni.
Allora andiamo ad incominciare, pronti?

"C'era una volta"



Eh si, bello, iniziare con un "C'era una volta", no? Come un interruttore, quelle 4 parole accendevano la magia: e c'era Cappuccetto Rosso e Biancaneve e Cenerentola e Pollicino... Ma anche "Giuàn Bòt che con un culp n'ha masàd centvòt" o "Piru de molta" e tanti, tanti altri personaggi a volte veri, a volte inventati che incantavano i piccini (e mica solo loro).
Ah, le fiabe: allontanavano le paure, conciliavano il sonno e riempivano i sogni.
Ed ora mi domando: avranno detto "c'era una volta" quelle madri annegate assieme ai figli nel canale di Sicilia? O quelle violentate assieme alle loro bambine nei "campi profughi" che manteniamo in Libia? Quale fiaba avran raccontato le mamme Irachene, Pachistane, Afgane... O quelle che han visto venir giù una montagna di fango a seppellir la loro casa?
Saranno servite quelle fiabe? Avranno accompagnato gli ultimi respiri, asciugato le ultime lacrime?
"In tempi di crisi i saggi costruiscono ponti mentre gli stupidi innalzano barriere"
Ecco, io vedo tanti, troppi stupidi impegnati ad abbattere i pochi, traballanti ponti. Pensateci. E pensateci ancora.
"C'era una volta" può a volte schiudere la porta per il mondo dei mostri!

Ah sì, sono tornato!

SAUNDRAKKK! "The Kinslayer" - Nightwish

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Tutto ha sempre avuto inizio con una fase. Ed è una frase semplice, Rapida da pronunciare, rapida da ricordare. Esatto, sì, proprio quella che vi vedo compitare a fior di labbra, Sussurrata, sottolineata, senza necessità di interpretazioni. Allora andiamo ad incominciare, pronti? "C'era una...
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Volge alla fine quest'anno...

06 dicembre 2017 ore 15:48 segnala


Poison Tree by William Blake
"I was angry with my friend:
I told my wrath, my wrath did end.
I was angry with my foe:
I told it not, my wrath did grow.

And I watered it in fears,
Night and morning with my tears;
And I sunned it with smiles,
And with soft deceitful wiles.

And it grew both day and night,
Till it bore an apple bright.
And my foe beheld it shine.
And he knew that it was mine,

And into my garden stole
When the night had veiled the pole;
In the morning glad I see
My foe outstretched beneath the tree. "

Traduzione

Albero avvelenato di William Blake
Ero adirato col mio amico,
Dissi la mia ira, la mia ira finì;
ero adirato col mio nemico,
non la dissi, la mia ira crebbe.

E l’ho bagnata di timori,
notte & giorno con le mie lacrime,
e le ho dato il sole di sorrisi
e dolci ingannevoli astuzie.

Ed è cresciuta sia di giorno che di notte,
finché ha portato una mela luminosa;
ed il mio nemico la vide risplendere,
e seppe che era mia.

E penetrò nel mio giardino
quando la notte aveva velato il cielo;
nella mattina lieto vedo
il mio nemico steso morto sotto l’albero.



Tento, dopo lungo silenzio, di buttar giù nuovamente due righe in questo blog da mesi trascurato... Ma quale argomento affrontare? L'attualità? No, per carità di Dio! Ché è sempre il solito trito rimestare nel mortaio del qualunquismo. L'amore? No, grazie, sto cercando di smettere!
Quindi, che resta, se non la poesia? Quella si, ha il potere di curarmi l'anima. La poesia ed il suono delle cornamuse. E quello scampolo di sogni non ancora corrosi dal tempo che conservo in un cassetto di cui ho perduto la chiave.



Però la mattina, mentre vado al lavoro, la valle dell'Adda si dipana sotto i miei occhi, con i campi imbiancati dalla brina e la nebbia che leggera li vela. Più in là, i pioppi alzano al cielo le loro dita essiccate dall'inverno imminente e delimitano il corso del fiume. Grigio, placido, silenzioso. E tutto si colora del rosa e del rame della prima luce del sole.
Ecco, quando vedo questo, le cose svaniscono... restan solo i nomi.



