delocalizzazione

03 ottobre 2012 ore 13:17 segnala
E' ormai trascorso un secolo da quando il fisico tedesco Max Planck si trovava di fronte i primi misteri della fisica quantistica.
Allo stesso modo in cui le torie sulla relatività di Einstein danno una nuova visione del "creato" nel rapporto velocità massa, la meccanica quantistica svela il comportamento di oggetti al nostro occhio impercettibili ma tremendamente reali a livello atomico e subatomico. Attraverso la meccanica quantistica, oggi sappiamo con assoluta certezza, che alcuni concetti basilari del mondo come lo vediamo, non hanno valore in quello microscopico. Dobbiamo per questo modificare linguaggi e modi di ragionare se vogliamo capire come funzionano le cose su diverse dimensioni.
Mi chiedo quindi, queste regole in linea di massima possono valere anche per le sensazioni umane? Non scaturiscono anch'esse da connessioni neurali? non sono forse (almeno in origine) tangibili almeno quanto un atomo?
Non sarà il caso di modificare visioni e linguaggi anche per definire tali stati apparentemente senza corpo, quantomeno ropportandole alla dimensione in cui vengono vissute?


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E' ormai trascorso un secolo da quando il fisico tedesco Max Planck si trovava di fronte i primi misteri della fisica quantistica. Allo stesso modo in cui le torie sulla relatività di Einstein danno una nuova visione del "creato" nel rapporto velocità massa, la meccanica quantistica svela il...
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03/10/2012 13:17:14
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Commenti

  1. roland60 03 ottobre 2012 ore 13:26
    Il mistero + grande è la mente umana. Almeno il pensiero lasciamolo libero da regole fisiche. Stesso impulso neurologico, risultato diverso, come i fiocchi di neve, partono dalla stessa base, sono tutti simili ma nessuno uguale all'altro.
  2. MorganaMagoo 03 ottobre 2012 ore 14:24
    un domani forse, chissà....non è così semplice, e comunque c'è qualcuno che già ci sta studiando....saluti Bianca :-)
  3. Velab.ianca 03 ottobre 2012 ore 19:38
    chissà se troveranno per spiegare le emozioni:fiore
  4. ahxel 03 ottobre 2012 ore 20:06
    Per buona parte già "se lo spiegano", il punto è, riusciamo noi a vederle ed apprezzarle con altri occhi? Riusciremo a "delocalizzarle"? sappiamo e sapremo dare ad ognuna di esse la sua giusta dimensione, il suo giusto spazio, la sua giusta intensità, la sua giusta importanza?
    O continueremo a disperarci per cose delle quali a mente fredda ci frega davvero poco,e magari a sorvolare su altre che alla lunga ci fanno pentire di non aver considerato per quanto meritavano?
  5. MorganaMagoo 03 ottobre 2012 ore 20:46
    l'uomo si adatta ai cambiamenti, di ogni tipo. prima bisogna comunque conoscere a fondo l'argomento. vedere ed apprezzarle con altri occhi ...dipende, non è facile dirlo...delocalizzazione vuol dire altro modo di pensare, conoscere un'altra realtà, un altro modo di esistere...come passare da una dimensione bidimensionale ad una tridimensionale....come nel romanzo "Flatlandia" di Abbott :-)
  6. ahxel 03 ottobre 2012 ore 21:42
    "l'uomo si adatta ai cambiamenti"
    "non è facile dirlo...delocalizzazione vuol dire altro modo di pensare, conoscere un'altra realtà, un altro modo di esistere..."
    Grazie Bianca! Il tuo intervento dimostra che sei acuta nelle tue valutazioni, ma l'essenza della mia interrogazione sta proprio in questo, è vero, l'uomo per sua natura si adatta ai cambiamenti, ma riuscirà a farlo anche per le sue emozioni, o riesce veicolare solo a ciò che è tangibile?
    Se consideriamo che già oggi si ha la certezza che esse hanno origine nel cervello, mentre gran parte dell'umanità insiste nel convincimento che risiedano nel cuore, (per dirla alla Lubrano) la domanda nasce spontanea, quando in un tempo molto vicino ci verranno sdradicati altri convincimenti ben più profondi, riusciremo ed a vremo la voglia di invertire la rotta?
    In altre parole, quando si è scoperto che la terra è sferica, chi lo ha capito è stato accusato di blasfemia, e per altri secoli a divenire, si è insistito nel convincimento che la terra fosse piatta, quanto tempo dunque ci vorrà per intervenire sul nostro patrimonio emozionale, anche se un giorno si riuscissero a riprodurre chimicamente (cosa gia possibile per molte di esse), continueremo a pensare che è il cuore la loro sede?
    Mi rendo conto che più l'argomento si approfondisce, più le domande si moltiplicano in maniera esponenziale, per cui mi fermo qui.
    Un saluto
  7. MorganaMagoo 03 ottobre 2012 ore 21:47
    è vero...in effetti le domande si moltiplicano, e quindi le possibili risposte. Buona serata. :-)
  8. marina.1973 04 ottobre 2012 ore 22:34
    si continuerà a dire che le emozioni passano per il cuore finchè ci sarà l'uomo così come lo vediamo fisicamente oggi. perchè quest'uomo ha bisogno di magico e il magico parte dalla natura e quando proviamo emozioni ci si stringe il cuore. la scienza parla di "neuroni specchio" da un pezzo ormai ma quando amiamo, quando odiamo, soffriamo, ricordiamo... quando sentiamo... qualcosa si muove dentro al centro del corpo. e son atea eh!
  9. ahxel 05 ottobre 2012 ore 08:51
    "perchè quest'uomo ha bisogno di magico"
    In pratica è la storia che si ripete, ci si ostinava a considerare piatta la terra perchè la Chiesa("il magico"), aveva la necessità di limitare la conoscenza, meno cose ci si spiega, più le si possono attribuire a magie, soprannaturale e quant'altro. Oggi il ruolo della Chiesa lo svolge il mercato, più distorta è la visione che abbiamo delle cose + fesserie riescono a riflarci, un esempio per tutti, nel tardo 800 la società accettava per certa la presenza dei vampiri tra di noi, era diventato un vero e proprio business, si era arrivati al punto di vendere di tutto persino i kit portatili antivampiri.
  10. MorganaMagoo 05 ottobre 2012 ore 11:40
    Voltaire diceva: “La religione esiste da quando il primo ipocrita ha incontrato il primo imbecille”. Certo andrebbe discussa, questa frase, qui non v'è tempo e forse non è luogo, ma oggi gli ipocriti mi pare incontrino masse d’imbecilli sempre più numerose, nonostante in questi ultimi trecento anni, i progressi scientifici hanno svelato molti dei misteri dei fenomeni naturali e delle malattie, che prima a causa di retaggi ancestrali si credevano misteri e magie.
    Mi sembra anche che la scienza, come potere, ha una sua parte di responsabilità, in quanto spesso le spiegazioni scientifiche risultano ostiche e difficili da capire allontanando così le persone, lasciandole indifese di fronte a proposte che appaiono sempre più un polpettone assurdo, non risolvendo affatto il proprio bisogno di spiegazione e quindi di capire.
    Ma stiamo attenti a ridicolizzare soltanto la famigliola che, disperata per qualche suo accidente personale, corre dal folcloristico santone di turno a slegare una fattura, in quanto anche i più moderni frequentatori delle metropoli mi pare che nelle loro discussioni da salottino snob ed emancipato mostrino un’ingenuità non da poco, per gente che si ritiene "avanguardia culturale"!!!!!

