INUTILI PERCHE’ 07/01/2014 (16.38)

07 gennaio 2014 ore 16:52 segnala
Perché nascondi l’inverno
Dietro la porta?
Perché cancelli le tracce di pioggia
Dal vetro della finestra?
Cosa c’è che non ti piace
Del colore della notte?
Pensi di poterti nascondere
Per sempre,
dietro la sfuggente luce del sole?
Dovresti accogliere ogni cosa.
Invece preferisci,
indossare la maschera.
Quella che ti fu confezionata.
Sotto strati di convenzioni sociali.
Sotto vincoli di leggi inutili.
Alla libertà dell’Anima,
preferisti il cappio.
Tanto di plastica,
per costruirsi cappucci,
se ne trova sempre.
E ce ne sono sempre,
di sarti solerti.
Ma io non ti aiuterò.
Non potrò seguire le tue orme.
Non potrò camminare,
sui tuoi passi.
Voglio sfidare Albe e Tramonti.
E vivere in solitudine,
se proprio devo.
E la moltitudine,
voglio affrontarla a testa alta.
Senza isolamenti ostentati,
ma senza cedimenti obbligati.
Essere nella materia.
E Trascenderla.
Essere le cose e superarle.
Sorriso dentro una lacrima
E ferita dentro la forza.
Voglio arrivare,
come il fragore
di un’esplosione nucleare.
Ma senza lasciare macerie.
Fiore tra i sassi..
Perché perdi troppo tempo,
dietro troppi perché?
E’ giunta l’ora di osare.
Senza tentennamenti. Ricorda:
Ogni eventuale sconfitta,
sarà soltanto un nuovo punto di partenza.

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Perché nascondi l’inverno Dietro la porta? Perché cancelli le tracce di pioggia Dal vetro della finestra? Cosa c’è che non ti piace Del colore della notte? Pensi di poterti nascondere Per sempre, dietro la sfuggente luce del sole? Dovresti accogliere ogni cosa. Invece preferisci, indossare la...
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ALLA FINE DEL MONDO.. 20/12/2013 (16.50)

21 dicembre 2013 ore 02:42 segnala
Quando i mondi imploderanno,
saremo seduti nel bosco.
E l’odore di resina,
farà divampare la nostra ebbrezza.
Non è che uno stadio.
Un passaggio.
Già avevamo presagito questa momentanea fine.
Iniziare ancora necessita sempre di un moto violento.
Una distruzione che possa portare il profumo di nuovo.
La paura dell’abbandono infranta dai sogni degli Dei.
Incontrare le fiamme del cosmo morente.
Avere la percezione che è soltanto una parte.
E Tu sarai lì, al mio fianco.
Sorriderai, nell’oscuro silenzio.
Già abbandonata la carne,
vagheremo per le distese di lacrime.
Perché maledire ciò
Che invece andrebbe benedetto?
Come può la gioia lasciare i suoi segni,
se non si è compresa l’essenza del dolore?
Come potremmo definire i parametri della “pace”,
se la terra non fosse scossa dai gemiti ringhiosi della Guerra?
La Conoscenza richiede sofferenza.
Ma libera dai legacci.
E, allora, capiremo a fondo i perché.
Saremo mistero Noi stessi.
Si ricomporrà il mondo.
E dalla solitudine nascerà una Nuova Era.
Magari, ci renderemo conto
Che era soltanto un sogno.
Ma il cambiamento sarà già in atto.
Alla fine del mondo,
ritroverò il Tuo sguardo che vaga lontano.
E sarò certo che mi sono trasformato….