Chiudo con le mie amate cornamuse e una delle più belle canzoni che ho avuto il piacere di ascoltare: "Amazing grace"... Un abbraccio a tutti.

"Amazing Grace! How sweet the sound.
That saved a wretch like me!
I once was lost, but now I am found.
Was blind but now I see.
It was Grace that taught my heart to fear.
And Grace my fears relieved:
How precious did that Grace appear
The hour I first believed!
Through many dangers, toils and snares
I have already come;
This Grace has brought me safe this fare,
And grace will lead me home.
The Lord has promised good to me.
His word my hope secures;
He will my shield and portion be
As long as life endures.
Yea, when this flesh and heart shall fail,
And mortal life shall cease,
I shall possess, within the veil,
A life of joy and peace."

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« immagine » Poison Tree by William Blake "I was angry with my friend: I told my wrath, my wrath did end. I was angry with my foe: I told it not, my wrath did grow. And I watered it in fears, Night and morning with my tears; And I sunned it with smiles, And with soft deceitful wiles. And it gr...
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Summer mood, summer blues feelings

13 luglio 2017 ore 12:44 segnala




Ricordavi un giorno di pioggia.
All'improvviso. Dopo una lunga siccità, con la terra spaccata e il cielo di un colore malato, quell'improvviso annuvolarsi del cielo, il vento ricco d'umidità, i tuoni prima lontani e poi - crescendo wagneriano - sempre più vicini vicini vicini!
E i lampi, oh i lampi! Ramificati abbaglianti serpeggianti inafferrabili assassini.
Bellissimi.
Ed eccola la pioggia, non delicata, non dolce. Violenta aspra acuta come punta di lancia cade per ferire, per squassare.
Ma d'un tratto, in tutta quella violenza lo sentivi. Lo sentivi il profumo inebriante della terra bagnata, dell'erba, e sembrava che le crepe del terreno fossero sulla tua pelle e su quelle crepe l'acqua scorreva a rivoli sempre più grandi.
Le crepe si chiudevano, la pelle la terra, tornavano intatte.
E dopo... quanto dopo? Non so, ma dopo, ché il tempo durante un temporale congela come in buco nero. Dopo, dicevo... il tutto cessava. D'improvviso. Click fine del temporale.
Rotolava ancora qualche tuono in lontananza, gocciolavano acqua e fronde strappate gli alberi e l'erba, piegata dal furore sembrava una Tunguska in miniatura.
C'erano ancora i profumi, però. Riempivano i polmoni, entravano nel sangue e poi al cervello. Lavavano le scorie di una vita, raschiavano polmoni incrostati di rabbia e sigarette, levigavano lo sguardo ed i pensieri.
Dio, quanto amavi i giorni di pioggia!



Va così questa estate. Calda, solitaria, confusa. Non felice, nemmeno un po'.
Troppe preoccupazioni, troppi pensieri, troppo di tutto quando vorrei anelare solo ad un confortevole nulla.
La gente continua a morire nei modi più abbietti, ignorata dall'imperante moda dell'arroganza e dell'autoaffermazione ad ogni costo.
Non v'è pace fuori di me.
Non v'è pace in me. Delusioni, tradimenti, infamie.
"Son stüf de stà al mund" ("son stufo di stare al mondo") disse mio nonno poco prima di spirare.
Terribile.
Condivisibile. Non sempre - certo - ma condivisibile.

L'Osteria dell'Ultima Sosta è in fase di disarmo, si spera temporaneo:
- Mary la Strega è incinta. Non se l'aspettava, ma esplode di gioia
- Il Mormone s'è sposato. Con una thailandese. Lui ha 60 anni, pesa 130 chili e parla solo il dialetto. Lei ha dai 20 ai 25 anni, pesa 40 chili con i sassi in tasca e parla solo thailandese. Ma sono felici. Si sorridono ogni volta che si guardano.
- Barivecchia è a San Vittore. Detenzione di sostanze stupefacenti, dicono. La cosa grottesca è che appena entrato in cella, guarda l'altro occupante e dice "Casso te fè chi?" (trad. "Cazzo ci fai qua") e l'altro "Casso te fè chi tì???" (Cazzo ci fai qua te). Era suo fratello, arrestato il giorno prima per lo stesso motivo.
- Molotov è partito per il Donbass. Non sappiamo con quali intenzioni.
- Tafferuglio sta organizzando una manifestazione contro il TAP
- Parruccone si è dato alla fabbricazione di candele. La sua ricetta segreta prevede l'aggiunta di olio di canapa alla cera. Le candele stanno riscuotendo un certo successo presso le parrocchie dei dintorni
- F. Cartbearer il poeta nomade non da' più cenno di sé da lungo tempo. Probabilmente, come l'ultimo degli Jedi si è ritirato in meditazione.



