Preghiera dei miraggi

26 luglio 2020 ore 19:21 segnala
Io sono un uomo che ha patito più peccati
di quanti ne abbia commessi
- W.Shakespeare - Re Lear, atto terzo, scena seconda



Se un Dio nudo emergesse
Dal dito monco di sigaretta
Caduto, fumante sulla scala
Una ninfa
Uno spirito delle cortecce
Se uscisse dalle ali
Della tortora
Dal suono delle foglie in movimento
Avrei un miraggio con cui parlare?
- Ogni volta scambiarsi opinioni
Per riscoprirsi tasselli informi
Avere in petto camere ardenti
Più pesanti di sistole in sistole
Segni,
ideogrammi sospesi
E in questo modo, ad occhi aperti
A cottimo pago
Lo scotto dei miei sogni



Fabio



Renato Guttuso - Uomo che mangia spaghetti


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Io sono un uomo che ha patito più peccati di quanti ne abbia commessi - W.Shakespeare - Re Lear, atto terzo, scena seconda Se un Dio nudo emergesse Dal dito monco di sigaretta Caduto, fumante sulla scala Una ninfa Uno spirito delle cortecce Se uscisse dalle ali Della tortora Dal suono delle...
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26/07/2020 19:21:21
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Forse in vite parallele

24 luglio 2020 ore 17:31 segnala
Ed ora il segno aspetto della lampada
del fuoco il raggio
Eschilo - Agamennone, V.9-10


Non ho mai saputo davvero spiegarmi le mie difficoltà, né tantomeno spiegarle agli altri.

Le forme che hanno assunto i miei vari tentativi di contatto umano, credo, sono sempre state influenzate dal modo in cui, sottilmente, ho tentato di far fronte a questa grave carenza. Ho sempre voluto poter mostrare me stesso appieno,porre davanti al mio spirito un vetrino ed inondarlo di luce così da proiettare su uno schermo la forma dei miei pensieri.
Ci sono voluti 20 anni di vita e tre di terapia per rendermi conto di quanto stessi inseguendo dei fuochi fatui.

Ed ora sono qui, monco. Ci siamo lasciati, o meglio: ti ho lasciata.
Non hai capito il perché.
Con estrema fatica mi sono ritagliato un angolo di vita adulta quando l'adolescenza sembrava non finire mai: laurea, lavoro, impegni, eppure tu permani imperterrita, un filo di ragnatela sfuggito al manico di scopa.

Prima odiavi le mie fragilità, adesso odi me e le mie poesie, ma non è importante, in fondo. Le storie si superano, si vive per se stessi, ed io vivo eccome, rivoltandomi fra le parole ed i gesti che tu hai distorto, soggiogata alla tirannia delle tue insicurezze e dei tuoi capricci.

Non hai mai capito il perché, perché come sempre non hai mai voluto fare lo sforzo di abbandonarti per capire le mie motivazioni, laddove queste andavano oltre il la venale educazione, il banale senso comune, le favole, tutto ciò che non è tragico.

Eppure resta un dato di fatto: non posso odiarti.
Eri bella, troppo bella.

"Degli Angeli ciascuno è tremendo" - Rilke.


Giada:

Ero Ronin di ossa esiliato
E ti ho lasciata nel canto di spada

Alle campanule i kimono
danzavo

i tuoi occhi
il taglio

Foglie di giada

Fabio



Edvard Munch - Malinconia
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Ed ora il segno aspetto della lampada del fuoco il raggio Eschilo - Agamennone, V.9-10 Non ho mai saputo davvero spiegarmi le mie difficoltà, né tantomeno spiegarle agli altri. Le forme che hanno assunto i miei vari tentativi di contatto umano, credo, sono sempre state influenzate dal modo in...
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Tre pezzi del tuo corpo

23 luglio 2020 ore 22:03 segnala
E ricongiunsero ancora le bocche, perché la loro
carne divorava un’eterna sete di desiderio.
- Paolo Silenziario, Antologia Palatina, V 255


I. Sei l'immagine residua
e mi strazi le palpebre

Eri l'esedra perfetta, selvatica
la ninfa che rivela la vita

I tuoi fianchi hanno fatto l'uomo
la tua bocca bestia, digiuno

Un dito, un braccio, l'intero corpo
per quei fianchi...

II. Nuda eri oscena
come le tempeste
Sfidavi la misura, il buon senso

Amavi lo sguardo prima del tocco
Eri la mostra delle vanità più belle

Farti mia non era soddisfare la sete
ma modellare il calice

attorno al tuo gemito

III. Ti ho scolpita nel culto dell'Es
delle tragiche ferite

Tu volteggi fra stuoia di orgasmi
celebrando la Donna viva


Fabio



Gustav Klimt - Danzatrice di Cabaret


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E ricongiunsero ancora le bocche, perché la loro carne divorava un’eterna sete di desiderio. - Paolo Silenziario, Antologia Palatina, V 255 I. Sei l'immagine residua e mi strazi le palpebre Eri l'esedra perfetta, selvatica la ninfa che rivela la vita I tuoi fianchi hanno fatto l'uomo la tua...
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Sul treno, mentre mutavo in albero

23 luglio 2020 ore 21:17 segnala
"To comprehend a nectar
requires sorest needs"
- E. Dickinson

Se ci fossi adesso
Come sempre vorrei esserci
Senza seguire questa linea d’aria
La perdita
Aggrovigliata ai rami dei Poeti
Parassita, pesante
Stridente fino alla musica
Qui,
la mia mente dipinta
cerchio di vitreo alabastro

Impazzirò
Se la perdita non diverrà crescita
Se questi rami non diverranno
Braccia
Impazzirò
Se dalla finestra del treno
Queste foreste non muteranno
Prendendo la forma delle luci d’acqua
delle bianche spirali
Che sono i pezzi della mia anima


Fabio



Gaetano Previati, Il sogno

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"To comprehend a nectar requires sorest needs" Se ci fossi adesso Come sempre vorrei esserci Senza seguire questa linea d’aria La perdita Aggrovigliata ai rami dei Poeti Parassita, pesante Stridente fino alla musica Qui, la mia mente dipinta cerchio di vitreo alabastro Impazzirò Se la...
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Un'introduzione

23 luglio 2020 ore 21:00 segnala
Keats disse che la capacità che maggiormente definiva l'essere umano era una ed una sola, quella di oscillare fra incertezze e dubbi, quella di stare nel negativo, nel non detto, nell'ambiguo.

Siamo cellule che si nutrono di mistero:la nostra facoltà di pensare deriva completamente ed interamente da quanto la nostra mente è capace di contenere gli spazi, di non rincorrere soluzioni immediate come cani impazziti.
Siamo vivi nel nostro mondo interno quanto più siamo capaci di perderci per scandagliare i frammenti del poco che intuiamo, senza anneggare, e quel tanto che basta per raffazzonare una rappresentazione di qualcosa, una realizzazione

Forse scrivo per questo, per riordinare frammenti, ora che esco dal fango e la mia vita sembra assumere un senso. E forse è così che userò questo piccolo spazio, come una riva provvisorio di fronte all'oceano delle mie domande


La mia anima adesso
è ramo sottile
- Strappatemi

Dolce è questo appassire
sotto montagne di "forse"
e "mi dispiace"



Fabio
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Keats disse che la capacità che maggiormente definiva l'essere umano era una ed una sola: quella di oscillare fra incertezze e dubbi, quella di stare nel negativo, nel non detto e nell'ambiguo. Siamo cellule che si nutrono di mistero:la nostra facoltà di pensare deriva completamente ed interamente...
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