Oggi riflettevo,
spesso si legge che la Terra sia, rispetto all'universo, come un granello di sabbia sulla Terra stessa.
Eppure, su questo granello di sabbia la gente vive, spera, decide, combatte, vince o perde, muore.
Su questo granello di sabbia, noi, insignificani particelle di esso, trascorriamo la nostra esistenza, dandole un'importanza straordinaria, mettendola al centro del tutto. Costruiamo, fin dai primi tempi della consapevolezza, un progetto da perseguire e continuiamo ad esistere animati da profonde attese. Alle volte siamo presi da slanci di attivismo e ci proiettiamo verso ciò che desideriamo e capita che si sia disposti a tutto pur di ottenere ciò che vogliamo: piccoli o grandi compromessi, corruzione, violenza, omicidi. E, appunto, si vince e si perde... eppoi si muore.
Infondo a pensarci è paradossale: si sacrificano interi popoli, interi insiemi di vite, speranze, decisioni, proiezioni, pur di ottenere un pezzettino di granello in più! Si inventano dottrine politiche, grandi ideali olistici, disegni collettivi, per giustificare una eventuale condanna alla sopraffazione, alla fame, alla miseria.
Eppure, si tratta solo di un granello, piccolissimo e fragile. Pensateci, siamo in balia di infiniti movimenti: basta l'urto di un altro astro, anche molto più piccolo del nostro, per mandarci tutti a puttane.
Eppure, mi ripeto, la nostra esistenza ci appare unica, insostituibile, "superiore" alle altre. Ogniuno di noi è al centro di tutto, ma con la convinzione del dominio sul tutto. Un dominio ovviamente solo percepito, sarebbe assurdo il sostenere diversamente. Evidentemente.
Ecco, però, questa nostra insignificanza rispetto al tutto non è solo fisica, bensì anche legata alla conoscenza. Sappiamo così poco di questo nostro mondo: poco del nostro granello, pochissimo dei granelli vicini al nostro, nulla di quelli lontani.
Eppure, siamo convinti di sapere tutto, o - almeno - di sapere tanto. Macchè!
Ho sempre pensato, a prescindere adesso dai discorsi dul relativismo su cui pure mi sono soffermato, che tutto abbia un "costo". Pensiamo alla ricerca del c.d. sapere e a Socrate, che sosteneva di sapere di non sapere. Ebbene, questa consapevolezza è dolorosa, spaventosa. Penso che la vita, intellettualmente almeno, sia molto più semplice per colui che non si ponga quesiti di sorta, e non solo perchè si risparmia la fatica dell'indagine, ma anche perchè ha la percezione di un maggior controllo sul circostante. Invece, cului il quale si dedica alla ricerca non può far altro che imbattersi in un muro di incertezze ed indeterminatezza.
Anche di incubi e paure.
Guardo il mio gatto che dorme sereno sul suo tappetino: com'è appagato lui! Non sa che la sua esistenza avrà una fine, un giorno. Noi questo lo sappiamo: da un certo punto di vista è un dono perchè ci consente di capire l'importanza di dare un senso ai nostri giorni (sempre che questo possa ritenersi possibile su di un granello), dall'altro rappresenta la più spaventosa ed incerta, paradossalmente, delle consapevolezze.
Guardando nel giardino adiacente a casa mia, non fatico a trovare un formicaio. Come sono affannate le formiche in primavera ed in estate: si preparano all'inverno ed è sempre così. Però esse non sono certo consapevoli del mondo che le circonta, del fatto che basterebbe che, anche casualmente, un uomo metta un piede nel punto sbagliato per far crollare loro addosso tutto il loro mondo.
Quindi mi chiedo: se ci fosse anche per noi qualcosa che non riusciamo a percepire, ma che non è detto non esista? La morte per il mio gatto o la pedata per le formiche. Ed il nostro vivere, affannoso e talvolta preoccupato, altro non sarebbe che l'espressione sciocca e frivola di un inconsapevole.
E' notorio, nessuno lo mette in discussione ormai, che ci sono dimensioni che il nostro intelletto mai riuscirà a realizzare. Per definizione, dunque, esiste qualcosa che ci sfugge ed io suppongo sia qualcosa di davvero ingente, ma cosa?
Magari la Terra è solo una biglia e c'è qualcuno che ci gioca... e noi stolti che corriamo!