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Quando i mondi imploderanno, saremo seduti nel bosco. E l’odore di resina, farà divampare la nostra ebbrezza. Non è che uno stadio. Un passaggio. Già avevamo presagito questa momentanea fine. Iniziare ancora necessita sempre di un moto violento. Una distruzione che possa portare il profumo di...
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21/12/2013 02:42:47
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INCONTRO (IN UNA NOTTE D’INVERNO) 15/12/2013 (17.38)

16 dicembre 2013 ore 01:13 segnala
Lei aveva capelli nero notte. Come tanti steli, sembravano confondersi nel manto dell’oscurità. Parevano tanti fiori agitati dal vento. E quasi si poteva sentire il profumo del freddo. Lui la invitò a sedersi davanti al fuoco, per ristorarsi del gelo che penetrava sin dentro le membra. Lei gli sorrise, come se lo conoscesse da tanto tempo. Eppure non si erano mai visti. Era un sorriso dalle sfumature strane: sembrava inquieto e melanconico. Ma, al tempo stesso, lasciava presagire un ignoto senso di forza, di riscatto futuro. Lei smosse il terriccio, e si accovacciò su aghi di pino, disposti come fossero una sorta di cuscino. Con un movimento deciso ma dolce, appoggiò la testa sulla sua spalla. Non parlavano. Si limitavano a scrutarsi. Prima di sedersi, i loro occhi si erano incrociati fieramente. A lungo. Nel fragoroso silenzio del bosco, pur risuonavano concetti molto chiari. E dalle fiamme sembrava crepitare un senso inequivocabile: “TI HO TROVATO”. E Lei era certa che lui la stava attendendo, da oltre i confini del Tempo. Si ritrovarono ad osservare i contorni del cielo, in lontananza. Sottili strisce di blu scuro si arrampicavano sull’azzurro quasi metallico della prima sera. Si poteva ancora scorgere anche il sentore arancione del tramonto. Lui, senza troppo alzare il tono, con molta dolcezza, si rivolse a Lei: “Sei venuta per me. Mi hai raggiunto, nonostante le inquietudini e i dolori. Nonostante le meschinità che complottavano per dividerci”. Lei acuì il sorriso, e un fragore squarciò il cuore di Lui. Si sentì mancare il respiro, come se una nostalgia inenarrabile lo squassasse dal di dentro. Eppure fu chiara la sua felicità ancestrale, come un bambino davanti ai regali, il giorno di Natale. “Lo sai che non posso rimanere a lungo”. Ed una lacrima scendeva a rigare il viso di Lei, pallido come il marmo. Ma continuava a sorridere, sinceramente. Le dita di lui Le lambirono il viso. Era più uno sfiorare che una carezza. E i loro dolori sembrarono fondersi e danzare insieme. Lui, all’istante, conobbe ogni singola cicatrice di Lei: sanguinante o rimarginata. E Lei rivisse quante volte l’anima di Lui era stata violata e calpestata, derisa e usata. Ma su un albero, quasi incoscienti, come mossi da gesti Antichi e Divini, tracciarono alcune rune. E i propri nomi. “Ora qui, prendo in Sposa la Tua Anima”. Era il suono del vento, ma non poterono sbagliarsi. Sapevano che in quel luogo senza tempo, pur i secondi scorrevano inesorabili. Avrebbero dovuto essere affranti, dalla consapevolezza di doversi, nuovamente, allontanare. E lo erano. Eppure, erano percorsi da fremiti di estasi. “Sai che, da ora in poi, nessuno potrà dividerci. Davvero. Forse, vagheremo in Terre diverse. E non saremo mai sotto la stessa volta stellata. Ma condivideremo l’Orizzonte. E, quando i corpi si disincarneranno, il Nostro sentiero sarà inscindibile”. La voce di Lui non tradiva emozione, eppure era all’apice di ogni sentimento descrivibile. Lei avvicinò. le labbra al suo viso, soffiandovi un bacio. “Ti faccio un dono, Mio Amato. Chiudi gli occhi e “osserva” il mio sguardo che varca il Crepuscolo. E quando qualcosa ti farà paura, ricorda questo istante e saremo insieme. L’Uno nell’Altra. Dei oltre i limiti umani”. Quando lui riaprì gli occhi, Lei era svanita. A stento, riusciva a distinguerne i contorni, avvolti dalla bruma. La mattina, si rimise in viaggio,e si fermò ad accarezzare la vegetazione, da poco bagnata dalla rugiada. E percepì il calore di Lei. Che ormai chissà quali strade stava calpestando. Il cinguettio degli uccelli gli parve un linguaggio Esoterico. Si allontanò da ogni percezione materiale, e si estraniò dal mondo. Per un attimo. E dopo si lasciò travolgere dall’esplosione di colori, e odori…sospirò. Ma poi rise fragorosamente. Consegnando la sua allegria improvvisa agli alberi del bosco, incendiati dalle prime luci del Sole. “E’ tempo di riprendere il cammino”, si disse. E, stavolta, di quanto avrebbe dovuto scarpinare non ebbe più timore. Si rimise in piedi. Spazzò via con le mani dal suo corpo, il fogliame e gli aghi di pino e con un balzò fu di nuovo in marcia. Pronunziò il nome di Lei (e fu sicuro che non se l’era sognata) e andò incontro al suo futuro e al suo destino. E seppe che, quella notte, non era stata invano..
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Lei aveva capelli nero notte. Come tanti steli, sembravano confondersi nel manto dell’oscurità. Parevano tanti fiori agitati dal vento. E quasi si poteva sentire il profumo del freddo. Lui la invitò a sedersi davanti al fuoco, per ristorarsi del gelo che penetrava sin dentro le membra. Lei gli...
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ODE AD UNA FARFALLA SBAGLIATA 13/12/2013 (14.46)

