Aiuto, è tornato il KKK!!!!

16 maggio 2022 ore 17:25 segnala

Ci sono cose - cose terribili intendo, anzi direi “innominabili” - che al solo sentirne l’odore ci riportano indietro nel tempo procurandoci ferite difficili da sanare. Anche un solo acronimo basta ad azionare questo terribile meccanismo psicologico.

Questo cari amici è successo a me quando, navigando su internet, mi sono imbattuta sulla temutissima KKK.

Per chi non lo sapesse, questo acronimo sta per Ku Klux Klan, ovvero il movimento razzista che in particolare nel sud degli Stati Uniti, intorno agli anni '50 e '60, terrorizzò la gente di colore con assassinii, violenze, soprusi e prevaricazioni. Di fatto il KKK si opponeva al movimento dei Civil Rights, che attraverso una forte sensibilizzazione dell'opinione pubblica, affermava la parità dei diritti tra bianchi e neri e contro la loro segregazione che di fatto era considerata lecita nel paese. Grandi opinion-leader come Malcolm X e Martin Luther King, pagarono il loro coraggio con la morte. Ma con i loro discorsi e le loro azioni, riuscirono a svegliare la coscienza di milioni e milioni di bianchi degli Stati Uniti D'America, che appoggiarono la popolazione nera per affermare l'uguaglianza e garantire pari diritti a bianchi e neri.


Ottima partenza, direte, ma cosa c’entra tutta questa pappardella copia-incollata da Wikipedia con la tettona in calce?

La risposta è: assolutamente nulla… salvo per il fatto che KKK è anche la misura di quel prodigio archi-tettonico che le regge quel paio di tonsille infiammate. Cosa? Come? Ah, non sono tonsille?

Urca, avete ragione… che sbadata, trattasi in realtà di una coppia di aerostati lanciati dalla NASA per il controllo del testosterone sulla globo terrestre. È questo oppure sono soltanto un paio di tette… e più precisamente le tette di Sheyla Hershey.


Brasiliana, 28 anni all’anagrafe (27 in meno al centro per la misurazione del QI) Sheyla è salita sul gradino più alto dell’ambitissimo Guiness dei “Primati”… si, insomma degli uomini scimmia. Sapete, quelli col pelo, con la clave e la caverna a conduzione familiare…

Beh, ecco lei “La cosa” ce l’ha fatta!!! Dopo “solo” 8 operazioni (di certo moltiplicazioni. Le radici quadrate nessuno è più capace di svolgerle. ndr) è riuscita a raggiungere la KKK, ossia una coppa tre volte extra large, ovvero XXXL, oppure XL XL XL, oppure XXXLLL. Detto in altre parole il suo seno è per il 50 % completamente di silicone… ed ha la forma di una schedina del totocalcio. La misura del suo seno è infatti una “tredicesima” (notate l’arguto gioco di parole, eh! Ah ah ah… e su, ridete!!!).


Cara la mia povera, dolce, coglionazza, oltre alla smisurata sequenza di orgasmi multipli auto-prodotti dal guardarsi allo specchio, adesso avrà anche un paio di zavorre da portarsi dietro vita natural durante.

Questo semplice “effetto” di certo Miss-sento-una-vacca-ipertrofica non l’aveva mica considerato. Ma allora a cosa “non” avrà pensato ESSA all’atto della sottoscrizione del contratto chirurgico che avrebbe sollevato i medici da qualsiasi responsabilità in caso di eventuali reclami? Questo noi non lo sappiamo.


Ah, com’è vero, com’è inesplorabile la mente umana, com’è complessa la materia grigia… Si, non si può mai essere sicure di cosa possa passare nella mente di una donna… ma noi questa volta lo sappiamo: nulla. Dicesi nulla, uno spazio vuoto sfortunatamente attaccato ad una vagina. Tranne alla mia, perché io – lo confesso - da tempo ho fatto richiesta per diventare amorfa come la Barbie. Ma non ditelo in giro, potrebbero citarmi in tribunale per emulazione fraudolenta. Quando si dice che la vita imita l’arte!


Ma torniamo a Sheyla, e a tutte le donne che modificano se stesse, perché – ne converrete - non si tratta del “quanto” grandi siano le tette, le labbra e le altre labbra, quanto del “perché” si ricorra a queste modificazioni.

Per quanto mi riguarda, infatti, Sheyla e la Parietti pari son… e, vi dirò, per me potrebbero anche rotolare anziché camminare. Sono invece curiosa di capire la “meta”, l’obiettivo che frulla random nella testa (avete visto, non usato più “mente”) di una donna come Sheyla. Questa è la mia ipotesi.