Vi lascio, in attesa di tempi migliori e pioggia desiderata e cieli puliti e sorrisi spontanei. Con un haiku di Matsuo Basho, l'ultimo che scrisse prima di morire, e con una doverosa saundtrakk.
A presto, sorelle, fratelli, compagne, compagni. Hasta siempre!

"Malato durante un viaggio –
sui campi riarsi i sogni
vanno errando
"

Sauntdrack: Faun performing "Sonnenreigen (Lughnasad)"
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« video » « immagine » Ricordavi un giorno di pioggia. All'improvviso. Dopo una lunga siccità, con la terra spaccata e il cielo di un colore malato, quell'improvviso annuvolarsi del cielo, il vento ricco d'umidità, i tuoni prima lontani e poi - crescendo wagneriano - sempre più vicini vicini v...
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25 Aprile

26 aprile 2017 ore 09:55 segnala


All'Osteria dell'Ultima Sosta, politicamente, siamo tutti abbastanza allineati: il più socialdemocratico degli avventori potrebbe dare dei punti a Bakunin, tanto per essere precisi.
A partire dalla titolare, detta "la strega" che ha un Che Guevara tatutato sulla tetta (sinistra ça va sans dire), passando per gente come il "Mormone" (così appellato per la prestanza fisica da Bud Spencer con tanto di barba e una certa qual inclinazione alla poligamia) o come "BariVecchia", "Molotov", "Tafferuglio", "Parruccone" e via elencando.

E' palese che in un locale del genere fasci, leghisti e nichilisti variformi non sono ben accetti. Come dice il Mormone "Io sono per la critica costruttiva: se vedo un fascio io ci stampo due slavadent (leggi "schiaffoni") sulla ghigna e vediamo se alza ancora il braccino". Questo per dire il livello di tolleranza ed integrazione che vige in un posto dove il più sobrio può tazzare un boccione da 5 di rosso senza batter ciglio e presentarsi bel fresco alla cassa con il contante in mano!

Ieri sera, immersi in un nuvolone di fumo (parzialmente legale, parzialmente no) e di vapori variamente alcoolici si ragionava su quegli omuncoli che, presi dal sacro fuoco della revisione storica, pretendono di riabilitare in qualche modo le turpitudini commesse nel ventennio di dittatura che ha strangolato la nostra nazione ed i cui strascichi li paghiamo ancora oggi. Gente che pensa di marciare al passo dell'oca ignorando che se ora avesse vinto Hitler noi saremmo per i tedeschi la Cuba degli anni '50 (un postribolo), che non avrebbero potuto nemmeno potuto scoreggiare senza il permesso di un cazzo di gerarca.
Brutte bestie ignoranti e grette, che si fan forti della boria di un bastardo dalla testa pelata e vilipendono le centinaia di migliaia di innocenti che hanno perso la vita, l'anima o entrambe in guerra, nei campi di concentramento (pure quelli Alleati), torturati, violentati, depredati, umiliati, uccisi mille volte.



Il 25 Aprile, cari fascistelli di ritorno sarà SEMPRE la ricorrenza della liberazione dell'Italia dal nazifascismo. Tutto il resto sono parole sporche di sterco che dovrete rimangiarvi fino all'ultimo apostrofo!

"Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
"

(Pietro Calamandrei)



F. Cartbearer, il nostro poeta nomade, ha lasciato solo un pensiero, come un epitaffio per tutti coloro che son morti credendo nel nostro futuro.
Ora e sempre!

Venticinque Aprile
Le pietre d'ogni monte
son lavate col sangue
son erose di lacrime
Non sporcate
la Libertà
Non siete degni
di nominarla
se ignorate
le pietre rosse ed erose
di sangue e lacrime.