13 dicembre 2013 ore 14:58 segnala
“Non giocare troppo con i colori”,
Le suggerì, severo, l’insegnante.
Colui che doveva darLe, alla fine,
un diploma di vite preconfezionate.
Ma Lei sorrise, fregandosene.
Tra lo scherno e l’incoscienza.
Ebbe l’ardire di tramutarsi in farfalla.
Spiegava splendide ali trapunte di Notte.
E per puro gioco,
si divertì a far divampare incendi.
Puntarono il dito contro di Lei.
“Terrorista dei sentimenti”,
così la definirono, senza appelli.
E la condanna fu schiacciante, immediata:
“Tessitrice di emozioni assassine”.
Non si può!
Non si deve!
Consultarono il codice.
Non era consono alla morale.
Invocarono anche svariate etiche di uomini illustri.
Libroni importanti,
di quelli che indicano la via e la Storia.
Perchè qualcuno deve pure sempre spiegare,
come ci si deve comportare,
per non infrangere le leggi sociali.
Ma con quegli occhi ardenti di irriverente risata,
cosa fece quella maleducata?
Per dispetto, urlava al Sole
Quando calava la tendina del Crepuscolo.
E si incipriava di Tramonto
Ai primi pastelli dell’Alba.
Bisognava rimetterla in riga.
Si doveva pur intervenire.
Scandalo e vergogna!
Cosa avrebbe detto la gente?
Quali bestemmie avrebbe tuonato il vicinato?
Ma si illudevano di rimetterla in riga.
Lei prese il primo treno.
E se ne volò verso l’orizzonte infinito.
Ma, ultimo dono:
Regalò loro un mazzo di rose.
“Ricordatevi il mio profumo,
ma anche le mie spine.
E che fui il vostro dolce tormento..”
Non se ne sentì più parlare..
Ma, senza accorgersene, pur ne
Sentivano la mancanza.
E quando scendeva la sera,
pur non confessandolo,
si trovarono a pronunciare il Suo nome al vento…
e Coloro che, prima, non volevano che allontanarla..
si resero conto di cosa avevano perduto..per sempre..
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“Non giocare troppo con i colori”, Le suggerì, severo, l’insegnante. Colui che doveva darLe, alla fine, un diploma di vite preconfezionate. Ma Lei sorrise, fregandosene. Tra lo scherno e l’incoscienza. Ebbe l’ardire di tramutarsi in farfalla. Spiegava splendide ali trapunte di Notte. E per puro...
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IL MOMENTO DELLA TRASFORMAZIONE 8/12/2013 (14.24)

