chiedo a Te, tu sai cose?

17 ottobre 2017 ore 00:41 segnala
Sai cos'è il Piacere lento? È un carezza sulla guancia, fatta con due dita, lieve come un soffio di vento. È la mano che accarezza i capelli, quasi senza peso. Che scorre lungo il collo, sulla nuca, seguendo ed anticipando i brividi che si rincorrono. Che scende, lungo le spalle, i fianchi, che sfiora i seni, facendo risvegliare, ad ogni passaggio, i capezzoli, tesi come soldati al richiamo della tromba. Che sfiora le natiche, s'insinua sulle cosce e poi ritorna, sul collo, tra i capelli, sul viso... E poi ancora scende, fin quasi a sfiorare la rugiadosa rosa che si nasconde, preziosa, tra le femminee cosce. E poi ancora su, fino ai capelli e poi giù, sotto la pianta dei piedi, sulle dita... Una carezza instancabile, che non conosce tregua nè tempo. Guai ad essere frenetica! Arriverà il tempo anche di questo, ma non è ancora tempo. È tempo del Piacere lento adesso. Ed il tempo delle sensazioni non è quello degli orologi. È il tempo scandito da brividi, da sussulti, da umori sempre più copiosi. Può essere un'ora del nostro comune intendere il tempo, ma anche due, senza problemi. Non si tratta di preliminari. Il Piacere è unico, non è sezionabile. È Piacere. E basta. Poi, alle carezze, s'aggiunge la lingua, calda, vellutata, umida. E comincia il suo percorso. Lungo la nuca, il collo, le spalle, i capezzoli, il ventre, l'interno delle cosce... e il fiore più bello dell'Universo, ormai aperto e rorido di voglia. E la lingua si ferma, s'attesta, mentre le dita torturano i capezzoli, costruendo un orgasmo di rara intensità. Poi è l'unione dei corpi. Lenta, molto lenta, come il penetrare dell'onda la sabbia. A lungo, senza tempo. Poi il vento della Passione trasforma questa piccola risacca in una tempesta, fino alla fusione dei reciproci piaceri. E tutto si ferma, come a gustare il momento. Poi ricomincia, come un film che si riavvolge e riprende ancora, daccapo, uguale ma sempre diverso, nel Piacere lento ed intenso che solo chi sà apprezzare il vero Godimento conosce.

Frammenti dei mie pensieri...

06 ottobre 2017 ore 17:40 segnala
Perché o cielo tempestoso, burrasca dell’animo riempi il mio cuore di tormento?
Sconvolgi le mie sensazioni provocando un caos apparente. Cerchi di abbattermi, di farmi desistere, di farmi soffrire ma il sentimento e la ragione, il razionale e l’irrazionale concordano nel dirmi che voglio solo te.
Te che in ogni attimo non smetti di stupirmi con i tuoi pregi e i tuoi difetti…
Cosa c’è di più bello di scoprire che in realtà ciò che credevi chiaro e palese, completamente manifesto si rivela invece mistero ancora inspiegabile?
È quello il motivo che ti fa muovere, il motore che tutto crea e distrugge; ti fa tendere sempre più in alto verso le stelle e ancora oltre verso l’infinito.
E infinitamente si procede in questa ricerca che è causa ed effetto del fatto che viviamo.
Viviamo perché curiosità e ambizione ci spingono ad uno slancio di faticosa elevazione.
Moriamo quando l’apatia ci domina, l’indifferenza ci governa. Come vegetali ci troviamo a guardare il mondo senza provare sensazione, senza interesse, con l’implicita presunzione di sapere già tutto. Noi non sappiamo niente e niente conosciamo: siamo una massa di ignoranti che sfruttano solo un terzo delle capacità intellettive che potenzialmente possiedono.
Perché scegliere di morire anticipatamente quando questo è un destino ineluttabile, comune a tutti?
Perché non provare a vivere, sperimentare, cercare di comprendere? Troppo semplice chiudersi in una bara con l’anima e col corpo e accettare passivamente tutto e tutti.
Viviamo finché ci è concesso, vogliamoci bene!
È tutto difficile, non c’è nulla di semplice in questa vita. Anche le banalità ci creano scompensi.
Quale ragazza non è preoccupata più dalla sua apparenza che dall’anima?
Perché vogliamo tutti apparire come non siamo solo per il piacere di sentirci amati?
Ma voi credete che le persone amino proprio voi? Non è forse vero che amano la vostra maschera?
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Perché o cielo tempestoso, burrasca dell’animo riempi il mio cuore di tormento? Sconvolgi le mie sensazioni provocando un caos apparente. Cerchi di abbattermi, di farmi desistere, di farmi soffrire ma il sentimento e la ragione, il razionale e l’irrazionale concordano nel dirmi che voglio solo...
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Il motivo della mia assenza in chatta.