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« immagine » All'Osteria dell'Ultima Sosta, politicamente, siamo tutti abbastanza allineati: il più socialdemocratico degli avventori potrebbe dare dei punti a Bakunin, tanto per essere precisi. A partire dalla titolare, detta "la strega" che ha un Che Guevara tatutato sulla tetta (sinistra ça va...
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Febbraio 2017

09 febbraio 2017 ore 15:32 segnala


L'ultimo dei guerrieri

Quanti sorrisi hai donato!
Sai se son stati colti?
Quanti furon contraccambiati?

Quante lacrime hai pianto!
Chi le ha viste?
Chi le ha asciugate?

Le porte restan chiuse
L'acqua cessa di scorrere
Le nubi son nere

Mai furon così gelide
le parole
non udite


(F. Cartbearer - Poeta Nomade)



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« immagine » L'ultimo dei guerrieri Quanti sorrisi hai donato! Sai se son stati colti? Quanti furon contraccambiati? Quante lacrime hai pianto! Chi le ha viste? Chi le ha asciugate? Le porte restan chiuse L'acqua cessa di scorrere Le nubi son nere Mai furon così gelide le parole non udite (...
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Natale 2016

23 dicembre 2016 ore 10:07 segnala


Quest'anno come ogni anno ha portato qualche sorriso e qualche lacrima.
Quest'anno come ogni anno c'è qualcuno in meno a farmi compagnia.
Quest'anno come ogni anno all'Osteria dell'Ultima Sosta, il nostro Poeta Nomade è apparso per farci gli auguri e per portarsi via una bottiglia di Octomore (intenditore, lui).

Ve la posto, in modo che queste parole siano d'augurio anche per voi tutti.
Buon Natale.
Vir.



"Ai nostri occhi
alle nostre mani
ai nostri sogni
e ai sorrisi ancora da donare

Al mio tempo ed al tuo
al vento del vespro
al primo sole
ed alle stelle che verranno

Che il tempo sia gentile
e le parole sempre dolci
Che le lacrime sian di gioia
ed i passi senza ostacoli

In un soffio giungerà
il mio pensiero
sulle ali della musica che amo
dolce caldo forte sincero
per questi giorni
per l'anno a venire
e per sempre.


(F. Cartbearer - Poeta Nomade)

La colonna sonora è il Caoineadh cu Chulainn o Lamento di Cu Chulainn, per Uillean Pipes ed orchestra.


https://www.youtube.com/watch?v=vDyMFP6yzfk
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« immagine » Quest'anno come ogni anno ha portato qualche sorriso e qualche lacrima. Quest'anno come ogni anno c'è qualcuno in meno a farmi compagnia. Quest'anno come ogni anno all'Osteria dell'Ultima Sosta, il nostro Poeta Nomade è apparso per farci gli auguri e per portarsi via una bottiglia d...
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Passi viaggi pensieri parole silenzi

13 dicembre 2016 ore 15:43 segnala
Tela di ragno

Incrinato quel vetro
dai troppi proiettili,
nessuna bava di ragno
potrà ricucire gli strappi
Il pavimento è bagnato
di petali e foglie,
il silenzio inciso
dal tuo sguardo e dal mio.
Ho le mani fredde
e il respiro spezzato;
perde rintocchi il cuore
perde vigore il passo.
Solo le parole
restano
ed i pensieri
a riempire questa vaga clessidra
che ancora trasuda istanti
come gocce di nebbia
come gocce di pianto.
Troppo distanti le montagne
Troppo remoto il mare
solo questa grigia pianura
spoglia
è quinta e palcoscenico
del mio viaggio.
Dopo il tramonto,
è l'alba a sopraggiungere
con i suoi colori.

(F. Cartbearer poeta nomade)



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Tela di ragno Incrinato quel vetro dai troppi proiettili, nessuna bava di ragno potrà ricucire gli strappi Il pavimento è bagnato di petali e foglie, il silenzio inciso dal tuo sguardo e dal mio. Ho le mani fredde e il respiro spezzato; perde rintocchi il cuore perde vigore il passo. Solo le...
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