08 dicembre 2013 ore 15:18 segnala
E’ stato un attimo!
In un silenzioso fragore,
la sdegnosa e arrogante
manifestazione di
compiaciuta malinconia
mutò in Manifesto di Potenza.
Mancava il Tuo sguardo,
per completare l’Opera.
Mancava il Sogno,
per trasfigurare la Realtà.
Dea disincarnata,
vestita di pura Anima.
Il Nero della notte,
non più Chaos informe.
Cappa di stellato trionfo,
armatura scurita, verso la gloria dell’Oro.
Il Bianco della neve,
non l’Alba grigia.
Un maestoso profumo di freddo,
la Vittoria che congela ogni umana viltà.
Il Rosso di fiamme e sangue.
Non le inutili, sciocche aspirazioni
Venate di effimere, volatili passioni…
Come la veste di Marte Invitto.
E’ dolce il ruggito del ricongiungimento.
E dal maschile e femminile,
sorse l’anelito Divino.
Matrimonio guerresco.
Mi ritrovai in un bosco,
ricolmo di Luce, quasi fosse giorno.
La via non era smarrita..
Le membra non giacevano stanche.
Di Te, non conoscevo neanche il nome.
Ma subito seppi, e ne fui sicuro,
Oltre ogni conferma materiale,
che venivi da luoghi in cui
Crepuscolo e Aurora danzano abbracciati.
Cosa sono le ore e i minuti?
Apprendi come farti beffe dei secondi che passan veloci..
Maestro e Allievo,
da allora non hanno, niente altro che parole,
alcuna valenza.
E fosti Tu a dirmelo,
e fui io a ricordatelo:
che c’è sempre qualcosa da donare e ricevere.
Ed è questo lo scopo Infinito:
per quanto insegni,
dovrai sempre imparare.
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E’ stato un attimo! In un silenzioso fragore, la sdegnosa e arrogante manifestazione di compiaciuta malinconia mutò in Manifesto di Potenza. Mancava il Tuo sguardo, per completare l’Opera. Mancava il Sogno, per trasfigurare la Realtà. Dea disincarnata, vestita di pura Anima. Il Nero della...
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AURORA (IL NOSTRO LINGUAGGIO) 6/12/2013 (1.53)

06 dicembre 2013 ore 02:06 segnala
Ti avvolgerò nella Luce.
Saremo costellazione.
Non dovrai temere.
Non Ti consumerà,
il passare inesorabile degli Eoni.
Non lasciarTi irretire,
da queste meccaniche effimere.
Saliremo al cielo.
Saremo orizzonte,
e squarci nelle nubi.
Ruggiremo, urlando
E riverseremo lacrime possenti sulla Terra inerme.
Poi, la cospargeremo di Sole.
Doneremo vita dalla Morte.
Danzeremo dove muore il giorno.
Passeggeremo ai confini con il Crepuscolo.
Sussurreremo l’Alba.
Non potrà ghermirti male alcuno.
Riderai,
di quanto stupidi fossero gli antichi timori.
Non ti ghermiranno,
le dita mortifere delle umane maledizioni.
Sopra i tetti, ci libreremo.
Consacrati alle melodie del Vento…
Senti la forza della mia mano.
Come la stretta, lentamente, si disincarna.
Quanto sfumiamo nell’Aria.
Senza il venir meno della Potenza.
Divinità ritrovate.
Unisciti al Nome mio.
Senza di Te, non avrei riscoperto,
con il sorriso, i Misteri perduti.
Sia Gloria a Te, mia Compagna di viaggi occulti.
Non ci spezzeranno mai.
Non oseranno nemmeno provarci.

