doxa (2012)

05 luglio 2018 ore 21:51 segnala

PREMESSA

La quarta opera di Luigi Elia, nasce dal gioco di parole che lo scrittore fa con la parola “Doxa”: opinione dal greco. Opinione che però vale per tutto ciò che prescinde dal ragionamento scientifico, quindi anche sinonimo di religione.
L'opera è la prova della maturazione di un ragazzo, che coraggiosamente propone un nuovo modo di scrivere. “Il giallo tenue” o “giallo sporco”, come lo scrittore ha battezzato il suo genere, è molto simile all'hard boiled, ma,si distingue da quest'ultimo per alcuni dettagli non da poco. Innanzi tutto la scrittura semplice e scorrevole che permette di capire ad ogni lettore che si avvicina al libro, temi a volte di difficile comprensione. Il demolire poteri forti della società anche filosofeggiando, invita ad attente riflessioni sul mondo, sulla società ed il sistema in cui viviamo. Il protagonista non è un eroe senza macchia, a con vizi e virtù che ne condizioneranno le scelte che gli si presenteranno nel corso della narrazione, a volte in modo poco ortodosso. Il non citare il luogo dove si svolge la vicenda, in quanto gli intrighi e le connivenze raccontate possono riscontrarsi n qualsiasi città italiana. Detto ciò, lo scritto rimane un giallo, con relativa vicenda di cronaca: un omicidio nella fattispecie, con relativa indagine.
Piero Demetri, un commissario, si ritroverà ad indagare su un'omicidio di un prete. Indagine non facile, in quanto quell'uccisione attirerà l'attenzione della polizia internazionale. Non solo la chiesa, o meglio parte di essa, vorrebbe chiudere subito la questione, in modo da controllare ed insabbiare alcuni segreti che potrebbero uscir fuori, ma anche gli inquirenti sembrano aver fretta di far dimenticare l'accaduto. Il commissario, estromesso dalle indagini per via di vecchi rancori con un ex compagno di corso, ora nell’ interpol, verrà affiancato nelle ricerche da Luca: giovane scrittore, ex compagno di liceo del figlio che, pur avendo due lauree, vive in un garage mortificando gli agi della sua famiglia benestante.
una lettura coinvolgente che riesce ad appassionare il lettore, tenendolo incollato dalla prima all'ultima pagina. Molti sono i volti,molte le maschere dell'essere umano, che l'autore con mano sapiente porta sotto i riflettori. Il susseguirsi di colpi di scena, una serie di interrogativi, una visione sociologica cupa, mista a rabbia ed ad una certa criticità verso cosa siamo diventati, sono gli ingredienti con cuiu chi scrive cerca di scuotere le coscienze. Un linguaggio duro, senza mai essere troppo volgare rende il tutto ancor più realistico, allontanandosi dai falsi perbenismi che nella letteratura portano ad immaginare che si parli di un mondo lontano e perduto. La copertina,infine, rappresenta l'albero di Giuda con sembianze umane, come a sottolineare che l'uomo è il traditore di se stesso
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