    ...mi fermo, scusate, ma mi interessa la discussione... :-) che poi ci riporta alla domanda iniziale.
  11. marina.1973 05 ottobre 2012 ore 18:12
    sono troppo romantica, benché atea e schierata dalla parte della scienza, per continuare questa discussione che trovo comunque parecchio interessante. il magico è una necessità, un rifugio. gli scienziati usano quello che non conoscono per spingersi oltre e darci nuove risposte e io dico loro: grazie che ho fame del vostro lavoro. ma nel mio intimo, nelle mie riflessioni, quando non arrivo appieno a comprendere tutto del mondo, di me, delle persone che mi circondano relego in uno spazio misterioso questo inconoscibile. è una tendenzaromantica, poetica. è solo un diverso approccio allo stesso tema. non per questo deprecabile. non sempre sono sbagliate le fazioni diverse più spesso sono "sbagliate" le persone che abitano le diverse fazioni. unico e bellissimo è quando le fazioni si mescolano. io riesco ad armonizzare le due parti tirandone fuori una che ha diversi colori.
  12. ahxel 06 ottobre 2012 ore 17:29
    " unico e bellissimo è quando le fazioni si mescolano. io riesco ad armonizzare le due parti tirandone fuori una che ha diversi colori"
  13. ahxel 06 ottobre 2012 ore 17:58
    "Ma stiamo attenti a ridicolizzare soltanto la famigliola che, disperata per qualche suo accidente personale, corre dal folcloristico santone di turno "
  14. MorganaMagoo 06 ottobre 2012 ore 20:25
    hahahahahahahha me lo ricordo ancora questo pezzo di Benigni :-))
  15. marina.1973 08 ottobre 2012 ore 21:58
    mitici! che se ci pensate bene, apparisse un benigni ogni seduta spiritica, staremmo meglio :D

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