Il monaco e la Regina

21 aprile 2015 ore 08:54 segnala


L'uomo era chino sul tavolo da lungo tempo. La penna d'oca sospesa a mezz'aria puntava il foglio intonso come la lancia di un cavaliere.
Pensava, l'uomo, a parole che non fossero troppo solenni ma nemmeno banali, il cui significato fosse comprensibile ma allo stesso tempo non semplice.
Le sue labbra si piegarono in un lieve sorriso. Certo il compito si presentava arduo, ma era fiducioso di riuscirvi.
Gettò uno sguardo alla candela che tremolava nell'aria immota della sua cella; ne restava a sufficienza. Chiuse gli occhi, respirò a fondo e trattenne il fiato per alcuni istanti. Poi, espirando piano li riaprì e, appuntando lo sguardo sulla pergamena, iniziò a scrivere.
"E’ una cosa terribile, la bontà, questa bontà che gli esseri umani non perdono. Terribile, perché quando noi alla fine siamo nudi, nel buio e nel freddo, è tutto ciò che abbiamo. Noi che siamo così ricchi, così pieni di forza, finiamo con quella piccola moneta. Non abbiamo niente altro da dare."
Avrebbe compreso? Si, ne era certo... D'altronde la bontà d'animo era una delle caratteristiche che più contraddistingueva la Sovrana. E queste parole l'avrebbero riportata al tempo in cui la sofferenza sua e della nazione era tale che la bontà, la vera, pura gentilezza dell'anima era rimasta l'unica moneta di scambio.
Era tanto pura, questa moneta, da permettere a lei di riconquistare il regno e di farlo finalmente prosperare.
La penna scricchiolava dolcemente sulla pergamena. Le lettere ornate di quei refoli d'inchiostro che lo contraddistinguevano si susseguivano come i flutti di un
torrente di montagna:
"La felicità deve avere qualcosa a che fare con la ragione, e solo la ragione la merita, e la ottiene. Quel che ci era dato era la cosa che non si può meritare, né ottenere, né conservare, e che spesso non si riconosce neppure sul momento; intendo dire la gioia."
Bontà, gioia. Le uniche cose che la Regina riconosceva come preziose.
Non gioielli, armi, cavalli, castelli.
Non conquiste, servi, soldati, amanti.
Bontà, gioia: due piccole parole di cinque lettere, come le dita di una mano, ma che per lei, e per l'intero suo regno valevano più di qualsiasi altra cosa.

L'uomo tamponò lo scritto per assorbire l'inchiostro in eccesso, arrotolò la pergamena e l'avvolse in un nastro intessuto di piume di fenice.
Poi, spense la candela, scese dalla torre e montò a cavallo.
La notte era fresca, rischiarata dalle stelle e profumata di muschio e pioggia.
Il rumore degli zoccoli si spense in lontananza, l'alba oramai prossima rischiarava le montagne all'orizzonte.
Quelle montagne ai cui piedi sorgeva il castello della sua Regina, ed il cuore del suo regno.

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« immagine » L'uomo era chino sul tavolo da lungo tempo. La penna d'oca sospesa a mezz'aria puntava il foglio intonso come la lancia di un cavaliere. Pensava, l'uomo, a parole che non fossero troppo solenni ma nemmeno banali, il cui significato fosse comprensibile ma allo stesso tempo non semplic...
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21/04/2015 08:54:08
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Commenti

  1. corro.libera 21 aprile 2015 ore 11:01
    quanto bisogno abbiamo di una sovrana così! ... e di amici e di amori così... e di valori, ideali, sogni... e di gioia che forse non meritiamo... serenità ecco, forse potremmo riuscire a meritarci almeno un pizzico di serenità...
  2. VirPaucisVerbo 21 aprile 2015 ore 11:04
    @corro.libera: già. Avremmo davvero tutti bisogno anche solo di una frazione di tutto questo. Sarebbe sufficiente, almeno per iniziare a credere in qualcosa di positivo.
    Grazie.
  3. cignonero999 21 aprile 2015 ore 15:39
    Dio salvi questa Regina!! Gioia e bontà proprio una fiaba!!!
  4. VirPaucisVerbo 21 aprile 2015 ore 15:40
    @cignonero999: si, l'intento era proprio quello di creare una fiaba... nella quale poterci riconoscere. Grazie.
  5. A.Lu 21 aprile 2015 ore 22:00
    Una fiaba, con un filo conduttore che è, contemporaneamente, una morale. Purtroppo, se l'ideale è validissimo e auspicabile, in giro non si vede molta bontà o, se e dove c'è, non fa notizia. Per di più oggi i "miti" sono altri e tutto ciò che profuma di buono ha perso interesse. Non approfondisco dato che tutti viviamo questo presente e vediamo.
    Un testo molto bello e profondo.
  6. VirPaucisVerbo 21 aprile 2015 ore 22:29
    @A.Lu: E' una fiaba, certamente. Ma forse proprio perché la nostra sta confermandosi sempre più un'era del superfluo, dell'escrementale c'è bisogno di fiabe.
    Grazie.
  7. eldan 22 aprile 2015 ore 00:09
    Un paio di regine così qua e là, e tutto sarebbe diverso :)! Bye
  8. VirPaucisVerbo 22 aprile 2015 ore 07:22
    @eldan: hai ragione, non sarebbe affatto male se fossimo gorvernati così! Grazie.
  9. jeorge0.8 04 maggio 2015 ore 22:43
    molto bravo 8-)
  10. VirPaucisVerbo 05 maggio 2015 ore 10:25
    @jeorge0.8: grazie!!! :-)))
  11. LINTERDIT 06 maggio 2019 ore 15:54
    deve continuare questa storia .......assolutamente si ,
    la felicita' capita ...non si puo' meritare ,comprare e vale molto piu' di un castello o di un trono , quando si e' nudi forse si apprezza di piu' anche una moneta che rappresenta la salvezza .....con la gentilezza si ottiene tutto ...lo so lo so

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