22 settembre 2017 ore 23:19 segnala
Ho pensato a lungo se pubblicare questi momenti intimi, alla fine ha prevalso l'idea che molti nella loro vita dovranno affrontare qualcosa di simile e condividerli poteva essere utile...
Ogni giorno percorrere il corridoio dell'incubo. Una corsia dove i parenti escono sorridenti dalle camere dei malati e mutano il sorriso in pianto.
Ci facciamo forza prima di entrare, ci stringiamo le mani, ci abbracciamo, il reparto oncologia è un mondo a parte, rare le storie a lieto fine.
Dieci giorni in ospedale, una candela che si consuma con una lentezza esasperante, la luce sempre più tremula, gli ultimi respiri smorzati, la mente ormai vacua, un corpo che contro ogni logica strappa bocconi d'aria alla vita.
Questo è mio padre oggi, tutto intorno la vita continua, persone che lavorano, portano pasti e medicine, puliscono e assistono i malati che, in una bolla di isolamento, consumano il loro dramma. Circondati di affetti e attenzioni eppure soli al di là del vetro, una barriera che separa i vivi dai premorti, non c'è scampo.
Dieci giorni in questo limbo, sono qui papà, mai come adesso a esprimerti affetto, piccoli gesti inutili. Sono qui papà, sono qui.
È finita.
Un'ora dopo aver scritto queste parole il suo respiro è cambiato, si stava spegnendo, ho chiamato casa, sono rimasto in piedi, di fianco al letto, gli ho appoggiato una mano sul petto e ho atteso. Le sue ultime parole, prima di perdere conoscenza furono: " Non mi lasciate solo!", mi risuonavano in testa, essergli accanto è stato come mantenere una promessa, quando l'ultimo respiro si è spento mi si è sciolto il pugno allo stomaco che portavo da dieci giorni, i medici hanno svolto le ultime formalità e poi mi sono rannicchiato sulla poltrona che per tutto questo tempo è stata il mio letto e la mia postazione di battaglia, eravamo soli, (sono unico figlio) soli come si può esserlo in una camera d'ospedale, una tenda a nascondere l'intimità della morte dal paziente accanto, voci in corridorio, la vita che scorre, come sempre. E allora ho pianto.
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Ho pensato a lungo se pubblicare questi momenti intimi, alla fine ha prevalso l'idea che molti nella loro vita dovranno affrontare qualcosa di simile e condividerli poteva essere utile... Ogni giorno percorrere il corridoio dell'incubo. Una corsia dove i parenti escono sorridenti dalle camere dei...
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Le mie domande..

18 agosto 2017 ore 00:50 segnala
Indago con la mente, oltre il confine dell'infinito e ancora una volta, non vi trovo nulla, se non il nulla di me stesso. Ho vagato per anni di dubbi e dei perchè, che sono un costante del mio pensiero. Fatico nelle certezze, le paure incombono e nello stesso istante aborro del nulla, mi sento prigioniero della vita, pur conservandone, tutti i gesti della salute. Sto chino sull'abisso e tremo sotto il grande respiro delle tenebre, che preoccupa la mente. La strategia sta nel baratto, quale? Saper approfittare dell'ignoto, sorvolare sulle apparenze, educare i dolori e corteggiare la felicità (rarissima per la verità) e dopo non mi rimane altro, che inoltrarmi nel grande mistero del destino. Per quantunque mi sforzi di deviarlo a mio piacimento, lui la strada del mio cammino, l'ha già tracciata e allora naufrago, dentro oceani, inabissandomi nel buio profondo, mi cullo di bisbigli d'amore, sfioro qualche volta la morte, ogni tanto vedo una luce e tento vie di fuga.
Indago in ogni androne della sapienza e penetro esitante là, dove il destino mi ha riservato inquetudine, ma nonostante ciò, cerco di procurarmi, provviste per il sostentamento, della mirabile vita.
Sono così disorientato, ma al tempo stesso, invidioso dell'orizzonte, sicuro che ogni mattina,
dietro di lui, sorge il sole, invidioso della notte, delle stelle, della luna;tutti sanno cosa fare, il ripetersi ogni giorno senza esitazione, senza annullarsi, anzi risplendere sulla madre terra.
Ed io, essere vivente che passeggio nel grande universo, dovrei inchinarmi ebbro, di quello stupore che mi circonda, ma perchè affaticarmi, quando polvere ero e polvere ritornerò.
Ho il pensiero a disposizione, ed è qui per l'appunto, che mi procuro tante domande, senza risposte.

La vita è magia... Adoriamola... Amiamola...

