LA TELA DELLA STAGIONE MORENTE… 26/11/2013 (12.31)

26 novembre 2013 ore 12:43 segnala
E’ inutile che tenti di rifugiarti,
negli anfratti di effimere estati.
Pensi che un sorriso posticcio,
cancelli le ferite?
Pensi che un lampada,
possa riportare la luce del Sole?
E’ solo un palliativo..
Serve una tela.
La tela di una stagione morente.
Da dove potresti ripartire?
Non da convinzioni di comodo.
Non da detti così usurati,
da essere sbiaditi.
Tanto, ormai, non ci credi più nemmeno tu.
Cos’hai da temere dai ruggiti del freddo?
Cosa pensi si annidi,
nelle mattine di inizio agosto,
che il cielo di fine autunno
non possa svelare?
Non c’è redenzione,
senza il martirio del crepuscolo.
Non c’è rinascita,
se non affronti i demoni,
che solcano il profondo.
Che lacerano le carni delle tue abitudini.
E’ soltanto una casa dalle mura spoglie.
Si sbriciolerà in un istante.
Alla prima folata di vento.
E rimarrai senza tetto. Svuotato di te stesso.
Dal sangue e dalle spine,
dal sacrificio e delle lacrime
nasce una nuova, più Alta, consapevolezza.
Che senso ha regnare su macerie di umanità inerte?
Come proclamarsi Signore di alberi avvizziti…
Ma sei pronto per l’Essenza infinita?
Per scavalcare i cancelli dell’esistenza meschina?
Allora, capirai, quest’ordito…
Non polvere di sogni infranti..sgretolati.
Ma l’energia di un Domani senza catene.
La Tela di una stagione morente,
ti condurrà agli Arazzi..
di un eterno ritorno.
A trascendere il tempo.
A deridere lo spazio.
Sia fatta la volontà dell’Anima.
Non sottomessa ad un Creatore.
Bensì forgiatrice di Sé stessa..
“attraverso la tomba aperta. E oltre..”

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E’ inutile che tenti di rifugiarti, negli anfratti di effimere estati. Pensi che un sorriso posticcio, cancelli le ferite? Pensi che un lampada, possa riportare la luce del Sole? E’ solo un palliativo.. Serve una tela. La tela di una stagione morente. Da dove potresti ripartire? Non da convinzioni...
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L’ADDIO 18/11/2013 (0.14)

18 novembre 2013 ore 15:32 segnala
Arrivarono giorni freddi d'autunno,
e per quanto alzasse il bavero del cappotto..
non gli riusciva di raggiungere con lo sguardo,
le luci nelle case.
E fu allora che capì che a volte la sera
può essere così silenziosa
da inghiottire ogni parola ed emozione..
Quante volte ancora
Avrebbe dovuto patire la sensazione dell’addio?
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Arrivarono giorni freddi d'autunno, e per quanto alzasse il bavero del cappotto.. non gli riusciva di raggiungere con lo sguardo, le luci nelle case. E fu allora che capì che a volte la sera può essere così silenziosa da inghiottire ogni parola ed emozione.. Quante volte ancora Avrebbe dovuto...
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VIAGGIO ONIRICO 28/10/2013 (16.25)

28 ottobre 2013 ore 16:45 segnala
C’erano mondi,
dentro i nostri sogni.
Ed era l’unico modo di esplorarli assieme.
C’erano le stagioni,
ad ogni battito del cuore.
E mentre sorridevi,
con la mano spargevi polvere di stelle…
Mi indicavi le costellazioni,
con quegli occhi illuminati,
smaniosi di vita.
Quel corpo di bambina precocemente diventata donna.
O di donna rimasta sempre un po’ fanciulla.
Era soltanto l’orizzonte,
eppure ardevi di purezza.
Lo sguardo smanioso di abbracciare
I tetti delle case e le finestre illuminate.
E i contorni degli alberi,
e i profili degli argini dei fiumi..
gli altri avrebbero riso
delle nostre sciocche illusioni.
Avrebbero detto che non volevamo crescere.
E che non saremmo andati da nessuna parte,
rincorrendo quelle inutili emozioni.
Ma in fondo, ci importava?
Non c’era tempo o spazio.
O meglio,c’erano. Ma solo per noi.
Intrappolati nell’eterno istante.
Che mai avremmo vissuto.
Ma sempre avremmo custodito.
Ovunque tu sarai,
ricordati di me. Di quando ti accompagnavo.
Di quando volavamo sulle nostre inquietudini,
verso colori e odori e sensazioni.
Che non avremmo potuto condividere con altri..
Di quando non era necessario chiamarsi a voce,
perché sapevamo i bisogno l’uno dell’altra.
Non mi cancellare. Mai.
E sorridimi. Ancora.
Ritrovandomi, quando vuoi, nelle stagioni che fuggono via..
E nelle emozioni che ritornano eterne…
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« immagine » C’erano mondi, dentro i nostri sogni. Ed era l’unico modo di esplorarli assieme. C’erano le stagioni, ad ogni battito del cuore. E mentre sorridevi, con la mano spargevi polvere di stelle… Mi indicavi le costellazioni, con quegli occhi illuminati, smaniosi di vita. Quel corpo di bambin...
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TONALITA’ OTTOBRINE 27/10/2013(14.35)