Ad occhio e croce, considerando la scarsità di sinapsi dotate di senso, essa deve essersi morbosamente attaccata ad una serie di luoghi comuni che tanta poca fatica ci fanno compiere in termini di ginnastica intellettuale.

E difatti, quando non sappiamo che dire, sapete in uno di quei classici momenti di palese imbarazzo – tipo in ascensore in compagnia di uno sconosciuto – siamo solite dire cazzate del tipo: “che tempo oggi!!! Non sai mai come vestirti. E se piove, e ti copri, magari dopo mezzora viene fuori un sole tremendo e sudi come una scrofa”.

Altre invece si limitano a spippolare col cellulare facendo finta di ricevere improbabili telefonate erotiche del tipo: “bambino cattivo, appena ti vedo ti dò le tottò sul culetto… e poi giochiamo alla Gelmini e al provveditore agli studi… mmm, siiiiiiii”.

Altre ancora, sospinte dal desiderio di fare bella impressione, colgono l’occasione per fare conversazione “colta” su argomenti di sconfortante attualità, del tipo: “La teoria endosimbiontica fu articolata per la prima volta dal botanico russo Konstantin Mereschkowski nel 1905. Mereschkowski era già a conoscenza del lavoro svolto dal botanico tedesco Andreas Schimper, che, avendo osservato nel 1883 come la divisione dei cloroplasti nelle piante verdi ricordasse quella dei cyanobacteria, aveva proposto (in una nota a piè di pagina) che le piante verdi derivino dall’unione simbiotica di due organismi. Nel 1909 lo Zoologo Umberto Pierantoni formula la teoria della simbiosi fisiologica ereditaria. Successivamente, Ivan Wallin estese l’idea di un’origine endosimbiontica anche ai mitocondri, nel 1920. Tutte queste teorie furono inizialmente tralasciate o confutate. Analisi più dettagliate di cianobatteri e cloroplasti, effettuate grazie al microscopio elettronico, e la scoperta che i plastidi e i mitocondri contengono un proprio DNA (che fu riconosciuto come il materiale ereditario degli organismi) portarono a una rivalutazione della teoria negli anni Sessanta L’ipotesi endosimbiontica fu esposta e diffusa da Lynn Margulis”



Di solito questa viene accoppata tra il secondo e il terzo piano di un qualsiasi stabile. Anche in assenza dell’ascensore.


Ma la nostra ragazza bovina non fa nulla di tutto questo. No, lei se ne resta zitta zitta per tutto il tragitto meditando … e continuando a meditare. E fa questo per almeno un paio di mesi, fino a quando la sinapsi giusta – stanca di rimbalzare a vuoto – produce un’intuizione formidabile: l’unico modo per evitare imbarazzanti silenzi in ascensore è quello di occupare tutto lo spazio disponibile nel suddetto cabinotto.


Cazzo, la ragazza è sveglia!!! Non c’è che dire, Ma il progetto è più facile a dirsi che a farsi. Infatti, dopo essersi iscritta alla facoltà di architettura, preso una specializzazione in domotica, comincia a comprendere che l’idea di un ascensore mono-uso è impraticabile. Nessuna azienda sana di mente l’appoggia… e dopo vari brevetti caduti nel dimenticatoio, giunge alla soluzione delle soluzioni.

In gergo viene detta “la variante islamica” che recita: “se Maometto non va alla montagna, è la montagna che va da Maometto.”

La frase comincia a rimbalzarle nella testa… e rimbalza e rimbalza amleticamente quasi come un’ossessione: Maometto o non Maometto? Maometto o non Maometto?

Passano i mesi, gli anni e finalmente quell’iniziale dubbio le rivela la soluzione.

Dopo anni di sofferte meditazioni, il dubbio si era trasformato… da “Maometto a non Maometto?”, a “ma o metto o non mo metto?”, e la risposta giunse definitiva: mo metto, mo metto!!!



E così - salvando capra e cavoli, con la botte piena e la moglie ubriaca, tanto va la gatta al lardo… - la nostra Sheyla con soli 2 kg di silicone risolse il problema di una vita. Infatti dopo l’ultima operazione, non vedeva neppure i fianchi.

Melius abundare quam deficere, si direbbe in questi casi. Ma io continuo a chiedermi perché non esportiamo questo concetto anche al cervello?


Certe questioni sono destinate a non ricevere risposte. Ahimé!


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