Giusto per rifletterci un po'...
spesso si legge che la Terra sia, rispetto all'universo, come un granello di sabbia sulla Terra stessa.
Eppure, su questo granello di sabbia la gente vive, spera, decide, combatte, vince o perde, muore.
Su questo granello di sabbia, noi, insignificani particelle di esso, trascorriamo la nostra esistenza, dandole un'importanza straordinaria, mettendola al centro del tutto. Costruiamo, fin dai primi tempi della consapevolezza, un progetto da perseguire e continuiamo ad esistere animati da profonde attese. Alle volte siamo presi da slanci di attivismo e ci proiettiamo verso ciò che desideriamo e capita che si sia disposti a tutto pur di ottenere ciò che vogliamo: piccoli o grandi compromessi, corruzione, violenza, omicidi. E, appunto, si vince e si perde... eppoi si muore.
Infondo a pensarci è paradossale: si sacrificano interi popoli, interi insiemi di vite, speranze, decisioni, proiezioni, pur di ottenere un pezzettino di granello in più! Si inventano dottrine politiche, grandi ideali olistici, disegni collettivi, per giustificare una eventuale condanna alla sopraffazione, alla fame, alla miseria.
Eppure, si tratta solo di un granello, piccolissimo e fragile. Pensateci, siamo in balia di infiniti movimenti: basta l'urto di un altro astro, anche molto più piccolo del nostro, per mandarci tutti a puttane.
Eppure, mi ripeto, la nostra esistenza ci appare unica, insostituibile, "superiore" alle altre. Ogniuno di noi è al centro di tutto, ma con la convinzione del dominio sul tutto. Un dominio ovviamente solo percepito, sarebbe assurdo il sostenere diversamente. Evidentemente.
Ecco, però, questa nostra insignificanza rispetto al tutto non è solo fisica, bensì anche legata alla conoscenza. Sappiamo così poco di questo nostro mondo: poco del nostro granello, pochissimo dei granelli vicini al nostro, nulla di quelli lontani.
Eppure, siamo convinti di sapere tutto, o - almeno - di sapere tanto. Macchè!
Ho sempre pensato, a prescindere adesso dai discorsi dul relativismo su cui pure mi sono soffermato, che tutto abbia un "costo". Pensiamo alla ricerca del c.d. sapere e a Socrate, che sosteneva di sapere di non sapere. Ebbene, questa consapevolezza è dolorosa, spaventosa. Penso che la vita, intellettualmente almeno, sia molto più semplice per colui che non si ponga quesiti di sorta, e non solo perchè si risparmia la fatica dell'indagine, ma anche perchè ha la percezione di un maggior controllo sul circostante. Invece, cului il quale si dedica alla ricerca non può far altro che imbattersi in un muro di incertezze ed indeterminatezza.
Anche di incubi e paure.
Guardo il mio gatto che dorme sereno sul suo tappetino: com'è appagato lui! Non sa che la sua esistenza avrà una fine, un giorno. Noi questo lo sappiamo: da un certo punto di vista è un dono perchè ci consente di capire l'importanza di dare un senso ai nostri giorni (sempre che questo possa ritenersi possibile su di un granello), dall'altro rappresenta la più spaventosa ed incerta, paradossalmente, delle consapevolezze.
Guardando nel giardino adiacente a casa mia, non fatico a trovare un formicaio. Come sono affannate le formiche in primavera ed in estate: si preparano all'inverno ed è sempre così. Però esse non sono certo consapevoli del mondo che le circonta, del fatto che basterebbe che, anche casualmente, un uomo metta un piede nel punto sbagliato per far crollare loro addosso tutto il loro mondo.
Quindi mi chiedo: se ci fosse anche per noi qualcosa che non riusciamo a percepire, ma che non è detto non esista? La morte per il mio gatto o la pedata per le formiche. Ed il nostro vivere, affannoso e talvolta preoccupato, altro non sarebbe che l'espressione sciocca e frivola di un inconsapevole.
E' notorio, nessuno lo mette in discussione ormai, che ci sono dimensioni che il nostro intelletto mai riuscirà a realizzare. Per definizione, dunque, esiste qualcosa che ci sfugge ed io suppongo sia qualcosa di davvero ingente, ma cosa?
Magari la Terra è solo una biglia e c'è qualcuno che ci gioca... e noi stolti che corriamo!
Giusto per rifletterci un po'...