27 ottobre 2013 ore 15:47 segnala
Procedevo,
in direzione disordinata..
e quei colori d’autunno,
così accesi..mi strozzavano il respiro.
Mi domandai, più volte
Se avessi mai visto un cielo così accecante..
E delle tonalità così struggenti.
Mi prese per mano il tramonto..
Conducendomi laddove scende la sera.
Mi circondò del luccichio di stelle.
Eppure in tanta serenità silenziosa,
risiedeva un cuore di chiassose lacrime..
Accarezzai i rami..
Respirando oro e ruggine,
e rosso scarlatto..
annegando in un mare di stagioni morenti..
somma di anni e anni,
e di ricordi soffocanti ma necessari.
E’ impossibile liberarsi del passato..
Ma è vano e stolto,
cercarne l’affannoso ritorno.
I sentieri già battuti, ormai..
Sono ricolmi soltanto di erbaccia.
Guarda avanti!
Fu il vento a insegnarmelo.
Me lo sussurrò come un recondito segreto.
Come l’Antica magia di un vecchio saggio.
Non cercare significati che già sai,
cogli il rituale del momento.
Come una ninna-nanna.
Come una preghiera al crepuscolo ottobrino…
Rumore di voci, lontane..
E luci accese, dentro le case..
Ieri mi sembrava felicità stordente,
oggi mi rimane soltanto nostalgia ardente..
ma mai, mai…smetterei di vivere!
Mai cercherei di tornare
Ad esistenze già vestite..
Voglio essere altro,
sempre uguale nell’essenza.
Ma calzerò una nuova forma.
E ricomincerò ciclo dopo ciclo…
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« immagine » Procedevo, in direzione disordinata.. e quei colori d’autunno, così accesi..mi strozzavano il respiro. Mi domandai, più volte Se avessi mai visto un cielo così accecante.. E delle tonalità così struggenti. Mi prese per mano il tramonto.. Conducendomi laddove scende la sera. Mi circondò...
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FRAMMENTI SPARSI (DI DOLOROSE NOSTALGIE) 3/09/2013 (14.07)

03 settembre 2013 ore 14:35 segnala
Quel sorriso,

che riscaldava l’autunno rosso-dorato..

ora, non c’è più.

Restano le chiacchierate,

sugli scogli,

nelle serate di fine estate.

E le passeggiate nei boschi,

in ogni stagione.

Ma sono frammenti,

che s’aggrappano disperati..

custoditi nello scrigno dei ricordi.

I particolari vanno sbiadendo..

Con la paura, che tu possa andare via.

Anche se resti una sensazione

Eternamente impressa.

Mi ricordavi un bambino…

Sorridevi sempre.

Com’era dolente quell’ombra nello sguardo..

Te lo leggevo dentro.

Ma tu cambiavi discorso.

E mi prospettavi solo cose belle.

E’ quella la magia,

che senza di te mi è difficile ritrovare.

Io ti vorrei lasciare andare.

Non ti voglio ancorare

Al purgatorio di un infinito dolore.

Ma, certi giorni,

ci sono certi odori:

che mi ricordano di quando eri qui.

E vorrei tornare a te,

mio rifugio dai mali dell’anima.

Alla tue parole rassicuranti.

Che sapevano sempre rompere la patina delle sofferenze.

Come potevi tu contenere tutte quelle insoddisfazioni

Ed essere sempre il mio faro?

Ancora oggi, fremo di rabbia

Se penso all’ingiustizia.

Perché proprio tu?

C’è un senso nascosto? Qualcosa da capire?

Dammi un segno.

Dimmi che stai bene.

E che finalmente sei felice.

In un mondo dove hai riabbracciato chi avevi pianto e perduto.

Irrorami della Luce di quei giorni in cui mi camminavi accanto.

Ti Amerò per sempre, Fratello mio.

Come fossi stato sangue del mio sangue.

Carne della mia carne.

E alla fine dei giorni, sarai là.

Mi aspetterai sorridente. Come sempre.

Però adesso, vivrò anche per te.

Per donarti l’onore di quello che mi hai insegnato.

Per restituirti il debito di cosa mi hai regalato.

