Nonno Pietro morì che avevo dodici anni, abbastanza grande da ricordare le sue storie, la sua filosofia di vita. Per quaranta anni elettricista all’Atac, no lampadine ma linee aeree. Forse non tutti sanno che una volta tram e filobus la facevano da padrone. Poi arrivò l’era pulita del petrolio. Nonno Pietro per quasi tutta la sua esistenza ha fatto il turno di notte, e come gli piaceva raccontare che per una vita è stato sempre il primo a percepire lo stipendio, come faceva? Semplicemente si addormentava a fine turno sul bancone del cassiere e quest’ultimo lo doveva svegliare per entrare a lavorare. Lo ricordo come un piccolo grande eroe, per quella storia che vi racconto.Era il 1944 e Nonno Pietro come tutte le notti con la sua squadra di elettricisti stava lavorando ad una linea aerea nei pressi di Piazza Vittorio, quartiere Esquilino. Erano i giorni dei rastrellamenti, delle perquisizioni e delle vacanze organizzate verso le colonie dell’Europa settentrionale, le colonie con le docce per intenderci. Quella sera stava passando un drappello di ss che aveva rastrellato un gruppo di ebrei, lo stavano portando a via Rasella, per gli interrogatori di rito e per fargli il biglietto ferroviario di sola andata. Comunista convinto, nonché antifascista, amante della libertà e in più incazzatissimo con tedeschi e fascisti Nonno Pietro diete un’occhiata d’intesa ad un suo collega che sapeva già cosa fare. Doveva creare un diversivo, distrarre un attimo i militari tedeschi e questo fece. Stava in alto attaccato alle linee elettriche, che di notte erano spente, con i piedi sopra una specie di piattaforma aerea, si dondolò così tanto che quell’impalcatura venne giù. Un rumore della madonna, come diceva lui, tutti i militari si distrassero a vedere quell’uomo attaccato al filo come un circense, erano tutti con lo sguardo all’insù. Quello era il momento, prese per il bavero della giacca il primo ebreo che gli stava a portata di mano, e lo spinse sotto il camion officina. Questo svelto come una faina riuscì a nascondersi tra gli ingranaggi e l’albero motore. Un nazista fiutò qualcosa e si incazzo a morte con nonno Pietro, girò diverse volte intorno al camion, lo perquisì, ma del giovane ebreo neanche l’ombra. Nonno Pietro si ritrovò il nazista incazzato che sbraitava, gli aveva puntato il mitra sul naso, si agitava, ma niente impassibile lo guardò negli occhi in gesto di sfida, bestemmiò in crucco e se ne andò con quei poveri cristi verso il loro destino. Arnaldo, così si chiamava il giovane ebreo, fu vestito come un operaio dell’atac appena i nazisti se n’andarono. Adesso il problema era dove metterlo, Arnaldo abitava nel ghetto e quindi niente rientro a casa, l’unico che poteva ospitarlo, se così si può dire con 5 figli piccoli ero proprio nonno Pietro. Così fece, se lo portò a casa, con il terrore di essere scoperto, con la paura di una perquisizione in casa, con lo spavento che qualche fascista dei vicini potesse denunciarlo. Il buon Arnaldo visse così per cinque giorni chiuso nell’armadio di casa, finché una sera se ne andò per raggiungere dei parenti a Napoli. Domani è il giorno della memoria, giusto ricordare, ma credo che lassù nonno Pietro è incazzato vedendo quello che succede in Palestina e starà domandandosi:- Arnaldo, è fascismo anche questo, Arnaldo è per questo che ti ho salvato? Arnaldo che cazzo fai!!???? Hasta Luego
