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Ti avvolgerò nella Luce. Saremo costellazione. Non dovrai temere. Non Ti consumerà, il passare inesorabile degli Eoni. Non lasciarTi irretire, da queste meccaniche effimere. Saliremo al cielo. Saremo orizzonte, e squarci nelle nubi. Ruggiremo, urlando E riverseremo lacrime possenti sulla Terra...
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06/12/2013 02:06:40
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LA FINE DELLA PRIGIONIA 4/12/2013 (17.56)

05 dicembre 2013 ore 16:50 segnala
Non scambiare le Tue Ali,
per una ragnatela.
Quando più credi d’essere in trappola,
più si apre la via di fuga.
L’Anima è una porta. Continua.
Siamo un Rito.
Preghiera e Liturgia.
Divinità nell’Umano.
Nel profumo del sole che bacia
L’erba falciata di fresco.
Nelle melodie del vento,
che si strofina tra i rami..
Ci pensiamo finiti.
Ma siamo il limite estremo. Noi stessi.
Trascendere è possibile.
Immensificarsi.
Diventare Elettricità del Cosmo.
E’ doloroso.
Ma la Conoscenza richiede sacrificio.
E il Sacrificio è consapevolezza.
Tu sei l’Arte.
Tu sei la Legge.
Sorriso e lacrime mescolate.
Buio e Luce che s’inseguono,
e si scontrano. Ma s’avvicendano, necessari.
Sperimenta le Verità sulla Tua carne.
Sii profeta di Te stesso.
E apriti. Senza esperienza non c’è possibilità.
La Pace interiore richiede Lotta.
Aquila e Lupo, mai pecora.
Chaos e Ordine. E costruzione.
Mai annientamento fine a sé stesso.
Guarda, come sei forte!
Quanta ricchezze rifulge nel Tuo spirito affaticato…
E’ il tempo: spezza le catene!
Hanno cercato di insegnarTi che non devi osare.
Ora sai. Era solo una scusa, per impedirti
Di spiccare il volo…
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Non scambiare le Tue Ali, per una ragnatela. Quando più credi d’essere in trappola, più si apre la via di fuga. L’Anima è una porta. Continua. Siamo un Rito. Preghiera e Liturgia. Divinità nell’Umano. Nel profumo del sole che bacia L’erba falciata di fresco. Nelle melodie del vento, che si strofina...
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05/12/2013 16:50:29
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ALFA E OMEGA 03/12/2013(1.50)

04 dicembre 2013 ore 00:07 segnala
Bisogna ricominciare,
ritrovando il senso della sera.
Non quelle immagini vorticose..
Che volano via veloci.
Ma il maestoso segreto,
di quei colori tanto intensi.
E mi bloccano il respiro.
Ma no, non mi sento soffocare.
E’ la vita che affluisce in me.
Ed esplode nel mio corpo,
così incapace di incanalarla tutta.
Così, mi è necessaria la Tua parola.
Geometrica e immensa.
Mai fuori posto.
Né troppa. Né troppo poca.
Perché affannarsi?
Lo so, quando la mia Anima inquieta vaga.
E mi ottunde il senso di impotenza.
(Di non poter andare oltre queste sbarre di carne).
Eppure Tu, sconosciuta da sempre attesa,
sembri dirmi che è dentro di me,
la risposta ad ogni quesito.
Ed è che tutto fluisce.
In un circolo eterno.
Ed è effimero solo ciò che ci ostiniamo
A voler conoscere a tutti i costi.
Sembri avermi dipinto con colori
Le cui tinte mi erano precluse.
“A Pluribus unum”.
Il Tuo soffio è il Pneuma.
Hai accarezzato una mia lacrima,
brillante di luna e stelle.
E ne hai fatto un sorriso sincero.
Il giorno che le Ferite Gloriose
Solcarono il mio silenzio ruggente.
Non potrò mai dimenticarTi.
Neanche in cento vite.
Non sarai mai un fantasma…
Sarai sempre la più concreta delle esistenze..
Nel buio, sei Luce.
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Bisogna ricominciare, ritrovando il senso della sera. Non quelle immagini vorticose.. Che volano via veloci. Ma il maestoso segreto, di quei colori tanto intensi. E mi bloccano il respiro. Ma no, non mi sento soffocare. E’ la vita che affluisce in me. Ed esplode nel mio corpo, così incapace di...
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L’ATTESA.. 1/01/2013 (17.11)

