Fantasie, compulsione, la droga della mia esistenza.

06 marzo 2012 ore 22:24 segnala
Ricordo perfettamente quando iniziai a fare ciò che sto per raccontarvi: era l'estate di parecchi anni fa, forse in quarta o in quinta elementare.

Frequentavo il centro ricreativo estivo dell'oratorio, dove tanti bambini della mia età passavano il tempo a giocare e a divertirsi. Io no, non giocavo con loro. Me ne stavo in disparte, a osservare oppure a nascordermi dallo sguardo degli altri. Tornato a casa, tutto lo stress e il senso di estraneamento accumulato andava sfogato, dovevo scappare con la mente da quella triste realtà.

E così feci: iniziai ad immaginarmi qualcun altro, essere un bambino coraggioso, ammirato ed accettato da tutti i suoi coetanei. Mischiando vicende reali, cartoni animati, volti noti e sconosciuti, ideavo la mia realtà personale, che esisteva solo nella mia mente. Fantasticavo l'approvazione e il rispetto degli altri bambini, le attenzioni delle bambine o la fama nel mondo intero.

Ora, a tanti anni di distanza, devo ammettere che queste fantasie non mi hanno mai abbandonato. Continuo a fantasticare ad occhi aperti, ore e ore passate nel silenzio della mia stanza e nella confusione della mia mente a sognare vicende improbabili. Ovviamente le fantasie sono cambiate con me, dall'infanzia all'adolescenza si sono evolute per adattarsi alle diverse circostanze di vita in cui mi sono trovato. Ma, in fondo, il vuoto che vogliono colmare è lo stesso.

È diventata una compulsione, una necessità della mente per superare una quotidianità umiliante e deprimente. A volte inizio dicendomi che è solo per 10 minuti, o mezz'ora; ma poi, dopo un'ora, due ore, non riesco a fermarmi e continuo imperterrito a creare. Anche quando lo stomaco reclama cibo, quando le palpebre pretendono il riposo. Ma la mente non concede tregua.

È la mia droga, un bisogno da soddisfare sempre e comunque. Spreco inutile di energie, abitudine stupida e imbarazzante. Fonte di serenità e di pace. Motivo di commiserazione e delusione. Abile strategia per tirare avanti.

Sono tante le cose che si possono dire e pensare in merito a queste fantasie, forse nessuna più giusta delle altre. Continuerò a farne per tutta la vita? Un giorno il vuoto che cercano di colmare sarà colmato?

Da un anonimo socialfobico.
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Ricordo perfettamente quando iniziai a fare ciò che sto per raccontarvi: era l'estate di parecchi anni fa, forse in quarta o in quinta elementare. Frequentavo il centro ricreativo estivo dell'oratorio, dove tanti bambini della mia età passavano il tempo a giocare e a divertirsi. Io no, non...
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06/03/2012 22:24:14
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