16 agosto 2017 ore 10:10 segnala
Mi ricordo che quando ero ragazzo amavo il caldo, mi gocciolava il sudore addosso ma non mi dava fastidio: era il tempo della gioventù, il tempo dove niente mi disturbava e tutto amavo. Quello che contava era correre nella vita e andare sempre avanti, senza pensare e senza chiedermi mai perché. Mi rendevo conto che la vita è una sola e la volevo vivere come un animale selvatico che non conosce regole. Infrangevo tutte le convenzioni, anarchico di me stesso e di tutto ciò che mi circondava, le cose negative mi scivolavano addosso senza mai riuscire ad abbattermi, perché in fondo sono sempre stato un lottatore, non mi sono mai arreso, arrendersi significava piegarsi alla società e alle sue regole, all'ipocrisia che mi circondava e che non ha mai smesso di girarmi intorno. La vita è strana: si può essere felice con niente e si può non trovare mai la felicità pur avendo tutto. Non c'è regola ad essere felici, puoi toccare questo attimo in cui tutto si ferma e diventa follia, magia, contagio dei sensi e il cielo si apre solo per te, solo ed esclusivamente per te e lo tocchi con un dito e guardi le stelle che brillano e ti accorgi che siamo circondati da un mistero che non cesserà mai di lasciarci e anche quando non ci rendiamo conto, esso ci accarezza e vive intorno abbracciandoci. È l'amore che ci sovrasta e ci rende diversi. Quando ami, la vita non è mai come la vedono gli altri; quando ami la vita è magia, si vivono momenti che possono durare un'ora, un giorno, un mese, oppure tutta la vita. L'amore è toccare gli attimi fuggenti e bloccarli nel cuore per l'eternità vivendolo con l'intensità dello spirito che brucia dentro ogni essere senza mai abbandonarlo.

Ricordare fa solo che male.....

11 agosto 2017 ore 23:22 segnala
Ricordi... non si nasce con essi e nemmeno li si conosce nella prima infanzia, per non parlare poi dell'adolescenza, quando non vi è tempo per voltarsi indietro ma si guarda sempre avanti, per inseguire sogni, ambizioni, desideri e amori.
Il tempo passa ed un bel giorno ti sorprendi a pensare a tempi trascorsi, a persone perse, a momenti belli vissuti, oppure a tristi avvenimenti, ed ecco che ad un tratto ti trovi immerso nei "ricordi".
Sensazione nuova per te che sempre hai pensato a guardare avanti, che sempre hai creduto che il meglio della tua vita ancora dovesse arrivare e che sempre hai creduto che il tempo che passa non ti potesse minimamente scalfire.
Ricordi... a volte brutti, legati a momenti tristi della tua vita, quelli che quando affiorano ti portano inesorabilmente a rivivere quei momenti e quelle angosce quasi con la stessa intensità, a volte fino a farti piangere!
Oppure... ricordi belli, di momenti felici, ma che pur riaffiorando non riescono a farti rivivere le stesse sensazioni, la stessa felicità provata allora... anzi, quasi subdolamente, ti lasciano nel cuore un'immensa tristezza nel pensare a giorni felici oppure a persone speciali che ora non ci sono e che non torneranno mai più.
Con essi si comincia poco a poco a rivivere la propria vita, a pensare ai propri errori ed a rimpiangere scelte non fatte o scelte sbagliate, si comincia a sorridere anche un po di se stessi e delle proprie convinzioni e si cerca di convincersi che in fondo non è male ciò che fino ad ora è stato.
Forse i ricordi sono l'esatto opposto dei sogni, forse si comincia a ricordare quando ciò che è passato è in qualche modo più attraente, significativo o importante di ciò che ci si può aspettare.

Gli amici mi chiamano il Re degli ottimisti....

11 agosto 2017 ore 02:36 segnala
Il mio mondo è fatto di sogni, costruito meticolosamente da raffinati attimi di vita che so raccogliere lungo il mio cammino.
I miei occhi vedono sorgere il sole, nella stessa maniera in cui vedono la notte calare, in un susseguirsi di giorni che sembrano gli uni uguali agli altri. Ma così non è, io riesco a scorgere le sfumature, sento ogni mio respiro diverso dall'altro. Mi nutro di ogni singola cosa che la vita sa donarmi. Non lascio che il tempo mi viva, sono io a vivere lui.
Concedo a me stesso il privilegio di cose che la maggior parte della gente da per scontato, dimenticandosi che gli attimi sono unici e irripetibili. Riempio la mia anima di piccolezze che unite creano le grandi cose, che mi permettono di sorridere e prendermi gioco di un complicato vivere. Il male della donna risiede nel credere che il domani sarà migliore dell'oggi, non rendendosi conto che ciò che è stato mai tornerà. Combatto le mie paure con maliziosa ironia, assecondando i miei desideri per non avere rimpianti, pur sapendo, alle volte, di stare sbagliando. Ma preferisco vivere negli errori senza che il rimorso mi logori la mante. Forse in me vive un mostro, ma lo cresco con la consapevolezza che io un tentativo di dare un senso alla mia vita lo sto facendo. Lasciami sognare mondo crudele, fammi vivere nell'illusione che i sogni possono prendere vita, che il male può essere contrastato, che la vita è bella se sappiamo viverla!
Notte morfea è arrivata,crollo dal sonno, un bacio per te.