01 dicembre 2013 ore 17:13 segnala
Senza tempo.
Oltre lo spazio.
Un frammento di eternità,
più di interminabili inutili scenari.
Che scorrono veloci.
Ma non lasciano traccia.
E Ti diedi appuntamento al Crepuscolo.
Non un’oscura carcassa crepitante.
Ma il vivo lucore della sera.
La scintillante fiamma
Che ogni cosa avvolge.
Ed ogni volta, là tornerò.
Da Te. Con Te.
Senza poterTi toccare.
Senza poterTi chiamare.
Eppure saprai di me.
E io avrò coscienza di Te.
Per ritrovare memorie offuscate.
Per nuovi sguardi sulle cose.
Ogni sofferenza, un fiore oscuro.
Senza lacerazioni,
non c’è conoscenza.
Questo ci fu insegnato, prima di ogni Era..
Quando il buio scende,
quant’è carico di sensazioni, questo vento.
Quante storie si possono raccontare.
Anche senza futili parole.
E’ così soffocante, dover pensare ai percorsi.
Quando, a volte, basta lasciarsi avvolgere
Dall’attimo. Dall’istante che si stempera nell’Infinito.
E dimenticare di essere umani.
O forse ritrovare la radice profonda della propria umanità.
Non ha importanza.
Non voglio perdere questo momento.
Non voglio smettere di dialogare con Te…
Chiudo gli occhi.
E Ti sorrido. A metà tra gioia e sofferenza.
Buon viaggio.
Saprai sempre dove trovarmi. E come…


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Senza tempo. Oltre lo spazio. Un frammento di eternità, più di interminabili inutili scenari. Che scorrono veloci. Ma non lasciano traccia. E Ti diedi appuntamento al Crepuscolo. Non un’oscura carcassa crepitante. Ma il vivo lucore della sera. La scintillante fiamma Che ogni cosa avvolge. Ed ogni...
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DAVANTI QUEI CANCELLI… 28/11/2013 (00.48)

28 novembre 2013 ore 01:11 segnala
Avvolti nella nebbia,

ecco si presentano..

ostacolo al passaggio.

Sono davanti a quei cancelli.

E non sono solo sbarre di ferro..

Per trascendere nell’odore della notte.

Per vestirsi di crepuscolo stellato.

Dentro una lacrima rappresa,

sotto un albero silente..

ho incontrato un’Anima viandante.

“Non aver paura di aver le carni lacerate

Dai rovi spinosi.

Non temere gli arbusti frondosi,

che oscurano il cammino indicato dai raggi lunari”.

Non retrocedere di fronte all’affanno umano.

Che la malattia solchi il tuo corpo,

che s’incida sulla tua carne.

Non indietreggiare!

Non dubitare troppo..

Non indugiare al suono ingannatore,

di facili gioie

e di troppo comode sofferenze.

Manipola il tuo mondo.

Crea dal Caos. Forgiatore dell’Ordine Cosmico.

La potenza del silenzio.

Il trambusto della risata di scherno.

Tuoni e lampi e fiamme,

sull’effimero Duomo. Sul Regno del Nulla.

Non siamo fatti per non essere.

Era inciso sulla lapide, all’ingresso.

E senza accorgermene ero oltre.

L’illusione che supera ogni illusione.

La realtà più concreta di ogni corpo.

Mescola il Tuo cammino al mio.

Tu che fosti posta accanto a me, in Ere dimenticate.

Solo ora, ritrovo e ricordo il senso…

Davanti a quei cancelli…

Nessuno adesso può annientare la mia Divinità…

Eri la mia memoria,

sarai la mia Guida...
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Avvolti nella nebbia, ecco si presentano.. ostacolo al passaggio. Sono davanti a quei cancelli. E non sono solo sbarre di ferro.. Per trascendere nell’odore della notte. Per vestirsi di crepuscolo stellato. Dentro una lacrima rappresa, sotto un albero silente.. ho incontrato un’Anima...
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