E per andare avanti.

Come se tu ci fossi ancora.
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Quel sorriso, che riscaldava l’autunno rosso-dorato.. ora, non c’è più. Restano le chiacchierate, sugli scogli, nelle serate di fine estate. E le passeggiate nei boschi, in ogni stagione. Ma sono frammenti, che s’aggrappano disperati.. custoditi nello scrigno dei ricordi. I particolari...
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ANIME AL CROCEVIA

18 agosto 2013 ore 16:02 segnala
Dietro la polvere dell’estate,
si era nascosto un sorriso.
E nel primo fresco dell’autunno,
un dolore, in sottofondo…
sembrava striare i colori della sera.
Non c’era rifugio.
Eppure non si poteva tornare indietro.
C’era rimasto davvero così poco…
Ma impararono a loro spese,
che non sempre c’è risposta ai perché.
Anche quando fanno vacillare il cammino.
Cercarono di inalare la notte…
E di abbrancare il beffardo ghigno della luna.
“Andate avanti”,
sembrava disegnare con i suoi raggi, l’imperativo assoluto.
Si ostinavano a cercare una luce..
Era solo una scusa,
l’impossibilità di obbedire all’ordine.
Una via di fuga, neanche troppo convinta.
Attendevano, disperati, un avvenimento.
Uno solo. Che occorresse a dar significato da una vita.
E intanto la primavera non riscaldava i cuori.
Ma si facevano coraggio a vicenda.
Fino a quando, il filo non fu spezzato.
E si persero. Diventando silenzio. L’uno per l’altra.
Si sarebbero ridotti a sogni, cancellati dalle luci dell’alba.
Si cercarono. Senza saperlo. Senza dirsi niente.
E con il passare dei giorni,
si consumarono le lacrime. Divenendo gemme vuote e inutili.
E appassirono le sensazioni.
Divenendo come rami contorti. Alla fine della loro secolare esistenza.
Eppure ancora non persero la speranza.
Ancora, si attaccavano, alla flebile minutaglia della memoria.
Delle cose condivise in un’altra Epoca.
Era ormai svanito il valore che gli davano a quel tempo.
Forse erano solo esagerazioni della gioventù coraggiosa.
Sembrò passare un ciclo infinito.
E La rivide. Quasi per caso.
E lei gli sorrise.
“Non sono più una bambina”. Ed era un misto di dolcezza
E ferite sanguinanti.
Glielo lesse negli occhi. Che la stava aspettando.
“Ne abbiamo di cose da dirci”. Non fu una frase.
Era il sibilo del vento…
Non si ricordarono nemmeno perché il legame fu reciso.
In un lontano passato.
Seppero solo che era ora di andare avanti.
Come nulla fosse stato.
E che non ci sarebbe stato bisogno,
di confessarsi le reciproche sofferenze.
Che non erano necessari lunghi discorsi.
Già sapevano tutto..
Era tornato l’autunno, nell’aria.
Quando, sorridendo, si presero per mano
E tornarono a percorrere la via abbandonata..
Senza rimpianti. Senza affanni. Senza progetti.
Solo Anime che s’incontrano al crocicchio di una strada.
Che avevano bisogno l’una dell’altra.
Nessun’altra rivelazione…

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Dietro la polvere dell’estate, si era nascosto un sorriso. E nel primo fresco dell’autunno, un dolore, in sottofondo… sembrava striare i colori della sera. Non c’era rifugio. Eppure non si poteva tornare indietro. C’era rimasto davvero così poco… Ma impararono a loro spese, che non sempre c’è...
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LA VISIONE DI UN FANTASMA