Invito tutti a riflettere.......

11 agosto 2017 ore 02:04 segnala
Perché alla fine la vita è un po’ come una stazione.
Chi viene, chi resta, chi va.
Treni che partono, che passano, che si fermano e ripartono. O treni che arrivano al capolinea.
La cosa bella è che siamo tutti lì per uno scopo: andare da qualche parte.
Ed il bello è proprio il fatto che su qualunque treno salirai, a qualcosa ti porterà e qualcosa comunque troverai.
Pensandoci la vita non è proprio come una stazione.
La stazione è il punto di ritrovo.
La vita sono i continui viaggi che intraprendi partendo da lì.
È arrivato il momento che sia io a scegliere i miei vicini di posto.
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Perché alla fine la vita è un po’ come una stazione. Chi viene, chi resta, chi va. Treni che partono, che passano, che si fermano e ripartono. O treni che arrivano al capolinea. La cosa bella è che siamo tutti lì per uno scopo: andare da qualche parte. Ed il bello è proprio il fatto che su...
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11/08/2017 02:04:35
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Accettarsi e riconoscersi è da saggi......

11 agosto 2017 ore 01:47 segnala
Fragilità nascosta ed avvolta in falsi sorrisi. Fragilità e paura appartengono a chi respira la vita e tutta l'essenza che essa trasmette travolge con facilità chi si veste con eccessiva sensibilità. Un cuore duro non conosce lacrime. Un cuore freddo non ragiona, ma agisce e vive l'attimo. Un cuore sensibile si pone mille perché e naufraga senza sapere dove finirà. Naufraga sapendo che la sofferenza è figlia della schiettezza, è figlia di nobiltà di pensiero. La sofferenza la si cerca. La felicità duratura è solo inganno. Un inganno del destino che affonda i cuori fragili e timidi. Cuori però realisti che sanno riconoscere i sogni e preferiscono restare in silenzio. Solo gli occhi parlano. Solo lo sguardo potrebbe urlare. Ma quando si conosce la risposta il silenzio è l'unica soluzione. Occhi e bocca cucita son la migliore medicina. Farsi capire è onesto ma tante volte doloroso. Fragilità ti accolgo e ti coloro. Restami accanto perché la vita è forse un inganno. Ma comunque sempre un dolce inganno.

Desiderio di sentirsi liberati...

10 agosto 2017 ore 10:33 segnala
Ho fatto un sogno straordinario: Ero al buio, quel buio profondo che dà la sensazione della non esistenza, quando ad un tratto, un gran bagliore mi riportò alla realtà.
Una fata mi apparve: era bellissima... bella come in quelle favole che nessuno mai mi ha raccontato.
"Esprimi un tuo desiderio" mi disse, agitando la bacchetta magica... La guardai, sbigottito... non parlavo... non desideravo niente... o forse desideravo troppo! Incoraggiato dal sorriso compiacente, osai:
"Fammi divenire pazzo! Si, regalami la pazzia... quella pazzia lucida, cosciente che dà il coraggio di sputare la verità, di vomitare l'odio, di denudare la gente... Ti prego, continuai, un solo tocco della tua bacchetta e liberami, spogliami di quella censura fatta di razionalità, moralità... Soltanto allora avrò l'impudenza di dare amore a chi amo e disprezzo a chi odio.
La vita è una farsa; ad ognuno tocca una parte, sempre la stessa, quella di sepolcro imbiancato... io, il mio ruolo l'ho avuto... Lo esecro! E per giunta sono un pessimo attore."
La bella signora non capì... non poté capire questo mio strano desiderio... Aggrottò le sopracciglia per il disappunto e senza indugiare, agitò la bacchetta minacciosa e sparì...
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Ho fatto un sogno straordinario: Ero al buio, quel buio profondo che dà la sensazione della non esistenza, quando ad un tratto, un gran bagliore mi riportò alla realtà. Una fata mi apparve: era bellissima... bella come in quelle favole che nessuno mai mi ha raccontato. "Esprimi un tuo desiderio" mi...
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10/08/2017 10:33:48
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