28 luglio 2013 ore 15:44 segnala
Era solamente il gemito del vento,
oppure un esangue grido di disperazione?
Quanta angoscia,
può nascondersi nelle pieghe d’una interminabile notte.
Ci consolammo, tutti insieme.
Le unghiate della pioggia,
erano come aculei acuminati,
conficcati sempre più dentro una carne lacerata dal rimpianto.
Le pieghe di esistenze tormentate.
Fu in quell’istante, che si affievolì la luce.
Ed ebbe inizio la visione..
Se fu solo un pallido spettro..
L’eco di un lontano, dimenticato, istante
O un fantasma ringhiante,
funesto aggrovigliarsi
Di antichi malumori..
Di morti violente..
Questo non è dato saperlo.
Nessun protagonista ormai lo ricorda.
Non più.
Chiamarono uno spiritista.
A mesmerizzare quello spirito,
ma questo portò solo ad una roboante risata,
nel cuore dell’oscurità.
Si fece beffe di tutti i presenti, quell’involucro.
“Come sono inutili i vostri affanni”,
ci vomitò addosso, in linguaggi arcaici
che pure non avemmo difficoltà a capire.
Simboli sacri e acque purificatrici,
gli diedero solo un altro motivo per dileggiarci.
Poi, com’era venuto indietreggiò.
Così doveva essere..
Sia fatta la volontà del Verbo Divino..
Ci piacque credere.
Ci stringemmo la mano dicendoci che
Le nostre formule liturgiche lo avevano riconfinato
In quegli anditi bui..di dimore uggiose..
Dove aveva dormito il sonno dei secoli.
E nel silenzio sentimmo il rullo di tamburo,
dei nostri cuori..locomotive ansimanti.
Non potremmo mai scordare quegli istanti.
Eppure il ricordo, è solo un grumo appassito
Che s’affaccia al davanzale e prende il volo.
Ma le sensazioni..quelle mai!
Quell’odore di sangue sulle mani..
Quel soffocante senso di vicoli ciechi…
Ci disperdemmo, sapendo che non ci saremmo rivisti.
Che non ne avremmo mai più parlato..
E passarono stagioni e lutti..
Fu la visione di un fantasma
O di uno spettro..
E in un solo momento,
la giovinezza aveva spiccato un salto.
E ci ritrovammo con la stanchezza degli anni piegati.
Senza saperci spiegare,
dov’era finito l’anelito giovanile..
preferimmo non far più menzione
di quella notte.
Ma ad ogni stagione,
cavalcava nel vento
la Caccia Selvaggia di quel demone affamato..
qualcuno alza il dito in cielo..indica.
Altri marchiano a fuoco la parola “rimorso”.
E’ soltanto la vita..
Che viene, che va. Che brucia in un attimo.
Lasciatemi chiudere gli occhi,
ho parlato abbastanza.
E se domani, non dovessi svegliarmi:
Un bicchiere di vino e una canzoncina goliardica.
Niente frasi roboanti. Niente lapidi nel bosco.
Di me, dite soltanto che vissi.
E che me ne andai com’ero venuto.
Che quel fantasma poté, magari, turbarmi,
ma che al volgere del giorno
già in me bruciava un’inesausta voglia di vita.
Nonostante le cicatrici..
E sappiate bene che i fantasmi,
sono solo lo sbiadito rancore
degli attimi mai assaporati…
“non mi sono mai lasciato piegare”
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« immagine » Era solamente il gemito del vento, oppure un esangue grido di disperazione? Quanta angoscia, può nascondersi nelle pieghe d’una interminabile notte. Ci consolammo, tutti insieme. Le unghiate della pioggia, erano come aculei acuminati, conficcati sempre più dentro una carne lacerata da...
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SE POTESSIMO

14 giugno 2013 ore 01:51 segnala
Se potessimo dipingere il cielo con i tuoi colori,
quali tinte sceglieresti?
Arriveresti ad abbagliare i miei occhi?
In quali odori mi avvolgeresti?
Chissà se mai mi lasceresti andare via..
Quali strade mi condurrebbero a te?
Affollati viali di città festanti,
o assonnati sentieri di campagne silenziose?
Ci daremmo convegno, forse, in riva al mare.
Allora con le mani, mi faresti una ghirlanda di suoni fatati.
Miriadi di raggi di sole,
selezioneresti una ad una..
soltanto per riprodurre il mio sorriso nel vedere i tuoi occhi.
Io invece coglierei le stelle..
E ne farei uno scialle,
per coprirti dal freddo.
Ci perderemmo per ritrovarci..
E ci ritroveremmo ai confini della sera che scende.
In quest’orizzonte,
potremmo finalmente trovarci.
Lontani da affanni e costrizioni.
E potremmo intrecciare tutte le promesse che vogliamo.
Senza paure.
Senza impedimenti.
Non saremmo in nessun luogo..e saremmo ovunque.
Ci disperderemmo, abbracciati.
E i nostri baci, sarebbero solo il rumore del vento
Tra i rami degli alberi..
Saremmo infinito..saremmo l’eterno…
Non importa chiedere di più..
Ci sono posti sognanti,
dove neanche la vita ci potrà separare…
e ci saranno esistenze
che nessuno ci potrà impedire..
saremo le strofe di una canzone.
Saremo le tinte sulla tela..
Non importa se non potremo…
Ma nessuno potrà mai sottrarci
Ciò che intimamente siamo….
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« immagine » Se potessimo dipingere il cielo con i tuoi colori, quali tinte sceglieresti? Arriveresti ad abbagliare i miei occhi? In quali odori mi avvolgeresti? Chissà se mai mi lasceresti andare via.. Quali strade mi condurrebbero a te? Affollati viali di città festanti, o assonnati sentieri di ...
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14/06/2013 01:51:58
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